{"id":24426,"date":"2019-01-15T07:35:00","date_gmt":"2019-01-15T07:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/15\/dalle-gemelle-cinesi-alle-kessler-il-cerchio-e-chiuso\/"},"modified":"2019-01-15T07:35:00","modified_gmt":"2019-01-15T07:35:00","slug":"dalle-gemelle-cinesi-alle-kessler-il-cerchio-e-chiuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/01\/15\/dalle-gemelle-cinesi-alle-kessler-il-cerchio-e-chiuso\/","title":{"rendered":"Dalle gemelle cinesi alle Kessler, il cerchio \u00e8 chiuso"},"content":{"rendered":"<p>Due notizie apparentemente del tutto slegate fra loro.<\/p>\n<p>Alla fine di novembre 2018, uno sconosciuto biologo cinese (ma chi li conosce singolaemente, gli scienziati cinesi, in Occidente?), il professor He Jiankui, dell&#8217;Universit\u00e0 Shenzhen annuncia di aver fatto nascere, <em>in vitro<\/em>, due gemelline con il Dna modificato, Lulu e Nana. Motivo (ufficiale) di questa sconcertante sperimentazione: far s\u00ec che venissero al mondo con un organismo che fosse resistente al virus dell&#8217;Hiv.<\/p>\n<p>Quasi sette anni prima, al principio di febbraio 2012, la stampa internazionale aveva riferito che le celebri gemelle Kessler, Alice ed Ellen, il duo femminile pi\u00f9 famoso della televisione italiana, nate nel 1936 e quindi, all&#8217;epoca, settantacinquenni, ma perfettamente in salute e ancora belle, brave e attive nel mondo dello spettacolo, avevano rivelato d&#8217;aver stretto un patto per la vita e per la morte: se una delle due dovesse mai ridirsi, un giorno, allo stato vegetativo, allora l&#8217;altra l&#8217;aiuterebbe a chiudere, come si usa dire, con dignit\u00e0.<\/p>\n<p>Eppure, fra le due cose, una relazione forse c&#8217;\u00e8. A ben guardare, esiste un filo rosso che le collega. Le gemelle Kessler esordiscono, artisticamente, nel 1955; le gemelline cinesi nascono nel 2018: sessantatre anni separano i due eventi, un arco di tempo nel corso del quale la popolazione mondiale \u00e8 passata da 2 miliardi e 700 mila a 7 miliardi e 600 mila, vale a dire che \u00e8 quasi triplicata. I cambiamenti verificatisi nel campo economico, finanziario, sociale, politico, militare, scientifico, tecnologico, artistico, culturale, filosofico e religioso sono stati immensi: sono successe pi\u00f9 cose negli ultimi sessanta o settanta anni di quante non ne siano accadute, in proporzione, negli seicento o settecento. Per\u00f2 le Gemelle Kessler, inossidabili, con le loro lunghissime gambe hanno continuato a esibirsi senza mai andare in pensione; ancora nel 2014, ormai vicine al traguardo degli ottanta, erano ospiti al Festival di Sanremo e facevano la loro figura, eleganti, snelle e agili (quasi) come una volta, ancora capaci di fare qualche passo di danza e di cantare con onore. E intanto gli scienziati, cinesi e non cinesi, in tutto quel tempo, hanno lavorato: zitti, zitti, nei loro laboratori, a partire da quando, nel 1953, avevano scoperto la struttura del Dna. Il loro sogno segreto e inconfessabile, e infatti non l&#8217;hanno confessato fino a quando non sono arrivati a fare centro, era di poter generare l&#8217;uomo nuovo, frutto della manipolazione del suo codice genetico: in pratica, di sostituirsi a Dio come creatori degli esseri viventi. E mentre gli scienziati, nell&#8217;ombra, lavoravano, instancabili, senza dover rendere conto a nessuno, e tanto meno all&#8217;opinione pubblica, di quel che andavano sperimentando, le gemelle Kessler, come tutti gli uomini e le donne del mondo, e specialmente della vecchia Europa, vecchia proprio in senso demografico, cominciavano a interrogarsi sul loro futuro, a chiedersi che ne sar\u00e0 di loro quando le mitiche gambe, il corpo tutto, e specialmente la mente, non le dovesse pi\u00f9 sostenere. E sono arrivate alla conclusione che non vale la pena di vivere qualche anno in pi\u00f9, ridotte all&#8217;impotenza su una sedia a rotelle, o su un letto di ospedale; e che \u00e8 meglio, molto meglio, esercitare il diritto di por fine alla propria vita, magari con l&#8217;aiuto l&#8217;una dell&#8217;altra. Cos\u00ec, mentre nei Paesi giovani si pensa a come far nascere la vita, anche artificialmente, anche con le pratiche pi\u00f9 discutibili, nei Pesi vecchi si pensa alla morte e a come uscire di scena tramite l&#8217;eutanasia.<\/p>\n<p>Nei Paesi del Sud del mondo si fanno figli, cos\u00ec tanti che Paesi come la Cina e l&#8217;India hanno dovuto provvedere drasticamente alla limitazione delle nascite, anche con misure coercitive; nei Paesi del Nord, che gi\u00e0 sono a crescita zero, si praticano da decenni sia l&#8217;aborto che la contraccezione sistematica, ci si fa allacciare le tube, ci si fa sterilizzare, si acquistano cani e gatti da compagnia, ci si &quot;sposa&quot; fra persone dello stesso sesso, oppure ci si prenota per l&#8217;eutanasia, anche a costo di aggirare le leggi e, se necessario, di farsi trasportare all&#8217;estero, in qualche Pese di pi\u00f9 larghe vedute, dove si pu\u00f2 liberamente esercitare il diritto di por fine alla propria vita, quando essa \u00e8 giudicata priva di valore. I radicali, infatti, si sono precipitati a diffondere l&#8217;annuncio <em>shock<\/em> delle Kessler: tutta acqua per far girare le pale del loro mulino. D&#8217;altra parte, al di l\u00e0 della contrapposizione fra i due orientamenti esistenziali, c&#8217;\u00e8 un elemento che li accomuna, al punto che possiamo considerarli come le due facce d&#8217;una stessa medaglia: la pretesa di esercitare un controllo esclusivo sulla vita e sulla morte. Manipolazione genetica, aborto, eutanasia, sono espressioni di una stessa superbia intellettuale: quella della creatura che non accetta il proprio limite ontologico e vuol farsi padrona della vita e della morte, cio\u00e8 vuole farsi dio. Lavorano male, questi scienziati che manipolano il codice genetico, e invecchiano male, questi europei che annunciano in anticipo la loro volont\u00e0 di non continuare a vivere se non alle condizioni da essi stabilite. Il messaggio che lanciano entrambi alle nuove generazioni \u00e8 sconcertante: la vita non \u00e8 un dono di Dio, anzi non \u00e8 affatto un dono, ma una conquista umana; e cos\u00ec come l&#8217;uomo ha ormai la capacit\u00f2 per decidere, da solo, chi far nascere e chi no, e come farlo nascere, e con quale codice genetico, e quindi con quali caratteristiche biologiche, pianificando la sua nascita come un bravo ingegnere pianifica la produzione di un certo complesso industriale, cos\u00ec egli pu\u00f2 anche decidere quando spegnere l&#8217;interruttore, quando restituire il biglietto, per se stesso o anche per un parente, un amico, una persona che glielo chieda con insistenza. Sarebbe una crudelt\u00e0 inutile, non vi pare?, sia far nascere una creatura svantaggiata, sia prolungare la vita d&#8217;un malato senza speranza. Questa, a quanto pare, \u00e8 tutta la saggezza che due guerre mondiali, alcuni genocidi, un paio di bombe atomiche e altre amenit\u00e0 del genere hanno insegnato agli uomini delle ultime generazioni.<\/p>\n<p>E non sono parole a vuoto. Quando il regista Mario Monicelli, malato di cancro alla prostata, decise di farla finita e si gett\u00f2 nel vuoto, la sera del 29 novembre 2010, lanciandosi dalla finestra al quinto piano dell&#8217;ospedale in cui era ricoverato, aveva toccato la bella et\u00e0 di novantacinque anni. Anche nel suo caso, e sia detto con il debito rispetto verso il dolore altrui, il testamento spirituale che lasci\u00f2 ai giovani e al pubblico che lo aveva amato attraverso i suoi film, in un arco di tempo di svariati decenni. N\u00e9 aveva esercito un ruolo da &quot;maestro&quot; solo attraverso il cinema; aveva anche indossato i panni dell&#8217;intellettuale dissidente, del contestatore politico, lanciandosi, davanti a folle numerose, in violente campagne verbali contro i governi da lui ritenuti destrorsi e reazionari. La vita privata gli aveva riservato non poche soddisfazioni, anche sul piani sentimentale e affettivo, almeno secondo gli standard della gente di spettacolo. La sua ultima compagna era stata una ragazza di diciannove anni che si era unita lui, quando ne aveva quasi sessanta, e gli aveva poi dato una figlia quando ne aveva ben settantaquattro. Tre anni prima della morte aveva dichiarato, in un&#8217;intervista, di vivere da solo, di non provare alcuna nostalgia per i diversi figli e nipoti, di non avere pi\u00f9 versato una lacrima da decenni e di essere un elettore dell&#8217;estrema sinistra. Aveva anche spiegato le ragioni della scelta di vivere da solo, con queste parole (riportate su <em>Vanity Fair<\/em> del 07\/06\/07, p. 146 e consultabili anche sulla voce a lui dedicata da <em>Wikipedia<\/em>):<\/p>\n<p><em>Per rimanere vivo il pi\u00f9 a lungo possibile. L&#8217;amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, \u00e8 molto pericoloso. La donna \u00e8 infermiera nell&#8217;animo, e, se ha vicino un vecchio, \u00e8 sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Cos\u00ec piano piano questo vecchio non fa pi\u00f9 niente, rimane in poltrona, non si muove pi\u00f9 e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio \u00e8 costretto a farsi<\/em> <em>le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p>Insomma, una donna quale compagna di vita \u00e8 troppo sollecita, troppo servizievole; meglio stare da soli, arrangiarsi, farsi il letto e cucinarsi da mangiare, cos\u00ec si guadagnano dieci anni di vita. Il rifiuto dei legami, dell&#8217;amore, in nome del diritto a rosicchiare qualche anno di vita in pi\u00f9: niente male come filosofia quantitativa, perfettamente in linea con una societ\u00e0 che quantifica e commercializza tutto. Se posso strappare qualche anno alla morte in cambio dell&#8217;aridit\u00e0 spirituale, perch\u00e9 no, il prezzo vale bene il risultato: e lasciamo il romanticismo ai romantici, illusi e sognatori. Meglio un cuore arido, come direbbe Cassola, che finire come un vecchio rincoglionito sulla poltrona, con la moglie che ti serve e ti accudisce. In fondo, \u00e8 la filosofia dell&#8217;Uomo dal fiore in bocca di Pirandello: che noia, queste mogli che vorrebbero vivere, invecchiare e morire coi loro mariti. Non se ne pu\u00f2 pi\u00f9, sono un autentico flagello; si attaccano all&#8217;uomo come le zecche, cio\u00e8, come le infermiere, e allora tanti saluti, \u00e8 finita. Ma davvero c&#8217;\u00e8 cos\u00ec tanto amore nel mondo, e specialmente nella relazione fra l&#8217;uomo e la donna, da poterlo disprezzare a questo modo, da poterlo gettare nel cestino della spazzatura con tanta leggerezza, o meglio, con tanta lucidit\u00e0 e con un tale senso di intimo sollievo? A noi non sembra proprio. Pu\u00f2 darsi che soffriamo di miopia, o di strabismo, per\u00f2 a noi sembra che la societ\u00e0 odierna sia affetta dal problema opposto: che di amore ce ne sia troppo poco, specialmente fra l&#8217;uomo e la donna. Per cui buttarlo via nella maniera lucidamente teorizzata da Monicelli, che pure ha dedicato tanti film a parlare dell&#8217;uomo, della donna e delle loro relazioni reciproche, \u00e8 uno spreco immenso e incomprensibile.<\/p>\n<p>Del resto, si tratta di idee e atteggiamenti oggi largamente diffusi nella societ\u00e0, a tutti i livelli; difficile dire se artisti e intellettuali come Monicelli abbiano contribuito a crearle, o si siano limitati a diffonderle, avendone subito l&#8217;influsso a loro volta. La filosofia e la letteratura del Novecento sono contrassegnate da questa ambivalenza: smania di creare la vita e terrore di doverla vivere in condizioni ritenute indegne. Per Heidegger (e per Sartre e gli esistenzialisti) la vita umana \u00e8 un <em>essere-per-la-morte<\/em>; per Montale la vita \u00e8 l&#8217;esperienza del <em>male di vivere<\/em>; per Pavese essa \u00e8 <em>un vizio assurdo<\/em>. Si pu\u00f2 anche ammettere che la vita \u00e8 bella, o meglio che possiede dei lati gradevoli, ma solo finch\u00e9 ci sorride, finch\u00e9 siamo giovani, sani, efficienti; quando non piace pi\u00f9, quando non diverte pi\u00f9, perde valore e la si pu\u00f2 gettare, come fa il bimbo viziato con un giocattolo che ha perso il suo incanto. Si direbbe che il mondo abbia perso il proprio incanto agli occhi degli uomini moderni: meglio corazzarsi contro il dolore, meglio premunirsi contro quel fastidioso incidente chiamato amore; meglio evitare di compromettersi con quella cosa tanto borghese, banale e molesta che sono i legami familiari. Ed ecco l&#8217;ideale stoico della <em>divina indifferenza<\/em>, teorizzato da Montale: l&#8217;arte di rendersi inattaccabili e impermeabili al male di vivere; anche a costo di non sentir pi\u00f9 nulla, di recidere i legami pi\u00f9 naturali. Un padre che, giunto all&#8217;et\u00e0 di novantadue anni, dice di non sentire la mancanza dei figli e dei nipoti (e questo dopo aver messo al mondo una creatura quando ne aveva gi\u00e0 settantaquattro): \u00e8 tutto dire. Si pu\u00f2 immaginare un egoismo pi\u00f9 totale? Si fanno i figli, e poi chi s&#8217;\u00e8 visto, s&#8217;\u00e8 visto; ci penser\u00e0 qualcun altro, li crescer\u00e0 qualcun altro. L&#8217;importante \u00e8 vivere il pi\u00f9 a lungo possibile; e per vivere a lungo non bisogna avere intorno n\u00e9 mogli, n\u00e9 figli, n\u00e9 nipotini. Le mogli sono delle infermiere indesiderate; i figli, una seccatura; e i nipoti, poi, figuriamoci: corrono, giocano, sai che fastidio. Si dir\u00e0 che lo stoicismo \u00e8 una nobile filosofia; e che, se era la filosofia di uomini come Marco Aurelio, non pu\u00f2 essere che una gran cosa. Ma lo stoicismo \u00e8 la classica filosofia della decadenza: nasce con l&#8217;ellenismo, trionfa a Roma: quando il mondo antico \u00e8 in piena decadenza, anzi, si avvia alla dissoluzione morale.<\/p>\n<p>Comunque, andiamoci piano col paragonare lo stoicismo dei greci e dei romani con quello odierno, che \u00e8, a ben guardare, un <em>mixer<\/em> di edonismo e nichilismo: <em>chi vuol esser lieto, sia; di doman non c&#8217;\u00e8 certezza<\/em>. Non vi \u00e8 molta nobilt\u00e0 in questa filosofia, a dire il vero: \u00e8 meschina, banale, materialista. \u00c8 la stessa che spinge un uomo a lasciare la moglie cinquantenne per la ragazza ventenne, gettando nel cestino trent&#8217;anni di vita in comune, di progetti, di speranze, di difficolt\u00e0 condivise, di figli allevati insieme. Ma quando arrivano le rughe, la donna tanto amata perde il suo fascino: perch\u00e9 non rimpiazzarla con una ragazzina fresca come una pesca? \u00c8 una filosofia per uomini (e donne) che non valgono nulla; neanche la fatica di perder tempo a discutere. Il guaio \u00e8 che il mondo ormai \u00e8 pieno di uomini e donne da nulla, che valgono meno dei vestiti che indossano. Sono gli stessi che, nei laboratori, tessono la loro bava in filamenti mostruosi, come ragni appollaiati al centro della loro tela: fanno esperimenti, giocano col Dna, dicono di voler migliorare la specie umana, di voler difendere la salute contro le malattie. Come sono buoni; e pretendono pure che crediamo a simili balle. La verit\u00e0 \u00e8 che inseguono un solo dio, la propria illimitata ambizione, la smania di sfondare, di farsi un nome, diventare celebri; e, nello stesso tempo, di assaporare il senso di onnipotenza che viene dal manipolare le leggi stesse della vita. Anche questi sono uomini da nulla: non valgono niente, tirano fuori la vita dalle loro macchine, come l&#8217;operaio estrae il pezzo lavorato dalla matrice. A che servono, costoro? Altro non lasceranno, dietro a s\u00e9, come diceva Leonardo, che <em>cessi pieni<\/em>&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due notizie apparentemente del tutto slegate fra loro. 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