{"id":24458,"date":"2015-01-06T07:10:00","date_gmt":"2015-01-06T07:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/06\/la-madre-e-la-lesbica-sono-parenti-strette-parola-di-simone-de-beauvoir\/"},"modified":"2015-01-06T07:10:00","modified_gmt":"2015-01-06T07:10:00","slug":"la-madre-e-la-lesbica-sono-parenti-strette-parola-di-simone-de-beauvoir","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/01\/06\/la-madre-e-la-lesbica-sono-parenti-strette-parola-di-simone-de-beauvoir\/","title":{"rendered":"La madre e la lesbica sono parenti strette: parola di Simone de Beauvoir"},"content":{"rendered":"<p>Lesbismo e senso materno sono due facce di una stessa medaglia o, quanto meno, discendono da una radice comune, il narcisismo femminile?<\/p>\n<p>\u00c8 la tesi, paradossale e inquietante, sostenuta, senza batter ciglio &#8212; e, in verit\u00e0, senza prendersi la briga di argomentare pi\u00f9 di tanto &#8212; da una vera e propria icona della cultura femminista, Simone De Beauvoir. Una tesi discutibilissima, se non addirittura campata per aria; ma tant&#8217;\u00e8: uscita dall&#8217;oracolo di una tale autrice, le femministe e gli uomini che ammirano e condividono le loro posizioni l&#8217;hanno mandata gi\u00f9 senza batter ciglio, senza dire: &quot;bah&quot;. Nessuno si \u00e8 preso la briga di dire che era una emerita sciocchezza; nessuno &#8212; n\u00e9 allora, n\u00e9 in seguito &#8212; l&#8217;ha messa seriamente in discussione: come sarebbe stato possibile rifiutare o criticare qualcosa che fosse uscito da quella penna, da quella suprema intelligenza?<\/p>\n<p>Avevamo gi\u00e0 avuto occasione di discutere la gratuit\u00e0 e l&#8217;assoluta inconsistenza di una tesi non troppo diversa e altrettanto paradossale, sostenuta da un&#8217;altra icona del moderno femminismo, appartenente a una generazione a noi pi\u00f9 vicina: Germaine Greer (cfr. il nostro articolo \u00abLe donne, per G. Greer, sono portate al lesbismo perch\u00e9 mutevoli nell&#8217;orientamento sessuale\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 18\/01\/20012. La Greer sostiene che la donna, in quanto tale, \u00e8 naturalmente portata verso il lesbismo, perch\u00e9 la sua identit\u00e0 sessuale \u00e8 pi\u00f9 sfumata, pi\u00f9 vasta e . naturalmente &#8211; ,pi\u00f9 &quot;ricca&quot; di quella dell&#8217;uomo; Beauvoir afferma che la lesbica, come la madre, \u00e8 una donna che si attacca a un altro essere umano, se ne innamora, vi si sprofonda, perch\u00e9 vede in esso il riflesso della propria immagine. Bisogna concludere che la madre e la lesbica sono sorelle gemelle o, addirittura, che in ogni madre \u00e8 presente, in potenza, una lesbica? Se cos\u00ec fosse, allora si potrebbe concludere che la grande maggioranza delle donne, in quanto sensibili al richiamo della maternit\u00e0, sono predisposte al lesbismo; e che &#8212; esito veramente strano, se si considera che tutto sembra indicare l&#8217;opposto &#8212; proprio le donne che NON sentono la vocazione materna sarebbero quelle pi\u00f9 immuni da tendenze omosessuali.<\/p>\n<p>Ecco in quali termini De Beauvoir espone la sua teoria (da: S. De Beauvoir, \u00abEsiste la donna?\u00bb; titolo originale: \u00abLer duexi\u00e8me sexe\u00bb, Paris, Gallimard, 1949; traduzione dal francese di R. Cantini e M. Andreose, Milano, Il Saggiatore, 1961, 1976, cap. V):<\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 molto importante sottolineare questo; non \u00e8 sempre il rifiuto a farsi oggetto che porta la donna all&#8217;omosessualit\u00e0; la maggior parte delle lesbiche cerca al contrario di impadronirsi dei tesori della femminilit\u00e0. Acconsentire a questa trasformazione in cosa passiva, non significa rinunciare ad ogni rivendicazione soggettiva: la dona spera cos\u00ec di cogliersi sotto l&#8217;aspetto dell&#8217;in-s\u00e9; ma allora cerca di riafferrarsi nella sua alterit\u00e0. Nella solitudine, non riesce realmente a sdoppiarsi; se carezza il suo seno, non sa come questo si rivelerebbe ad una mano estranea, n\u00e9 come si sentirebbe vivere sotto la mano estranea; un uomo pu\u00f2 scoprire l&#8217;esistenza PER S\u00c9 della sua carne, ma non ci\u00f2 che essa \u00e8 PER GLI ALTRI. \u00c8 soltanto quando le sue dita modellano il corpo di una donna le cui dita modellano il suo che si compie il miracolo dello specchio. Tra uomo e donna l&#8217;amore \u00e8 un atto; ognuno dei due strappato a s\u00e9 diventa altro: ci\u00f2 che meraviglia l&#8217;innamorata \u00e8 che il languore passivo della sua carne sia riflesso sotto la forma dell&#8217;impeto virile; ma la narcisista riconosce tropo confusamente i suoi desideri nel sesso maschile che si erge. Tra le donne l&#8217;amore \u00e8 contemplazione; le carezze sono destinate meno a impadronirsi dell&#8217;altra che a ricrearsi lentamente attraverso l&#8217;altra; il distacco \u00e8 abolito, non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 lotta, n\u00e9 vittoria, n\u00e9 disfatta; in un&#8217;esatta reciprocit\u00e0 ognuno \u00e8 nello stesso tempo soggetto ed oggetto, padrona e schiava: la dualit\u00e0 \u00e8 complicit\u00e0. &quot;La stretta somiglianza&quot; dice Colette &quot;incoraggia anche la volutt\u00e0. L&#8217;amica si compiace nella certezza di carezzare un corpo di cui conosce i segreti e di cui il proprio corpo le indica le preferenze&quot;. E Ren\u00e9e Vivien:<\/p>\n<p>&quot;Notre coeur est semblable en nostre sein de femme \/ tr\u00e8s chere! Notre corps est pareillement fait \/ un m\u00eame destin lourd a pes\u00e9 sur nostre \u00e2me \/ je traduis ton sourire et l&#8217;ombre sur ta face \/ ma douceur est \u00e9gale \u00e0 ta grande douceur \/ par fois m\u00eame il nous semble \u00eatre de m\u00eame race \/ j&#8217;aime en toi mon enfant, mon amie et ma soeur.&quot;<\/p>\n<p>Questo sdoppiamento pu\u00f2 prendre aspetto materno; la madre che si riconosce e si aliena nella figlia ha spesso per lei un attaccamento sessuale; ha in comune con la lesbica il gusdto0 di proteggere e di cullare tra e sue braccia un tenero oggetto di carne. Colette sottolinea questa analogia scrivendo nelle &quot;Vrilles de la vigne&quot;: &quot;Tu mi darai la volutt\u00e0, china su di me,, gli occhi pieni di ansiet\u00e0 materna, tu che cerchi nella tua amica appassionata la figlia che non hai avuta&quot;.<\/p>\n<p>E Ren\u00e9e Vivien esprime lo stesso sentimento:<\/p>\n<p>&quot;Viens, je t&#8217;emporterai comme une enfant malade \/ Comme une enfant plaintive et craintive et malade \/ entre mes bras nerveux, j&#8217;\u00e9treins ton corps l\u00e9ger \/ tu verras que je sais gu\u00e9rir et prot\u00e9ger \/ et que mes bras sont faits pour mieux te prot\u00e9ger.&quot; E ancora:<\/p>\n<p>&quot;Je t&#8217;aime d&#8217;\u00eatre faible et calme entre mes bras \/ ainsi qu&#8217;un berceau ti\u00e9de o\u00f9 tu reposeras.&quot;<\/p>\n<p>In ogni amore &#8212; amore sessuale o materno &#8212; c&#8217;\u00e8 nello stesso tempo avarizia e generosit\u00e0, desiderio di possedere l&#8217;altro e di dargli tutto; ma la madre e la lesbica concordano particolarmente nella misura con cui tutte e due sono narcisiste, carezzando nella figlia, nell&#8217;amante il loro prolungamento o il loro riflesso.<\/p>\n<p>Tuttavia il narcisismo non porta sempre all&#8217;omosessualit\u00e0: l&#8217;esempio di Maria Bashkirtseff lo prova; nei suoi scritti non si trova la minima traccia di un sentimento affettuoso per una donna; cerebrale pi\u00f9 che sensuale, estremamente vanitosa, sogna fin dall&#8217;infanzia di essere valorizzata dall&#8217;uomo: niente le interessa oltre ci\u00f2 che pu\u00f2 contribuire alla sua gloria. La donna che si idolatra esclusivamente e che mira ad un successo astratto \u00e8 incapace di complicit\u00e0 nei confronti di altre donne; vede in esse solo delle rivali e delle nemiche&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>De Beauvoir, come si vede, prende a prestito i concetti dell&#8217;&quot;in s\u00e9&quot; e del &quot;per S\u00e9&quot;, di peso, dalla concezione filosofica del suo celebre compagno, Jean-Paul Sartre: ma ci vorrebbe ben altro che non questa posticcia vernice filosofica per dare una dignit\u00e0 speculativa alle sue elucubrazioni, nelle quali, semmai, si sente la volont\u00e0 di giustificare &quot;a posteriori&quot;, e di nobilitare il pi\u00f9 possibile, una tendenza omosessuale che, a suo credere, e al credere di molte femministe, sarebbe congenita alla natura della donna, proprio come sostiene anche Germaine Greer.<\/p>\n<p>Quanto al fatto che una poetessa lesbica, che ha scritto esclusivamente versi lesbici, chiami la donna da lei amata con i nomi di bambina, amica e sorella, e affermi che in lei ella ama se stessa, \u00e8 un po&#8217; poco per sostenere una teoria generalizzata dell&#8217;omosessualit\u00e0 femminile: ci porterebbe molto pi\u00f9 vicino al vero, secondo noi, scomporre questa categoria, cos\u00ec ampia e variegata, in una molteplicit\u00e0 di fattori e di cause fra loro distinti, talora intrecciati, mai univoci. Una cosa \u00e8 l&#8217;omosessualit\u00e0 congenita, altra quella acquista; una cosa \u00e8 quella che nasce da profondi conflitti psicologici, altra quella che sorge da una pura e semplice attrazione sensuale; una cosa \u00e8 il lesbismo come ricerca nevrotica di un surrogato della figura materna, altra cosa \u00e8 quello che trae origine da una forma esasperata di narcisismo. In ogni caso, ricondurre ogni forma di omosessualit\u00e0 sotto quest&#8217;ultima categoria, ci sembra una forzatura, oltretutto parecchio semplicistica: come appare nel pessimo film di Franco Brusati \u00abDimenticare Venezia\u00bb (1979), ove tutto ruota intorno a quest&#8217;unica idea, non solo stiracchiata, ma palesemente insufficiente: che l&#8217;omosessualit\u00e0, sia maschile che femminile, sia nient&#8217;altro che una sorta di blocco nel processo di maturazione psicologica e una cristallizzazione della personalit\u00e0 al livello del narcisismo infantile.<\/p>\n<p>Bisogna riconoscere a Simone De Beauvoir di aver ammesso che non sempre il narcisismo della donna la porta &quot;naturalmente&quot; verso il lesbismo, ma solo quando esso non nasce da una fredda e imperiosa volont\u00e0 di autoaffermazione, di gloria, di celebrazione del proprio io (molto pertinenti sono le sue osservazioni a proposito della pittrice russa Maria Ba\u0161kirceva). Ma non \u00e8 come riconoscere che la propria teoria fa acqua da tutte le parti? Prima teorizza che il lesbismo altro non sia che una forma di narcisismo, simile a quello della madre (e anche qui vi sarebbe molto da dire: \u00e8 proprio vero che tutte le madri vivono la loro condizione in maniera assolutamente narcisista?); poi deve ammettere che vi sono donne, sommamente narcisiste, che non propendono affatto verso di esso, proprio perch\u00e9 troppo prese e assorbite dal loro stesso io. Ma non \u00e8 come incrinare la propria spiegazione del fenomeno della omosessualit\u00e0 femminile?<\/p>\n<p>Gratuita ci sembra anche l&#8217;affermazione che, nell&#8217;amore lesbico, non vi sarebbero n\u00e9 lotta, n\u00e9 vittoria, n\u00e9 disfatta; \u00e8 noto, al contrario, che le relazioni saffiche, in confronto alla maggior parte di quelle eterosessuali, si caratterizzano per un di pi\u00f9 di aggressivit\u00e0 e di volont\u00e0 di dominio dell&#8217;una sull&#8217;altra, che le rendono instabili proprio per un eccesso di tensione competitiva e per l&#8217;atmosfera di morbosa, allucinante segregazione in cui la partner dominante vorrebbe rinchiudere la propria compagna.<\/p>\n<p>Difficile dire, come afferma con tanta sicurezza la Beauvoir, che l&#8217;amore tra donne sia innanzitutto contemplazione: non \u00e8 questa l&#8217;impressione che si ricava dalle confessioni intime delle lesbiche, come quelle contenute nel Secondo Rapporto Kinsey o nei libri di Nancy Friday, oppure dalle opere di scrittrici lesbiche che hanno descritto con abbondanza di particolari la dimensione fisica dei loro rapporti sessuali, come Rita Mae Brown. Ci sembra che Beauvoir si sia lasciata trasportare da un desiderio, conscio o inconscio, di idealizzare l&#8217;amore omosessuale femminile, in nome del suo assunto psicologico di una naturale propensione femminile verso il lesbismo, e del suo credo ideologico femminista circa un profondo bisogno di &quot;liberazione&quot; della donna dopo secoli di catene, di repressione e di colpevolizzazione dei suoi naturali istinti. Ella cita Ren\u00e9e Vivien, cita Colette, due scrittrici che rappresentano il polo &quot;femminile&quot;, dolce, malinconico di questo particolare Eros letterario; ma esiste anche l&#8217;altro polo, aggressivamente dominatore, in cui ci sono, s\u00ec, la lotta, la vittoria e la disfatta, come cantato anche da Baudelaire, che era un maschio, ma di sentimenti qualcosa capiva (cfr. i nostri precedenti articoli: \u00abCenere e polvere negli amori impossibili di Ren\u00e9e Vivien\u00bb, pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 27\/12\/07; e \u00abCi sar\u00e0 mai redenzione per le &quot;donne dannate&quot; di Baudelaire, divise fra desiderio e rimorso?\u00bb, pubblicato il 2\/11\/2011):<\/p>\n<p>\u00abAl fioco lume di lucerne languide, \/ sopra cuscini profondi impregnati \/ d&#8217;odori, Ippolita fantasticava \/ delle potenti carezze che il velo \/ toglievano al suo giovane candore. \/ Ella cercava con l&#8217;occhio turbato \/ dalla bufera, il cielo gi\u00e0 lontano \/ della sua ingenuit\u00e0; come il viandante \/ che volga il capo agli azzurri orizzonti \/ superati al mattino. Le accidiose \/ lagrime dei suoi occhi spenti, l&#8217;aria \/ affranta, la meraviglia, la cupa \/ volutt\u00e0, le sue braccia vinte, sparse \/ come armi inutili, tutto serviva, \/ tutto ornava la sua bellezza fragile. \/ Stesa ai suoi piedi, tranquilla e ricolma \/ di esultanza, Delfina la covava \/ con occhi ardenti, simile ad un forte \/ animale che sorvegli la preda \/ dopo averla marchiata con i denti. \/ Forte bellezza inginocchiata innanzi alla bellezza fragile, superba \/ con volutt\u00e0 il vino del suo trionfo \/ fiutava, e a lei si protendeva, come \/ per coglierne un ringraziamento dolce. \/ Nell&#8217;occhio della sua pallida vittima \/ cercava il muto inno del piacere, \/ l&#8217;infinita e sublime gratitudine \/ che come un lungo sospiro esala \/ dalle palpebre&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 che, negli amori lesbici, non vi siano un vinto e un vincitore: perch\u00e9 il vinto e il vincitore vi sono in tutti gli amori, siano essi omosessuali o eterosessuali, nei quali non si realizza un vero incontro d&#8217;anime, un dono reciproco e disinteressato di bene e, dunque, anche di piacere, ma che si riducono a un campo di battaglia ove sfogare antiche rivalse, frustrazioni immedicabili, amarezze e sconfitte mai elaborate, n\u00e9 superate. Alla retorica femminista piace dipingere cos\u00ec l&#8217;amore lesbico: come un felice incontro di anime belle, paritario e quindi anche pacifico, contemplativo, non competitivo: quasi un ritorno alla dolcezza e alla purezza originarie dell&#8217;Eden. Ma \u00e8 solo una falsificazione ideologica: la verit\u00e0 \u00e8 che la differenza fra l&#8217;amore in cui si ricerca la sopraffazione dell&#8217;altro, e quello in cui si realizza una serena fusione affettiva e psicologica, oltre che fisica, non passa per la differenza di genere, bens\u00ec per il diverso livello di consapevolezza e di maturit\u00e0 cui le persone sono giunte nel corso della loro vita: che si tratti di donne, oppure d&#8217;uomini.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lesbismo e senso materno sono due facce di una stessa medaglia o, quanto meno, discendono da una radice comune, il narcisismo femminile? \u00c8 la tesi, paradossale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[211],"class_list":["post-24458","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-omosessualismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24458","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24458"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24458\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24458"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24458"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24458"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}