{"id":24587,"date":"2018-11-27T11:58:00","date_gmt":"2018-11-27T11:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/27\/disappetenza-del-mondo-ecco-la-nuova-sindrome\/"},"modified":"2018-11-27T11:58:00","modified_gmt":"2018-11-27T11:58:00","slug":"disappetenza-del-mondo-ecco-la-nuova-sindrome","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/11\/27\/disappetenza-del-mondo-ecco-la-nuova-sindrome\/","title":{"rendered":"Disappetenza del mondo, ecco la nuova sindrome"},"content":{"rendered":"<p>Un carissimo amico, persona retta e buona, profondamente colta, ci ha scritto di recente; e a un certo punto, in mezzo alle altre notizie spicciole sulla famiglia e la salute, ha buttato l\u00ec una frase che ci ha fortemente colpiti: <em>Per il resto, ho disappetenza del mondo<\/em>. Precisiamo che non \u00e8 un uomo dal carattere debole, tutt&#8217;altro; che ha, o comunque cerca con estremo impegno, la fede; che \u00e8 molto riservato e dignitoso per quel che riguarda le confessioni intime. Eppure, una persona cos\u00ec, una persona di valore, a un certo punto, arrivata vicino ai settant&#8217;anni, dice: <em>ho disappetenza del mondo<\/em>. Non parliamo di una persona volubile o capricciosa, n\u00e9 di una &quot;pappa molla&quot;, ma di una persona che ha sempre lavorato, ha tirato su una famiglia, \u00e8 stata di esempio agli altri sia nel lavoro, che nella vita familiare; perci\u00f2 quelle parole ci sono parse decisamente inquietanti, anche se non del tutto inaspettate. La cosa, poi, diventa addirittura allarmante se si allarga lo sguardo: perch\u00e9, di simili confessioni, negli ultimi tempi, ci \u00e8 capitato di raccoglierne parecchie. Persone sane, forti, virili, persone che hanno sempre combattuto, che hanno sempre affrontato a testa alta e con coscienza trasparente difficolt\u00e0 morali e materiali, che non si sono mai fatte intimidire dal fatto di trovarsi in minoranza; persone che si sono sempre battute per essere fedeli ai valori perenni, ai valori della civilt\u00e0 che i nostri avi hanno costruito, e che ci hanno dato da custodire, arrivate a un certo punto, quasi di colpo, paiono sul punto di voler gettare la spugna, e dicono: <em>ho disappetenza del mondo<\/em>. E sono i migliori: i pi\u00f9 leali, i pi\u00f9 coraggiosi, i pi\u00f9 costanti. Quelli che non perdono un giorno di lavoro, che si prodigano per la moglie e i figli, che sono di esempio agli altri; quelli sui quali si pu\u00f2 sempre contare, perch\u00e9 hanno un altissimo senso del dovere e considerano cose sacre la parola data e gli impegni assunti. Quelli che, se le cose andassero come dovrebbero andare, come sarebbe giusto che vadano, dovrebbero marciare in testa, mentre ora sono messe in disparte, guardate con sospetto, o con disprezzo, o anche con aperta ostilit\u00e0. Perch\u00e9 la loro coerenza d\u00e0 fastidio, in un modo di voltagabbana; la loro onest\u00e0 d\u00e0 fastidio, in un mondo di ladri; il loro spirito di abnegazione d\u00e0 fastidio, in un mondo di egoisti marci.<\/p>\n<p>La disappetenza del mondo \u00e8 la pi\u00f9 recente sindrome di quella malattia complessiva, e gravissima, che si chiama modernit\u00e0. L&#8217;uomo moderno \u00e8 malato per definizione: ha fatto proprie le cose pi\u00f9 contrarie al suo stesso bene, alla relazione con gli altri e con Dio; procede in direzione contraria al vero, al bene, al giusto e al bello. Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi che sia un malato; ci sarebbe da stupirsi del contrario. Il fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, non sappia di avere addosso una grave malattia, non migliora certo le cose: quando mai l&#8217;ignoranza del proprio male favorisce la guarigione? Al contrario, favorisce l&#8217;esito letale della malattia: perch\u00e9 solo se si comprende d&#8217;essere malati, ci si pu\u00f2 mettere nelle mani d&#8217;un medico e tentar d&#8217;intraprendere un percorso di guarigione. Da notarsi che il nostro amico non dice: <em>ho disappetenza della vita<\/em>, ma dice: <em>ho disappetenza del mondo<\/em>. Lui e tanti altri come lui, infatti, non sono, n\u00e9 sono mai stati, degli odiatori della vita; nemmeno adesso sono arrivati al pessimismo radicale e al nichilismo sconsolato. Non c&#8217;\u00e8 niente di leopardiano nella loro sindrome; non c&#8217;\u00e8 neanche l&#8217;ombra del compiacimento di star male ed essere divenuti perci\u00f2 fragili e vulnerabili. Se potessero, si godrebbero la vita; si godrebbero i frutti del loro lavoro, le gioie della famiglia. Non hanno grilli per la testa, come si usava dire una volta; non inseguono chimere, non sono di quelli che si farebbero licenziare in tronco, o che sfascerebbero un matrimonio, solo perch\u00e9 afferrati da una passione momentanea. Sono persone con la testa ben piantata sul collo, e i piedi ben piantati in terra. Non odiano perci\u00f2 la vita; ma sono giunti a provare disgusto del &quot;mondo&quot;. Il mondo, in senso cristiano, nel senso che questa parola ha nel <em>Vangelo di Giovanni<\/em>, \u00e8 tutto ci\u00f2 che si oppone alla luce, alla verit\u00e0, al bene, e dunque tutto ci\u00f2 che si oppone a Cristo. Ma il &quot;mondo&quot; \u00e8 anche la dimensione sociale dell&#8217;esistenza, il contatto con l&#8217;altro, diretto o indiretto. Che cosa \u00e8 sopraggiunto, allora, a render penoso, molesto, insopportabile, il contatto con gli altri? Quale \u00e8 la causa di questo disgusto, di questa stanchezza, di questo fastidio per la dimensione sociale della vita, da parte di persone le quali non hanno mai provato il <em>taedium vitae<\/em>, non sono mai state egoiste e non sono inclini alla misantropia, n\u00e9 all&#8217;ipocondria?<\/p>\n<p>La spiegazione va ricercata nel clima generale che stiamo vivendo. Tutto fa pensare che la nostra non sia affatto una crisi transitoria, ma una crisi di civilt\u00e0: stiamo uscendo definitivamente, irrevocabilmente dal vecchio paradigma e ci muoviamo nella terra di nessuno. Il vecchio paradigma &#8211; sia ben chiaro &#8212; non \u00e8 quello della modernit\u00e0, perch\u00e9 la modernit\u00e0 non \u00e8 mai diventata una vera civilt\u00e0: \u00e8 nata agonizzante e ha trascinato un&#8217;esistenza miserabile per qualche secolo, ora sta affondando ingloriosamente e gli uomini, annaspando fra le sue macerie, cercano di aggrapparsi non ad essa, che \u00e8 gi\u00e0 un cadavere, ma alla civilt\u00e0 su cui essa si \u00e8 insediata come un fungo parassita o, meglio, come un tumore maligno: la civilt\u00e0 cristiana, che \u00e8 stata l&#8217;anima dell&#8217;Europa e che aveva salvato quanto di meglio la civilt\u00e0 precedente, quella greco-romana, aveva prodotto. L&#8217;Europa \u00e8 stata qualcosa, \u00e8 stata perfino grande, fino a quando \u00e8 stata sorretta dallo spirito del cristianesimo, arricchito dall&#8217;eredit\u00e0 della Grecia e di Roma in ci\u00f2 che esse avevamo di realmente positivo: l&#8217;amore per la cultura e per la bellezza; la filosofia, il diritto, la concretezza e il sano realismo che trova le sue fondamenta in un senso attivo e virile dell&#8217;esistenza. A tutto questo il cristianesimo aveva aggiunto la spiritualit\u00e0, la generosit\u00e0 disinteressata, il perdono, il senso della trascendenza. Era stato un connubio formidabile, che aveva dato linfa ai popoli europei per pi\u00f9 di mille anni, li aveva spinti a ricostruire le citt\u00e0, a ricopiare e leggere con amore i classici, a edificare un regno dello spirito che non contraddice, ma si armonizza con la dimensione terrena: mercati e abbazie, castelli e crociate, pellegrinaggi e cattedrali, monachesimo e universit\u00e0; e poi Alberto Magno, e Tommaso d&#8217;Aquino, e la <em>Divina Commedia<\/em>, e Giotto. Intanto, per\u00f2, la civilt\u00e0 europea aveva cominciato a sviluppare il tumore: il tumore della modernit\u00e0. Lo si vede gi\u00e0 alla met\u00e0 del 1300: Petrarca \u00e8 un uomo malato, frustrato, insoddisfatto, vanitoso, narcisista, egocentrico, e soprattutto schizofrenico. Vuole questo e quello, il mondo di quaggi\u00f9 e il mondo di lass\u00f9: non sa scegliere, vuole tutto. In compenso \u00e8 un uomo che sa fingere molto bene, anche con se stesso: costruisce la propria leggenda, ostenta disprezzo per il mondo e si costruisce una figura idealizzata di s\u00e9; ritocca e falsifica le sue stesse lettere, a decine, a centinaia, per ricamare un&#8217;immagine inventata di se stesso, un&#8217;immagine che lo faccia emergere come un gigante, mentre \u00e8 solo un piccolo uomo malato e spocchioso, ipocrita e maneggione, talmente innamorato di s\u00e9 da arrivare a convincersi di tutte le falsit\u00e0 che ci racconta, compresa quella del suoi pentimenti, dei suoi rimorsi dei suoi scrupoli. E cos\u00ec \u00e8 la civilt\u00e0 dell&#8217;umanesimo: meno nella fase iniziale, ancora legata al cristianesimo; molto di pi\u00f9 nell&#8217;ultima fase e nel rinascimento, dove l&#8217;antropocentrismo diviene apertamente pagano. Ma non \u00e8 il paganesimo greco-romano, come essi vogliono far credere: non c&#8217;\u00e8 nulla di autenticamente classico nell&#8217;umanesimo, se non la leggenda del classicismo; per il resto, esso si discosta dal suo supposto modello nella cosa pi\u00f9 essenziale: la religiosit\u00e0. I greci e i romani credevano negli dei, eccome; gli umanisti, e specialmente gli intellettuali del rinascimento, non credono pi\u00f9 in niente e in nessuno al di fuori e al di sopra dell&#8217;uomo. A causa di questa ossessione dell&#8217;io, l&#8217;uomo moderno \u00e8 malato e infelice sin dal principio. Malato \u00e8 don Chisciotte, fino alla pazzia; malato \u00e8 Amleto, e Macbeth, e Otello, e Re Lear e tutti gi altri eroi shakespeariani, incapaci di distinguere il confine fra realt\u00e0 e apparenza, e tuttavia sospettosi di esso; innamorati e disgustati di se stessi, vanitosi e ondivaghi, ambiziosi e superficiali, cinici e romantici, in conclusione irresoluti, paralizzati, inconcludenti, scollati dalla vita. Ma intanto l&#8217;uomo moderno costruisce orgogliosamente il mito di se stesso, dalla propria intelligenza, della propria scienza: ed ecco Galilei che vuol <em>rifare i cervelli<\/em>, che vuole insegnare ai credenti come si legge la Bibbia, che vuole imporre a tutti il dominio degli scienziati e che arriva a compiere ogni sorta di bassezza &#8212; falsificare le carte, appropriarsi di meriti altrui, denigrare spudoratamente gli avversari, prendersi gioco perfino dei suoi amici gesuiti &#8211; pur di costruire il proprio monumento. La stessa spregiudicatezza del cavalier Marino, che \u00e8 l&#8217;altra faccia della Seicento; solo che Marino non pretende di essere un idealista, \u00e8 un ribaldo e non lo nega, e anche la sua ambizione e il suo narcisismo sono pi\u00f9 franchi, pi\u00f9 scoperti, meno ipocriti; mentre Galilei si spaccia per apostolo di un nuovo sapere, per un missionario della nuova civilt\u00e0, si presenta come Nunzio Celeste, come campione della Nuova Scienza. Ma \u00e8 anche lui un uomo piccolo, come Petrarca: talmente piccolo che ha bisogno di sbattere in convento le sue figlie per non avere ostacoli fra i piedi, di tacere il nome del vero inventore del cannocchiale per non avere concorrenti, di storpiare le affermazioni di Orazio Grassi per aver la meglio su di lui in una disputa sulle comete, nella quale ha invece completamente, irrimediabilmente torto. Eppure ha funzionato, e i moderni hanno ancor pi\u00f9 innalzato quel piedistallo, e nascondono le sue miserie e gonfiano oltre misura i suoi meriti, in un modo che lui stesso non avrebbe osato sperare. E la marcia dell&#8217;anti-civilt\u00e0 moderna \u00e8 proseguita. Dalla scienza superiore a tutto, alla ragione superiore a tutto, all&#8217;intolleranza verso la trascendenza, al fastidio verso Dio, fino all&#8217;aperta persecuzione degli uomini e delle donne che si sono votati alla vita religiosa. Il martirio delle carmelitane scalze, a Parigi, sulla ghigliottina, \u00e8 l&#8217;annunzio della fase pi\u00f9 fosca della persecuzione anticristiana, che in Messico, in Russia, in Spagna, in Cina, nei Paesi islamici, far\u00e0 milioni di morti. Poi la rivoluzione industriale, il capitalismo di rapina, lo strapotere della finanza, cio\u00e8 dell&#8217;usura: l&#8217;usura, gi\u00e0 individuata da Dante come la pi\u00f9 terribile minaccia, e denunciata da Pound, il vero erede di Dante fra i poeti moderni; e la filosofia che gira a vuoto su se stessa, che farnetica tra solipsismo ed esistenzialismo, fra essere per la morte e nichilismo totale, e che non sa dire una parola di conforto agli uomini, sa solo aggravare la loro angoscia e affondare il coltello nella piaga della loro disperazione. E la tecno-scienza che se ne va imperterrita per la sua strada, senza freni, senza misura, n\u00e9 una meta: ora \u00e8 giunta alla manipolazione del dna umano, domani, chiss\u00e0, proceder\u00e0 alla creazione di esseri ibridi, di chimere, di uomini-animali o di animali-uomini, e poi, e poi&#8230;<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da stupirsi se gli uomini d&#8217;oggi sentono di vivere in un mondo che sta morendo e si sono stancati, si sentono nauseati di questo puzzo di cadavere, di questi miasmi di decomposizione. La modernit\u00e0 non ha lasciato che ceneri e disperazione dietro a s\u00e9. Del cristianesimo resta qualche debole fuocherello, che gli ultimi barbari, i neopreti della neochiesa modernista, si stanno affannando a spegnere metodicamente, col preciso obiettivo di non lasciarne vivo neppur uno. Vogliono spegnerli tutti affinch\u00e9 l&#8217;opera del diavolo sia completa e l&#8217;umanit\u00e0 ripiombi nelle tenebre pi\u00f9 fitte; non le tenebre del troppo denigrato medioevo, ma la tenebre di un mondo senza pi\u00f9 Dio, e perci\u00f2 senza pace, senza bellezza, senza amore, senza perdono, senza misericordia, senza giustizia, senza alcuna speranza di sopravvivenza. \u00c8 logico che le persone pi\u00f9 sensibili e intelligenti provino un senso d&#8217;impotenza per lo spettacolo di <em>questo<\/em> mondo: \u00e8 un mondo che si sta disfacendo sotto i nostri occhi e che manda un lezzo tremendo di putrefazione. Pure, \u00e8 proprio da questa presa d&#8217;atto che dobbiamo ripartire. Sappiamo che la civilt\u00e0 moderna, se proprio cos\u00ec la vogliamo chiamare, \u00e8 morta; e sappiamo di non poter andare innanzi sulla strada da essa tracciata, perch\u00e9 ancora un altro passo significherebbe la fine dell&#8217;umanit\u00e0. Sappiamo che gi\u00e0 ora esistono armamenti coi quali si potrebbe distruggere la vita su una trentina di pianeti come la nostra Terra, e sappiamo di aver raggiunto le ultime frontiere della bioetica, di aver oltrepassato un limite che doveva restare tab\u00f9: la manipolazione dell&#8217;uomo, cio\u00e8 lo scimmiottamento blasfemo, demoniaco, della creazione divina. Dunque, ci resta una sola strada da percorre: tornare sui nostri passi e ritrovare il punto in cui abbiamo lasciato la retta via. Altre soluzioni non ce ne sono; non esistono ripieghi o palliativi. La nostra malattia \u00e8 di quelle per le quali si muore: la sola speranza che abbiamo \u00e8 quella d&#8217;incidere il tumore e di asportarlo immediatamente, prima che vada in metastasi. La metastasi \u00e8 il 90% di quel che la modernit\u00e0 ha costruito, fuori e dentro di noi. Siamo poco pi\u00f9 che degli allucinati e dei drogati, incapaci di vivere un giorno senza i nostri telefonini, i nostri televisori, i nostri computer e le nostre automobili: sono le macchine che ci tengono in vita, ma sono esse che ce la stanno rubando, insieme alla nostra anima. Per giunta, gli apprendisti stregoni, della modernit\u00e0, non paghi di tutti i disastri che hanno provocato o affrettato, stanno avvelenando i pozzi, affinch\u00e9 non resti speranza di vita dopo di loro. In un supremo gesto di mostruoso egoismo, vorrebbero che l&#8217;umanit\u00e0 perisca sotto le macerie di quel mondo che non hanno saputo costruire. Lo stanno facendo ovunque: dalla scienza alla politica, dalla cultura all&#8217;arte. Dobbiamo perci\u00f2 difenderci: a mali estremi, estremi rimedi. Come si trattano, in guerra, i traditori che avvelenano i pozzi? Perch\u00e9 dobbiamo persuaderci che questa \u00e8 una guerra; non l&#8217;abbiamo voluta, la stiamo subendo. Ne va della nostra sopravvivenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un carissimo amico, persona retta e buona, profondamente colta, ci ha scritto di recente; e a un certo punto, in mezzo alle altre notizie spicciole sulla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-24587","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24587","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24587"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24587\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24587"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24587"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24587"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}