{"id":24540,"date":"2012-06-21T08:18:00","date_gmt":"2012-06-21T08:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/21\/quando-le-nostre-difese-ci-trasformano-nel-peggior-nemico-di-noi-stessi\/"},"modified":"2012-06-21T08:18:00","modified_gmt":"2012-06-21T08:18:00","slug":"quando-le-nostre-difese-ci-trasformano-nel-peggior-nemico-di-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/06\/21\/quando-le-nostre-difese-ci-trasformano-nel-peggior-nemico-di-noi-stessi\/","title":{"rendered":"Quando le nostre difese ci trasformano nel peggior nemico di noi stessi"},"content":{"rendered":"<p>Vivere significa anche soffrire, e soffrire significa anche sforzarsi di far cicatrizzare le proprie ferite, nonch\u00e9 elaborare delle strategie per soffrire di meno.<\/p>\n<p>A nessuno piace la sofferenza e perfino il martire pi\u00f9 autolesionista ne farebbe volentieri a meno, se solo gli si aprisse un minimo raggio di speranza: la speranza che una vita autentica, anche se minacciata dalla sofferenza, sia comunque preferibile ad una vita che, per paura della sofferenza, chiuda porte e finestre alla possibilit\u00e0 della gioia.<\/p>\n<p>Noi tutti, pertanto, nel corso della nostra vita, mettiamo a punto, pi\u00f9 o meno consapevolmente, gli atteggiamenti pi\u00f9 idonei a preservarci, fin dove possibile, dalla sofferenza; e, dove ci\u00f2 non lo sia, ad attenuarla, a far s\u00ec che i suoi morsi non riescano a penetrare fino alla carne viva della nostra anima, ma si fermino agli strati superficiali della pelle.<\/p>\n<p>Il modo pi\u00f9 ovvio di proteggersi da una aggressione \u00e8 quello di porre un ostacolo, una difesa, uno sbarramento, fra noi e il soggetto che potrebbe aggredirci: \u00e8 il sistema adottato negli zoo per contenere l&#8217;eventuale aggressivit\u00e0 delle bestie feroci nei confronti dei visitatori. Lo usano anche i sommozzatori quando si calano in acque infestate dagli squali: scendono all&#8217;interno di una struttura metallica protetta da sbarre.<\/p>\n<p>Si tratta di un modo ovvio, ma che presenta almeno due grossi inconvenienti.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che si tratta di una strategia assolutamente passiva: non offre alcun controllo sull&#8217;evolversi della situazione, si limita a fronteggiarla allorch\u00e9 essa diviene pericolosa; \u00e8 un sistema statico e per niente duttile, diciamo pure poco intelligente, perch\u00e9 non richiede alcuna intelligenza da parte di chi lo adotta: che si tratti di un genio o di un cretino, tutto quel che devono fare entrambi \u00e8 alzare le sbarre e aspettare che il pericolo passi.<\/p>\n<p>Il secondo inconveniente \u00e8 che, come tutti i sistemi poco intelligenti, pu\u00f2 ritorcersi contro chi lo adopera, nel senso che non \u00e8 sempre ben chiaro chi sia chiuso fuori e chi rimanga chiuso dentro. Una parete di sbarre metalliche pu\u00f2 proteggerci dagli assalti della tigre, sia che si trovi rinchiusa lei, sia che ci troviamo rinchiusi noi. Ma che cosa accadrebbe se, per qualunque ragione, trovandoci rinchiusi noi, non potessimo poi uscirne? Ad esempio cosa accadrebbe se la tigre si limitasse a fare la guardia presso la porta, aspettando che la fame e la sete ci inducano a tentare una sortita, per poi assalirci e sbranarci quando saremo costretti a uscire?<\/p>\n<p>Vi sarebbe poi un terzo inconveniente: quello di abituarci a contare perpetuamente su di una barriera protettiva, senza la quale, per\u00f2, saremmo perduti, perch\u00e9 non sapremmo che altro inventarci per imbastire una difesa. In altre parole, chi si abitua a stare sempre sulla difensiva, alla fine non solo disimpara ad attaccare, ma disimpara anche a difendersi: come accadde al&#8217;esercito francese nel 1940, allorch\u00e9, fidando troppo nella protezione della Linea Maginot, ritenuta imprendibile, si lasci\u00f2 sorprendere e travolgere con inaspettata facilit\u00e0 dall&#8217;abile strategia d&#8217;attacco delle divisioni corazzate tedesche.<\/p>\n<p>Fuor di metafora: la protezione contro le sofferenze, che noi ci costruiamo nel corso della vita, il pi\u00f9 delle volte \u00e8 una protezione statica, passiva e poco intelligente. Consiste nel tenerci lontani da certe situazioni o nell&#8217;anestetizzare le parti pi\u00f9 sensibili ed esposte, ovvero la sfera dei sentimenti, nella maggior misura possibile. Ma tutto questo finisce spesso per ritorcersi contro di noi, perch\u00e9, se ci tiene lontani dal pericolo, ci tiene per\u00f2 anche lontani dalle situazioni favorevoli e gratificanti, o che sarebbero tali potenzialmente; inoltre ci rende prevedibili e ripetitivi nei nostri comportamenti, per cui non siamo neanche del tutto sicuri di poter reggere a un attacco inaspettato.<\/p>\n<p>Insicuri e prigionieri di noi stessi, delle nostre stesse difese: potremmo immaginare una situazione pi\u00f9 sfavorevole, nella quale ci precludiamo ogni occasione possibile di bene, mentre non siamo neppure certi di poter tenere a bada le occasioni di sofferenza?<\/p>\n<p>Dobbiamo fare molta attenzione, dunque, allorch\u00e9 elaboriamo e mettiamo a punto la nostra personale strategia contro la sofferenza, perch\u00e9 rischiamo di chiuderci con le nostre stesse mani in una prigione dalla quale, forse, quando vorremmo uscirne, non troveremo il modo per farlo, perch\u00e9 avremo smarrito la chiave. \u00c8 relativamente facile mettersi al sicuro dentro una gabbia, ma non \u00e8 altrettanto certo che si sar\u00e0 capaci di uscirne, quando lo si vorr\u00e0 fare.<\/p>\n<p>Stiamo parlando di sentimenti: ci\u00f2 che di pi\u00f9 delicato, di pi\u00f9 fragile, di pi\u00f9 preziosa esista nella vita umana. Metterli sotto chiave \u00e8 sempre una soluzione estrema e sproporzionata, anche, se, dopo aver patito una acuta sofferenza, questa \u00e8 la cosa che istintivamente ci viene da fare. Per\u00f2, una volta che lo avremo fatto, e che ci saremo protetti con delle solide sbarre d&#8217;acciaio, ci potrebbe accadere di voler riacquistare la nostra libert\u00e0 di movimenti, e di non esserne pi\u00f9 capaci.<\/p>\n<p>Sarebbe una amara ironia quella di finire prigionieri delle nostre stesse sbarre e di scivolare in una sofferenza peggiore di quella che avevamo creduto di esorcizzare, condannandoci da soli all&#8217;impotenza, alla solitudine e allo scoraggiamento. Molto probabilmente, finiremmo per perdere anche la stima di noi stessi: ci sentiremmo delle nullit\u00e0, pensando di dover ringraziare proprio noi stessi della nostra sofferenza.<\/p>\n<p>La stima di s\u00e9 rappresenta sempre un fattore importantissimo nelle battaglie della vita: perch\u00e9 la vita \u00e8 fatta anche di battaglie, di battaglie pressoch\u00e9 quotidiane, che ci piaccia o no. Abbiamo detto che \u00e8 fatta &quot;anche&quot; di battaglie e non &quot;solo&quot; di battaglie, per cui i guerrieri da strapazzo e i superuomini da supermercato possono anche rilassarsi: in essa non si deve solo imparare a combattere e, comunque, il combattimento in cui pi\u00f9 facilmente si riesci vincitori \u00e8 quella forma di difesa mobile che consiste nel sapersi mettere in gioco.<\/p>\n<p>Quella di mettersi in gioco \u00e8 la strategia opposta alla difesa passiva e poco intelligente della gabbia d&#8217;acciaio: invece di aspettare che il nemico ci aggredisca, noi gli andiamo incontro, ma lo facciamo con la piena consapevolezza che potremo soffrire, anzi che soffriremo certamente, perch\u00e9 la sofferenza \u00e8 inseparabile dalla vita, ma che potremo incontrare anche la gioia: ed \u00e8 praticamente impossibile accedere a quest&#8217;ultima se si profondono tutte le proprie energie unicamente nel tenere ben munite le difese &#8211; le sbarre della gabbia in cui ci si vuol rinchiudere.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 certo, certissimo che quelle sbarre rinchiuderanno noi, non il pericolo da cui volevamo proteggerci: noi non possiamo mettere in gabbia il mondo intero, ma solo noi stessi; e, anche se potessimo mettere in gabbia il mondo intero, alla fine saremmo pur sempre noi chiusi in gabbia: perch\u00e9 la gabbia non corrisponde alla porzione minore di spazio, ma alla porzione di spazio in cui si \u00e8 rimasti da soli e dalla quale non si pu\u00f2 uscire.<\/p>\n<p>\u00c8 una strategia rischiosa? Forse; ma non pi\u00f9 di quanto lo sia quella della difesa passiva, ossia quella delle sbarre e della gabbia. Finch\u00e9 noi siamo fuori, possiamo essere aggrediti, ma possiamo anche difenderci meglio; possiamo girare intorno all&#8217;ostacolo o al pericolo; possiamo, soprattutto, conservare libert\u00e0 di movimenti rispetto a tutte le altre cose belle che forse ci verranno incontro, ma che, se fossimo dietro le sbarre, non potremmo accogliere.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra cosa. Per guarire dalle ferite, bisogna dar loro la possibilit\u00e0 di cicatrizzarsi; tenersi fuori dalla portata delle ferite stesse \u00e8 un modo come un altro per fuggire davanti alla realt\u00e0, a tutta la realt\u00e0, quella bella non meno di quella brutta; senza contare che, in tal modo, la nostra anima non imparer\u00e0 mai a medicare da se stessa le proprie ferite.<\/p>\n<p>Per\u00f2, si potrebbe obiettare, vi \u00e8 il pericolo di riceve delle ferite morali, dalle quali nessuno pu\u00f2 guarire: e sarebbe una pazzia non tenere conto di un rischio del genere. \u00c8 vero, vi sono delle ferite mortali: ma la conclusione \u00e8 stata maggiore della premessa: forse che, per evitare gli incidenti mortali, bisogna rinunciare a guidare la macchina? Piuttosto, sar\u00e0 meglio imparare a guidarla con prudenza, a evitare le situazioni pericolose, a non scherzare con la morte; dunque, sar\u00e0 opportuno imparare a conoscere meglio anche se stessi, per potersi valutare in modo giusto e per valutare i fattori di rischio.<\/p>\n<p>Chi ha una vista debole o i riflessi lenti, non dovrebbe infilare l&#8217;autostrada, di notte, alla massima velocit\u00e0 consentita; e chi ha imparato a conoscersi come imprudente, avventato, impulsivo, non dovrebbe esporsi in situazioni ove queste sue caratteristiche lo candiderebbero, con molta probabilit\u00e0, a insuccessi, fallimenti, dispiaceri.<\/p>\n<p>Il &quot;conosci te stesso&quot; \u00e8 dunque, ancora una volta, l&#8217;elemento decisivo per sapere come porsi nei confronti della sofferenza: perch\u00e9 vi sono sofferenze che ci piombano addosso nostro malgrado, ed altre che ci siamo andati letteralmente a cercare, anche senza rendercene conto. Appunto questo \u00e8 il guaio dell&#8217;inconsapevolezza: il fatto di andare a mettersi in situazioni difficili o pericolose senza aver saputo valutarle e riconoscerle come tali.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che si debba sempre tenersi lontani da tutti i fattori di rischio, perch\u00e9, talvolta, vi sono dei rischi che bisogna essere disposti a correre, se si vuol realizzare un pi\u00f9 importante obiettivo; il male \u00e8 porsi nei pericoli senza averne una adeguata coscienza. Cos\u00ec come il mediocre nuotatore non dovrebbe spingersi troppo al largo, e nessun nuotatore, per quanto allenato, dovrebbe tuffarsi nell&#8217;acqua fredda durante la digestione di un pasto abbondante, allo stesso modo bisogna sapersi regolare nell&#8217;ambito della propria vita affettiva e sentimentale: conoscere se stessi, valutare i fattori di rischio e decidere il da farsi solo a ragion veduta.<\/p>\n<p>Anche se la cultura dominante ama esaltare il gusto del rischio, bisogna comprendere che vi \u00e8 un modo intelligente e un modo assolutamente stupido di affrontare i rischi. Non stiamo facendo l&#8217;elogio dell&#8217;atteggiamento calcolatore, ci mancherebbe altro: anzi, abbiamo detto poc&#8217;anzi, e lo ribadiamo, che la cosa migliore, in linea di massima, \u00e8 accettare una certa percentuale di rischio nelle cose e, quindi, sapersi mettere in gioco anche nella sfera della propria vita affettiva.<\/p>\n<p>Mettersi in gioco, per\u00f2, non vuol dire buttarsi avanti a testa bassa, come degli aspiranti al suicidio: nell&#8217;urto contro il muro, a rompersi sarebbe la nostra testa, non il muro. Questo concetto deve essere ben chiaro: non sarebbe un coraggioso, ma semplicemente un pazzo, colui che, davanti a una tigre infuriata, aprisse la porta della gabbia e sfidasse la belva a mani nude, senza la bench\u00e9 minima esperienza di come ci si debba comportare in un caso del genere.<\/p>\n<p>Il domatore ha faticato anni e anni per imparare come ci si deve comportare con le bestie feroci; ha fatto il suo apprendistato per gradi, quasi sempre con l&#8217;aiuto di assistenti, guadagnandosi, a poco a poco, il rispetto e forse il timore da parte di esse. Ha imparato che, nello scontro delle due volont\u00e0, vince quella che non mostra segni di paura: non quella che non sa cosa sia la paura. Chi non sa cosa sia la paura \u00e8 soltanto un incosciente, che gioca inutilmente con la propria vita e che, prima o poi, finir\u00e0 per perderla. La fortuna pu\u00f2 aiutare i pazzi, gli incoscienti e gli ubriachi per una volta, forse anche per due: ma poi li abbandona al loro inevitabile destino.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 in contrasto con la cultura oggi dominante, che, specie nel campo dei sentimenti (ma anche in quello degli affari, come \u00e8 logico che sia in regime di capitalismo trionfante), esalta oltre ogni limite la pretesa bellezza del rischio, ed esorta tutti quanti a buttarsi come pazzi nelle situazioni pi\u00f9 difficili, intricate e potenzialmente cariche di sofferenza. Vi sono perfino dei ciarlatani, che si spacciano per maestri spirituali, i quali esortano i loro discepoli ad esporsi ad ogni rischio, perch\u00e9 solo cos\u00ec, essi dicono, l&#8217;anima si fortifica e diventa capace di dominare le situazioni. Purtroppo, i cimiteri sono pieni di discepoli scriteriati che hanno preso alla lettera questi discutibili insegnamenti e che hanno perso vita per aver voluto giocare con cose pi\u00f9 grandi di loro.<\/p>\n<p>No, non si deve scherzare con i rischi della vita; soprattutto, non ci si deve mettere in situazioni di rischio senza conoscerle e senza conoscersi. Se si esaminasse una ipotetica statistica delle pi\u00f9 gravi sofferenze affettive e delle loro disastrose conseguenze, si scoprirebbe, crediamo, che in quelle situazioni \u00e8 mancato uno dei due fattori di conoscenza, quella di s\u00e9 o quella dell&#8217;altro, o forse che sono mancati entrambi.<\/p>\n<p>Proteggersi \u00e8 giusto, quindi; anzi, \u00e8 doveroso nei confronti di noi stessi. Ma stiamo attenti a non finire prigionieri della nostra stessa gabbia protettiva. Ce n&#8217;\u00e8, di mondo, al di l\u00e0 delle sbarre, che attende di essere esplorato: ci sono terre e mari sconfinati, pieni anche di cose belle&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vivere significa anche soffrire, e soffrire significa anche sforzarsi di far cicatrizzare le proprie ferite, nonch\u00e9 elaborare delle strategie per soffrire di meno. 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