{"id":24541,"date":"2009-04-17T10:14:00","date_gmt":"2009-04-17T10:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/17\/la-nostra-vita-e-fatta-in-gran-parte-di-ricordi-per-questo-lasciarla-e-piu-difficile-agli-anziani\/"},"modified":"2009-04-17T10:14:00","modified_gmt":"2009-04-17T10:14:00","slug":"la-nostra-vita-e-fatta-in-gran-parte-di-ricordi-per-questo-lasciarla-e-piu-difficile-agli-anziani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/04\/17\/la-nostra-vita-e-fatta-in-gran-parte-di-ricordi-per-questo-lasciarla-e-piu-difficile-agli-anziani\/","title":{"rendered":"La nostra vita \u00e8 fatta in gran parte di ricordi: per questo lasciarla \u00e8 pi\u00f9 difficile agli anziani"},"content":{"rendered":"<p>Secondo un modo di pensare largamente diffuso, e sostenuto anche da eminenti filosofi sin dall&#8217;antichit\u00e0 (tra gli altri, Cicerone e Seneca), l&#8217;anziano sarebbe pi\u00f9 preparato psicologicamente ad affrontare il gran passo della morte, perch\u00e9, consapevole di aver vissuto a lungo, non avrebbe il peso dei rimpianti che, si presume, rende tanto amara ad un giovane l&#8217;idea della fine; il rammarico, cio\u00e8, di una vita non ancora vissuta sino in fondo.<\/p>\n<p>Che si tratti di un grossolano errore di prospettiva, bastano a dimostrarlo pochi minuti di conversazione con una persona decisamente anziana: a meno che questa sia soggetta ad acute sofferenze per causa di qualche malattia, ci si render\u00e0 subito conto che il cumulo dei ricordi, nei quali essa vive ed \u00e8, per cos\u00ec dire, interamente avvolta (tanto che la prospettiva del futuro non ha, per essa, alcun senso, se non quello di poter seguitare a ricordare), le appare come un bene cos\u00ec prezioso, che l&#8217;idea di doversene separare si configura, di per s\u00e9, come la peggiore delle sciagure; la sciagura suprema.<\/p>\n<p>In altre parole: se la nostra vita interiore \u00e8, sostanzialmente, l&#8217;insieme dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni; e se tali idee, sentimenti ed emozioni sono costituiti, in larghissima misura, dal nostro passato, recente e remoto (dato che quelli legati al presente fuggono via incessantemente, mentre quelli proiettati verso il futuro sono ancora una \u00abtabula rasa\u00bb, fatta semmai di dolci, ma vaghe aspettative); ebbene, ne consegue che la nostra vita \u00e8 costituita, essenzialmente, dal bagaglio della memoria che noi ci portiamo dietro.<\/p>\n<p>E mano a mano che ci si inoltra nel cammino della vita, invecchiando, tale bagaglio continua ad aumentare, come una ricchezza che cresca incessantemente; anche se (come direbbe Kierkegaard) non possiamo pi\u00f9 spenderla. Non possiamo spenderla, ma essa ci \u00e8 preziosa ugualmente; l&#8217;idea di doverla abbandonare ci riempie di angoscia, come lo sarebbe l&#8217;idea di doverci separare dalla nostra stessa anima, dalla nostra ragione di vita.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 tanti anziani muoiono poco dopo essere stati trasferiti in ospedale o in casa di riposo: aver dovuto abbandonare la propria casa, letteralmente intessuta di ricordi, nonch\u00e9 la perdita della propria autonomia fisica, costituiscono una prova troppo dura da superare. La vita ha gi\u00e0 tolto loro, una dopo l&#8217;altra, le persone care; ora il ricovero in ospedale o in casa di riposo li deruba anche del ricordo di quelle persone. E per una persona di ottanta o novant&#8217;anni, che non si aspetta pi\u00f9 nulla da quel poco futuro che le resta, si tratta di una perdita davvero irreparabile.<\/p>\n<p>Certo, in ospedale o in casa di riposo un anziano viene assistito da personale specializzato; ma foss&#8217;anche il personale migliore del mondo, non potr\u00e0 mai risarcirlo del bene inestimabile che ha perduto: il contatto quotidiano con gli oggetti cari, con le proprie abitudini. Gli esseri umani non sono come delle piante in vaso, che periodicamente si possono rinvasare; non oltre una certa et\u00e0, per lo meno. A loro non basta che siano assicurate le condizioni per una vita vegetativa; bisogna che quella vita sia al servizio di un&#8217;idea, di un sentimento, di un ricordo. Se queste cose vengono a mancare, viene meno anche la voglia di seguitare a vivere.<\/p>\n<p>Considerazioni analoghe sono state sviluppate, in maniera estremamente persuasiva, non da un filosofo (curioso come i filosofi tacciano cos\u00ec spesso su questioni fondamentali per la vita concreta delle persone: sono troppo impegnati a dissertare sui massimi sistemi, loro), ma da uno scrittore: l&#8217;inglese Richard Hughes (1900-1976), precisamente nel romanzo \u00abNel pericolo\u00bb (titolo originale: \u00abIn Hazard\u00bb, 1938; traduzione italiana di Ada Prospero, Milano, Bompiani, 1949; Garzanti, 1967, pp. 117-18):<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] In fondo, il valore di un individuo si misura dal suo passato: pi\u00f9 ha vissuto e pi\u00f9 vale; per questo i vecchi sono veri giganti, mentre i giovani, nonostante tutta la loro superbia, sono dei moscerini. Poich\u00e9 un uomo altro non \u00e8,. In fondo, che la sua mente. E nella mente di un uomo, in qualsiasi momento, c&#8217;\u00e8 ben poco all&#8217;infuori della memoria: il pensiero \u00e8 fatto di nove parti di memoria, esattamente come una medusa \u00e8 fatta di nove parti d&#8217;acqua.<\/p>\n<p>Eppure la morte di un giovane sembra una cosa terribile, e logica e giustissima invece la morte di un vecchio! Morendo, un vecchio suscita poco rimpianto, perch\u00e9 si pensa che ormai non abbia pi\u00f9 molto interesse alla vita. Ma quanto ne ha, invece!<\/p>\n<p>Vi sar\u00e0 certo capotato di veder morire qualcuno: un giovane si morde il labbro, e se ne va, come se cadesse da cavallo; ci sono anzi dei pazzi che s&#8217;allontanano dal loro cammino per arrischiare la morte. MacDonald [il direttore di macchina della nave &quot;Archimede&quot;, sorpresa da un ciclone di terribile violenza e sul punto di affondare] aveva visto invece una vecchia di ottantasei anni, sul suo letto di morte: quella s\u00ec, combatteva per la vita come una tigre lotta per difendere i suoi nati. Le sue ultime parole, quando tramont\u00f2 il sole, furono: &quot;Spero di svegliarmi viva domani mattina&quot; bench\u00e9 Dio solo sa che cosa sperava svegliandosi: da tre giorni aveva le gambe completamente paralizzate.<\/p>\n<p>Dopo tutto, che cosa preferireste perdere: un portafogli vuoto, o uno che si sia riempito con anni di laboriosa fatica? Pensate a quel che perdeva quella donna: memorie di pi\u00f9 di ottant&#8217;anni. Eppure, quando muore un fanciullo, la gente, nella sua piet\u00e0, s&#8217;abbandona al lirismo:; e invece un fanciullo perde cos\u00ec poco con la vita contenente quattro soldi e una cambiale.<\/p>\n<p>Tutti i vecchi sanno queste cose, anche se non le confessano apertamente neppure a se stessi. MacDonald le sapeva: e continuava a ripensarci, profondamente indignato, mentre camminava su e gi\u00f9 nella sala macchine.\u00bb<\/p>\n<p>Certo, i filosofi possono trovare leggermente privo di stile un tale atteggiamento, da parte degli anziani; quasi di cattivo gusto.<\/p>\n<p>Evidentemente, per far contenti i filosofi e per non deludere il loro raffinato senso estetico, gli anziani dovrebbero prepararsi all&#8217;idea della propria morte con la massima disinvoltura e, anzi, quasi quasi dovrebbero accoglierla con un sospiro di sollievo; cos\u00ec leverebbero dalle spalle dei giovani ogni senso di colpa per il fatto che sopravviveranno loro, e a lungo.<\/p>\n<p>Sfortunatamente, la vita &#8211; la vita concreta, la vita vera &#8211; se ne infischia di quel che i filosofo gradirebbero o non gradirebbero, esattamente come del loro senso estetico. Il fatto \u00e8 che l&#8217;idea della morte &#8211; non della morte in generale, in astratto, ma l&#8217;idea della propria morte &#8211; non piace a nessuno; e agli anziani piace ancor meno che ai giovani.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il dato dal quale bisogna partire, se si vuol svolgere una riflessione onesta su un tema cos\u00ec delicato; con buona pace della retorica e di tutte le nobili considerazioni dettate dalla saggezza di chi vede le cose dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Nel precedente articolo \u00abRiflessione sulla morte: prepararsi a un congedo sereno, senza rimpianti\u00bb (consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice) ci siamo serviti di questa similitudine: noi siamo a bordo di una zattera &#8211; il corpo &#8211; che, prima o poi, si sfascer\u00e0 sotto la forza dei marosi. Di conseguenza, dobbiamo imparare a nuotare o, almeno, a non avere troppa paura dell&#8217;acqua, e dobbiamo farlo prima che ci\u00f2 accada.<\/p>\n<p>Impareremo tanto pi\u00f9 facilmente, se impareremo a godere della vita senza diventare irragionevolmente avidi, egoici, attaccati a ci\u00f2 che \u00e8 transitorio; se sapremo focalizzare, per tempo, il meglio delle nostre energie verso ci\u00f2 che \u00e8 permanente. Se capiremo, in definitiva, che <em>noi non siamo la zattera<\/em>, n\u00e9 dobbiamo identificarci con essa. La zattera non \u00e8 che un mezzo di trasporto che, un giorno o l&#8217;altro &#8211; forse prima di quanto pensiamo &#8211; dovremo abbandonare.<\/p>\n<p>Tutta la vita umana, come diceva Platone, non \u00e8 che esercitazione e preparazione alla morte.<\/p>\n<p>Lungi dal gettare sulla vita un&#8217;ombra funesta e angosciosa, questa consapevolezza dovrebbe costituire la migliore premessa per vivere al meglio delle nostre possibilit\u00e0, puntando energicamente verso ci\u00f2 che davvero \u00e8 essenziale e non indugiando inutilmente in ci\u00f2 che \u00e8 secondario e irrilevante<\/p>\n<p>Siamo arrivati cos\u00ec alla conclusione, assolutamente ragionevole, che dobbiamo fare uno sforzo per sbarazzarci della zavorra, se vogliamo puntare alla vetta. Ed \u00e8 bene che impariamo a farlo fin da ora, fin da subito: giorno per giorno, minuto per minuto.<\/p>\n<p>Siamo solo dei viandanti, non dovremmo mai scordarcene.<\/p>\n<p>La nostra vera patria non \u00e9 questa, per quanto la vita possa essere stata generosa con noi, offrendoci cose buone.<\/p>\n<p>La morte, allora, dovrebbe apparirci come quell&#8217;alta vetta, dalla sommit\u00e0 della quale potremo finalmente gettare lo sguardo verso <em>l&#8217;altro orizzonte<\/em>: l&#8217;orizzonte che, da quaggi\u00f9, non avremmo potuto mai vedere; e la cui scoperta \u00e8, appunto, il senso ultimo del nostro peregrinare.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto, possiamo forse mettere a fuoco il problema del prepararsi a morire dal punto di vista di una persona anziana.<\/p>\n<p>Prepararsi a morire \u00e8 una operazione che pu\u00f2 apparire contro natura, solo se noi facciamo nostra la visione materialista, secondo cui la morte \u00e8 la fine di tutto. Se, invece, teniamo socchiusa la porta &#8211; anche solo come ipotesi di lavoro &#8211; sulla possibilit\u00e0 che la morte equivalga a un passaggio di stato, allora anche quel peso che maggiormente rende penosa l&#8217;idea della morte &#8211; intendiamo dire, il peso dei ricordi &#8211; cessa di costituire un fattore di aumento dell&#8217;angoscia, e si trasforma nel suo contrario: un elemento di aiuto e di sollievo.<\/p>\n<p>Infatti, se morire significa accedere ad un&#8217;altra dimensione, pi\u00f9 spirituale di quella presente; anzi, talmente spirituale che gli eventi fisici cessano di svolgervi qualunque influenza &#8211; ecco che quel prezioso tesoro, al quale non vorremmo mai rinunziare, trova una sua adeguata collocazione: nel senso che non andr\u00e0 irreparabilmente disperso, ma entrer\u00e0 a far parte di quel nostro nuovo modo di essere; e nulla di esso andr\u00e0 perduto, neppure il pi\u00f9 piccolo frammento.<\/p>\n<p>L&#8217;anziano, inconsciamente, si sente come una sentinella: sua \u00e8 la responsabilit\u00e0 di custodire il tesoro prezioso, inestimabile, dei ricordi di tutta una vita, lieti e tristi &#8211; ma, in genere, anche questi ultimi resi dolci da quel formidabile elemento pacificatore che \u00e8 il tempo. Una sentinella piena di angoscia, per\u00f2: perch\u00e9 ella sa che arriver\u00e0 il momento in cui non potr\u00e0 pi\u00f9 fare la guardia al suo tesoro; sa che giunger\u00e0 il tempo in cui sar\u00e0 colta da un sonno invincibile, chiuder\u00e0 gli occhi per riposare un momento, e invece si addormenter\u00e0 per sempre.<\/p>\n<p>Ma se la sentinella dovesse rendersi conto che, quando sar\u00e0 divenuta troppo stanca per riuscire a tenere ancora gli occhi aperti, qualcun altro verr\u00e0 a darle il cambio e a prendere in consegna il tesoro da custodire; qualcuno che non si addormenter\u00e0 mai, che non perder\u00e0 di vista quel tesoro neppure per un istante; qualcuno che veglier\u00e0 al posto suo e che, quando sar\u00e0 venuto il momento, le restituir\u00e0 il tesoro intatto, in un modo tale che nessuna forza sar\u00e0 mai pi\u00f9 in grado di contenderglielo o di minacciarlo in alcun modo?<\/p>\n<p>In questo caso, la sentinella non avrebbe pi\u00f9 tanta paura e tanta angoscia; non avrebbe pi\u00f9 il terrore di farsi sorprendere dal sonno, come da un nemico che striscia nel buio per colpirla e derubarla a tradimento. Non avrebbe pi\u00f9 la terribile sensazione di aver ricevuto un incarico impossibile, un incarico superiore a qualunque forza umana: e ritroverebbe la pace, perch\u00e9 il traguardo finale rientrerebbe nell&#8217;orizzonte di una prova difficile, certo, ma non pi\u00f9 impossibile; di una prova che non ci sarebbe data, se non avessimo le risorse per affrontarla e superarla.<\/p>\n<p>Il segreto, in fondo, \u00e8 tutto qui.<\/p>\n<p>Si tratta di capire che vi \u00e8 una proporzione fra il modo in cui noi abbiamo scelto di guidare la nostra vita, e il modo in cui saremo chiamati ad affrontare la crisi della morte. \u00abCrisi\u00bb nel seno etimologico della parola, ossia \u00abpassaggio\u00bb. Un passaggio impervio, ma non assurdo e, soprattutto, non impossibile.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non racchiude alcuna beffa, alcuna ironia: nel senso che a chi pu\u00f2 possiede (l&#8217;anziano, ricco di ricordi) non viene chiesto di gettare via tutto, come se non avesse nulla; ma, al contrario, di affidarlo in buone mani, per sempre.<\/p>\n<p>E, una volta sollevata dalla preoccupazione di doversi separare dal tesoro dei propri ricordi, quale persona anziana non finirebbe per essere lieta di potersi riposare del lungo cammino percorso sulle strade polverose della vita, e concedersi il ristoro del sonno?<\/p>\n<p>Quello che rende cos\u00ec amaro il pensiero della morte agli anziani, \u00e8 l&#8217;idea che tutti i loro cari ricordi, di cui essi sono i gelosi custodi, andranno dispersi e che non ne rimarr\u00e0 pi\u00f9 traccia alcuna, come se quegli eventi non fossero mai accaduti, come se quelle persone, tanto amate, non fossero mai esistite.<\/p>\n<p>Ma se si potessero convincere che questo non avverr\u00e0, che cosa li tratterrebbe ancora sulla terra, che cosa li legherebbe alla vita, in maniera cieca e irragionevole?<\/p>\n<p>Un uomo riconciliato con il proprio passato, \u00e8 un uomo pronto a partire; e un uomo che abbia la speranza di ritrovare ogni cosa di esso, \u00e8 un uomo che non teme pi\u00f9 la morte e anzi, ad un certo punto, forse arriva a desiderarla: perch\u00e9 vede in essa il mezzo per ritornare a tutto quello che ha amato nel corso della propria vita.<\/p>\n<p>Come il neonato, istintivamente, spinge verso le porte della vita, superando l&#8217;istinto di attaccamento al confortevole seno materno: cos\u00ec l&#8217;anziano, una volta che si sia rasserenato riguardo al destino dei propri ricordi, probabilmente spinger\u00e0 egli stesso verso lo spiraglio di luce che passa attraverso la morte.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un paradosso; o, se lo \u00e8, \u00e8 simile a quello della nascita.<\/p>\n<p>Noi non siamo fatti per la morte, ma per la vita. E l&#8217;anziano che si riconcilia con l&#8217;idea della morte non insegue il fantasma dei semplici ricordi, ma la prospettiva di ritrovare tutte quelle cose che gli sono state care: non nella memoria, ma su di un nuovo piano di realt\u00e0.<\/p>\n<p>Senza pi\u00f9 paure, incertezze e ambiguit\u00e0; senza pi\u00f9 quella punta di amaro che, nella vita terrena, si insinua anche nei momenti pi\u00f9 dolci, anche nelle emozioni pi\u00f9 pure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo un modo di pensare largamente diffuso, e sostenuto anche da eminenti filosofi sin dall&#8217;antichit\u00e0 (tra gli altri, Cicerone e Seneca), l&#8217;anziano sarebbe pi\u00f9 preparato psicologicamente<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[141,189,253],"class_list":["post-24541","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-filosofia","tag-lucio-anneo-seneca","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24541"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24541\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24541"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24541"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}