{"id":24427,"date":"2022-07-17T04:03:00","date_gmt":"2022-07-17T04:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/17\/dallo-storicismo-al-relativismo-e-allincredulita\/"},"modified":"2022-07-17T04:03:00","modified_gmt":"2022-07-17T04:03:00","slug":"dallo-storicismo-al-relativismo-e-allincredulita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/07\/17\/dallo-storicismo-al-relativismo-e-allincredulita\/","title":{"rendered":"Dallo storicismo al relativismo e all&#8217;incredulit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>In che rapporto sta la Rivelazione cristiana con la natura da una parte e con la storia dall&#8217;altra? Noi siamo portati a vedere natura e storia come due polarit\u00e0 opposte, caratterizzate l&#8217;una da leggi meccaniche, l&#8217;altra dall&#8217;imprevedibilit\u00e0 delle azioni umane. Entrambe tuttavia, rispetto alla Rivelazione, si pongono come radicalmente estranee e inconciliabili con essa: la natura perch\u00e9 pone il limite della ragione, oltre il quale la cultura moderna non ammette alcunch\u00e9 all&#8217;infuori della scienza; la storia perch\u00e9 determina le condizioni entro le quali ogni evento umano si forma, si determina e si manifesta, e se ci\u00f2 vale come regola universale, non si vede perch\u00e9 il cristianesimo dovrebbe fare eccezione e perch\u00e9 mai Ges\u00f9 Cristo dovrebbe essere altro da uno dei tanti uomini ispirati, fondatori di religioni.<\/p>\n<p>In altre parole, poich\u00e9 la cultura moderna \u00e8 naturalista, scientista e storicista, esiste una distanza incolmabile, anzi destinata ad allargarsi sempre di pi\u00f9, fra essa e la Rivelazione cristiana: o si \u00e8 moderni o si \u00e8 cristiani. Il cristiano che vive nella modernit\u00e0 \u00e8 uno straniero in patria; e l&#8217;uomo che si riconosce nei valori e nella visione del mondo propriamente moderni, non \u00e8 n\u00e9 potrebbe mai essere un cristiano. Ne consegue che il cristiano \u00e8 tentato dalla disperazione di sentirsi impotente, del tutto tagliato fuori dalle correnti vitali del suo tempo; mentre la societ\u00e0 moderna si trova del tutto sbilanciata, ricca di fattori tecnologici e di scoperte scientifiche, ma spiritualmente e moralmente povera e, quel che pi\u00f9 conta, sempre pi\u00f9 estraniata dalle radici culturali che pure hanno reso possibile la sua nascita e la sua tumultuosa affermazione.<\/p>\n<p>Questo problema fu visto con particolare acume e con senso di viva inquietudine dalla filosofia tedesca di fine Ottocento e dei primi del Novecento, che non per caso conobbe una straordinaria fioritura; e venne esplorato e meditato in ogni suo aspetto dopo la Prima guerra mondiale, quando la sconfitta della Germania parve a molti &#8212; Spengler, Troeltsch, Meinecke &#8212; una metafora e quasi una sorta di anticipazione dell&#8217;ormai imminente crollo complessivo della civilt\u00e0 occidentale, rosa internamente e indebolita dal vuoto spirituale (sono anche gli anni in cui si affermano sempre pi\u00f9 largamente delle filosofie pratiche alternative, pi\u00f9 o meno ammantate d&#8217;un nebuloso spiritualismo, come l&#8217;antroposofia di Rudolf Steiner). Sia di Spengler (1880-1936) che di Meinecke (1862-1954) ci siamo occupati in diverse occasioni; ci resta da dire qualcosa su Ernst Troeltsch (Augsburg-Haunstetten, 1865-Berlino, 1923), il primo a scomparire dalla scena, ma forse l&#8217;autore dello sforzo pi\u00f9 cospicuo, espresso in una mole gigantesca di opere, come storico, filosofo e teologo, autorevole professore a Gottinga, per riconciliare ragione e fede, relativit\u00e0 e assolutezza, storia e Rivelazione, mondo naturale e realt\u00e0 soprannaturale. Egli fu quello che vide con maggiore lucidit\u00e0 il problema, in tutta la sua gravit\u00e0 e urgenza, e cerc\u00f2 di dare una risposta che fosse compatibile sia con il dato della Rivelazione, sia coi presupposti essenziali della cultura moderna.<\/p>\n<p>Tale consapevolezza \u00e8 al centro dell&#8217;opera che \u00e8 considerata il suo capolavoro e che si pu\u00f2 ritenere il suo testamento spitituale, <em>Lo storicismo e i suoi problemi<\/em>, della quale riportiamo la seguente pagina (titolo originale: <em>Der Historismus und seine Probleme<\/em>, 1922, I, 1, in Ges. Schr., III, pp. 4, 7, 9-10; e I, 6, III, pp. 108-9; traduzione dal tedesco in: <em>Lo storicismo contemporaneo<\/em>, a cura di Pietro Rossi, Torino, Loescher Editore, 1968, 1981, pp. 16-191):<\/p>\n<p><em>Se nel campo della RICERCA storica non si pu\u00f2 parlare di una crisi reale, e se un abbandono della nostra ricerca sarebbe un suicidio spirituale, la crisi risulta tanti pi\u00f9 acuta NEI PRESUPPOSTI FILOSOFICI GENERALI E NEGLI ELEMENTI DEL PENSIERO STORICO, cio\u00e8 nella concezione dei valori storici in base ai quali dobbiamo pensare e costruire la connessione della storia&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>La crisi riguarda quindi gli elementi e i nessi filosofici del sapere storico, ci\u00f2 che si pu\u00f2 chiamare la sua connessione con e il suo significato per l&#8217;intuizione del mondo; e il rapporto \u00e8 senz&#8217;altro reciproco &#8212; in quanto si tratta del significato della storia per l&#8217;intuizione del mondo e dell&#8217;intuizione del mondo per la storia. Se dobbiamo dare un nome a questo gruppo di problemi, dovremo designarli come i problemi della FILOSOFIA DELLA STORIA, cos\u00ec come gli analoghi problemi delle scienze naturali vengono di solito designati sotto il nome di filosofia della natura&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>In questa prospettiva, siamo di fronte a una questione fondamentale della nostra vita spirituale odierna, cio\u00e8 niente di meno che DI FRONTE AL PROBLEMA DEL COSIDDETTO STORICISMO in generale, vale a dire al problema dei &quot;vantaggi e svantaggi&quot; derivanti dalla fondamentale storicizzazione del nostro sapere e del nostro pensiero per quanto riguarda la formazione di una vita spirituale personale e la creazione di nuovi rapporti politico-sociali. La storicizzazione ha lentamente soppiantato, nel corso del secolo XVIII, la naturalizzazione o, meglio, la matematizzazione del pensiero, affermandosi &#8212; sotto la spinta di bisogni pratici &#8212; in connessione con lo stato moderno e con i compiti di auto-comprensione e di auto-giustificazione ch&#8217;esso comportava, per imporsi potentemente con il Romanticismo e per determinare nei suoi princip\u00ee il pensiero moderno, sottomettendo al proprio dominio, attraverso il concetto generale di sviluppo, anche la nostra indagine della natura. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Il naturalismo conduce senza residuo a una tremenda naturalizzazione e desolazione di ogni vita, lo storicismo mette capo a quella scepsi relativistica che rappresenta una scepsi intorno ai valori &#8212; non necessariamente metafisicaca, ma in ogni caso relativistica &#8212; e reca con s\u00e9 il dubbio riguardo alla conoscibilit\u00e0 e al senso della realt\u00e0 storica&#8230; Noi restiamo vincolati al nostro sapere e dobbiamo farci nuovo coraggio per dominarlo filosoficamente. Le scienze naturali hanno bisogno di una filosofia della natura, che ci insegna a inserire la maest\u00e0 e la grandezza della moderna conoscenza della natura in una visione totale del mondo: il sapere storico ha bisogno di una filosofia della storia, che assolva per la storia la medesima funzione e che ci dia in tale maniera il coraggio di produrre una sintesi culturale capace di dominare il materiale storico. In entrambi i campo si stanno sviluppando vigorosi movimenti spirituali. Da essi deve procedere la conoscenza dell&#8217;essenza e dei problemi dello storicismo, nonch\u00e9 il superamento della sua problematica odierna.<\/em><\/p>\n<p>Troeltsch ha cercato di conciliare storia e metafisica, ma lo ha fatto a partire dalle categorie specifiche della cultura moderna, a cominciare dallo storicismo: da buon protestante, non si \u00e8 accorto che porre la riflessione su di un tale terreno significa gi\u00e0, al di l\u00e0 delle buone intenzioni, cercare la via non di un ragionevole compromesso (che d&#8217;altronde non \u00e8 possibile) ma di una resa a discrezione del cristianesimo allo spirito della modernit\u00e0. Quando lo storicismo prende piede e lo si applica alla sfera teologica, infatti, l&#8217;unico possibile risultato \u00e8 la cosiddetta demitizzazione del cristianesimo e lo svuotamento progressivo e inesorabile della fede: con un Dio inconoscibile e lontanissimo dagli uomini, che non interviene mai nella natura per non recar dispiacere agli scienziati, n\u00e9 nella storia, per non dar fastidio agli storici. Un Dio talmente discreto e in punta di piedi che non si capisce, posto che davvero esista, che ci stia a fare e in cosa la nostra vita cambi, se dobbiamo riconoscerne la presenza.<\/p>\n<p>Tutto quel che \u00e8 venuto dopo, nella filosofia e nella teologia tedesche, ed europee in genere, non \u00e8 stato altro che l&#8217;approfondimento e la minuziosa organizzazione di tale resa, facendo in modo che non apparisse come tale, ma sembrasse un reciproco venirsi incontro, un &quot;dialogo&quot; costruttivo insomma, come piace tanto agli uomini del nostro tempo. E quel che ha investito per primi i teologi protestanti, si \u00e8 esteso, per il principio dei vasi comunicanti &#8212; principio democratico e quantitativo per eccellenza &#8211; ai teologi cattolici tedeschi, che con essi studiavano e insegnavano fianco a fianco, e poi anche a tutti gli altri. E poich\u00e9, nelle fasi storiche caratterizzate dalla resa a discrezione di una cultura, mascherata per\u00f2 in modo tale da non apparire tale, c&#8217;\u00e8 sempre una fuga in avanti degli intellettuali che non vogliono fare la figura dei ritardatari (altrimenti che progressisti sarebbero?), ecco che alcuni si sono fatti notare pi\u00f9 di altri: Karl Rahner, Walter Kasper, Hans K\u00fcng ed Edward Schillebeeckx. Anche di costoro ci siamo a suo tempo occupati: ai fini del presente discorso, riteniamo che il pensiero di Hans K\u00fcng sia quello che meglio si presta a mostrare il nostro assunto, cio\u00e8 che una volta adottata la prospettiva razionalista, scientista e storicista della modernit\u00e0, la Rivelazione non pu\u00f2 risultarne che drasticamente ridimensionata e mortificata entro un perimetro sempre pi\u00f9 angusto; e la fede, alla fine, \u00e8 distrutta per mancanza di ogni alimento.<\/p>\n<p>La pseudo teologia di K\u00fcng \u00e8 stata perfettamente radiografata e messa a nudo in anni non sospetti, cio\u00e8 in piena ubriacatura post-conciliare, dagli ultimi veri teologi cattolici (una specie che era gi\u00e0 in via di estinzione, e ora estinta del tutto), come Battista Mondin, il quale scrive nel suo saggio <em>Le cristologie moderne<\/em>, che oggi, senza dubbio, la maggior casa editrice cattolica si rifiuterebbe di pubblicare (Edizioni Paoline, 1973, pp. 146-147 e 149-150):<\/p>\n<p><em>Tutto il suo edificio si regge su tre postulati: uno epistemologico, uno ontologico e uno ermeneutico.<\/em><\/p>\n<p><em>Il postulato epistemologico (che \u00e8 certamente il pi\u00f9 importante di tutti) \u00e8 il postulato razionalistico secondo cui \u00e8 vero soltanto ci\u00f2 che \u00e8 scientificamente verificabile. \u00c8, in sostanza, il classico principio hegeliano dell&#8217;identificazione del reale con il razionale, adattato alle esigenze del positivismo scientifico, per cui la sfera del razionale (e quindi del reale) viene ridotta a ci\u00f2 che p controllabile della scienza.<\/em><\/p>\n<p><em>Il postulato ontologico (che \u00e8 l&#8217;inevitabile conseguenza del postulato epistemologico) \u00e8 l&#8217;eliminazione dalla natura e dalla storia di tutto ci\u00f2 che sfugge al controllo della scienza, e perci\u00f2 di qualsiasi evento soprannaturale, di qualsiasi azione specificamente divina, di qualsiasi realt\u00e0 trascendente. L&#8217;applicazione di questi due postulati allo studio delle fonti cristiane d\u00e0 come risultato che tutto ci\u00f2 che nelle testimonianze dei discepoli non \u00e8 scientificamente verificabile non fa pare della storia bens\u00ec della loro interpretazione.<\/em><\/p>\n<p><em>Il terzo postulato, quello ermeneutico, stabilisce una netta distinzione tra la forma e il contenuto di un testo, di un racconto, di una proposizione, e asserisce che la forma proviene (indipendentemente dalla volont\u00e0 dello scrittore) dall&#8217;orizzonte culturale del tempo, mentre il contenuto trae origine dall&#8217;intenzione dell&#8217;autore. Questo postulato si salda, nelle premesse generali della cristologia del K\u00fcng, con l&#8217;altro concetto, secondo cui la forma di una proposizione (di una dottrina, di un dogma), essendo il frutto di un determinato orizzonte culturale, \u00e8 necessariamente contingente, provvisoria, mutevole. Perci\u00f2, quando l&#8217;orizzonte culturale cambia (mediante un processo di demitizzazione e di rimitizzazione) essa deve cedere il posto ad un&#8217;altra forma che corrisponde alle esigenze del nuovo orizzonte.<\/em><\/p>\n<p><em>K\u00fcng conduce il suo &quot;gioco cristologico&quot; azionando ora separatamente ora tutte insieme le leve di questi tre postulati. Con l&#8217;impiego dei primi due egli estromette, con decisione, dall&#8217;ambito della storia, la nascita verginale, la &quot;tomba vuota&quot;, l&#8217;ascensione, i miracoli ecc. Questi non sono eventi storici, ma simboli escogitati dai discepoli per dare espressione alla loro fede in Ges\u00f9. Con l&#8217;applicazione del terzo postulato K\u00fcng sottopone ad un processo di revisione profonda e di traduzione in linguaggio moderno i titoli di Ges\u00f9 (Messia, Figlio di Dio, Salvatore, Figlio dell&#8217;uomo, ecc.) e i simboli (della preesistenza, della nascita verginale, della tomba vuota, ecc.).(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>La cristologia del K\u00fcng \u00e8 un frutto tardivo e bacato di tali pregiudizi [razionalisti e scientisti].In essa si trovano raccolte tutte le critiche pi\u00f9 radicali e pi\u00f9 ingiuste delle fonti cristiane che sono state architettate dai tempi di Reimarus e di Voltaire fino ai nostri giorni.<\/em><\/p>\n<p><em>Il postulato della verifica scientifica \u00e8 assolutamente incompatibile con la fede cristiana. Se lo si accetta, la fede anzich\u00e9 &quot;obsequium rationale&quot; diventa un abbandono totalmente cieco nelle mani di un Essere ignoto (del quale, rigorosamente parlando, non si ha neppure un motivo per riconoscere l&#8217;esistenza).<\/em><\/p>\n<p><em>Certo, K\u00fcng riesce ancora a provare perspicuamente che \u00e8 meglio essere cristiani piuttosto che ebrei, buddisti o mussulmani. Come &quot;rappresentante&quot; di Dio, Ges\u00f9 \u00e8 di gran lunga superiore a Mos\u00e8, Budda e Maometto. Dal punto di vista apologetico il lavoro del K\u00fcng contiene innegabili pregi. Ma non si pu\u00f2 dire altrettanto per quanto concerne l&#8217;aspetto dogmatico. Qui l&#8217;impresa del K\u00fcng fallisce miseramente. Perch\u00e9, se non si ha nessuna garanzia razionale dell&#8217;esistenza di Dio, se la sua realt\u00e0 (qualora la si possa pur riconoscere) resta irrimediabilmente tagliata fuori da tutto ci\u00f2 che avviene in questo mondo, di quale Dio pu\u00f2 essere fedele &quot;rappresentante&quot; Ges\u00f9 Cristo? E se Dio non esiste o se nessun aspetto della sua realt\u00e0 traspare nella natura e nella storia, a che cosa si riduce la fede, se non ad un cieco e falso istinto?<\/em><\/p>\n<p><em>Su questo punto la posizione del K\u00fcng \u00e8 semplicemente spaventosa. Da una parte egli afferma che la divinit\u00e0 del Cristo \u00e8 solo un &quot;teologumeno&quot;, contraddicendo clamorosamente una delle verit\u00e0 pi\u00f9 chiaramente definite dai concili di Nicea e di Calcedonia. Personalmente egli non la riconosce ed esclude esplicitamente l&#8217;identit\u00e0 personale di Ges\u00f9 Cristo con Dio. Secondo K\u00fcng in un&#8217;epoca secolarizzata come la nostra la questione della divinit\u00e0 di Cristo non riveste nessun interesse. Essa l&#8217;aveva per i primi cristiani, i quali sentivamo il bisogno di giustificare la propria fede di fronte alle religioni pagane e di trovare una via per conseguire la vita eterna mediante l&#8217;unione con Dio. Ma all&#8217;uomo del secolo XX non interessa affatto di diventare Dio. La sua unica preoccupazione \u00e8 di diventare PI\u00d9 UOMO. D&#8217;altra parte egli afferma, gratuitamente, che Ges\u00f9 \u00e8 il &quot;rappresentante&quot; di Dio. In effetti non \u00e8 rappresentante di nessuno, perch\u00e9 Dio \u00e8 completamente estromesso dalla realt\u00e0. In questo assoluto svuotamento della fede possono aver senso solo le parole angosciate: \u00abDio mio, Dio mio, perch\u00e9 mi hai abbandonato?\u00bb (se pur possono averlo, perch\u00e9 la straziante esclamazione di Ges\u00f9 presuppone che Dio esista).<\/em><\/p>\n<p><em>E cos\u00ec, nella cristologia del K\u00fcng, Ges\u00f9 non pu\u00f2 essere n\u00e9 Dio n\u00e9 il rappresentante di Dio, ma semplicemente ed esclusivamente un uomo.<\/em><\/p>\n<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati noi stessi, in pi\u00f9 occasioni, della trista opera dissolutrice di Hans K\u00fcng, una delle figure pi\u00f9 emblematiche della deriva post-conciliare, che, se non altro, ha il pregio di mostrare chiaramente anche a chi non vorrebbe vedere a quali conclusioni inevitabilmente si arriva, una volta che si siano adottate quelle premesse teoretiche e metodologiche. Abbiamo voluto riportare qui la pagina di monsignor Mondin per la chiarezza esemplare con la quale un vero cattolico riconosce di primo acchito la cattiva erba dell&#8217;eresia dissimulata dietro paroloni e filosofemi buoni per l&#8217;aria di certe facolt\u00e0 teologiche inquinate dai veleni del modernismo, che per\u00f2 non fanno alcuna impressione su una mente rigorosa e su una coscienza cristiana ben formata. Anche se il tentativo di Battista Mondin (Monte di Malo, Vicenza, 1926-Parma, 2015) di coniugare san Tommaso d&#8217;Aquino con Paul Tillich ci sembra un grave errore in se stesso, tanto pi\u00f9 che Tillich \u00e8 un teologo protestante e quindi un tale tentativo non pu\u00f2 che condurre fuori dal solco della vera dottrina cattolica, riconosciamo senz&#8217;altro che egli ha avuto dei meriti intellettuali non piccoli e che seppe riconoscere per tempo, se pure non con la stessa chiarezza di Cornelio Fabro e Antonio Livi, mentre la Chiesa smantellava ogni organo e istituzione di controllo sull&#8217;ortodossia dei suoi membri (1965, abolizione del Sant&#8217;Uffizio; 1966, abolizione dell&#8217;Indice dei libri proibiti) la zizzania ereticale che proliferava sul tronco della <em>Nostra aetate<\/em> e della <em>Dignitatis humanae<\/em>, ossia sul falso dialogo interreligoso e sulla falsa libert\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>Hans K\u00fcng \u00e8 stato richiamato dalla Congregazione per la Dottrina della fede nel 1975 e fatto oggetto, nel 1979, di assai blandi provvedimenti amministrativi, ma ha conservato la sua cattedra a Tubinga e non \u00e8 stato scomunicato, anzi \u00e8 rimasto sacerdote cattolico, seguitando a battersi per il sacerdozio femminile, contro il culto mariano e contro l&#8217;autorit\u00e0 papale, oltre che a favore del falso ecumenismo e del falso dialogo interreligioso, seguitando a pubblicare libri sempre pi\u00f9 provocatori e anticattolici, che colpivano al cuore le verit\u00e0 della fede. Dio solo sa a quante anime la sua opera \u00e8 stata di scandalo; a quanti buoni cattolici ha fatto perdere la fede. Ma quel che pi\u00f9 conta, le sue idee, che poi non sono sue ma sono le idee seminate e portate avanti dagli autori e dai continuatori della rivoluzione conciliare, sono oggi andate al potere nella Chiesa: sono state adottate dalla maggioranza dei vescovi, da moltissimi sacerdoti e dallo stesso collegio cardinalizio, tanto che ormai &#8212; umanamente parlando &#8211; \u00e8 vano aspettarsi che venga eletto un papa realmente cattolico, restauratore della vera fede.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un solo modo per uscire dal vicolo cieco nel quale ci siamo infilati: rivendicare non solo la piena autonomia, ma la superiorit\u00e0 della fede su ogni manifestazione del pensiero, moderno e non.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In che rapporto sta la Rivelazione cristiana con la natura da una parte e con la storia dall&#8217;altra? 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