{"id":24433,"date":"2015-09-29T12:44:00","date_gmt":"2015-09-29T12:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/dante-nella-divina-commedia-opera-come-un-pittore-o-uno-scultore-con-le-immagini-agenti\/"},"modified":"2015-09-29T12:44:00","modified_gmt":"2015-09-29T12:44:00","slug":"dante-nella-divina-commedia-opera-come-un-pittore-o-uno-scultore-con-le-immagini-agenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/dante-nella-divina-commedia-opera-come-un-pittore-o-uno-scultore-con-le-immagini-agenti\/","title":{"rendered":"Dante, nella Divina Commedia, opera come un pittore o uno scultore con le \u201cimmagini agenti\u201d"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 impossibile capire Dante, lo stile di Dante, la formidabile potenza espressiva di Dante, nella \u00abDivina Commedia\u00bb &#8211; che, in pratica, non ha eguali fra gli scrittori del suo tempo &#8211; se non si tiene presente la particolare intenzionalit\u00e0 artistica della pittura e della scultura medievali, teorizzata da Tommaso d&#8217;Aquino nella categoria delle &quot;immagini di memoria&quot; o &quot;immagini agenti&quot;, rispetto alle quali egli opera, in sostanza, una potente e originale trasposizione sul terreno poetico.<\/p>\n<p>Si osservi una cattedrale o una chiesa medievali: ogni vetrata, ogni pavimento, ogni colonna, capitello e pulvino, ogni arco, ogni portale, frontone, pulpito, nicchia, ogni soffitto: in breve tutto, assolutamente tutto, dalla sommit\u00e0 del tetto alle oscurit\u00e0 della cripta, si avvale di una particolare modalit\u00e0 comunicativa che fonde le immagini con il loro contenuto pedagogico: \u00e8 arte &quot;parlante&quot;, &quot;educante&quot;, o, appunto, &quot;agente&quot;: lo scopo dell&#8217;artista, degli innumerevoli artisti i quali, nel corso di una o pi\u00f9 generazioni, hanno concorso ad innalzare e realizzare quella montagna di pietra viva, di marmo e di vetro, che \u00e8 l&#8217;edificio nel suo complesso, opportunamente orientato con l&#8217;abside verso il sole nascente, in modo che la luce del mattino inondi dall&#8217;alto l&#8217;altar maggiore e il tabernacolo del Santissimo, \u00e8 stato quello non solo di ornare, abbellire, impreziosire ogni singolo elemento architettonico e spaziale, ma anche, nello stesso tempo, di educare, di trasmettere immagini da mandare a memoria, e, per mezzo di esse, di agire in profondit\u00e0 nella mente e nel cuore dell&#8217;osservatore, cio\u00e8 del fedele che in quel luogo sacro entra, con timore e tremore, e che, prega, ascolta la parola di Dio, si apre al mistero ineffabile dell&#8217;Eucarestia.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, che in chiesa non entra pi\u00f9, se non per ragioni di studio, cio\u00e8 da osservatore esterno e da turista distaccato e quasi &quot;scientifico&quot;, e che non legge pi\u00f9 Dante, se non per le medesime ragioni, ossia perch\u00e9 una persona colta non pu\u00f2 esimersi dal farlo, e tuttavia lo fa senza fede nelle verit\u00e0 eterne che il sacro poema vuol trasmettere, e sulle quali vuol far riflettere il lettore, operando una conversione dell&#8217;anima peccatrice verso l&#8217;amore di Dio, rischia di lasciarsi sfuggire il pi\u00f9 o il meglio dell&#8217;arte medievale, e, dunque, anche dei versi danteschi: la sua valenza simbolica, allegorica, spirituale, morale, che \u00e8 sempre inseparabile dalla dimensione &quot;artistica&quot;, perch\u00e9 l&#8217;artista medievale ignora il concetto del bello fine a se stesso.<\/p>\n<p>Se il lettore moderno si sforza di entrare nell&#8217;universo spirituale e religioso di Dante, ecco che le immagini del poema sacro acquistano come una seconda vita, si animano di una dimensione ulteriore: non sono pi\u00f9 solo ci\u00f2 che appaiono, ma qualcosa d&#8217;altro, qualcosa di pi\u00f9 vero e pi\u00f9 profondo, indicibile con le sole parole: cos\u00ec come \u00e8 incomprensibile ci\u00f2 che il pittore, il mosaicista, il mastro vetraio e lo scultore hanno voluto dire, se ci si limita ad ammirare gli affreschi, i mosaici, le vetrate istoriate ed i bassorilievi di una chiesa. Quelle immagini, quelle figure, quei santi, quegli angeli, quei diavoli, quei personaggi della Storia della salvezza, da Adamo a No\u00e8, da Abramo a Daniele, ai profeti, ai re; quei Cristi, quelle Madonne, quegli apostoli, quei lebbrosi, quegli indemoniati, quei Barabba e quei Pilati, quei centurioni e quei ladroni, formano una galleria coerente e unitaria, che vuole imprimersi nella nostra mente con la forza dei loro gesti, dei loro sguardi, dei loro silenzi, delle loro sofferenze e delle loro speranze, della loro fede e della loro incredulit\u00e0, ma anche con l&#8217;intensit\u00e0 bruciante della loro condizione esemplare, con la parabola contenuta nei loro volti e nelle loro storie, con la densit\u00e0 spirituale delle vicende che li caratterizzano e che li fissano come tipi esemplari: l&#8217;incredulit\u00e0 di Tommaso, il tradimento di Giuda, il &quot;fiat&quot; sublime di Maria.<\/p>\n<p>S\u00ec, \u00e8 vero: fin dai banchi di scuola ci \u00e8 stato insegnato che le tre fiere del primo canto della \u00abCommedia\u00bb non sono veramente delle fiere qualsiasi, che non sono una lonza, un leone ed una lupa come tutti gli altri: che sono i simboli o le allegorie di qualcos&#8217;altro, dei vizi o peccati capitali, della lussuria, della superbia, della cupidigia; e che li si pu\u00f2 ricollegare perfino a dei potentati terreni, il comune guelfo di Firenze, il regno di Francia e la Curia romana: e tuttavia lo abbiamo appreso meccanicamente, stancamente, scambiando il punto di partenza per il punto d&#8217;arrivo, senza farci domande, senza modificare sostanzialmente la nostra prospettiva, senza cogliere tutte le implicazioni di una tale lettura allegorica. Solo se ci sforziamo di entrare dentro l&#8217;universo concettuale, spirituale e religioso di Dante, e dell&#8217;uomo medievale in generale, quelle immagini si animeranno, quelle fiere prenderanno vita, e ci appariranno come dovettero apparire alla mente del loro sublime cantore: spaventose, orribili, annunziatrici di morte. Solo allora la lonza ci spaventer\u00e0 davvero, e vedremo davvero il leone ruggire e scuotere, avanzando, la possente criniera; solo allora ci sentiremo tremare le vene e i polsi davanti a quella lupa spaventosamente magra, famelica, aggressiva, pronta a balzarci addosso e a divorarci. Perch\u00e9 solo allora ci renderemo conto che ci\u00f2 che esse simboleggiano, l&#8217;allontanarsi dell&#8217;anima da Dio, travolta dalle passioni e dalle brame, non \u00e8 fuori di noi, ma dentro: e avremo paura di noi stessi; e saremo spinti a pregare, a invocare il soccorso da Chi solo pu\u00f2 e vuole offrircelo, e a nessun altro.<\/p>\n<p>Ha osservato Gabrio Pieranti nel suo saggio \u00abArte e letteratura nel Trecento\u00bb (in: Gillo Dorfles e altri, \u00abPercorsi d&#8217;arte. Dalle origini al Trecento\u00bb, Bergamo, Edizioni Atlas, 2006, pp. 253-5):<\/p>\n<p>\u00abRovesciando il modo radicato di stabilire il rapporto tra tradizione letteraria e tradizione pittorica, la pi\u00f9 recente critica dantesca ha individuato in maniera precisa i debiti contratti da Dante con la tradizione figurativa medievale nell&#8217;invenzione del mondo ultraterreno. Le affinit\u00e0 tra le due tradizioni su alcuni temi sono infatti talmente precise, estese e semanticamente pertinenti da poter ipotizzare che un testo figurativo sia servito da modello di riferimento pi\u00f9 o meno conscio, o meglio, che una vera e propria &quot;tradizione&quot; figurativa sia stata un serbatoio ricco di immagini per lo scrittore. Questo perch\u00e9, nella societ\u00e0 medievale, le immagini svolgevano una complessa funzione che non era solo quella di semplice erudizione degli analfabeti, ma riguardava intimamente la vita di chi osservava, come sostiene Tommaso d&#8217;Aquino: &quot;Tre ragioni sottesero alla presenza delle immagini nelle chiese: la prima per istruire gli illetterati che da esse apprendono come da certi libri; la seconda perch\u00e9 si imprimano bene nella memoria, mente quotidianamente sono sotto gli occhi, il mistero dell&#8217;incarnazione e gli esempi dei santi; il terzo per suscitare il desiderio di devozione che viene stimolato pi\u00f9 efficacemente dalle immagini che dalle parole&quot; (III &quot;Liber Sententiarum&quot; d.9, q.1,a.2,q.2). Le immagini venivano utilizzate dalla predicazione o nelle pratiche devozionali per creare un repertorio di immagini &quot;agentes&quot;, cio\u00e8 immagini di memoria, destinate ad avere una fruizione tutta interiore e personale. \u00c8 questo il compito, ad esempio, dei bassorilievi del &quot;Purgatorio&quot; minuziosamente descritti da Dante, che suggerisce come, guardando un&#8217;immagine, l&#8217;uomo pu\u00f2, oltre che provare piacere estetico, rievocare la storia sinteticamente in essa rappresentata, ricordare la lezione che da quella storia si deve trarre e di conseguenza modificare il proprio comportamento secondo precise indicazioni. Attraverso una profonda interiorizzazione le immagini parlano.&quot;L&#8217;angel che venne in terra col decreto (Pur., X, 34) [&#8230;]<\/p>\n<p>Espressioni utilizzate da Dante per indicare le storie scolpite nella cornice dei superbi, quali &quot;l&#8217;immagini di tante umilitadi&quot;, autorizzano a pensare che alcune delle figure che popolano il suo mondo fossero immagini di memoria, adatte a veicolare significati spirituali come voleva San Tommaso. \u00c8 naturale pensare che siano proprio quelle realt\u00e0 che sfuggono all&#8217;esperienza diretta dell&#8217;uomo (angeli, demoni, santi, paradisi, inferni, mostri) a fissarsi nell&#8217;immaginario collettivo nelle forme codificate da dipinti e sculture che costituiscono parte del bagaglio culturale dell&#8217;epoca e a cui dovette attingere Dante per rappresentare il mondo ultraterreno e garantirne la &quot;verosimiglianza&quot;. Un esempio \u00e8 il Lucifero che abita il fondo dell&#8217;Inferno, protagonista del canto XXIV dell&#8217;Inferno. Dante lo descrive come un mostro che, oltre a varie altre particolarit\u00e0, possiede tre facce in una sola testa e tre bocche che maciullano altrettanto traditori (giuda, Bruto e Cassio).<\/p>\n<p>&quot;O quanto parve a me gran meraviglia&quot; (Inf., XXXIV, 37) [&#8230;].<\/p>\n<p>Questa rappresentazione ha molte affinit\u00e0 con certe immagini infernali contenute nei &quot;Giudizi Universali&quot; raffigurati nel &quot;bel San Giovanni&quot; a Firenze e nella &quot;Cappella degli Scrovegni&quot; a Padova: la prima opera \u00e8 un mosaico attribuito a Coppo di Marcovaldo databile attorno al 1260-1270, la seconda un affresco di Giotto databile attorno al 1303-05. Entrambe presentano un Lucifero dalla testa antropomorfa dalle cui orecchie spuntano due appendici serpentiformi fornite di bocche adeguate, ognuna delle quali impegnata a stritolare un dannato; tali lavori sono, pertanto, ricordati quali importanti elementi per la descrizione dantesca di Lucifero, che riproporrebbe le due immagini rielaborate e caricate di significato teologico in senso antitrinitario. Le cose, tuttavia, devono essere andate in maniera diversa: esiste, infatti, una &quot;tradizione&quot; iconografica che presenta il tipo a tre facce (ad esempio, a Saint-Bazile d&#8217;\u00c9stampes, nei fregi della facciata della Chiesa di San Pietro a Tuscania, in un manoscritto anglosassone della prima met\u00e0 del XI sec., ecc.), tradizione dalla quale sembra pi\u00f9 probabile che il poeta abbia attinto per questo particolare strutturale, forse non indipendente da una raffigurazione della Trinit\u00e0 come di una testa provvista di tre facce.&quot;<\/p>\n<p>Di un Lucifero siffatto non si hanno testimonianze nella tradizione letteraria, dove le rappresentazioni sono tutte lontane dall&#8217;esemplare dantesco per particolari strutturali caratterizzanti; un dato importante perch\u00e9, come sostiene Lucia Battaglia Ricci, che si \u00e8 principalmente interessata nei suoi studi su Dante del rapporto tra &quot;Commedia&quot; e arte figurativa, &quot;quando le affinit\u00e0 fra testi scritti e testi figurativi sono precise, estese e semanticamente pertinenti, mentre labili e generici sono i contatti rilevabili con opere letterarie, occorre prendere in seria considerazione la possibilit\u00e0 che un testo figurativo sia stato un modello di riferimento o meglio, almeno per epoche ripetitive come quella medievale, che una vera e propria <em>tradizione<\/em> figurativa sia stata prezioso serbatoio di immagini per lo scultore&quot;.<\/p>\n<p>In sintesi Dante probabilmente agiva, nelle varie descrizioni e rappresentazioni della &quot;Commedia&quot;, la memoria conscia o inconscia di materiali figurativi di larga circolazione e magari di tradizioni eterogenee i cui elementi, talora miscelati e risemantizzati, si sono risolti in nuove soluzioni che per forza icastica e potenza poetica si sono imposte come &quot;altri&quot; modelli da cui attingere. Dopo il 1330 l&#8217;iconografia di Lucifero pare assestata sul modello accettato da Dante, che in qualche modo fonde l&#8217;iconografia del Lucifero caro a Coppo di Marcovaldo e a Giotto con quella del Lucifero &quot;trifrons&quot;: ha tre facce, e tre bocche che triturano, il Satana di scuola giottesca che compare nel &quot;Giudizio Universale&quot; nella cappella del Podest\u00e0, al Bargello di Firenze, cos\u00ec come il Lucifero del Camposanto Vecchio a Pisa e quello dipinto da Nardo di Cione in Santa Maria Novella.\u00bb<\/p>\n<p>Dante, insomma, \u00e8 un gigante: e, se \u00e8 certo che egli si \u00e8 ispirato a talune opere pittoriche e scultoree famose, ad alcuni Giudizi universali e ad alcune raffigurazioni della Trinit\u00e0, di Cristo e dei santi, \u00e8 altrettanto certo che il suo poema, per converso, \u00e8 stato fonte d&#8217;ispirazione per chiss\u00e0 quanti artisti della sua generazione e di quelle successive.<\/p>\n<p>L&#8217;opera dantesca \u00e8 in perfetta consonanza, sia dal punto di vista stilistico e formale, sia dal punto di vista spirituale e sostanziale, con la sensibilit\u00e0 e l&#8217;estetica medievali (che non erano disgiungibili, ma formavano un tutt&#8217;uno), non solo quanto alla sua intenzionalit\u00e0 espressiva, ma anche quanto alla stessa genesi creatrice. L&#8217;uomo medievale \u00e8 proiettato verso l&#8217;invisibile, verso il mistero della Grazia e del divino; l&#8217;artista medievale \u00e8 colui che tenta di tradurre codesto invisibile per mezzo dei segni visibili, le figure, le immagini, i chiaroscuri. L&#8217;arte medievale \u00e8 un anelito all&#8217;infinito e un superbo, tormentato, commovente tentativo di dire l&#8217;indicibile, di mostrare l&#8217;invisibile, di passare dal piano della natura e del finito a quello del soprannaturale e dell&#8217;eterno. Essa \u00e8 disvelamento, rivelazione, apocalisse: non significa solo ci\u00f2 che mostra, ma soprattutto ci\u00f2 a cui tacitamente allude. E, in questo, \u00e8 pi\u00f9 vicina all&#8217;arte e alla poesia moderne, di quanto si possa immaginare: infatti, la sua visione del mondo \u00e8 anti-naturalistica, non nel senso che neghi o nullifichi il mondo, ma nel senso che vuole cogliere ci\u00f2 che sta oltre il dato immediato, le apparenze.<\/p>\n<p>Dante \u00e8 il vate, il sacerdote e il profeta dell&#8217;invisibile, di ci\u00f2 che sta oltre: ma non alla maniera dei simbolisti e dei decadentisti moderni, cio\u00e8 per se stesso, bens\u00ec come voce di cui si serve lo Spirito divino per ricondurre gli uomini sulla retta via. Dante, pertanto, \u00e8 un poeta pedagogico: e questo, certo, non \u00e8 moderno, anzi, \u00e8 tutto l&#8217;opposto della poesia moderna, soggettivista e relativista. Perci\u00f2, attenzione: quando si parla della &quot;superbia&quot; di Dante, o, se si preferisce, della forte coscienza che egli ebbe di se stesso e della sua arte, non si dimentichi mai che Dante non \u00e8 superbo alla maniera dei moderni: non si gloria del proprio genio in se stesso, ma riconosce che anch&#8217;esso, come ogni altra cosa esistente, viene da Dio e da Dio solo. In questo, il grande Dante \u00e8, di fatto, assai pi\u00f9 umile del pi\u00f9 umile dei poeti moderni: i quali tutti, grandi e piccoli, sia quando si gloriano che quando si auto-disprezzano (come fanno certi crepuscolari), si considerano comunque i soli creatori della propria arte, i soli meritevoli di lode o biasimo. Perch\u00e9 sono, appunto, i poeti del finito: mentre Dante \u00e8 il cantore dell&#8217;Infinito: \u00e8 la creatura che vuol levare un inno al suo Creatore, e non trova in se stesso le parole; e allora le chiede a Lui, e da Lui le riceve e le accoglie con devozione, con riverenza e con gratitudine infinita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 impossibile capire Dante, lo stile di Dante, la formidabile potenza espressiva di Dante, nella \u00abDivina Commedia\u00bb &#8211; che, in pratica, non ha eguali fra gli<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[109,114,167,241],"class_list":["post-24433","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-chiesa-cattolica","tag-dante-alighieri","tag-giuda-iscariota","tag-san-tommaso-daquino"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24433","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24433"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24433\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24433"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24433"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24433"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}