{"id":24492,"date":"2017-05-08T10:12:00","date_gmt":"2017-05-08T10:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/08\/quando-con-demostene-gli-ateniesi-scelsero-di-cadere-con-onore\/"},"modified":"2017-05-08T10:12:00","modified_gmt":"2017-05-08T10:12:00","slug":"quando-con-demostene-gli-ateniesi-scelsero-di-cadere-con-onore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/08\/quando-con-demostene-gli-ateniesi-scelsero-di-cadere-con-onore\/","title":{"rendered":"Quando, con Demostene, gli Ateniesi scelsero di cadere con onore"},"content":{"rendered":"<p><em>Le battaglie non si perdono, si vincono sempre<\/em>, diceva il comandante Ernesto &quot;Che&quot; Guevara; stramba maniera di esprimere un concetto pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 vero: l&#8217;importante, dal punto di vista morale, non \u00e8 vincere, ma battersi; si pu\u00f2 essere sconfitti anche senza aver combattuto, quando, appunto, si rinuncia a battersi, cio\u00e8 si rinuncia alla propria dignit\u00e0 e alla propria fierezza e si porge il collo al giogo di un nemico arrogante e sicuro di s\u00e9.<\/p>\n<p>Questo concetto \u00e8 importante per capire come avvenne la fine della libert\u00e0 greca e come, in particolare, la <em>polis<\/em> che era stata l&#8217;anima di quella civilt\u00e0, Atene, si dispose ad affrontare la prova contro un nemico potente, che, sceso dal Nord, si accingeva a sottomettere non lei sola, ma tutto il sistema delle citt\u00e0-stato elleniche; e lo fece con coraggio e lungimiranza, avendo perfettamente compreso quale fosse la posta in gioco: non solo l&#8217;indipendenza politica, ma il tramonto di una gloriosa e antica civilt\u00e0, che aveva avuto nelle <em>poleis<\/em> il proprio nucleo economico e produttivo, ma anche intellettuale e spirituale.<\/p>\n<p>Sconfitta disastrosamente da Sparta nella Guerra del Peloponneso (404 a. C.), Atene aveva dovuto rivedere drasticamente la propria politica di potenza ed era stato gi\u00e0 molto se aveva potuto liberarsi dal governo oligarchico imposto dai vincitori, mediante una ripresa del partito democratico. D&#8217;altra parte, proprio nella vittoria Sparta aveva mostrato la propria strutturale incapacit\u00e0 di assumere il ruolo effettivo di citt\u00e0-guida del mondo ellenico, sia per la sua inconsistenza economica e commerciale, sia, soprattutto, per la struttura sociale aristocratica e guerriera che la escludeva dalla possibilit\u00e0 di giocare un ruolo di primo piano sullo scacchiere di una civilt\u00e0 raffinata e complessa, essa che somigliava pi\u00f9 a un grosso villaggio autarchico che a una vera <em>polis<\/em>. E infatti, la pace di Antalcida del 387-386, nota anche come &quot;pace del Re&quot;, aveva, s\u00ec, assicurato un periodo di pace alle citt\u00e0 greche, ma le aveva, di fatto, infeudate all&#8217;Impero persiano, cio\u00e8 proprio al vecchio nemico che, ai tempi di Dario e Serse, aveva cercato di sopraffarle e sottometterle.<\/p>\n<p>Adesso si profilava una nuova, e imminente minaccia, per l&#8217;indipendenza delle <em>poleis<\/em>: la crescente potenza del re dei macedoni, Filippo, uomo scaltro e deciso, abile e fortunato, il quale, con lo strumento formidabile delle sue falangi di opliti, si stava costruendo un vasto dominio nella Penisola Balcanica e guardava ormai apertamente alla Grecia come alla prossima meta delle sue mire espansionistiche. Filippo era un &quot;barbaro&quot;, ma, da uomo intelligente, anzi, geniale, nutriva, e non lo nascondeva, una sincera ammirazione per la civilt\u00e0 greca: il suo atteggiamento verso le <em>poleis<\/em> avrebbe voluto essere quello del protettore, pi\u00f9 che del conquistatore: avrebbe voluto divenire l&#8217;arbitro della Grecia in maniera relativamente indolore, e, nello stesso tempo, farsi il promotore di una grande politica di espansione a Oriente, verso l&#8217;Impero persiano, quasi raccogliendo l&#8217;eredit\u00e0 morale di Maratona, per allontanare definitivamente la minaccia achemenide e per creare nuove aree di espansione all&#8217;economia e alla civilt\u00e0 greca. Ma era comunque un sovrano, un sovrano pieno di progetti e di dinamismo, e, per\u00f2, un campione dell&#8217;idea monarchica, tanto aborrita dei Greci: era dunque facile prevedere che alle <em>poleis<\/em> non restavano aperte che due possibilit\u00e0, o fare blocco comune contro di lui, agendo tempestivamente, prima che s&#8217;insediasse nelle posizioni strategiche chiave, come le Termopili, la Penisola Calcidica e la sponda europea dei Dardanelli (Chersoneso Tracico), o adattarsi, di buon grado, ad accettarne la larvata signoria, e aderire ai suoi grandiosi piani di espansione asiatica, incanalando in quella direzione le energie morali e materiali di una civilt\u00e0 gloriosa, ma ormai gi\u00e0 quasi priva di ulteriore capacit\u00e0 propulsiva.<\/p>\n<p>Filippo si era gi\u00e0 affacciato alle Termopili, tradizionale via d&#8217;invasione della Grecia per un nemico proveniente dal Nord, nel 357, dopo essersi assicurato il controllo della Tessaglia, anche se poi aveva dovuto ritirarsi dal passo. Nel 349 ebbe inizio la campagna contro la citt\u00e0 di Olinto, nella Penisola Calcidica, che permise a Filippo di assicurarsi il controllo delle miniere d&#8217;oro del monte Pangeo, utilissime per finanziare l&#8217;allestimento e il rafforzamento della sua possente macchina bellica, oltre che per spargere la corruzione fra le <em>poleis<\/em> che incominciavano a fare fronte comune contro di lui, intuendo la minaccia imminente. Fra l&#8217;assedio di Olitino (che fin\u00ec per arrendersi e venne rasa al suolo, nel 348) e la battaglia presso il Leone di Cheronea, nel 338, intercorse una decennio tumultuoso, convulso, che Demostene, ad Atene, utilizz\u00f2 per suonare la diana ai suoi svogliati concittadini e spronarli a por mano alla borsa, ma anche alle armi, prima che Filippo si impadronisse di posizioni inespugnabili e fosse troppo tardi per predisporre qualsiasi piano atto a resistergli. Su di lui i giudizi storici sono contrastanti, tanto pi\u00f9 che la sua stessa azione non fu priva di contraddizioni, incertezze ed errori; ma una cosa \u00e8 certa: fu quello che vide con maggiore chiarezza il destino che si stava preparando per le <em>poleis<\/em> elleniche e il pi\u00f9 lucido e coerente nel predicare la necessit\u00e0, con le sue orazioni <em>Filippiche<\/em>, di armarsi e prepararsi alla lotta.<\/p>\n<p>Ha scritto l&#8217;insigne storico Helmut Berve (1889-1979), che fu docente presso le universit\u00e0 di Lipsia, Monaco ed Erlangen, nella sua\u00a0<em>Storia greca\u00a0<\/em>(titolo originale:\u00a0<em>Griechische Geschichte<\/em>, Freiburg im Breisgau, Herder &amp; Co., 1951-52; traduzione dal tedesco di Fausto Codino, Bari, Giuseppe Laterza &amp; Figli, 1959, pp. 553-555 e 567-568):<\/p>\n<p><em>&#8230; Intanto si era fatta difficile la situazione della Calcidica, dove lo Stato unitario di Olinto, per quanto si fosse ingrandito a spese di Atene merc\u00e9 l&#8217;aiuto di Filippo, si sentiva minacciato e quasi soffocato dalla crescente potenza del re. Perci\u00f2 gi\u00e0 nel 353 Olinto aveva fatto la pace con Atene e riconosciuto i suoi diritti su Anfipoli, sebbene il trattato col re gli vietasse espressamente di concludere ogni pace separata. Filippo, che a quel tempo era fortemente impegnato nelle altre imprese, per il momento aveva rinunciato a intervenire in forze e si era limitato a far cacciare dalla citt\u00e0, per mezzo della corruzione, i pi\u00f9 accaniti nemici della Macedonia. Quando ebbe le mani libere, nel 350, impose di venire a una decisione reclamando categoricamente la consegna dei fratellastri Arrideo e Menelao che si erano deliberatamente rifugiati proprio a Olinto. Avendo ottenuto un rifiuto, irruppe nella Calcidica e dopo aver conquistato alcune localit\u00e0 minori marci\u00f2 direttamente contro Olinto (349). Atene, che seguiva allora la politica di Eubulo, intesa ad assicurare il benessere e la salvezza dei cittadini, all&#8217;appello della citt\u00e0 alleata mand\u00f2 soltanto 2.000 mercenari al comando di Carete: era una misura poco energica, che doveva restare inefficace ed essere combattuta con decisione, e giustamente, dalla crescente opposizione.<\/em><\/p>\n<p><em>Infatti dal giorno che il re macedone era apparso alle Termopili si era costituito un fronte che avversava il regime privo di ideali, animato soltanto da considerazioni economiche, del partito di Eubulo. Questa opposizione trov\u00f2 presto un capo in Demostene, allora trentaduenne, il quale, dopo avere inclinato inizialmente dalla parte di Eubulo, riconobbe ora (352-1) la necessit\u00e0 di una politica estera con obiettivi ben fissati e la propugn\u00f2 con tutta la forza della sua oratoria. In questi oppositori le concezioni romantiche e l&#8217;entusiasmo per la passata grandezza della patria si accompagnavano alla convinzione che l&#8217;esistenza di Atene e di tutti gli Stati greci fosse minacciata da Filippo molto pi\u00f9 seriamente di quanto fosse stata minacciata durante l&#8217;ultimo secolo dal re di Persia, e che quindi occorresse provvedere alla difesa con tutte le forze e soprattutto in tempo, Se la filosofia idealistica di Platone reclamava la restaurazione dello Stato su una base morale, come unico fondamento sufficientemente solido, cos\u00ec anche nella vita pratica della polis sorse ora, indipendentemente dalla dottrina di Platone ma muovendo dallo stesso terreno, una reazione mirante al rinnovamento interno della polis, la quale aspirava con serio pathos alla rinascita del senso comune, delle virt\u00f9 civiche e dell&#8217;antico spirito di sacrificio. Per quanto questo movimento riflesso non potesse far risorgere come per incanto negli uomini mutati lo spirito di Maratona, per quanto il seguito che esso ebbe negli anni che seguirono fosse dovuto piuttosto a giovanile e cieco entusiasmo che a un profondo patriottismo e a una chiara presa di coscienza, esso \u00e8 per\u00f2 illuminato da un&#8217;aureola di gloria e i sacrifici apparentemente inutili che esso provoc\u00f2 ebbero almeno la ricompensa di una fama eterna. Grazie ad esso anche la fine della libert\u00e0 greca ha quel tanto di grande e di esemplare che non manca a tutto ci\u00f2 che \u00e8 ellenico. La citt\u00e0 radiosa e inghirlandata di viole di Pericle non ebbe una fine miserevole, ma cadde combattendo virilmente. Anche la personalit\u00e0 di Demostene, per quanto possa apparire problematica per il suo nervoso fanatismo e per parecchie debolezze morali, risplende come quella del campione di una grande causa e le sue orazioni spumeggianti ebbero alta risonanza in tutti i tempi. Infatti, bench\u00e9 parecchi seguaci delle nuove tendenze, come il rigido moralista Licurgo, il cui nome non a torto ricorda l&#8217;antico rigorismo spartano, fossero personalmente irreprensibili, nessuno per\u00f2 dimostr\u00f2 la passione di Demostene nel fare appello aglio ateniesi. figlio di un artigiano facoltoso del &quot;demos&quot; di \u00a0Peania, egli si era fatto un nome con le sue operazioni giudiziarie; e in un tempo in cui non c&#8217;era distinzione fra avvocati e demagoghi \u00a0ci\u00f2 lo aveva avviato alla vita politica. Ora, nella questione di Olinto, la sua voce risuon\u00f2 con efficacia maggiore che negli ani precedenti. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Dal tempi della capitolazione del 404 [cio\u00e8 quella davanti a Sparta, che aveva posto fine alla Guerra del Peloponneso] gli ateniesi non erano mai dovuti umiliare fino a questo punto [ossia concedendo a Tebe privilegi notevolissimi, pur di averla alleata nella lotta risolutiva contro Filippo il Macedone]. In confronto a queste condizioni, la sovranit\u00e0 di Filippo, liberamente riconosciuta, o anche soltanto la leale osservanza della pace del 346 sarebbero state un peso ben lieve! Ma non si pu\u00f2 dire che essi s&#8217;ingannassero sullo stato reale delle cose per un romanticismo esagerato e per un&#8217;ostinata fedelt\u00e0 a un fantasma di libert\u00e0 e di grandezza. Che ne fossero consapevoli o no, l&#8217;istinto diceva loro che la subordinazione a Tebe, per quanto amara fosse, non sarebbe mai stata paragonabile a ci\u00f2 che avrebbe portato, sia pure nella forma pi\u00f9 mite, la signoria macedonica: la fine del mondo della polis. Per la sua salvezza Atene, molto pi\u00f9 nobilmente dell&#8217;egoista vicina, accett\u00f2 i sacrifici pi\u00f9 duri. Per la salvezza della polis essa si gett\u00f2 con decisione nella lotta.<\/em><\/p>\n<p>E fu la disfatta di Cheronea, del 2 agosto 338 a. C. nella quale le falangi di Filippo &#8212; armate, per la prima volta, con le lunghissime sarisse &#8211; pur prive della superiorit\u00e0 numerica (schieravano anzi 30.000 opliti e 2.000 cavalleggeri contro forse 35.000 greci) spazzarono via le forze riunite di Atene e Tebe, compreso il famoso &quot;battaglione sacro&quot; tebano, con una vittoria strepitosa che segn\u00f2 la fine dell&#8217;indipendenza greca.\u00a0Demostene vi aveva combattuto da soldato semplice, coerentemente con le sue idee, e fu tra gli scampati. Filippo impose alle citt\u00e0 greche l&#8217;adesione alla Lega di Corinto, uno strumento di pacificazione coatta, che, facendo del regno di Macedonia l&#8217;arbitro e il garante della pace e della reciproca indipendenza delle <em>poleis<\/em>, preparava anche le condizioni affinch\u00e9 la Grecia, letteralmente costretta alla pacificazione interna, si raccogliesse in se stessa in preparazione di un rinnovato sforzo comune, questa volta non pi\u00f9 contro di s\u00e9, come finora era avvenuto, ma contro l&#8217;antico nemico persiano: progetto che Filippo non far\u00e0 in tempo ad attuare per la morte improvvisa, nel 336 (appena due anni dopo la vittoria di Cheronea) ad opera di una congiura ordita, pare, dalla sua terza moglie, Olimpiade, dalla quale aveva divorziato; ma che sarebbe stato realizzato da suo figlio Alessandro. Intanto, per\u00f2, erano state gettate le basi del nuovo edificio e della nuova civilt\u00e0: la Lega di Corinto aveva aderito ai piani orientali di Filippo, unendo il proprio destino a quello della Macedonia, mentre un contingente di truppe macedoni era gi\u00e0 sbarcato in Asia Minore, sotto la guida dei generali Attalo e Parmenione. Alessandro non fu il creatore, ma l&#8217;esecutore del grande progetto paterno; di suo, nei confronti della Grecia, non mise che una brutalit\u00e0 quale suo padre non aveva mai avuto, visto come si regol\u00f2 nei confronti della ribellione di Tebe: dopo averla sconfitta in battaglia, nel 335, la fece radere al suolo, perch\u00e9 il terribile monito rinsaldasse l&#8217;unit\u00e0 della Lega di Corinto: cio\u00e8, in realt\u00e0, per ricordare a tutti i Greci che cosa avrebbe significato opporsi al suo potere. Demostene e gli uomini del partito nazionalista ateniese, dunque, avevano visto giusto, prima di Cheronea: accettare la sudditanza nei confronti del regno macedone avrebbe significato accettare la scomparsa del mondo stesso, di cui le <em>poleis<\/em> erano espressione. E, piuttosto che scegliere volontariamente il suicidio, avevano preferito battersi. La strada per la fioritura della civilt\u00e0 ellenistica, basata sull&#8217;incontro e la fusione dell&#8217;Oriente e dell&#8217;Occidente, era ormai spianata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le battaglie non si perdono, si vincono sempre, diceva il comandante Ernesto &quot;Che&quot; Guevara; stramba maniera di esprimere un concetto pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 vero: l&#8217;importante,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[110],"class_list":["post-24492","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24492","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24492"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24492\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24492"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24492"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24492"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}