{"id":24512,"date":"2018-04-21T08:53:00","date_gmt":"2018-04-21T08:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/21\/di-che-cosa-abbiamo-paura\/"},"modified":"2018-04-21T08:53:00","modified_gmt":"2018-04-21T08:53:00","slug":"di-che-cosa-abbiamo-paura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/21\/di-che-cosa-abbiamo-paura\/","title":{"rendered":"Di che cosa abbiamo paura?"},"content":{"rendered":"<p>Di due cose, fondamentalmente, abbiamo paura: della nostra parte peggiore e della nostra parte migliore. La prima ci fa paura perch\u00e9 non sappiamo quanto in basso potremmo inabissarci, la seconda perch\u00e9 non sappiamo fino a quali altezze potremmo elevarci; e di entrambe perch\u00e9 intuiamo che dentro di noi abita uno sconosciuto, del quale il nostro io attuale non \u00e8 che l&#8217;involucro esterno, la maschera temporanea, che potrebbe saltare in qualsiasi momento, e lasciarci stupiti, inorriditi come all&#8217;inferno oppure rapiti in cielo. In fondo sappiamo, e lo abbiamo sempre saputo, che non sono le cose esterne a farci paura: che la paura nasce da un senso di vertigine davanti all&#8217;ignoto, e che l&#8217;ignoto pi\u00f9 grande e misterioso di ogni altro \u00e8 quello che alberga nelle nostre profondit\u00e0, non nella dimensione esterna.<\/p>\n<p>Gli uomini superficiali non vi prestano attenzione, ma gli uomini profondi &#8212; profondi nel bene o anche nel male &#8212; sono tanto pi\u00f9 spaventati, quanto pi\u00f9 si affacciano sull&#8217;orlo della voragine che si spalanca in fondo all&#8217;anima di ciascuno di noi; e la loro maggiore angoscia, rispetto a tutti gli altri, nasce dalla solitudine psicologica in cui si trovano: sanno, infatti, di essere soli, del tutto soli di fronte a un grande, a un immenso mistero, e sanno che nessun altro \u00e8 l\u00ec, n\u00e9 potrebbe mai essere l\u00ec, accanto a loro, anche se fisicamente qualcuno c&#8217;\u00e8 &#8212; mogli, figli, amici &#8212; ma non conta, anzi, \u00e8 perfino peggio, perch\u00e9 la presenza fisica degli altri fa risaltare con tanta maggiore evidenza la condizione di assoluto isolamento effettivo nel quale essi si trovano. Come condividere con gli uomini banali, che vivono in superficie, che si accontentano dell&#8217;evidenza e della immediatezza, che ciascuna anima \u00e8 qualcosa d&#8217;immenso, d&#8217;inimmaginabile, e che, quando lo si comprende e ci si avvicina alla soglia di quel mistero, si provano letteralmente le vertigini, e si \u00e8 tentati di ritrarsi con un brivido di terrore? S\u00ec, di terrore: e questo accade sia quando la chiamata viene dal basso, sia quando viene dall&#8217;alto: perch\u00e9, sulle prime specialmente, l&#8217;uomo non pu\u00f2 non sentirsi smarrito, e quindi terrorizzato, misurando in un istante le immense profondit\u00e0 che gli si spalancano davanti. Il terrore, infatti, \u00e8 la conseguenza dello smarrimento: quando non si sa pi\u00f9 dove si \u00e8, dove sono l&#8217;alto e il basso, il prima e il dopo, quello \u00e8 il terrore. Il terrore scaturisce dal fatto che l&#8217;anima si trova faccia a faccia con ci\u00f2 che \u00e8 radicalmente, totalmente altro, con ci\u00f2 che non si hanno criteri n\u00e9 parole per descrivere, che esorbita da qualunque nostra conoscenza o possibilit\u00e0: per esempio, l&#8217;incontro con una creatura proveniente da un altro mondo; oppure svegliarsi completamente al buio, chiusi in un ambiente estraneo, come in certi racconti di Edgar Allan Poe, e non capire se si ci si trova in uno spazio minuscolo o immenso, un una bara &#8212; sepolti vivi &#8212; o in una caverna e s&#8217;ignora se sia giorno o notte, presto o tardi, se si \u00e8 del tutto soli o vicino ad altri esseri umani, o chiss\u00e0 quali altre creature: tutto questo \u00e8 terrorizzante, perch\u00e9, non consentendo di prendere le misure della situazione in cui ci si trova, ci si sente nudi e indifesi.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;anima si sente impotente e disarmata quando intuisce le immense e inesplorate possibilit\u00e0 che giacciono al proprio fondo; quando intuisce che nessuna delle precedenti esperienze, e perfino nessuna fantasia o immaginazione, potrebbe spingersi cos\u00ec lontano, quanto potr\u00e0 spingersi lei, se si lascer\u00e0 afferrare e trasportare da un richiamo <em>altro<\/em>, proveniente non da questa dimensione terrena, che bene o male, ella conosce, o almeno immagina, ma da un&#8217;altra dimensione, quella del cielo o quella dell&#8217;inferno, delle quali non sa praticamente nulla, se non forse ci\u00f2 che ha letto o sentito dire, mai per\u00f2 sperimentato, se non in qualche fuggevole istante di vertigine, subito rimossa dalla memoria, proprio per la sua carica destabilizzante. Ci piace riportare qui un pensiero della psicologa Frances E. Vaughan, contenuto nel suo libro <em>Risvegliare l&#8217;intuizione, per &quot;essere&quot; di pi\u00f9<\/em> (titolo originale: <em>Awakening intuition<\/em>, New York, Anchor Academic Publishing, 1979; traduzione dall&#8217;inglese di Anna Rita Vignati Lucentini, Assisi, Cittadella, 1986, p. 138):<\/p>\n<p><em>Abraham Maslow ha richiamato la nostra attenzione sul fatto che noi temiamo le nostre possibilit\u00e0 pi\u00f9 elevate come pure quelle pi\u00f9 infime. Maslow chiam\u00f2 questa resistenza ad accettare la responsabilit\u00e0 di sviluppare le potenzialit\u00e0 non usate una &quot;evasione dal destino&quot; o &quot;la fuga dalle proprie qualit\u00e0 migliori&quot; (A. Maslow, &quot;The Fartrer Resarch of Human nature, Viking, New York, 1971, pag. 35). Nelle fantasie \u00e8 possibile rendersi conto facilmente che la paura pu\u00f2 essere stimolata non soltanto da un senso di disastro imminente ma anche da sentimenti di meraviglia e riverente timore.<\/em><\/p>\n<p>Lasciamo da parte, in questa sede, la paura delle nostre possibilit\u00e0 pi\u00f9 infime, di poterci degradare, di poter infrangere le barriere della morale, di poterci abbandonare al nostro lato pi\u00f9 oscuro e riprovevole; e consideriamo la paura opposta, quella di dare ascolto alla chiamata dall&#8217;alto e di mettere in luce le nostre possibilit\u00e0 pi\u00f9 elevate. Anche questa \u00e8 una paura vera e propria: la paura di perderci chiss\u00e0 dove, di lasciarci suggestionare da vane speranze, d&#8217;illuderci e sopravvalutare ci\u00f2 che realmente possiamo fare; e perci\u00f2 la paura di fallire miseramente, di non trovare pi\u00f9 la strada per tornare indietro, di non riuscire a scorgere alcuna via d&#8217;uscita onorevole nei confronti di impegni che potrebbero rivelarsi molto al di sopra delle nostre forze, creando delusione negli altri, con il risultato di renderci ridicoli o, peggio, patetici. Perch\u00e9 una cosa \u00e8 fallire mentre si cercava di fare ci\u00f2 che \u00e8 necessario; ma puntare in alto, e poi non esser capaci di andare sino in fondo, \u00e8 cosa assai peggiore, tale da provocare un profondo senso di frustrazione e di umiliazione: si teme di essere giudicati, di suscitare piet\u00e0 o disprezzo, e, in tutti i casi, di non essere capiti, neanche dalle persone pi\u00f9 care. <em>Ma perch\u00e9 diavolo si sar\u00e0 messo in un tale impiccio?<\/em>, penseranno gli altri; o, almeno, questo \u00e8 quel che si teme che essi potrebbero pensare.<\/p>\n<p>Tuttavia, quando si ode la voce della chiamata, alla lunga \u00e8 difficile resisterle. Certo, vi sono persone che sanno convivere con il senso di colpa per non ave risposto, per aver fatto finta di nulla; persone che non provano vergogna, n\u00e9 rimorso, per essere evase, come dice Maslow, dal loro destino, o per essere fuggite dalle loro qualit\u00e0 migliori. Non tutti, per\u00f2, ne sono capaci; e, in particolare, non ne sono capaci le persone migliori, le pi\u00f9 oneste con se stesse e con la vita: quelle che sanno, e sia pure confusamente, che ciascuno \u00e8 chiamato a fare qualcosa di buono, a realizzare un disegno armonioso, e che sottrarsi ad esso \u00e8 una vera e propria forma di diserzione, e pertanto una manifestazione d&#8217;inescusabile vigliaccheria. Ora, le persone migliori hanno anche in s\u00e9, potenzialmente, le qualit\u00e0 migliori: perci\u00f2, per una naturale attrazione fra i simili, sono proprio quelle che, prima o poi, si lasciano persuadere dalla chiamata, e mettono da parte le titubanze, per consentire alla loro parte pi\u00f9 elevata di emergere e di prendere interamente la direzione della vita interiore. A partire da quel momento, in genere esse guardano in avanti e non misurano pi\u00f9 le loro azioni con il metro che adoperavano prima: hanno accettato di entrare in una dimensione superiore, dove vigono altre leggi e dove ci\u00f2 che si chiede loro \u00e8 molto pi\u00f9 impegnativo di ci\u00f2 che facevano prima, ma anche il senso di completezza e armonia con se stessi si rivela maggiore e pi\u00f9 appagante. In breve, tali anime non potrebbero neanche immaginare di riprendere la vita anteriore: somigliano a un prigioniero il quale, dopo essere riuscito a evadere da un buio e maleodorante carcere sotterraneo, \u00e8 salito ai piani superiori del palazzo, pieni di aria e di luce, e con un vasto e bellissimo giardino che s&#8217;intravvede dai vetri dei balconi, e che per nulla al mondo consentirebbe a ridiscende le scale per tornare a rinchiudersi nei locali sotterranei.<\/p>\n<p>Non a tutti succede di ricevere una chiamata cos\u00ec chiara ed esplicita, cos\u00ec spettacolare come quella di san Paolo sulla via di Damasco; d&#8217;altra parte, \u00e8 certo che la chiarezza della chiamata \u00e8 direttamente proporzionale alle potenzialit\u00e0 di ciascuno, e anche al suo livello di evoluzione interiore; per cui chi ha grandi potenzialit\u00e0 ed \u00e8 abbastanza avanti nel percorso dell&#8217;autocoscienza, la udr\u00e0 con maggior forza di chi \u00e8 pi\u00f9 indietro o non ha grandi potenzialit\u00e0. Dire che esistono potenzialit\u00e0 diverse non equivale a una forma di determinismo, perch\u00e9 le potenzialit\u00e0 sono una cosa, e la loro esplicazione un&#8217;altra: ci\u00f2 che si pu\u00f2 vedere e giudicare dall&#8217;esterno \u00e8 solo l&#8217;esplicazione, per cui anche chi ha minori potenzialit\u00e0, se le esplica sino in fondo, pu\u00f2 fare grandi cose, forse cose assai maggiori di colui che, pur avendo delle potenzialit\u00e0 notevolissime, non si decide a tradurle in azione concreta, o la fa solo timidamente, in una misura minima. E se questo \u00e8 vero a livello materiale, ad esempio professionale o sportivo, e anche a livello intellettuale, come nel caso di un artista o di un pensatore, a maggior ragione lo \u00e8 per la sfera spirituale e morale: qui, infatti, perfino un bambino o una bambina di sei anni possono fare cose grandi se ascoltano la chiamata, superando di molto degli adulti meno generosi di loro nell&#8217;ascoltare e nel mettere in pratica l&#8217;invito che scende dall&#8217;alto. Di fatto, la storia della religione cattolica \u00e8 piena di Santi fanciulli, i quali, in una maniera che all&#8217;occhio esterno rimane sigillata, e perci\u00f2 misteriosa, hanno saputo accogliere con ammirevole entusiasmo l&#8217;invito ad essi rivolto, e hanno tracciato una strada che i loro stessi genitori hanno potuto solo ammirare da lontano.<\/p>\n<p>Ora si tratta di domandarsi se sia possibile che qualcuno fraintenda la propria chiamata, che non ne comprenda il significato, che realmente s&#8217;inganni quanto alla via che gli viene indicata. Infatti, se si desse realmente una simile eventualit\u00e0, si tratterebbe di una beffa atroce, la peggiore in cui possa incappare e fare naufragio la vita di un essere umano. Ma \u00e8 possibile, una cosa del genere? A ben guardare, ci si accorge che non \u00e8 possibile fraintendere la chiamata: se qualcuno, a causa di essa, viene portato fuori strada, ci\u00f2 dipende dal fatto che ha scambiato la chiamata dal basso con quella dall&#8217;alto; e che gi\u00e0 il solo fatto di aver potuto cadere in una tale confusione attesta che costui non aspirava alle altezze, ma anelava segretamente a sprofondarsi nei tenebrosi abissi del male. \u00c8 sempre valida l&#8217;aurea legge secondo la quale l&#8217;albero buono non potr\u00e0 mai produrre frutti cattivi, n\u00e9 l&#8217;albero cattivo frutti buoni. Non pu\u00f2 accadere che un&#8217;anima disposta al bene scambi le tenebre per la luce: il demonio pu\u00f2, talvolta, assumere le sembianze di un angelo, ma non lo pu\u00f2 fare oltre un certo limite: il puzzo dell&#8217;inferno, prima o poi, tradisce la sua vera identit\u00e0, e anche l&#8217;anima pi\u00f9 sprovveduta, se davvero desidera il bene, se ne accorge e si ritrae con orrore, n\u00e9 si lascia ingannare e manipolare per sempre. Se ci\u00f2, invece, accade, significa che il profondo e autentico desiderio di lei era quello d&#8217;essere ingannata: la vita non \u00e8 una beffa, n\u00e9 una commedia, n\u00e9 un&#8217;ironia, come hanno immaginato certe anime disperate, mal consigliate dalla loro stessa disperazione. Se avessero considerato meglio la cosa, e soprattutto se avessero osservato meglio gli uomini e le loro azioni, le quali, a differenza delle parole, non riescono a mentire a lungo, ma rivelano i desideri dell&#8217;anima, si sarebbero rese conto che la vita \u00e8 una cosa seria e volerla abbassare al livello di una farsa \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 rivelatore di un cattivo uso dell&#8217;intelligenza, la quale pu\u00f2 anche essere acuta nei particolari, ma terribilmente ottusa nello sguardo d&#8217;insieme. E la causa principale di una tale ottusit\u00e0 \u00e8, quasi sempre, la superbia: perch\u00e9 la persona superba non possiede abbastanza grandezza da sapersi fare piccola e adorare in ginocchio, ma, standosene ben ritta in piedi, pretende di giudicare l&#8217;universo intero sul metro del proprio orgoglio e della propria impazienza: e l&#8217;impazienza e l&#8217;orgoglio sono sempre pessimi consiglieri su qualsiasi cosa. Nulla si pu\u00f2 comprendere senza umilt\u00e0 e senza capacit\u00e0 di ascolto: e chi non sa farsi piccolo non sa ascoltare, perch\u00e9 \u00e8 troppo impegnato ad ascoltar la propria voce, trancia giudizi prima d&#8217;aver capito e, come un fanciullo inesperto, scambia le apparenze per la realt\u00e0. Questo \u00e8 l&#8217;errore tragico di Faust, e l&#8217;uomo moderno \u00e8 un uomo faustiano: crede di essere pi\u00f9 furbo del diavolo e s&#8217;illude di poterlo ingannare, mentre \u00e8 vero il contrario: che egli, a fronte del diavolo, \u00e8 meno di un fanciullo ingenuo, e tutta la sua orgogliosa intelligenza non \u00e8 che il laccio con cui verr\u00e0 legato e ridotto all&#8217;impotenza.<\/p>\n<p>Di che cosa, dunque, \u00e8 giusto e naturale aver paura? Non certo della chiamata, ma, semmai, della nostra sordit\u00e0 alla chiamata. La chiamata, quella vera, \u00e8 sempre buona, viene sempre dall&#8217;alto: se non le si presta orecchio, si vive una vita mancata, la peggior disavventura che possa capitare a un essere umano, simile a quella di un seme che non riesca a germogliare, di un fiore che non sia capace di sbocciare. L&#8217;altra, la chiamata del nemico, \u00e8 come il canto delle Sirene: facile da udire ed estremamente seducente, ma solo le anime inclinate al male le danno ascolto e se ne lasciano sviare. Perch\u00e9 la vita, ripetiamo, \u00e8 una cosa seria: non consiste nel lasciarsi sedurre e carezzare da piacevoli emozioni. Anche grattarsi la scabbia, per uno scabbioso &#8212; l&#8217;osservazione \u00e8 di Socrate &#8212; d\u00e0 un senso di piacere; ma voler trascorre la vita a grattarsi non \u00e8 degno d&#8217;un essere umano. Noi siamo fatti per le altezze: siamo chiamati a germogliare come il seme, a sbocciare come il fiore: abbiamo l&#8217;istinto della luce. In ci\u00f2 \u00e8 la nostra grandezza: ma per diventare grandi, bisogna prima sapersi fare piccoli&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di due cose, fondamentalmente, abbiamo paura: della nostra parte peggiore e della nostra parte migliore. 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