{"id":24441,"date":"2016-03-16T02:29:00","date_gmt":"2016-03-16T02:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/16\/e-stato-un-grande-scrittore-dario-fo-meritava-il-premio-nobel-per-la-letteratura\/"},"modified":"2016-03-16T02:29:00","modified_gmt":"2016-03-16T02:29:00","slug":"e-stato-un-grande-scrittore-dario-fo-meritava-il-premio-nobel-per-la-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/03\/16\/e-stato-un-grande-scrittore-dario-fo-meritava-il-premio-nobel-per-la-letteratura\/","title":{"rendered":"\u00c8 stato un grande scrittore, Dario Fo? Meritava il premio Nobel per la Letteratura?"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 stato un grande scrittore, Dario Fo? Meritava di ricevere il premio Nobel per la Letteratura, nel 1997, a preferenza di altri scrittori e poeti italiani, prima fra tutti Mario Luzi, o anche di altra nazionalit\u00e0? La difficolt\u00e0 di rispondere a queste domande discende, in gran parte, dalla difficolt\u00e0 di separare la sua attivit\u00e0 di attore da quella di autore delle sue stesse <em>pi\u00e8ces<\/em>, nel senso che \u00e8 quasi impossibile immaginare le sue opere teatrali senza di lui sulla sena, senza che siano interpretate da lui stesso.<\/p>\n<p>Lasciando in sospeso questa difficolt\u00e0 preliminare, non ci resta che concentrare l&#8217;attenzione sulle sue opere dal punto di vista letterario, perch\u00e9 quello che gli \u00e8 stato conferito era il Nobel per la Letteratura, e non per la sua bravura come attore. Si pone, quindi, con maggior precisione, la domanda: nelle opere di Dario Fo, <em>dal punto di vista letterario<\/em>, vi \u00e8 la grandezza dell&#8217;arte? Vi \u00e8 qualcosa che vada al di l\u00e0 della contingenza, qualcosa che le sottragga alla dimensione della polemica contingente, e che le innalzi ad autentica universalit\u00e0 umana?<\/p>\n<p>Se passiamo in rassegna \u00abMorte accidentale di un anarchico\u00bb (1970), \u00abPum! Pum! Chi \u00e8? La polizia!\u00bb (1972), \u00abNon ti pago, non ti pago\u00bb (1974), \u00abIl Fanfani rapito\u00bb (1975), e, soprattutto, quello che da molti viene considerato come il suo capolavoro, \u00abMistero buffo\u00bb (1969), l&#8217;opera che lo &quot;rivelato&quot; al vasto pubblico italiano e ha creato, intorno a lui, la leggenda del grande ribelle e del &quot;buffone&quot; che fa tremare i potenti con le sue ironiche, ma scomodissime verit\u00e0, come facevano appunto i giullari del Medioevo; se passiamo in rassegna tali opere, troviamo in esse quella dimensione di universalit\u00e0, quel trascendimento delle passioni nella dimensione superiore dell&#8217;are, quella perfezione e quella concordanza di forma e contenuto, che contraddistingue le grandi opere letterarie, comprese quelle teatrali?<\/p>\n<p>Per provare a rispondere, partiamo dal ritratto che delinea, di Dario Fo, un manuale di storia della letteratura italiana per i licei, che va per la maggiore e che realmente possiede dei pregi didattici non indifferenti; ma che, in questo caso, scivola, a nostro avviso, nel conformismo intellettuale pi\u00f9 deprecabile, quello che avvolge di sottili e complicate argomentazioni un determinato argomento, per condurre il lettore a delle conclusioni che non sono tali, ma che sono soltanto la ratifica a posteriori di un giudizio positivo che era gi\u00e0 scritto in anticipo, e ci\u00f2 per la sola ed unica ragione che cos\u00ec vuole la cultura dominante, tutta rigorosamente progressista e di sinistra (da: G. Baldii, Giusso, Rozzetti, Zaccaria: \u00abIl piacere dei testi\u00bb, Torino, Paravia, 2012, vol. 6, pp. 759-760):<\/p>\n<p><em>Anche se la carica politica dei suoi spettacoli suscita sempre reazioni decise, a favore o contro, Fo \u00e8 in un certo modo diventato un&#8217;istituzione. A ci\u00f2 ha contribuito l&#8217;assegnazione del premio Nobel per la Letteratura nel 1997.<\/em><\/p>\n<p><em>A tal riguardo non sono mancate polemiche, anche accese. Al di l\u00e0 delle reazioni pi\u00f9 viscerali, e di bassa lega per il premio prestigioso assegnato al &quot;buffone&quot;, al &quot;comiziante&quot;, il Nobel ha comunque sollevato un problema critico autentico: se Fo sia da considerare solo \u00a0un grande attore o anche un grande scrittore, se cio\u00e8 le sue commedie possiedano un valore letterario autonomo dalle rappresentazioni sceniche, come hanno ritenuto i membri dell&#8217;Accademia svedese. \u00e8 fuori di dubbio che i suoi testi, messi in scena in tutto il mondo, conservano la loro validit\u00e0 anche senza la presenza fisica dell&#8217;attore Fo e in contesti sociali e culturali lontani da quello di partenza. Per\u00f2, se \u00e8 lecito azzardare una risposta al quesito, quei testi sembrano realizzare appieno le loro potenzialit\u00e0 se legati alle doti del loro creatore: recitati da Fo sono un&#8217;altra cosa.<\/em><\/p>\n<p><em>Straordinaria \u00e8 infatti la sua presenza in scena, che si fonda su un&#8217;estrema duttilit\u00e0 nell&#8217;uso del corpo, nei gesti, nei movimenti, nella mimica facciale, nei registri della voce. Grazie a questi strumenti Fo riesce a dar vita ad intere scene, folte di personaggi, vivide e animate. Fo \u00e8 quello che si dice un &quot;animale da palcoscenico&quot;, che riesce a stabilire una corrente di simpatia con il pubblico. Inoltre \u00e8 un grande &quot;fabulatore&quot;, con la sua capacit\u00e0 di raccontare e far vivere storie.<\/em><\/p>\n<p><em>MISTERO BUFFO: la materia giullaresca e &quot;carnevalesca&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Lo spettacolo (di cui esistono numerose versioni, pi\u00f9 o meno ricche e con notevoli varianti) consta di vari pezzi, in gran parte legati a tematiche religiose: donde il titolo, che si richiama ai &quot;misteri&quot; medievali, cio\u00e8 alle sacre rappresentazioni. Per\u00f2 l&#8217;aggettivo &quot;buffo&quot; sottolinea che i materiali religiosi sono presentati da una prospettiva comica, perch\u00e9 visti dal basso, dall&#8217;ottica popolare ingenuamente deformante. Cos\u00ec, ad esempio, l&#8217;episodio evangelico delle nozze di Cana \u00e8 raccontato da un ubriacone che ha particolarmente gustato la squisitezza del vino prodotto dal miracolo; la risurrezione di Lazzaro \u00e8 narrata da un popolano curioso che assiste al miracolo come ad un semplice spettacolo. Il punto di vista popolare, che riduce tutto alla propria misura, che d\u00e0 rilievo a ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 grevemente corporale, che inserisce la sua ossessione della fame, dei soprusi, dello sfruttamento, produce un effetto di straniamento su una materia tradizionalmente rappresentata in tono alto. Comunque non si pu\u00f2 ravvisare nel testo una dissacrazione irriverente \u00a0dei temi religiosi, come talora si \u00e8 voluto polemicamente sottolineare; semmai Fo vuol ricuperare il valore sociale di un cristianesimo primitivo ed autentico, che \u00e8 dalla parte delle vittime e degli oppressi contro le violenze dei potenti, a differenza del cristianesimo istituzionalizzato; o comunque vuol rendere quel senso di affettuosa \u00a0familiarit\u00e0 che connota l&#8217;atteggiamento popolare nei confronti delle cose di religione, delle figure di Cristo, della Madonna, dei santi. In altri casi Fo utilizza come fonte per i suoi pezzi la letteratura giullaresca medievale (&quot;Rosa fresca aulentissima&quot; di Cielo d&#8217;Alcamo, il &quot;detto di Matazone da Caligano&quot;), o si collega ad autori &quot;carnevaleschi&quot; rinascimentali come Folengo e Ruzante.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ottica dal basso, il rovesciamento &quot;carnevalesco&quot; delle prospettive, l&#8217;insistenza sul materiale e sul corporale intendono assumere un significato politico. La comicit\u00e0 popolare \u00e8 assunta come espressione di una resistenza e di una protesta contro l&#8217;oppressione, la violenza, lo sfruttamento, la fame, la miseria. Ricorrendo ad un filone minoritario della letteratura come quello giullaresco o &quot;carnevalesco&quot;, Fo mira a rileggere la storia da un punto di vista alternativo a quello ufficiale, da sempre veicolato dalla letteratura aulica, a dar voce a quegli oppressi che non hanno mai avuto voce. La contrapposizione tra la cultura popolare genuina e quella delle classi alte, giudicata strumento di menzogna e di prevaricazione, \u00e8 indubbiamente manichea e semplicistica (si \u00e8 visto tante volte [&#8230;] come anche la cultura alta possa assumere una prospettiva critica, pi\u00f9 e meglio di quella popolare), ma proprio la schematicit\u00e0 si pu\u00f2 dire che garantisca la forza immediata dello spettacolo.<\/em><\/p>\n<p>Questa pagina di prosa \u00e8 un perfetto esempio di quel conformismo culturale che ha consentito a personaggi letterariamente meno che mediocri, ma politicamente &quot;corretti&quot; (nel loro apparente anticonformismo), di occupare spazi e visibilit\u00e0 sempre maggiori, fino a diventare, appunto, &quot;istituzioni&quot;, con tanto di ratifica internazionale &#8211; il premio Nobel per la letteratura, niente di meno! -, proprio loro che hanno fatto della lotta\u00a0contro\u00a0le istituzioni l&#8217;apparente ragion d&#8217;essere della loro opera e delle loro &quot;battaglie&quot; (come amano chiamarle, con enfasi ridicola ricavata dal gergo sindacalista); mentre scrittori e pensatori ben pi\u00f9 degni di essi, e che avevano qualcosa di serio da dire quanto ai contenuti, sono stati tenuti costantemente ai margini, perch\u00e9 le recensioni dei giornali e dei telegiornali (anche di quelli che, teoricamente, li criticavano) erano tutte per Fo &amp; Compagni, le poltrone erano gi\u00e0 tutte riservate e non c&#8217;era praticamente spazio per nessun altro (un fenomeno analogo si \u00e8 avuto nella politica, con l&#8217;occupazione permanente delle poltrone da parte dei gerontocrati).<\/p>\n<p>Lasciamo perdere la palese contraddizione fra l&#8217;ammissione che le opere di Fo acquistano piena validit\u00e0 solo con la sua presenza scenica, e il tentativo di &quot;giustificare&quot; il premio\u00a0letterario\u00a0assegnato dall&#8217;Accademia svedese. Lasciamo perdere anche l&#8217;altra contraddizione, con il definire Fo un &quot;animale da palcoscenico&quot; e, subito dopo, dichiarare che egli sa stabilire una immediata corrente di simpatia con il pubblico: perch\u00e9 Fo, in quanto animale da palcoscenico, come i suoi simili e pi\u00f9 di tanti suoi simili, stabilisce immediatamente una corrente, s\u00ec, ma che pu\u00f2 essere, senza mezze misure, tanto di simpatia come di antipatia. A molti, Fo risulta scenicamente insopportabile: la sua faccia, la sua mimica, i suoi gesti, il suo <em>grammelot<\/em>, il suo auto-compiacimento, il suo narcisismo, la sua dissacrazione perenne di tutto e di tutti, la sua totale incapacit\u00e0 di assumere un punto di vista che non sia autoreferenziale, la sua assoluta incapacit\u00e0 di mettersi in discussione, come artista e come personaggio delle sue opere, oltre che come militante &quot;politico&quot;; la sua rocciosa convinzione, che d\u00e0 sempre per scontata, di essere nella ragione e nella verit\u00e0, di poter deridere tutti gli altri, tutti quelli che non la pensano come lui; di essere anche moralmente migliore, pi\u00f9 pulito, pi\u00f9 coerente, mentre gli altri, i &quot;nemici del popolo&quot;, sono, immancabilmente, squallidi, sordidi, corrotti, sgradevoli, anche sul piano fisico: tutto questo, unito alla sua smorfia ghignante, al suo inalterabile sberleffo, alla sua provocazione facciale e gestuale, suscita la sconfinata ammirazione di chi non solo pensa, ma anche <em>sente<\/em> come lui, allo stesso modo che provoca una reazione di disgusto, di insofferenza e di autentico rifiuto in chi ha un diverso sentire, oltre che un diverso modo di vedere le cose. In questo senso, Fo \u00e8 un autore profondamente divisivo; ma la divisione non passa fra chi condivide e chi non condivide le sue idee, bens\u00ec fra chi ama e chi detesta la sua fisicit\u00e0. E questo \u00e8 un argomento conclusivo, e nettamente negativo, quanto alla discussione se egli abbia o non abbia meritato il Nobel\u00a0<em>in quanto scrittore.<\/em><\/p>\n<p>Il punto centrale della mistificazione che viene operata in questa pagina di prosa, ch\u00e9 non esistono altre espressioni per indicarla, \u00e8 quello in cui si definisce il \u00abMistero buffo\u00bb un&#8217;opera basata sul rovesciamento &quot;dal basso&quot;, che produrrebbe un effetto &quot;straniante&quot; fra la seriet\u00e0 dei temi (in apparenza religiosi, ma in realt\u00e0 sociali e politici) e il loro &quot;buffo&quot; fraintendimento da parte del popolo. Si dice che \u00abi materiali religiosi sono presentati da una prospettiva comica, perch\u00e9 visti dal basso, dall&#8217;ottica popolare ingenuamente deformante\u00bb, ma non c&#8217;\u00e8 niente di ingenuo nell&#8217;ottica che Dario Fo attribuisce ai suoi popolani: non sono popolani ingenui, ma caricature di popolani ingenui. Essi sono, alla lettera, degli idioti, e dietro la loro idiozia s&#8217;intravede il ghigno dell&#8217;Autore, che li manovra come burattini per insinuare, surrettiziamente, la sua interpretazione &quot;progressista&quot; della storia, pi\u00f9 anarchica che marxista, anzi, pi\u00f9 anarcoide che anarchica (perch\u00e9 i &quot;veri&quot; anarchici sono persone serie, e non buffoni demagoghi che sanno solo ridere di tutto e di tutti e prendere in giro chiunque non la pensi come loro).<\/p>\n<p>Dietro il populismo e la demagogia di Fo, c&#8217;\u00e8, in realt\u00e0, una profonda incomprensione delle classi umili, della loro psicologia, della loro moralit\u00e0: egli non li vede come sono, ma come vorrebbe che fossero: li vede come \u00e8 lui. Ma lui non \u00e8 un popolano ed \u00e8 tutto, tranne che un ingenuo, \u00e8 un intellettuale smaliziato, astuto, abilissimo nel fare di se stesso una &quot;istituzione&quot;, nel trasformarsi in una bandiera che trascini le masse, se non verso il riscatto, almeno nella risata irrefrenabile; e poco importa se \u00e8 una risata sgangherata e beota. Si vede che Dario Fo non si \u00e8 mai degnato di leggere Manzoni, o, per venire ad un autore pi\u00f9 recente, Eugenio Corti: non sa che la religiosit\u00e0 popolare pu\u00f2 anche manifestarsi in forme ingenue, ma per nulla idiote; che \u00e8 una cosa seria, e non una mera costruzione di preti subdoli e assetati di potere; che scaturisce da una sorgente viva e perenne, insita nella natura umana. Ma per Fo, materialista convinto, l&#8217;uomo non pu\u00f2 essere che un animale evoluto a casaccio, e la sete di Dio \u00e8 un concetto che gli risulta semplicemente incomprensibile. Egli d\u00e0 per certo che sia stata creata artificialmente dai potenti, al fine di meglio sottomettere e sfruttare le classi inferiori; non lo sfiora neanche l&#8217;idea che possa essere un bisogno innato e strutturale della persona umana. Ed \u00e8 ovvio che, partendo da simili premesse, la religione, quella vera, gli risulti incomprensibile; tutt&#8217;al pi\u00f9, arriva ad ammettere la funzione sociale che la religione cristiana ha potuto esercitare, beninteso al di fuori delle &quot;istituzioni&quot;, brutte e cattive per definizione, tutte quante.<\/p>\n<p>Il gioco di Fo viene allo scoperto laddove egli\u00a0\u00a0\u00abvuol ricuperare il valore sociale di un cristianesimo primitivo ed autentico, che \u00e8 dalla parte delle vittime e degli oppressi contro le violenze dei potenti, a differenza del cristianesimo istituzionalizzato\u00bb: ed \u00e8 l\u00ec che appare in piena luce ci\u00f2 che egli si propone di fare, buttando in scherzo e in parodia, popolata di ubriaconi e di bifolchi che pensano solo a mangiare, bere e produrre rumori corporali, le cose pi\u00f9 sacre della religione cristiana: vuole gettare un elemento di divisione fra gli stessi cattolici. &quot;Promuove&quot; i compagni cattolici di sinistra, strizza loro l&#8217;occhio, ammicca, fa intendere che, tra lui e loro, in fondo c&#8217;\u00e8 ben poca differenza: sono tutti dalla parte del &quot;popolo&quot;; viceversa, mette alla berlina il cristianesimo &quot;istituzionalizzato&quot; , cio\u00e8 la Chiesa, e specialmente i suoi vertici, e anche, naturalmente, i cattolici &quot;benpensanti&quot;, che, guarda caso, coincidono sempre con i ricchi, e questi ultimi, immancabilmente, coincidono con gli egoisti, gli sfruttatori e, quindi, i &quot;nemici di classe&quot;. Ed \u00e8 un gioco, quello di Dario Fo, che pu\u00f2 ritenersi pienamente riuscito. I cattolici progressisti hanno abboccato, i preti di sinistra ci son cascati in pieno; e l&#8217;attuale, gravissima crisi che la Chiesa cattolica sta vivendo, nasce proprio da questo malinteso: che, per essere dei veri cristiani, bisogna essere, per forza, dei nemici del papa e della Chiesa: a meno che il papa si chiami Bergoglio e che la Chiesa sia la Chiesa dei poveri (e solo dei poveri). Perch\u00e9 se il papa si chiama Bergoglio e se la vera Chiesa \u00e8 (solo) quella dei poveri, intesi in senso puramente economico-sociale, allora la cosa \u00e8 diversa: e tutti i Dario Fo di questo mondo possono gustarsi la bellissima sensazione che la storia abbia dato loro ragione, che essi sono stati i profeti generosi di un rinnovamento indispensabile della Chiesa, e che il vero cristianesimo, per merito di quelli come loro, sia stato finalmente ripristinato, dopo quasi duemila anni di inganni, di compromessi e di giochi di potere.\u00a0<\/p>\n<p>Che tristezza. Se hanno ragione i Fo, allora hanno torto tutti coloro i quali prendono la vita, la storia e la religione con la dovuta seriet\u00e0; che non pensano, n\u00e9 pretendono, di rimettere ogni cosa a posto, a suon di sghignazzi e di pernacchie; che conservano abbastanza lucidit\u00e0 intellettuale e onest\u00e0 morale \u00a0per capire che il Bene e il Male, i buoni e i cattivi, non si dividono con una linea netta e sempre ben visibile, e, soprattutto, che chi crede di essere dalla parte giusta, forse \u00e8 proprio quello che si sta ingannando, per un eccesso di presunzione etica e di orgoglio intellettuale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 stato un grande scrittore, Dario Fo? 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