{"id":24510,"date":"2016-01-25T02:04:00","date_gmt":"2016-01-25T02:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/25\/la-devozione-tradizionale-e-superata\/"},"modified":"2016-01-25T02:04:00","modified_gmt":"2016-01-25T02:04:00","slug":"la-devozione-tradizionale-e-superata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/25\/la-devozione-tradizionale-e-superata\/","title":{"rendered":"La devozione tradizionale \u00e8 superata?"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo in un&#8217;epoca strana. La religione non si \u00e8 estinta, come avevano profetizzato i suoi nemici fin dal XVII e XVIII secolo, fra libertinismo e illuminismo, o nel XIX, con il positivismo: si pensi che Auguste Comte prevedeva di predicare la nuova Umanit\u00e0 &quot;positiva&quot;, dalla Basilica parigina di Notre Dame, entro il 1860; e Nietzsche, nel 1883, fin dalle prime pagine dello \u00abZarathustra\u00bb, aveva orgogliosamente proclamato la morte di Dio.<\/p>\n<p>Non si \u00e8 estinta la religione, per\u00f2 la sua sopravvivenza ha imboccato due vicoli ciechi opposti e speculari: il fondamentalismo, nel caso dell&#8217;islam; lo sgretolamento e l&#8217;auto-dissoluzione interna, in quello del cristianesimo. Lasciamo stare l&#8217;islamismo, che richiederebbe un discorso a parte, anche perch\u00e9 vorremmo limitare la presente riflessione all&#8217;ambito della nostra civilt\u00e0 e della nostra cultura; senza contare che, da molti indizi, \u00e8 verosimile che l&#8217;islamismo sia diventato una dottrina rivoluzionaria non per ragioni intrinseche, ma per il fatto di essere venuto (traumaticamente) a contatto con il XX secolo: il secolo rivoluzionario.<\/p>\n<p>Dunque, limitandoci al cristianesimo. Sempre pi\u00f9 spesso si assiste, e ormai \u00e8 uno stillicidio quotidiano, ad aperte manifestazioni di dubbio, d&#8217;incredulit\u00e0, di apostasia, esternate, per\u00f2, all&#8217;interno delle sedi proprie della religione cristiana, e nel bel mezzo della pastorale o della catechesi: ci sono preti che, durante la predica, mettono in dubbio il soprannaturale, mettono in forse la vita eterna, in linea, del resto, con &quot;eminenti&quot; teologi che si dicono, in qualche modo (chi sa come) cristiani, e perfino cattolici; e ci sono catechisti che proclamano di non credere nella Resurrezione di Cristo, o nell&#8217;esistenza del Paradiso e dell&#8217;Inferno. Si tratta di persone, in teoria, qualificate, le quali dovrebbero trasmettere agli altri, e, in particolare, alle giovani generazioni, il patrimonio della fede, secondo il Magistero e alla luce della Rivelazione: invece si comportano come se la chiesa o l&#8217;oratorio fossero dei luoghi di terapia di gruppo, in cui riversare tutte le loro crisi, senza alcun riguardo per lo scandalo cos\u00ec seminato e senza alcuna consapevolezza del proprio ruolo, sia istituzionale che morale, convinti, semmai, di fare opera utile, nel senso di &quot;democratizzare&quot; e &quot;sburocratizzare&quot; il rapporto fra laici e consacrati.<\/p>\n<p>Milioni di catechisti, di preti e anche di vescovi che agiscono in tal modo, hanno minato le fondamenta dell&#8217;edificio: una Chiesa ridotta in questi termini non ha pi\u00f9 ragione di esistere. Non \u00e8 pi\u00f9 una guida per la societ\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 un luogo di certezze spirituali: \u00e8 diventata una assemblea di tipo profano, nella quale si scaricano direttamente, senza filtro n\u00e9 mediazione, tutti i disagi e tutte le frustrazioni della societ\u00e0 laica. Nelle famiglie, peggio che peggio: insegnare, con le parole e soprattutto con l&#8217;esempio, il modello della vita cristiana, \u00e8 semplicemente scivolato via dal quadro dei doveri, delle responsabilit\u00e0 e delle gioie dei genitori appartenenti alle ultime generazioni; cos\u00ec come sono scivolate via molte altre cose, anche al di fuori della sfera religiosa (ma c&#8217;\u00e8 davvero un &quot;al di fuori&quot;, per chi vive seriamente il fatto religioso?). Non si tratterebbe solo di fare in modo che i bambini vadano al catechismo o che frequentino le sacre funzioni; questo, pi\u00f9 o meno, i genitori lo fanno, perch\u00e9, il pi\u00f9 delle volte, non sono disposti a rinunciare alla festa consumista del battesimo, della prima comunione e della cresima, ottime occasioni per far regali e per sfoggiare abiti firmati. Si tratta, soprattutto, di trasmetter una visione saldamente cristiana della vita, nelle piccole e grandi cose d&#8217;ogni giorno: dal modo di fare la spesa, al come e cosa guardare alla televisione, alla scelta di un film quando si va al cinema, al modo di porsi con le altre persone, nell&#8217;umile e concreta realt\u00e0 di tutti i giorni.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che manca del tutto un progetto educativo; di conseguenza, manca anche un progetto educativo cristiano. Si va avanti in ordine sparso, alla meno peggio, come la va, la va. Se sorgono dei problemi, ci si pensa volta per volta; se no, si procede per forza d&#8217;inerzia, senza farsi domande, senza operare delle scelte consapevoli: si fa come fanno tutti, come si vede fare dai personaggi dello spettacolo o dai piccoli divi del gossip. Sono loro a fare le mode, in tutto e per tutto, a cominciare dall&#8217;abbigliamento: sono loro a decidere se bisogna mostrare il seno o il ventre, oppure se bisogna avvolgersi in vestiti enormi, che nascondono le forme del corpo. E sono ancora loro a strabilie se va bene divorziare, e quante volte, e come regolarsi con l&#8217;ex marito, o con i figli; sono loro a decidere cosa pu\u00f2 fare una sessantenne, se decide di vivere una seconda giovinezza: come pu\u00f2 godersi una vita tutta nuova, piena di esperienze inedite, dopo essersi sbarazzata di quell&#8217;impiastro di marito (o viceversa, nel caso del vispo sessantenne).<\/p>\n<p>La crisi della cristianit\u00e0 riflette la crisi della modernit\u00e0, dal momento in cui i cristiani hanno smesso di pensare al &quot;mondo&quot; come al polo dialettico del loro orizzonte spirituale, e hanno scoperto che era molto pi\u00f9 facile e comodo entrare nel mondo, fare propria la prospettiva del mondo, adottare i suoi valori e i suoi punti di vista. Ma il problema \u00e8 che la nostra civilt\u00e0 \u00e8 diventata una non-civilt\u00e0, dunque un luogo di barbarie. Lo diciamo a ragion veduta. La societ\u00e0 rurale ha prodotto la civilt\u00e0 contadina: della quale si pu\u00f2 pensare tutto il bene o tutto il male che si vuole, ma \u00e8 innegabile che fosse tale, cio\u00e8 una civilt\u00e0. Il contadino era legato alla terra, alla casa, alla famiglia, a Dio, al lavoro, alle generazioni passate e future, da mille e mille fili; lavorava con convinzione, perch\u00e9 vedeva i frutti del suo lavoro; sopportava i sacrifici, per quanto duri, perch\u00e9 pensava in termini collettivi e non individualistici: lo scopo della vita non era, per lui, la felicit\u00e0 individuale, ma la continuit\u00e0 e la vitalit\u00e0 della famiglia e della comunit\u00e0, secondo la legge del Signore e nella speranza della vita eterna. La societ\u00e0 industriale, nata nel corso del XIX secolo e pienamente affermatasi nel XX, ha distrutto la civilt\u00e0 contadina, ma non ha prodotto una civilt\u00e0 nuova. \u00c8 nato il proletariato, ma non \u00e8 nata una civilt\u00e0 operaia. Una civilt\u00e0 operaia non esiste: \u00e8 una contraddizione in termini. L&#8217;operaio, alienato rispetto al suo lavoro, al luogo in cui lavora, ai membri della sua stessa famiglia, e dimentico di Dio e dell&#8217;anima, \u00e8 diventato l&#8217;ostaggio, il prigioniero di quella gabbia infernale che \u00e8 la fabbrica. Non si pu\u00f2 lavorare con gioia alla catena di montaggio; e un salario non basta a dare la dignit\u00e0 ad un essere umano. Ci vuole molto di pi\u00f9: ci vuole un legame organico con gli strumenti del lavoro, che in fabbrica non \u00e8 possibile, e con gli scopi del lavoro, che diventano remoti, incomprensibili. Che il proprietario produca, e poi riesca a piazzare sul mercato sempre maggiori quantit\u00e0 di merci, all&#8217;operaio pu\u00f2 interessare, al massimo, per la sicurezza del proprio posto di lavoro; ma nient&#8217;altro.<\/p>\n<p>Dunque: la civilt\u00e0 industriale, nella quale viviamo, \u00e8 una non-civilt\u00e0; e questo dovrebbe aiutarci a capire come mai sia venuto meno un progetto educativo e come mai anche le persone religiose, i cristiani, stiano annaspando e affogando in una palude di contraddizioni, di aporie, di cattiva coscienza. La societ\u00e0 industriale \u00e8, per forza di cose, una societ\u00e0 atea e materialista: nessuna trascendenza \u00e8 possibile, quando tutto si riduce a lavorare otto ore al giorno alla catena di montaggio, prendere un salario a fine mese, e concorrere al consumo di una valanga crescente di beni e di servizi che paiono fatti apposta per deteriorarsi in fretta e obbligare il consumatore e gettarli via, per acquistarne di nuovi. In questo circolo vizioso, che, guardato con un minimo di lucidit\u00e0 e di distacco, \u00e8 semplicemente pazzesco, per non dire demoniaco, non esiste spazio possibile per il sacro, per lo spirituale, per il divino; ma non esiste neppure spazio possibile per il dialogo, per l&#8217;affettivit\u00e0, per la cultura. Tutto \u00e8 ridotto a merce, a cominciare dal tempo; tutto viene piegato alla logica della produzione, del consumo forzato e del profitto. Le famiglie vanno in corto circuito per mancanza di tempo, di dialogo, di affettivit\u00e0; la scuola e l&#8217;universit\u00e0 vanno in corto circuito perch\u00e9 non hanno pi\u00f9 l&#8217;obiettivo di diffondere una istruzione e una cultura disinteressate, ma sempre tengono un occhio rivolto al mondo del lavoro, agli sponsor, ai possibili finanziatori, alla possibile convenienza materiale. Tutto, a cominciare dalla difesa dei posti di lavoro degli insegnanti &#8212; con una popolazione scolastica in costante calo, conseguenza del crollo demografico &#8212; \u00e8 pensato ed eseguito non in vista di obiettivi &quot;puri&quot;, cio\u00e8 disinteressati, ma sempre e solo tenendo conto dell&#8217;utile e del vantaggioso. Stessa cosa per la politica: essa non serve pi\u00f9 a governare, ma ad assicurare stipendio e poltrone alla classe dei politici che vivono in un mondo tutto loro, fatto di privilegi tali da far impallidire quelli degli ordini superiori nell&#8217;<em>Ancien r\u00e9gime<\/em>.<\/p>\n<p>E adesso torniamo al punto iniziale: alla crisi della cristianit\u00e0 e alla difficolt\u00e0 della devozione &quot;tradizionale&quot;. In realt\u00e0, la devozione non \u00e8 &quot;tradizionale&quot; o &quot;moderna&quot;: c&#8217;\u00e8, o non c&#8217;\u00e8; il fatto stesso di porsi la domanda in questi termini, indica fino a che punto si \u00e8 smarrita la giusta prospettiva delle cose. Il cristiano dei nostri tempi, si dice da pi\u00f9 parti, a cominciare da molti teologi, o sedicenti tali &#8212; non pu\u00f2 pi\u00f9 credere alla maniera dei nostri nonni o bisnonni, perch\u00e9 il mondo \u00e8 cambiato e le persone sono diventate &quot;adulte&quot;. Ora, a parte il fatto che i tempi tendono sempre a cambiare &#8212; \u00e8 il dinamismo della storia; anche se \u00e8 vero che, oggi, cambiano assai pi\u00f9 in fretta, al punto che le persone fanno fatica a tenere il passo -, resta il fatto che il cristiano di oggi pretende di essere &quot;adulto&quot; e, perci\u00f2, disdegna la devozione che gli \u00e8 stata insegnata nell&#8217;infanzia; rifiuta il Dio &quot;tappabuchi&quot; (Bonhoeffer); vuole un Dio che sparisca, che faccia come se non ci fosse, affinch\u00e9 lui, l&#8217;uomo, possa crescere in autonomia. Strana idea della paternit\u00e0: chi lo dice che il padre (o la madre) deve sparire, perch\u00e9 il figlio cresca? Pure, \u00e8 cos\u00ec: da Freud in poi, il Padre \u00e8 diventato un rivale, di cui essere gelosi; un nemico che bisogna eliminare. E la famiglia \u00e8 diventata una stanza delle torture, un luogo abietto, immondo, che merita di essere distrutto: da Kafka, a Svevo, a Pirandello, al &#8217;68, a Pasolini, Moravia (per restare in Italia), \u00e8 stata una denigrazione sistematica, livida, implacabile, della famiglia &quot;borghese&quot;. Figurarsi la famiglia cristiana: oltre che borghese, anche oscurantista, bigotta e repressa: uno spasso per i registi alla Bellocchio, per le scrittrici come Dacia Maraini. La famiglia borghese, la famiglia religiosa? Per carit\u00e0! Il matrimonio fra uomo e donna? Una prigione, un mattatoio, un manicomio: qualcosa da distruggere e da dimenticare. Strano, perch\u00e9 adesso quegli stessi intellettuali, quegli stessi militanti, quegli stessi figli o nipoti del &#8217;68, si agitano e si sbracciano a pi\u00f9 non possono, per introdurre nella legislazione il matrimonio omosessuale; non solo, anche l&#8217;adozione dei bambini da parte delle coppie omosessuali. Hanno cambiato idea sul matrimonio? E da quando? Da quando la famiglia ha riacquistato valore ai loro occhi, e si vantano di coppie omosessuali che durano da venti, trenta o quarant&#8217;anni, specchiati esempi di fedelt\u00e0 reciproca, di dedizione e di condivisione? Come mai fino a qualche anno fa sposarsi e pensar di avere dei bambini era una vergogna, una cosa da compatire, negli ambienti della cultura progressista, e adesso tutto ci\u00f2 \u00e8 diventato cos\u00ec meraviglioso, da esigere una rapidissima formalizzazione da parte del Parlamento; e cos\u00ec indispensabile e urgente, da essere divenuto l&#8217;oggetto di una conclamata &quot;battaglia di civilt\u00e0&quot;? Come mai il matrimonio eterosessuale era una roba da selvaggi con l&#8217;anello al naso, mentre ora il matrimonio omosessuale \u00e8 diventato il simbolo stesso di una societ\u00e0 che voglia definirsi civile? Sono i santi misteri della religione laicista oggi imperante in luogo della vecchia: ogni religione ha i suoi, a quanto pare. Solo che i misteri del cristianesimo venivano, e vengono, sbeffeggiati tutti i santi giorni (si pensi solo al blasfemo \u00abMistero buffo\u00bb del grande Premio Nobel per la letteratura, Dario Fo), e perfino da un certo numero di sacerdoti apostati e di falsi teologi che, pure, vogliono seguitare a qualificarsi &quot;cattolici&quot;; mentre i sacri misteri della cultura laicista e progressista, quelli sono cose estremamente serie, sulle quali non c&#8217;\u00e8 proprio nulla da ridire, a meno di essere in malafede.<\/p>\n<p>Quanto ai cristiani e alla questione della devozione, l&#8217;idea che il cristiano moderno non possa pregare e cercare Dio alla maniera dei suoi padri \u00e8 totalmente artificiale e fuorviante. A costoro bisognerebbe ricordare che Ges\u00f9 in persona disse che, per entrare nel regno dei Cieli, bisogna farsi piccoli e umili di spirito, come dei bambini. Disse proprio cos\u00ec: se ne facciano una ragione quei preti progressisti e tanto colti, che fanno citazioni in greco durante le omelie, per poi affermare che il miracolo di Cana non c&#8217;\u00e8 mai stato, e che bisogna smetterla di andare in pellegrinaggio dalla Madonna: sono loro ad essere fuori dal seminato. Dire che l&#8217;uomo moderno non pu\u00f2 credere in Dio nelle forme d&#8217;un tempo, significa sollevare un falso problema Ogni tempo ha le sue forme esteriori: per il lavoro, per la scienza, per l&#8217;arte, per il pensiero, per la religione, e persino per il gioco. Ma le forme sono solo il vestito: l&#8217;importante \u00e8 che ci sia qualcosa sotto. Se c&#8217;\u00e8 la fede, o anche la ricerca sincera della fede, le forme della preghiera diventano secondarie. Non \u00e8 vero, comunque, che il cristiano &quot;adulto&quot; dei nostri giorni non possa pregare con le Litanie lauretane. Se non pu\u00f2, \u00e8 perch\u00e9 l&#8217;ha data vinta al Diavolo, che gli sussurra: \u00abVia, non essere ridicolo! Siamo nel terzo millennio&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo in un&#8217;epoca strana. 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