{"id":24465,"date":"2015-07-28T10:03:00","date_gmt":"2015-07-28T10:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/voler-trovare-lautore-del-de-imitatione-christi-significa-tradirne-lo-spirito-e-lintento\/"},"modified":"2015-07-28T10:03:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:03:00","slug":"voler-trovare-lautore-del-de-imitatione-christi-significa-tradirne-lo-spirito-e-lintento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/voler-trovare-lautore-del-de-imitatione-christi-significa-tradirne-lo-spirito-e-lintento\/","title":{"rendered":"Voler trovare l\u2019autore del \u00abDe imitatione Christi\u00bb significa tradirne lo spirito e l\u2019intento"},"content":{"rendered":"<p>Tutti coloro i quali si sono interessati, anche superficialmente, a quell&#8217;aureo libretto che \u00e8 la \u00abImitazione di Cristo\u00bb (\u00abDe imitazione Christi\u00bb) sanno quanto sia ardua, complessa e dibattuta, la questione relativa al suo autore, anche se la rosa dei &quot;candidati&quot;, dopo molto sfrondare, sembra essersi ridotta a tre nomi: quello del monaco benedettino Giovanni Gersen, solo da poco identificato con Giovanni da Cavagli\u00e0, nato in quel paese del biellese nel 1243; quello del teologo e filosofo francese Jean Gerson (1363-1429); e infine quello del monaco agostiniano tedesco Tommaso da Kempis (1380 circa &#8212; 1471), che resta tuttora il pi\u00f9 probabile.<\/p>\n<p>La questione, dicevamo, \u00e8 ancora intensamente dibattuta; e noi, che non abbiamo n\u00e9 la competenza filologica, n\u00e9 le conoscenze storiche necessarie, ci guarderemo bene dalla pretesa di aggiungervi anche solo una parola; desideriamo, invece, portare la nostra attenzione, e quella di chi ci legge, su un&#8217;altra questione: e cio\u00e8 se sia giusto, da parte degli studiosi contemporanei &#8212; anzi, da parte di tutti gli studiosi, gi\u00e0 a partire dall&#8217;et\u00e0 umanistica &#8212; voler individuare ad ogni costo l&#8217;autore di quel libro, laddove egli ha deciso, con tutta evidenza, di rimanere, invece, celato.<\/p>\n<p>La mentalit\u00e0 analitica, razionalista e scientista della cultura moderna aborre dall&#8217;incertezza, cos\u00ec come certi artisti aborrivano il vuoto e dovevamo riempire tutto lo spazio a loro disposizione, non lasciando &quot;libera&quot; nemmeno la pi\u00f9 piccola superficie: sia che si trattasse d&#8217;un bassorilievo, o di una pala d&#8217;altare, o d&#8217;una pagina miniata di qualche codice prezioso. I moderni pretendono di esplorare tutto, di sapere i nomi, le date, i luoghi, di incasellare e catalogare ogni informazione, onde riempire la loro mappa mentale fino all&#8217;ultimo centimetro di superficie. Per fare tutto questo, non si fermano davanti a nulla, non arretrano davanti a qualsiasi azione: perfino la profanazione delle antiche tombe diventa una attivit\u00e0 del tutto lecita e perfino lodevole, la chiamano &quot;scienza archeologica&quot; e se ne gloriano, senza minimamente pensare che disturbare il sonno dei morti, siano essi addormentati da pochi anni o da secoli e millenni, \u00e8 pur sempre una cosa blasfema e irresponsabile. Un dato che non torna, una notizia che non risponde all&#8217;appello, un punto di domanda nella loro mappa mentale: tali cose appaiono loro come intollerabili, ed essi le vivono come una perenne sfida, in cui \u00e8 in gioco la loro smania di conoscere ogni cosa, ma anche qualcos&#8217;altro, se pure non apertamente dichiarato: il loro orgoglio di studiosi, il loro amor proprio ferito, il senso di insicurezza che provano davanti all&#8217;ignoto, senso d&#8217;insicurezza che fa scattare in loro, per reazione, una vera e propria smania di porre un cartellino con il nome e la data su ogni elemento dell&#8217;umana conoscenza.<\/p>\n<p>In altre parole, lo studioso moderno vuole non soltanto conoscere, ma anche inebriarsi con il proprio senso di onnipotenza: vuole avere la sensazione del dominio sulle cose, e sia pure sul passato, perch\u00e9 non pu\u00f2 farne a meno; \u00e8 una cosa pi\u00f9 forte di lui, e, del resto, \u00e8 questa una tendenza costante e generale dell&#8217;uomo moderno, anche al di fuori dell&#8217;ambito intellettuale: il controllo sulle cose, sugli altri, sull&#8217;ambiente, sulla politica, sull&#8217;economia, sulla scienza, sull&#8217;informazione; il controllo totale, anche sui propri familiari, sui propri amici, sui propri colleghi, sugli inquilini che abitano nello stesso condominio. Se non esercita una qualche forma di controllo sulla realt\u00e0 che lo circonda, l&#8217;uomo moderno si sente perduto: alla merc\u00e9 di forze paurose e imprevedibili, vale a dire tutta la dimensione dell&#8217;ignoto; dimensione che lui, figlio dei Lumi della Ragione, e sacerdote instancabile del Progresso, non vorrebbe neppure ammettere che possa esistere.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro ancora. Un&#8217;opera come \u00abL&#8217;imitazione di Cristo\u00bb, che ha dato pace e consolazione a generazioni e generazioni di esseri umani, non ha bisogno di venire firmata da colui che l&#8217;ha scritta; anzi, colui che l&#8217;ha scritta, molto probabilmente, non se ne considerava l&#8217;autore, nel senso preciso che noi oggi diamo a questa parola. Non se ne considerava affatto il creatore, perch\u00e9 riconosceva di essere stato solo il docile strumento mediante il quale la Parola divina si era indirizzata agli uomini: perci\u00f2 il vero autore era Dio stesso, che \u00e8 la Verit\u00e0.<\/p>\n<p>La pretesa dei filologi moderni di attribuire una precisa paternit\u00e0, ad ogni costo, alla \u00abImitazione di Cristo\u00bb, ben riflette la totale incomprensione della cultura moderna nei confronti di quella medievale: al punto che gli studiosi moderni (e parliamo degli studiosi, non delle persone comuni, che leggono in maniera superficiale i romanzi di Umberto Eco o guardano in maniera acritica film come \u00abIl nome della rosa\u00bb, ove l&#8217;autentico spirito medievale \u00e8 denigrato secondo gli schemi pi\u00f9 vieti e banali di certo illuminismo e di certo positivismo) non sono pi\u00f9 nemmeno capaci di fare ci\u00f2 che quell&#8217;ignoto scrittore di sette, otto o nove secoli fa, volle che facessero i suoi lettori: vale a dire, che si dimenticassero di lui e si concentrassero interamente, devotamente, fiduciosamente, sulle pagine del libro, lasciandosi trasportare dal soffio della Parola.<\/p>\n<p>Insomma: se quell&#8217;anonimo scrittore, che doveva essere anche un fine teologo, ma che possedeva eccezionali capacit\u00e0 di porgere l&#8217;ardua materia mistica e speculativa ad un pubblico di non specialisti, volle tenere nascosto il suo nome, l&#8217;atteggiamento di chi non accetta quella scelta somiglia molto alla brutale indiscrezione, e alla vera e propria ingratitudine, di colui che, davanti a un beneficio ricevuto mentre si trovava in uno stato di estrema indigenza e necessit\u00e0, da parte di un benefattore che ha scelto di conservare l&#8217;anonimato (fedele al motto di Ges\u00f9 stesso: non sappia la tua destra quel che ha fatto la sinistra), si dia, invece, un gran daffare per strappargli quel velo di dosso e poterlo riconoscere per nome e cognome.<\/p>\n<p>Eppure, lo spirito genuino del Medioevo \u00e8 proprio quello: ci sar\u00e0 bene una ragione se, cos\u00ec spesso, ci troviamo nell&#8217;imbarazzo allorch\u00e9 vorremmo individuare l&#8217;autore preciso d&#8217;un testo edificante, di una decorazione sacra, perfino di una grandiosa cattedrale. Solo con pena e con fatica, e nemmeno sempre, gli studiosi moderni sono riusciti a dare un nome a coloro i quali realizzarono alcune delle maggiori opere estetiche, intellettuali e spirituali dell&#8217;et\u00e0 medievale: \u00e8 come se quegli uomini (e quelle donne) avessero voluto celarsi, onde non sovrapporre la loro immagine umana &#8211; e quindi, pur sempre imperfetta &#8211; all&#8217;idea sublime che volevano servire: la rappresentazione tangibile della Verit\u00e0 divina, dell&#8217;Amore divino, della Giustizia divina. Cosa che, del resto, \u00e8 ben nota a chiunque voglia farsi guida spirituale del prossimo, anche al di fuori di una prospettiva strettamente religiosa e confessionale: guida spirituale, s&#8217;intende, e non psicanalista o consulente psicologico a un tanto l&#8217;ora; perch\u00e9 la guida spirituale bisogna che resti nell&#8217;ombra, in modo che tutta l&#8217;attenzione del discepolo sia rivolta non a lui, ma a ci\u00f2 che egli dice.<\/p>\n<p>A questo proposito ci piace riportare qui una pagina del grande studiosi di esoterismo, El\u00e9mire Zolla (da: \u00abImitazione di Cristo\u00bb, Introduzione di E. Zolla, Milano, Rizzoli, 1958, 1974, pp. 5-10):<\/p>\n<p>\u00abLa leggenda di Elsa, la vergine calunniata, e l&#8217;intero Brabante furono salvati da Lohengrin. L&#8217;eroe volle che restasse ignoto il suo nome e i saggi Brabantini si dissero che da lui proveniva loro la serenit\u00e0 e questo bastava. Elsa invece non resistette, domand\u00f2 all&#8217;eroe il nome e l&#8217;origine, ed egli dovette abbandonare lei e il Brabante.<\/p>\n<p>Cos\u00ec fu di questo libro felicemente anonimo, che anonimo sparse molta soavit\u00e0 nei cuori e per tanti tramut\u00f2 il pianto dell&#8217;afflizione nel dono delle lacrime. Nel Medioevo si stava agli effetti di un&#8217;opera, senza interrogazioni curiose filologiche, avvocatesche, e all&#8217;anonimato si rimediava, semmai, con un nome d&#8217;0autore illustre qualsiasi. Non cos\u00ec la Cristianit\u00e0 umanistica; dinanzi a questo libro non si diede pace, confront\u00f2 testimonianze, scrut\u00f2 le patine di pergamene e la qualit\u00e0 di sbiaditi inchiostri per estorcerne un nome, una residenza, una data. Ma via via, quanto pi\u00f9 venne affinandosi e arruffandosi l&#8217;indagine, di tanto s&#8217;affievol\u00ec l&#8217;influsso, immenso, dell&#8217;opera. L&#8217;autore aveva pur voluto rimanere oscuro.<\/p>\n<p>Come il gaudente soltanto dietro lo schermo d&#8217;una bautta corre all&#8217;avventura, con agio perfetto, \u00e8 prudente che chi voglia confidare verit\u00e0 mistiche si occulti, non denudi il volto, non sveli il sigillo dei suoi limiti umani.<\/p>\n<p>Il libro pure ingiunge di non cercare chi l&#8217;abbia composto.<\/p>\n<p>All&#8217;ordine si disubbid\u00ec, si tent\u00f2 di ricostruire la psicologia di chi forse era riuscito a non averne pi\u00f9 una, prima d&#8217;accingersi a insegnare agli altri come si fa a liberarsi dell&#8217;io; si volle accertare l&#8217;ambiente, le tendenze sociali che influirono su chi se ne era strappato; ci s&#8217;impunt\u00f2 ad appurare l&#8217;epoca precisa in cui era vissuto chi aveva trasceso il suo tempo per confondersi con uno qualsiasi e con ognuno dei momenti esemplari del&#8217;eone cristiano. Tant&#8217;\u00e8, le attribuzioni spaziano fra il primo millennio e il secolo XV. [&#8230;]<\/p>\n<p>Il mondo in cui questo libro era lettura di tutti \u00e8 ormai scomparso. Ripenetrarvi fra non molto sar\u00e0 altrettanto arduo come ripristinare con la forza d&#8217;una retta fantasia, per esempio, una scena di uomini dal berretto a punta che in cima ad un colle etrusco scrutino, cin estatica attenzione, in un fegato violaceo, liscio e palpitante, il cosmo e il destino. Vanno infatti impallidendo, dileguando via via che la morte falcia le ultime vive memorie, le scene che bisognerebbe rievocare intorno alle pagine di questo libretto. Scene un tempo quotidiane &#8212; come il canto virile che si alza a vespro verso le buie materne volte d&#8217;una cattedrale o il delicato fruscio di sa\u00ee fra l&#8217;uno e l&#8217;altro rintocco della campana &#8212; giova riconvocare nell&#8217;orecchio; il mite sapore di cibi certosini giova immaginare ancora sul palato; e rivedere con l&#8217;occhio monache dal volto celato in perpetuo dal cappuccio nero, esalanti da dietro una grata la loro compassione per i viventi nel mondo, per citare brandelli a caso di quel che era un vivido arazzo, inghiottito dalla corruzione e dalla morte ormai al pari dei delicati riti isiaci o delle messe nestoriane delle steppe asiatiche, dei riti manichei, tutti ormai riassorbiti nel cielo delle forme formanti donde erano calati in forme formate e visibili, forse destinati in nuovi eoni a riassumere forme caduche o forse viceversa a rimanere, ormai, nell&#8217;eterica, intangibile perfezione dell&#8217;infinita possibilit\u00e0. [&#8230;]<\/p>\n<p>A passare dall&#8217;anima alo spirito insegna questo libro, non alla maniera complessa e argomentante di certe altre opere di Tommaso da Kempis, bens\u00ec merc\u00e9 un miracolo: uno stile di assoluta accessibilit\u00e0. E dire che il trapasso dall&#8217;anima alo spirito \u00e8 un concetto fra tutti difficilissimo. Quasi nessun moderno \u00e8 capace di coglierlo. Come non afferrarlo per\u00f2 nell&#8217;esposizione di queste pagine (III, 33), l\u00e0 dove esse invitano a notare quel fermo e puro occhio dell&#8217;intenzione (intenzione di purit\u00e0 e chiarezza interiore), quell&#8217;occhio che contempla, grazie all&#8217;intenzione incrollabile, la propria psiche oscillante e mutevole? Altrove questo libro tenta di destare la stessa conoscenza dello spirito, distinto dall&#8217;anima, proponendo quello che potrebbe essere un perfetto &quot;koan&quot;: &quot;Dove sei tu quando non sei presente a te stesso?&quot;[&#8230;]<\/p>\n<p>Il libro \u00e8 ascetico prima che mistico, eppure addita sobriamente alle gioie spirituali, a quel pleroma di cui le volutt\u00e0 terrestri e le delizie note al mondo profano sono offuscati frantumi. Per avvicinare a tali gioie, suggerisce in uno scorcio operazioni vertiginose: se tu vedessi tutte le cose dinanzi, sarebbe vana visione. I segreti magici taoisti del non agire eccoli in un guscio di noce, esposti da questi libro che un tempo andava per le mani di tutti, l\u00e0 dove suggerisce &#8212; mettiti sempre in fondo e ti sar\u00e0 data la cima, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 cima senza fondo -; oh candido Nietzsche, convinto, come un illuminista qualsiasi, che questa esoterica dottrina fosse una morale da schiavi!<\/p>\n<p>In una vignetta dell&#8217;&quot;Amphitheatrum&quot;, il secentesco libro di figure alchemiche del Khunrat, si vede il Ricercatore che insegue un coniglio bianco che s&#8217;\u00e8 infilato in una buca del terreno da cui si passa ai regni arcani e mistici. Per schiere di morti questo libro fu &#8212; e forse sar\u00e0 per nuovi lettori ancora &#8212; un tal coniglio bianco, fecondo, fulmineo mediatore.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, dunque, non riesce nemmeno a capire perch\u00e9 l&#8217;autore di questo libro abbia voluto rimanere ignoto; non \u00e8 capace di ascoltare, ha smarrito l&#8217;attitudine contemplativa. \u00c8 dominato dalla febbre di fare, di agire; e, sopra ogni altra cosa, dal narcisismo dell&#8217;Ego: deve far sapere a tutti quanto \u00e8 bravo, quanto \u00e8 bello, quanto \u00e8 intelligente, quanto \u00e8 ricco. Avere dei doni, dei talenti, delle qualit\u00e0, e tenerli nascosti, gli riesce semplicemente inconcepibile. Ecco perch\u00e9, se viene a sapere che un ragazzo o una ragazza hanno deciso di seguire la loro vocazione mistica e di entrare in un convento, magari di clausura, non riesce a pensare se non che essi abbiano paura del mondo, oppure che siano afflitti da qualche problema psichico. Fino a tal punto \u00e8 arrivata la devastante malattia dell&#8217;egotismo, che lo acceca e lo rende frenetico &#8212; e infelice.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la \u00abImitazione di Cristo\u00bb offre consolazione: e l&#8217;uomo moderno non vuol essere consolato. Offre una via per santificare la sofferenza, ed egli non vuole santificare nulla, perch\u00e9 non riconosce a Dio il posto che Gli spetta e giudica la sofferenza come una beffa, un non-senso. Offre la medicina: ma lui non vuole essere curato; offre l&#8217;acqua fresca e viva, ma lui preferisce soffrire la sete nel deserto, e bere, quando pu\u00f2 e come pu\u00f2, nelle pozzanghere salmastre e fangose, giusto per non morire, ma trascinando la propria vita come in una perenne agonia. \u00c8 un infelice, ma un infelice che rifiuta anche solo l&#8217;idea della redenzione: non vuole essere redento, perch\u00e9 pensa di essere Dio. E Dio, si sa, non ha bisogno di farsi redimere.<\/p>\n<p>Eppure, quanto bene farebbe, all&#8217;uomo d&#8217;oggi, la lettura di un libro come quello. Potrebbe donargli un bene incommensurabile, che non ha prezzo. Ma, per giovarsene, egli dovrebbe innanzitutto riconoscersi indigente: dovrebbe essere capace di un atto di umilt\u00e0, lui, gonfio di superbia com&#8217;\u00e8 diventato a causa degli effimeri successi della sua ragione calcolante e strumentale.<\/p>\n<p>Altre strade per uscire dal vicolo cieco, tuttavia, non ve ne sono&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti coloro i quali si sono interessati, anche superficialmente, a quell&#8217;aureo libretto che \u00e8 la \u00abImitazione di Cristo\u00bb (\u00abDe imitazione Christi\u00bb) sanno quanto sia ardua, complessa<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[237],"class_list":["post-24465","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24465","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24465"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24465\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24465"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24465"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24465"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}