{"id":24430,"date":"2012-02-16T08:22:00","date_gmt":"2012-02-16T08:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/16\/francisco-xavier-parte-per-le-isole-del-moro-nellepico-racconto-di-daniello-bartoli\/"},"modified":"2012-02-16T08:22:00","modified_gmt":"2012-02-16T08:22:00","slug":"francisco-xavier-parte-per-le-isole-del-moro-nellepico-racconto-di-daniello-bartoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/02\/16\/francisco-xavier-parte-per-le-isole-del-moro-nellepico-racconto-di-daniello-bartoli\/","title":{"rendered":"Francisco Xavier parte per le isole del Moro nell\u2019epico racconto di Daniello Bartoli"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la civilt\u00e0 europea, fra cose indubbiamente meno belle e meno condivisibili, ha saputo produrre anche una stirpe d&#8217;uomini eccezionali, di autentici giganti: uomini dallo spirito magnanimo, disposti ad affrontare qualunque sacrificio e qualunque pericolo per diffondere la Buona Novella cristiana, senza nulla cercare o chiedere per se stessi, senza altra ambizione che quella di fare del bene.<\/p>\n<p>Commisero degli errori, senza dubbio; molti di tali errori, per\u00f2, non erano loro, ma del tempo e della cultura cui appartenevano; rarissimamente erano in mala fede, e la loro coerenza e la loro dirittura erano tali da spingerli ad affrontare il martirio senza dubbi o ripensamenti, sena parole di odio per i loro assassini, senza mai dubitare della propria buona causa e della grazia divina che sa condurre verso il bene anche ci\u00f2 che agli uomini appare come male.<\/p>\n<p>Mentre tanti altri uomini di animo geniale cercavano la gloria per se stessi e si facevano ricompensare lautamente per i loro studi e per le loro creazioni &#8211; artisti, letterati, studiosi; mentre altri uomini di animo virile, ma avidi e spietati, si recavano in terre lontane guidati solo dall&#8217;istinto della preda e della ricchezza, con qualunque mezzo, lecito e illecito, i missionari cristiani nulla desideravano per se stessi e, disarmati, affrontavano impavidi rischi e fatiche tali da scoraggiare il pi\u00f9 ardito &quot;conquistador&quot;, l&#8217;avventuriero pi\u00f9 avvezzo a ogni sorta di pericolo.<\/p>\n<p>Non temevano la fame, la sete, le malattie, le bestie feroci, le burrasche, le bonacce; n\u00e9 temevano il contatto con l&#8217;umanit\u00e0 pi\u00f9 primitiva e feroce, di cannibali e tagliatori di teste: perch\u00e9, con buona pace di Rousseau, il buon selvaggio non \u00e8 mai esistito che nelle fantasticherie dei &quot;philosophes&quot; e nei pamphlet di alcuni stucchevoli scrittori imbevuti di utopie tanto fumose. quanto puerili.<\/p>\n<p>Questi uomini dalla tempra eccezionale e dal cuor di leone, ma incapaci di reagire al male col male, anzi, ben decisi a rendere bene per male, a dare l&#8217;esempio della mitezza e della fratellanza; questi uomini forti, dunque, di una forza morale ferma e dolce, radicata in una profonda fiducia in Dio, hanno scritto una pagina di storia notevolissima, che oggi viene poco ricordata e quasi solo in una luce negativa, in omaggio a una cultura laicista e teofoba che vorrebbe fare piazza pulita di quanto di meglio ha prodotto la civilt\u00e0 europea (ivi compreso il significato profondo dell&#8217;arte, della poesia e della musica, che, da Giotto e Dante fino a Bach ed oltre, \u00e8 squisitamente religioso) ed ha imposto un conformismo pi\u00f9 che mai totalitario, fondato sul menzognero ricatto in base al quale l&#8217;Occidente dovrebbe vergognarsi delle cose migliori che ha prodotto nel corso della sua storia.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo: quei missionari commisero indubbiamente degli errori; tuttavia, cerchiamo di essere giusti: allora non esisteva l&#8217;antropologia comparata, non esisteva l&#8217;idea che i popoli pi\u00f9 forti fossero moralmente tenuti a rispettare i pi\u00f9 deboli; molti Europei dubitavano perfino che Negri e Amerindi avessero un&#8217;anima: ci\u00f2 che fecero i missionari fu di rendere meno traumatico l&#8217;impatto della civilt\u00e0 europea sui popoli extra-europei, di fare da ammortizzatori, di alleviare le sofferenze dei nativi e di avviarli a convivere con la cultura dei loro nuovi dominatori, senza di che non sarebbero stati minimamente in grado di difendersi; se contribuirono al genocidio culturale di quei popoli, ci\u00f2 avvenne perch\u00e9 tali erano le ide del tempo e, comunque, furono gli unici a non agire con cieca violenza o per brama di ricchezza e di dominio, ma solo per ragioni disinteressate.<\/p>\n<p>I padri gesuiti, in particolare, fra il XVI e il XVIII secolo mostrarono una vitalit\u00e0, un entusiasmo, un dinamismo, uno sprezzo delle fatiche e dei pericoli, quali potevano provenire solo da una autentica vocazione; e furono cos\u00ec abili e cos\u00ec rispettati, anche come uomini di cultura, che, per un momento, sembrarono sul punto di poter convertire al cattolicesimo due antiche e gloriose culture come quella cinese e quella indiana. Se ci\u00f2 non avvenne, fu a causa delle contraddizioni interne della strategia missionaria della Chiesa e dei contrasti fra i diversi ordini religiosi, pi\u00f9 che per un rifiuto da parte di quei popoli.<\/p>\n<p>Una leggenda nera avvolge l&#8217;opera missionaria della Chiesa nei secoli passati; si cita continuamente l&#8217;Inquisizione e si denunciano il fanatismo e le subdole mene dei gesuiti; tuttavia, senza voler negare che aspetti negativi indubbiamente vi furono, non si dovrebbe dimenticare che i principali responsabili di tale leggenda nera sono stati i protestanti, i quali, impegnati in uno scontro politico e commerciale a livello planetario con le potenze cattoliche, fin dal XVI secolo diffusero una immagine faziosa e distorta di quanto fecero i missionari; ad essi si aggiunse poi, nel corso del XVIII secolo e negli stessi Pesi cattolici, l&#8217;opera della Massoneria, che, per mezzo di uomini come il marchese di Pombal, riusc\u00ec a demolire quanto essi avevano fatto per proteggere gli indigeni dalla rapacit\u00e0 dell&#8217;uomo bianco, come avvenne, ad esempio, nelle riduzioni del Paraguay.<\/p>\n<p>Del resto, parlano i fatti: se in alcuni Paesi dell&#8217;America latina gli indios sono effettivamente scomparsi (quelli ove erano poco numerosi, come l&#8217;odierna Argentina), in altri, come il Messico, il Per\u00f9 e la Bolivia, costituiscono tuttora la maggioranza della popolazione. E si guardi, invece, che ne \u00e8 stato degli Amerindi nell&#8217;America anglosassone: l\u00ec sono stati davvero sterminati e non ne restano che poche decine di migliaia, quasi completamente deculturati o ridotti a fare i pagliacci nelle riserve, in cambio di qualche spicciolo da parte dei turisti.<\/p>\n<p>Ma tornando al cuore del problema, cos\u00ec come appare alla nostra sensibilit\u00e0 di uomini moderni: ossia alla liceit\u00e0 o meno di entrare in modo invasivo, sia pure con le migliori intenzioni, nella vita di altri popoli e nelle loro usanze e tradizioni. Ebbene, bisognerebbe ricordare che non di rado ci\u00f2 che i missionari ebbero di fronte non fu il buon selvaggio di Rousseau, ma un individuo infido, traditore, feroce, che viveva in un cerchio di terrore entro la sua stessa trib\u00f9: il terrore di essere ucciso da una freccia avvelenata nella foresta; di essere decapitato perch\u00e9 la sua testa andasse a ornare la capanna del guerriero di una trib\u00f9 vicina; di essere ucciso o lasciato morire dai suoi stessi figli, quando l&#8217;et\u00e0 lo avesse reso inabile al lavoro.<\/p>\n<p>Non erano casi estremi: chi lo pensa, vuol dire che \u00e8 poco informato. Il navigatore francese Marion Du Fresne, che si comport\u00f2 in maniera amichevole con i Maori della Nuova Zelanda, venne invitato a banchetto sotto pretesto di amicizia, ucciso e divorato con i suoi compagni da un capo indigeno che men\u00f2 gran vanto della sua bella impresa: poich\u00e9, in quella cultura, il massimo della perfidia e del tradimento erano reputati anche il massimo della bravura, meritevole della pi\u00f9 grande ammirazione (cfr. il nostro articolo: \u00abL&#8217;uomo e la malvagit\u00e0\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 03\/07\/2007).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avveniva nel lontano 1772, ma fino a tempi a noi vicini si sono perpetuati usi analoghi in quelle culture che &#8211; come ha mostrato l&#8217;antropologa Ruth Benedict &#8211; erano costruite sull&#8217;edificio della paura e della malvagit\u00e0 di tutti verso tutti. Ancora verso la met\u00e0 del XX secolo, un missionario francese, Andr\u00e9 Dupeyrat, racconta di aver visto con i suoi occhi, nelle foreste della Nuova Guinea, festini cannibaleschi e guerrieri che, dopo aver distrutto un villaggio nemico e massacrato gli abitanti, succhiavano il cervello ancora caldo, come si farebbe con un gelato, dal cranio dei bambini che erano stati uccisi sbattendo i loro corpicini contro un sasso.<\/p>\n<p>Ora, sappiamo benissimo che simili usanze avevano delle ragioni storiche; ma da ci\u00f2 si deve forse concludere che sarebbe stato meglio lasciare quei popoli immersi nella loro ferocia?<\/p>\n<p>Sappiamo bene, inoltre, che pure gli Europei sono stati capaci, anche in tempi recenti, di commettere delle barbarie tali che, per il fatto di venire perpetrate mediante la tecnologia militare, non sono, per\u00f2, meno ripugnati: ma da ci\u00f2 discende che qualunque europeo deve ritenersi indegno di fare del bene, di contrastare il male, di tentar di addolcire dei costumi feroci? Non sarebbe questa una forma di razzismo ideologico, consistente nel far ricadere su qualunque Europeo le colpe di alcuni; e non sarebbe un fariseismo alla Ponzio Pilato, consistente nel volgere la testa dall&#8217;altra parte, quando il male, che pure si potrebbe evitare, avviene impunemente e si tramanda di generazione in generazione?<\/p>\n<p>Se quei nipotini di Voltaire e di Rousseau vedessero uno straniero che sta per fare del male ad un altro straniero, e potessero intervenire per impedirlo, farebbero dunque bene a non intromettersi, dicendosi che \u00e8 cosa che non li riguarda e che, nella loro cultura, ci sono gi\u00e0 tante usanze sbagliate da correggere o da abolire, senza dover pensare a quelle altrui?<\/p>\n<p>Strana contraddizione del laicismo moderno a forte gradiente anticlericale. Esso dice: non \u00e8 lecito ingerirsi nelle tradizioni altrui; e lo dice pensando all&#8217;opera dei missionari, i quali intendevano, s\u00ec, diffondere il proprio credo religioso, ma anche, contemporaneamente, promuovere l&#8217;idea della dignit\u00e0 di ogni essere umano, in quanto figlio di Dio, nonch\u00e9 della doverosa e necessaria fratellanza fra tutti gli uomini del mondo; raramente hanno qualche biasimo da fare, quei campioni della non ingerenza nei costumi altrui, a proposito della diffusione forzata dei loro ideali, laicisti e materialisti, e dell&#8217;opera devastante che l&#8217;economia, il cinema, la televisione, la pubblicit\u00e0 occidentali operano sulle altre culture. Meno ancora si chiedono se sia giusto esportare il progresso, la libert\u00e0 e la democrazia con la forza delle armi, come pure si \u00e8 fatto e si continua a fare impunemente, ad esempio in Iraq o in Libia.<\/p>\n<p>Secondo questi signori, i nipotini di Voltaire e Diderot, gonfi di bile contro il cristianesimo e di ardente zelo missionario illuminista, bisognerebbe girare la testa dall&#8217;altra parte quando le donne somale vengono infibulate, anche nei Paesi europei ove sono immigrate; o quando le spose indiane vengono uccise in strani incidenti domestici, perch\u00e9 la loro dote \u00e8 ritenuta insufficiente dallo sposo; a maggior ragione bisognerebbe disinteressarsi delle persecuzioni che colpiscono i cattolici cinesi (magari commuovendosi solo per i buddisti tibetani); e, cosa ancor pi\u00f9 interessante, essi non trovano proprio nulla di strano, anzi se ne vantano, se l&#8217;Occidente esporta il consumismo, il materialismo, l&#8217;aborto, il divorzio, la mercificazione della donna, colpendo al cuore la tradizione di spiritualit\u00e0 degli altri popoli e della altre culture.<\/p>\n<p>E adesso torniamo ai missionari cattolici e prendiamo un esempio significativo: l&#8217;opera dei gesuiti, e specialmente di Francisco Xavier, nelle Molucche, la cui popolazione originaria, di ceppo melanesiano, aveva usi e costumi sociali abbastanza simili a quelli di quei Papuasi che praticavano, fino a pochi decenni or sono, le guerre sistematiche intertribali, la soppressione dei neonati sgraditi e degli anziani, il cannibalismo.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, Daniello Bartoli narra la decisione di Francisco Xavier di portare il Vangelo nelle Isole Molucche nell&#8217;ano di grazia 1546 (dalla \u00abStoria della Compagnia di Ges\u00f9; Asia, parte I\u00bb, in: P. Carli, A. Sainati, \u00abScrittori italiani\u00bb, voll. II, Le Monnier, Firenze, 1953, pp. 710-15):<\/p>\n<p>\u00abGi\u00e0 l&#8217;antica e la nuova cristianit\u00e0 del Molucco era in istato da lodarsene tanto che parve al santo Padre poter sicuramente recar ad effetto quello di che, fin da quando stava in Amboino, aveva conceputo un accesissimo desiderio; e in pare per adempierlo, quivi di col\u00e0 si era condotto. Ci\u00f2 era di passar oltre, a portar la fede e il nome di Cristo alla tanto temuta nazione del Moro. Ma sul primo mettersi in procinto di quel pericoloso passaggio, anzi al solo dirne che fece, tanti e s\u00ec gagliardi incontri si attraversarono al suo disegno che fuor che un cuore, anzi uno zelo apostolico come il suo, non sarebbe riuscito bastevole a superarli. Navigare a quelle isole pareva a&#8217; cristiani di Ternate quanto andarsi a cercar da se stessi la morte, per mano di gente la quale, se per gola di carne umana, di che sono ingordissimi, a quegli del proprio sangue non la perdona, quanto meno a un forestiere, di paese incognito, di religione contraria, di nascimento, appresso quei barbari, barbaro, e non difeso dal timore delle armi de&#8217; Portoghesi; i quali col\u00e0 poco usavano, dove non erano mantenimenti per vivere, non che mercatanzie per trafficare. Se altro non fosse che l&#8217;infelicissima condizion del paese, in certo modo maledetto dalla natura &#8211; s\u00ec povero \u00e8 d&#8217;ogni bene e in acconcio pi\u00f9 di fiere che d&#8217;uomini, tutto dirupi e balzi di monti e selve impraticabili, acque salmastre, aria gravosa, oltre alle spesse piogge di cenere e fuoco e alle tempeste di sassi, che con orrendi tremuoti dalle voragini, sia della terra o dell&#8217;inferno, si scagliano &#8211; il mettersi col\u00e0 non era un gittarsi a morire alla disperata? Ma nulla fosse di ci\u00f2: che poteva sperarsi da uomini divoratori d&#8217;uomini, privi d&#8217;ogni altro ingegno che da lavorar veleni, e senza uso d&#8217;altro discorso che da ordir tradimenti, di che sono eccellenti maestri? Tra ladroni, poi, che hanno per arte da sostentarsi il rubare l&#8217;altrui, che il manterrebbe del suo? chi il guiderebbe alle selve e alle caverne, dove tanti di loro, a guisa di fiere, s&#8217;annidano, quivi, addestrando i piccoli figliuoli a saettare i cignali, perch\u00e9 da quella scuola pi\u00f9 ammaestrati escano alla caccia degli uomini? Come innesterebbe princ\u00ecpi di legge divina in petti che parea non avessero neppur quegli del primo istinto della natura? Gli converrebbe prima recarli a essere di bestie uomini, poscia d&#8217;uomini cristiani; e a tal fine, divellerne la fierezza, la disonest\u00e0, la barbarie e mille altri vizi tratti dal nascimento, cresciuti seco con gli anni, e con l&#8217;uso fatti natura. E fosselo non pertanto: cambiasseli fino a recarli a costumi d&#8217;uomini, a legge di cristiani. Quanto ci si terrebbono fermi? Durerebbono in tal essere se non quanto egli durasse con loro? E chi di poi sottentrerebbe in sua voce a sostenerli? Chi avrebbe uj cuor come il suo per ardire, e uno spirito come il suo per poter tanto? Non era ancor secco il sangue di Simon Vaz, sacerdote che, in onta e in compagna de&#8217;Portoghesi, ammazzarono a tradimento. N\u00e9 il movesse il desiderio di morire col\u00e0 martire di Ges\u00f9 Cristo; ch\u00e9 il loro uccidere era fierezza di genio bestiale, non odio di religione che non conoscevano. Mancavano quivi intorno isole a migliaia, dove non era ancor giunto il primo conoscimento di Dio, e vi si porterebbe con frutto? A che gittare la propria vita e la salute altrui per una speranza incerta, anzi per una disperazione? &#8211; Queste ragioni non me lo ho io lavorate da me medesimo: furono veramente quelle che i cristiani di Ternate (i quali tenevano il Saverio in quell&#8217;amore che padre e i quella reverenza che santo), per estrema piet\u00e0 che d&#8217;ogni suo male avevano, gli uni a vicenda degli altri, gli dissero; aggiungendo poscia alle ragioni efficacissimi prieghi e lagrime, per distornarlo e svolgerlo dal suo proponimento. Ma poich\u00e9 videro che di niun pro&#8217; riusciva quanto essi adoperavano per impetrare che si rimanesse da quell&#8217;andata, passaron pi\u00f9 avanti; e dalle ragioni si volsero alla forza; fino ad indurre il Capitano di Ternate a far severo divieto, pena la nave e l&#8217;avere, niun marinaio fosse ardito di navigare il padre Francesco a qual si fosse delle isole del Moro. &#8211; Egli allora si risent\u00ec; e forte dolendosi del poco veder che facevano nelle cose di Dio, sal\u00ec i pergamo; e sopra l&#8217;abbandonamento di quella misera gentilit\u00e0 or\u00f2 con tal veemenza di spirito, che non solamente gl&#8217;indusse a revocare il divieto e non disdirgli l&#8217;andata, ma giunse fino ad accender nel cuor di molti il desiderio e proponimento di seguirlo e d&#8217;essergli, senza alcun risparmio della via, compagni della navigazione, coadiutori nelle fatiche, e consorti, bisognando, nella morte. E chi erano essi (disse il Saverio), che mettevano termine alla potenza di Dio, e s\u00ec certamente sentivano della sua grazia? Quasi ci fosse durezza di cuori s\u00ec ostinati, che non fosse valevole, a domesticarla, quella soave ma incontrastabile virt\u00f9 dell&#8217;Altissimo, che pu\u00f2 far fruttare le verghe aride e morte, e suscitar dalle pietre i figliuoli d&#8217;Abramo! Poveri di cuore e ciechi di mente che eran! Chi avea convertito il mondo alla Sua fede, e soggettate le nazioni degli uomini all&#8217;impero della Sua legge, mancherebbe ora in un palmo di terra? Solo le isole del Moro sarebbono sterili al coltiva mento della mano di Dio, e non potrebbe egli farvi allignare e dar frutti d&#8217;eterna salute la Croce del Salvatore? E quando il Suo Padre offerse a Cristo in eredit\u00e0 tutte le genti, soli se ne eccettuarono i Morotesi? Sono incolti, sono selvaggi, sono bestiali. Sieno anche peggiori: e per questo medesimo, ch&#8217;egli non avea che sperare nella propria virt\u00f9 per trasmutarli, maggiormente lo sperava; tutto affidandosi a Dio, dal cui solo potere deriva quanto, nella conversione delle anime, le umane forze, a s\u00ec grande opera da s\u00e9 in tutto sproporzionate, ricavano. E se per esser costoro s\u00ec barbari, e s\u00ec malagevole l&#8217;addimesticarli, non c&#8217;era chi ardisse di prenderli a coltivare, prende vali egli a suo rischio. Ad altre nazioni, o pi\u00f9 colte o men barbare, altri non mancherebbono: queste fossero sue, perch\u00e9 non sarebbono di niuno. N\u00e9 dovean perci\u00f2 dargliene biasimo di temerit\u00e0. Se le isole del Moro avessero selve d&#8217;ar\u00f2mati, montagne d&#8217;oro e mari di perle, ben avrebbon cuore da navigar col\u00e0 e vincere ogni pericolo, per farvi loro incette e lor commercio, i cristiani: or che non v&#8217;\u00e8 altro che anime da guadagnare, non v&#8217;\u00e8 nulla che meriti? E la carit\u00e0, n\u00e9 figliuoli di Dio, non ha da aver tanto animo, quanto n&#8217;avrebbe l&#8217;avarizia ne&#8217; figliuoli del secolo? m&#8217;uccideran, dite voi, di veleno o di ferro. Non ve ne date pensiero, ch&#8217;io non merito tanto: questa non \u00e8 grazia da uomini come me. Ma ben vi dico (sono parole sue proprie), che non sono tanti i tormenti e le morti che mi possono dare, che pi\u00f9 no sia apparecchiato di riceverne per la salute anche solo d&#8217;un&#8217;anima. E che gran cosa \u00e8, che un uomo muoia per salvar quegli per cui \u00e8 morto Iddio? E forse, quando pur cos\u00ec avvenisse, a convertir quelle genti sar\u00e0 pi\u00f9 possente il mio sangue che la mia voce. Cos\u00ec, fin dai primi secoli della Chiesa, \u00e8 nata e cresciuta la semente dell&#8217;Evangelio nelle incolte terre del gentil esimo, pi\u00f9 al rigo del sangue de&#8217; martiri, che pel sudore de&#8217; predicatori. Fin\u00ec dicendo che non v&#8217;era qui da temere, altro che il proprio timore. Iddio il chiamava col\u00e0: per uomini non si rimarrebbe d&#8217;andarvi.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco, dunque, l&#8217;uomo che evangelizz\u00f2 le isole del Moro, ossia le Molucche settentrionali: un uomo di Dio che, mentre i suoi connazionali adoperavano la spada, us\u00f2 solo il linguaggio dell&#8217;amore; che, mentre i suoi connazionali cercavano le ricchezze e spogliavano le popolazioni indigene, insegn\u00f2 loro i rudimenti della fraterna convivenza, mostr\u00f2 loro che un altro modo di vita era possibile, meno ferino e pi\u00f9 umano; che non ebbe paura di nulla, che non arretr\u00f2 davanti a nulla, perch\u00e9 riponeva ogni sua fiducia in Dio.<\/p>\n<p>La prosa del Bartoli, sonante di preziosit\u00e0 barocche, pu\u00f2 piacere o non piacere (a Leopardi, che pure era tutt&#8217;altro che un clericale, piaceva moltissimo), ma non concede nulla alla fantasia: questa \u00e8 una pagina di storia scrupolosamente esatta fin nei particolari; semmai, si potrebbe dire che il grande scrittore ha voluto tenersi al di sotto della realt\u00e0, per non apparire eccessivo. I pericoli e le fatiche affrontati da quei primi missionari, non gi\u00e0 soltanto per predicare il cristianesimo, ma per gettare le basi di una vita pi\u00f9 umana fra popoli che avevano fatto della crudelt\u00e0 e della violenza il loro stile di vita, sono stati ancora pi\u00f9 grandi di come appaiono in questa pagina di prosa; eppure quei missionari non dubitarono mai, neanche davanti alle usanze pi\u00f9 atroci, che anche nel primitivo albergasse un&#8217;anima fatta a immagine di Dio e suscettibile di giungere, se opportunamente guidata, al possesso della pi\u00f9 sublime dottrina morale: il perdono delle offese e l&#8217;amore per tutti, anche verso il nemico.<\/p>\n<p>Quale altro Europeo, allora o anche dopo, ha mai mostrato altrettanta generosit\u00e0, altrettanta nobilt\u00e0 d&#8217;animo, altrettanto amore, fattivo ed operante, nei confronti di una umanit\u00e0 che non aveva nulla capace di allettare l&#8217;interesse altrui, neppure la presenza di prodotti di un qualche valore economico, ma quasi tutto, semmai, di ci\u00f2 che suole provocare paura ed orrore? E allora bisogna dirlo: quei missionari furono degli eroi, se mai questa parola ha avuto un significato.<\/p>\n<p>Altro che Achille o Ulisse, l&#8217;eroe della violenza omicida e l&#8217;eroe dell&#8217;inganno e della frode; perch\u00e9, nelle nostre scuole, non si portano mai ad esempio di coraggio uomini come Francisco Xavier &#8211; e ve ne furono tanti, anche meno conosciti, ma altrettanto valorosi -, se non per un dichiarato pregiudizio ideologico, per un fastidio ed una ostilit\u00e0 radicati e neanche tanto dissimulati verso l&#8217;idea che essi rappresentano?<\/p>\n<p>Eppure, nella storia dei rapporti fra l&#8217;Europa e il resto del mondo, uomini come Francisco Xavier sono i migliori che si possano citare; gli unici dei quali noi occidentali possiamo ancora andare fieri, a dispetto dei loro errori di metodo o di prospettiva.<\/p>\n<p>N\u00e9 si dimentichi che ancora ai nostri giorni, silenziosamente e quotidianamente, vi sono missionari cristiani, laici e religiosi, che offrono la loro vita per amore di popoli lontani e sfortunati, afflitti da guerre e carestie, dove la vita di un bianco, se non veste l&#8217;uniforme o se non viaggia con la scorta, vale meno di niente: basta il miraggio di pochi spiccioli per guidare la mano di qualche bandito abituato ad andare per le spicce, assassinando coloro che intende derubare.<\/p>\n<p>Di chi dovremmo andare fieri, dunque, quando si parla della storia dei rapporti fra l&#8217;Europa e gli altri continenti?<\/p>\n<p>Dei conquistatori, degli sfruttatori, dei negrieri?<\/p>\n<p>O forse dei &quot;tecnici&quot; che, ancora oggi, dietro la facciata di legittime attivit\u00e0 economiche, spogliano i popoli extra-europei dei loro beni, delle loro tradizioni, dei loro valori morali, per sostituirli con il discutibile Dio del consumismo e di un &quot;progresso&quot; brutale e omologante?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui la civilt\u00e0 europea, fra cose indubbiamente meno belle e meno condivisibili, ha saputo produrre anche una stirpe d&#8217;uomini eccezionali, di<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[109,110],"class_list":["post-24430","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-chiesa-cattolica","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24430","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24430"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24430\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24430"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24430"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24430"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}