{"id":24523,"date":"2011-06-30T06:08:00","date_gmt":"2011-06-30T06:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/30\/ma-siamo-proprio-sicuri-che-diabolik-sia-quel-maschione-che-vorrebbe-farci-credere\/"},"modified":"2011-06-30T06:08:00","modified_gmt":"2011-06-30T06:08:00","slug":"ma-siamo-proprio-sicuri-che-diabolik-sia-quel-maschione-che-vorrebbe-farci-credere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/06\/30\/ma-siamo-proprio-sicuri-che-diabolik-sia-quel-maschione-che-vorrebbe-farci-credere\/","title":{"rendered":"Ma siamo proprio sicuri che Diabolik sia quel maschione che vorrebbe farci credere?"},"content":{"rendered":"<p>Il sospetto, invero pi\u00f9 che legittimo, \u00e8 ormai vecchio di quasi sessant&#8217;anni.<\/p>\n<p>Nel lontano 1954, infatti, apparve il libro di Frederic Wertham, \u00abThe seductio of the innocent\u00bb, nel quale veniva formulata una esplicita accusa di omosessualit\u00e0 nei confronti di Batman; anzi, per essere pi\u00f9 precisi, di pedofilia, dal momento che l&#8217;oggetto del desiderio dell&#8217;Uomo Pipistrello era il suo inseparabile amichetto Robin, un ragazzino che se ne va in giro vestito in maniera piuttosto ambigua e provocante, con le gambe nude fino all&#8217;inguine, e che non si allontana mai dal suo muscoloso amico.<\/p>\n<p>L&#8217;accusa di omosessualit\u00e0 era rivolta, oltre che a Batman e Robin, anche a Wonder Woman; ma Umberto Eco, nel suo libro \u00abIl superuomo di massa\u00bb (1976), ha ripreso ed ampliato il concetto, arrivando a sostenere che TUTTI i supereroi dei fumetti e del cinema americano sono, per definizione, omosessuali impenitenti e piuttosto palesi, indipendentemente dal fatto che si decidano, una volta o l&#8217;altra, a fare &quot;outing&quot; e a confessare le loro discutibili preferenze sessuali.<\/p>\n<p>Si potrebbe osservare che l&#8217;omosessualit\u00e0 latente, dietro la facciata di un virilismo sbandierato a suon di bicipiti, ma effettivamente mai dimostrato, \u00e8 una componente tipica della cultura statunitense e che, come tale, costituisce un tratto specifico della civilt\u00e0 americana, insieme al dinamismo esasperato, all&#8217;ottimismo forzato, al gigantismo patologico e alle mille nevrosi che affliggono l&#8217;\u00abhomo americanus\u00bb, quanto pi\u00f9 egli si sente in obbligo di ostentare in continuazione, richiesto e non richiesto, forza, salute, coraggio, spirito d&#8217;iniziativa e timor di Dio (si pensi all&#8217;ambiguo e grottesco finale di un film come \u00abAmerican Berauty\u00bb, girato da Sam Mendes nel 1999 e pi\u00f9 istruttivo di mille dotti e ponderosi trattati sociologici).<\/p>\n<p>Ma il fatto \u00e8 che l&#8217;Europa e il resto del mondo non possono chiamarsi fuori da quei tic, da quelle nevrosi, da quelle ossessioni, dal momento che, ormai, il mondo intero, a cominciare proprio dall&#8217;Europa, sono diventati provincia dell&#8217;Impero americano e che la cosa \u00e8 andata tanto avanti, da non potersi pi\u00f9 considerare alla stregua di un mero fenomeno, pi\u00f9 o meno superficiale, di semplice imitazione.<\/p>\n<p>Per cui, arriva inevitabilmente il momento in cui dobbiamo domandarci fino a che punto il mito del superuomo di massa, del supereroe di cartapesta, tipica espressione, in origine, dell&#8217;immaginario psico(pato)logico americano, ci abbia contagiati e sia diventato anche una proiezione del nostro immaginario collettivo; una risposta, per quanto allucinata e alienante, del nostro inconscio alle sfide della solitudine, della frustrazione, del senso di impotenza che accompagnano fedelmente la civilt\u00e0 di massa in quanto tale, di qua come di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico.<\/p>\n<p>E dunque: possono chiamarsi fuori, i nostri &#8211; cio\u00e8 europei &#8211; supereroi del fumetto, del cinema e della televisione, dalla deriva omofila che affligge i vari Batman e Robin, le varie Wonder Woman (o le varie Xena ed Olimpia che si recitano a vicenda, guardandosi languidamente negli occhi, i versi pi\u00f9 erotici di Saffo); possono vantare n senso di identit\u00e0 sessuale pi\u00f9 saldo, rispetto ai loro colleghi&quot; d&#8217;Oltreoceano, pi\u00f9 &quot;anziani&quot; e, quindi, anche pi\u00f9 usurati dagli acciacchi della celebrit\u00e0 e dagli inevitabili vizi di una lunga stagione di potere?<\/p>\n<p>Prendiamone uno a caso, fra i nostri supereroi italiani; quello, crediamo, pi\u00f9 vicino allo spirito del supereroe statunitense, pur possedendo tratti tipicamente originali: quel Diabolik che, nel novembre del 1962, Angela e Luciana Giussani spararono nel firmamento del fumetto nostrano e che, da allora, non ha pi\u00f9 interrotto la sua entusiasmante carriera nel mondo del crimine, delle ville faraoniche, degli yacht di lusso, delle feste per vip, dei gioielli, delle belle donne e delle banche a torto ritenute inespugnabili.<\/p>\n<p>Diabolik, a uno sguardo superficiale, sembrerebbe la quintessenza della virilit\u00e0: sguardo freddo e deciso, mascella volitiva, muscoli d&#8217;acciaio e nervi inossidabili; un atletismo da fare invidia a qualunque trapezista; una vigorosa, eterna elasticit\u00e0 di movimenti; una prontezza felina; e, inoltre, una intelligenza raffinatissima, capace di concepire e realizzare i colpi pi\u00f9 audaci per impadronirsi del pi\u00f9 prezioso collier di perle dell&#8217;ereditiera o della impareggiabile collezione di gemme custodita nel caveau pi\u00f9 blindato che esista al mondo.<\/p>\n<p>E, a tutto questo, si aggiunga la passione tenace, fedele, rigorosamente monogamica, per una delle pi\u00f9 belle donne che possano popolare i sogni proibiti dell&#8217;immaginario erotico maschile: la splendida Eva Kant, biondissima, snellissima, elegantissima, anche quando veste un micro bikini e se ne sta a prendere il sole sul terrazzo di una delle numerose ville-rifugio che la diabolica coppia possiede in giro per il mondo.<\/p>\n<p>Eppure&#8230;<\/p>\n<p>Siamo sicuri che sia tutto oro, quello che luccica?<\/p>\n<p>Siamo certi che, dietro tutto questo sfoggio di gigionismo muscolare, dietro tutta questa ostentazione di intramontabile virilit\u00e0 giovanilistica, nel petto del non proprio giovanissimo supereroe (difficile dargli meno di quarant&#8217;anni, il che lo fa apparire piuttosto il padre che l&#8217;amante di Eva) batta un cuore capace di provare il brivido della passione solo per le donne bellissime &#8211; che lui, peraltro, non sfiora nemmeno con un dito, se non per narcotizzarle, derubarle o assassinarle, dato che mai nella sua vita ha tradito Eva, neppure col pensiero?<\/p>\n<p>Siamo sicuri che tanta abbondanza di attributi mascolini non celi un segreto inconfessabile, una sessualit\u00e0 meno limpida e ben definita di quel che non si crederebbe; un segreto, magari, del quale \u00e8, significativamente, il primo a trovarsi all&#8217;oscuro?<\/p>\n<p>E, tanto per cominciare, proviamo a porci una semplice, imbarazzante (per lui) domandina: se davvero lo appaga sessualmente, fino in fondo, l&#8217;abbandono tra le braccia della sua sensualissima Eva, come va che, invece di godersi tanta fortuna, smania e si agita in continuazione per violare i sistemi d&#8217;allarme delle ville miliardarie, per penetrare, preferibilmente dal retro, le collezioni di diamanti meglio custodite (violare, penetrare: psicanalisti, sbizzarritevi!): insomma, per irrompere, ma non certo dalla parte giusta, nei luoghi pi\u00f9 preziosi e pi\u00f9 protetti, pi\u00f9 allettanti e pi\u00f9 segreti, come trascinato da un bisogno compulsivo?<\/p>\n<p>E adesso, uno sguardo pi\u00f9 attento all&#8217;aspetto fisico e specialmente al volto del nostro impareggiabile supereroe di massa, al nostro affascinante principe del crimine.<\/p>\n<p>Le sopracciglia lunghissime e sottili; le ciglia, viceversa, molto distanziate e molto curate, ma altrettanto lunghe, come quelle di una donna; una certa qual languida dolcezza dello sguardo, che traluce fra i bagliori sulfurei del perfetto, impeccabile delinquente senza rimorsi e senza passioni (tranne quella della ricchezza); la bocca dalla piega morbidamente sensuale, dalle labbra sottili che lasciano intravedere una dentatura bianchissima e smagliante, degna della pubblicit\u00e0 di un dentifricio; le pieghe espressive che si formano ai lati della bocca, in particolari momenti di tensione, e che ricordano, in tutto e per tutto, quelle di un bella e provocante ragazza; le orecchie piccole, ben fatte, molto aderenti al capo; la calzamaglia che gli copre la testa e che rende quest&#8217;ultima cos\u00ec somigliante a quella di Eva (ad eccezione del nodo dei capelli di lei, raccolto in alto); il disegno elegante e alquanto civettuolo dell&#8217;apertura per gli occhi, che traccia una sorta di &quot;v&quot; al di sopra della radice del suo naso: tutto questo, a ben guardarlo, d\u00e0 un&#8217;impressione piuttosto femminile, che maschile.<\/p>\n<p>N\u00e9 giova obiettare che Diabolik, dopotutto, nasce dall&#8217;immaginario femminile e all&#8217;immaginario femminile si rivolge; che la mano che l&#8217;ha tracciato sulla carta, dandogli quella inconfondibile fisionomia, \u00e8 una mano femminile: certo, Diabolik \u00e8 un personaggio maschile ideato da una donna (Angela Giussani) e pensato, in larga misura, per un pubblico femminile; ma, come si dice, sta ai maschietti dimostrare d&#8217;essere veramente tali, una volta divenuti adulti, anche se cresciuti &#8211; e viziati &#8211; in una casa di sole donne.<\/p>\n<p>Non \u00e8 forse cos\u00ec?<\/p>\n<p>Opinare diversamente, sarebbe come asserire che un bambino, nato e vissuto tra donne, allevato e accudito da donne, \u00e8 inesorabilmente destinato a diventare un adulto omosessuale: il che non \u00e8 vero, a meno che ci si voglia arrendere al pi\u00f9 vieto determinismo positivista.<\/p>\n<p>Certo, all&#8217;inizio l&#8217;impronta ricevuta dalle donne si far\u00e0 sentire; ma poi un ragazzo dal normale orientamento sessuale non tarder\u00e0, facendo la propria strada nella vita, a ritrovare le giuste misure della propria identit\u00e0 sessuale, cio\u00e8, in poche parole, a dimostrarsi uomo, non solo in senso biologico, ma, quel che pi\u00f9 conta, in quello psichico e affettivo.<\/p>\n<p>Oppure, prendiamo in esame la predilezione di Diabolik per le pazze corse in automobile, la sua fedelissima Jaguar sempre nuova e fiammante (oppure ne possiede parecchie e le sostituisce mano a mano che sottopone il loro motore a sforzi micidiali?): al punto che lui e l&#8217;auto, quella particolare auto, formano un&#8217;entit\u00e0 unica e indivisibile; e, come \u00e8 stato detto, nessuno potrebbe immaginarsi il re del crimine al volante di un qualsiasi altro genere di macchina.<\/p>\n<p>Ce lo vedete, l&#8217;implacabile Diabolik, alla guida di una Panda o di un Maggiolino; di una Polo o, magari, di Fiat 600? Impossibile, impensabile, inimmaginabile: sarebbe come una nevicata a Ferragosto oppure, che so, come un numero di \u00abNovella 2000\u00bb o una puntata del \u00abGrande Fratello\u00bb in cui si disserti di filosofia, di spiritualit\u00e0, dei grandi valori della vita.<\/p>\n<p>Tanto varrebbe immaginarsi un fisco equo, una giustizia rapida ed efficiente, un Mezzogiorno senza la mafia, la camorra e la n&#8217;drangheta; o una Napoli senza le auto parcheggiate in terza fila e i cumuli di monnezza sulle strade e nelle piazze.<\/p>\n<p>Ma, appunto, questa passione sfrenata per le Jaguar sfreccianti nella notte (e mai un torcicollo, un dolorino reumatico; mai un raffreddore o una piccola artrosi!) \u00e8 un altro elemento di sospetto: sia perch\u00e9, palesemente, essa funge da surrogato del membro virile e della sua indomabile potenza &#8211; come se l&#8217;originale non fosse poi cos\u00ec efficiente come ci si vorrebbe dare a intendere -; sia perch\u00e9 agli uomini che adorano le auto da corsa, stravedono e sbavano per esse, tutto sommato non restano energie bastanti per cercare non in un oggetto di lamiera fatto in serie, ma in un caldo e sinuoso corpo femminile, la risposta al loro immaginario erotico.<\/p>\n<p>O sia amano svisceratamente le Jaguar, oppure si amano incondizionatamente le donne: questa \u00e8 la legge; \u00abtertium non datur\u00bb.<\/p>\n<p>Del resto, ricordate quella pubblicit\u00e0 televisiva in cui un baldo giovanotto, allorch\u00e9 incomincia a piovere, si affretta ad aprire l&#8217;ombrello per offrire riparo non alla sua fidanzata in carne ed ossa (la quale, infatti, ne rimane fuori, a prendersela tutta), ma alla sua auto nuova di vernice, cui va tutta la sua amorevole sollecitudine?<\/p>\n<p>E dunque: che ci sar\u00e0 mai, nella sessualit\u00e0 di questi uomini che non possono vivere senza la loro Jaguar, senza il loro pezzo di lamiera dal motore rombante, ma che possono benissimo astenersi dal rapporto con le donne o dosarlo con perfetta padronanza di s\u00e9, senza mai lasciarsi andare, senza mai fare una piega (si capisce, pi\u00f9 dello stretto necessario dal punto di vista fisiologico) e che, poi, si affrettano a pettinarsi i ricciolini e a ripristinare il loro prisco aspetto d&#8217;impeccabili manichini da vetrina della Upim o di Coin?<\/p>\n<p>Sia come sia, c&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna, in tutto questo; \u00e8 come quando gli adulti accostano la porta e si mettono a parlare di sesso sottovoce, perch\u00e9 i bambini non sentano (figuriamoci!, sono l\u00e0 dietro con gli orecchi spalancati e non si perdono nemmeno una parola, anzi, nemmeno un sospiro o un eloquente silenzio).<\/p>\n<p>Ormai, che volete farci?, il dubbio ci si \u00e8 insinuato nella testa e continua a ronzare, a ronzare, come una mosca fastidiosa nella quiete di una stanza dalle finestre aperte, in estate; n\u00e9 si vede il modo d&#8217;indurla a uscire, a levarsi di torno una buona volta.<\/p>\n<p>E il dubbio \u00e8 questo: sar\u00e0 poi cos\u00ec felice, sar\u00e0 poi cos\u00ec appagata, la splendida Eva Kant, in quelle ville fuori mano dove pu\u00f2 spogliarsi quanto vuole, senza un cane che l&#8217;ammiri da lontano; e dove l&#8217;unico uomo della sua vita le dorme al fianco, ma, forse &#8211; lo diciamo con timore e tremore, come si sussurra una terribile eresia &#8211; non si gira mai dalla sua parte, stanco com&#8217;\u00e8 per l&#8217;ultima impresa appena condotta a termine, e beatamente immerso nel sogno voluttuoso di una Jaguar?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sospetto, invero pi\u00f9 che legittimo, \u00e8 ormai vecchio di quasi sessant&#8217;anni. Nel lontano 1954, infatti, apparve il libro di Frederic Wertham, \u00abThe seductio of the<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30173,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[34],"tags":[211],"class_list":["post-24523","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-omosessualismo","tag-omosessualismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-omosessualismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24523","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24523"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24523\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30173"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24523"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24523"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24523"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}