{"id":24543,"date":"2011-04-16T12:46:00","date_gmt":"2011-04-16T12:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/16\/la-difficolta-di-farsi-capire-dagli-altri-e-il-riflesso-della-difficolta-di-capire-se-stessi\/"},"modified":"2011-04-16T12:46:00","modified_gmt":"2011-04-16T12:46:00","slug":"la-difficolta-di-farsi-capire-dagli-altri-e-il-riflesso-della-difficolta-di-capire-se-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/04\/16\/la-difficolta-di-farsi-capire-dagli-altri-e-il-riflesso-della-difficolta-di-capire-se-stessi\/","title":{"rendered":"La difficolt\u00e0 di farsi capire dagli altri \u00e8 il riflesso della difficolt\u00e0 di capire se stessi"},"content":{"rendered":"<p>Gli altri non ci capiscono.<\/p>\n<p>Pare che lo facciamo apposta: noi vorremmo starcene soli, e loro ci vengono a seccare; oppure vorremmo compagnia, e loro ci lasciano da soli, come cani.<\/p>\n<p>Vorremmo manifestare brio, vivacit\u00e0, arguzia; e loro che cosa capiscono? Che stiamo facendo i caustici, che ci siamo spazientiti o perfino arrabbiati.<\/p>\n<p>Certo, anche loro&#8230;<\/p>\n<p>Vorrebbero che noi ci facessimo avanti per primi, ma noi non lo facciamo, oppure lo facciamo maledettamente fuori tempo; vorrebbero che mettessimo un po&#8217; le carte in tavola, e noi niente, ce ne stiamo pi\u00f9 che mai sulle nostre&#8230;<\/p>\n<p>Da che mondo \u00e8 mondo, ci piace immaginare che tutte le nostre difficolt\u00e0 relazionali, affettive, sentimentali, dipendano dall&#8217;incapacit\u00e0 di essere capiti dagli altri e, forse &#8211; quando ci sentiamo abbastanza magnanimi da ammetterlo, almeno in via teorica &#8211; da una analoga difficolt\u00e0, da parte nostra, di capire loro.<\/p>\n<p>E con questo pensiamo di aver sistemato tutto: perch\u00e9, se la difficolt\u00e0 del comunicare \u00e8 oggettiva, allora non c&#8217;\u00e8 nulla da fare, non ne verremo mai a capo e non resta altro che sopportarla stoicamente, cos\u00ec come si sopportano, con pazienza, la grandine e la canicola, la siccit\u00e0 e le piogge torrenziali, aspettando che finiscano.<\/p>\n<p>Non dipende da noi modificare un tale stato di cose: per quanta buona volont\u00e0 ci mettiamo, la cattiva interpretazione dei nostri sentimenti e delle nostre intenzioni sar\u00e0, comunque, pressoch\u00e9 inevitabile; e cos\u00ec quella altrui, da parte nostra.<\/p>\n<p>Siamo monadi senza porte e senza finestre, come diceva un certo filosofo; perfino il linguaggio che adoperiamo sembra, talvolta, identico a quello degli altri, mentre non lo \u00e8 affatto: quando diciamo la stessa cosa, la stessa parola, in realt\u00e0 stiamo dicendo qualcosa di completamente diverso da ci\u00f2 che intendono gli altri, perch\u00e9 noi e loro stiamo pensando due cose del tutto differenti, in maniera del tutto differente.<\/p>\n<p>Semplice, no?<\/p>\n<p>Ecco, questo \u00e8 un esempio di come siamo bravi nel costruire tutta una antropologia, e perfino una filosofia del linguaggio, al solo scopo di placare il nostro disagio pi\u00f9 profondo e di rassicurarci sul fatto che non \u00e8 colpa nostra se non riusciamo a fare s\u00ec che il prossimo ci capisca, n\u00e9 che noi riusciamo a capire lui.<\/p>\n<p>Il bello \u00e8 che una simile &quot;spiegazione&quot; non presenta nemmeno il vantaggio di suggerire una via d&#8217;uscita dal punto morto, per quanto effimera o francamente illusoria: oltre a non spiegare nulla, non apre il bench\u00e9 minimo spiraglio di speranza che le cose possano cambiare, magari a determinate condizioni.<\/p>\n<p>\u00c8 una &quot;spiegazione&quot; che ci lascia soli con tutto il nostro malessere, con tutta la nostra angustia, con tutta la nostra amarezza; soli e impotenti: in compenso, offre la magra consolazione di scolparci da eventuali responsabilit\u00e0, di scaricare ogni colpa sugli altri o sul destino.<\/p>\n<p>Non \u00e8 molto, per\u00f2 \u00e8 sempre meglio di niente: o, almeno, cos\u00ec sembra, allorch\u00e9 si \u00e8 in uno stato d&#8217;animo abbastanza vicino alla disperazione cronica, ossia alla pi\u00f9 pericolosa di tutte le forme di abdicazione esistenziale: la tranquilla disperazione quotidiana.<\/p>\n<p>Certo, bisogna proprio aver toccato il fondo, per preferire una simile &quot;soluzione&quot; ad un esame un po&#8217; pi\u00f9 attento, un po&#8217; pi\u00f9 coraggioso, un po&#8217; pi\u00f9 intellettualmente onesto, della nostra difficolt\u00e0 di comunicare con gli altri, dal quale, forse, potrebbero scaturire delle nuove prospettive o delle possibili soluzioni; ma \u00e8 un fatto che moltissime persone si accontentano di vivere cos\u00ec: e il bello \u00e8 che una gran parte di esse non ne \u00e8 neppure consapevole.<\/p>\n<p>Chi si adatta a vivere in un tale stato di tranquilla disperazione, pur rendendosene conto, \u00e8 come se fosse gi\u00e0 morto per met\u00e0; e chi si adatta a viverci senza nemmeno esserne consapevole, convinto anzi di vivere una vita normalissima, quello \u00e8 morto del tutto.<\/p>\n<p>Non sente il fetore del proprio cadavere in putrefazione, per il semplice fatto che gli organi di senso d&#8217;un cadavere non funzionano pi\u00f9; e questo \u00e8 tutto.<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, non siamo disposti a vivere una vita cos\u00ec pietosamente mutilata; se non siamo disposti a rassegnarci ad essere gi\u00e0 morti dentro il nostro cadavere, allora c&#8217;\u00e8 qualcosa che possiamo fare per reagire, anche se nessuno ci potr\u00e0 garantire il risultato.<\/p>\n<p>E la prima, la primissima cosa da fare, invece di lamentarsi della fallacia della comunicazione fra noi e gli altri, \u00e8 quella di controllare che funzioni quella con noi stessi, ossia che esistano le condizioni minime della comunicabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 delle volte, per non dire quasi sempre, se qualcosa non ha funzionato nella comunicazione fra noi e l&#8217;altro, ci\u00f2 non \u00e8 che il riflesso di un corto circuito della comunicazione avvenuto fra il nostro piccolo io, che crede sempre di agire in buona fede e in perfetta linearit\u00e0 e trasparenza, ed il nostro S\u00e9, che giace dimenticato da qualche parte o che, addirittura, non abbiamo nemmeno incominciato a realizzare.<\/p>\n<p>Infatti, se a parlare e ad agire per noi non \u00e8 il nostro S\u00e9, frutto di un percorso interiore che ci abbia portati a realizzare pienamente le nostre possibilit\u00e0 umane, ma soltanto il nostro piccolo ego, meschino, capriccioso e sommamente inconsapevole, allora possiamo essere pressoch\u00e9 certi che gli altri non riceveranno da noi il messaggio, completo e comprensibile, che credevamo di avere inviato loro, ma solo un guazzabuglio confuso e indecifrabile, simile a una lunga lettera i cui fogli siano stati dispersi dal vento e che ora si presentino senza il minimo ordine logico.<\/p>\n<p>In fondo, si tratta di un concetto tremendamente semplice.<\/p>\n<p>La comunicazione con gli altri esseri umani (e anche con quelli non umani: ma questo, per ora, \u00e8 un altro discorso) \u00e8 un privilegio del quale bisogna essere degni; e non gi\u00e0 un &quot;diritto&quot; riservato a chiunque, indipendentemente dalle sue intenzioni e dalla sua consapevolezza.<\/p>\n<p>Possiamo prendere, come paragone, la storia del Graal e della sua ricerca da parte dei Cavalieri della tavola Rotonda.<\/p>\n<p>Il Santo Graal, custodito nel misterioso Castello di Carbonek, dimora del re Pelles, \u00e8 inaccessibile a chi non sia di cuore perfettamente puro: per questo la maggior parte dei suoi ricercatori non riesce nemmeno a giungere in vista del castello.<\/p>\n<p>Solo i cavalieri che possiedono una eccelsa virt\u00f9 spirituale riusciranno, alla fine, dopo aver superato innumerevoli difficolt\u00e0 e pericoli, a scorgere il castello; e solo tre di essi, Galahad, Parsifal e Bors, riusciranno a contemplare il divino splendore del Graal; dopo di che, i primi due saranno chiamati in Cielo e solo l&#8217;ultimo, ormai vecchio e canuto, potr\u00e0 fare ritorno a Camelot per raccontare a re Art\u00f9, alla regina Ginevra e agli altri cavalieri superstiti la sua straordinaria esperienza.<\/p>\n<p>Lancillotto era partito anch&#8217;egli alla ricerca del Graal, animato da grandi speranze; e, invero, per il suo valore ed il suo coraggio, sarebbe stato certo il pi\u00f9 degno di trovarlo; ma nella sua anima si annidava un&#8217;ombra: l&#8217;amore proibito per Ginevra, che lo rendeva indegno di coronare la sua impresa col successo.<\/p>\n<p>Egli ne divenne consapevole a poco a poco e a nulla gli valse la confessione del suo peccato all&#8217;eremita Nascien e la dura penitenza intrapresa indossando il cilicio, digiunando e pregando: il Graal non si lasciava nemmeno avvicinare da chi non avesse un&#8217;anima assolutamente pura.<\/p>\n<p>Secondo il racconto di Chr\u00e9tien de Troyes, Tristano, a un certo punto della sua ricerca, giunse a intravedere il Santo Graal, ma fu colpito da cecit\u00e0 e cadde in un sogno comatoso, che sarebbe durato tanti anni, quanti erano quelli che egli aveva passato nell&#8217;amore adultero per la moglie del suo re: tale era la ferrea legge che teneva lontani dal Graal i cavalieri indegni e rendeva vani tutti i loro sforzi per raggiungerlo.<\/p>\n<p>Ebbene, per la comunicazione fra noi e gli altri avviene la stessa cosa; e non \u00e8 una forza esterna a renderla distorta o impossibile, ma una realt\u00e0 interiore: se siamo in palese contraddizione con noi stessi, allora \u00e8 evidente che non potremo farci capire dall&#8217;altro.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 qualcosa di sacro nel rapporto fra l&#8217;io e il tu, qualcosa che non ammette furbizie, insincerit\u00e0 o stratagemmi di alcun tipo: o si \u00e8 puri e trasparenti con se medesimi, oppure le nostre parole e le nostre azioni non riusciranno mai a gettare un ponte fra noi e il prossimo, ma, al contrario, esse provocheranno mille equivoci, fraintendimenti, malintesi.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una grande responsabilit\u00e0 nelle parole e nei gesti che rivolgiamo ai nostri simili (e anche, come abbiamo accennato, alle altre creature): nessuna manipolazione, nessuna bassa astuzia \u00e8 consentita; e, comunque, per una legge olistica che nasce dalla vita stessa, esse finiranno per ritorcersi contro di noi, in una maniera o nell&#8217;altra.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 il comunicare, a livello profondo, \u00e8 un rapporto sacro fra un&#8217;anima e un&#8217;altra anima, esso non si esaurisce in una relazione fra due esseri, ma ne coinvolge un terzo, che \u00e8 il supremo garante della loro lealt\u00e0 e sincerit\u00e0: l&#8217;Altro per eccellenza, l&#8217;Essere in quanto tale.<\/p>\n<p>Ogni parola, ogni frase, ogni promessa ed ogni rimprovero che si scambiano due esseri umani, si svolgono alla muta presenza dell&#8217;Essere; e ogni volta che la giustizia viene infranta dalla slealt\u00e0, dall&#8217;inganno, dalla malafede, ci\u00f2 non avviene nell&#8217;ombra complice dell&#8217;astuzia umana, ma nella luce sfolgorante dell&#8217;Essere e possiede gi\u00e0 in s\u00e9 le ragioni della propria mortificazione futura: perch\u00e9 nessuna azione, buona o cattiva che sia, rimane senza conseguenze di breve, media o lunga portata.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 legato a tutto; ogni cosa risponde a una legge cosmica, ad un ordine superiore il cui disegno complessivo sfugge alla vista dei mortali, i quali credono di vedere molto, specialmente se inorgogliti della loro pretesa scienza, mentre invece sono assai miopi.<\/p>\n<p>Da quanto abbiamo detto, appare chiaro che, per essere degni di comunicare con l&#8217;altro in maniera profonda, dobbiamo imparare cosa sia la vera amicizia: e la prima forma di amicizia che dobbiamo imparare \u00e8 quella con noi stessi.<\/p>\n<p>Noi crediamo di essere i migliori amici di noi stessi, ma non \u00e8 vero: ogni volta che mentiamo a noi stessi, ogni volta che non abbiamo il coraggio di riconoscere la nostra verit\u00e0 interiore, noi ci comportiamo non come degli amici, ma come dei nemici di noi stessi: perch\u00e9 come dei nemici cerchiamo di ingannarci adoperando la frode.<\/p>\n<p>Certo, il pi\u00f9 delle volte lo facciamo con l&#8217;intenzione di proteggerci, perch\u00e9 sentiamo di non essere capaci di guardare in faccia la nostra verit\u00e0, di riconoscere i nostri veri pensieri e sentimenti: ma \u00e8 un rimedio assai peggiore del male, perch\u00e9 da esso non trarremo alcun giovamento, se non quello &#8211; apparente e ingannevole &#8211; che ci far\u00e0 sprofondare sempre pi\u00f9 nell&#8217;inautenticit\u00e0, fino al punto di non saper riconoscere le nostre stesse menzogne.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 dovesse avvenire, saremmo perduti: chi, per abitudine, mente a se stesso, convinto di essere sincero, \u00e8 un&#8217;anima persa, che difficilmente riuscir\u00e0 a trovare mai pi\u00f9 la strada della redenzione e della rinascita, la strada del proprio autentico S\u00e9.<\/p>\n<p>Siamo quasi tutti tremendamente ignoranti riguardo a noi stessi, per la grande paura che abbiamo di guardarci dentro senza veli e senza ipocrisie; peggio ancora facciamo allorch\u00e9 ci rivolgiamo, per aiuto, agli stregoni della psicanalisi, invece di fare appello alla nostra verit\u00e0 interiore e rimetterci all&#8217;aiuto della forza benefica che viene dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>Colui che impara a divenire amico di se stesso, impara a non mentire a se stesso; e chi ha imparato la lealt\u00e0 verso di s\u00e9, ha creato le premesse per mostrarsi leale verso l&#8217;altro: ci\u00f2 che \u00e8 la base della vera ed efficace comunicazione fra due anime.<\/p>\n<p>A quel punto, saranno difficili gli equivoci e i malintesi: le parole non saranno male interpretate, perch\u00e9 il Terzo che veglia silenzioso, testimone e garante della verit\u00e0, garantisce anche la lealt\u00e0 della comunicazione.<\/p>\n<p>Per questo comunicare con l&#8217;altro, a livello profondo, non \u00e8 una cosa semplicemente umana, ma, alla lettera, una cosa sublime, un atto divino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli altri non ci capiscono. 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