{"id":24444,"date":"2015-07-28T10:00:00","date_gmt":"2015-07-28T10:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/darwin-affronta-la-religione-da-uomo-piccolo-con-idee-banali-povere-e-superficiali\/"},"modified":"2015-07-28T10:00:00","modified_gmt":"2015-07-28T10:00:00","slug":"darwin-affronta-la-religione-da-uomo-piccolo-con-idee-banali-povere-e-superficiali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/darwin-affronta-la-religione-da-uomo-piccolo-con-idee-banali-povere-e-superficiali\/","title":{"rendered":"Darwin affronta la religione da uomo piccolo, con idee banali, povere e superficiali"},"content":{"rendered":"<p>Darwin e il darwinismo (suo figlio legittimo) sono stati i pi\u00f9 intransigenti nemici della fede religiosa e i principali artefici, in ci\u00f2 perfettamente consapevoli e deliberati, della scristianizzazione della scienza e della cultura moderna; \u00e8 lecito, pertanto, domandarsi se Darwin e i suoi seguaci si siano presi il disturbo di confutare seriemente la credenza in Dio e quella in Ges\u00f9 Cristo, o se abbiano saputo vedere una qualche differenza di approccio, di metodo e di prospettiva tra la conoscenza della natura e la conoscenza delle cose divine.<\/p>\n<p>Ebbene, per quanto ci\u00f2 possa sembrare quasi incredibile, la risposta a entrambe tali domande \u00e8 &quot;no&quot;. Non solo: quel che risulta, esaminando l&#8217;atteggiamento di Darwin nei confronti della problematica religiosa, \u00e8 una rozzezza, una superficialit\u00e0, una povert\u00e0 di ragionamento, addirittura desolanti. Appare infatti che il grande scienziato, improvvisatosi teologo e pensatore religioso (o meglio, anti-religioso), non possedeva n\u00e9 la sensibilit\u00e0, n\u00e9 la profondit\u00e0, n\u00e9 la pazienza, n\u00e9 il rigore, necessari per sconfinare cos\u00ec palesemente fuori dall&#8217;ambito di ricerca che si era scelto: di fatto, egli non spiccava per niente, anzi, era decisamente al livello dell&#8217;uomo della strada, e, per certi aspetti, anche al di sotto, allorch\u00e9 si metteva a pontificare circa l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;esistenza di Dio, e circa la falsit\u00e0 del cristianesimo, sulla base di argomenti e ragionamenti che qualsiasi studentello di filosofia o di teologia avrebbe trovato addirittura imbarazzanti per la loro approssimazione per la loro mancanza di qualunque spessore speculativo.<\/p>\n<p>Ora, non c&#8217;\u00e8 niente di male se uno studioso, che ha dedicato tutta la sua vita ad un ben preciso campo di ricerca, mostra di essere meno che un dilettante in un altro campo (anche se una cosa del genere non sarebbe stata possibile fino a quando, prima dell&#8217;Illuminismo, la societ\u00e0 sapeva ancora produrre uomini di cultura, e non dei banali e presuntuosi &quot;intellettuali&quot; o degli &quot;specialisti&quot; altrettanto presuntuosi e auto-referenziali); il male \u00e8 quando codesto studioso, invadendo un ambito di cui non sa nulla, e verso cui non possiede nemmeno la sensibilit\u00e0 e la &quot;forma mentis&quot; adatta, si mette in cattedra e comincia a far lezione. A partire da Darwin (ma gli esordi si notano gi\u00e0 in Galilei), questo atteggiamento degli scienziati \u00e8 diventato quasi normale: colui che \u00e8 specializzato nella ricerca scientifica si mette a parlare dell&#8217;invisibile, del soprannaturale, di Dio, e dell&#8217;anima, e ci garantisce, in tutta seriet\u00e0, che tali cose non esistono, perche&#8230; lui non le vede, e nessun altro le pu\u00f2 vedere, verificare, sperimentare, con gli strumenti &#8212; appunto &#8211; della scienza.<\/p>\n<p>Ma ecco come lo stesso scienziato inglese affronta la problematica religiosa, partendo da un approccio personale ed estendendo automaticamente la riflessione ad un piano generale, come se ci\u00f2 che \u00e8 divenuto chiaro per lui, non possa non esserlo, automaticamente, per tutto il resto del genere umano (da: C. Darwin, \u00abAutobiografia, 1809-1882. Con l&#8217;aggiunta dei passi omessi nelle precedenti edizioni\u00bb; titolo originale: \u00abThe Autobiography of Charles Darwin (1809-1882). With original omissions restored. Edited with Appendix and Notes by his grand-daughter Nora Barlow\u00bb, London, 1958; traduzione dall&#8217;inglese di Luciana Fratini, Torino, Einaudi, 1962, pp. 67-69):<\/p>\n<p>\u00abDurante quei due anni [ottobre 1836-gennaio 1839] meditai molto sulla religione. Quando ero imbarcato sul &quot;Beagle&quot; ero di un&#8217;ortodossia perfetta e ricordo che parecchi ufficiali, nonostante fossero anch&#8217;essi credenti, mi derisero perch\u00e9 facevo appello alla Bibbia come a un&#8217;autorit\u00e0 inconfutabile su certe questioni morali. Penso che fossero divertiti dalla novit\u00e0 dell&#8217;argomentazione. Ma gi\u00e0 a quel tempo ero pervenuto, gradualmente, a rendermi conto come il Vecchio Testamento, per la sua storia del mondo cos\u00ec manifestamente falsa, come la Torre di Babele, l&#8217;arcobaleno come presagio, ecc., per la sua attribuzione a Dio dei sentimenti di un tiranno vendicativo, non meritasse pi\u00f9 fede dei libri sacri degli ind\u00f9 o della credenza di qualsiasi barbaro. Il problema che di continuo si poneva alla mia mente, e da cui non riuscivo a prescindere, era questo: come si pu\u00f2 credere che se Dio facesse oggi una rivelazione agli ind\u00f9 permetterebbe loro di connetterla con la fede in Visn\u00f9, Siva, ecc., cos\u00ec come il cristianesimo \u00e8 connesso con il Vecchio Testamento? Francamente ci\u00f2 mi sembrava incredibile.<\/p>\n<p>Rimuginavo inoltre altri pensieri: che soltanto le prove pi\u00f9 palesi potrebbero convincere un uomo sano di mente a credere nei miracoli su cui si basa la fede cristiana; che quanto pi\u00f9 conosciamo le leggi della natura, tanto pi\u00f9 \u00e8 difficile credere ai miracoli; che a quei tempi gli uomini erano creduli e ignoranti a tal punto che oggi ci sembra incomprensibile; che non si pu\u00f2 dimostrare che i Vangeli siano stati scritti contemporaneamente ai fatti che raccontano; che essi differiscono per molti particolari importanti, troppo importanti per essere considerati come le solite inesattezze di testimoni oculari. Per tutte queste riflessioni, certo prive di qualsiasi valore e originalit\u00e0, ma molto decisive per me, persi gradualmente la fede nella religione cristiana in quanto verit\u00e0 rivelata. Non potevo non attribuire importanza al fatto che molte false religioni si fossero diffuse come un incendio su vaste aree della terra. E non si pu\u00f2 negare che la morale del Nuovo Testamento con tutto il suo fascino deve gran parte della sua perfezione alla interpretazione che noi oggi diamo alle metafore e alle allegorie.<\/p>\n<p>Fui per\u00f2 molto riluttante a rinunciare alla mia fede, e ricordo di aver sognato spesso a occhi aperti che a Pompei o altrove erano state trovate antiche lettere di patrizi romani o manoscritti che confermavano in maniera inconfutabile tutto ci\u00f2 che era scritto nei Vangeli. Ma col passare del tempo trovai sempre pi\u00f9 difficile, pur sbrigliando la mia immaginazione, inventare prove sufficienti a convincermi. Cos\u00ec l&#8217;incredulit\u00e0 s&#8217;insinu\u00f2 lentamente nel mio spirito, e fin\u00ec col diventare totale. Il suo sviluppo fu tanto lento che non ne soffersi, e da allora non ho mai pi\u00f9 avuto alcun dubbio sull&#8217;esattezza della mia conclusione. In realt\u00e0 non posso capire perch\u00e9 ci dovremmo augurare che le promesse del cristianesimo si avverino: perch\u00e9 in tal caso, secondo le parole del Vangelo, gli uomini senza fede, come mio padre, mio fratello e quasi tutti i miei amici pi\u00f9 cari, sarebbero puniti per l&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 un&#8217;odiosa dottrina.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 non abbia pensato molto all&#8217;esistenza di un Dio personale fino a un&#8217;et\u00e0 piuttosto avanzata, dar\u00f2 qui le conclusioni alquanto vaghe alle quali sono giunto. Oggi, dopo la scoperta della legge della selezione naturale, cade il vecchio argomento di un disegno nella natura secondo quanto scriveva Paley, argomento che nel passato mi era sembrato decisivo. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 sostenere, per esempio, che la cerniera perfetta di una conchiglia bivalve debba essere stata ideata da un essere intelligente, come la cerniera della porta dall&#8217;uomo. Un piano che regoli la variabilit\u00e0 degli esseri viventi e l&#8217;azione della selezione naturale, non \u00e8 pi\u00f9 evidente di un disegno che predisponga la direzione del vento. Ho gi\u00e0 discusso questo tema alla fine del mio libro sulla &quot;Variazione degli animali domestici e delle piante coltivate&quot; [Variation of Domestic Animals and Plants&quot;] e l&#8217;argomento che l\u00e0 ho portato non \u00e8 mai stato controbattuto, ch&#8217;io sappia.\u00bb<\/p>\n<p>Darwin va avanti per qualche altra pagina sullo stesso tono, e accumula contraddizioni logiche a ripetizione (per esempio, quando afferma che la quantit\u00e0 di felicit\u00e0 degli esseri sensibili prevale, nella natura, sulla infelicit\u00e0; ma poco dopo sembra inclinare verso l&#8217;opinione opposta, laddove sostiene che l&#8217;enorme quantit\u00e0 di dolore esistente nel mondo smentisce l&#8217;esistenza di un Dio creatore, onnipotente e onnisciente, ma anche amorevole); ma crediamo che questa pagina sia sufficiente per farci un&#8217;idea del suo &quot;metodo&quot;.<\/p>\n<p>Il racconto biblico relativo alla Torre di Babele e quello dell&#8217;arcobaleno apparso a No\u00e8 come simbolo della ritrovata amicizia con Dio gli sembrano classici esempi della palese falsit\u00e0 del Vecchio Testamento: non si prende per\u00f2 la briga di argomentarlo minimamente. Non ricorre neppure a una possibile lettura simbolica, come aveva fatto, due secoli prima, Galilei: per lui, evidentemente, la Bibbia va presa alla lettera; e, se la lettera contrasta con le leggi scientifiche, essa va rigettata &quot;in toto&quot;, senza la bench\u00e9 minima incertezza o sfumatura.<\/p>\n<p>La presentazione di Dio come un tiranno vendicativo gli sembra un altro argomento probante circa la falsit\u00e0 della Bibbia; e crede di rafforzare tale affermazione qualificando di &quot;barbare&quot; le altre credenze religiose, a cominciare da quelle degli Induisti (che, a giudicare da come ne parla, non conosce affatto, se non per sentito dire); non lo sfiora l&#8217;idea che questo non \u00e8 un argomento, ma un pregiudizio; e che affastellare tutte le religioni in un unico mazzo, riguardo al loro contenuto di verit\u00e0, \u00e8 una operazione assurda e sommamente scorretta, non solo quanto ai loro contenuti e alle conclusioni che ciascuno, di fronte ad esse, pu\u00f2 trarre, ma anche da un punto di vista semplicemente metodologico, sul versante storico e antropologico.<\/p>\n<p>Poi afferma che i miracoli di cui parla il cristianesimo sono cos\u00ec incredibili, che nessun uomo sano di mente potrebbe prenderli sul serio; e aggiunge che quanto pi\u00f9 si conoscono le leggi della natura, tanto meno si pu\u00f2 credere ai miracoli. Non tenta di definire cosa sia il miracolo, cos\u00ec come non tenta di definire cosa sia la &quot;natura&quot;, e meno ancora se essa abbia realmente delle &quot;leggi&quot;. Nel suo universo concettuale, rigido e ottuso, il miracolo \u00e8, come per gli illuministi di un secolo prima, come per Voltaire o per Hume, nient&#8217;altro che una impossibile sospensione delle leggi di natura. Ma non si domanda se esista, dopotutto, la &quot;natura&quot;, o se questo concetto non sia che l&#8217;espressione pratica di una esigenza puramente umana, didattica, ossia un bisogno di ordine e regolarit\u00e0 da parte dello studioso (Enrico Medi ricordava, giustamente, che noi non sappiamo cosa sia la &quot;natura&quot;, ma solo cosa siano i singoli eventi e i singoli oggetti naturali); n\u00e9 se le tanto decantate &quot;leggi&quot; altro non siano che lo stato attuale delle umane conoscenze, sempre soggette a revisione, sempre provvisorie, e, soprattutto, sempre approssimate rispetto alle cose in se stesse (il &quot;noumeno&quot; kantiano, che allo scienziato, proprio per il tipo di approccio che lo caratterizza, quantitativo e materiale, rimane fatalmente precluso).<\/p>\n<p>Afferma poi che gli uomini, al tempo dei Vangeli, erano straordinariamente creduli ed ignoranti: come dire che erano disposti a prendere per buona qualsiasi panzana. Di nuovo, non sembra minimamente sospettare che, se gli uomini del XIX secolo sono meno &quot;creduli&quot; e &quot;ignoranti&quot; di quelli del I secolo, ci\u00f2 non costituisce un dato oggettivo e incontrovertibile, ma esprime soltanto e unicamente il punto di vista, ed il relativo giudizio, degli uomini, appunto, del XIX secolo, o, pi\u00f9 precisamente, di quegli intellettuali (come lui) i quali hanno deciso di separare il loro sentire ed il loro pensare dal sentire e dal pensare della stragrande maggioranza dei loro contemporanei (mentre gli uomini colti, fino a tutto il Medioevo e oltre, differivano dagli uomini incolti riguardo alla quantit\u00e0 del sapere, non riguardo ai suoi fondamenti: credevano, cio\u00e8, fondamentalmente, alle stesse verit\u00e0 ultime in cui credevano le persone semplici e prive d&#8217;istruzione). Ora, per gli intellettuali del XIX secolo, e nemmeno per tutti, il moderno paradigma culturale non ammetteva alcuna forma di credenza che non fosse verificabile mediante il metodo scientifico sperimentale; ma la religione, in se stessa, non \u00e8 &quot;dimostrabile&quot;, n\u00e9 con tale metodo, n\u00e9 con alcun altro, sebbene non sia affatto in contrasto con la ragione umana; di conseguenza, essi tacciavano di credulit\u00e0 ed ignoranza i loro predecessori, che avevano avuto un altro approccio conoscitivo. In altre parole, Darwin non si accorge affatto di ragionare all&#8217;interno di un paradigma culturale che ritiene vero se stesso a priori, e che ritiene falsi gli altri paradigmi (quelli pre-moderni): e, dall&#8217;alto di tale beata inconsapevolezza, non esita a distribuire patenti di credulit\u00e0 e d&#8217;ignoranza a uomini come Agostino d&#8217;Ippona e Tommaso d&#8217;Aquino, o come Dante Alighieri ed Erasmo da Rotterdam; ma anche, implicitamente, a uomini come Socrate, Platone e Aristotele (visto che tutti costoro avevano creduto in Dio e non avevano trovato tale credenza per niente in contrasto con il sapere scientifico).<\/p>\n<p>Poi Darwin insinua che i Vangeli non siano stati scritti da testimoni oculari degli eventi in essi narrati, perch\u00e9, a suo parere, differiscono in maniera decisiva su fatti di somma importanza: e anche questo gli sembra un argomento assolutamente probante contro la verit\u00e0 del cristianesimo. Ci si pu\u00f2 domandare, tuttavia, quali siano tali discordanze decisive: perch\u00e9 chiunque abbia letto i quattro Vangeli, anche in maniera piuttosto superficiale, sa che non \u00e8 cos\u00ec. I tre Vangeli Sinottici raccontano, praticamente, gli stessi fatti, con parole molto simili; solo il Quarto se ne discosta, ma nemmeno i suoi racconti sono in contrasto sostanziale con gli altri. Darwin non fa nemmeno un esempio di ci\u00f2 che afferma; e dunque ci domandiamo: quali sarebbero codeste contraddizioni, inspiegabili se gli autori dei Vangeli fossero stati realmente dei testimoni diretti di quei fatti? Forse il numero degli angeli apparsi a fianco del sepolcro aperto, dopo la Resurrezione? Sono di questo genere, le gravissime discordanze? Le aveva gi\u00e0 segnalate Celso, lo scrittore anticristiano della tarda antichit\u00e0: ma non ci sembrano differenze cos\u00ec importanti. Di pi\u00f9: ci sembra che alcune differenze nei racconti evangelici si addicano maggiormente a dei veri testimoni oculari, che non a dei falsi testimoni. Questi ultimi si sarebbero accordati per fornire delle versioni univoche: ma la storia dei documenti su cui si basano le ricostruzioni storiografiche ci insegna che una totale concordanza tra fonti diverse \u00e8 quanto mai sospetta, mentre un certo grado di discordanza \u00e8, di norma, il suggello d&#8217;un racconto sostanzialmente veritiero.<\/p>\n<p>Darwin sostiene poi che il fascino del Nuovo Testamento deriva in gran parte non da ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha detto e operato, ma dalle interpretazioni che di quei fatti e di quelle parole sono state avanzate dai moderni. Qui davvero non si capisce di che cosa stia parlando; ma, di nuovo, egli non si abbassa a fare il bench\u00e9 minimo esempio di quel che intenda con una simile affermazione. Sicch\u00e9, per il lettore, la cosa resta misteriosa: nessuno, in verit\u00e0, nemmeno i nemici dichiarati del cristianesimo, come Celso, avevano mai avanzato un argomento siffatto. Ci piacerebbe capire che cosa egli avesse in mente: forse che il Sermone della Montagna, o la parabola del Figlio prodigo, o quella del Buon pastore, derivano il loro fascino e la loro profonda suggestione dalla interpretazione che ne \u00e8 stata data a posteriori? E da chi, e quando? Non si sa: Darwin non lo spiega. Si limita a dichiarare che tutte queste ragioni lo spinsero nella pi\u00f9 totale incredulit\u00e0, ma che egli non ne soffr\u00ec molto, perch\u00e9 essa avvenne in un lungo arco di tempo. Questione di opinioni: meno di due anni non ci sembrano poi un tempo cos\u00ec lungo, per passare da una fede cristiana cos\u00ec salda, da ambire a diventare pastore anglicano &#8212; tali erano i progetti del giovane Darwin, prima di imbarcarsi sul \u00abBeagle\u00bb &#8211; ad una radicale e definitiva perdita di quella stessa fede.<\/p>\n<p>L&#8217;argomento successivo tirato in ballo a sostegno dell&#8217;incredulit\u00e0 religiosa \u00e8 la crudelt\u00e0 di una religione che condanna alle pene dell&#8217;Inferno i non credenti, senza tener conto del fatto che essi furono, magari, delle ottime persone, e che furono, per giunta, nostri amici (Darwin la mette sul piano personale, come se la questione fosse strettamente privata, tra lui e Dio, e non riguardasse nessun altro; anche se poi tira delle conclusioni univoche e perentorie, che dovrebbero valere per tutte le persone &quot;ragionevoli&quot;). Non lo sfiora l&#8217;idea che l&#8217;Inferno potrebbe anche non essere un castigo inflitto da Dio, ma semplicemente la condizione di quelle anime che hanno scelto di rifiutare ostinatamente la Verit\u00e0, pur avendo tutti gli strumenti per credere in essa: vale a dire una auto-punizione, che nemmeno la misericordia divina potrebbe modificare, senza violare il bene prezioso, incommensurabile, della libert\u00e0 umana. N\u00e9 gli viene in mente che un simile argomento emotivo si pone al di fuori della logica, criterio che sinora ha cercato di seguire nei suoi ragionamenti; e non ha niente a che fare neppure con la tanto decantata verit\u00e0 della scienza (per la scienza, una cosa \u00e8 vera, o non \u00e8 vera, indipendentemente dagli aspetti morali che vi sono implicati).<\/p>\n<p>Da ultimo, Darwin cala il suo asso in favore dell&#8217;ateismo: la scoperta della &quot;legge&quot; della selezione naturale; cio\u00e8, non troppo modestamente, la scoperta della &quot;sua&quot; legge (e lasciamo perdere che la stessa &quot;legge&quot; era stata ipotizzata da Alfred Wallace; e il modo, non proprio inappuntabile, con cui Darwin aveva scavalcato il giovane studioso, e tradito la sua fiducia, rivendicando &quot;a posteriori&quot; una priorit\u00e0 alquanto dubbia), la quale gli sembra sgominare definitivamente l&#8217;idea d&#8217;un piano ordinato presente in Natura, e attribuibile ad una Intelligenza superiore. La selezione naturale, infatti, procede per conto suo; e, come se non bastasse, procede a casaccio, dal momento che la selezione dei caratteri &quot;utili&quot; alla sopravvivenza delle specie viventi procede da modificazioni casuali, che solo in un secondo momento vengono &quot;adottate&quot; dagli altri individui di quella determinata specie.<\/p>\n<p>E qui Darwin, decisamente, si fa teologo. \u00abNon \u00e8 lecito &#8211; egli dice, in buona sostanza &#8211; credere in un Dio creatore, che sia anche provvidente verso le sue creature, perch\u00e9 io ho scoperto che non \u00e8 cos\u00ec: che non esiste nessuna intelligenza superiore, che la natura non conosce un ordine predeterminato, e che la selezione naturale procede per le sue vie, senza bisogno di scomodare alcun Dio\u00bb. \u00c8 la classica pretesa positivista di stabilire, a partire da ci\u00f2 che la scienza sa, o crede di sapere, quel che \u00e8 possibile, e quel che non lo \u00e8: vale a dire, prima gli scienziati stabiliscono che cosa \u00e8 vero, e solo in subordine alle &quot;leggi&quot; da loro determinate, rimane lo spazio per valutare che cosa pu\u00f2 essere, e che cosa no (i miracoli, ad esempio, lo si \u00e8 visto, non sono possibili, per definizione). Che l&#8217;ambito del sapere scientifico sia distinto, e non direttamente collegato, alla sfera religiosa; che la fede possa offrire la conoscenza diretta di ci\u00f2 che la scienza non pu\u00f2, e non deve, tentar di dimostrare o di smentire, perch\u00e9 diverso \u00e8 il suo statuto epistemologico, diversi i suoi metodi, diverse le sue finalit\u00e0: tutto questo non gli passa per il capo.<\/p>\n<p>Darwin \u00e8 arrogante come tutti gli altri fondatori del moderno paradigma scientista: come Galilei, come Freud. In sostanza, egli rivendica l&#8217;autonomia della scienza, ma poi cade nel difetto che rimprovera agli avversari, e subordina la verit\u00e0 religiosa a quella scientifica. Se una cosa non \u00e8 scientificamente dimostrabile, allora non \u00e8 vera: \u00e8 solo impostura, fandonia, allucinazione, credulit\u00e0, superstizione; e un uomo moderno, evoluto e ragionevole, non pu\u00f2 abbassarsi a credere ci\u00f2 che la scienza ha escluso. Darwin estende arbitrariamente le verit\u00e0 scientifiche, oltretutto quelle della sua idea di scienza (che non sono affatto verit\u00e0, ma ancora oggi, e fino a prova contraria, teorie: come l&#8217;evoluzionismo) all&#8217;intero spettro del conoscere. \u00c8 intollerante, totalitario, sprezzante verso chi non si sottomette alle sue vedute. In fondo, egli non si oppone alla religione; si limita a crearne un&#8217;altra: la religione della Scienza, all&#8217;infuori della quale non esistono verit\u00e0, n\u00e9 salvezza. \u00c8 il tipico atteggiamento degli spretati. Persa la fede nella Chiesa anglicana, Darwin si affretta a fondare la nuova chiesa del Sapere scientifico: perch\u00e9 senza una chiesa, quelli come lui non sono capaci di rimanere neanche per un poco. Proprio come fanno quegli eterni innamorati i quali, perso l&#8217;oggetto del loro amore, il giorno dopo se ne sono gi\u00e0 procurato un altro, che giudicano altrettanto &quot;eterno&quot; e &quot;meraviglioso&quot; del primo. E cos\u00ec via, all&#8217;infinito, senza mai pace: se viene a mancare il secondo, subentrano il terzo, il quarto&#8230; La verit\u00e0 \u00e8 che da soli, costoro, non sanno stare: ne hanno un vero terrore. Chiss\u00e0, forse temono d&#8217;incontrare se stessi; e non c&#8217;\u00e8 nulla che li spaventi di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Comunque, c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra ragione, che spiega la facilit\u00e0 e la disinvoltura con cui Darwin \u00e8 transitato da una religione all&#8217;altra: il fatto che, della nuova religione, egli sarebbe stato proclamato papa. Esistevano tutte le condizioni a ci\u00f2 necessarie: un piccolo esercito, molto agguerrito, di discepoli giovani ed entusiasti, tanto inclini a venerarlo, quanto desiderosi di scagliarsi, lancia in resta, contro gli ultimi residui d&#8217;ignoranza e superstizione; una diffusa insofferenza verso quel poco che ancora restava della concezione teocentrica del mondo e della vita, verso il clero, verso il passato cristiano dell&#8217;Europa, che neppure il Secolo dei Lumi e la Rivoluzione francese erano riusciti a cancellare interamente; il facile ottimismo, l&#8217;entusiasmo, la fiducia che la diffusione irresistibile della civilt\u00e0 della macchina riflettevano sulle possibilit\u00e0 ancora non del tutto espresse dell&#8217;intelletto, e sulla capacit\u00e0 dell&#8217;uomo di far da solo, di chiarire gli enigmi della natura, di sciogliere qualunque dubbio relativo al mondo e all&#8217;esistenza; lo spirito intraprendente, aggressivo, risoluto, della borghesia industriale e finanziaria, compiaciuta dei propri successi e bramosa di mieterne degli altri, sempre pi\u00f9 grandi; la convinzione che il sapere metafisico, la dimensione religiosa e spirituale, altro non sono se non inciampi ed ostacoli nella libera esplicazione delle capacit\u00e0 umane, una remora per i soggetti pi\u00f9 intraprendenti, lanciati alla conquista del successo; e, insomma, la sempre pi\u00f9 diffusa mentalit\u00e0 basata sul principio dell&#8217;utile, sul disprezzo per quel che vi si oppone, e la propensione a giudicare gli esseri umani in base ai risultati quantitativi, verificabili, ostensibili, che sono capaci di raggiungere.<\/p>\n<p>Darwin era un ambizioso, e la sua &quot;legge&quot; dell&#8217;evoluzione naturale (ch\u00e9 egli fin dal principio la chiama cos\u00ec, e non &quot;ipotesi&quot;), della quale si considerava il vero e, in ultima analisi, l&#8217;unico legittimo scopritore, si prestava perfettamente ad incarnare le tendenze culturali allora in pieno sviluppo, anche al di fuori dell&#8217;ambito scientifico, ivi compreso quello politico-sociale. Si affermavano le classi ed i popoli dotati di capacit\u00e0 superiori di adattamento; gli altri, soccombevano: questo era il nuovo Verbo, che non conosceva la parola&quot;compassione&quot;, un lusso ignoto alla natura. E Darwin ne sarebbe stato il profeta e, allo stesso tempo, il sommo sacerdote. Una tentazione quasi irresistibile&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Darwin e il darwinismo (suo figlio legittimo) sono stati i pi\u00f9 intransigenti nemici della fede religiosa e i principali artefici, in ci\u00f2 perfettamente consapevoli e deliberati,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[107,117,134,237,267],"class_list":["post-24444","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-cattolicesimo","tag-dio","tag-evoluzionismo","tag-sacra-scrittura","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24444","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24444"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24444\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24444"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24444"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24444"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}