{"id":24581,"date":"2012-03-23T09:27:00","date_gmt":"2012-03-23T09:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/23\/chi-non-sa-dire-a-se-stesso-tutta-la-verita-e-destinato-a-ripetere-sempre-gli-stessi-errori\/"},"modified":"2012-03-23T09:27:00","modified_gmt":"2012-03-23T09:27:00","slug":"chi-non-sa-dire-a-se-stesso-tutta-la-verita-e-destinato-a-ripetere-sempre-gli-stessi-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/03\/23\/chi-non-sa-dire-a-se-stesso-tutta-la-verita-e-destinato-a-ripetere-sempre-gli-stessi-errori\/","title":{"rendered":"Chi non sa dire a se stesso tutta la verit\u00e0 \u00e8 destinato a ripetere sempre gli stessi errori"},"content":{"rendered":"<p>Gli esseri umani, anche troppo spesso, non si dicono la verit\u00e0 gli uni agli altri; non se la dicono perch\u00e9 vogliono ingannare l&#8217;altro, oppure perch\u00e9 vogliono ingannare se stessi, oppure per entrambe le ragioni insieme.<\/p>\n<p>Che non la conoscano affatto, questo non \u00e8 possibile, se parliamo della verit\u00e0 interiore che ciascuno porta impressa nelle profondit\u00e0 della propria anima: un uomo o una donna adulti, e spesso anche prima di diventare tali, indipendentemente dal titolo di studio di cui sono in possesso o da altri fattori esteriori, non sono mai cos\u00ec ciechi da non sapere, da non sentire, da non vedere quale sia la verit\u00e0 dei loro sentimenti, delle loro motivazioni, quale la radice dei loro desideri e dei loro timori, quale la forza che li muove e li spinge da una parte, anzich\u00e9 da un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Certo, per molte persone si tratta di un sentire, di un intuire, appena embrionali, piuttosto confusi e quasi nascosti sotto numerosi strati di pensieri e comportamenti che parrebbero andare in tutt&#8217;altra direzione, ma che hanno solo, o principalmente, la funzione di distogliere l&#8217;io da se stesso, di ingannare quell&#8217;anima che cerca, appunto, degli alibi ed una falsa coscienza, per potersi auto-ingannare, quando ci\u00f2 le faccia comodo.<\/p>\n<p>Nessuno per\u00f2, crediamo, \u00e8 talmente ignorante di se stesso, da non sapere, in qualche parte della propri anima, quel che sente e quel che prova; nessuno, a meno che lo voglia, \u00e8 talmente sprofondato nella inconsapevolezza, da non rendersi conto di quale sia la verit\u00e0 che si muove al suo interno, che lo porta verso certe persone o certe situazioni e che lo allontana da altre; nessuno, a meno che si tratti di un ritardato mentale cronico, pu\u00f2 invocare la giustificazione dell&#8217;ignoranza, quando si tratta di rivelare a se stesso la verit\u00e0 di ci\u00f2 che ha nel cuore.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la premessa del ragionamento che adesso vogliamo svolgere.<\/p>\n<p>Ora si tratta di vedere che cosa succede quando l&#8217;anima si trova davanti alla propria verit\u00e0 interiore; quando la vede, quando la riconosce: il che pu\u00f2 accadere anche in circostanze improvvise, magari drammatiche, anche se, di regola, avviene il contrario, cio\u00e8 si tratta di una presa di coscienza graduale e perfettamente consapevole, maturata nel tempo; e anche se qualcuno potrebbe invocare, come fa Pirandello, la mancanza di un &quot;io&quot;, per sostenere che noi non siamo affatto i protagonisti di quel che sentiamo e di quel che facciamo, perch\u00e9, in fondo, siamo centomila, il che equivale a dire che siamo nessuno.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che chi ignora la legge fondamentale del &quot;conosci te stesso&quot;; chi non ha mai provato a muovere nemmeno un passo sul cammino della consapevolezza interiore, ma \u00e8 sempre vissuto in modo superficiale e bassamente egoistico, si trova in una posizione tale da riconoscere solo con una certa difficolt\u00e0 la verit\u00e0 di cui \u00e8 portatore; ma da ci\u00f2 non consegue che qualcuno possa non vederla per nulla, che qualcuno possa essere cos\u00ec cieco e incosciente da non sapere, alla lettera, chi egli sia veramente e che cosa si svolga nelle profondit\u00e0 della sua anima.<\/p>\n<p>Lasciamo che il solito furbo avvocato, abituato a prendere le difese di quanti commettono le azioni pi\u00f9 ignobili, faccia sfoggio della sua eloquenza per asserire che non vi \u00e8 colpa in chi non sa quello che fa, e tanto meno in chi non sa quello che egli \u00e8; lasciamo che il solito coro di quanti vorrebbero ridurre l&#8217;uomo a un burattino senza volont\u00e0 e senza coscienza di se stesso, al solo scopo di poterne giustificare anche le azioni peggiori, ripeta che egli \u00e8 privo di libero arbitrio: la voce interiore ci dice che le cose stanno altrimenti e che noi, d&#8217;ordinario, per quanto condizionati da svariate circostanze, siamo assai pi\u00f9 lucidi di quanto non vorremmo ammettere.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di Mirandolina, la protagonista della commedia \u00abLa locandiera\u00bb, da molti considerata il capolavoro di Carlo Goldoni.<\/p>\n<p>Soffermiamo la nostra attenzione su un particolare momento della vicenda: quello in cui Mirandolina, dopo aver fatto innamorare di s\u00e9 il Cavaliere di Ripafratta, deve fare i conti con quel poderoso sentimento che ella ha suscitato in lui, soltanto per gioco e per desiderio di mostrare il proprio potere di seduzione, la propria irresistibilit\u00e0 femminile.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 questa: l&#8217;orgoglioso Cavaliere, misogino dichiarato e sprezzante, \u00e8 adesso ai piedi della &quot;semplice&quot; locandiera; le ha confessato il suo amore, e ne \u00e8 stato deriso e sbeffeggiato; \u00e8 stato umiliato e costretto a rivelare quello che \u00e8 nato in lui, e che la donna, usando tutte le sue risorse di consumata civetta, ha fatto nascere, non esclusa la simulazione di un vero e proprio svenimento, quando lui le aveva annunciato di voler partire.<\/p>\n<p>Quella vittoria morale avrebbe potuto bastarle, e non le \u00e8 bastata; ella poteva, cio\u00e8, ritenersi paga di aver costretto il Cavaliere a fuggirsene via, per non dover cedere alla potenza del suo richiamo sessuale; non ha voluto: perch\u00e9 il suo trionfo fosse completo, bisognava che la sconfitta del Cavaliere fosse palese, diventasse uno spettacolo agli occhi di tutti, e che egli la ammettesse pienamente, senza finzioni, senza sotterfugi. E cos\u00ec \u00e8 stato: il Cavaliere, uomo rude ma sincero, incapace di slealt\u00e0 e di finzioni (per esempio, non le ha promesso di volerla sposare, come gli altri nobili avventori della locanda), si dichiara vinto e innamorato.<\/p>\n<p>Lei ancora lo deride, finge di non credere alle sue dichiarazioni d&#8217;amore, mentre sa benissimo che lui \u00e8 sincero, anzi, che \u00e8 l&#8217;unico uomo sincero fra tutti quanti le hanno dichiarato, sino a quel momento, il loro amore, con la sola eccezione di Fabrizio, il servitore che suo padre, morendo, le ha consigliato di sposare; si schermisce, gioca, celia, scherza, mentre lui arde di passione e soffre, palesemente, di un sentimento che non riesce a controllare.<\/p>\n<p>Ebbene: a quel punto la vittoria di Mirandolina \u00e8 completa, manca solo il pubblico, ma, d&#8217;altra parte, coinvolgere il Conte d&#8217;Albafiorita e il Marchese di Forlipopoli, gli altri due principali &quot;pretendenti&quot; di lei, sarebbe, s\u00ec, una bella soddisfazione, ma anche un pericolo, perch\u00e9 comporta il rischio di un pubblico scandalo; e lei, Mirandolina, ci tiene moltissimo alla fama della sua &quot;onest\u00e0&quot;, che \u00e8 tutt&#8217;uno col buon nome della locanda: affari e sentimenti, per lei, vanno di pari passo, o per meglio dire, i secondi sono al servizio dei primi, dal momento che ella \u00e8 un&#8217;abile e scaltra imprenditrice, e da imprenditrice ragiona, anche quando si tratta di affari di cuore (prova ne \u00e8 che, alla fine, sposer\u00e0, senza amore, proprio il modesto Fabrizio: modesto non solo in senso economico e sociale, ma soprattutto in senso umano).<\/p>\n<p>Mirandolina, dunque, ha vinto; non le basta: vuole stravincere; dopo aver fato innamorare il cavaliere, lo deride; dopo averlo deriso, finge di non credergli; dopo aver finto di non credergli, lo vuole esasperare. Egli, giustamente, le chiede un chiarimento: vorrebbe un ultimo colloquio per capire quel che ella prova, cos\u00ec come egli \u00e8 stato sincero con lei; la invita, senza malizia, nella sua camera, per poterle parlare in privato: lei si nega, lo fa aspettare, coinvolge Fabrizio nell&#8217;affaire, simula preoccupazione per la propria &quot;onest\u00e0&quot;, lasciandogli intendere che quello la vuole nella sua camera per ragioni poco oneste. Cos\u00ec facendo, riconquista il perplesso Fabrizio, si mette perfino sotto la sua protezione: intravede la necessit\u00e0 di dare una svolta alla sua vita, di mettere la testa a posto e di sposarsi, beninteso con un uomo di paglia, da poter manovrare come un burattino, dall&#8217;alto dei suoi soldi e del suo carattere molto pi\u00f9 forte e volitivo.<\/p>\n<p>La Locandiera, dunque, rifiuta al Cavaliere quell&#8217;ultimo colloquio; e quando lui, infuriato, lo pretende, lo costringe a svelarsi davanti a tutti, accorsi al rumore. Non \u00e8 vero che gli offra, per bont\u00e0 d&#8217;animo (ella non sa cosa sia la bont\u00e0), una onorevole via di fuga, invitandolo a dichiarare davanti agli altri clienti che non \u00e8 innamorato di lei; gli parla cos\u00ec per sfidarlo e obbligarlo a tradirsi: sa bene che il Cavaliere, uomo incapace di mentire, non potrebbe mai fare una simile dichiarazione, che lo squalificherebbe per sempre davanti ai suoi occhi, mentre ancora il poveretto spera e si illude che ella possa accettare il suo amore e ricambiare i suoi sentimenti.<\/p>\n<p>No: Mirandolina, cos\u00ec abile nel far confessare agli altri quello che provano, con se stessa usa un&#8217;altra misura; non vuole mai scoprirsi, lei, neppure quando trionfa.<\/p>\n<p>Ma che cosa c&#8217;\u00e8 dietro il rifiuto di una spiegazione con il Cavaliere, dietro il rifiuto di addolcire con una parola gentile, con un sorriso, con una frase scherzosa, tutte cose nelle quali \u00e8 maestra insuperabile, il dolore e l&#8217;amarezza che gli ha procurato, giocando con lui come il gatto col topo e facendosi beffa dei suoi sentimenti?<\/p>\n<p>Non \u00e8 un po&#8217; troppo crudele la sua vendetta, e non \u00e8 un po&#8217; troppo astratta la sua reiterata affermazione di aver voluto vendicare l&#8217;onore di tutte le donne, offeso dal disprezzo del Cavaliere? Un tipo cos\u00ec pratico, come lei mostra di essere (le sue riflessioni a voce alta, nel corso della commedia, rivelano una grettezza d&#8217;animo quasi caricaturale), pu\u00f2 davvero mettersi in una impresa sentimentale solo per ragioni &quot;ideologiche&quot; proto-femministe? Certo, siamo nel secolo dei Lumi, nel secolo del Progresso, nel secolo della Felicit\u00e0; e siamo anche nel secolo degli avventurieri come Casanova e delle avventuriere, come la Marchesa di Merteuil de \u00abLes liasons dangereuses\u00bb; ma Mirandolina \u00e8 una solida borghese che non ha tempo per la teoria e che si \u00e8 costruita una filosofia di vita assolutamente pratica e concreta, a misura del proprio interesse.<\/p>\n<p>Ancora: quando il Cavaliere parte, insalutato ospite, e va a far preparare la carrozza alla Posta, Mirandolina, davanti al servo di lui venuto a salutarla, si profonde in scuse: ma di che cosa, e perch\u00e9 scusarsi con un servo? Tutto lascia pensare che ella, inconsciamente, si stia scusando con il suo padrone, cio\u00e8 con il Cavaliere: si sente, almeno un poco, la coscienza sporca; sa di non aver agito in maniera trasparente, e sa di essersi approfittata di un uomo sincero, con l&#8217;aggravante di aver carpito subdolamente la sua fiducia, proprio fingendo di essere diversa da quelle donne &quot;lusinghiere&quot;, cio\u00e8 ingannatrici, che lui tanto detesta, e delle quali, non era difficile capirlo, in fondo ha paura.<\/p>\n<p>E allora?<\/p>\n<p>Mirandolina nega al Cavaliere il colloquio chiarificatore per una ragione pi\u00f9 profonda di quelle che solitamente vengono addotte dagli studiosi di Goldoni; e, se \u00e8 vero che, a un certo punto, la situazione sta per sfuggirle di mano (ma solo per un momento), non \u00e8 nemmeno questa la ragione del suo comportamento: perch\u00e9 quel colloquio, con ogni verosimiglianza, avrebbe prevenuto lo scandalo ed evitato l&#8217;intromissione del Conte del Marchese, nonch\u00e9 la frettolosa e poco convinta promessa di matrimonio al solito Fabrizio.<\/p>\n<p>Fra i critici che hanno esaminato i diversi risvolti di quel comportamento, ci sembra che Ettore Caccia si sia avvicinato pi\u00f9 di altri alla vera ragione del mancato congedo &quot;civile&quot; e rasserenante dal Cavaliere; anche se non concordiamo con lui nel giudizio di fondo sulla Locandiera, che egli ritiene, in sostanza, dotata di seriet\u00e0 sentimentale, mentre noi propendiamo per la tesi del D&#8217;Amico, che vede in lei solo una perfida civetta, che si diverte a spese degli altri senza provare alcun pentimento e che, alla fine si sposa solo e unicamente per calcolo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec riflette Ettore Caccia nel suo saggio introduttivo a \u00abLa locandiera\u00bb (Brescia, La Scuola, 1964, pp. 17-18 e 19-20):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230; abbiamo osservato pi\u00f9 volte, muovendo dalle sue stesse parole, come Mirandolina finga anche con se stessa, e non dica neppure a se stessa la verit\u00e0: invero, quel gioco d&#8217;amore che ella per virt\u00f9 di puntiglio ha voluto iniziare con il Cavaliere soltanto all&#8217;apparenza non l&#8217;ha toccata: in realt\u00e0, le ha mosso nel cuore l&#8217;oscuro presentimento di un mondo di seriet\u00e0 e di affetti al quale prima ella non aveva pensato, e al quale non pensava, abituata com&#8217;era ai corteggiatori di un giorno e di una stagione, disposti a donarle come il Conte una dote cospicua anche quando avesse deciso di sposarsi. Il Cavaliere, invece, con la seriet\u00e0 comica e patetica insieme della sua improvvisa e pur combattuta passione, l&#8217;ha posta di fronte ad un mondo nuovo: di qui la necessit\u00e0 di credere in una diversa vita di affetti e di sposare alla fine l&#8217;uomo che il suo buon senso le indica come pi\u00f9 adatto, anzi unicamente adatto, alla sua situazione e alla sua esistenza futura. Insomma il matrimonio di Mirandolina non nasce da una decisione estemporanea e improvvisa voluta dall&#8217;autore per terminar lietamente la commedia, ma corrisponde (e per questo sono necessari e significativi certi sui monologhi infelicemente condannati dalla critica), ad una pi\u00f9 profonda e non meno vera crisi sentimentale, che si accompagna cos\u00ec alla crisi sentimentale del povero Cavaliere di Ripafratta. La finezza e la bellezza di questa commedia \u00e8 anche proprio in questo lontano sfondo di impegnata seriet\u00e0 sentimentale che nessuno degli stessi personaggi vuol porre in rilievo, perch\u00e9 nessuno le si vuol riconoscere debitore, ma che in realt\u00e0 esiste, e domina la vicenda tutta. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il Cavaliere di Ripafratta non si allontanerebbe infuriato dalla locanda se Mirandolina con qualche aperta parola di comprensione e anche di affetto gli esponesse chiaramente la situazione e lo invitasse alla rinuncia: il cavaliere di Ripafratta stesso allude a questo in un suo monologo, la cui prima stesura, nella edizione Paperini, era, per questo aspetto, ancora pi\u00f9 utile e significativa. Perch\u00e9 Mirandolina si comporta in modo tanto aspro? Solo in parte per paura fisica. Ella ha superato ben altri frangenti in quella locanda, e dice di temere per la propria onest\u00e0 solo quando vuol accendere Fabrizio e provare la propria innocenza. Neppure ella lo fa per timore di scandali, o per il timore di disgustare l&#8217;innamorato pi\u00f9 serio, dato che domina completamente i propri corteggiatori, e a Fabrizio si rivolge cion un dilemma che ha il tono di un &quot;diktat&quot;: o sposarla o andarsene. Si potrebbe pensare forse, e potrebbe essere questa l&#8217;unica interpretazione giustificata, che ella lo faccia per vendicare su quel disavveduto Cavaliere tute le ingiurie che gli uomini, con i loro falsi sentimentalismi, infliggono alle povere donne innamorate. E per questo aspetto avremmo anche il conforto di parecchie battute del teatro goldoniano, anzi di una intera opera buffa, &quot;Il mondo alla roversa&quot;, costruito proprio su questo motivo polemico. Ma non \u00e8 chi non veda come questo tema della difesa del sesso sia quanto mai astratto, sia soltanto una delle spiritose invenzioni di Mirandolina: del sesso le importa tanto poco, nonostante le sue dichiarazioni, che se il Cavaliere avesse strapazzato lei e corteggiato Ortensia, ci sarebbe piaciuto sentore l&#8217;acredine dei suoi commenti su questo trionfo: che sarebbe pur sempre stato un trionfo del sesso, anzi un trionfo ancor pi\u00f9 completo, perch\u00e9 arrendersi a Mirandolina pu\u00f2 anche essere un&#8217;eccezione per una donna eccezionale, ma arrendersi alla grossolana Ortensia o a quella stupidella di Dejanira avrebbe voluto significare una resa totale in gi e qualsiasi occasione. Vocazione alla tirannia allora? Espressione del suo egocentrismo? Certo, \u00e8 anche questo nella ricchezza della sua natura. Ma non solo questo; e non sembra possibile d&#8217;altra parte che il Goldoni abbia voluto compiere, per quanto ne dica, una vendetta radicale. Ritratto dell&#8217;atteggiamento che certe donne lusinghiere assumono, quando ormai sono certe della vittoria, come propone il Goldoni stesso nella sua prefazione? In origine era anche questo nell&#8217;intento dell&#8217;autore. Ma l&#8217;opera d&#8217;arte non si ferma alle intenzioni, e nessun critico ha preso sul serio quella confessione goldoniana.<\/p>\n<p>Invece, Mirandolina non dice al Cavaliere le poche e decisive parole che tutto sistemerebbero proprio perch\u00e9 la sua gioiosa e brillante sicurezza di donna del Settecento si \u00e8 improvvisamente incrinatura: nelle sue ultime battute con il Cavaliere non \u00e8 soltanto la caricata affettazione di disprezzo per spegnere quell&#8217;incendio che non serve pi\u00f9 al suo disegno, ma \u00e8 anche una violenza polemica pi\u00f9 forte, di istinto, in cui \u00e8 quasi il peso di una certa insoddisfazione e di una certa amarezza. Per questo ella non \u00e8 il pur brillante personaggio immorale che si diverte e che beffa soltanto, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9, \u00e8 un&#8217;anima, come ha osservato l&#8217;Apollonio, che si ritira impaurita davanti a quella passione romantica che ella ancora non comprende e che ancora quindi non pu\u00f2 accettare&#8230;.\u00bb<\/p>\n<p>In altre parole: Mirandolina, abituata a giocare con tutti, \u00e8 stata sul punto di scottarsi anche lei; per la prima volta, l&#8217;intensit\u00e0 del sentimento che ha acceso, verso di s\u00e9, nel Cavaliere, le ha fatto intravvedere la terribile seriet\u00e0 dell&#8217;amore, di cui lei non sapeva nulla, pur conoscendo alla perfezione, per istinto e per arte, tutti i trucchi e tutte le astuzie della schermaglia amorosa convenzionale.<\/p>\n<p>Ma il Cavaliere \u00e8 di un&#8217;altra pasta del Conte e del Marchese: lui non gioca, lui si \u00e8 innamorato davvero, e tanto pi\u00f9 profondamente, quanto meno avrebbe creduto che ci\u00f2 potesse accadergli. A quel punto, la fredda e calcolatrice ragazza, che si diverte a giocare con i nobili clienti, ma che sa di non poter ambire alle nozze con alcuno di essi, e che, probabilmente, \u00e8 amareggiata all&#8217;idea di dovere, alla fine, accontentarsi di sposare Fabrizio, ha come un lampo, una intuizione: vede, per la prima e unica volta, quel che l&#8217;amore \u00e8, come possa trasfigurare una persona, con quanta forza possa afferrare il cuore di un essere umano e tenerlo nel pugno di ferro della sua signoria.<\/p>\n<p>E ne ha paura.<\/p>\n<p>Ha intravisto l&#8217;amore, e, insieme alla sua forza, anche le gioie inebrianti che pu\u00f2 far provare; e se ne ritrae spaventata.<\/p>\n<p>Con tutte le sue arie da donna vissuta e navigata, esperta dei segreti di cuore, \u00e8, al contrario, totalmente priva dell&#8217;esperienza fondamentale, non essendo mai stata innamorata di alcuno. Forse \u00e8 frigida, forse in lei vi \u00e8 una omosessualit\u00e0 latente: di certo non si \u00e8 mi scottata, pur scherzando col fuoco ogni giorno, perch\u00e9 non ha mai visto, n\u00e9 intuito, cosa l&#8217;amore sia, cosa possa diventare nella vita d&#8217;un essere umano.<\/p>\n<p>Forse c&#8217;\u00e8 stato anche qualcosa di pi\u00f9: forse ha riconosciuto, nel Cavaliere, un uomo degno di lei, perch\u00e9 profondo, a paragone dei damerini azzimati e femminei che popolano la locanda e che le fanno la corte, ma solo a chiacchiere, come in un gioco di societ\u00e0; forse ha intuito che quell&#8217;uomo, che diceva di disprezzare le donne, potrebbe darle quel calore e quella forte passionalit\u00e0 di cui lei non sa nulla, perch\u00e9 non l&#8217;ha mai provata e nemmeno l&#8217;ha mai vista sul volto, nei gesti o nelle parole dei suoi spasimanti dichiarati, in fondo assai poco virili.<\/p>\n<p>Forse anche lei, per un momento, \u00e8 stata toccata dall&#8217;intensit\u00e0 della passione del cavaliere; forse \u00e8 stata a un passo dal sentirsene contagiata, dal desiderio di lasciarsi andare, per una volta: di deporre la maschera e di lasciarsi amare, amandolo anch&#8217;ella, da un vero uomo.<\/p>\n<p>Ma ha avuto paura, e si \u00e8 ritratta.<\/p>\n<p>Egoista fino all&#8217;ultimo, ha pensato solo a se stessa; non si \u00e8 minimamente immedesimata nella sofferenza gratuita che ha inflitto al Cavaliere; e non \u00e8 stata capace, appunto, di dirgli quella parola dolce, che avrebbe potuto attenuarne la frustrazione e addolcirgli l&#8217;amarezza del rifiuto.<\/p>\n<p>Sarebbe bastato cos\u00ec poco: una parola, un sorriso; e da vincitrice, non da sconfitta.<\/p>\n<p>Ma non l&#8217;ha fatto, e con ci\u00f2 si \u00e8 perduta.<\/p>\n<p>Vivr\u00e0 nel rimorso, se ha un minino di coscienza; e, se non ce l&#8217;ha, come noi crediamo, sar\u00e0 destinata a ripetere ancora lo stesso errore, ancora e ancora: chiss\u00e0 quante dovr\u00e0 sopportarne il povero Fabrizio. Magari a quaranta, magari a cinquant&#8217;anni, una donna come lei finisce per lasciare emergere la propria natura: nemmeno una Mirandolina pu\u00f2 imporsi di amare un marito da nulla, che tiene alla frusta come un somaro, che manipola a suo piacere come un pupazzo e per il quale non ha mai provato la minima accelerazione del battito cardiaco.<\/p>\n<p>Ma non trover\u00e0 la pace.<\/p>\n<p>Chi non sa dire a se stesso tutta la verit\u00e0, non \u00e8 degno di trovarla; e, di fatto, non la trova.<\/p>\n<p>Chiss\u00e0 quante donne e quanti uomini cos\u00ec, simili alla Locandiera, ripetono incessantemente gli stessi errori, senza mai imparare nulla dalla vita: per mancanza di coraggio e di lealt\u00e0 verso se stessi; perch\u00e9 le menzogne, specialmente quelle dette a se stessi, comportano sempre un alto prezzo da pagare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli esseri umani, anche troppo spesso, non si dicono la verit\u00e0 gli uni agli altri; non se la dicono perch\u00e9 vogliono ingannare l&#8217;altro, oppure perch\u00e9 vogliono<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[263],"class_list":["post-24581","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24581","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24581"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24581\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24581"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24581"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24581"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}