{"id":24538,"date":"2007-09-20T11:36:00","date_gmt":"2007-09-20T11:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/20\/dobbiamo-rompere-lassedio-della-bruttezza-e-della-stupidita\/"},"modified":"2007-09-20T11:36:00","modified_gmt":"2007-09-20T11:36:00","slug":"dobbiamo-rompere-lassedio-della-bruttezza-e-della-stupidita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/20\/dobbiamo-rompere-lassedio-della-bruttezza-e-della-stupidita\/","title":{"rendered":"Dobbiamo rompere l&#8217;assedio della bruttezza e della stupidit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Due grandi pericoli minacciano l&#8217;armonia e la saggezza della nostra vita, e sono entrambi figli diretti della modernit\u00e0: bruttezza e stupidit\u00e0. L&#8217;uno attenta al nostro senso del bello, l&#8217;altro al nostro desiderio del vero; e dalla loro azione congiunta ne va anche del nostro senso di ci\u00f2 che \u00e8 buono, perch\u00e9 la distorsione estetica e quella gnoseologica sfociano inevitabilmente nella distorsione morale. Quando si innamorano delle cose brutte e si lasciano irretire da stupidi maestri, gli uomini finiscono per diventare anche cattivi, perch\u00e9 bellezza, verit\u00e0 e bont\u00e0 sono il trinomio fondamentale che sempre procede unito.<\/p>\n<p>L&#8217;attentato al nostro senso estetico si manifesta, fondamentalmente, come scomparsa dei <em>luoghi<\/em>. Una tale affermazione, a prima vista, potrebbe suonare come paradossale: ma come, non vediamo forse ogni giorno che vengono aperte nuove banche, nuovi supermercati, nuovi centri commerciali, nuove agenzie di viaggi, nuove superstrade, rotatorie e circonvallazioni di scorrimento veloce? Certo: solo che questi non sono affatto luoghi: sono tristi non-luoghi della modernit\u00e0. Nella piazza del nostro paese, fino a pochi anni fa, c&#8217;erano parecchi negozi, vetrine da guardare, movimento di persone, di famiglie con bambini che, il sabato e la domenica, passeggiavano, guardavano, chiacchieravano. Ora ci sono soltanto banche; nessuna vetrina da guardare; nessun passeggio di persone; e, il sabato e la domenica, la piazza si popola in gran parte di immigrati stranieri che sostano sulle panchine pubbliche, formano dei gruppetti presso i telefoni pubblici; \u00e8 come se dicessero: se voi del luogo abbandonate questi spazi, se vi rinchiudete nelle vostre confortevoli villette con giardino, allora ce ne impadroniamo noi. E quel che \u00e8 accaduto nella piazza del nostro paese, sta accadendo in mille e mille piazze d&#8217;Italia, in mille quartieri, in mille borgate.<\/p>\n<p>Banche, aeroporti, supermercati, centri commerciali, sopraelevate stradali e raccordi anulari extra-urbani non sono luoghi, ma spazi anonimi e intercambiabili: potrebbero appartenere a qualsiasi paese o continente, potrebbero essere a Tokyo come a Rio de Janeiro. Qualcuno potrebbe domandare cosa ci sia di terribile in questo fatto, specialmente considerando che il mondo sembra andare nella direzione di una globalizzazione che mette sempre pi\u00f9 in relazione milioni d&#8217;individui e favorisce la loro conoscenza reciproca. Il fatto \u00e8 che nessuna conoscenza reciproca <em>reale<\/em> viene favorita dal non-luogo: in esso \u00e8 possibile non un <em>incontro<\/em>, che \u00e8 un qualcosa che avviene sempre sulla base della propria identit\u00e0 specifica, ma uno sfiorarsi <em>frettoloso e indifferente<\/em>, un toccarsi, quasi, senza nulla sapere e senza nulla comprendere dell&#8217;altro Come avviene, appunto, in un grattacielo ove vivono migliaia di persone che s&#8217;incrociano ogni giorno in ascensore, ma che non sanno nulla le une delle altre; al punto che, se un anziano muore nel suo appartamento, pu\u00f2 accadere (ed \u00e8 accaduto, e accade) che passino addirittura dei mesi prima che qualche coinquilino se ne accorga: magari per quel certo odore, assai poco gradevole, che filtra dalla porta chiusa. Solo allora ci si chiede dove sia finita quella tale persona: si chiama il fabbro e si apre quella porta che mai nessuno, prima, aveva varcato suonando il campanello.<\/p>\n<p>Formuliamo pertanto una specie di legge sociologica: <em>solo in un luogo, ossia in uno spazio che possiede un&#8217;anima, \u00e8 possibile la vera socializzazione, quindi solo in un luogo \u00e8 possibile la ricchezza dell&#8217;incontro fra l&#8217;io e il tu, fra il mio progetto di vita e il tuo, fra la mia ricerca di senso e la tua.<\/em><\/p>\n<p>E pazienza se, accanto ai luoghi, crescessero in misura esponenziale solo i non-luoghi; no: essi sono affiancati da un numero crescente di <em>anti-luoghi.<\/em> Una discoteca, ad esempio, \u00e8 un anti-luogo: la sua funzione \u00e8 quella di far s\u00ec che gli individui, abbrutendosi dal punto di vista fisico ed emozionale e azzerando scientemente la propria dimensione razionale e affettiva (le due facolt\u00e0 centrali dell&#8217;anima), regrediscano nelle zone pi\u00f9 buie e fangose del sub-conscio, <em>e il tutto con l&#8217;illusione dell&#8217;incontro<\/em>, della compagnia, del divertimento; mentre regna incontrastata, di fatto la pi\u00f9 solipsistica solitudine.<\/p>\n<p><em>&quot;Gli antropologi danno una definizione molto precisa di luogo: si tratta di \u00abuno spazio simbolizzato in cui le identit\u00e0 personale e collettiva prendono forma esprimendosi in attivit\u00e0 tipiche di una certa cultura\u00bb scrive l&#8217;antropologo Marc Aug\u00e9 nel suo volume<\/em> Non-lieux <em>(1990): Il luogo non ha soltanto una dimensione fisica, esso attribuisce ruoli, identit\u00e0 e senso storico.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il contrario di luogo \u00e8 il non-luogo, privo di questa significativit\u00e0. Un non-luogo \u00e8 uno spazio fisico ma non \u00abun luogo storico carico di significati\u00bb; esso \u00e8 anche uno spazio in cui gli individui perdono temporaneamente la loro identit\u00e0 e ne acquistano una provvisoria: a seconda del contesto si pu\u00f2 essere viaggiatore, cliente ma non il signor Tal dei Tali. Nel non-luogo &#8211; che pu\u00f2 essere una stazione, un aeroporto, un supermercato e qualche volta anche una scuola &#8211; si \u00e8 di passaggio, ci si sente omologati e spersonalizzati. Ci si sente pi\u00f9 numero che persona. I luoghi invece li sentiamo nostri, ci soggiorniamo, ci danno identit\u00e0.&quot;<\/em><\/p>\n<p>(Anna Oliverio Ferraris, &#8211; Albertina Oliverio, <em>Il mondo delle scienze sociali<\/em>, Bologna, Zanichelli, 2000, p. 221).<\/p>\n<p>Il non-luogo, pertanto, \u00e8 l&#8217;esteriorizzazione di una situazione di radicale inautenticit\u00e0 in cui si \u00e8 ridotto a vivere l&#8217;uomo moderno: e cos\u00ec come il suo spazio fisico si \u00e8 degradato a non-luogo, la lingua che egli parla \u00e8 diventata una non-lingua (ad es., l&#8217;italiano della pubblicit\u00e0 televisiva); i giocattoli con cui giocano i nostri bambini sono diventati non-giocattoli (oggetti tecnologici o, comunque, standardizzati che annullano la funzione creativa di chi li adopera), le nostre parole sono diventate non-parole (si parla di tutto ma, in realt\u00e0, di nulla: e la televisione d\u00e0 il cattivo esempio), i nostri pensieri sono diventati non-pensieri (si ripetono formulette e si crede di aver fatto un ragionamento: e qui il cattivo esempio vien proprio dalla scuola), i nostri sentimenti sono diventati non-sentimenti (ci si &quot;sente&quot; innamorati o si &quot;sente&quot; di detestare qualcuno, ma in realt\u00e0 si \u00e8 sfiorati da emozioni epidermiche e passeggere, tutto come in quel non-luogo per eccellenza che \u00e8 la &quot;casa&quot; del <em>Grande Fratello<\/em>). Infine, <em>horribile dictu<\/em> ma inesorabile conseguenza di quanto abbiamo fin qui sostenuto, le persone regrediscono allo stato di fantocci: oh, fantocci gradevoli, abbronzati e palestrati, sempre giovani, senza rughe e con tanti capelli in testa (indovina di chi stiamo parlando); ma irrimediabilmente fantocci, senza possibilit\u00e0 di redenzione, <em>perch\u00e9 inconsapevoli di essere fantocci, e anzi convintissimi di essere il non-plus-ultra dell&#8217;autenticit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Il pericolo \u00e8 proprio questo: che tutto il nostro senso del giudizio venga sovvertito; che noi, ad esempio, finiamo per trovare <em>bella<\/em> la bruttezza del non luogo; <em>interessante<\/em> la chiacchiera della non-parola; <em>profonda<\/em> la banalit\u00e0 del non-pensiero. Forse qualcuno ricorder\u00e0 quella pubblicit\u00e0 televisiva in cui si vedeva un ometto che, spaventato dall&#8217;aggressivit\u00e0 del mondo &quot;esterno&quot;, si rifugiava in un rassicurante supermercato, da cui decideva di non uscire mai pi\u00f9 (una versione moderna del <em>Barone rampante<\/em>?), si sposava, metteva al mondo dei figli, li cresceva e li aiutava a fare i compiti, il tutto sempre entro le pareti rassicuranti del supermercato. Demenziale metafora di quel ritorno all&#8217;utero materno che, nel clima impazzito della modernit\u00e0 consumista, svolge la funzione di surrogato di quel senso di sicurezza, di accoglienza e di benessere da cui siamo stati espropriati proprio dalla pianificazione politica del non-luogo ormai dilagante.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, quei genitori che scoraggiano l&#8217;uso del dialetto da parte dei propri figli e si rallegrano di vederli parlare solo e unicamente in buon italiano, per ragioni di prestigio sociale, non si rendono conto di essere portatori di un disvalore che si traduce nella partecipazione a un vero e proprio genocidio culturale. \u00c8 stato calcolato che, dei 7.000 idiomi attualmente parlati nel mondo, met\u00e0 sono ormai in via di estinzione (dati di National Geographic): il che significa che ogni due settimane una lingua scompare dalla faccia della terra. Una lingua, cio\u00e8 una cosa viva e vera: la pi\u00f9 viva e la pi\u00f9 vera che l&#8217;essere umano sia in grado di esprimere. E ci\u00f2 avviene col sorriso sulle labbra, in quanto siamo portati a interpretare l&#8217;uniformit\u00e0 linguistica &#8211; come ogni altro genere di uniformit\u00e0 &#8211; come una specie di benedizione del Cielo, un passo avanti sulla via del &quot;progresso&quot; e della &quot;modernit\u00e0&quot;. Certo, forse qualche lacrimuccia di coccodrillo siamo anche disposti a versarla per questa ecatombe; ma, si sa, sono i costi della modernit\u00e0: come era fatale che scomparissero maniscalchi e calderai, arrotini ed ombrellai. Che volete farci, \u00e8 il prezzo del progresso: chi si ferma \u00e8 perduto, bisogna sempre andare avanti. Non importa verso dove; riflettere sui fini esorbita dagli orizzonti concettuali (invero microcefali) di questo sedicente sviluppo; alla ragione strumentale basta aver chiaro il rapporto tra mezzi e fini, basta sapere che la linea pi\u00f9 breve che unisce due punti \u00e8 una retta.<\/p>\n<p>E qui arriviamo al secondo aspetto che intendiamo discutere: il dilagare, nella societ\u00e0 odierna, di una incontenibile, straripante ondata di stupidit\u00e0. Non si tratta di una impressione puramente epidermica, n\u00e9 di uno sfogo generico, ma di una dimensione antropologica i cui meccanismi sono stati lucidamente analizzati, pi\u00f9 di mezzo secolo fa, da un filosofo del peso di Jos\u00e9 Ortega y Gasset nel suo ormai classico <em>La rebeli\u00f3n de las masas.<\/em> A suo parere, gi\u00e0 nell&#8217;ultimo decennio del XIX secolo si era affermata, in Occidente, l&#8217;egemonia culturale di una nuova classe di intellettuali, gli &quot;scienziati mediocri&quot;: esperti di un campo sempre pi\u00f9 limitato del sapere, ma che, dall&#8217;alto (o dal basso) della loro suprema ignoranza di tutto il resto &#8211; per non parlare della loro assoluta incapacit\u00e0 di riflettere sulle basi teoriche della loro stessa disciplina &#8211; s&#8217;impancano a giudici infallibili di ogni ramo dello scibile umano e trinciano giudizi perentori a destra e a manca, con la stessa arrogante sicumera che deriva loro dalla <em>forma mentis<\/em> dello specialista, ci si perdoni il bisticcio linguistico, super-specializzato. E sottolineava, giustamente, che questa figura di scienziato &quot;mediocre&quot; era una assoluta novit\u00e0 nella storia; o, meglio, che era un&#8217;assoluta novit\u00e0 il peso sociale e culturale che una tale figura, sempre esistita e anche utile nel suo ristretto ambito di competenza, aveva strappato e usurpato nella societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p><em>&quot;Un tipo di scienziato senza esempio nella storia: un uomo che, di tutto ci\u00f2 che occorre sapere per essere una persona intelligente, conosce soltanto una scienza determinata, e anche di questa conosce bene solo la piccola parte di cui \u00e8 investigatore attivo. Egli arriva a proclamare virt\u00f9 questa sua carenza d&#8217;informazione per quanto rimane fuori dall&#8217;angusto paesaggio che coltiva specificamente.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ortega y Gasset aveva individuato nell&#8217;ipertrofia e nella sopravvalutazione dello specialismo la radice di questa barbarie e parlava, appunto, di &quot;barbarie dello specialismo&quot;. Un biologo molecolare che s&#8217;impanchi a predicatore di verit\u00e0 nel campo della mitologia e della religione, della storia e della paleontologia, della teologia e della filosofia, \u00e8 un barbaro che agisce da barbaro e che imbarbarisce la cultura: specialmente se trova un pubblico che lo stia ad ascoltare e, magari, dei microfoni televisivi che amplifichino oltre misura le madornali sciocchezze che snocciola senz&#8217;ombra di rossore, anzi applaudito e riverito. Maurizio Blondet, in un recente intervento dal titolo significativo <em>Il cretinismo scientifico,<\/em> ha illustrato con mordace acutezza quanto il male sia, oggi, diffuso; e, anche se &#8211; personalmente &#8211; non condividiamo l&#8217;asprezza dei toni da lui usati in chiave di polemica personale, non possiamo non dargli pienamente ragione per quanto riguarda la descrizione di un fenomeno socio-culturale che si va allargando a macchia d&#8217;olio e che bisogna essere assai miopi o in cattiva fede per non vedere, anzi per non sentirsene gravemente angustiati e doverosamente preoccupati.<\/p>\n<p>Che la modernit\u00e0 del terzo millennio sia destinata al trionfo del <em>cretinismo scientifico<\/em>? Vi sono segnali inquietanti che le cose stiano procedendo proprio in questa direzione, per cui urge correre ai ripari finch\u00e9 siamo in tempo, e reagire a una situazione che rischia di sfuggirci completamente di mano. Il mondo non pu\u00f2 e non deve essere governato dai mediocri, dagli stupidi, dai cretini; la figura del tecnico \u00e8 necessaria, ma deve stare nell&#8217;ambito che le compete, ossia di esecutore di una progettualit\u00e0 che non \u00e8 certo lui a stabilire, ma la parte pensante della societ\u00e0. Ora, pensare significa interrogarsi sui fini e non valutare le strategie per ottimizzare il risultato; mentre \u00e8 quest&#8217;ultima cosa che sta accadendo oggi: si scambia l&#8217;ottimizzazione del rapporto mezzi-fini per la l&#8217;esercizio della razionalit\u00e0 <em>tout-court.<\/em><\/p>\n<p>Guai a noi, se non sapremo elaborare una progettualit\u00e0 complessiva che ci consenta di rimettere scienza e tecnica al servizio dell&#8217;uomo; se non torneremo alla saggezza di Platone e Aristotele, che vedevano nel <em>Logos<\/em> strumentale una delle dimensioni del pensiero umano, ma non certo l&#8217;unica n\u00e9 la pi\u00f9 alta; se non ci ricorderemo che l&#8217;affettivit\u00e0, nel senso pi\u00f9 ampio del termine, \u00e8 alla radice della nostra aspirazione a un rapporto armonioso con noi stessi e con l&#8217;altro. Guai a noi se venderemo per un piatto di lenticchie (cio\u00e8 per un apparente benessere puramente materiale) la felice intuizione che solo valorizzando <em>tutte<\/em> le pi\u00f9 nobili facolt\u00e0 umane avremo un reale progresso e che, pertanto, dobbiamo consentire ad esse di esprimersi liberamente, a cominciare dalla creativit\u00e0. E cominciamo, se possibile, col lasciare che i nostri bambini giochino in maniera semplice e immediata, senza falsi giocattoli che &quot;fanno tutto da s\u00e9&quot;; ricordandoci, piuttosto, di raccontar loro una bella fiaba, prima del bacio della buonanotte!<\/p>\n<p>Guai a noi se, come effetto della bruttezza e della stupidit\u00e0 del non-luogo, della non-lingua, della non-parola, dei non-pensieri e perfino dei non-sentimenti (vero e proprio Paese di <em>Alice allo specchio<\/em>), cominceremo a innamorarci di una forma di vita totalmente inautentica, totalmente adulterata: come i cibi estrogenati e colorati che quotidianamente ingurgitiamo, come la chiacchiera insulsa e logorroica con la quale ci stordiamo ogni giorno, forse per non udire il grido di disperazione che sale dal fondo della nostra anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due grandi pericoli minacciano l&#8217;armonia e la saggezza della nostra vita, e sono entrambi figli diretti della modernit\u00e0: bruttezza e stupidit\u00e0. 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