{"id":24559,"date":"2022-09-03T11:45:00","date_gmt":"2022-09-03T11:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/03\/dio-ci-scampi-dai-poeti-egotisti-romantici-e-infelici\/"},"modified":"2022-09-03T11:45:00","modified_gmt":"2022-09-03T11:45:00","slug":"dio-ci-scampi-dai-poeti-egotisti-romantici-e-infelici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/03\/dio-ci-scampi-dai-poeti-egotisti-romantici-e-infelici\/","title":{"rendered":"Dio ci scampi dai poeti egotisti, romantici e infelici"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono diversi modi d&#8217;interpretare il fatto poetico, la sua natura e la funzione sociale che esso svolge e che \u00e8 grandissima, quantunque sovente non vi si pensi o si tenda sottovalutarla. La poesia di Pindaro svolse un&#8217;altissima funzione civile nel mondo delle <em>poleis<\/em> greche; e a chi obietti che la civilt\u00e0 moderna soggiace ad altri influssi ed \u00e8 sensibile ad altri stimoli, vogliamo ricordare non solo il ruolo di poeta civile svolto da Carducci nell&#8217;Italia di fine Ottocento e da D&#8217;Annunzio (in parte dallo stesso Pascoli: si pensi a <em>La grande proletaria si \u00e8 mossa<\/em>) per la generazione successiva, ma anche quello, pi\u00f9 recente e non meno incisivo, svolto dai poeti &quot;esistenzialisti&quot; francesi, come Pr\u00e9vert, poco dopo la met\u00e0 del Novecento, anche quando i loro versi non contenevano espliciti riferimenti politici.<\/p>\n<p>Limitandoci alla poesia lirica, e tralasciando in questa sede, perch\u00e9 non c&#8217;interessa, la poesia epica (i poemi omerici e l&#8217;<em>Eneide<\/em> di Virgilio), la poesia satirica (gli <em>Epigrammi<\/em> di Marziale, <em>Il giorno<\/em> di Parini), quella didascalica (le <em>Georgiche<\/em>), quella filosofica (il <em>De rerum natura<\/em> di Lucrezio), ecc., si pu\u00f2 dire che essa conosce il suo grande momento a partire dal Romanticismo: tant&#8217;\u00e8 che dire poesia lirica e dire poesia romantica \u00e8 quasi una sola cosa. La mente corre subito ai versi d&#8217;amore, l&#8217;amore inteso appunto in senso romantico: ed \u00e8 un errore. La poesia lirica \u00e8 la poesia dell&#8217;io; e sebbene la maggior pare dei poeti lirici, da Petrarca in poi, dedichino i loro versi all&#8217;amore per la donna, a ben guardare parlano sempre e solo di se stessi. Al centro del <em>Canzoniere<\/em>, non c&#8217;\u00e8 la persona viva di Laura, ma l&#8217;io ipertrofico del poeta, che tutto riconduce a se stesso, alle proprie sensazioni; e lo fa anche nei momenti in apparenza pi\u00f9 lontani da esso, ad esempio nella descrizione di un fascinoso paesaggio alpestre (si veda la lettera in cui descrive all&#8217;amico Dionigi da Borgo San Sepolcro la sua <em>Ascensione al Monte Ventoso<\/em>). Ovunque guardi, in qualsiasi cosa si specchi, il poeta lirico non vede altra immagine che la propria, n\u00e9 sa o vuole uscire dal cerchio stregato della soggettivit\u00e0 malata, enfatica, ipersensibile, narcisista. E cos\u00ec \u00e8 anche per colui che viene considerato, secondo noi a torto come il pi\u00f9 grande lirico della poesia tedesca, Heinrich Heine: non \u00e8 della donna amata che parla, anche se in apparenza ella gli presta l&#8217;occasione per scrivere, ma di se stesso, dei suoi furori, dei suoi rapimenti, dei suoi incanti, dei suoi sogni a occhi aperti, e poi, con subitaneo passaggio, delle sue ire, delle sue gelosie, dei suoi sconforti, della sua amarezza, della sua frustrazione, del suo disprezzo, del suo odio, della sua violente ribellione contro l&#8217;oggetto della sua passione che lo ha ferito e deluso.<\/p>\n<p>In fondo, \u00e8 terribilmente facile scrivere poesie d&#8217;amore nelle quali si d\u00e0 sfogo al proprio disincanto del mondo: tutto concorre a rendere lo sfogo patetico e commovente, iniziando dall&#8217;atteggiamento rancoroso del candore offeso, della nobilt\u00e0 ferita. Che \u00e8 cos\u00ec caratteristico, ad esempio, di Catullo, e che in Heine assume forme sempre nuove e originali, ma unificate da un costante atteggiamento: quello del risentimento contro colei che lo ha deluso e contro il mondo intero che non ha rispettato il suo sogno di felicit\u00e0. \u00c8 facile, perch\u00e9 in tutti gli esseri umani c&#8217;\u00e8 un tale sogno di felicit\u00e0, pi\u00f9 o meno consapevole, pi\u00f9 o meno esplicito: e in tutti, prima o poi, arriva il disincanto. Tutti i poeti sono simili a fanciulli ancora ignari della malizia del mondo: e fin qui, niente da obiettare. Ma il poeta non \u00e8 un bambino: il poeta \u00e8 un uomo adulto che, oltre a dare sfogo alle sue passioni, \u00e8 poi capace di universalizzarle e farne strumento di maggior comprensione della realt\u00e0. In altre parole, la responsabilit\u00e0 del poeta verso la vita consiste nel saper conservare la fiammella dell&#8217;incanto del mondo, della sua primitiva innocenza, cos\u00ec come esiste nei bambini, anche dopo che gli anni e le esperienze concrete hanno strappato il velo e mostrato che una cosa sono i sogni dell&#8217;infanzia e la purezza vagheggiata dagli animi sensibili, e altra cosa la realt\u00e0. Ma dal disincanto l&#8217;amarezza non necessariamente deve sorgere; non \u00e8 scritto che la sola risposta possibile sia il rancore contro l&#8217;esistente e la pretesa di vantare di crediti nei confronti dei propri simili, solo perch\u00e9 qualcuno di essi ci ha deluso. Ed \u00e8 terribilmente facile, per non dire puerile, dipingere il modo di rosa, descrivere meravigliose albe e tramonti, fiori delicatissimi e aromi sconosciuti, quando il proprio amore \u00e8 ricambiato, o pare che lo sia; e poi abbandonarsi a improperi e maledizioni quando l&#8217;amore se ne va, e resta solo un pugno di cenere di tanti fremiti e palpiti del cuore, di tanti sogni e sospiri; e a quel punto descrivere il mondo come un luogo tetro e squallido, un orribile ergastolo, un serraglio di folli che lottano grottescamente per contendersi un ridicolo sogno di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Queste sono le reazioni del bambino viziato, dopo che ha visto andare in pezzi il suo giocattolo: ira, sdegno, furore cieco rivolto indistintamente contro tutto e tutti. Al poeta, che dopotutto non \u00e8 un bambino, ma un uomo che sa conservare la freschezza e lo stupore del bambino, si chiede qualcosa di pi\u00f9: d&#8217;insegnare agli altri il segreto per restare innamorati della vita e del suo mistero anche dopo essere stati delusi nelle proprie pi\u00f9 dolci aspettative. E chi sa fare ci\u00f2, \u00e8 un vero poeta lirico; chi non lo sa fare, ma preferisce levare alte strida e far la vittima, imprecando con odio contro quanti lo hanno ferito e disincantato, \u00e8 solo un piccolo botolo ringhioso e un cattivo maestro. Perch\u00e9 sono buoni maestri quelli che fanno crescere l&#8217;amore per la vita, nonostante tutto, e insegnano a medicare le proprie ferite e a continuare ad amare, anche se si \u00e8 sofferto molto; cattivi maestri quelli che incrinano, soffocano, nascondono l&#8217;amore per la vita sotto una montagna di sporcizia, rancori, rimpianti e cambiali da riscuotere. Tutti, prima o poi, restiamo feriti e perci\u00f2 delusi nei nostri sogni: ma non \u00e8 una buona ragione per diventare odiatori del mondo e nemici di quanto \u00e8 buono, vero e bello. Se ci\u00f2 accade, significa che il verme del risentimento cieco e dell&#8217;incapacit\u00e0 di vivere in armonia con gli altri era gi\u00e0 presente e rosicchiava in silenzio la nostra anima, anche quando tutto pareva andare a gonfie vele e l&#8217;amore si mostrava carico di promesse: era solo questione di tempo affinch\u00e9 si mostrasse in tutta la sua laidezza; meglio ancora: gli mancava solo un nobile pretesto per travestirsi sotto le spoglie dell&#8217;innocenza ferita, facendo ricadere ogni colpa su qualcuno o qualcos&#8217;altro.<\/p>\n<p>Non \u00e8 che ce l&#8217;abbiamo in modo speciale con Heinrich Hene, anche se la pretesa di presentarlo come il pi\u00f9 grande cantore di Lieder &#8212; questa forma poetica e musicale cos\u00ec caratteristica della cultura tedesca, e che non si trova con gli stessi caratteri in nessun&#8217;altra &#8212; ci pare, come abbiamo detto, esagerata. Heine \u00e8 per noi un esempio quasi perfetto, a suo modo, per illustrare i concetti sopra esposti. Quanto all&#8217;essere il pi\u00f9 grande lirico tedesco, nonch\u00e9 il pi\u00f9 grande europeo, tranne forse Petrarca, ne dubitiamo assai. E non solo perch\u00e9 Heine, come ebreo tedesco, <em>non pu\u00f2<\/em> rappresentare l&#8217;autentica anima tedesca: non per un fattore razziale, ma culturale. Nella cultura europea, educata da quasi due millenni di cristianesimo, c&#8217;\u00e8 l&#8217;idea del pentimento del peccatore, del perdono da parte dell&#8217;innocente (<em>Padre, perdona loro, perch\u00e9 non sanno quello che fanno<\/em>: <em>Luca<\/em>, 23,34) e della redenzione; mentre nella cultura ebraica post-cristiana, impregnata di talmudismo e cabalismo, non c&#8217;\u00e8 posto per nessuna di tali idee: n\u00e9 il pentimento fecondo, n\u00e9 soprattutto il perdono delle offese, n\u00e9, infine, la redenzione (perch\u00e9 esso ha rifiutato il Redentore). In questo senso appare chiaro in cosa consista la differenza fra Petrarca ed Heine: Petrarca sa perdonare, tanto pi\u00f9 che vede con molta chiarezza le proprie debolezze; Heine no, perch\u00e9 oltre a idolatrare l&#8217;amata (il che \u00e8 gi\u00e0 un creare le premesse del disastro) idolatra se stesso sopra ogni cosa: e quel piccolo dio offeso, geloso e meschino che \u00e8 l&#8217;io del poeta, mai saprebbe perdonare un&#8217;offesa e offrire una possibilit\u00e0 di riscatto. In fondo, nemmeno lo vorrebbe. Perch\u00e9 perdonare l&#8217;amata crudele, perch\u00e9 riconciliarsi con la vita, quando recitare il ruolo del povero poeta ferito a morte, crudelmente e ingiustamente, offre un tal senso di volutt\u00e0, una tale ebbrezza, da superare di gran lunga l&#8217;ebbrezza e la volutt\u00e0 dell&#8217;amore, tanto pi\u00f9 se al fondo della propria anima non c&#8217;\u00e8 alimento sufficiente per amare sempre, senza condizioni (perch\u00e9 colui che pone condizioni non sa cos&#8217;\u00e8 l&#8217;amore), ma solo una suscettibilit\u00e0 e un amor proprio capaci d&#8217;infiammarsi alla prima offesa?<\/p>\n<p>Prendiamo ora, a titolo d&#8217;esempio, il saggio introduttivo di Salvatore Barbaglia all&#8217;<em>Intermezzo lirico<\/em> di Heinrich Heine (in: Heine, <em>Poesie d&#8217;amore<\/em>, Newton Compton Editori, 1992, pp. 8-9; 11-13):<\/p>\n<p><em>Sono poesie molto brevi [i 66 Lieder del &quot;Lyrisches Intermezzo&quot;] che formano come una specie di diario poetico in cui Heinrich ha annotato giorno per giorno le emozioni del suo cuore e che, anche se diverse per tono e per sentimento, trovano nella personalit\u00e0 del suo [sic] autore la pi\u00f9 stretta unit\u00e0. L&#8217;io di Heine ne costituisce il soggetto e la materia unica, per cui il &quot;Libro dei Canti&quot; \u00e8 la raccolta pi\u00f9 soggettiva e pi\u00f9 egotista che sia mai stata scritta. Una certa monotonia potrebbe necessariamente sorgere dall&#8217;uniformit\u00e0 dell&#8217;argomento, ma queste poesie si salvano per la profonda sincerit\u00e0 delle emozioni che traducono. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il dubbio, il dubbio eterno o piuttosto la certezza della fine sempre imminente della felicit\u00e0 e dell&#8217;amore, ecco il tormento orribile che costituisce il sostrato delle poesie di Heine e che lo perseguita anche nei momenti di felicit\u00e0 (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p><em>Queste lacrime senza a oggetto e senza un apparente motivo non sono l&#8217;effetto di una gioia straripante, \u00e8 invece l&#8217;ingenua natura dell&#8217;essere amato che le strappa al poeta innamorato e sono anche il presentimento delle sofferenze che gli riserva l&#8217;avvicinarsi di una inevitabile delusione.<\/em><\/p>\n<p><em>Grazie a questa dissonanza di sentimenti, Heine \u00e8 riuscito a esprimere lo spaventevole stato d&#8217;animo che si chiama disinganno, con una energia che nessun altro poeta ha mai eguagliato. Forse neanche Petrarca, perch\u00e9 l&#8217;aretino, molto pi\u00f9 cristiano di Heine, ha trovato pi\u00f9 facilmente quegli accenti di cristiana rassegnazione che sono mancati al poeta renano che, se \u00e8 pi\u00f9 di lui appassionato, \u00e8 per\u00f2 meno umano. Nonostante questo, Petrarca \u00e8 l&#8217;unico rivale che Heine poteva temere, proprio per il contrasto che li opponeva l&#8217;uno all&#8217;altro, come i due interpreti pi\u00f9 dissimili dell&#8217;eterna illusione che guida l&#8217;umanit\u00e0, illusione maledetta o benedetta secondo le circostanze, che ora porta alla salvezza e alla vita, come in Petrarca, ora invece, come in Heine, conduce alla dannazione e alla morte. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>In questo alternarsi di sentimenti di amore-odio (vedi Catullo!) c&#8217;\u00e8 chi ha visto una dissonanza tra l&#8217;amore e il suo oggetto, discrepanza che d\u00e0 spesso origine al&#8217;ironia , al sarcasmo, alla bestemmia. Ma non sono affatto in dissonanza! Ironia, sarcasmo e derisione sono al contrario in perfetto accordo cin un amore di tal genere; ne attestano ani la crudele armonia e la profonda originalit\u00e0, provano la sincerit\u00e0 del poeta e confermano fino a che punto egli \u00e8 rimasto fedele alla verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Sarebbero invece false e bugiarde se, col pretesto dell&#8217;unit\u00e0 artistica, queste poesie conservassero sino all&#8217;ultimo l&#8217;accento del lamento, se il tono elegiaco bandisse del tutto quello satirico e ironico. L&#8217;ironia (che Schumann non \u00e8 riuscito a evidenziare nei suoi Lieder, perch\u00e9 vedeva tutto con gli occhi incantati d&#8217;un eterno fanciullo), le rappresaglie di un orgoglio ferito, o scherno, sono le armi di difesa di un cuore tenero che si ribella al gioco della perfidia; lo scetticismo, che potrebbe anche offendere il lettore, \u00e8 lo stato d&#8217;animo naturale di un cuore che crede con un ardore quasi fanatico e che ha dovuto smettere di credere agli esseri che l&#8217;ispirano. Questi sentimenti non solo vogliono provare &#8212; come qualcuno ha scritto &#8212; la scarsa sensibilit\u00e0 del poeta, ma piuttosto l&#8217;energia della sua passione. Anche quando scherza o si diverte, Heine lo fa con la more nell&#8217;anima, proprio come il pagliaccio di Leoncavallo che era costretto a ridere mentre il dolore gli avvelenava il cuore (&#8230;).<\/em><\/p>\n<p>Per concludere infine, con tono apodittico e quasi trionfale (id., p. 15):<\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, per\u00f2, la sola fonte essenziale della poesia heiniana \u00e8 la sincerit\u00e0. Ogni verso dell&#8217;&quot;Intermezzo&quot; \u00e8 la prova eloquente, angosciosa e assoluta dell&#8217;immensit\u00e0 del suo amore per Amalie [un cugina di Amburgo, figlia dello zio Solomon] e delle ripercussione di questo amore nelle intime profondit\u00e0 dell&#8217;animo del povero studente respinto.<\/em><\/p>\n<p>Ma la sincerit\u00e0 non basta per fare un grande poeta: se cos\u00ec fosse, quasi chiunque ama e soffre per amore sarebbe, <em>ipso facto<\/em>, un gran poeta. No: il vero poeta sa andare oltre il proprio dolore e la propria delusione; sa trarre anzi proprio da essi i colori per dipingere un mondo ancora bello. Perch\u00e9 il mondo \u00e8 bello per lo sguardo limpido che l&#8217;ammira pieno di magia; \u00e8 brutto per lo sguardo torbido che si nutre di passioni oscure. Se l&#8217;incanto del mondo dovesse dipendere dal fatto che ogni cosa vada per il suo verso, sarebbe un incanto posticcio, come un fondale di teatro. Ma col cuore puro e lo sguardo terso, il mondo conserva il suo incanto anche se l&#8217;anima affronta le prove pi\u00f9 dure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono diversi modi d&#8217;interpretare il fatto poetico, la sua natura e la funzione sociale che esso svolge e che \u00e8 grandissima, quantunque sovente non vi<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[224],"class_list":["post-24559","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-poesia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24559","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24559"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24559\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}