{"id":24476,"date":"2017-06-26T05:16:00","date_gmt":"2017-06-26T05:16:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/26\/un-delitto-segreto-e-moralmente-meno-grave\/"},"modified":"2017-06-26T05:16:00","modified_gmt":"2017-06-26T05:16:00","slug":"un-delitto-segreto-e-moralmente-meno-grave","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/06\/26\/un-delitto-segreto-e-moralmente-meno-grave\/","title":{"rendered":"Un delitto segreto \u00e8 moralmente meno grave?"},"content":{"rendered":"<p>Molti pensano che la gravit\u00e0 di un delitto, in particolare dell&#8217;omicidio, dipenda essenzialmente, o, comunque dipenda in larga misura, dagli effetti morali che esso produce sulla societ\u00e0, cio\u00e8 sul dolore, sulla paura e sul senso di angoscia che provoca negli altri esseri umani, oltre che nello smarrimento e nella frustrazione che derivano dal vedere che il delitto rimane impunito, o che non viene sanzionato in maniera adeguata.<\/p>\n<p>A questa posizione, che \u00e8 tipica dell&#8217;edonismo e dell&#8217;utilitarismo, due tendenze oggi prevalenti nella temperie culturale della nostra societ\u00e0, si pu\u00f2 facilmente obiettare che, se il male provocato da un delitto consiste essenzialmente nell&#8217;effetto negativo che esso provoca a livello sociale, un delitto che rimanga segreto, cio\u00e8 che non solo non venga &quot;scoperto&quot;, ma che non giunga nemmeno a conoscenza degli altri esseri umani, tranne, beninteso, colui che lo ha commesso, non provoca alcun danno e, di conseguenza, in base al loro ragionamento, non dovrebbe neanche essere considerato un vero male in senso morale. Se fosse cos\u00ec, allora, per valutare la liceit\u00e0 o meno dell&#8217;azione delittuosa, sarebbe sufficiente mettere sul piatto della bilancia il diritto della vittima di continuare a vivere, e quello dell&#8217;assassino di toglierle la vita, imparzialmente e spassionatamente, e lasciare che la bilancia penda l\u00e0 dove il piatto risulta pi\u00f9 pesante. Per esempio, nel caso della legittima difesa, crediamo non vi siano obiezioni sul fatto che essa \u00e8 moralmente giustificata e, quindi, nell&#8217;assolvere colui che uccide un altro essere umano per proteggere la propria esistenza, o quella di altri, da un pericolo grave e immediato. \u00c8 pur vero che non sempre si pu\u00f2 stabilire un confine preciso fra un pericolo grave e immediato, e una percezione di pericolo che, soggettivamente, appare tale, mentre non lo \u00e8 se guardata con l&#8217;occhio freddo di un osservatore esterno e oggettivo. Problema non da poco, a ben considerarlo, perch\u00e9 suscettibile di mettere in crisi quasi tutta la nostra certezza riguardo alla liceit\u00e0 o alla illiceit\u00e0 di una uccisione, che, nel secondo caso, diverrebbe automaticamente un assassinio. Tuttavia, \u00e8 una questione che, in questa sede, lasceremo da parte, poich\u00e9 ci limiteremo a una riflessione sul delitto volontario e intenzionale, che \u00e8, evidentemente, tutt&#8217;altra cosa da una uccisione compiuta per legittima difesa.<\/p>\n<p>La domanda, dunque, \u00e8 la seguente: <em>se un delitto, come un omicidio, rimane segreto, lo si pu\u00f2 considerare come meno grave rispetto ad un altro, che divenga noto e giunga a impressionare l&#8217;opinione pubblica?<\/em> La nostra tesi \u00e8 che non lo sia; ma, per argomentare tale affermazione, dobbiamo ripartire dalla definizione di cosa sia un&#8217;azione valutabile in senso etico. Oggi si tende a pensare che una certa azione sia buona o cattiva se essa riflette, o contraddice, i valori morali accettati in quella societ\u00e0: il che \u00e8 una forma di relativismo pratico, perch\u00e9 riduce la questione del bene e del male a un semplice dato <em>storico-culturale<\/em>. Se fosse cos\u00ec, non si capisce perch\u00e9 mai siano stati processati i dirigenti nazisti che attuarono la politica di sterminio voluta da Hitler; e infatti, al processo di Norimberga, la tesi degli avocati difensori fu che essi avevano semplicemente eseguito degli ordini. Noi pensiamo, invece, che la nozione del bene e del male sia un dato originario e universale, presente alla coscienza di ogni essere umano, talvolta in maniera vaga e confusa, altra volta in maniera estremamente netta e precisa; e che gli usi e i costumi sociali, per non parlare degli ordini dell&#8217;autorit\u00e0 superiore, possono, s\u00ec, esercitare un influsso, come pure la pressione psicologica di un collega, un amico, un parente dalla volont\u00e0 pi\u00f9 forte: quasi mai, per\u00f2, almeno in un soggetto psichicamente e moralmente sano, fino al punto di annullare del tutto tale nozione originaria, o addirittura di capovolgerla nel suo contrario. Naturalmente, dal momento che abbiamo escluso la prevalenza del fattore storico, a noi resta l&#8217;onere di dimostrare come una tale nozione originaria sia presente alla coscienza di ogni essere umano: ebbene, non esitiamo ad affermare che solo un intervento divino pu\u00f2 esserne la causa, perch\u00e9, se l&#8217;uomo fosse una creatura meramente biologica, quella nozione, posto che vi fosse, sarebbe sempre il frutto di un&#8217;azione sciale.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere interessante vedere come il filosofo americano Tom Regan (1938-2007) ha trattato la questione del delitto segreto, all&#8217;interno di una problematica assai pi\u00f9 ampia &#8212; o assai pi\u00f9 ristretta, secondo i punti di vista &#8212; in quello che \u00e8 considerato il testo fondamentale dell&#8217;animalismo, <em>I diritti animali<\/em> (titolo originale: <em>The Case for Animal Rights<\/em>, Berkeley, The Regents of the University of California, 1983; traduzione dall&#8217;inglese di Rodolfo Rini, Milano, Garzanti, 1990, pp. 280-282):<\/p>\n<p><em>In che modo l&#8217;utilitarista edonista dovr\u00e0 affrontare i problemi mirali relativi all&#8217;uccisione degli agenti morali? Vanno certamente considerati i piaceri e di dolori, nonch\u00e9 i piaceri e i dolori che prevedibilmente essa avrebbe avuto se se non fosse stata uccisa. Ma i suoi piaceri e i suoi dolori hanno un peso morale che non \u00e8 superiore a quello dei piaceri e dei dolori di uguale intensit\u00e0 di chiunque altro. L&#8217;egalitarismo, che costituisce uno dei pregi dell&#8217;utilitarismo classico, esclude che piaceri e dolori della vittima possano contare di pi\u00f9. Poich\u00e9 &quot;ciascuno deve contare per uno e nessuno per pi\u00f9 di uno&quot;, la vittima non pu\u00f2 che avere, per cos\u00ec dire, un voto solo nella determinazione della illiceit\u00e0 morale di ucciderla. Se, uccidendo l&#8217;agente morale in questione, si consegue il saldo aggregativo ottimale di piaceri e dolori, l&#8217;utilitarista edonista riterr\u00e0 non solo che non ci sia nulla da ridire sulla sua uccisione, ma che tale uccisione gli sia imposta dalla sua teoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Un risultato simile \u00e8 in contrasto con le nostre intuizioni riflessive circa la negativit\u00e0 morale dell&#8217;omicidio. L&#8217;uccisione di un agente morale \u00e8 un atto moralmente cos\u00ec negativo, pensiamo noi, che pu\u00f2 essere giustificato solo in circostanze molto speciali (per esempio, per legittima difesa [&#8230;] L&#8217;utilitarismo edonistico rende tropo facile giustificare l&#8217;omicidio: esso sarebbe consentito non solo in circostanze STRAORDINARIE, ma anche n situazioni del tutto COMUNI.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli utilitaristi edonisti non si nascondo che la loro teoria sembra approdare a conclusioni in netto contrasto con le pi\u00f9 solide credenze morali, e le pi\u00f9 ingegnose argomentazioni con cui cercano di salvare la propria teoria denotano se non altro la seriet\u00e0 con cui si fanno carico del problema. Il loro argomento principale \u00e8 il seguente. Come agenti morali noi abbiamo coscienza della nostra mortalit\u00e0: sappiamo di non essere destinati a vivere eternamente, almeno si questa terra, e a volte c en preoccupiamo fino ad esserne profondamente tubati. La consapevolezza del fatto che a volte gli agenti morali UCCIDONO i propri simili contribuisce all&#8217;angoscia che ci deriva dal pensiero della morte. Questa consapevolezza \u00e8 causa di insicurezza nei nostri rapporti con gli altri e l&#8217;insicurezza nuoce al conseguimento dell&#8217;obiettivo dell&#8217;utilitarismo edonistico di produrre il saldo migliore di piaceri e dolori per tutti gli individui interessati. Per esprimerci sulla moralit\u00e0 dell&#8217;uccisone di un nostro simile, perci\u00f2, dobbiamo tener conto di qualcosa di pi\u00f9 dei piaceri e dei dolori degli individui direttamente interessati, ossia dell&#8217;omicida e della vittima. Dobbiamo tener conto anche della preoccupazione, del&#8217;angoscia e dell&#8217;insicurezza che ne deriva ad altri individui cui tocca vivere conoscendo l&#8217;accaduto. Se teniamo conto di tutto questo, argomenta il sostenitore dell&#8217;utilitarismo edonistico, ci accorgiamo che uccidere un agente morale \u00e8 negativo &#8211; quando lo \u00e8 &#8212; soprattutto in virt\u00f9 dei suoi EFFETTI COLLATERALI, cio\u00e8 dell&#8217;angoscia e degli altri sentimenti spiacevoli che si ripercuotono su chi sopravvive. Paradossalmente, insomma, la ragione principale per cui \u00e8 sbagliato uccidere un agente morale non consiste nel danno arrecato alla vittima, bens\u00ec, prioritariamente, nel danno arrecato ai superstiti.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa replica non \u00e8 in grado di cogliere l&#8217;obiettivo che si propone. Per metterne in luce le manchevolezze baster\u00e0 pensare agli omicidi che rimangono segreti. Un omicidio che rimane segreto non pu\u00f2 determinare quegli effetti collaterali che hanno un peso cos\u00ec rilevante nell&#8217;interpretazione proposta da questa teoria della negativit\u00e0 morale dell&#8217;uccisione di un agente morale. Se un omicidio rimane segreto, gli altri non ne hanno notizia e quindi non possono esserne turbati. Qualora un omicidio rimasto segreto fosse valso a determinare il saldo ottimale di piaceri e dolori per gli individui che ne risentono, un sostenitore dell&#8217;utilitarismo edonistico non avrebbe ragioni morali per criticarlo; la sua teoria, anzi, lo GIUSTIFICHEREBBE. Anche questa conclusione \u00e8 in contrasto con le nostre intuizioni riflessive circa la negativit\u00e0 morale dell&#8217;omicidio. Il fatto che un omicidio resti segreto non fa alcuna differenza morale, o, se la fa, lungi dal diminuirne la negativit\u00e0, la aggrava. Poich\u00e9 gli assassini che riescono a tener segreto il proprio delitto meritano di essere puniti e poich\u00e9, riuscendo a tenerlo segreto, essi non vengono scoperti e puniti, non \u00e8 nemmeno possibile far giustizia, e questa circostanza rende moralmente ancora pi\u00f9 odioso il loro atto. L&#8217;utilitarismo edonistico, pertanto, capitola su due fronti, in quanto non riesce a dar ragione N\u00c9 della negativit\u00e0 morale di un omicidio rimasto segreto, N\u00c9 della negativit\u00e0 aggiuntiva del fatto che, in questo caso, l&#8217;omicida si sottragga alla punizione. Poich\u00e9 gli stessi utilitaristi edonisti cercano di mostrare come la loro teoria possa illuminare e nostre intuizioni circa la negativit\u00e0 dell&#8217;omicidio, l&#8217;appello a queste intuizioni per valutare l&#8217;adeguatezza della loro teoria sarebbe del tutto pertinente anche nel casi in cui non fosse suscettibile di una spiegazione indipendente.<\/em><\/p>\n<p>Animalismo a parte, Tom Regan esprime il classico punto di vista di un filosofo che vuol reagire all&#8217;edonismo utilitarista, dilagante e imperante nella cultura occidentale contemporanea, perch\u00e9 vede a quali conclusioni brutali e inumane esso conduce inesorabilmente, una volta che ne sia stato accolto il principio fondamentale, la ricerca del massimo piacere per il maggior numero di soggetti; ma che, nello stesso tempo, non vuole allargare la prospettiva in senso metafisico, appunto perch\u00e9 anch&#8217;egli, senza rendersene conto, ragiona in maniera simile e &quot;parallela&quot; a quella dei filosofi che critica, cio\u00e8 in un&#8217;ottica esclusivamente immanentistica, essendo il suo scopo quello di dimostrare che non si devono uccidere gli animali, neppure per mangiarli, perch\u00e9 anch&#8217;essi sono soggetti di diritti, pur non essendo agenti morali (cio\u00e8 ignoranti del bene e del male), come lo sono, ad esempio, gli esseri umani mentalmente ritardati, esempio ch&#8217;egli fa esplicitamente. Tuttavia, la debolezza del suo ragionamento \u00e8 che, se si vuol restare sul terreno di un immanentismo radicale, non si ha pi\u00f9 il diritto di fare appello ad alcun principio: l&#8217;unica cosa che vale \u00e8 il giudizio soggettivo di chi compie un&#8217;azione. Regan sostiene che nessun essere umano ha il diritto di cibarsi degli animali, cos\u00ec come nessuno ha il diritto di uccidere un altro essere umano, solo perch\u00e9 il delitto pu\u00f2 restare segreto, oppure perch\u00e9 commesso ai danni di una vittima incapace di intendere e di volere, e quindi esclusa dal novero degli agenti morali. Noi possiamo anche essere d&#8217;accordo con lui sul piano pratico (e infatti, personalmente, abbiamo fatto la scelta, da molti anni, di non mangiare la carne di alcun animale), ma la filosofia \u00e8 un&#8217;altra cosa: essa consiste nell&#8217;individuare, e possibilmente dimostrare, dei principi d&#8217;ordine generale, in base ai quali si devono ritenere lecite certe azioni morali, e illecite altre, con un ragionevole grado di chiarezza. Ora, se si considera l&#8217;uomo semplicemente come un mammifero pi\u00f9 evoluto, e quindi pi\u00f9 intelligente, o pi\u00f9 sensibile, o pi\u00f9 raffinato, degli altri, si resta, inesorabilmente, entro l&#8217;orizzonte della forza: perch\u00e9, in ultima analisi, \u00e8 la forza che domina nel regno animale, ed \u00e8 la forza che d\u00e0 il &quot;diritto&quot; al predatore di uccidere la sua preda. Pertanto, adottando una simile prospettiva, ci si mette allo stesso livello degli edonisti utilitaristi: sono essi a decidere ci\u00f2 che \u00e8 moralmente lecito, semplicemente perch\u00e9 &quot;sanno&quot; di poterlo fare: sia che si tratti di uccidere un animale per mangiarselo, sia che si tratti di uccidere un essere umano, per una ragione qualsiasi, a patto che l&#8217;azione resti segreta, oppure che lo si scelga fra quanti, come gli animali, non hanno piena coscienza di s\u00e9 (aborto, eutanasia), e si pensa d&#8217;avere sufficienti ragioni per farlo. \u00c8 strano che gli animalisti si affannino tanto a vedere riconosciuti i diritti degli animali, ma non spendono altrettanto impegno per vedere riconosciuto il diritto alla vita degli esseri umani. Se amano tanto la vita, in tutte le sue manifestazioni, come mai tacciono sui milioni di aborti volontari, che negano il diritto di nascere ad altrettanti bambini? Comunque, per tornare al nostro tema, diremo che \u00e8 sbagliato porre la questione etica di un delitto come se il danno da esso prodotto riguardi solo le persone che ne sono toccate, direttamente o indirettamente; o come se riguardi solo la coscienza. Pu\u00f2 non esservi la <em>conoscenza<\/em> del fatto, e pu\u00f2 non esservi la <em>coscienza<\/em> delle persone coinvolte (perch\u00e9 mentalmente incapaci, come nel triste caso di Eluana Englaro, o, semplicemente, perch\u00e9 ancora non nate, ma gi\u00e0 concepite), e tuttavia il delitto \u00e8 moralmente rilevante, perch\u00e9 \u00e8 un male in se stesso: \u00e8 <em>il<\/em> male. Stevenson, nel racconto <em>Markheim,<\/em> fa dire al diavolo che ogni peccato \u00e8 un omicidio, con un chiaro riferimento biblico (<em>Gv<\/em>., 8, 44): <em>egli \u00e8 stato omicida fin dal principio<\/em>. E questo \u00e8 il punto: il male \u00e8 il peccato, cio\u00e8 una ribellione contro l&#8217;amore di Dio; che ci siano dei testimoni o no, che ci sia la coscienza o no, il male \u00e8 male, e il bene \u00e8 bene&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti pensano che la gravit\u00e0 di un delitto, in particolare dell&#8217;omicidio, dipenda essenzialmente, o, comunque dipenda in larga misura, dagli effetti morali che esso produce sulla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[92],"class_list":["post-24476","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24476","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24476"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24476\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}