{"id":24494,"date":"2019-07-19T10:49:00","date_gmt":"2019-07-19T10:49:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/19\/deporre-lodio-dal-cuore-perche-lanima-trovi-pace\/"},"modified":"2019-07-19T10:49:00","modified_gmt":"2019-07-19T10:49:00","slug":"deporre-lodio-dal-cuore-perche-lanima-trovi-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/19\/deporre-lodio-dal-cuore-perche-lanima-trovi-pace\/","title":{"rendered":"Deporre l&#8217;odio dal cuore perch\u00e9 l&#8217;anima trovi pace"},"content":{"rendered":"<p>Presto o tardi, tutti quanti dobbiamo affrontare il periglioso passaggio dalla vita terrena alla vita ultraterrena. Tutta la vita terrena \u00e8 una preparazione alla morte, tutta l&#8217;arte di vivere \u00e8 un&#8217;arte di predisporsi a ben morire: lo sapevano gli antichi e lo sapevano, con intensit\u00e0 ancor maggiore, i medievali, sotto il potente influsso della morale e della spiritualit\u00e0 cristiana. Chi non impara a vivere bene non sapr\u00e0 morire bene; e quel passaggio sar\u00e0 per lui, oltre che periglioso, come lo \u00e8 per tutti o quasi tutti, anche tormentoso. Questo ci ha insegnato la vita, osservando la maniera con cui le persone si predispongono alla fine della loro esistenza terrena: che se si hanno dei conti in sospeso, dei conti aperti, dei rancori, delle ire, dei risentimenti, dei rimpianti, tutto questo magma di passioni negative e non risolte, non superate, non disciolte, si presenter\u00e0 al momento debito e sar\u00e0 esso a presentare a noi il suo conto. E sar\u00e0 un conto salatissimo, che dovremo pagare fino all&#8217;ultimo centesimo proprio quando avremo bisogno, invece, di chiamare a raccolta le nostre energie migliori per affrontare il transito.<\/p>\n<p>Ora, ci\u00f2 che pesa maggiormente sull&#8217;equilibrio interiore di una persona \u00e8, senza dubbio, l&#8217;odio. L&#8217;odio \u00e8 un sentimento terribile, perch\u00e9 consuma lentamente colui che lo alberga e lo alimenta; come un vampiro, polarizza e risucchia i suoi pensieri, le sue energie, la sua stessa voglia di vivere. Aver voglia di viver,e infatti, \u00e8 saper guardare avanti, non con la leggerezza dell&#8217;incosciente ma con la saggezza di chi ha fatto la pace con il proprio passato (si rilegga e si mediti quel testo magistrale che \u00e8 <em>La ripresa<\/em> di S\u00f8ren Kierkegaard: saper vivere \u00e8 <em>procedere ricordando<\/em>, definizione stupenda, nella sua essenzialit\u00e0, del vero movimento progressivo). Disgraziatamente, moltissime persone sono in guerra con il loro passato; non si perdonano certe cose passate, oppure non le perdonano ad altri; sono piene di rammarichi, di nostalgie, di risentimenti e di brama di vendetta: odiano, e quell&#8217;odio le appesantisce terribilmente, pesa sulla loro anima e la trascina in basso, le impedisce di alzare lo sguardo verso il Cielo. Possiamo paragonare tali persone a quei feriti che, presi da un accesso di pazzia, si strappano le bende dalle ferite sanguinanti e provocano una nuova emorragia, che forse sar\u00e0 loro fatale. Bisogna permettere alle ferite di rimarginarsi: \u00e8 un compito che, il pi\u00f9 delle volte, la natura sa compiere da sola; cos\u00ec come da sola la natura permette a un osso fratturato di saldarsi, a una piaga aperta di coagulare il sangue, per poco che non s&#8217;intralci la sua opera risanatrice. Ma chi si lascia dominare dall&#8217;odio, chi ne diventa schiavo, facendogli spazio nel proprio cuore, non vuole che le proprie ferite possano mai rimarginarsi; vuole che restino sempre aperte e sanguinanti. Crede perci\u00f2 di odiare qualcun altro, ma odia se stesso; oppure crede di odiare se stesso, ma in realt\u00e0 odia la vita in quanto tale &#8212; e quindi, in ultima analisi, non ama nessuno, ma odia tutti quanti. E l&#8217;odio \u00e8 tanto pi\u00f9 terribile, tanto pi\u00f9 distruttivo, quanto pi\u00f9 viene nascosto sotto il tappeto della coscienza, viene negato a livello cosciente, mentre gli si permette di restar vivo in fondo all&#8217;anima, lo si alimenta segretamente con pensieri negativi, che sono come nuovi ciocchi gettati nel fuoco, affinch\u00e9 non si spenga.<\/p>\n<p>E qui viene la parte pi\u00f9 difficile. La maggior parte delle persone odiano, ma non lo sanno; perci\u00f2 fanno come quel tale che alimenta il fuoco del proprio odio nel segreto del subconscio, e ne \u00e8 divorato senza rendersene conto. <em>Odiare qualcuno, io? Ma quando mai? Io non odio nessuno<\/em>, dicono costoro, se qualcuno suggerisce loro di guardarsi dentro con onest\u00e0, e di lavorare sui propri sentimenti, prima che sia troppo tardi e che il male si cronicizzi, divenga inguaribile. Come tute le malattie, anche la malattia dell&#8217;odio pu\u00f2 essere combattuta e vinta se affrontata a tempo debito; ma se le si permette di mettere radici nelle profondit\u00e0 dell&#8217;anima, e si nutre quella mala pianta con pensieri frequenti di tipo fortemente negativo, allora \u00e8 finita: non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente da fare, l&#8217;odio diverr\u00e0 cronico e non si lascer\u00e0 estirpare, se non mediante le tecniche apposite fornite da una guida esperta, che vanno molto oltre il semplice sforzo di buona volont\u00e0 del diretto interessato. Se una persona coltiva l&#8217;odio in se stesa, \u00e8 tutta la sua vita interiore che si ammala, proprio come un giardino nel quale \u00e8 penetrato un parassita altamente nocivo, di quelli che in pochissimo tempo son capaci di divorare le foglie e far morire tutta la vegetazione, diffondendosi con velocit\u00e0 spaventosa, impossibile da controllare. Shakespeare, profondo conoscitore dell&#8217;anima umana, lo sapeva ed \u00e8 per questo che il suo ultimo messaggio agli uomini, affidato a <em>La tempesta<\/em>, vuol essere un invito alla rappacificazione e alla riconciliazione. Perdonando chi ci ha ferito e deponendo l&#8217;abito dell&#8217;odio noi facciamo la pace anche e soprattutto con noi stessi.<\/p>\n<p>L&#8217;odio \u00e8 un sentimento molto vasto, e costituisce una categoria complessa. Si pu\u00f2 odiare per molte e varie ragioni, da quelle pi\u00f9 basse, cio\u00e8 per invidia o gelosia, a quelle pi\u00f9 nobili, cio\u00e8 per amore dei propri cari offesi, o per amor di giustizia. Non sempre colui che odia \u00e8 una persona malevola e meschina; ma \u00e8 certo che, se permette a tale sentimento di installarsi nella sua anima, la sua vita spirituale subir\u00e0 una penosa involuzione e finir\u00e0 per soggiacere ai fantasmi da lui stesso evocati inconsapevolmente. Pu\u00f2 accadere, per esempio, che una persona concepisca dell&#8217;odio verso qualcuno che fatto del male alle persone a lei care, e che poi l&#8217;abbia fatta franca, beffando la giustizia degli uomini. Una bambina pu\u00f2 essere stuprata e uccisa e il suo assassino pu\u00f2 essere assolto da un giuria fin troppo scrupolosa, a causa di un ragionevole dubbio sulla sua colpevolezza, per quanto esilissimo, che un abile e ben pagato avvocato difensore sia riuscito ad instillare nella mente dei giurati. Come si sentiranno i genitori di quella bambina? Al dolore per ci\u00f2 che ha subito la loro figlioletta, si unir\u00e0 il sentimento della giustizia offesa: e le due cose, sommate e intrecciate, potrebbero trasformarsi in una forma cronica di odio inestinguibile. Difficilmente esso verr\u00e0 riconosciuto come tale: \u00e8 pi\u00f9 facile che prenda, per un verso, la forma dell&#8217;angoscia e del senso di colpa per la frustrazione di non aver saputo proteggere la propria figlia (odio contro se stessi), e per un altro del sentimento di giustizia offeso, perch\u00e9 ci\u00f2 che quell&#8217;uomo ha fatto alla loro piccola, potr\u00e0 farlo ancora ai danni di altre bambine, essendo rimasto libero e impunito (odio contro la societ\u00e0 che rende possibile una tale beffa giudiziaria; quindi, odio indistinto verso tutti). Non stiamo con ci\u00f2 dicendo che si debba perdonare sempre e in ogni caso, e soprattutto non stiamo dicendo che si debba perdonare per non soffrire pi\u00f9. La sofferenza rimarr\u00e0 per sempre, ma assumer\u00e0 una connotazione meno lugubre, meno disperata.<\/p>\n<p>Inoltre, perdonare non significa estinguere il senso della giustizia: un senso della giustizia sano, cio\u00e8 non inquinato dall&#8217;odio di carattere personale, \u00e8 un valore positivo e un elemento necessario alla sopravvivenza della societ\u00e0. Tuttavia, bisognerebbe lasciare alla societ\u00e0 il compito di applicare la giustizia, e, nel profondo del proprio cuore, cercar di perdonare, per ritrovare la pace e per rendere la propria sofferenza pi\u00f9 umana. \u00c8 chiaro se che la societ\u00e0 non funziona, se troppo spesso la giustizia non fa il suo corso, ne deriva un profondo senso di frustrazione che rendere ancor pi\u00f9 difficile il compito, gi\u00e0 di per s\u00e9 difficile, di perdonare. Inoltre ci sono dei casi, e l&#8217;esempio fatto ora ne \u00e8 uno, nei quali \u00e8 umanamente quasi impossibile riuscire a perdonare. Il credente pu\u00f2 e deve chiedere l&#8217;aiuto di Dio, con il quale tutto diventa possibile. D&#8217;altra parte, perdonare non significa in alcun modo dimenticare; nei casi in cui la sofferenza \u00e8 stata grave, dimenticare \u00e8 impossibile, e non sarebbe neppure giusto. Si tratta di ricordare senza odio, perch\u00e9 l&#8217;odio \u00e8 un veleno che intossica la vita dell&#8217;anima; inoltre, a causa di esso si resta morbosamente legati alla persona che ci ha fatto del male. Ecco allora che liberarsi dal proprio odio \u00e8 un&#8217;operazione d&#8217;igiene spirituale, proprio come lo \u00e8 sbarazzare la casa dall&#8217;immondizia che fermenta e manda cattivo odore; o come l&#8217;emodialisi che purifica e rinnova il sangue, eliminando le sostanze tossiche allorch\u00e9 si verifica una grave insufficienza renale. Chi non vuole liberarsi del proprio odio si comporta come colui che vuol tenersi in casa, magari nel torrido calore estivo, le immondizie in putrefazione accumulate nel corso di mesi o anni; o come colui che, nel pieno di una seria crisi renale, rifiuta di sottoporsi a un trattamento di emodialisi. Le conseguenze sono facilmente prevedibili: la morte dell&#8217;anima. Di fatto, il mondo \u00e8 pieno di anime morte: persone che se ne vanno in giro apparentemente vive, ma in realt\u00e0 morte dentro. Su questo punto bisogna essere chiari: l&#8217;odio \u00e8 una malattia mortale; o ci si libera di esso e si guarisce, oppure si soccombe. Trascinarsi dietro un sentimento di odio per tutta la vita equivale a condurre l&#8217;intera esistenza come dei morti viventi. L&#8217;odio, infatti, polarizza ogni altro pensiero e sentimento e finisce per soffocare ogni bene di cui l&#8217;anima \u00e8 capace. Chi odia non ma a ai sino in fondo, non ama veramente, perch\u00e9 il veleno dell&#8217;odio si insinua in ogni piega dell&#8217;anima e non lascia indenne alcun altro sentimento.<\/p>\n<p>Un caso particolare, ma frequente, di odio cronico \u00e8 quello che consiste nell&#8217;odio di se stessi. Come abbiamo accennato, \u00e8 assai frequente che il diretto interessato non se ne renda conto, o non se ne renda conto in tutta la sua reale portata. L&#8217;odio di s\u00e9 pu\u00f2 avere svariate origini. Pu\u00f2 essere dovuto a un&#8217;azione passata, o anche ad una omissione, che la coscienza non riesce a perdonare: per esempio, essersi trovati lontani al momento della malattia e della morte di una persona cara; non aver potuto darle l&#8217;ultimo saluto, non esser stati presenti neppure ai funerali. Oppure pu\u00f2 trattarsi non di un singolo episodio o di un singolo comportamento, ma di tutto un modo di essere: per esempio, aver deluso i propri genitori con tutto il proprio stile di vita, oppure aver fatto soffrire il proprio marito, o la propria moglie, dimostrargli poco amore e poca considerazione, cosa che diventa irrimediabile se il coniuge muore, pi\u00f9 o meno all&#8217;improvviso, senza che vi sia stato il tempo per dirgli quella parola affettuosa che forse aveva sperato di udire, ma invano, per tanti anni. In casi del genere l&#8217;anima accumula un profondo odio di s\u00e9, che nasce da vero e proprio auto-disprezzo. Il disprezzo \u00e8, dopo p&#8217;odio, il sentimento pi\u00f9 negativo che si possa alimentare, sia verso gli altri che verso se stessi. Verso gli altri, \u00e8 paragonabile a una forma di omicidio; e, di fatto, \u00e8 come dire a quella persona, e dirglielo continuamente: <em>Tu per me sei gi\u00e0 morto<\/em>. Verso se stessi, corrisponde a una forma di suicidio; \u00e8 come dire a se stessi: <em>Non meriti di vivere, sarebbe meglio che tu fossi morto<\/em>. Da quel momento, l&#8217;anima prenda a odiarsi in una maniera tale che, di fatto, entra in uno stato di agonia cronica: \u00e8 la punizione che ha scelto d&#8217;infliggersi per soddisfare il proprio senso di colpa. Le cose si complicano ulteriormente se un tale odio di s\u00e9 viene cos\u00ec ben dissimulato che la coscienza non arriva ad esserne pienamente consapevole: cosa apparentemente paradossale e quasi inconcepibile, ma pi\u00f9 frequente di quel che non si creda. In quel caso, si verifica un vero e proprio sdoppiamento: da un lato vi \u00e8 la coscienza ordinaria, che seguita la propria esistenza pi\u00f9 o meno come se nulla fosse, e dedica alla propria persona le cure e le attenzioni necessarie alla vita di ogni giorno; dall&#8217;altro lato vi \u00e8 la coscienza profonda, che non riesce a perdonarsi e che ha deciso ferocemente, implacabilmente, di punirsi, perch\u00e9 ha emesso una sentenza inappellabile di colpevolezza. Molti comportamenti di quella persona, apparentemente incongrui, hanno qui la loro radice e la loro spiegazione: si vede allora una persona, che tutti conoscono come tranquilla e molto responsabile, assumere improvvisamente un comportamento imprudente e quasi autolesionistico; per capire come un tale contrasto sia possibile, bisognerebbe conoscere la sua storia interiore. \u00c8 chiaro che, per medicare una simile malattia, che rischia di divenire mortale, per prima cosa \u00e8 necessaria la consapevolezza: \u00e8 necessario, cio\u00e8, che quella persona trovi la forza, il coraggio e l&#8217;onest\u00e0, di guardarsi dentro sino in fondo, mettendo da parte le false costruzioni dell&#8217;io cosciente, il cui scopo \u00e8 mascherare la realt\u00e0 delle cose. Poi, bisogna affrontare un grande lavoro spirituale: trasformare quel male in un bene, cio\u00e8 in un elemento di liberazione, di perfezionamento e di superamento di s\u00e9. Chi non riesce a farlo, sarebbe meglio che non incominciasse neppure il tentativo: perch\u00e9 vedere senza veli l&#8217;odio di s\u00e9, e non riuscire a superarlo, \u00e8 un&#8217;esperienza devastante, alla quale difficilmente si pu\u00f2 sopravvivere senza riportare dei danni permanenti ancor pi\u00f9 gravi.<\/p>\n<p>L&#8217;anima, per vivere bene, ha bisogno di trovare l&#8217;equilibrio. Non il <em>suo<\/em> equilibrio, come si usa dire oggi assai frequentemente, ma l&#8217;equilibrio universale, del quale essa \u00e8 parte integrante. Un equilibrio puramente soggettivo, ma disarmonico rispetto alla legge universale del bene, \u00e8 un equilibrio illusorio. Questo \u00e8 il pericolo di tutte le filosofie soggettiviste e di tutte le psicologie privatiste: al limite, si potrebbe dire che l&#8217;equilibrio soggettivo del malvagio consiste nel fare tutto il male possibile; ma \u00e8 chiaro che ci\u00f2 sarebbe un male, oggettivamente parlando, anche per quella persona. Noi non abbiamo bisogno di seguire i nostri impulsi, come dicono i cattivi maestri oggi di gran moda, ma di seguire la via della verit\u00e0, della giustizia e del bene, che \u00e8 universale e abbraccia contemporaneamente tutti gli esseri. Ed \u00e8 importante che l&#8217;anima trovi il giusto equilibrio e che viva bene, perch\u00e9 non vivere bene significa candidarsi a morir male. La morte \u00e8 il momento della verit\u00e0: a lei non si pu\u00f2 mentire. Ci\u00f2 che \u00e8 nascosto, il suo avvicinarsi lo rivela. Bisogna essere preparati&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presto o tardi, tutti quanti dobbiamo affrontare il periglioso passaggio dalla vita terrena alla vita ultraterrena. 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