{"id":24507,"date":"2008-01-09T03:04:00","date_gmt":"2008-01-09T03:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/basta-con-i-ricatti-e-le-etichette-di-destra-e-di-sinistra\/"},"modified":"2008-01-09T03:04:00","modified_gmt":"2008-01-09T03:04:00","slug":"basta-con-i-ricatti-e-le-etichette-di-destra-e-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/basta-con-i-ricatti-e-le-etichette-di-destra-e-di-sinistra\/","title":{"rendered":"Basta con i ricatti e le etichette di &#8220;destra&#8221; e di &#8220;sinistra&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Se vivessimo in una situazione normale, queste riflessioni sarebbero assolutamente inutili.<\/p>\n<p>In un situazione normale, non dovrebbe esservi bisogno di qualificarsi ideologicamente come persone \u00abdi destra\u00bb o \u00abdi sinistra\u00bb; e neanche, ovviamente, \u00abdi centro\u00bb. N\u00e9 dovrebbe esservi bisogno che lo faccia qualcun altro per noi, per garantire la nostra affidabilit\u00e0 o per bollare la nostra indegnit\u00e0.<\/p>\n<p>In un situazione normale, le persone valgono per quello che sono; non devono dichiarare le proprie simpatie politiche: lasciano parlare i fatti. Non conta quello che dicono di essere e neanche quello che gli altri dicono di loro: <em>sono<\/em>, e basta.<\/p>\n<p>Noi, per\u00f2, non viviamo in una situazione normale.<\/p>\n<p>Dai tempi di Dante Alighieri, quando orde di esiliati vagavano per l&#8217;Italia in attesa della rivincita, poco \u00e8 cambiato: siamo ancora divisi tra Guelfi e Ghibellini. E, quel che \u00e8 peggio, non ci si divide sulla base delle idee e dei comportamenti, ma su quella degli slogan e delle frasi fatte.<\/p>\n<p>Nella confusione generale, ve ne sono alcuni che approfittano per arraffare quanto pi\u00f9 denaro pubblico sia loro possibile, quante pi\u00f9 poltrone e cariche pubbliche, ovviamente di quelle ben remunerate. Quelle dove, se te ne vai lasciando un&#8217;azienda di stato in condizioni disperate, ti liquidano con una buonuscita miliardaria. E il bello \u00e8 che sono proprio questi ultimi che, se vengono pescati con le mani nel sacco, si mettono a starnazzare che i magistrati li stanno perseguitando <em>per motivi politici.<\/em><\/p>\n<p>Poveri perseguitati.<\/p>\n<p>Per\u00f2 la cosa ha una sua verosimiglianza: in un Paese dove anche la scelta della marca di stuzzicadenti da acquistare per una mensa pubblica diventa una faccenda ideologica (con relativi risvolti finanziari), certo che \u00e8 un&#8217;impresa non sempre facile quella di distinguere la giustizia comune da quella politica.<\/p>\n<p>La politica \u00e8 diventata il paravento per ogni sorta di maneggio, d&#8217;intrallazzo, di abbuffata; non vi \u00e8 cialtrone che non se ne faccia scudo per meglio organizzare le proprie ruberie o, come minimo, i propri privilegi.<\/p>\n<p>Dunque, viviamo in una situazione in cui non basta cercar di essere se stessi con coerenza e con dignit\u00e0; bisogna anche esibire il proprio tesserino, farsi identificare a prima vista come amico o come nemico.<\/p>\n<p>E allora diamogliela, questa soddisfazione: sono in tanti a rodersi il fegato perch\u00e9 ancora non sono riusciti a cucirci addosso una etichetta qualsiasi.<\/p>\n<p>Qui, per\u00f2, incominciano le difficolt\u00e0: non per astuzia e per voluta ambiguit\u00e0 da parte nostra, ma perch\u00e9 la destra e la sinistra, oggi, in Italia, <em>non esistono.<\/em><\/p>\n<p>Forse non sono mai esistite.<\/p>\n<p>Ai tempi di Cavour e dei suoi immediati successori, la Destra storica pensava alla buona amministrazione, al pareggio del bilancio, a metter su l&#8217;ossatura dello Stato unitario risparmiando fino al centesimo; e si teneva lontana da tentazioni imperialistiche e avventure coloniali. La Sinistra, quando and\u00f2 al potere nel 1876, pass\u00f2 dal liberismo economico al protezionismo, cominci\u00f2 a spendere senza riguardi, favor\u00ec il blocco degli industriali nascenti e degli eterni agrari; in politica estera si alle\u00f2 con gli Imperi Centrali assolutisti e militaristi e si lanci\u00f2 in una serie di spregiudicate imprese coloniali. Chi faceva in realt\u00e0 una politica di destra, e chi una di sinistra?<\/p>\n<p>Ma le cose si complicarono ulteriormente con la prassi del trasformismo, di cui fu maestro Depretis. Maggioranze d&#8217;interessi si formavano tra il centro della Sinistra e il centro della Destra: accordi sospetti, realizzati non sui banchi parlamentari, ma nei corridoi del Palazzo. La dialettica politica s&#8217;insabbiava davanti a maggioranze ciniche e fittizie, fermamente decise a non fare assolutamente niente pur di autoperpetuarsi il pi\u00f9 a lungo possibile.<\/p>\n<p>E siamo ancora l\u00ec.<\/p>\n<p>Con una destra cialtrona e populista e una sinistra velleitaria e parassita; e con una gran voglia di trasformismi, d&#8217;inciuci e di ammucchiate. Tutti insieme appassionatamente, per dare il sacco alle casse dello Stato e spartirsi la torta del potere: dal Parlamento, gi\u00f9 gi\u00f9, fino all&#8217;ultimo ente inutile di qualche scalcagnata amministrazione locale.<\/p>\n<p>E non \u00e8 nemmeno facile dire che non si \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra, perch\u00e9 subito si viene bollati come &quot;qualunquisti&quot;; e anche ci\u00f2, purtroppo, con qualche fondamento.<\/p>\n<p>Il qualunquismo \u00e8 esistito veramente, \u00e8 stato addirittura un partito politico: una creazione nostrana, come lo era stato il fascismo; ma che, a differenza del fascismo, non ha fatto scuola nel resto del mondo. Era troppo squisitamente italiano.<\/p>\n<p>Allora, cominceremo col dire <em>perch\u00e9 non siamo di destra.<\/em><\/p>\n<p>In un Paese normale, la destra non sarebbe rappresentata da un magnate dell&#8217;informazione che, dopo essersi fatto dare carta bianca da Craxi nella scalata alle reti televisive, cosa impensabile in qualsiasi altro paese dell&#8217;Occidente, si \u00e8 poi fabbricato un partito su misura, strombazzando la rivincita del &quot;nuovo&quot; su un sistema &quot;vecchio&quot; e inadeguato.<\/p>\n<p>Se fossimo di destra, ci vergogneremmo fino ad arrossire di marciare sotto simili bandiere.<\/p>\n<p>Ma tanto, stiamo parlando per un puro gioco di fantasia: perch\u00e9 una destra, in Italia, non esiste. Al suo posto c&#8217;\u00e8 un comitato d&#8217;affari che, col paravento del populismo, fa di tutto per aumentare i profitti di chi \u00e8 gi\u00e0 ricco e straricco, e per fare in modo che a pagare meno tasse siano quelli che possiedono i maggiori patrimoni e che vivono di pura rendita.<\/p>\n<p>Quando in televisione sfilano i Bondi, i Cicchitto, i Casini, i Bossi e i Fini, l&#8217;unica salvezzza sta nel girare velocemente canale. Le loro frasi stereotipate, il rito col quale pontificano tre minuti a testa al microfono del telegiornale, parlando del bene del Paese e pensando solo alla propria fazione, \u00e8 infinitamente triste, logoro, deprimente.<\/p>\n<p>Che l&#8217;Italia abbia prodotto il fascismo, questo \u00e8 un fatto storico che far\u00e0 discutere ancora a lungo, in patria e fuori; accender\u00e0 passioni e discussioni, provocher\u00e0 malumori e fierezze, recriminazioni e alzate d&#8217;orgoglio. Comunque, una cosa \u00e8 certa: dalle tasche del Duce, appeso per i piedi al distributore di Piazzale Loreto, non \u00e8 uscita neanche una monetina. Pu\u00f2 darsi che Mussolini sia stato un personaggio infausto per l&#8217;Italia, tuttavia era un uomo del popolo, il figlio di un fabbro; e, a suo modo, aveva amato il nostro Paese. Ha provocato lutti e disastri, ma alla fine ha pagato di persona.<\/p>\n<p>Che l&#8217;Italia abbia prodotto il berlusconismo, \u00e8 e rimarr\u00e0 sempre un marchio di vergogna. Se ne parler\u00e0 a lungo con disprezzo, cos\u00ec come se ne parla con disprezzo, e non da oggi, in tutto il resto del mondo, <em>prima di tutto negli ambienti conservatori.<\/em> Perch\u00e9 si pu\u00f2 essere conservatori, ma persone serie; e, appunto per questo, non ci si pu\u00f2 turare il naso oltre un certo limite. Il berlusconismo \u00e8 stato, ed \u00e8, una malattia politica da cui ci vorranno generazioni per guarire: ha introdotto un nuovo stile nella politica italiana, lo stile dei soldi. L&#8217;idea che coi soldi si pu\u00f2 fare tutto, aggiustare tutto, comprare tutto. Che tutto ha un prezzo, che tutto \u00e8 in vendita. Povera Italia messa all&#8217;asta.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 chiarito, passiamo a spiegare <em>perch\u00e9 non siamo di sinistra.<\/em><\/p>\n<p>In un paese normale, la sinistra non sarebbe rappresentata dai rimasugli, ripetutamente rivisti e corretti, dei due partiti politici che maggiormente hanno contribuito &#8211; in un arco di quasi mezzo secolo &#8211; a fare della propria patria un Paese anormale: la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. C&#8217;\u00e8 soltanto una cosa pi\u00f9 brutta della ottusit\u00e0 clericale e della ottusit\u00e0 marxista, ed \u00e8 la somma di queste due ottusit\u00e0, per giunta intrise di moralismo d&#8217;accatto.<\/p>\n<p>Anche qui, ci tocca vedere i vecchi arnesi della Prima Repubblica, quelli stessi che hanno portato l&#8217;Italia alla bancarotta morale e materiale, pavoneggiarsi nei panni dei salvatori della patria e dei campioni del &quot;nuovo&quot;. Il nuovo che si chiama Andreotti, Dini, Amato, Prodi: diteci che \u00e8 un brutto sogno, per favore. Che ci sveglieremo e scopriremo di aver solamente avuto gli incubi, conseguenze di una cattiva digestione.<\/p>\n<p>Quando vediamo in televisione la sfilata dei Rutelli, dei Mastella, dei D&#8217;Alema; quando li udiamo recitare al microfono le solite formulette da catechismo, i soliti scongiuri e le solite giaculatorie, non possiamo fare altro che cambiar canale. \u00c8 uno spettacolo troppo avvilente e troppo monotono, privo del bench\u00e9 minimo volo di fantasia.<\/p>\n<p>Ma la realt\u00e0 \u00e8 che una sinistra, oggi, non esiste. Una sinistra che dice s\u00ec alla base americana nel centro di Vicenza; che sposta i soldati dall&#8217;Iraq all&#8217;Afghanistan, per non urtare troppo l&#8217;amico George; ma che non li manda troppo in prima linea, <em>adelante Pedro, con juicio<\/em>, per non urtare troppo i propri elettori; che come primo atto di governo non sa far di meglio che varare l&#8217;indulto per mettere in libert\u00e0 qualche decina di migliaia di detenuti, compresi (e soprattutto) quelli colpevoli di reati finanziari: ma che razza di sinistra \u00e8?<\/p>\n<p>Se fossimo di sinistra, non potremmo fare altro che arrossire al posto loro; arrossire fino alla radice dei capelli.<\/p>\n<p>Ma tanto, parliamo per gioco: perch\u00e9 lo sanno tutti che una sinistra, in Italia, non esiste. C&#8217;\u00e8 solo una cultura statalista e catto-comunista che, per difendere i posti di lavoro, non sa far di meglio che stringere il catenaccio intorno ai dipendenti pubblici, qualunque cosa facciano o non facciano. Impossibile licenziare un professore che non insegna, un bidello che si finge malato, un postino che invece di consegnare la posta, la butta nel cassonetto. In nome della nobile difesa del pi\u00f9 debole, si incoraggia la Repubblica dei fannulloni. E ci si assicura un bel serbatoio di voti, il che non guasta.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 poi cos\u00ec importante essere di destra o di sinistra, coltivare la religione dell&#8217;appartenenza?<\/p>\n<p>Evidentemente no.<\/p>\n<p>Al mondo ci sono le persone oneste e ci sono i cialtroni; e questa distinzione \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente. I cialtroni sono cialtroni e basta; le brave persone sono, semplicemente, delle brave persone.<\/p>\n<p>Se la societ\u00e0 italiana non si \u00e8 ancora sfasciata completamente, il merito \u00e8 delle brave persone; e chi se ne frega se sono di destra o di sinistra. Ce ne vorrebbero altre come loro.<\/p>\n<p>Probabilmente non faranno carriera nelle universit\u00e0, perch\u00e9 non amano leccare il sedere dei baroni; n\u00e9 nella politica, o negli affari, o nella pubblica amministrazione, per la medesima ragione. Le brave persone sono essenzialmente persone libere. Libere da ricatti, da condizionamenti, da etichette che altri vorrebbero appioppare loro ad ogni costo.<\/p>\n<p>Se dire queste cose significa far l&#8217;elogio del qualunquismo, tanto peggio.<\/p>\n<p>Ma il vero qualunquista \u00e8 furbo: non si espone, non dice come la pensa; critica tutti per non criticare veramente nessuno. Il qualunquista \u00e8 un moralista ipocrita, un conservatore senza spina dorsale, un rivoluzionario che si prostituisce al miglior offerente.<\/p>\n<p>Noi, invece, preferiamo coltivare un sogno: quello di un&#8217;Italia di cui si possa andare fieri e a testa alta.<\/p>\n<p>Di una politica che non sia la misera occupazione del potere fine a se stesso; di un vivere civile che non si riduca all&#8217;astuzia di fregare il prossimo, prima che il prossimo freghi noi.<\/p>\n<p>Di un mondo del lavoro dove si affermino la competenza e l&#8217;onest\u00e0, e non il clientelismo mafioso e para-mafioso.<\/p>\n<p>Di una giustizia che sia veramente imparziale, che emetta le sentenze in tempi ragionevoli, che non sia vergognosamente debole coi forti e arrogantemente forte coi deboli.<\/p>\n<p>Di un&#8217;informazione che non sia al soldo del padrone: perch\u00e9 oggi, per sapere quel che succede veramente nel nostro Paese, bisogna andare all&#8217;estero e leggere la stampa estera. Solo i lettori di <em>Repubblica<\/em> e del <em>Corriere della Sera<\/em> non lo sanno: loro credono ancora alle favolette di una stampa totalmente addomesticata. Una stampa che, giudicata dall&#8217;estero, fa semplicemente ridere.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 solo un sogno.<\/p>\n<p>Ma un proverbio brasiliano dice: <em>Quando si sogna insieme, \u00e8 la realt\u00e0 che incomincia.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vivessimo in una situazione normale, queste riflessioni sarebbero assolutamente inutili. 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