{"id":24522,"date":"2014-02-26T08:37:00","date_gmt":"2014-02-26T08:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/26\/di-tanta-ira-son-capaci-i-celesti\/"},"modified":"2014-02-26T08:37:00","modified_gmt":"2014-02-26T08:37:00","slug":"di-tanta-ira-son-capaci-i-celesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/02\/26\/di-tanta-ira-son-capaci-i-celesti\/","title":{"rendered":"Di tanta ira son capaci i Celesti?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abTantene animis caelestibus irae?\u00bb (\u00abDi tanta ira son capaci i Celesti?\u00bb), chiede Virgilio, quasi smarrito, nel proemio all&#8217;\u00abEneide\u00bb, con riferimento al rancore implacabile con cui Giunone, la regina degli d\u00e8i, perseguita gli esuli Troiani.<\/p>\n<p>Giunone protegge Cartagine e sa che dai Troiani nascer\u00e0 la stirpe romana, da cui Cartagine verr\u00e0 distrutta; lo sa, perch\u00e9 \u00e8 cosa voluta dal Fato, e al Fato neppure gli d\u00e8i possono opporsi; tuttavia si sfoga a perseguitare Enea, s\u00ec che, se non pu\u00f2 impedirgli di raggiungere la foce del Tevere, vuole almeno che ogni passo in direzione dell&#8217;Italia, ogni giorno che avvicina l&#8217;eroe alla fondazione di una nuova citt\u00e0, erede della patria distrutta, sia da questi pagato ad un prezzo terribile, sia scontato con infiniti dolori e sofferenze.<\/p>\n<p>Giunone \u00e8 impossibilitata a fermare Enea; lo sa bene, pur essendo la moglie di Giove, la signora dell&#8217;Olimpo; lo sa, e ne soffre; lo sa e morde il freno, schiuma di rabbia, freme d&#8217;indignazione e d&#8217;ira impotente. Non lo fermer\u00e0, ma gli render\u00e0 amara la vita; gli render\u00e0 amaro l&#8217;arrivo nella nuova sede; gli render\u00e0 amara ogni tappa del suo fatale peregrinare: l&#8217;amore per Didone si risolver\u00e0 in tragedia; l&#8217;amicizia con Evandro coster\u00e0 la vita al figlio di lui, Pallante; il fidanzamento con Lavinia, causer\u00e0 una guerra feroce coi Latini e un grave dissidio nella casa stessa del futuro suocero, Latino, culminato nel suicidio della sua sposa, la regina Amata, e nel dramma di Lavinia, gi\u00e0 promessa a Turno, che vedr\u00e0 il suo fidanzato cadere proprio sotto il ferro di Enea. E ancora, la madre di Eurialo, che vedr\u00e0 lo strazio del figlio, caduto insieme a Niso nella sortita notturna nel campo nemico; e tante altre donne, madri e spose, che resteranno vedove, nell&#8217;uno e nell&#8217;altro schieramento; e perfino l&#8217;empio tiranno Mezenzio, che avr\u00e0 il dolore lacerante di veder morire, per mano di Enea, il suo diletto figlio Lauso, tanto migliore di lui, che generosamente aveva cercato di fare scudo all&#8217;indegno padre con il suo stesso corpo.<\/p>\n<p>Quanti dolori, quante separazioni, quanti rancori a causa dell&#8217;odio di Giunone per Enea e per i suoi compagni. E che dire di Didone, della bella, dolce, umanissima Didone, che dimentica ogni cosa per amore di Enea: i suoi doveri di regina, la fedelt\u00e0 giurata al defunto marito Sicheo; e che da ultimo, abbandonata senza tanti complimenti, sceglie di uccidersi con le sue stesse mani, non senza prima aver lanciato una terribile maledizione contro il principe troiano?<\/p>\n<p>Dunque: di tanta ira son capaci i Celesti? Sono dunque capaci di odiare come gli uomini e perfino pi\u00f9 degli uomini, loro che non conoscono vecchiaia n\u00e9 morte; loro che &#8212; secondo Lucrezio &#8211; vivono beati negli &quot;intermundia&quot;, ma che devono, anch&#8217;essi, piegare la fronte dinanzi al Fato, e rassegnarsi alla sua imperiosa necessit\u00e0, cos\u00ec come Zeus in persona aveva dovuto rassegnarsi, nell&#8217;\u00abIliade\u00bb, alla morte in battaglia del figlio Sarpedonte, presso le spiagge di Troia? Gli d\u00e8i, per Omero, possono tutto: ma non possono opporsi al Fato; e cos\u00ec per Virgilio.<\/p>\n<p>Ma Virgilio ne resta sbigottito; il suo animo pio pare che non riesca a rassegnarsi all&#8217;idea di una religione cos\u00ec impietosa, alla crudelt\u00e0 degli d\u00e8i nei confronti degli uomini, specialmente se puri di animo e rispettosi della patria, della famiglia, dei Celesti. Come \u00e8 il caso di Enea, che, per molti aspetti, sembra pi\u00f9 un sacerdote che un guerriero, e non c&#8217;\u00e8 spiaggia ove non abbia innalzato un altare e ove non abbia rivolto una fervida preghiera; Enea che, appena fa un sogno, si sforza d&#8217;interpretarlo alla luce della volont\u00e0 divina; che \u00e8 sempre giusto, umano, pietoso con tutti, anche con i nemici; che ha compassione dei giovani destinati alla morte in battaglia, che ha una viva devozione filiale per il vecchio Anchise, in onore del quale far\u00e0 tenere dei solenni giochi funebri, durante la stanza in Sicilia; che sar\u00e0 giudicato degno, lui vivo, nel regno dell&#8217;Ade, guidato dalla Sibilla Cumana, per incontrare lo spirito del padre suo e per apprendere i destini e la futura grandezza della stirpe che da lui avr\u00e0 origine in terra italica.<\/p>\n<p>Hanno scritto Rosa Castellaro e Carmelo De Leo (in: \u00abLa lingua che scriviamo\u00bb, Torino, S.E.I., 1984, 1987, pp.194-96):<\/p>\n<p>\u00abFin dai tempi pi\u00f9 lontani gli uomini hanno sentito la necessit\u00e0 di ipotizzare degli esseri superiori che potessero spiegare l&#8217;origine del mondo, le grandi energie della natura, il significato delle vicende umane e il destino dell&#8217;uomo dopo la morte.<\/p>\n<p>Sono nati cos\u00ec gli d\u00e8i, che affidati, per cos\u00ec dire, alla sola immaginazione degli uomini, sono stati concepiti numerosi, uno per ogni divinit\u00e0 o realt\u00e0 particolare, maschi e femmine, spesso imparentati fra di loro, sensibili ai sentimenti e alle passioni sperimentate dagli uomini, in tutto simili agli uomini, ma potenti e immortali abitatori dell&#8217;Olimpo, soggetti soltanto al fato universale e ineluttabile.<\/p>\n<p>Virgilio nel primo libro del&#8217;&quot;Eneide&quot; ne presenta un campionario significativo e interessante. Giunone, moglie del sommo Giove, sconvolta dall&#8217;ira e dalla gelosia, perseguita i Troiani, esuli dalla citt\u00e0 incendiata, e va a chiedere l&#8217;aiuto di Eolo, custode dei venti e delle tempeste, al quale promette in sposa la sua bellissima ninfa, Deiopea, in cambio di una terribile tempesta, che sconvolga il mare e distrugga completamente le navi troiane fino a far affogare Enea e i suoi compagni.<\/p>\n<p>Nella sua irata decisione prende esempio dalla dea Minerva, che gi\u00e0 s \u00e8 vendicata dell&#8217;offesa di Aiace d&#8217;Oileo, reo di aver abusato della sua profetessa cassandra, fulminandolo in mare durante il viaggio di ritorno in patria insieme ai suoi compagni greci; non pu\u00f2 infatti, lei, la pi\u00f9 potente dea dell&#8217;Olimpo, sopportare la prospettiva di un umiliante insuccesso, che potrebbe screditarla presso i suoi fedeli, i quali sarebbero indotti a diradare i loro omaggi sacrificali presso i suoi altari.<\/p>\n<p>Nettuno, il dio del mare, rivendica il suo incontrastato dominio sul mare e impone ai venti di ritirarsi, minacciando di castigarli col suo terribile tridente.<\/p>\n<p>Venere, madre amorosa di Enea, alla prima occasione con e lacrime agli occhi rimprovera a Giove le sue mancate promesse di protezione e di successo al viaggio del figlio, esemplare nella piet\u00e0 verso gli d\u00e8i eppure perseguitato cos\u00ec ferocemente, ottenendone un bacio di incoraggiamento e la rinnovata promessa del destino felice di Enea, nel quale sar\u00e0 coinvolta Roma e l&#8217;illimitata grandezza dell&#8217;Impero romano. Anche Giunone, promette Giove si calmer\u00e0, cambier\u00e0 atteggiamento e protegger\u00e0 i Romani, dominatori del mondo.<\/p>\n<p>Coe madre premurosa e tenera si impegna quindi a guidare il figlio nella terra di Libia, procurandogli u0paccogliebza festosa da parte della regina Didone e l&#8217;amore appassionato di lei.<\/p>\n<p>Giove, nel colloquio con Venere, incarna l&#8217;ideale del padre affettuoso e premuroso insieme a quello del dio del cielo e della terra maestoso e umanissimo, che si commuove alle sventure degli umili, riuscendo ad equilibrare dall&#8217;alto del suo potere e prestigio le passioni e le cattiverie degli altri d\u00e8i, per fare prevalere la giustizia e il destino di cui in qualche modo \u00e8 custode ed esecutore.<\/p>\n<p>Enea, oggetto di tanta feroce persecuzione e di cos\u00ec appassionata difesa e protezione, sembra un dio pi\u00f9 grande rispetto agli d\u00e8i veri, delle cui passioni \u00e8 vittima innocente; non \u00e8 lui il responsabile degli errori, delle vendette, delle insidie, delle astuzie, dei comportamenti delle divinit\u00e0, ne \u00e8 invece l&#8217;oggetto paziente e pio che far\u00e0 gridare a Virgilio la famosa accusa: &quot;Di tanta ira sono capaci i Celesti?&quot;.Virgilio, che pur presenta questi d\u00e8i, ne \u00e8 scontento e sembra quasi auspicare, attraverso la figura della maest\u00e0 serena e pacificatrice di Giove, una diversa concezione della divinit\u00e0.<\/p>\n<p>Noi sappiamo che la storia quasi immediatamente risponder\u00e0 alla insoddisfazione del poeta, mediante la manifestazione della benignit\u00e0 del Dio unico attraverso l&#8217;incarnazione di suo Figlio, Ges\u00f9 Cristo. Il dio cristiano infatti \u00e8 dio di pace e di amore che non perseguita gli uomini, ma li tratta tutti come figli suoi fino a dare la propria vita per la loro salvezza.\u00bb<\/p>\n<p>Virgilio, come tutti gli spiriti nobili e pensosi, era ossessionato dal problema del male, e particolarmente dal male che colpisce gli innocenti. Non poteva rassegnarsi all&#8217;idea di una divinit\u00e0 pi\u00f9 crudele, pi\u00f9 meschina &#8211; nel suo odio &#8211; degli esseri umani che essa va perseguitando.<\/p>\n<p>Di fatto, la religione greco-romana non era mai stata tale da assicurare un orizzonte di serenit\u00e0 e di autentica speranza ai suoi fedeli; sempre, in essa, l&#8217;elemento del capriccio, della imprevedibilit\u00e0 e della vendicativit\u00e0 dei Celesti aveva predominato. Emblematico dello stato di insicurezza in cui gli uomini vivevano \u00e8 il bassorilievo del Museo Archeologico di Aquileia, che mostra un &quot;cacator&quot;, un lordatore di luoghi sacri, fulminato da Zeus: l&#8217;uomo antico viveva nel terrore di infrangere qualche norma divina, qualche divieto sconosciuto; come Atteone che, per errore, vide Artemide bagnarsi nuda nel fiume e venne perci\u00f2 trasformato in cervo, finendo sbranato dai suoi stessi cani.<\/p>\n<p>Fu per questo, in ultima analisi, che le religioni di origine semitica &#8211; i culti di Attis, di Cibele, di Iside, di Mitra &#8212; finirono per penetrare a poco a poco nella societ\u00e0 romana e per soppiantare il paganesimo classico; essi offrivano ci\u00f2 che questo non era in gradi di offrire: una prospettiva di salvezza, in quella che lo storico Eric R. Dodds ha giustamente definito &quot;un&#8217;epoca di angoscia&quot;. Non si limitavano a prescrivere una serie di riti e di cerimonie, ma facevamo appello alle zone pi\u00f9 profonde dell&#8217;anima; e non si limitavano a un distacco pi\u00f9 o meno benevolo, ma sovente sospettoso, bens\u00ec promettevano la beatitudine nell&#8217;altra vita, in cambio di una adesione totale e incondizionata da parte dei fedeli.<\/p>\n<p>Inoltre la religione greco-romana, come tutte le religioni dei popoli indoeuropei, si muoveva entro un tempo ciclico, e l&#8217;uomo insieme ad essa; ci\u00f2 assicurava l&#8217;idea della ripetizione, del ritorno dell&#8217;uguale, della sostanziale permanenza dei cicli cosmici. Il cristianesimo, religione semitica, porter\u00e0 nel politeismo greco-romano l&#8217;idea del tempo lineare e progressivo, ossia l&#8217;idea finalistica della storia: l&#8217;uomo e il mondo non si muovono eternamente in cerchio su se stessi, ma procedono verso una meta, verso una rivelazione decisiva, che porr\u00e0 fine ai tempi della storia.<\/p>\n<p>La sensibilit\u00e0 religiosa di Virgilio, che \u00e8 stata definita pre-cristiana o &quot;naturalmente&quot; cristiana (si veda la quarta Ecloga delle \u00abBucoliche\u00bb), si muove in quella terra di nessuno che \u00e8 costituita dagli ultimi due secoli prima di Cristo e dai primi due secoli dopo Cristo: l&#8217;et\u00e0 di Lucrezio, di Cesare, di Cicerone, di Augusto: un tempo in cui i vecchi d\u00e8i greco-romani sono di fatto morti, o regrediti al livello di spauracchi per le vecchiette, ma i nuovi non si sono ancora affermati. Anche la morale \u00e8 come sospesa in un Limbo, in una tenue luce crepuscolare: \u00e8 in questa fase che Lucrezio, sulla scorta di Epicuro, formula la dottrina secondo la quale gli d\u00e8i vivono beati e impassibili negli spazi celesti: la loro dignit\u00e0 \u00e8 ripristinata, contro l&#8217;eccessivo antropomorfismo omerico e classico; ma, in compenso, gli uomini, se non hanno nulla da temere dalla loro collera, non hanno neppure niente da sperare dalla loro benevolenza. Si tratta, evidentemente, di un ateismo pratico: che siffatti d\u00e8i esistano, oppure no, per gli esseri umani ci\u00f2 non fa alcuna differenza.<\/p>\n<p>Lo sgomento di Virgilio davanti all&#8217;ira di Giunone, ira tanto pi\u00f9 ingiusta quanto pi\u00f9 Enea \u00e8 un &quot;pius&quot;, deve essere collocato in questa complessa cornice culturale e spirituale. Il suo sgomento scaturisce da una sensibilit\u00e0 religiosa molto profonda, che non pu\u00f2 trovare risposta alle sue domande nel quadro del politeismo greco-romano e che gi\u00e0 sente, pi\u00f9 o meno consapevolmente, il fascino delle religioni orientali di salvezza, senza per\u00f2 possedere ancora un preciso quadro di riferimento e, quindi, senza riuscire a placare la propria ansia esistenziale, la propria insicurezza davanti al mistero del male.<\/p>\n<p>\u00c8 nella natura umana farsi delle domande sulla vita e sulla morte, sul senso del proprio destino terreno e di quello, eventualmente, ultraterreno. Virgilio, anche sulla scorta di suggestioni orfico-pitagoriche (come si vede chiaramente nel sesto libro dell&#8217;\u00abEneide\u00bb, quello della discesa di Enea nell&#8217;Averno) cerca, come sa e come pu\u00f2, di impostare il problema e ci mostra il suo pio eroe disperatamente affannato a interrogare il Cielo, per comprendere quale sia quel senso, quale sia il suo destino e quello del suo popolo errante. Il vagare di Enea da un lido all&#8217;altro, da un&#8217;isola all&#8217;altra, da un soggiorno all&#8217;altro, ora ospite benevolmente accolto, ora combattuto come un invasore, \u00e8 simbolo di una eterna condizione umana, quella dell&#8217;&quot;homo viator&quot;, dell&#8217;uomo pellegrinante sulla Terra, alla ricerca di un orizzonte di speranza, di una certezza soprannaturale alla quale ancorare il proprio destino e in cui trovare un significato al proprio soffrire.<\/p>\n<p>In ci\u00f2 consiste la grandezza immensa di Virgilio, la sua perenne contemporaneit\u00e0: egli \u00e8 il fratello ideale di tutti gli uomini che s&#8217;interrogano, cercano, soffrono, sperano, lo sguardo rivolto in alto&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTantene animis caelestibus irae?\u00bb (\u00abDi tanta ira son capaci i Celesti?\u00bb), chiede Virgilio, quasi smarrito, nel proemio all&#8217;\u00abEneide\u00bb, con riferimento al rancore implacabile con cui Giunone,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[264],"class_list":["post-24522","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-virgilio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24522","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24522"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24522\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24522"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24522"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24522"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}