{"id":24513,"date":"2008-11-17T04:45:00","date_gmt":"2008-11-17T04:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/17\/luomo-non-possiede-solo-una-liberta-materiale-ma-anche-una-morale-perche-in-lui-vi-e-una-legge\/"},"modified":"2008-11-17T04:45:00","modified_gmt":"2008-11-17T04:45:00","slug":"luomo-non-possiede-solo-una-liberta-materiale-ma-anche-una-morale-perche-in-lui-vi-e-una-legge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/11\/17\/luomo-non-possiede-solo-una-liberta-materiale-ma-anche-una-morale-perche-in-lui-vi-e-una-legge\/","title":{"rendered":"L&#8217;uomo non possiede solo una libert\u00e0 materiale, ma anche una morale, perch\u00e9 in lui vi \u00e8 una legge"},"content":{"rendered":"<p>A proposito del concetto della libert\u00e0 umana regna, oggi, una enorme confusione; e non solo fra le persone comuni, ma anche fra coloro che &#8211; in teoria &#8211; dovrebbero essere le guide spirituali o, quanto meno, le lucide sentinelle del pensare e del sentire della societ\u00e0: i cosiddetti intellettuali.<\/p>\n<p>Questa riflessione diventa inevitabile, e abbastanza malinconica, allorch\u00e9 casi come quello di Eluana Englaro investono l&#8217;opinione pubblica e un po&#8217; tutti ci scopriamo confusi, deboli, soggetti ad impressioni ed emozioni, pi\u00f9 che sorretti da certezze e da valori irrinunciabili; e non troviamo affatto quella parola di orientamento e di umana saggezza che ci aspetteremmo dai tanti Soloni della filosofia, della sociologia, della psicologia, i quali, pure, sono solitamente cos\u00ec loquaci dalle colonne delle loro riviste patinate e cos\u00ec prodighi di opinioni, consigli ed esortazioni, finch\u00e9 si tratta di questioni inoffensive, come la diatriba sul sesso degli angeli.<\/p>\n<p>No: ancora una volta, da parte loro, abbiamo udito solo un assordante silenzio; o, peggio, un coro disarmonico e berciante di affermazioni demagogiche, superficiali, poco o niente motivate sul piano dell&#8217;etica e della razionalit\u00e0.<\/p>\n<p>N\u00e9 la cosa, in fondo, ci dovrebbe stupire. Come si pu\u00f2 pretendere di avere le idee chiare circa la portata, i limiti e i doveri connessi all&#8217;esercizio della libert\u00e0 umana, se non si possiede alcuna idea di chi sia l&#8217;uomo o se si \u00e8 elaborata di lui un&#8217;immagine stravolta, incompleta e artificiale?<br \/>\nPerci\u00f2, prima bisogna chiarirsi le idee su chi sia l&#8217;uomo; poi, si potr\u00e0 tentare di rispondere alla domanda su che cosa sia, effettivamente, la sua tanto decantata libert\u00e0 (o l&#8217;altrettanto decantata assenza di libert\u00e0).<\/p>\n<p>I nostri pretesi <em>ma\u00eetres-\u00e0-penser<\/em>, come dicevamo, non offrono alcun punto di riferimento saldo e chiarificatore: spargono dubbi a piene mani, ma non hanno la minima idea (e, forse, nemmeno la minima volont\u00e0) di dare delle risposte. La tendenza prevalente, oggi, fra i nostri filosofi, \u00e8 quella pi\u00f9 banalmente materialista, secondo la quale l&#8217;uomo \u00e8 la stessa cosa del suo corpo; le sue emozioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri, tutto \u00e8 corpo, grazie all&#8217;equivalenza: cervello, uguale corpo. Che il cervello possa essere soltanto l&#8217;organo dell&#8217;intelletto, questa semplice verit\u00e0 \u00e8 stata da essi dimenticata o seppellita sotto una mole enorme di speciosi argomenti iper-razionali.<\/p>\n<p>Un esempio di questa posizione, talmente rozza ed elementare che non meriterebbe nemmeno la qualifica di filosofia, \u00e8 dato dalla quella di Umberto Galimberti, della quale ci siamo gi\u00e0 occupati in un paio di precedenti lavori, per cui non vi torneremo sopra ulteriormente (cfr. F. Lamendola, \u00abUmberto Galimberti e la morale del cristianesimo\u00bb; e \u00abNell&#8217;ambivalenza corporea di Galimberti, la riproposizione di un relativismo radicale\u00bb, entrambi consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Dopo aver cercato da tutte le parti, fra gli intellettuali che oggi vanno per la maggiore, siamo giunti, pertanto, alla conclusione che essi ne sanno, su queste cose, meno dell&#8217;uomo comune; e ci siamo visti costretti, per cos\u00ec dire, a interrogare &#8211; oltre ai grandi filosofi del passato &#8211; la dignitosa saggezza dei nostri genitori e dei nostri nonni; di persone colte, che pure non si ritenevano e non erano considerate degli intellettuali, ma che hanno lasciato una traccia chiara e durevole nell&#8217;animo di coloro, a cominciare dai giovani e dagli studenti, che hanno avuto modo di ascoltarne la parola.<\/p>\n<p>Tra queste persone, che una o due generazioni fa erano ancora numerose &#8211; come insegnanti, come sacerdoti o anche, semplicemente, come conoscenti, per non parlare dei genitori o dei nonni &#8211; ci piace qui ricordare quella di Pasquale Margreth, gi\u00e0 preside dell&#8217;Istituto Magistrale diocesano di Udine, negli anni intorno alla met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 cittadine, gi\u00e0 da diverso tempo, hanno deciso di dedicargli il nome di una strada; ad onta di ci\u00f2, crediamo che ben poche persone, sia a Udine che &#8211; a maggior ragione &#8211; fuori di essa, sappiano qualche cosa di lui; cos\u00ec come, ad esempio, le nuove generazioni sanno poco e niente di quanto fosse diverso il volto della loro citt\u00e0 soltanto qualche decennio fa, con le innumerevoli rogge che l&#8217;attraversavano in ogni senso e col famoso \u00abtram bianco\u00bb che la univa a Tarcento, la ridente cittadina ai piedi delle Prealpi Giulie, mentre il \u00abtram verde\u00bbla collegava a San Daniele del Friuli.<\/p>\n<p>Il tempo passa impietoso su uomini e cose e tutto sembra ingoiare, tranne le figure e le opere pi\u00f9 imponenti; come se le umili vicende della vita quotidiana non contassero nulla, non fossero degne nemmeno di un ricordo.<\/p>\n<p>Noi non abbiamo conosciuto, personalmente, Pasquale Margreth: ne abbiamo sentito solo parlare; inoltre, ci \u00e8 venuto alle mani un suo corso di religione per la scuola secondaria superiore che, pur con tutti i limiti e le inevitabili semplificazioni dovuti sia al genere letterario, sia agli anni in cui fu scritto, ci ha riservato la sorpresa di una chiarezza concettuale invidiabile, tanto pi\u00f9 ammirevole se paragonata ai pretenziosi e inconcludenti sproloqui di tanti intellettuali oggi famosi, pagati profumatamente non solo per i loro libri, ma anche per i pi\u00f9 modesti e frettolosi articoli che escono, quasi distrattamente, dalle loro penne instancabili, e vanno a fare bella mostra di s\u00e9 su qualche rotocalco femminile a grandissima tiratura.<\/p>\n<p>Dunque, alla domanda: \u00abChi \u00e8 l&#8217;uomo?\u00bb, l&#8217;autore risponde che \u00e8 un composto di anima e di corpo (e poco importa, se badiamo all&#8217;essenziale, una ulteriore distinzione fra anima e spirito; o anche, come vorrebbero teosofi e antroposofi, una suddivisione ancor pi\u00f9 minuziosa e articolata delle varie sfere o livelli animici).<\/p>\n<p>Per provare che l&#8217;anima dell&#8217;uomo \u00e8 di natura spirituale, Margreth fa presente che l&#8217;uomo \u00e8 in grado di formulare dei concetti astratti ed universali; e, inoltre, che \u00e8 in grado di formulare, per mezzo dell&#8217;intelletto (ma non l&#8217;intelletto da s\u00e9, indipendentemente) dei giudizi, che possono essere tanto di natura estremamente semplice, quanto estremamente complessa. E conclude che la funzione del cervello, rispetto all&#8217;intelletto, \u00e8 quella di fornire il mezzo o strumento del pensiero all&#8217;anima dell&#8217;uomo; non quella di essere una fonte autonoma di concetti e di giudizi.<\/p>\n<p>Ma la parte pi\u00f9 significativa della sua esposizione \u00e8 quella concernente la natura della libert\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Dapprima egli sottolinea che solo l&#8217;uomo, fra tutte le creature viventi, \u00e8 dotato di libert\u00e0 di scelta, poich\u00e9 gli animali possiedono solamente l&#8217;istinto. \u00c8 questa la parte meno convincente del suo ragionamento, d&#8217;altronde conforme a un certo antropocentrismo di cui la cultura cattolica stenta a liberarsi ancora oggi. L&#8217;esempio che egli fa, dell&#8217;uomo, del cane e del cibo, sostenendo che solo l&#8217;uomo \u00e8 capace di autodisciplinarsi e di scegliere di non mangiare, mentre il cane, se lo fa, lo fa solo perch\u00e9 minacciato col bastone, \u00e8 decisamente inadeguato.<\/p>\n<p>Noi stessi possiamo testimoniare il contrario, sulla base di una semplice esperienza diretta: perch\u00e9 abbiamo vissuto a lungo con una cagnetta, di natura affettuosissima e sensibilissima, la quale per tutto il giorno si asteneva dal toccare il cibo che le veniva lasciato nella scodella, fino al nostro ritorno; e solo allora, dopo essersi precipitata a fare le feste a ciascuno di noi, in ordine di affetto (che non coincideva con l&#8217;ordine di chi si occupava materialmente di lei; e cominciando, quindi, dalla mamma), finalmente si gettava sul cibo, ingurgitandolo &#8211; affamatissima com&#8217;era &#8211; in pochi, avidi bocconi.<\/p>\n<p>Ma lasciamo perdere ci\u00f2, per non allontanarci dall&#8217;essenziale. E l&#8217;essenziale non \u00e8 che la concezione sostenuta da Margreth pecchi di eccessivo antropocentrismo (torneremo altra vola su questo aspetto e, in particolare, sulla questione dell&#8217;anima degli animali), ma che essa esprima chiaramente la distinzione fra i due generi di libert\u00e0 di cui \u00e8 in possesso l&#8217;anima umana: quella naturale e quella morale.<\/p>\n<p>Oggi regna una confusione spaventosa fra questi due piani, e si tende a identificare l&#8217;uno con l&#8217;altro, o, addirittura, a negare che esista il secondo, per risolvere la vita morale della coscienza unicamente nel primo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 ben per questo che la nostra societ\u00e0, soggiogata da una concezione puramente scientista e materialista della realt\u00e0, non si pone pi\u00f9 nemmeno l&#8217;interrogativo circa l&#8217;opportunit\u00e0 e la liceit\u00e0 delle applicazioni tecnologiche di determinate scoperte scientifiche. Se \u00e8 possibile, dal punto di vista naturale, fare una determinata cosa &#8211; cos\u00ec in genere si argomenta -, perch\u00e9 mai non si dovrebbe farla, dato che tutto \u00e8 giusto e buono quel che viene dalla ragione strumentale e calcolante?<\/p>\n<p>Ahim\u00e9, non \u00e8 cos\u00ec. Vi pu\u00f2 essere una barbarie della ragione, cos\u00ec come vi possono essere una follia e una malvagit\u00e0 della scienza. \u00c8 questo il concetto induista di <em>tamas<\/em>, ossia di oscuramento, illusione, ignoranza, che non \u00e8 detto debba accompagnarsi all&#8217;ignoranza materiale (un uomo illetterato pu\u00f2 essere pi\u00f9 spirituale e pi\u00f9 saggio di mille scienziati di un certo tipo), ma che, anzi, pu\u00f2 benissimo procedere di pari passo con un progresso tecnoscientifico senza precedenti, quale \u00e8 quello che si sta verificando sotto i nostri occhi, ma non sempre in accordo con il nostro pi\u00f9 profondo senso morale.<\/p>\n<p>Ne abbiamo gi\u00e0 parlato in diversi articoli.<\/p>\n<p>Come ha scritto il matematico Richard L. Thompson nel suo pregevole studio \u00abLe civilt\u00e0 degli alieni\u00bb (titolo originale: \u00abAlien identities\u00bb, 1993; traduzione italiana di Jackson Libri, Bresso [Milano], 1995, pp. 341):<\/p>\n<p>\u00abIl <em>&quot;tamo-guna&quot;<\/em>, l&#8217;influenza dell&#8217;ignoranza, non comporta necessariamente una mancanza di sapere e di abilit\u00e0. In effetti, un vasto sapere materiale \u00e8 perfettamente compatibile con la pi\u00f9 profonda illusione. Il progetto Mahattan nella Seconda Guerra Mondiale ne \u00e8 il \u00e8 perfetto esempio: i migliori fisici del mondo hanno usato le loro conoscenze pi\u00f9 avanzate per creare un&#8217;arma che continua ancora oggi a minacciare la sicurezza del mondo intero.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che c&#8217;erano delle ottime ragioni per costruire e utilizzare la bomba atomica. Per esempio, ha salvato la vita a milioni di americani e di giapponesi che sarebbero morti nell&#8217;invasione del Giappone, e poi se non avessimo lavorato duro per produrla prima noi, ci sarebbero arrivati prima i tedeschi o i giapponesi. Ma queste argomentazioni mostrano soltanto che l&#8217;illusione pu\u00f2 avere una struttura logica. Un&#8217;illusione pu\u00f2 essere cos\u00ec potente e pressante da rendere molto difficile vedere al di l\u00e0 di essa per percepire la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Nella letteratura vedica, Maya Danava \u00e8 l&#8217;epitome della persona estremamente progredita nella conoscenza materiale e, allo stesso tempo, profondamente immersa nell&#8217;illusione. \u00e8 famoso per aver creato delle meraviglie tecnologiche, come il <em>&quot;vimana&quot;<\/em> del re Salva (&#8230;), ma i suoi sforzi sono quasi sempre tesi a scopi illusori o distruttivi. In generale, nelle storie vediche riscontriamo che gli esseri dominati dall&#8217;ignoranza tendono a desiderare una tecnologia progredita e i poteri mistici.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, esiste una libert\u00e0 materiale ed esiste una libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>La libert\u00e0 morale \u00e8 frutto, a sua volta, di una legge morale, che gli animali &#8211; in linea di massima &#8211; non possiedono (e qui possiamo convenire con Margreth), in base alla quale l&#8217;uomo \u00e8 immediatamente consapevole di avere o non avere il <em>diritto<\/em> di compiere una determinata azione.<\/p>\n<p>Vi sono numerose azioni che \u00e8 possibile compiere, ma che non si ha il <em>diritto<\/em> di compiere &#8211; anche se, per renderle accettabili alla coscienza morale, gli esseri umani sono capaci di rivestirle speciosamente di ogni sorta di argomenti razionali, a cominciare da quello della compassione. Come ha giustamente osservato il Thompson, non venne invocato l&#8217;argomento della compassione (di voler salvare, cio\u00e8, un maggior numero di vite umane) perfino quando vennero sganciate le diaboliche bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki?<\/p>\n<p>E non \u00e8 sulla base di argomentazioni pseudo-compassionevoli che si \u00e8 deciso, con la sentenza della Corte di Cassazione, di interrompere l&#8217;alimentazione di Eluana Englaro, condannandola a morire di disidratazione e di fame (ma somministrandole sedativi affinch\u00e9 non soffra: suprema ipocrisia di quanti sostengono che ella non \u00e8 pi\u00f9 in grado di sentire nulla, perch\u00e9 tanto \u00e8 gi\u00e0 \u00abmorta\u00bb!).<\/p>\n<p>Come \u00e8 piccolo il mondo.<\/p>\n<p>Pare che l&#8217;ultimo atto della tragedia di Eluana dovr\u00e0 avere luogo proprio nell&#8217;Ospedale Civile di Udine, la citt\u00e0 di Pasquale Margreth (e nostra), dalle cui riflessioni eravamo partiti.<\/p>\n<p>Scrive, dunque, don Margreth nel primo volume del suo corso di religione \u00abVeritas et Vita\u00bb (Udine, Del Bianco Editore, quarta edizione, 1946, pp. 112-116):<\/p>\n<p>\u00abSecondo la Fede, l&#8217;essenza dell&#8217;uomo sta nel duplice principio di cui \u00e8 composto: anima e corpo.<\/p>\n<p>Tutti gli errori in cui nel corso dei secoli caddero filosofi e scienziati nel trattare la natura dell&#8217;uomo, dipendono dall&#8217;aver dimenticato questa verit\u00e0 fondamentale.<\/p>\n<p>Il corpo dell&#8217;uomo pu\u00f2 avere ed ha di fatto molte somiglianze con il corpo di altri esseri; ma ci\u00f2 che distingue l&#8217;uomo dai bruti e che lo colloca in una sfera del tutto superiore \u00e8 lo <em>spirito.<\/em> (&#8230;)<\/p>\n<p>Se al nostro occhio si presenta per la prima volta un oggetto che non abbiamo mai visto, noi ci formiamo delle immagini particolari: ripensandoci ci si riaffaccia alla memoria quell&#8217;oggetto con le qualit\u00e0 con cui l&#8217;abbiamo osservato.<\/p>\n<p>Ma se vediamo molti oggetti della stessa specie, il nostro intelletto riesce a separare le qualit\u00e0 particolari da ci\u00f2 che costituisce l&#8217;essenza dell&#8217;oggetto stesso, forma cio\u00e8 il concetto universale. Quando io ho visto molti animali feroci, leoni, tigri, iene, leopardi, se poi voglio rispondere a questa domanda: &quot;che cos&#8217;\u00e8 un animale feroce?&quot;, non penso pi\u00f9 al leone, n\u00e9 ala tigre, ecc., che ho veduti, ma all&#8217;animale, in genere, che non \u00e8 domestico, pacifico, ma violento, sanguinario, ecc.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9 io posso farmi dei concetti universali di cose astratte: ho visto molte persone virtuose, viziose, sagge, stolte; persone e cose belle, brutte, mediocri; con la potenza del mio intelletto non mi formo solo i concetti di persona virtuosa, saggia, bella ecc. ma anche di virt\u00f9, vizio, bellezza, bruttezza, saggezza ecc.<\/p>\n<p>Il nostro intelletto giunge anche a formare dei giudizi, a stabilire cio\u00e8 la convenienza o disconvenienza di due concetti fra loro. Nella semplicissima rase: &quot;Il cane \u00e8 fedele&quot; io metto in relazione due termini, quello del cane e quello di fedelt\u00e0; e trovo che il concetto di fedelt\u00e0 \u00e8 ben appropriato al cane; formulo cos\u00ec un giudizio.<\/p>\n<p>Ora se in noi c fosse solo un principio materiale, non potremmo formare n\u00e9 concetti immateriali n\u00e9 giudizi.<\/p>\n<p>Si deve pertanto conchiudere che nell&#8217;uomo vi \u00e8 un duplice principio, uno materiale, il corpo, l&#8217;altro spirituale, l&#8217;anima.<\/p>\n<p>Contro le prove per la spiritualit\u00e0 dell&#8217;anima desunte dalla capacit\u00e0 dell&#8217;intelletto di formare concetti astratti e giudizi, i materialisti oppongono che non \u00e8 l&#8217;intelletto che pensa, ma il cervello; con una lesione al cervello pu\u00f2 succedere la idiozia o lo squilibrio mentale.<\/p>\n<p>Si deve rispondere che l&#8217;uomo non \u00e8 come gli angeli una sostanza puramente spirituale, ma \u00e8 una sostanza composta di anima e corpo; gli angeli intendono per mezzo di specie intelligibili immagini infuse da Dio, <em>l&#8217;uomo, per pensare, si serve del cervello; ma questo non \u00e8 altro che il mezzo o lo strumento, non la causa del pensiero.<\/em><\/p>\n<p>Per scrivere io ho bisogno della penna, ma sono io che scrivo; nemmeno Raffaello Sanzio, con tutto il suo genio, avrebbe potuto dipingere una delle sue magnifiche tele senza il pennello; il pennello, per\u00f2, non era la causa efficiente principale del quadro, ma solo il mezzo, lo strumento.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, se la penna con cui scrivo \u00e8 guasta, la scrittura mi riesce imperfetta; se il pennello \u00e8 scadente, misero sar\u00e0 anche il quadro del pi\u00f9 grande pittore.<\/p>\n<p>Altrettanto si dica dei rapporti tra intelletto e cervello.<\/p>\n<p>La natura umana esige che i sensi portino al cervello le immagini degli oggetti; l&#8217;intelletto poi elabora le immagini e forma concetti e giudizi: per\u00f2 \u00e8 sempre lo spirito che pensa e che agisce, non la materia cerebrale.<\/p>\n<p>Insieme all&#8217;intelligenza l&#8217;uomo ha un&#8217;altra dote in cui risplende l&#8217;immagine e la somiglianza di Dio: la libert\u00e0 del volere.<\/p>\n<p>L&#8217;animale non ha volont\u00e0, non ha libert\u00e0., \u00e8 guidato dall&#8217;istinto. \u00c8 tratto necessariamente ad agire in un determinato modo a meno che qualche forza maggiore lo trattenga.<\/p>\n<p>Di fronte a un cibo che solletica la gola, l&#8217;uomo pu\u00f2 vincere il suo desiderio, il suo appetito, astenersi dal mangiare; l&#8217;animale di fronte a un cibo che lo alletta pu\u00f2 fare a meno di mangiare; ne farebbe a meno, qualora, per esempio, vedesse vicino a s\u00e9 persona pronta a percuoterlo se mangiasse quel cibo, allora \u00e8 una forza pi\u00f9 potente che lo determina, lo costringe ad astenersi dal cibo; in altre parole \u00e8 un istinto, quello della difesa o della conservazione, che supera l&#8217;istinto della gola.<\/p>\n<p>Se l&#8217;animale non sapesse determinarsi a una cosa, ci\u00f2 significherebbe che \u00e8 attratto da due forze identiche e contrarie che si neutralizzano a vicenda, cosa ben difficile nella pratica.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;uomo non \u00e8 in tali condizioni: l&#8217;uomo ha la facolt\u00e0 di scelta; pu\u00f2 fare una cosa e pu\u00f2 non farla. Uno si trova nell&#8217;occasione di rubare: da una parte sente i desiderio d&#8217;impossessarsi della somma di denaro che gli pu\u00f2 essere utile, dall&#8217;altra sente l&#8217;impero della legge morale che glielo vieta; egli si determina all&#8217;una o all&#8217;altra cosa non perch\u00e9 sia trascinato irresistibilmente, necessariamente, ad essa, ma perla sua libera elezione. (&#8230;)<\/p>\n<p>Ma qui per non creare equivoci \u00e8 necessaria una distinzione: altro \u00e8 libert\u00e0 fisica e altro \u00e8 libert\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Quella di ci abbiamo parlato finora \u00e8 la libert\u00e0 fisica, cio\u00e8 la capacit\u00e0 che l&#8217;uomo ha di fare una cosa o di non farla, farne una a preferenza di un&#8217;altra.<\/p>\n<p>Agli animali Iddio non ha dato la facolt\u00e0 di scelta nei loro atti; essi seguono ciecamente l&#8217;istinto: all&#8217;uomo invece ha dato questa capacit\u00e0 di scelta. Per\u00f2 ha aggiunto anche una <em>legge morale<\/em>, che non distrugge la libert\u00e0 fisica o naturale che sopra abbiamo descritto, ma che toglie il <em>diritto<\/em> di fare un&#8217;azione che non sia conforme a tale legge, che gl&#8217;impone <em>un dovere<\/em> di seguirla, tantoch\u00e9 se l&#8217;uomo, usando della sua libert\u00e0 fisica, s determinasse a compiere un&#8217;azione in contrasto con la legge morale, peccherebbe.<\/p>\n<p>Per ritornare all&#8217;esempio del ladro che si trova nell&#8217;occasione di rubare, diciamo che egli ha la libert\u00e0 fisica di compiere il furto, ma non ha la libert\u00e0 morale, perch\u00e9 la legge di Dio glielo proibisce&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Vi sono &#8211; lo ripetiamo &#8211; diverse cose le quali, alla luce della nostra sensibilit\u00e0 di cittadini del terzo millennio, stridono un poco nella prosa di questo brano.<\/p>\n<p>Invitiamo per\u00f2 le persone libere a ignorare quanto di anacronistico o di limitato (in senso confessionale) pu\u00f2 esservi in esso e di concentrarsi sull&#8217;essenziale, cos\u00ec come si dovrebbe sempre fare, non solo di fronte ai libri, ma anche di fronte alle persone, che troppo spesso siamo portati a giudicare sulla base delle semplici apparenze (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abOgni passo che ci porta fuori del nostro piccolo io \u00e8 una apertura che ci avvicina all&#8217;Assoluto\u00bb, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>L&#8217;essenziale \u00e8 l&#8217;idea che esiste nell&#8217;uomo, inscritta nel profondo della sua coscienza, una legge morale che gli \u00e8 connaturata e che, crediamo, gli \u00e8 stata data dall&#8217;alto, proprio per aiutarlo ad orientarsi nel labirinto delle leggi minori e imperfette che l&#8217;ambiente, di volta in volta, elabora intorno a lui (le quali possono giungere fino al limite estremo di pervertire completamente il senso di quella legge originaria).<\/p>\n<p>Se noi non teniamo fermo questo caposaldo, inevitabilmente cadremo &#8211; presto o tardi &#8211; nel relativismo etico e ci troveremo in balia di un caos di interessi contrastanti, ciascuno dei quali tender\u00e0 a sopraffare l&#8217;altro; e il mondo si trasformer\u00e0 in una foresta di belve dalle zanne insanguinate, ove nessuno avr\u00e0 compassione dell&#8217;altro, se non &#8211; forse &#8211; sulla base di un proprio preciso calcolo e di un proprio preciso tornaconto.<\/p>\n<p>I sostenitori di un tale relativismo dovrebbero inoltre assumersi la responsabilit\u00e0 di dichiarare inutili e assurdi sia i premi che i castighi, perch\u00e9 nessuno sarebbe pi\u00f9 responsabile del bene o del male compiuto, ma ognuno agirebbe puramente e unicamente in base a una libert\u00e0 naturale, paragonabile all&#8217;istinto degli animali e, di fatto, poco o punto pi\u00f9 evoluta di esso.<\/p>\n<p>Oppure, come ha fatto Hobbes, i sostenitori del relativismo etico dovrebbero avere la coerenza di esigere l&#8217;intervento di una legge estrinseca paurosa e terribile, capace di mettere ciascuno in soggezione, come il mitico mostro Leviatano; e di dichiarare pubblicamente che l&#8217;unica forma di vita associata che si addice agli esseri umani \u00e8 quella di un gregge di bruti, che la sferza del padrone tiene costantemente in rispetto, e senza la quale si getterebbero gli uni sugli altri, distruggendo in se stessi fin l&#8217;ultimo barlume di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma, in una societ\u00e0 cosiffatta, dovremmo rinunciare a ogni forma di libert\u00e0 politica e sociale, riconoscendoci assolutamente incapaci di meritarla e di gestirla; e rassegnarci a vivere sotto la sferza implacabile della legge esteriore.<\/p>\n<p>Il fatto che, al contrario, la legge degli uomini preveda delle pene maggiori o minori, a seconda delle circostanze che accompagnano la sua infrazione, tenendo conto di tutta una serie di fattori che possono aver diminuito la libert\u00e0 morale dell&#8217;uomo, \u00e8 la miglior prova che, per unanime consenso, gli esseri umani riconoscono l&#8217;esistenza di quella legge morale innata, senza la quale sarebbe una forma di inutile violenza il castigo del delinquente, cos\u00ec come sarebbero un arbitrio e un capriccio ogni premio e riconoscimento assegnati al merito.<\/p>\n<p>Solo tornando a recuperare pienamente il concetto di una nostra libert\u00e0 morale, distinta e differente da quella puramente fisica e naturale, potremo anche tornare a costruire dei rapporti sociali basati sulla perfettibilit\u00e0 dell&#8217;uomo, sulla sua aspirazione al bene, sulla sua capacit\u00e0 di operare delle scelte che siano veramente morali, proprio perch\u00e9 veramente libere.<\/p>\n<p>E solo cos\u00ec facendo potremo riscoprire il concetto ed il relativo sentimento della compassione, distinguendoli da quella loro pietosa, grottesca contraffazione che consiste nel mascherare di buone intenzioni delle scelte moralmente illecite, perch\u00e9 contrarie alla legge innata della coscienza.<\/p>\n<p>Dai suoi frutti, \u00e8 stato detto, potremo riconoscere la liceit\u00e0 morale di una determinata scelta: perch\u00e9 l&#8217;albero buono non pu\u00f2 dare frutti cattivi, n\u00e9 l&#8217;albero cattivo potr\u00e0 mai dare frutti buoni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A proposito del concetto della libert\u00e0 umana regna, oggi, una enorme confusione; 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