{"id":24449,"date":"2012-04-26T12:24:00","date_gmt":"2012-04-26T12:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/26\/david-douglas-o-la-vita-affascinante-di-un-botanico-in-perpetua-ricerca-di-avventura\/"},"modified":"2012-04-26T12:24:00","modified_gmt":"2012-04-26T12:24:00","slug":"david-douglas-o-la-vita-affascinante-di-un-botanico-in-perpetua-ricerca-di-avventura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/04\/26\/david-douglas-o-la-vita-affascinante-di-un-botanico-in-perpetua-ricerca-di-avventura\/","title":{"rendered":"David Douglas o la vita affascinante di un botanico in perpetua ricerca di avventura"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 raro vedere anche nei nostri giardini, specialmente dell&#8217;Italia settentrionale, il magnifica e imponente Abete di Douglas o Douglasia (\u00abPseudotsuga menziesii\u00bb), una conifera nordamericana importata al di qua dell&#8217;Atlantico nel XIX secolo.<\/p>\n<p>\u00c8 un albero davvero imponente, che pu\u00f2 arrivare fino a 60 metri di altezza, con la corteccia porpora-marrone e frutti a cono rosso-marrone, penduli, lunghi 10 centimetri.<\/p>\n<p>Il suo nome comune ricorda il botanico scozzese David Douglas, che per primo, nel 1827, import\u00f2 i suoi semi in Europa; mentre il nome scientifico \u00e8 dedicato a un altro scozzese, il chirurgo della Marina britannica Archibald Menzies, il quale, durante una spedizione sulla costa nord-occidentale dell&#8217;America guidata da George Vancouver, nel 1791, l&#8217;aveva vista per la prima volta sulle rive dello Stretto di Nootka e l&#8217;aveva descritta.<\/p>\n<p>A quei tempi, i chirurghi di bordo erano, spesso, anche dei discreti naturalisti dilettanti e, non di rado, svolsero un&#8217;opera insigne di raccolta e descrizione di nuove specie appartenenti alla fauna e alla flora delle isole oceaniche e dei continenti extra-europei.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante di quella di Menzies, comunque, \u00e8 la figura di Douglas, un botanico autodidatta che aveva fatto il giardiniere e si era talmente distinto per l&#8217;intelligenza e la passione con cui si interessava al mondo delle piante, da attirare l&#8217;attenzione dell&#8217;eminente botanico William J. Hooker, docente all&#8217;Universit\u00e0 di Glasgow, il quale lo invit\u00f2 ad assistere alla sue lezioni, ne fece un suo promettente allievo e lo aiut\u00f2 a imbarcarsi in alcune memorabili spedizioni oltremare, alla ricerca dei semi di piante utili da importare nelle Isole Britanniche, vuoi per interesse economico, vuoi a scopo decorativo e ornamentale, oltre che puramente scientifico.<\/p>\n<p>In particolare, Douglas soggiorn\u00f2 a lungo nel remoto territorio dell&#8217;Oregon, una regione vastissima, coperta da immense foreste di conifere e attraversata dalle Montagne Rocciose e dalla Catena Costiera; una regione i cui confini e la cui giurisdizione, all&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento, restavano ancora largamente indefiniti, trovandosi nel punto di convergenza degli interessi di cinque grandi potenze: la Gran Bretagna, padrona del Canada; la Francia, padrona della Louisiana; gli Stati Uniti, in piena fase di espansione dopo la conquista dell&#8217;indipendenza; la Spagna, allora insediatasi nella California, ma cui, nel 1821, sarebbe succeduta la sovranit\u00e0 del Messico; e la Russia, allora padrona dell&#8217;Alaska.<\/p>\n<p>La spedizione americana degli esploratori Lewis e Clark raggiunse la costa del Pacifico nel gennaio del 1806; ma fu soltanto con il Trattato dell&#8217;Oregon (o di Washington) del 1846 che venne stabilito il compromesso in base al quale le due sole potenze rimaste in lizza, Gran Bretagna e Stati Uniti, decisero di fissare il confine fra i rispettivi territori lungo il quarantanovesimo parallelo, lasciando anche tutta l&#8217;isola di Vancouver sotto la sovranit\u00e0 britannica.<\/p>\n<p>Douglas non era uno studioso da tavolino: glielo impedivano il suo carattere forte e impetuoso, le sue umili origini, a causa delle quali aveva dovuto mettersi a lavorare presto, ed il suo insopprimibile bisogno di vivere all&#8217;aria aperta, a stretto contatto con la Wilderness, la natura selvaggia, non ancora contaminata dalla civilt\u00e0. La sua vita e la sua stessa morte costituiscono un capitolo appassionante della storia della botanica, al tempo in cui questa scienza aveva davanti a s\u00e9 ancora moltissime specie da scoprire, da studiare e da catalogare e in cui vaste superfici del pianeta erano ancora pressoch\u00e9 inesplorate, celando allo sguardo degli studiosi occidentali i loro intatti tesori di storia naturale.<\/p>\n<p>Quegli spazi bianchi sulle carte geografiche esercitavano un irresistibile attrazione sui botanici, perch\u00e9 promettevano un largo bottino di nuove scoperte e perch\u00e9, in Europa, vi erano societ\u00e0 specializzate nella importazione e nello studio delle piante esotiche, disposte a investire capitali considerevoli per organizzare spedizioni di scoperta nei luoghi pi\u00f9 appartati e inaccessibili, spesso sfidando pericoli non indifferenti rappresentati dal clima, dagli animali feroci e dalle attitudini guerriere, talvolta antropofaghe, di popolazioni tribali.<\/p>\n<p>Erano i tempi eroici della botanica: solo con un notevole ritardo, dopo la scoperta dei nuovi mondi (Americhe, isole dell&#8217;Oceania, Australia), la scienza europea si era resa conto del potenziale incalcolabile rappresentato, per essa, dall&#8217;esistenza di innumerevoli specie di erbe, di piante e di alberi esotici, i quali, introdotti in Europa, avrebbero potuto rivelarsi di fondamentale importanza economica o anche soltanto paesaggistica e ornamentale.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che Douglas leg\u00f2 il suo ricordo soprattutto alla importazione dell&#8217;abete che oggi porta il suo nome, avvenuta nel corso dei suoi viaggi avventurosi per le montagne e le foreste del Nord-ovest americano; ebbene, ai suoi tempi gi\u00e0 il solo fatto di raggiungere gli estremi avamposti della civilt\u00e0 europea sulla costa dell&#8217;Oregon (denominazione che allora comprendeva anche gli odierni stati di Washington e Idaho) e della Columbia Britannica, rappresentava un &quot;tour de force&quot; non indifferente.<\/p>\n<p>Oggi, dall&#8217;Europa, si prende un aereo, o magari una nave, diretti alla costa orientale del Canada o degli Stati Uniti, e di l\u00ec si prosegue in aereo, in treno o, magari, in confortevoli corriere di linea, fino alla costa del Pacifico. Per tutto il XIX secolo, invece, bisognava discendere l&#8217;Atlantico in tutta la sua estensione e poi affrontare le terribili tempeste di Capo Horn, oppure le insidie innumerevoli dello Stretto di Magellano; indi risalire lungo la costa occidentale delle due Americhe e finalmente, dopo molti mesi di navigazione e se tutto era andato bene, si giungeva a destinazione. Ai tempi di Douglas, poi, cio\u00e8 nei primi decenni dell&#8217;Ottocento, non esistevano che le navi a vela e la traversata era ancor pi\u00f9 lenta e pericolosa: sono decine e centinaia i relitti dei velieri che giacciono in fondo al mare al largo di Capo Horn e presso le isole minori della Terra del Fuoco.<\/p>\n<p>Nei suoi viaggi attraverso il territorio dell&#8217;Oregon e lungo le coste della Columbia Britannica, nel corso dei quali strinse amicizia con alcune trib\u00f9 indigene senza il cui aiuto non sarebbe riuscito a fare molto, Douglas si rovin\u00f2 letteralmente la salute, specialmente a causa delle molte notti trascorse all&#8217;aperto, sotto qualche precario riparo, il che, in quel clima freddo ed estremamente piovoso, \u00e8 il modo migliore per prendersi i dolori reumatici.<\/p>\n<p>La spedizione, incominciata nel 1823, dur\u00f2 ben cinque anni e permise a Douglas di scoprire un discreto numero di piante ancora sconosciute in Europa, fra le quali il peccio di Sitka (\u00abPicea Sitchensis\u00bb), il pino di Monterey (\u00abPinus radiata\u00bb), l&#8217;abete di Vancouver (\u00abAbies grandis\u00bb) e il Sugar pine (\u00abPinus lambertiana\u00bb). Le specie da lui introdotte nelle Isole Britanniche sono state, in totale, duecentoquaranta: per dare un&#8217;idea della vastit\u00e0 e dell&#8217;importanza del suo lavoro, diciamo soltanto che l&#8217;intero paesaggio vegetale della Scozia e dell&#8217;Inghilterra \u00e8 stato profondamente modificato dagli alberi da lui trapiantati e che hanno magnificamente attecchito, grazie anche al clima non troppo dissimile da quello del loro habitat originario; ma anche nel resto d&#8217;Europa e del mondo tali importazioni hanno fatto vedere i loro effetti.<\/p>\n<p>Si prova un misto di sbalordimento e ammirazione, leggendo i suoi diari, davanti alla determinazione e dalla forza d&#8217;animo con cui questo botanico autodidatta affront\u00f2 ogni fatica e ogni disagio, percorrendo distanze enormi, che sarebbero a stento credibili se non fossero ben documentate. Pare che, nel complesso, egli abbia percorso qualcosa come una quindicina di volte la distanza esistente, in linea d&#8217;aria, fra le Alpi e la Sicilia, ossia non meno di quindicimila chilometri: cosa impressionante, se si pensa che la circonferenza massima del nostro pianeta, misurata cio\u00e8 all&#8217;Equatore, \u00e8 di circa 40.000 km.<\/p>\n<p>Eppure, anche se con la salute a pezzi, Douglas, una volta rientrato in Gran Bretagna, non riusc\u00ec a rimanervi a lungo: il bisogno di riprendere il mare, di ricominciare i suoi viaggi esplorativi era divenuto in lui pi\u00f9 forte di ogni altra cosa. E fu cos\u00ec che, dopo aver visitato alcuni arcipelaghi del Pacifico orientale, fra i quali il famoso gruppo delle Juan Fernandez (famoso per i botanici, a causa di una flora particolarmente varia e arcaica), giunse all&#8217;appuntamento con il destino, nelle Isole Hawaii, all&#8217;et\u00e0 di soli trentacinque anni.<\/p>\n<p>La sua fu una fine altamente drammatica e avvenne in uno scenario grandioso, ai piedi del vulcano Kilauea (che in lingua polinesiana significa: \u00abnuvola di fumo che sale\u00bb), una montagna alta 1.200 metri e tuttora attiva, che s&#8217;innalza, non lungi dal Mauna Loa (4.170 m.), sull&#8217;isola maggiore dell&#8217;arcipelago, Hawaii. Gli indigeni avevano scavato delle buche nel terreno, dissimulandole con frasche, per catturare dei tori selvatici che infestavano la zona: Douglas ebbe la sfortuna di cadere dentro una di esse, nella quale gi\u00e0 si trovava uno di quei pericolosi animali, il quale, inferocito, lo uccise. Il suo corpo straziato venne recuperato solo pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Come se non si trattasse di circostanze gi\u00e0 di per se stesse abbastanza drammatiche, sulla morte di Douglas grava anche il sospetto di qualcosa di peggio che un semplice incidente. Egli, infatti, era stato visto per l&#8217;ultima volta nella capanna di un cacciatore inglese, certo Edward Gurney, soprannominato Ned; e, anche se non venne aperta una vera inchiesta e la morte fu imputata ad un incidente, qualcuno avanz\u00f2 il sospetto che il cacciatore lo avesse spinto deliberatamente nella trappola per tori, a scopo di rapina. Si sarebbe trattato, insomma, di un caso di omicidio ben dissimulato: ma, nella patria di Sherlock Holmes e di Padre Brown, nessun investigatore si \u00e8 mai occupato del caso, per cui il dubbio \u00e8 destinato a rimanere tale per sempre.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca la vita avventurosa di David Douglas lo scrittore e regista austriaco Rudi Palla, nato a Vienna nel 1941, nel suo libro \u00abAi piedi degli alberi. Viaggio tra i giganti della Terra\u00bb (titolo originale: \u00abUnter B\u00e4umen. Reisen zu den gr\u00f6\u03b2ten Lebewesen\u00bb, Wien, Paul Zsolnay Verlag, 2006; traduzione italiana di Giuditta Chio, Milano, Salani, 2008, pp. 166-70):<\/p>\n<p>\u00abDouglas nacque il 25 giugno 1799 a Scone, cuore geografico e storico ella Scozia, luogo di re e di leggende nebbiose. Macbeth, nella tragedia shakespeariana, viene decapitato da Macduff (&quot;Voltati, cane d&#8217;inferno, voltati&quot;), e Malcolm, il suo successore, dice alla fine ai suoi seguaci: E cos\u00ec grazie a tutti assieme e a ciascuno di voi, che invitiamo a vederci incoronare a Scone&quot;. L&#8217;ultima incoronazione nello Scone Palace, residenza del conte di Mansfiedl, ebbe luogo nel 1651. Intorno al 1800, il terzo conte fece ampliare il palazzo in stile gotico (lavori in cui il padre di Douglas, John, fui impiegato come scalpellino) e rimodellare il parco e i giardini intorno a Scone. Lo &quot;hear gardener&quot; (capo giardiniere) di Scone, William Beattie, prese sotto la propria ala il figlio undicenne di John Douglas, David, che aveva fama di ragazzino testardo e incapace di controllarsi. Gli anni di apprendistato plasmarono il carattere del giovane: divenne un allievo attento, raccolse e classific\u00f2 piante, prese a leggere tutto quello che gli capitava tra le mani. A diciannove anni, quando ormai aveva dimestichezza con il giardinaggio e l&#8217;orticoltura, David ebbe l&#8217;occasione di lavorare come giardiniere nel famoso parco di Valleyfield, vicino alla citt\u00e0 di Dunfermline, quaranta chilometri a sud di Scone. Valleyfield era la tenuta di Sir Robert Preston, un ricco possidente che adorava le scienze naturali e in special modo la botanica. Prov\u00f2 subito simpatia per quell&#8217;&quot;under Gardner&quot; curioso di talento, e permise a David di accedere alla sua vasta biblioteca, una fonte ideale per placare la sete d conoscenza di quest&#8217;ultimo. Dopo aver trascorso due anni a Valleyfieldd, David Douglas fece domanda per un posto al Giardino botanico di Glasgow e lo ottenne. L\u00ec conobbe l&#8217;uomo che avrebbe influenzato la sua carriera di botanico in modo decisivo, William Jackson Hooker, appena nominato professore di botanica all&#8217;Universit\u00e0 di Glasgow. Hooker not\u00f2 il giovane e sveglio giardiniere di Scone, lo invit\u00f2 alle sue lezioni e lo port\u00f2 con s\u00e9 in escursioni botaniche nelle Highlands, diventando suo amico e mentore.<\/p>\n<p>Douglas, che gi\u00e0 possedeva la conoscenza pratica del giardinaggio, familiarizz\u00f2 sempre di pi\u00f9 con la scienza botanica. Quando Hooker lo raccomand\u00f2 come raccoglitore di piante al segretario della Horticultural Society, Joseph Sabine Esq., per lui si realizzava un sogno a lungo coltivato.<\/p>\n<p>Era l&#8217;epoca eroica della botanica. Il gusto del tempo e l&#8217;interesse alle piante esotiche facevano s\u00ec che raccoglitori di piante e scienziati partissero a sciami dall&#8217;Europa per battere come invasati i continenti alla ricerca di nuove specie, a volte pagando la propria ambizione con la vita. La Horticultural Society aveva gi\u00e0 inviato in Cina, India e Africa parecchi &quot;collectors&quot; che avevano riportato in patria semi di specie ancora sconosciute, di crisantemi, peonie, azalee, camelie, primule, gigli e orchidee. Nel 1823 David Douglas venne mandato dalla societ\u00e0 sulla costa orientale del Nordamerica per studiare la coltivazione degli alberi da frutto, dei meli in particolare, e acquistare giovani querce per il rimboschimento in Inghilterra. Seguirono altri due viaggi di ricerca in Nordamerica, sempre su incarico della Horticultural Society. Il secondo port\u00f2 Douglas nel Nord-ovest pacifico, ancora in gran parte inesplorato; una regione ormai inscindibilmente legata al suo nome.<\/p>\n<p>Nel luglio 1824 Douglas salp\u00f2 dall&#8217;Inghilterra a bordo della &quot;William and Ann&quot; con rotta verso Capo Horn. Dopo quasi nove mesi, il veliero raggiunse la foce del fiume Columbia e gett\u00f2 l&#8217;ancora presso Fort George (oggi citt\u00e0 di Astoria nello stato dell&#8217;Oregon). Finalmente di nuovo con i piedi sulla terraferma, Douglas annot\u00f2 sul suo diario: &quot;With truth I may count this one of the happy moments of my life&quot;. Nella foce e lungo il corso del fiume operava la Hudson Bay Company, che allora commerciava principalmente pellicce, con diverse succursali che servirono da rifugio a Douglas durante le sue spedizioni nell&#8217;interno; la maggior parte delle notti, per\u00f2, le pass\u00f2 in tenda sotto un albero o sotto la canoa capovolta, esposto all&#8217;inclemenza del tempo. &quot;The luxury of a night&#8217;s sleep on a bed of pine branches can only be appreciated by those who have experienced a route over a barrel plain scorched by the sun, or fatigued by groping their way through a thick forest, crossing gullies, dead wood, lakes, stones &amp; c.&quot;, scrisse nel suo diario. &quot;La pioggia sferzata dal vento &#8211; si legge in un altro punto &#8211; mi ha impedito di accendere un fuoco, e per colmo di sventura la mia tenda \u00e8 stata abbattuta da una raffica nel cuore della notte. Ogni dieci o quindici minti un albero cadeva provocando uno schianto come se la terra esplodesse, e ci\u00f2, unito al rombo incessante dei tuoni e ai fulmini che saettavano nel cielo, m ha provocato una agitazione nell&#8217;animo che non riesco a descrivere. In tali situazioni tendo a diventare scontroso.&quot; Ma nonostante gli strapazzi e le avversit\u00e0, Douglas prosegu\u00ec imperterrito la sua marcia nella regione selvaggia, talora accompagnato da indiani delle trib\u00f9 dei chinook e dei salish con cui aveva stretto amicizia. Questi chiamavano &quot;Grass man&quot;il robusto viso pallido che camminava con lo sguardo sempre rivolto al terreno riempiendo la sua scatola di stagno di piante e di semi. Douglas raccolse i primi coni di &quot;Douglas-fir&quot; (questo il nome dell&#8217;albero in inglese) lungo il corso inferiore del fiume Columbia, nei pressi di Fort Vancouver (oggi la citt\u00e0 di Vancouver nello stato di Washington). Se gli alberi erano troppo alti per essere scalati, sparava col fucile alle pugne per farle cadere. Annot\u00f2 nel suo diario: &quot;The trees, which are interspersed in groups or standing solitary in dry upland, thin, gravelly soils or on rock situations, are thickly clad to the very ground with wide-spreading pendent branches, and from the gigantic size which they attain in such places and from the compact habit uniformly preserved they form one of the most striking and truly graceful objects in Nature&quot;.<\/p>\n<p>Nell&#8217;ottobre 1827, dopo quasi due anni e mezzo, David Douglas torn\u00f2 nella sua terra natale sfinito, tormentato dai reumi e quasi cieco per via del sole e della neve. Dalle sue indicazioni, aveva percorso circa sedicimila chilometri a piedi, a cavallo o in canoa studiando la flora e la fauna, facendo essiccare piante e inviando sacchi di semi, fasci di polloni, rizomi e bulbi ai suoi committenti in una quantit\u00e0 tale che nessun &quot;collector&quot; aveva mai raccolto prima. Pur essendo ammirato e colmato di onori per le sue imprese, Douglas ne ebbe abbastanza di essere trattato come un oggetto da esposizione. Abituati al silenzio e alla solitudine, aveva in orrore l&#8217;imbellettata societ\u00e0 londinese, boriosa e piena di s\u00e9, e per reazione si fece burbero, sgarbato e litigioso. William Hooker, il suo mentore osserv\u00f2 in seguito nel &quot;Brief Memoir of the Life of Mr David Douglas&quot;: &quot;Divenuto pi\u00f9 irritabile che mai, era irrequieto e insoddisfatto, tanto che i suoi migliori amici ed egli stesso potevano solo augurarsi che fosse di nuovo impegnato nella gloriosa esplorazione del Nordamerica&quot;. E cos\u00ec fu. Douglas ripart\u00ec per il fiume Columbia, questa volta in compagnia di un terrier scozzese, di nome Billy, per poi spostarsi in California e infine alle Hawaii dove, alle pendici del vulcano Kilauea, la vita di questo Indiana Jones scozzese del mondo vegetale ebbe un repentino quanto tragico epilogo. Il 12 luglio 1834 due isolani trovarono David Douglas, che aveva da poco compiuto trentacinque anni, in una trappola insieme con un toro selvatico che l&#8217;aveva ucciso calpestandolo.\u00bb<\/p>\n<p>I resti mortali di David Douglas vennero trasportati non gi\u00e0 nella sua patria lontana, ma nell&#8217;isola di Oahu ed ora riposano nel cimitero presso la Mission House di Honolulu; l&#8217;arcipelago delle Hawaii, che ai suoi tempi formava un regno indipendente sotto una dinastia locale, \u00e8 divenuto un territorio americano nel 1893, per poi entrare a far parte degli Stati Uniti, come cinquantesimo stato, il 21 agosto del 1959.<\/p>\n<p>Un piccolo monumento in sua memoria \u00e8 stato eretto nella localit\u00e0 di Kaluakauka, in cui avvenne la sua tragica morte.<\/p>\n<p>Il diario dei viaggi di David Douglas nelle regioni nord-occidentali dell&#8217;America settentrionale \u00e8 stato infine pubblicato, sebbene con quasi un secolo di ritardo, a cura della Royal Horticultural Society, con un titolo a dir poco prolisso: \u00abJournal kept by David Douglas during his travels in North America 1823-1827: toghether with a particolar description of thirty-three species of American Oaks and eighteen species of Pinus, with appendices containing a lis tof the plants introduced by Douglas and an account of his death in 1834\u00bb.<\/p>\n<p>Meglio tardi che mai: era un tributo che la cultura scientifica britannica doveva a questo giovane e intraprendente scozzese, che ha svolto un ruolo cos\u00ec notevole nella conoscenza e nella introduzione di piante esotiche nel Vecchio Continente.<\/p>\n<p>Una curiosit\u00e0 per il lettore: anche se l&#8217;abete di Douglas non supera, di solito, la gi\u00e0 rispettabilissima altezza di sessanta metri, nel 1991 ne \u00e8 stato scoperto un esemplare, in una zona particolarmente impervia dell&#8217;Oregon, che raggiunge addirittura i cento metri.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;\u00e8 ancora qualcuno che pensa che il mondo vegetale non abbia pi\u00f9 nulla di speciale da rivelare, o che la superficie della Terra non contenga pi\u00f9 alcun segreto&#8230;<\/p>\n<p>Ma, come dice Shakespeare, ci sono pi\u00f9 cose fra la terra e il cielo di quante ne possa sognare tutta la nostra filosofia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 raro vedere anche nei nostri giardini, specialmente dell&#8217;Italia settentrionale, il magnifica e imponente Abete di Douglas o Douglasia (\u00abPseudotsuga menziesii\u00bb), una conifera nordamericana importata<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30172,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[51],"tags":[93],"class_list":["post-24449","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-natura-e-ambiente","tag-america"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-natura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24449","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24449"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24449\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30172"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24449"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24449"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24449"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}