{"id":24484,"date":"2016-01-02T12:38:00","date_gmt":"2016-01-02T12:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/02\/lidea-democratica-nasce-dalla-brama-del-benessere-troppo-poco-per-tenere-unita-la-societa\/"},"modified":"2016-01-02T12:38:00","modified_gmt":"2016-01-02T12:38:00","slug":"lidea-democratica-nasce-dalla-brama-del-benessere-troppo-poco-per-tenere-unita-la-societa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/02\/lidea-democratica-nasce-dalla-brama-del-benessere-troppo-poco-per-tenere-unita-la-societa\/","title":{"rendered":"L\u2019idea democratica nasce dalla brama del benessere: troppo poco per tenere unita la societ\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Da dove trae origine l&#8217;idea democratica moderna? (Lasciamo perdere, in questa sede, la democrazia antica, perch\u00e9 richiederebbe un discorso a parte.) Quali sono le sue radici, da dove trae la sua forza espansiva, a quali elementi attinge per costruire la propria mitologia? Per strano che possa apparire, a giudizio di molti acuti osservatori esterni e degli stessi americani, l&#8217;idea democratica non nasce che da una brama smodata di benessere materiale: e diciamo &quot;smodata&quot; a ragion veduta, in quanto l&#8217;essere smodata \u00e8 proprio ci\u00f2 che ne fa il motore di quella. La democrazia spinge a varcare il sottile confine che separa un legittimo e moderato desiderio delle cose necessarie, dalla brama del benessere illimitato, perch\u00e9 essa tende a rimuovere i freni inibitori, sia di natura giuridica e legale, sia, soprattutto, di natura morale e spirituale. La brama diventa allora sempre pi\u00f9 cieca, disordinata e patologica, fine a se stessa: non si vive, n\u00e9 si lavora, per soddisfare bisogni reali o per realizzare aspirazioni costruttive, ma unicamente per gettare in un pozzo senza fondo quantit\u00e0 sempre pi\u00f9 massicce di beni da consumare in fretta, per poi passare ad altri, in uno spreco esponenziale e in una febbre compulsiva sempre pi\u00f9 parossistica.<\/p>\n<p>Da che cosa nasce questo fatto, questa connessione fra l&#8217;idea democratica moderna e la brama smodata di assicurarsi un benessere materiale sempre pi\u00f9 grande? Secondo noi, dal fatto che l&#8217;idea democratica moderna si configura, fin dalla sua genesi, come il veicolo di una concezione del reale dominata dalla volont\u00e0 di migliorare, perfezionare, arricchire indefinitamente la propria condizione; di rafforzare la posizione di ciascuno con la rivendicazione di sempre nuovi diritti: dal diritto alla vita si \u00e8 passati al diritto alla libert\u00e0 personale, poi al diritto alla propriet\u00e0, poi al libero pensiero, alla libera stampa e alla libera associazione, al diritto alla salute, allo studio, alla sessualit\u00e0 libera e disinibita. Tuttavia, questa crescita smisurata dei diritti non si \u00e8 accompagnata ad una crescita nell&#8217;assunzione dei corrispettivi doveri, per la buona ragione che i doveri implicano limitazioni, rinunce, sopportazione dei diritti altrui. L&#8217;inseguimento della ricchezza materiale, ingannevolmente presentata come &quot;benessere&quot;, o come sua condizione necessaria, \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 immediata dell&#8217;idea democratica della crescita, del progresso, dell&#8217;avanzare di meta in meta, quasi per rifare la natura e l&#8217;uomo stesso: creando un mondo totalmente soggiogato e posto al servizio dell&#8217;umano benessere, e un uomo sempre pi\u00f9 emancipato, potente, dotato di strumenti fisici e intellettuali sempre pi\u00f9 sofisticati per godere in misura maggiore dei suoi predecessori, per sfidare le malattie, la miseria, la vecchiaia e, se possibile (e qui incomincia la follia vera e propria) la stessa morte. Cos\u00ec l&#8217;ideologia democratica degenera nell&#8217;edonismo, poi nel consumismo e questo, a sua volta, in una contro-religione fondata sul delirio di onnipotenza dell&#8217;uomo e, in ultima analisi, sulla sua auto-divinizzazione.<\/p>\n<p>Uno dei primi pensatori moderni che si rese conto della connessione fra l&#8217;idea democratica e la brama del benessere materiale \u00e8 stato il filosofo, sociologo e storico francese Alexis de Tocqueville (1805-1859), autore di almeno due classici del pensiero politico come \u00abLa democrazia in America\u00bb (in due volumi, pubblicati rispettivamente nel 1835 e il 1840) e \u00abL&#8217;antico regime e la Rivoluzione\u00bb (apparso nel 1856). Rievocando il viaggio di Tocqueville negli Stati Uniti del 1831, il giornalista e saggista newyorkese Richard Reeves ha scritto, fra l&#8217;altro, nel libro \u00abViaggio americano. Sulle orme di Tocqueville alla ricerca della democrazia in America\u00bb (titolo originale: \u00abAmerican Journey\u00bb, 1982; traduzione dall&#8217;inglese di Maria Cairanti, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0, 1983, pp.378-380):<\/p>\n<p>\u00ab&quot;In America, scriveva il francese, &quot;la passione del benessere materiale non \u00e8 sempre esclusiva, ma \u00e8 generale, e, se non tutti la provano allo stesso modo, tutti per\u00f2 la sentono. La cura di soddisfare i minimi bisogni del corpo e di provvedere alle piccole comodit\u00e0 della vita preoccupa universalmente gli spiriti. [&#8230;] Quando le classi sono confuse e i privilegi distrutti, quando i patrimoni si dividono e la civilt\u00e0 e la libert\u00e0 si diffondono, il desiderio di raggiungere il benessere si presenta all&#8217;immaginazione del povero e la paura di perderlo a quella del ricco. Si forma una grande quantit\u00e0 di fortune mediocri. Coloro che le posseggono hanno abbastanza beni materiali per concepire il gusto di essi, ma non tanto da contentarsene. Essi se li procurano con fatica e vi si dedicano con timore (pp. 543-544, &quot;La democrazia in America&quot;, edizione italiana a cura di Giorgio. Candeloro, Rizzoli, Milano, 1982).<\/p>\n<p>Centoquaranta anni dopo, il tentativo di soddisfare queste passioni veniva definito, come sempre, un abbandonarsi a un nuovo e quasi universale egoismo &#8212; l&#8217;entrare a far parte della &quot;generazione dell&#8217;io&quot; &#8212; ma si sarebbe anche potuto definirlo come qualcosa di &quot;americano&quot;. Era possibile che l&#8217;ambizione americana non fosse cos\u00ec in declino come pareva agli analizzatori dei sondaggi dell&#8217;opinione pubblicato ai professori del Mit; poteva anche essere la stessa ambizione che aveva costruito il paese, adattata per\u00f2 a un ambiente pi\u00f9 facile. Il benessere era semplicemente pi\u00f9 vicino, nello spazio e nel tempo, nel 1981 che nel 1831<\/p>\n<p>La democrazia aveva fatto questo &#8212; aveva cio\u00e8 avvicinato il benessere &#8212; perch\u00e9 era questo che la maggior parte della gente aveva generalmente voluto. I politici democratici potevano essere mediocri, pi\u00f9 ancora di quelli che Tocqueville aveva conosciuto, ma non erano i politici a creare o a guidare il sistema. Gli Stati Uniti, la democrazia, erano un contratto tra ogni singolo americano e tutti gli americani associati in un governo [&#8230;]<\/p>\n<p>Fu la democrazia che divenne il valore americano quando la nazione si un\u00ec per combattere le guerre del mondo; nel secolo XX gli americani si erano lasciati convincere a battersi e a morire per assicurare al mondo la democrazia, non il repubblicanesimo. La nuova mitologia consisteva nella democrazia e nell&#8217;eguaglianza, espresse in vari modi, da: &quot;Tutti gli uomini sono stati creati eguali&#8230;&quot; a &quot;Un uomo, un voto&quot;.<\/p>\n<p>In questo tipo di eguaglianza, nell&#8217;essere americani, nell&#8217;essere uno tra i tanti, ci sono sempre stati orgoglio e paura.. &quot;Siccome nei secoli di eguaglianza nessuno \u00e8 obbligato ad appoggiare il suo simile e nessuno ha diritto di avere un grande appoggio dal suo simile, ognuno \u00e8 insieme indipendente e debole&quot;, scriveva Tocqueville nel suo secondo volume.&quot;[&#8230;] L&#8217;indipendenza lo riempie di fiducia e d&#8217;orgoglio nei confronti dei suoi eguali, la debolezza gli fa sentire di tanto in tanto il bisogno di un soccorso estraneo, che non pu\u00f2 attendere da nessuno di essi, poich\u00e9 sono tutti impotenti e freddi. In questa situazione rivolge naturalmente lo sguardo a quell&#8217;essere immenso[&#8230;] lo stato&quot;. C&#8217;era anche una nota a pie&#8217; di pagina, una delle migliori descrizioni del&#8217;America che io conosca: &quot;[&#8230;] I secoli democratici sono tempi di tentativi, di innovazioni e di avventure. Vi sono sempre moltissimi uomini occupati in un&#8217;impresa difficile o nuova, che conducono indipendentemente dai loro simili. Questi uomini ammettono come principio generale che il potere pubblico non debba intervenire negli affari privati; ma, come eccezione, ognuno di essi desidera che esso l&#8217;aiuti nell&#8217;affare speciale che lo preoccupa e cerca di attirare l&#8217;attenzione del governo dalla sua parte, pur volendola restringere da tutte le altre [&#8230;]&quot; (p. 712).<\/p>\n<p>Ma chi poteva controllare la direzione del&#8217;avventura? La democrazia, il fidarsi degli altri, era un rischio: &quot;Le nazioni aristocratiche sono naturalmente portate a restringere troppo i limiti dell&#8217;umana perfettibilit\u00e0, mentre le nazioni democratiche li estendono qualche volta oltre misura&quot;, scriveva Tocqueville all&#8217;inizio del suo secondo volume. [&#8230;] A mano a mano che le caste scompaiono, le classi si avvicinano, le leggi, gli usi e i costumi variano con il mescolarsi degli uomini, avvengono fatti nuovi; verit\u00e0 nuove sono messe in luce, antiche opinioni scompaiono mentre altre ne prendono il posto; l&#8217;immagine di una perfezione ideale e sempre fuggiti vasi presenta allo spirito umano. [&#8230;] Cos\u00ec, sempre cercando, cadendo, rialzandosi, spesso deluso, mai scoraggiato, egli tende incessantemente a questa grandezza immensa che intravede confusamente al culmine della lunga strada che l&#8217;umanit\u00e0 deve ancora percorrere.&quot; (pp. 449-450).<\/p>\n<p>\u00c8 ovviamente &quot;oltre misura&quot; che si ponga fine alle guerre o che scompaiano le caste. Ma la strada \u00e8 il&#8217;incespicante democrazia.\u00bb<\/p>\n<p>Tocqueville vede sia le luci che le ombre della democrazia (in un&#8217;altra pagina memorabile parla dell&#8217;angoscia americana, originata dal crimine perpetrato ai danni dei nativi, e, quel che \u00e8 peggio, con tutti i crismi della legalit\u00e0 pi\u00f9 ipocrita, cio\u00e8 mediante &quot;regolari&quot; trattati); non altrettanto il suo esegeta americano odierno, Richard Reeves, cui sfuggono molte sottigliezze del ragionamento del francese, per la solita tendenza americana a prendere per buoni i miti, frettolosi e sovente grossolani, coi quali questa nazione troppo giovane si \u00e8 data un codice di valori, mentre la vecchia Europa ha avuto bisogno d&#8217;un paio di millenni per elaborare il suo.<\/p>\n<p>Tocqueville vede perfettamente quel che di illusorio, e soprattutto di pericoloso, vi \u00e8 nel costante miraggio americano del benessere; Reeves fraintende il concetto e sostiene che, alla fine del XX secolo, il benessere \u00e8 divenuto pi\u00f9 vicino: dimenticando che un miraggio \u00e8 sempre un miraggio e che, per definizione, non ci si avvicina ad esso, perch\u00e9 \u00e8 sempre un passo avanti. E non \u00e8 nemmeno chiaro se, quando maneggia concetti come &quot;entrare nella generazione dell&#8217;io&quot;, e quando definisce quest&#8217;ultima come una nuova e universale forma di egoismo, per di pi\u00f9 tipicamente americana, stia facendo dell&#8217;ironia, o se gli sfugga quanta tragicit\u00e0 vi sia in un tale concetto: nel qual caso, crediamo, la voglia di fare l&#8217;ironico dovrebbe passare a chiunque.<\/p>\n<p>Tocqueville vede lucidamente la radice contrattualistica della societ\u00e0 americana e si rende conto che si tratta di un contrattualismo esasperato, un incrocio fra il buonismo dei giusnaturalisti, con il loro ottimistico razionalismo antropologico, e la tetra severit\u00e0 di un Hobbes, col suo pessimismo e con il conseguente assolutismo quale correttivo all&#8217;egoismo umano. Per\u00f2 il francese \u00e8 figlio del XIX secolo, Reeves \u00e8 un uomo del tardo XX secolo: e quel che il primo ancora non poteva vedere, il secondo ce l&#8217;ha sotto gli occhi. Perci\u00f2, se Tocqueville pensa che l&#8217;essenza della democrazia consista in un contratto stipulato fra ogni singolo cittadino e tutti gli altri, che si esprime in un governo rappresentativo, Reeves non ha scusanti se non si accorge che l&#8217;essenza della democrazia <em>moderna<\/em> non risiede in un contratto, ma nelle apparenze di quel contratto, e che il vero governo di essa non risiede nei cittadini, ma in un potere occulto e onnipresente, dotato di una immensa capacit\u00e0 di manipolazione e condizionamento dell&#8217;opinione pubblica: quello finanziario, e specialmente delle grandi banche. Come non vedere che la democrazia moderna degenera fatalmente nella plutocrazia, e questo proprio per la mancanza di efficaci correttivi al naturale egoismo umano, che esistevano nelle societ\u00e0 di ancien r\u00e9gime e anche in quelle dittatoriali moderne (di cui non vogliamo certo fare l&#8217;elogio), ma che in democrazia evaporano, proprio perch\u00e9 la democrazia incoraggia ed esalta quell&#8217;egoismo, confondendolo con la (legittima) libert\u00e0 d&#8217;iniziativa?<\/p>\n<p>Nelle guerre mondiali del XX secolo, del resto, gli Americani non furono &quot;persuasi&quot; a battersi lontano dai loro confini; furono ingannati, puramente e semplicemente: da Wilson nella prima, da Roosevelt nella seconda, poich\u00e9 entrambi si fecero eleggere promettendo di mantenere la neutralit\u00e0 e tradirono la promessa subito dopo. E gi\u00e0 questo dovrebbe dir molto sull&#8217;effettivo esercizio della sovranit\u00e0 popolare, in regime di democrazia moderna. Quanto al fatto che gli Americani andarono a combattere sotto le bandiere della democrazia, per portarla &quot;in dono&quot; agli altri popoli, compresi quelli che non la volevano, come non vedere, in ci\u00f2, una degenerazione interna della democrazia stessa, ancor pi\u00f9 grave di quella plutocratica: la degenerazione totalitaria? Una democrazia che si espande illimitatamente nel mondo, in una guerra permanente contro tutto ci\u00f2 che le si oppone (e che si oppone al suo logico corollario, il libero mercato), o, semplicemente, che le rimane estranea, magari in posizione defilata: non \u00e8 questa la versione capitalista della &quot;rivoluzione permanente&quot; di trotzkista memoria? Ed \u00e8 una cosa che fa paura&#8230;<\/p>\n<p>Tocqueville, poi, vede la contraddittoriet\u00e0 della psicologia democratica: essa proclama uno Stato &quot;minimo&quot;, che non s&#8217;immischi negli affari privati dei cittadini; per\u00f2 ciascuno di essi si augura che, nel suo caso, lo Stato faccia uno strappo alla regola e si prenda a cuore il suo particolare problema. E questo perch\u00e9, in democrazia, nessuno si aspetta razionalmente di essere aiutato dagli altri, ma tutti lo sperano inconsciamente: perch\u00e9 tale \u00e8 la natura umana. L&#8217;uomo vorrebbe l&#8217;indipendenza e la massima libert\u00e0; ma poi, se qualcosa lo minaccia, vorrebbe la protezione di qualcuno&#8230; dello Stato, appunto. E questo, allora, diventa il surrogato di quel Dio che essa ha spodestato. Tocqueville, da ateo, non valuta la portata di ci\u00f2: non afferra che la democrazia corrisponde alla auto-deificazione dell&#8217;uomo e che la dismisura, l&#8217;eccesso (concetto da cui eravamo partiti) le \u00e8 connaturato. Insomma: Dio \u00e8 al di sopra della democrazia e la democrazia non \u00e8 Dio. Una democrazia cristiana, perci\u00f2, \u00e8 molto difficile da realizzare, \u00e8 quasi una contraddizione in termini. E infatti la democrazia americana nasce come democrazia massonica, cio\u00e8 non-cristiana e anti-cristiana (aspetto sul quale Tocqueville, pudicamente, sorvola: per ingenuit\u00e0 o per collusione?).<\/p>\n<p>Il cristianesimo ricorda agli uomini che c&#8217;\u00e8 un unico Dio, e che Egli non \u00e8 il benessere materiale; inoltre ricorda loro il senso del limite, la fragilit\u00e0 della creatura, la sua non autosufficienza; mentre la democrazia tende ad essere auto-centrata, auto-celebrativa ed auto-sufficiente, e quindi pretende di essere servita, se necessario, fino al sacrificio della vita: fino a che il suo ultimo nemico non sia stato debellato e cancellato dalla faccia della Terra&#8230;<\/p>\n<p>E a quel punto, se mai ci\u00f2 dovesse avvenire, chi salver\u00e0 l&#8217;uomo da se stesso, dalla sua folle dismisura? E quali forze riusciranno a tenere unita la societ\u00e0, quando ciascun egoismo individuale si lancer\u00e0, cieco e sordo, a rivendicare tutti i diritti possibili e ad occupare tutti gli spazi, affrettandosi a sottrarli agli altri? Uomini come Tocqueville sperano che tali forze sorgeranno dallo Stato medesimo; ma ci\u00f2 \u00e8 impossibile: non hanno essi teorizzato uno Stato che serva principalmente a garantire la massima libert\u00e0 di tutti? Per cui, se diventasse uno Stato-Leviatano, come quello di Hobbes, la democrazia entrerebbe in contraddizione con se stessa: si suiciderebbe.<\/p>\n<p>E forse \u00e8 quel che sta accadendo. La democrazia si sta suicidando, non senza aver prima distrutto i valori delle societ\u00e0 tradizionali (che erano monarchiche, aristocratiche e, soprattutto, religiose), i quali facevano da puntelli: erano le forze virtuose che le tenevano unite. E a quel punto, che cosa ne sar\u00e0 di noi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da dove trae origine l&#8217;idea democratica moderna? (Lasciamo perdere, in questa sede, la democrazia antica, perch\u00e9 richiederebbe un discorso a parte.) 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