{"id":24588,"date":"2010-01-12T04:27:00","date_gmt":"2010-01-12T04:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/12\/disarmare-con-dolcezza-il-nostro-nemico-piu-tenace-noi-stessi\/"},"modified":"2010-01-12T04:27:00","modified_gmt":"2010-01-12T04:27:00","slug":"disarmare-con-dolcezza-il-nostro-nemico-piu-tenace-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/01\/12\/disarmare-con-dolcezza-il-nostro-nemico-piu-tenace-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Disarmare con dolcezza il nostro nemico pi\u00f9 tenace: noi stessi"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine del celebre romanzo di Collodi, Pinocchio, divenuto un bravo bambino, si volta a guardare il burattino di legno che era stato, e non pu\u00f2 fare a meno di notare quanto sia buffo; indi esprime tutta la propria soddisfazione per essere cambiato cos\u00ec radicalmente.<\/p>\n<p>Ebbene, si tratta di un situazione emblematica, che pu\u00f2 essere letta anche in chiave allegorica ed iniziatica: quel buffo burattino di legno, dall&#8217;aspetto cos\u00ec goffo e legnoso, altri non \u00e8 che il nostro vecchio involucro, la nostra parte vecchia e sgraziata che deve essere oltrepassata, per fare posto a una persona interamente rinnovata, capace di levare gli occhi verso il futuro, senza paura e senza rimpianti.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile quanto pesi, nella nostra vita, il bagaglio di ci\u00f2 che non siamo pi\u00f9, e tuttavia cui rimaniamo ostinatamente legati, come ad una moglie o ad un marito non pi\u00f9 amati, cui si resta attaccati per abitudine, per stanchezza, per vilt\u00e0. \u00c8 incredibile quanto il passato condizioni incessantemente il nostro presente, quanto le ombre della notte continuino a gravare sulla luce del nuovo giorno, che stenta ad annunciarsi.<\/p>\n<p>Eppure l&#8217;uomo nuovo \u00e8 qui, dentro di noi; soffre e lotta per uscire, per farsi strada verso l&#8217;aria pura, quasi nostro malgrado, talvolta perfino a nostra insaputa; ma noi non abbiamo abbastanza coraggio per aprirgli la porta e preferiamo rimanere aggrappati alle vecchie, logore certezze, alle ormai consunte verit\u00e0 che non riescono pi\u00f9 a coprirci, a farci sentire un po&#8217; meno nudi. Assomigliamo un poco ai passeggeri di un transatlantico in procinto di affondare, che preferiscono l&#8217;illusoria protezione della grande nave ormai condannata, alla incerta possibilit\u00e0 di salvezza offerta dalle scialuppe sollevate dalle onde.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio \u00e8 un parassita che si nutre delle nostre speranze, dei nostri sogni, ma anche delle nostre paure e della nostra stanchezza; \u00e8 la parte di noi che teme ogni novit\u00e0, che non vorrebbe mai mettersi in discussione, aprire i propri orizzonti; che desidera solo di poter continuare a brucare l&#8217;erba come un bue, sazio e ben pasciuto. Si aggrappa a una chiesa, a un partito, a una compagnia o a un matrimonio; si aggrappa a qualunque cosa, \u00e8 disposto a qualunque cosa, pur di mantenere le posizioni, vale a dire il suo quieto vivere.<\/p>\n<p>Non gl&#8217;interessa la verit\u00e0; il suo scetticismo \u00e8 il paravento della pigrizia e dell&#8217;opportunismo: dice di temere la verit\u00e0 perch\u00e9 essa ha provocato orrendi disastri nella storia, ma non \u00e8 vero. La verit\u00e0 non ha prodotto alcun disastro, semmai ne hanno prodotti degli imbecilli attaccati all&#8217;uomo vecchio che era in loro; e, comunque, la vera ragione del suo scetticismo \u00e8 la difesa feroce, implacabile, a costo di qualsiasi menzogna o compromesso, dell&#8217;angolino calduccio che egli si \u00e8 costruito con i rifiuti della vita vera, adattando alle sue membra pigre e alla sua indole sonnacchiosa tutto ci\u00f2 che \u00e8 fresco, vitale ed autentico.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio \u00e8 radicalmente, inconciliabilmente nemico della verit\u00e0, perch\u00e9 essa gli impedirebbe di dormire i suoi sonni tranquilli, di ripetere le sue formule preconfezionate e le sue giaculatorie e base di aria fritta. Vuole leggere ogni mattina lo stesso giornale; e poi, con aria compiaciuta, poter dire a se stesso: \u00abStrano, ogni giorno che passa il mio giornale la pensa sempre pi\u00f9 come me: ci\u00f2 vuol dire che ho davvero una testa fina\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio ha dimenticato tutti i propri sogni di un tempo. Guarda con ironia coloro che parlano della felicit\u00e0, come se quei discorsi gli provocassero una vera e propria allergia; e, ogni qualvolta gli si presenta l&#8217;occasione, non si astiene dal dispensare la sua stanca saggezza in proposito, affermando che la felicit\u00e0 non esiste o che, se esiste, non \u00e8 pane per i nostri denti. Poi, abituato com&#8217;\u00e8 ad ogni sorta di stratagemma per giustificare la propria attitudine rinunciataria, aggiunge la solita frase politicamente corretta, ossia che la ricerca della felicit\u00e0 ha prodotto pi\u00f9 mali di ogni altra cosa; ma si guarda bene dal distinguere fra la ricerca della felicit\u00e0 e la pretesa di voler imporre agli altri la propria ricetta al riguardo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio \u00e8 sempre cos\u00ec: in tutto quello che dice o che non dice, in tutto quello che fa o che non fa, persino in quello che pensa e che sente, sempre ha l&#8217;istintiva furbizia da quattro soldi di puntellare la propria vilt\u00e0 con qualche pensiero rubato da una parte o dall&#8217;altra, con qualche briciola di saggezza formato Baci Perugina. \u00c8 istintivamente malfidente, come un cane bastonato che si mette ad abbaiare, e intanto scappa, ogni volta che scambia per quella del suo aguzzino la mano che vorrebbe fargli una carezza.<\/p>\n<p>La fatica pi\u00f9 grande che dobbiamo fare, e tuttavia necessaria, \u00e8 comprendere che non abbiamo pi\u00f9 alcun bisogno di questo nostro vecchio burattino di legno; che, dietro l&#8217;apparenza di offrirci protezione e sicurezza, esso ci mantiene in uno stato di perpetua minorit\u00e0, di perpetua autolimitazione; che \u00e8 lui, e solamente lui, il pi\u00f9 tenace, il pi\u00f9 subdolo nemico di noi stessi, della nostra evoluzione spirituale.<\/p>\n<p>Noi non abbiamo bisogno di lui: questo \u00e8 il punto che dobbiamo metterci bene in testa. \u00c8 per causa sua che stiamo conducendo una vita a mezzo servizio; che stiamo trascinando una malinconica esistenza nelle cantine del bellissimo palazzo in cui potremmo abitare. Proteggendoci, ci soffoca, come una madre patologicamente possessiva; ma quella madre siamo noi stessi: \u00e8 il risultato della nostra paura, della nostra sfiducia, del nostro scoraggiamento.<\/p>\n<p>Mano a mano che, nel corso degli anni, riponevamo i nostri sogni nel cassetto, l&#8217;uno dopo l&#8217;altro, contemporaneamente abbiamo elaborato una misera filosofia della rassegnazione, un surrogato umbratile e malaticcio di quella festa di colori e di armonie che dovrebbe caratterizzare il nostro essere nel mondo. Ci siamo affezionati a quelle bende, a quelle stampelle, a quegli occhiali dalle lenti pesantemente affumicate, al punto che ci sembra di non poterne pi\u00f9 fare a meno.<\/p>\n<p>Siamo diventati intolleranti e invidiosi: i discorsi e le situazioni che sfidano la nostra abitudinariet\u00e0 ci seccano, ci indispongono; lo spettacolo di altri, i quali non si sono lasciati tarpare le ali dalle nostre paure, ci riempie di rancore e di amarezza. Frustrati e incattiviti, rimuginiamo le nostre vendette immaginarie e ci abbandoniamo talvolta ai sogni ad occhi aperti, baloccandoci con la puerile fantasia che, se solo lo volessimo, potremmo imprimere una svolta decisiva alla nostra vita, riprendere la facolt\u00e0 decisionale cui abbiamo abdicato da gran tempo.<\/p>\n<p>Eppure, le nostre catene sono meno solide di quello che ci immaginiamo o che ci piace immaginare, per giustificare la nostra inerzia e la nostra vigliaccheria. Come in quel celebre racconto di Kafka, stiamo ad attendere sulla porta del castello che qualcuno ci lasci entrare: e rischiamo di comprendere troppo tardi che la porta era solamente socchiusa; che nessuno ci avrebbe fermati, se fossimo entrati con decisione; che il custode del castello poteva solo dirci di aspettare la chiamata, ma non opporsi fisicamente al nostro ingresso.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che ci siamo condannati da soli, che ci siamo imprigionati con le nostre mani: siamo stati noi a forgiare le nostre catene, a chiudere la porta del nostro domani. E, di conseguenza, dipende solo da noi riaprirla.<\/p>\n<p>Dobbiamo smetterla di nascondere la testa nella sabbia come struzzi, per non vedere lo squallore della nostra rassegnazione camuffata da virt\u00f9, la miseria delle nostre velleit\u00e0 naufragate prima ancora di salpare, delle nostre speranze abortite. E dobbiamo anche smetterla di dare la colpa agli altri, al destino, a Dio o a chiss\u00e0 quante altre circostanze esterne. Dobbiamo avere l&#8217;onest\u00e0 di riconoscere che abbiamo fatto tutto da soli.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo vecchio che \u00e8 in noi far\u00e0 di tutto per impedire o almeno per ostacolare la nostra presa di coscienza della vera natura del vicolo cieco nel quale siamo andati a ficcarci, per offuscare la chiarit\u00e0 della nostra consapevolezza. L&#8217;uomo vecchio \u00e8 un ostinato parassita che non vorrebbe mai andarsene, perch\u00e9 sta fin troppo bene nella nicchia che si \u00e8 ritagliato. Ma se l&#8217;\u00e8 ritagliata nella nostra carne viva e nel nostro sangue.<\/p>\n<p>Dobbiamo liberarcene; dobbiamo oltrepassarlo: altrimenti non riusciremo mai a vedere la luce, a scoprire i vasti cieli e gli orizzonti sconfinati sopra di noi e dentro di noi. Resteremo sempre prigionieri, in un perpetuo stato di minorit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi sono persone le quali credono di avere oltrepassato l&#8217;uomo vecchio che \u00e8 in loro, soltanto perch\u00e9 hanno modificato alcune abitudini esteriori della loro vita: ma questa \u00e8 soltanto un&#8217;operazione di facciata, un espediente cosmetico per ingannare se stessi. Ci vuole ben altro che un nuovo modo di vestire, un nuovo taglio di capelli, una nuova casa: tutto questo potr\u00e0 forse confondere gli altri, specie se ci vedono in maniera distratta; non basterebbe mai e poi mai ad ingannare l&#8217;uomo nuovo che soffre in fondo a noi e che anela a venire alla luce.<\/p>\n<p>Ma come si fa a farlo nascere? Non \u00e8 cosa che si possa improvvisare: nessuna scorciatoia \u00e8 possibile, nessun colpo di fortuna potr\u00e0 mai sostituirsi al nostro personale cammino, al nostro impegno quotidiano, silenzioso, appartato, verso la maturazione spirituale. Anche se quel colpo di fortuna si presentasse, noi non sapremmo approfittarne: perch\u00e9 la grande legge universale \u00e8 che le cose ci vengono incontro solo quando noi siamo pronti per riceverle.<\/p>\n<p>Ci siamo serviti di immagini figurate, ma \u00e8 chiaro che non vanno prese troppo alla lettera, altrimenti diventerebbero fuorvianti. L&#8217;uomo nuovo non \u00e8 che nasca dal nulla: \u00e8 gi\u00e0 in noi, qui, adesso; ma solo nel momento in cui si accende la nostra consapevolezza, egli pu\u00f2 emergere e sostituirsi all&#8217;uomo vecchio. L&#8217;uomo nuovo nasce ogni giorno: aspetta soltanto che noi ce ne accorgiamo e che ci mostriamo disponibili ad accoglierlo.<\/p>\n<p>Certo, un incontro fortunato pu\u00f2 significare molto, nella nostra evoluzione spirituale; ma non si tratta veramente di fortuna. Sono le nostre azioni, le nostre parole, i nostri pensieri, ad attirare verso di noi le situazioni, le cose o le persone. E non sono mai interamente favorevoli o del tutto sfavorevoli in se stessi, ma lo divengono a seconda dal nostro modo di interagire con essi. Come dire che nessun tesoro riuscir\u00e0 a rendere felice l&#8217;avaro insaziabile e che nessuna dimostrazione di amore disinteressato riuscir\u00e0 a placare i sospetti del geloso. Tutto \u00e8 buio, per colui che non vuole vedere; e tutto \u00e8 luce, per colui che sa tenere gli occhi bene aperti.<\/p>\n<p>Accontentarsi dell&#8217;uomo vecchio che \u00e8 in noi, vorrebbe dire sciupare la straordinaria occasione di crescita che ci viene offerta ogni giorno, ogni ora, ogni istante della nostra vita; vorrebbe dire mortificare la nostra parte migliore, chiudere il cuore alla speranza e trascinarci sempre pi\u00f9 stancamente sulle strade polverose del mondo, tormentati da una sete inestinguibile. Vorrebbe dire, soprattutto, ignorare il senso della nostra chiamata, vanificando il nostro esserci e disperdendolo in cento minuscoli rivoletti che moriranno nelle sabbie del deserto, invece di spingere le acque scintillanti del nostro fiume verso la gran pace del mare.<\/p>\n<p>Noi non siamo qui per caso e non siamo stati gettati nel mondo contro la nostra volont\u00e0. Abbiamo udito un appello e vi abbiamo risposto: e questa \u00e8 la ragione della nostra avventura terrena. Non si tratta di un gioco, n\u00e9 di un passatempo. \u00c8 certo che siamo qui per essere felici: ma non potremo mai esserlo se non rispondiamo positivamente alla chiamata, se non percorriamo con fedelt\u00e0 il cammino indicataci dall&#8217;Essere. Ogni tanto possiamo stordirci con l&#8217;uso e l&#8217;abuso di beni effimeri, di piaceri ingannevoli; ma alla fine resteremo vuoti e delusi, intimamente scontenti e amareggiati di noi stessi, della nostra vacuit\u00e0.<\/p>\n<p>Una scelta s&#8217;impone davanti ai nostri passi: o ascoltare la voce dell&#8217;uomo vecchio e gratificare il nostro piccolo ego; oppure fare da levatrici all&#8217;uomo nuovo e spalancare l&#8217;infinito orizzonte da cui siamo abbracciati.<\/p>\n<p>Qualcuno ha detto che non si possono servire due padroni. Cos\u00ec pure, non si pu\u00f2 essere al tempo stesso amici e nemici di se stessi. Essere veramente amici di noi stessi vuol dire riconoscere che siamo fatti per la felicit\u00e0, ma che essa non ci verr\u00e0 data se noi non saremo disposti a lottare con tutte le nostre forze per ottenerla.<\/p>\n<p>La nostra felicit\u00e0 consiste nel ritorno alla casa dell&#8217;Essere; tutto il resto \u00e8 inganno e illusione.<\/p>\n<p>Forse vale davvero la pena di ritornare amici di noi stessi: non nel modo superficiale e narcisistico della mera esteriorit\u00e0, ma nel modo autentico e profondo che consiste nell&#8217;abbandonarsi con fiducia al grande disegno cui siamo stati invitati a partecipare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine del celebre romanzo di Collodi, Pinocchio, divenuto un bravo bambino, si volta a guardare il burattino di legno che era stato, e non pu\u00f2<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-24588","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24588","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24588"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24588\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24588"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24588"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}