{"id":24490,"date":"2007-09-09T09:28:00","date_gmt":"2007-09-09T09:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/09\/il-demone-nascosto-dellinfelicita-femminile\/"},"modified":"2007-09-09T09:28:00","modified_gmt":"2007-09-09T09:28:00","slug":"il-demone-nascosto-dellinfelicita-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/09\/il-demone-nascosto-dellinfelicita-femminile\/","title":{"rendered":"Il demone nascosto dell&#8217;infelicit\u00e0 femminile"},"content":{"rendered":"<p><em>&quot;Io ti rivedo sempre<\/em><\/p>\n<p><em>fra tanta gente<\/em><\/p>\n<p><em>che ti sfiora, che ha voglia di te.<\/em><\/p>\n<p><em>Lungo le strade<\/em><\/p>\n<p><em>dentro i bar dove aspetti sempre<\/em><\/p>\n<p><em>ma tu non sai pi\u00f9 chi.<\/em><\/p>\n<p><em>Tu non volevi, tu<\/em><\/p>\n<p><em>cercavi qualcosa<\/em><\/p>\n<p><em>che non hai che nessuno ti d\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora cammini sola<\/em><\/p>\n<p><em>fra tanta gente<\/em><\/p>\n<p><em>e non sai che io soffro per te.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Queste parole di una bellissima poesia di Luigi Tenco, <em>Fra tanta gente<\/em> (s\u00ec, abbiamo detto proprio poesia e non canzone: perch\u00e9 Tenco era un vero poeta, che scriveva poesie e poi le metteva in bella musica) ci sono tornate alla mente allorch\u00e9, l&#8217;altro giorno, abbiamo incontrato in un bar, tutta sola, Giovanna, che non vedevamo da parecchi anni. Il suo corpo testimoniava una metamorfosi totale: i suoi stupendi capelli biondi erano diventati una chioma color carota; i suoi abituali abiti lunghi avevano ceduto il posto a un vestitino-minigonna rosso-fuoco; ostentava arie da ragazzina, col suo casco e con lo <em>scooter<\/em> che mai aveva guidato prima. Ancora pi\u00f9 impressionante la metamorfosi interiore: alla sua caratteristica capacit\u00e0 di ascolto era subentrata una chiacchiera logorroica; lo sguardo limpido e sincero era sparito dietro occhiate oblique ed ellittiche, che mai si posavano sull&#8217;interlocutore; parlava di una riconquistata libert\u00e0, ma in lei si intuiva facilmente una profonda inquietudine e una grande infelicit\u00e0<\/p>\n<p>E ci sono venute alla mente tante, tantissime altre figure femminili di amiche, conoscenti, tutte segnate dalla stessa inquietudine e dalla stessa infelicit\u00e0; tutte ugualmente impegnate a mascherarne i segni dietro progetti di effimera rinascita, bruschi cambiamenti di <em>look,<\/em> interminabili monologhi che non significano assolutamente nulla, che eludono proprio l&#8217;essenziale. E ci \u00e8 venuto in mente che gli esseri umani di quest&#8217;ultima generazione, e specialmente di sesso femminile, si comportano nei confronti del proprio malessere interiore esattamente come fanno davanti al malessere fisico: mettendo a tacere i sintomi invece di ascoltarli; rivendicando spazi di una &quot;libert\u00e0&quot; puramente esteriore ed apparente, ma imprigionandosi sempre pi\u00f9 nel labirinto delle mezze verit\u00e0 e delle mezze bugie; agitandosi e correndo qua e l\u00e0 in cerca di mille cose da fare, ma guardandosi bene dal fare l&#8217;unica cosa che potrebbe dar loro un po&#8217; di pace e di serenit\u00e0: fermarsi, ascoltarsi dentro, rendere giustizia a quella verit\u00e0 profonda che hanno misconosciuta, disattesa e calpestata e che adesso grida e piange e si dispera al centro della loro anima.<\/p>\n<p>Da Ibsen e, ancor pi\u00f9, da Strindberg in poi (e non \u00e8 un caso che tale riflessione sia partita dai Paesi scandinavi, ove prima che altrove si sono messi in moto certi meccanismi sociali) \u00e8 diventato quasi un luogo comune parlare dell&#8217;inquietudine femminile contemporanea. Poi del problema si sono impossessate le femministe, e tutto \u00e8 parso chiaro: l&#8217;inquietudine femminile era un prodotto del maschilismo; abbattuto quest&#8217;ultimo, anche l&#8217;inquietudine sarebbe scomparsa e la donna sarebbe stata liberata. Invece cos\u00ec non \u00e8 stato: e ora si fa finta che il problema non esista pi\u00f9, nessuno ne parla o, se si arrischia a farlo, ne parla solo in chiave personale, come se non fosse un problema universalmente diffuso nella societ\u00e0 occidentale contemporanea, ma riguardasse questa o quella singola donna, a titolo puramente individuale. Perch\u00e9 le donne, nel complesso &#8211; si sa &#8211; sono felici: basta guardare quanto sono diventate pi\u00f9 belle, pi\u00f9 attive, pi\u00f9 dinamiche delle loro mamme e delle loro nonne. Che cos&#8217;era una donna di quarant&#8217;anni, uno o due generazioni fa? Un ferrovecchio. E adesso: uno splendore. E che cos&#8217;era la vita limitata, soffocante della casalinga di un tempo, in confronto a quella della donna di oggi, sempre in movimento, sempre impegnata in qualche cosa, sempre protesa ad affermare il proprio ruolo nella societ\u00e0; e, magari, a far vedere che tante cose, dalle quali era esclusa per una legge non scritta, ebbene sa farle, in realt\u00e0, meglio del maschio?<\/p>\n<p>S\u00ec, certo, questa \u00e8 l&#8217;apparenza; ma bisogna avere la vista molto corta per fermarsi l\u00ec. Non \u00e8 necessario possedere le virt\u00f9 chiaroveggenti di Edgar Cayce o avere il dono della profezia come Nostradamus per accorgersi, appena si spinge lo sguardo un po&#8217; sotto la superficie, che le cose stanno un po&#8217; altrimenti. Dietro i corpi levigati e desiderabili, dietro i prodigi cosmetici e chirurgici, dietro i vestiti firmati e ultraseduttivi, dietro gli sguardi assassini da <em>femme fatale,<\/em> la donna, forse, non \u00e8 mai stata tanto sofferente, tanto sola, tanto infelice e disperata come lo \u00e8 oggi. E il ruolo di donna oggetto sempre perfettamente curata, sempre irresistibilmente seduttiva che, poco a poco, si \u00e8 cucito addosso &#8211; a richiesta non tanto del maschio, quanto dell&#8217;immaginario collettivo evocato dalla pubblicit\u00e0 consumistica, dove ogni casalinga \u00e8 sfidata a non sfigurare accanto a Michelle Hunziker o Aida Yespica &#8211; c&#8217;entrer\u00e0 pure per qualcosa, se non c&#8217;inganniamo pi\u00f9 di tanto. Ma, pi\u00f9 ancora, c&#8217;entra un fondamentale peccato di omissione: quello di non essere <em>veramente<\/em> se stessa, di non lasciar emergere la sua verit\u00e0 profonda, riconoscendola lealmente e vedendo in essa non un ostacolo, ma una vocazione, una chiamata.<\/p>\n<p>Nel giochino di sostituire l&#8217;apparire all&#8217;essere, sport preferito della post-modernit\u00e0, ci siamo cascati tutti, uomini e donne (e conosciamo uomini del cui comportamento, come uomini appunto, ci vergognamo fino ad arrossire): ma le donne pi\u00f9 degli uomini. Forse erano pi\u00f9 esposte ai ricatti e alla lusinghe degli stereotipi americaneggianti; forse erano, fin dall&#8217;inizio, l&#8217;anello debole della societ\u00e0, perch\u00e9 pi\u00f9 gravate dal triplo ruolo di mogli, casalinghe e lavoratrici; forse quegli stereotipi, nel clima di generale omologazione della societ\u00e0 di massa (che \u00e8, per inciso, l&#8217;esatto contrario di una societ\u00e0 <em>libera<\/em>), hanno fatto breccia cos\u00ec facilmente perch\u00e9 trovavano una rispondenza nella natura profonda della donna: che \u00e8 quella di sentirsi desiderabile sempre e ad ogni costo. Sia come sia, il risultato \u00e8 stato impressionante: aumento vertiginoso delle donne alcoliste, depresse, dipendenti da dosi sempre crescenti di psicofarmaci o dalle sedute psicanalitiche; crisi del ruolo di madre dovuto a una crescente difficolt\u00e0 di gestire i figli, specialmente nell&#8217;et\u00e0 evolutiva; crisi col maschio nel rapporto di coppia e crescita esponenziale delle separazioni, dei divorzi, della ricerca sempre pi\u00f9 affannosa del compagno ideale, magari di vent&#8217;anni pi\u00f9 giovane, del principe azzurro che le faccia sentire perpetuamente in vacanza e perpetuamente col coltello dalla parte del manico: se cominci a russare la notte, se non mi tributi i doverosi omaggi e le quotidiane attenzioni, ti d\u00f2 il benservito e me ne cerco un altro, possibilmente pi\u00f9 giovane, sempre pi\u00f9 giovane. Un compagno-amante-bambino che si possa gestire come un figlio, anzi meglio di un figlio: perch\u00e9 un figlio, anche quando non ne puoi pi\u00f9 delle sue bizze, te lo devi tenere ugualmente, mentre il <em>baby<\/em> fidanzato lo puoi scaricare in qualsiasi momento, e buon pro gli faccia&#8230;<\/p>\n<p>Ecco, forse la radice del problema \u00e8 proprio qui, nel rifiuto della donna odierna di essere veramente se stessa, nel dover-voler essere conturbante come Marylin Monroe, eternamente giovane come Miss Italia e, soprattutto, spensierata e felice come le ragazze della pubblicit\u00e0. Gi\u00e0, ma cosa c&#8217;\u00e8 di male nel voler essere felici? Assolutamente nulla: solo che bisogna vedere in che cosa si ripone il proprio progetto di felicit\u00e0. La felicit\u00e0 \u00e8 uno stato individuale, non esistono regole <em>standard<\/em> del tipo: &quot;Come ringiovanire di vent&#8217;anni, trovarsi un compagno e un lavoro molto pi\u00f9 soddisfacenti e ricominciare a vivere in trentacinque minuti&quot;. Non esistono scorciatoie e non esistono piccole o grandi furberie per accorciare i tempi, per giungervi con poco sforzo, per arrivare prima ancora di essersi messi in cammino. E verso dove, poi? Verso il Paradiso degli imbecilli e degli alienati con i quali gli stereotipi consumisti ci martellano duecento volte al giorno, mostrandoci famigliole ultrafelci dove i mulini sono sempre bianchi, i figli sempre carini e obbedienti, i mariti sempre snelli e premurosi e le donne sempre bellissime, spensierate, allegre e sicure di s\u00e9? Dove sembra che basti vestire l&#8217;ultimo capo firmato, ostentare l&#8217;ultimo grido della moda per far crepare d&#8217;invidia tutte le amiche e le colleghe e, <em>pertanto<\/em>, sentirsi felici e appagate come non mai?<\/p>\n<p>Bisogna pur dirlo, anche se &#8211; oggi &#8211; questo discorso non piace: lunga e faticosa \u00e8 la strada verso l&#8217;equilibrio interiore, verso l&#8217;arte di apprezzare la vita, anche e soprattutto nelle piccole cose che essa continuamente ci offre. Nessuna scorciatoia, nessuna autostrada ci pu\u00f2 condurre alla meta presto e senza sforzo. No, occorre cadere pi\u00f9 volte e sbucciarsi le ginocchia; occorre essere disposti a pagare di persona, non col portafoglio, ma con lacrime vere e vero sangue; occorre accettare i momenti di oscurit\u00e0, di sconforto, quando sembra che uomini e dei ci abbiamo abbandonati al nostro destino di dolore e solitudine. Occorre, soprattutto, aver chiara la destinazione: che \u00e8 la lealt\u00e0 verso se stessi. Questa deve essere la motivazione profonda, questa la stella polare lungo il cammino, questa la carica per affrontare le incertezze e i turbamenti della vita, le delusioni, le amarezze, le incomprensioni. Questa, fondamentalmente, la nostra vocazione, la nostra chiamata: sempre e ancora quella del buon vecchio Socrate e dell&#8217;oracolo di Delfi: <em>conosci te stesso.<\/em><\/p>\n<p>Tutto il resto, felicit\u00e0 compresa, ci verr\u00e0 dato per premio. Proprio quando avremo smesso di porlo al centro del nostro affannoso agitarci; proprio quando avremo imparato che la felicit\u00e0 \u00e8 la conseguenza di un fondamentale atto di coraggio: infischiarcene di ci\u00f2 che <em>il mondo<\/em> pensa di noi e metterci sotto i piedi il nostro stesso puerile bisogno di rassicurazione, di approvazione, di gratificazione <em>da parte degli altri.<\/em> Il nostro valore non si misura sugli sguardi pornografici che l&#8217;altro sesso ci sbava addosso: questo dovrebbero capire le donne intelligenti. E ce ne sono, sicuramente. Le altre, che la smettano di preoccuparsi in maniera ossessiva di essere pi\u00f9 affascinanti della vicina; di vedere in tutte le altre donne, persino nelle figlie e nelle madri, delle rivali sempre pronte a farle fuori; e che la smettano di inseguire l&#8217;ammirazione volgare della fetta pi\u00f9 stupida del genere maschile, fatta di mezzi-uomini che nascondono le loro tendenze omosessuali dietro le apparenze seducenti di un Rodolfo Valentino.<\/p>\n<p>Che imparino a stare da sole, se occorre; a non vergognarsi di s\u00e9; a pretendere dall&#8217;altro la stessa lealt\u00e0 che devono esigere da s\u00e9 stesse. Allora potranno forgiare gli strumenti per una autentica liberazione; allora creeranno le premesse per un cambiamento il cui premio, che giunger\u00e0 gratis, sar\u00e0 qualcosa di simile a ci\u00f2 che comunemente vien chiamata <em>la felicit\u00e0.<\/em> O che forse, pi\u00f9 modestamente ma pi\u00f9 realisticamente, si dovrebbe chiamare <em>la pace dell&#8217;anima.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&quot;Io ti rivedo sempre fra tanta gente che ti sfiora, che ha voglia di te. 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