{"id":24436,"date":"2015-07-28T06:23:00","date_gmt":"2015-07-28T06:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/vi-e-contraddizione-fra-il-dante-della-monarchia-e-quello-della-commedia\/"},"modified":"2015-07-28T06:23:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:23:00","slug":"vi-e-contraddizione-fra-il-dante-della-monarchia-e-quello-della-commedia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/vi-e-contraddizione-fra-il-dante-della-monarchia-e-quello-della-commedia\/","title":{"rendered":"Vi \u00e8 contraddizione fra il Dante della \u00abMonarchia\u00bb e quello della \u00abCommedia\u00bb?"},"content":{"rendered":"<p>Esiste un certo grado di contraddizione fra il pensiero politico dio Dante, quale \u00e8 espresso nel trattato \u00abDe Monarchia\u00bb, scritto nella maturit\u00e0, fra il 1312 e il 1313, e quello che risulta dai versi della \u00abDivina Commedia\u00bb, e particolarmente della terza cantica, il \u00abParadiso\u00bb, composto fra il 1316 e il 1321, cio\u00e8 terminato solo alcune settimane, o forse solo pochi giorni, prima della morte del sommo poeta? Le due opere sono separate da un arco temporale che va da un minimo di tre ad un massimo di nove anni: un tempo, quindi, piuttosto limitato; eppure, il lettore ha l&#8217;impressione che le due opere appartengano a stagioni di vita e di pensiero considerevolmente lontane l&#8217;una dall&#8217;altra. Come si pu\u00f2 spiegare una cosa del genere, in un autore, come Dante, che \u00e8 contraddistinto da una notevole compattezza e coerenza di pensiero e di scrittura?<\/p>\n<p>Il \u00abDe Monarchia\u00bb, con la teoria dei due Soli, ossia con la teoria della reciproca autonomia e la pari dignit\u00e0 dei due poteri, l&#8217;imperiale e il papale, ciascuno dei quali deve inchinarsi all&#8217;altro nel campo che a quello \u00e8 proprio &#8211; dunque l&#8217;imperiale a quello papale nel campo religioso e spirituale, il papale a quello imperiale nell&#8217;ambito politico e giuridico -, risente fortemente della particolare circostanza storica in cui fu scritto: vale a dire la discesa in Italia dell&#8217;imperatore Arrigo VII di Lussemburgo e le vivissime speranze che tale evento ridest\u00f2 nell&#8217;animo dell&#8217;esule Dante, non solo a livello personale, circa un rientro vittorioso a Firenze, a testa alta, di lui e degli altri esuli guelfi bianchi e ghibellini, ma anche, pi\u00f9 in generale, per una restaurazione dell&#8217;autorit\u00e0 politica dell&#8217;Impero nella Penisola, vista da Dante come premessa indispensabile per la rinascita civile, sociale, morale dell&#8217;Italia stessa.<\/p>\n<p>La \u00abDivina Commedia\u00bb, e specialmente la terza cantica, \u00e8 l&#8217;espressione di una realt\u00e0 esterna e di una dimensione spirituale soggettiva completamente mutate: tramontata, per sempre, la speranza di un rientro vittorioso in Firenze e di un ristabilimento delle condizioni essenziali di pace, giustizia e sicurezza nei Comuni e nelle Signorie italiane, sotto la comune bandiera imperiale, e concentratasi la vita interiore di Dante, sempre pi\u00f9, nella dimensione spirituale, religiosa e mistica, con la rinuncia ad ogni illusione terrena e con la proiezione di ogni interesse, attesa e speranza verso la dimensione ultraterrena, il Poeta sembra recuperare in pieno l&#8217;idea universalistica del papato medioevale, di un Innocenzo III e anche di un Bonifacio VIII (proprio di quel Bonifacio che lui, personalmente, cos\u00ec tanto aveva avversato e denunziato; ma non certo fino al punto di rallegrarsi dell&#8217;umiliazione di Anagni e della sconfitta papale ad opera del tracotante potere monarchico nazionale, in quel caso di Filippo il Bello re di Francia).<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec alla constatazione che una svolta, nel pensiero politico di Dante, non c&#8217;\u00e8 stata; non, almeno, nel senso comunemente accettato della parola: per\u00f2, sicuramente, \u00e8 sopravvenuta in lui una differenza di prospettiva, uno spostamento di punti di vista: finch\u00e9 aveva sperato, per se stesso e per i suoi contemporanei, in un riscatto politico-religioso a breve termine (di cui vi \u00e8 un riflesso, fra l&#8217;altro, nella celebre e tuttora controversa profezia del Veltro), Dante aveva posto l&#8217;accento sulla dimensione politica, e dunque sul ghibellinismo, quale premessa necessaria per il ritorno dell&#8217;ordine, della pace e della giustizia nelle martoriate citt\u00e0 d&#8217;Italia e nelle interminabili, sanguinose lotte sociali e di fazione; ma quando tale speranza cade, e a Dante non resta che l&#8217;attesa mistica di un riscatto futuro, che sar\u00e0 prima di tutto morale, e poi anche politico, allora la sua aspettativa si concentra sul fattore spirituale e la sua speranza torna a rivolgersi alla Chiesa, non in quanto edificio umano e istituzione temporale, ma in quanto suprema custode e depositaria della Verit\u00e0 di fede, che non soffre alcuna possibile delusione, perch\u00e9 annunzia il Regno di Dio che incomincia, certo, in questo mondo, ma che in questo modo non arriver\u00e0 mai a realizzarsi interamente, bens\u00ec nell&#8217;altro: quello della Citt\u00e0 celeste.<\/p>\n<p>Non vi \u00e8 contraddizione, dunque, fra i due momenti della riflessione politica di Dante, ma diversit\u00e0 di prospettiva, di accenti, di scopi.<\/p>\n<p>Ha scritto in proposito Paolo Brezzi, studioso di storia politica medievale (in: \u00abLectura Dantis Scaligera\u00bb, Firenze, Le Monnier, 1967-68, Canto VI del &quot;Paradiso&quot;):<\/p>\n<p>\u00ab[Nel &quot;De Monarchia&quot;] l&#8217;autore ha posto uno speciale accento sul&#8217;importanza dell&#8217;Impero, sulla sua libert\u00e0 d&#8217;azione, sulla sua finzione provvidenziale che assolve dipendendo direttamente da Dio, ecc. Senza uscire dai confini della dottrina cattolica tradizionale, Dante illumina in particolar modo l&#8217;autonoma dell&#8217;istituzione, non certo nel senso di farne qualcosa di laicistico od areligioso, ma per distinguere bene le sue attribuzioni in rapporto ai fini ultimi (la &quot;strada&#8230; del mondo&quot; e la strada &quot;di Deo&quot; di Purg., XVI, 108), e quindi sovvertiva parzialmente la nozione gerarchica del Medioevo; tuttavia egli chiudeva ancora con l&#8217;auspicio di una coordinazione del potere imperiale con quello politico e di una reciproca subordinazione di ciascuno di essi all&#8217;altro in quello che \u00e8 proprio dell&#8217;altro (la soggezione &quot;in aliquo&quot; del Principe romano al romano pontefice, di cui si parla negli ultimi capitoli del III libro della &quot;Monarchia&quot;, non ha nulla di meno che dignitoso per il primo e non contraddice affatto lo spirito animatore generale di tutto il volume). Non dobbiamo addentrarci in discussioni di cronologia n\u00e9, d&#8217;altra parte, si potr\u00e0 mai sapere con esattezza a quale data risale la &quot;Monarchia&quot; ed a quale l&#8217;inizio della &quot;Commedia&quot;; nondimeno, \u00e8 certo che il poema \u00e8 impostato in maniera differente e, diciamo pure, antitetica al trattato. [&#8230;]<\/p>\n<p>Nel passaggio dall&#8217;una all&#8217;altra opera di Dante l&#8217;innovazione principale concerne il posto assai pi\u00f9 rilevante dato alla Chiesa ed ai problemi ecclesiologici, quasi ignorati in precedenza dall&#8217;autore o visti soltanto in relazione al fatto politico imperiale, ci\u00f2 che fece s\u00ec che anche il problema politico apparisse ormai in una luce diversa e che la preoccupazione principale di Dante fosse quella di porre fine alla corruzione in cui si trovava il mondo facendo leva sulla &quot;sancta ecclesia&quot; (la quale poi era a sua volta gravemente colpevole e necessitava essa stessa di riforma e di rinnovamento). Quale sia stata la causa della crisi spirituale dantesca, il fatto \u00e8 che nel poema il suo stato d&#8217;animo era radicalmente mutato, di conseguenza &#8212; in relazione al tema centrale della presente ricerca, l&#8217;idea di Roma &#8212; anche la gloria della citt\u00e0 eterna era pi\u00f9 ecclesiastica che civile ed era alla Roma cristiana che andava diretto il maggiore interesse del poeta, come ben attestano celebri versi: &quot;la quale e &#8216;l quale, a voler dir lo vero, \/ fu stabilito per lo loco santo \/ u&#8217; siede il successor del maggior Piero&quot; (Inf., II, 22 sgg.). La missione di Roma, che era stata quella di assicurare la pace nel mondo, di unificarlo per rendere pi\u00f9 facile la diffusione dei benefici della Redenzione, diveniva in tal modo quella di avere offerto alla Chiesa la sua legittima sede, di essere la citt\u00e0 dalla quale comanda il capo della nuova religione; forse quando Beatrice al sommo del Purgatorio rimprover\u00f2 Dante d&#8217;essere caduto in vari errori, volle anche rammentargli le sue false dottrine &quot;ghibelline&quot;, cio\u00e8 l&#8217;avere atteso dall&#8217;Impero una rigenerazione dell&#8217;umanit\u00e0, che poteva venire soltanto per altre vie e con nuovi fattori; il messaggio della &quot;Commedia&quot; fu, infatti, religioso, non politico.<\/p>\n<p>Quanto si \u00e8 detto finora sul canto VI dimostra che Dante non dimentic\u00f2 mai del tutto il suo passato, non rifiut\u00f2 il suo credo imperiale nella sua caratteristica pi\u00f9 originale e profonda, ossia nel fare di quell&#8217;istituzione l&#8217;instauratrice della legge e dell&#8217;ordine mondiali, la garante maggiore della giustizia; l&#8217;Aquila rimase anche nel Paradiso il &quot;sacrosanto&quot;, il &quot;benedetto segno&quot; e soprattutto il &quot;segno \/che fe&#8217; i romani al mondo reverendi&quot; (Par., XIX, 101-102 e cfr. XX), ma Dante non partecip\u00f2 pi\u00f9 attivamente alla vita politica, non difese questi o quelli con la passione che altre volte l&#8217;aveva mosso e gli aveva fatto polemizzare con tanta abilit\u00e0 e sottigliezza. Egli trapassava dall&#8217;Aquila alla Croce e s&#8217;immergeva nel misticismo unendo la sua anima con Dio in un supremo atto d&#8217;amore.\u00bb<\/p>\n<p>Il punto essenziale \u00e8 che Dante, genio universale e uomo dalla cultura vastissima e dalla sensibilit\u00e0 eccezionale, i cui interessi spaziano a trecentosessanta gradi e che non sa pensare un pensiero, se non in grande, ossia in una prospettiva universale, non \u00e8 mai stato, essenzialmente, un pensatore politico o un filosofo della politica: e chi volesse partire da un simile punto di vista per comprendere l&#8217;evoluzione delle sue idee sull&#8217;Impero, sulla Chiesa e sulla relazione che lega i due poteri universali del Medioevo, sbaglierebbe fin dall&#8217;inizio.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il punto di partenza: quando Dante pensa la politica, non la pensa mai come un fattore isolato e indipendente della vita umana, sia individuale, sia sociale: la pensa sempre all&#8217;interno di un universo concettuale e di una esigenza morale che comprende la politica, ma che lega la pur necessaria autonomia di essa alla realizzazione di un bene pi\u00f9 alto: la salvezza delle anime e dell&#8217;amore di Dio in terra. Per Dante, la politica \u00e8 il prolungamento diretto della morale, e pi\u00f9 precisamente della morale cristiana: Dante \u00e8, per cos\u00ec dire, l&#8217;anti Machiavelli per eccellenza (ci si passi l&#8217;incongruenza cronologica); nel senso che il pensiero politico di Dante \u00e8, in assoluto, il pi\u00f9 lontano da quello che contraddistinguer\u00e0 il segretario fiorentino. Per quest&#8217;ultimo, politica e morale non hanno niente a che fare l&#8217;una con l&#8217;altra; per Dante, la politica senza la morale cristiana \u00e8, semplicemente, qualcosa d&#8217;inconcepibile: una mostruosit\u00e0, essendo priva di scopo, di direzione, di validit\u00e0 oggettiva.<\/p>\n<p>Dante \u00e8, prima di tutto, un&#8217;anima religiosa, anzi, un mistico: si sente un profeta, un annunciatore del Verbo: tutto il resto, politica compresa, si colloca all&#8217;interno di questa prospettiva e di questo bisogno fondamentale della sua anima. Certo, la dimensione mistica, in lui, s&#8217;\u00e8 accentuata: via via che la sua esperienza umana gli ha mostrato la caducit\u00e0 e la fragilit\u00e0 delle aspettative legate a quella terrena. Dante si \u00e8 gradualmente innamorato dell&#8217;assoluto, concentrando il suo pensiero e la sua vita interiore in Dio solo, fonte di ogni grazia e origine di ogni perfezione: cos\u00ec come, parallelamente, egli \u00e8 venuto staccandosi da ci\u00f2 che lo teneva legato al mondo, ivi comprese la sua ambizione poetica e la sua aspettativa, pur sincera e generosa, di una restaurazione morale dell&#8217;Italia e del mondo. Mano a mano che ha potuto toccare con mano la piccolezza, la provvisoriet\u00e0 e la labilit\u00e0 dei beni terreni, compreso l&#8217;amore nella sua dimensione puramente terrena, egli si \u00e8 volto nella sola direzione da cui ha visto sgorgare una fonte perenne di verit\u00e0 e di vita, che non delude mai e che non lascia l&#8217;amaro in bocca.<\/p>\n<p>Dante, comunque, \u00e8 un&#8217;anima forte, volitiva, estremamente energica e battagliera: il suo ritorno totale a Dio, la sua fiducia totale in Dio (per il tramite di Maria Vergine, alla quale ha dedicato i versi pi\u00f9 belli che mai furono vergati da mano umana), non hanno nulla del ripiego, della rinuncia, della stanchezza: non per debolezza o per scoraggiamento Dante ha smesso di credere in una salvezza proveniente da questo mondo (il Veltro, e Arrigo VII di Lussemburgo, e Cangrande della Scala, e chiss\u00e0 chi altro ancora), ma per un atto meditato e consapevole di umilt\u00e0, di riconoscimento della creatura nei confronti del Creatore. Dante \u00e8 colui che, avendo intravisto, e assaggiato, l&#8217;acqua divina che spegne ogni sete, ha smesso di desiderare qualunque bevanda di questo mondo: e in ci\u00f2 non vi \u00e8 alcun disprezzo verso la dimensione terrena &#8212; perch\u00e9 quello di Dante \u00e8 uno spirito mistico, ma non ascetico! -, bens\u00ec, semplicemente, l&#8217;ovvia preferenza nei confronti di ci\u00f2 che proviene dalla realt\u00e0 soprannaturale, fonte e causa di ogni bene e di ogni gioia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, il lettore contemporaneo &#8212; il quale, intellettualmente, culturalmente e spiritualmente, \u00e8 figlio di Machiavelli ed al quale il senso della civilt\u00e0 cristiana medievale rimane oscuro, se non incomprensibile, fintanto che non prova a spogliarsi almeno dei suoi pregiudizi pi\u00f9 tipicamente &quot;moderni&quot; &#8211; fatica alquanto a comprendere la svolta, o piuttosto l&#8217;evoluzione, del pensiero politico dantesco, fra il periodo del \u00abDe Monarchia\u00bb e quello della \u00abCommedia\u00bb, specialmente quale appare nel \u00abParadiso\u00bb. Per Dante, lo scopo di ciascuna cosa, di ciascun pensiero, di ciascuna azione, \u00e8 sempre uno ed uno solo: instaurare, come dir\u00e0 Pio X sei secoli pi\u00f9 tardi, tutto in Cristo; perch\u00e9 solo in Cristo, in Dio Padre e nello Spirito Santo, vi sono la salvezza, il bene, la felicit\u00e0.<\/p>\n<p>La politica a questo serve, a questo deve concorrere: senza di ci\u00f2, essa diventa la lotta per un potere brutale, feroce, spietato, che nulla pu\u00f2 giustificare moralmente e cui nulla pu\u00f2 conferire una dignit\u00e0 o un significato. Dante ha compreso che l&#8217;Amore sorregge tutto; mentre, senza di esso, tutto crolla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esiste un certo grado di contraddizione fra il pensiero politico dio Dante, quale \u00e8 espresso nel trattato \u00abDe Monarchia\u00bb, scritto nella maturit\u00e0, fra il 1312 e<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[114,178],"class_list":["post-24436","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-dante-alighieri","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24436","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24436"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24436\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}