{"id":24470,"date":"2007-12-18T06:33:00","date_gmt":"2007-12-18T06:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/18\/la-scienza-moderna-e-una-degenerazione-del-vero-concetto-di-scienza\/"},"modified":"2007-12-18T06:33:00","modified_gmt":"2007-12-18T06:33:00","slug":"la-scienza-moderna-e-una-degenerazione-del-vero-concetto-di-scienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/18\/la-scienza-moderna-e-una-degenerazione-del-vero-concetto-di-scienza\/","title":{"rendered":"La scienza moderna \u00e8 una degenerazione del vero concetto di scienza"},"content":{"rendered":"<p>La filosofia contemporanea &#8211; non questo o quello specifico indirizzo di pensiero, ma la filosofia contemporanea nel suo insieme &#8211; si caratterizza in primo luogo per la svolta relativistica che ne segna l&#8217;impostazione generale e ne condiziona possibilit\u00e0, prospettive e risultati, nonch\u00e9 per una complessiva perdita di certezza che la differenzia nettamente dalla filosofia delle et\u00e0 precedenti. Pertanto essa si pu\u00f2 identificare, di contro &#8211; ad esempio &#8211; all&#8217;idea platonica di una ricerca della verit\u00e0 oggettiva e stabile, come una scienza mancata (un pensiero debole?) o, meglio, come ci\u00f2 che oggi rimane di un <em>sapere perduto.<\/em><\/p>\n<p>La filosofia antica, come spiega Aristotele nell&#8217;<em>Etica Nicomachea<\/em>, non mirava al conseguimento di una semplice <em>saggezza<\/em> (<em>phr\u00f3nesis<\/em>), relativa alle cose mutevoli e contingenti, ma a una suprema sapienza (<em>soph\u00eda<\/em>), contemplazione delle cose eterne e, quindi, capace di rendere quasi divini coloro che la raggiungevano. Platone, dal canto suo, opera una distinzione netta fra scienza (<em>epist\u00e9me<\/em>) e opinione (<em>d\u00f2xa<\/em>): la prima che, essendo conoscenza delle idee universali, \u00e8 vera e logicamente immutabile (<em>epist\u00e9me<\/em> deriva dal verbo <em>epistamai<\/em>, che significa &quot;strare fermo&quot;); la seconda che riguarda le realt\u00e0 soggettive, mutevoli e contingenti. L&#8217;opinione pu\u00f2 corrispondere a un dato reale ed esatto, tuttavia rimane ontologicamente diversa dalla scienza, perch\u00e9 quest&#8217;ultima non concerne soltanto le &quot;cose vere&quot;, ma la sfera di ci\u00f2 che \u00e8 vero in quanto immutabile, ossia la sfera dell&#8217;Essere in s\u00e9. Per Platone l&#8217;unica vera scienza \u00e8 la filosofia e, pi\u00f9 precisamente, quella parte della filosofia che corrisponde alla dialettica.<\/p>\n<p>Questo quadro concettuale \u00e8 stato sottoposto a critiche gi\u00e0 nell&#8217;antichit\u00e0, tuttavia la maggior parte dei pensatori lo ha sostanzialmente accettato fino a tutto il Medioevo e allo stesso Rinascimento. \u00c8 solo con la cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo che la cultura occidentale si allontana decisamente sia dall&#8217;idea aristotelica della filosofia come ricerca della <em>soph\u00eda<\/em>, della sapienza suprema come contemplazione delle coste eterne, sia dall&#8217;idea platonica della scienza come <em>epist\u00e9me<\/em>, conoscenza certa e immutabile delle idee universali che &quot;stanno ferme e salde&quot; al di l\u00e0 della contingenza che caratterizza il mondo fenomenico.<\/p>\n<p>Questo avviene perch\u00e9 Galilei, Cartesio, Newton, esaltati dalle scoperte fatte nel campo del mondo fisico mediante il ragionamento induttivo e la &quot;sensata esperienza&quot;, elaborano un nuovo concetto di scienza, che non \u00e8 pi\u00f9 la filosofia e neppure quella parte della filosofia che si occupava dei fenomeni fisici, la <em>filosofia naturale<\/em> di Aristotele. Partendo dal principio di <em>intersoggettivit\u00e0<\/em>, secondo il quale le affermazioni della scienza non sono credenze individuali, bens\u00ec devono essere condivise da chiunque sia dotato di ragione e sia intellettualmente onesto, viene elaborato un nuovo modello di &quot;sapere scientifico&quot; che risponde a due criteri fondamentali: soddisfare le caratteristiche del ragionamento logico-matematico e consentire una verifica sperimentale dei fenomeni.<\/p>\n<p>Scrive Silvano Fuso nel suo articolo <em>Scienza, pluralismo culturale, metafisica<\/em> (sulla rivista <em>Iter. Scuola, cultura, societ\u00e0,<\/em> Istituto della Enciclopedia Italiana, , 2002, n. 16-17, p. 94):<\/p>\n<p><em>&quot;Il primo criterio di intersoggettivit\u00e0 a emergere \u00e8 stato il ragionamento logico-matematico:il concetto greco di &#8216;dimostrazione&#8217;. Se si assumono per veri certi presupposti e si attua un procedimento deduttivo corretto, non si pu\u00f2 non essere d&#8217;accordo con le conclusioni raggiunte. \u00c8 questa l&#8217;essenza del cosiddetto metodo assiomatico, mirabilmente codificato in ambito logico da Aristotele e rigorosamente applicato in campo matematico da Euclide nei suoi celebri<\/em> Elementi. <em>Il secondo criterio di intersoggettivit\u00e0 storicamente fondato riguarda l&#8217;osservazione sperimentale dei fenomeni. Com&#8217;\u00e8 noto, esso venne introdotto in modo sistematico nel Seicento da Galileo Galilei. Di fronte a un&#8217;evidenza concretamente rilevabile, non si pu\u00f2 non essere d&#8217;accordo con i fatti osservati. Malgrado si tratti di una constatazione cos\u00ec palese da apparire banale, \u00e8 sufficiente ripercorrere la biografia di Galileo per rendersi conto delle difficolt\u00e0 che questo secondo criterio di intersoggettivit\u00e0 ha dovuto affrontare prima di riuscire a imporsi. C&#8217;\u00e8 da notare che l&#8217;accordo intersoggettivo non garantisce in modo assoluto la verit\u00e0 di un&#8217;affermazione (pu\u00f2 benissimo accadere che tutti quanti ci si stia sbagliando), ma \u00e8 un buon indizio del fatto che l&#8217;affermazione in questione ha un&#8217;elevata probabilit\u00e0 di essere vera.&quot;<\/em><\/p>\n<p>E subito dopo aggiunge, con ingenua assiomaticit\u00e0:<\/p>\n<p><em>&quot;Questa mancanza di assolutezza non soddisfa molti oppositori della scienza, che vedono in essa soltanto un sapere relativo e provvisorio. Tuttavia, l&#8217;umanit\u00e0 non sa fare di meglio: l&#8217;oggettivit\u00e0, ammesso che tale concetto abbia senso, rimane inaccessibile.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Da parte nostra, lasciamo all&#8217;Autore la responsabilit\u00e0 di quest&#8217;ultimo apprezzamento, che ci sembra a dir poco temerario. Prendiamo atto, in ogni caso, del fatto che, per la scienza <em>moderna<\/em> (galileiana, quantitativa, meccanicista e riduzionista), <em>&quot;l&#8217;oggettivit\u00e0, ammesso che tale concetto abbia senso, rimane inaccessibile&quot;<\/em>; e che, per quanto <em>&quot;pu\u00f2 benissimo accadere che tutti quanti ci si stia sbagliando&quot;,<\/em> il fatto che diversi scienziati affermino la stessa cosa la rende, molto probabilmente, vera, a dispetto del fatto che <em>&quot;l&#8217;accordo intersoggettivo non garantisce in modo assoluto la verit\u00e0 di un&#8217;affermazione&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Come si vede, non si parla pi\u00f9 di un sapere stabile e definitivo; le verit\u00e0 della scienza divengono oggetto di periodici, radicali aggiornamenti: i famosi &quot;paradigmi&quot; di cui parlava l&#8217;epistemologo Thomas Kuhn, che oggi sono veri e domani vengono totalmente abbandonati (come il modello geocentrico dell&#8217;universo rispetto a quello eliocentrico). Inoltre, non si parla pi\u00f9 di verit\u00e0 assolute e immutabili; o, se se ne parla, esse vengono relegate in un ambito extra-scientifico; la scienza, infatti, nella nuova prospettiva indicata da Galilei, non si occupa che del mondo fisico e dei fenomeni relativi alla materia. Su di essi, per\u00f2, essa si reputa capace di raggiungere un grado di certezza che, <em>intensive<\/em> se non <em>extensive<\/em> (qualitativamente se non quantitativamente) \u00e8 esattamente lo stesso di Dio.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 ritenuto possibile perch\u00e9 l&#8217;universo, secondo Galilei e i suoi continuatori, \u00e8 un grande libro scritto in caratteri matematici; e la matematica non lascia spazio a margini di errore, ma solo a verit\u00e0 certe e inconfutabili. La somma degli angoli interni di un qualsiasi triangolo, ad esempio, \u00e8 uguale a un angolo piatto; e ci\u00f2 \u00e8 vero per gli uomini come &quot;deve&quot; esserlo per Dio (meno male che, a quel tempo, nessuno ancora sospettava l&#8217;esistenza di geometrie non euclidee, ove la somma degli angoli interni di un triangolo pu\u00f2 essere maggiore o minore di un angolo piatto).<\/p>\n<p>Galileo Galilei, nel <em>Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,<\/em> stampato a Firenze nel 1632, faceva dire da Salviati a Simplicio che<\/p>\n<p><em>&quot;l&#8217;intendere si pu\u00f2 pigliare in due modi, cio\u00e8<\/em> intensive, <em>o vero<\/em> extensive<em>: e che<\/em> extensive<em>, cio\u00e8 quanto alla moltitudine degli intelligibili, che sono infiniti, l&#8217;intender umano \u00e8 come nullo, quando bene egli intendesse mille proposizioni, perch\u00e9 mille rispetto all&#8217;infinito \u00e8 come un zero; ma pigliando l&#8217;intendere<\/em> intensive, <em>in quanto cotal termine importa intensivamente, cio\u00e8 perfettamente, alcune proposizioni, dico che l&#8217;intelletto umano ne intende alcune cos\u00ec perfettamente, e ne ha cos\u00ec assoluta certezza, quanto se n&#8217;abbia l&#8217;istessa natura; e tali sono le scienze matematiche pure, cio\u00e8 la geometria e l&#8217;aritmetica, delle quali l&#8217;intelletto divino ne sa bene infinite proposizioni di pi\u00f9, perch\u00e9 le sa tutte, ma di quelle poche intese dall&#8217;intelletto umano credo che la cognizione aguagli la divina nella certezza obiettiva, poich\u00e9 arriva a comprenderne la necessit\u00e0, sopra la qual non par che possa esser sicurezza maggiore.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ed al povero Simplicio &#8211; che ovviamene rappresenta (fin dal nome che Galilei gli ha appioppato) la magra parte dell&#8217;oscurantista pedante e limitato &#8211; il quale gli obietta, invero timidamente, che <em>\u00abQuesto mi pare un parlar molto resoluto ed ardito\u00bb,<\/em> Salviati (ossia, in realt\u00e0, lo stesso Galilei) ribatte con perfetta sicurezza:<\/p>\n<p><em>&quot;Queste son proposizioni comuni e lontane da ogni ombra di temerit\u00e0 o d&#8217;ardire e che punto non detraggono di maest\u00e0 alla divina sapienza, s\u00ec come niente diminuisce la Sua onnipotenza il dire che Iddio non pu\u00f2 fare che il fatto non sia fatto. Ma dubito, signor Simplicio, che voi pigliate ombra per esser state ricevute da voi le mie parole con qualche equivocazione. Per\u00f2, per meglio dichiararmi, dico che quanto alla verit\u00e0 che ci danno cognizione le dimostrazioni matematiche, ella \u00e8 l&#8217;istessa che conosce la sapienza divina; ma vi conceder\u00f2 bene che il modo col quale Iddio conosce le infinite proposizioni, delle quali noi conosciamo alcune poche, \u00e8 sommamente pi\u00f9 eccellente del nostro, il quale procede con discorsi e con passaggi di conclusione in conclusione, dove il Suo \u00e8 un semplice intuito (&#8230;)&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Galilei, astutamente, si serve di una famosa dimostrazione filosofica di San Tommaso d&#8217;Aquino che, nella <em>Summa theologiae,<\/em> aveva sostenuto non potere Iddio far s\u00ec che le cose accadute non siano accadute, nonostante la sua onnipotenza (perch\u00e9 ci\u00f2 implicherebbe, secondo l&#8217;aquinate, contraddizione logica), per accostarla al suo ragionamento sulla perfezione delle leggi matematiche e ribadire che, in fatto di geometria, l&#8217;essere umano \u00e8 in grado di sapere alcune cose esattamente con lo stesso grado di chiarezza con cui le conosce Dio.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, il nuovo concetto di scienza che si viene delineando nel corso degli ultimi quattro secoli finisce per accogliere l&#8217;idea di un relativismo storico delle verit\u00e0 scientifiche, ossia l&#8217;idea che nessuna verit\u00e0 scientifica deve ritenersi assolutamente e definitivamente vera, ma che ciascuna verit\u00e0 scientifica \u00e8 solo <em>provvisoriamente<\/em> vera, sino a quando non giunger\u00e0 qualcuno in grado di confutarla. Anzi, non solo le singole verit\u00e0, ma gli stessi panorami generali della scienza (termodinamico, elettromagnetico, cosmologico e via dicendo) possono essere soggetti a un&#8217;opera di periodica, radicale confutazione, sulla base di nuove scoperte e di nuove teorie pi\u00f9 soddisfacenti, cio\u00e8 capaci di spiegare la realt\u00e0 in modo pi\u00f9 semplice e lasciando il minor numero di elementi d&#8217;incertezza o di mancata spiegazione.<\/p>\n<p>Questa impostazione del concetto di scienza riceve un autorevole avallo dalla stessa filosofia per opera di Kant che, in polemica con i &quot;sogni&quot; di una personalit\u00e0 di studioso (e di scienziato!) come quella di Emanuel Swedenborg, che aveva il torto di coltivare un&#8217;<em>altra<\/em> idea della scienza, respinse definitivamente la metafisica nell&#8217;ambito incerto del <em>noumeno<\/em>, ossia della &#8216;cosa in s\u00e9&#8217; che, come tale, non pu\u00f2 essere osservata e sperimentata (cfr. il nostro articolo su <em>Kant e l&#8217;autocastrazione del pensiero moderno<\/em>, sul sito di Arianna Editrice). Pertanto, nella cultura dell&#8217;Occidente si afferma definitivamente l&#8217;idea che vera scienza \u00e8 solo quella che studia il <em>fenomeno,<\/em> essendo il <em>noumeno<\/em> (le idee universali di Platone e le cose eterne di Aristotele) definitivamente tramontato sul suo orizzonte speculativo.<\/p>\n<p>Eppure, non tutti gli scienziati si sono rassegnati a un simile ridimensionamento degli orizzonti di verit\u00e0 e di certezza della scienza, qualunque sia il sapere che con tale parola intendiamo designare (fisico, filosofico, teologico). Fra essi troviamo un fisico e matematico del calibro di Luigi Fantappi\u00e9 che, in pieno XX secolo, rivendicava un altro modello di verit\u00e0 scientifica, che non solo non escluda, ma che contempli l&#8217;esigenza di una integrazione con il principio metafisico dal quale la realt\u00e0 materiale trae origine e sostegno ontologico. Come egli stesso affermava (vedi il nostro articolo <em>Luigi Fantappi\u00e9 e l&#8217;altra idea della scienza<\/em>, sempre sul sito di Arianna Editrice), la scienza materialistica e antifinalistica affermatasi col positivismo \u00e8 solo una forma degenerata della vera scienza, che \u00e8 sempre ricerca pura e spassionata del vero.<\/p>\n<p><em>Anzitutto \u00e8 necessario distingue subito la vera scienza, e cio\u00e8 la disinteressata ricerca del vero, che ha continuato a svilupparsi ignota in generale al gran pubblico, da quella scienza di maniera del secolo passato [cio\u00e8 l&#8217;Ottocento, nota bene], imbalsamata in tanti libri e libercoli di cosiddetta volgarizzazione, ridotta spesso a un&#8217;accozzaglia di luoghi comuni, e gonfiata poi con estrapolazioni ingiustificate fino a divenire, col positivismo, un sistema filosofico che si pretendeva di applicare in ogni campo, compreso quello umano e sociale, anche lontanissimo da quello in cui i risultati primitivamente ottenuti erano veramente giustificati e sicuri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Cos\u00ec si deve proprio a questo errato indirizzo, se, una volta riscontrato valido il principio di<\/em> causalit\u00e0 meccanica <em>nel campo dei fenomeni fisici, non si esitava poi a proclamarne la validit\u00e0 universale ed esclusiva anche nel campo della<\/em> vita <em>e soprattutto dell&#8217;<\/em>uomo<em>, escludendo di conseguenza dall&#8217;universo ogni tendenza finalistica, che si riteneva un errore o una superstizione pericolosa da combattersi con tutte le forze. E invano tanti pensatori si affannavano a richiamare gli uomini alla realt\u00e0 delle loro stesse persone che sempre agiscono mosse da<\/em> fini <em>futuri, e non come automi mossi dalla pura causalit\u00e0 meccanica.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Si pu\u00f2 dire anzi che \u00e8 appunto in questa cieca e ostinata pretesa di<\/em> voler privare l&#8217;uomo e, in generale, l&#8217;universo, dei suoi fini, <em>che culmina in sostanza l&#8217;errore della falsa scienza dell&#8217;ottocento, pretesa da cui forse sono effettivamente scaturiti gran parte dei mali che oggi ci affliggono ma che in ogni caso debbono rimproverarsi non alla scienza vera e propria, ma alle sue arbitrarie e arretrate superfetazioni nel campo sociale e morale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma v&#8217;ha di pi\u00f9! \u00c8 infatti solo con questo pregiudizio antifinalistico, radicato in tutta la scienza positivista dell&#8217;ottocento, che si pu\u00f2 spiegare un fatto altrimenti inesplicabile, senza il quale la scienza si sarebbe accorta gi\u00e0 da pi\u00f9 di mezzo secolo, e nello stesso campo fisico, della perfetta compatibilit\u00e0 logica del principio di causalit\u00e0 meccanica con quello di finalit\u00e0.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Parole che dovrebbero essere lette, rilette e meditate a fondo da tutti quegli araldi di un concetto di scienza ormai datato, che ha fatto irrimediabilmente il suo tempo e che si arrocca su una inutile cittadella da difendere contro ogni &quot;eresia&quot;: forse perch\u00e9 non sono poi tanto scuri come vorrebbero far credere, nonostante l&#8217;arroganza con la quale si presentano come i soli depositari della &quot;verit\u00e0&quot; scientifica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La filosofia contemporanea &#8211; non questo o quello specifico indirizzo di pensiero, ma la filosofia contemporanea nel suo insieme &#8211; si caratterizza in primo luogo per<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[97,141],"class_list":["post-24470","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-aristotele","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24470","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24470"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24470\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24470"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24470"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24470"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}