{"id":24422,"date":"2012-09-27T10:29:00","date_gmt":"2012-09-27T10:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/27\/passare-dalla-porta-stretta-della-disperazione-per-giungere-alla-pienezza-della-vita-autentica\/"},"modified":"2012-09-27T10:29:00","modified_gmt":"2012-09-27T10:29:00","slug":"passare-dalla-porta-stretta-della-disperazione-per-giungere-alla-pienezza-della-vita-autentica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/09\/27\/passare-dalla-porta-stretta-della-disperazione-per-giungere-alla-pienezza-della-vita-autentica\/","title":{"rendered":"Passare dalla porta stretta della disperazione per giungere alla pienezza della vita autentica"},"content":{"rendered":"<p>Grandezza di Kierkegaard.<\/p>\n<p>Oggi la cultura dominante, edonista e relativista, ripete come un mantra che bisogna cercare la felicit\u00e0 e che la sofferenza, la solitudine, la disperazione, sono il Male Assoluto: delle forze bieche ed oscure, contro le quali \u00e8 necessario, anzi doveroso, ingaggiare una vera e propria &quot;battaglia per la civilt\u00e0&quot; al fine di sradicarle, in quanto la loro esistenza \u00e8 oltraggiosa e incompatibile con una societ\u00e0 moderna, fatta di uomini e donne che hanno DIRITTO alla felicit\u00e0, cos\u00ec come al Progresso e alle meraviglie che da esso derivano, Scienza e Tecnica per prime.<\/p>\n<p>Certo, \u00e8 facile parlare cos\u00ec: ogni buon demagogo promette il Paradiso in terra a buon mercato, senza sforzo, senza sacrificio, senza lunghi tempi di attesa: il Paradiso qui e adesso, subito, immediatamente, appena dietro l&#8217;angolo; per\u00f2, guarda caso, \u00e8 da un pezzo che lo promettono e il Paradiso \u00e8 sempre l\u00ec, proprio dietro l&#8217;angolo, oh, questione di metri, di centimetri forse, ancora un piccolo sforzo e sar\u00e0 nostro, non c&#8217;\u00e8 alcun dubbio, purch\u00e9 non si vanifichi quanto gi\u00e0 fatto e non si modifichi la rotta sino a qui seguita dal nocchiero.<\/p>\n<p>E soprattutto, bisogna dar fiducia a qualcun altro: a qualche ideologia, a qualche Principe, machiavelliano o gramsciano che sia, a qualche Partito, a qualche Azienda, a qualche Chiesa o Diocesi o Parrocchia, a qualche Guru o Cavaliere o Salvatore, a qualche formula, a qualche brevetto, a qualche scongiuro, a qualche giaculatoria brevettata e garantita, soddisfatti o rimborsati, venghino signori, affrettatevi, ultima offerta ultima occasione. Quel che importa \u00e8 dar fiducia a qualcun altro, a qualcuno che si offre di guidarci: l&#8217;offerta \u00e8 vastissima, ce n&#8217;\u00e8 per tutti i gusti, ma proprio per tutti. Bisogna dar fiducia e buttarsi, dar fiducia a tutti, anche ai pi\u00f9 palesemente cialtroni e scalcinati: a tutti, tranne che a se stessi. L&#8217;importante \u00e8 affidarsi a qualcun altro che ci indirizzi, poi si vedr\u00e0.<\/p>\n<p>Kierkegaard se ne ride di queste mode, che ai suoi tempi gi\u00e0 cominciavano a pavoneggiarsi per le strade, anche se in forme ridicolmente innocue, penosamente fragili a confronto della pervasivit\u00e0 e della inarrestabile, efficacissima liquidit\u00e0 che hanno messo a punto nel corso degli ultimi due secoli. Kierkegaard \u00e8 politicamente scorretto gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del XIX secolo, talmente scorretto che nessuno vuol saperne di lui, nemmeno la Chiesa luterana che pure lui vorrebbe riformare per restaurare un cristianesimo integrale; talmente scorretto che le gazzette lo perseguitano a sangue, ne pubblicano insistentemente le caricature, lo scherniscono e lo deridono come un lebbroso, lo feriscono con l&#8217;arma pi\u00f9 insidiosa dei malvagi: lo sberleffo sfrontato e tenace, implacabile, che nasconde la mano dopo aver tirato il sasso.<\/p>\n<p>Kierkegard dice: la disperazione non \u00e8 quella malattia mortale che tutti dipingono, al contrario: \u00e8 l&#8217;occasione del disvelamento, della rinascita, della vita piena, perch\u00e9 autentica. Finch\u00e9 essa non bussa alla porta, gli uomini tendono a vivere come marionette, inconsapevoli perfino di quanto stiano recitando una parte mediocre: solo quando la disperazione penetra oltre le difese delle loro maschere; solo quando mette a nudo, impietosamente, i loro volti pallidi e disfatti; solo quando morde loro il cuore nella sua gelida stretta, solo allora nasce una speranza di riscatto, di ripresa, di ritorno alla vita, alla vita vera, alla vita sensata.<\/p>\n<p>Grandezza di Kierkegaard: mentre l&#8217;hegelismo era indaffarato a instupidire legioni di studenti nelle pi\u00f9 rinomate aule universitarie di tutta Europa, con le sue fumisterie velleitarie e deliranti, egli dalla sua provinciale &quot;cittaduzza&quot; su un&#8217;isola del Baltico, virilmente, solitario e incompreso, metteva coraggiosamente a nudo, non per cinismo o per superbia, ma in autentico spirito cristiano, e dunque con profondo senso di compassione per le creature umane, le illusioni e le follie di una cultura stregata dai falsi miti della modernit\u00e0; e ricordava che, se un&#8217;anima non passa per la porta stretta della disperazione, non riuscir\u00e0 mai a fare i conti sino in fondo con se stessa e, dunque, non trover\u00e0 mai la strada della luce, della verit\u00e0, della vita autentica.<\/p>\n<p>La voce di Kierkegaard risuona netta e limpida anche nei confronti della tendenza opposta, ma speculare all&#8217;edonismo e al &quot;progressismo&quot; a buon mercato degli idealisti che si credono Dio: intendiamo dire la legione crescente dei pessimisti, dei nichilisti, dei leopardiani, dei romantici morbosi e apocalittici, degli schopenhaueriani, dei pirandelliani, dei kafkiani, degli heideggeriani e dei sartriani a un tanto il chilo: l&#8217;altra faccia della stessa medaglia, ossia il delirio d&#8217;onnipotenza dell&#8217;uomo moderno.<\/p>\n<p>Per tutti costoro l&#8217;uomo viene dal caso e procede a caso; a caso si riproduce, a caso muore; nulla ha senso, dentro di lui e intorno a lui; la sua vita \u00e8 un gioco delle circostanze, un incidente del destino; del resto, lo dice anche il darwinismo: \u00e8 il caso la grande molla delle mutazioni genetiche, dunque dell&#8217;evoluzione, dunque della vita sulla Terra, e non per l&#8217;uomo soltanto, ma per tutte le creature esistenti: passate, presenti e future.<\/p>\n<p>Kierkegaard ha uno sguardo malinconico, perch\u00e9 ha letto sino in fondo il divario fra il reale e l&#8217;ideale e ha potuto misurare, in tutta la sua dimensione abissale, la distanza che separa ci\u00f2 che l&#8217;uomo \u00e8 da ci\u00f2 che potrebbe essere, da ci\u00f2 che vorrebbe essere, dalle stanze superbe da cui proviene; ma non \u00e8 cupo, non \u00e8 negativo, non \u00e8 un sacerdote del nulla, \u00e8 anzi un maestro della vita, perch\u00e9 le sue sono parole di speranza, calde e palpitanti come un volo di uccelli che migrano verso i paesi caldi, verso i paesi della vita, ma animati dalla certezza del ritorno.<\/p>\n<p>Ascoltiamo ancora una volta le sue parole: sono le parole di un profeta, nel significato originario che la parola aveva nella cultura ebraica: non tanto un conoscitore delle cose future, quanto un retto interprete delle cose presenti, alla luce del messaggio divino.<\/p>\n<p>\u00abSe l&#8217;uomo non avesse una coscienza eterna, se al fondo d&#8217;ogni cosa ci fosse solo una potenza selvaggia e ribollente che produce ogni cosa, il grande e il futile, nel turbine d&#8217;oscure passioni; se il vuoto senza fondo, che nulla pu\u00f2 colmare, si nascondesse sotto le cose, che cosa sarebbe la vita, se non disperazione?\u00bb<\/p>\n<p>\u00c8 ben curioso che Sartre e gli esistenzialisti si siano rifatti a Kierkegaard, visto che ne hanno stravolto e falsato l&#8217;istanza di base: la disperazione non come sinonimo di nausea esistenziale, ma come promessa di libert\u00e0; e la libert\u00e0 non come maledizione da cui l&#8217;uomo non pu\u00f2 evadere e in cui resta schiacciato, ma come promessa e compimento della vita autentica.<\/p>\n<p>Ascoltiamolo ancora:<\/p>\n<p>\u00abL&#8217;io \u00e8 formato dall&#8217;infinito e dal finito. Ma questa sintesi \u00e8 un rapporto, e precisamente un rapporto che, sia pure derivato, si mette in rapporto con se stesso, il che vuol dire libert\u00e0. L&#8217;io \u00e8 libert\u00e0!\u00bb<\/p>\n<p>E questo \u00e8 un grido di gioia, non certo di disperazione; o, se \u00e8 un grido di disperazione, lo \u00e8 di quella disperazione &quot;buona&quot;, che salva, perch\u00e9 ci mette a tu per tu con noi stessi, con la nostra parte pi\u00f9 vera e profonda: senza maschere e senza orpelli, senza finzioni e senza trucchetti, nudi e soli davanti alla verit\u00e0 che grida e si agita in fondo all&#8217;anima nostra.<\/p>\n<p>Noi non siamo la verit\u00e0, ma abbiamo la verit\u00e0 in fondo al nostro essere: questa \u00e8 la grande lezione di umilt\u00e0 del cristianesimo, che la cultura moderna ha respinto con un sorriso di scherno, cadendo nelle due forme di disamore per la vita che sono la superbia prometeica, bramosa di dominare ogni cosa, e il nichilismo distruttivo, ansioso di suicidio e di morte. E in fondo alla nostra verit\u00e0 c&#8217;\u00e8 la pietra preziosa della libert\u00e0, retaggio della nostra origine divina.<\/p>\n<p>Ancora:<\/p>\n<p>\u00ab[La disperazione] \u00e8 un&#8217;espressione molto pi\u00f9 profonda e completa, il suo movimento \u00e8 molto pi\u00f9 ampio di quello del dubbio. La disperazione \u00e8 l&#8217;espressione di tutta la personalit\u00e0, il dubbio solo del pensiero.\u00bb<\/p>\n<p>Quale chiarezza, quale meravigliosa linearit\u00e0, quale capacit\u00e0 di dire l&#8217;essenziale con il minimo delle parole.<\/p>\n<p>Kierkegaard non \u00e8 mai un venditore di fumo; sono i venditori di fumo che hanno bisogno di molte parole, perch\u00e9 devono fare molte promesse.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 l&#8217;uomo del dubbio: compare con Petrarca, cortigiano ipocrita e vanitoso; culmina con Cartesio, che ne fa la chiave di volta delle sue certezze, ma amputando miseramente la natura umana; prosegue con Voltaire, l&#8217;uomo che dubita di tutto ma che sorride di ogni cosa, ostentando il sorriso sardonico e sprezzante di chi si prepara a rifilarci una nuova religione, di cui ovviamente si sente il sacerdote designato.<\/p>\n<p>E noi siamo un po&#8217; tutti nipotini di Voltaire; siamo un po&#8217; tutti illuministi, magari in bancarotta, ma pur sempre illuministi: \u00e8 la nostra carta d&#8217;identit\u00e0, come potremmo altrimenti circolare sulle strade? Anzi, \u00e8 il nostro blasone di nobilt\u00e0, quello che ci permette di distinguerci dalle plebi pezzenti e oscurantiste, superstiziose e sanfediste, non ancora toccate dal sole della Ragione, n\u00e9 civilizzate dai benefici raggi del progresso.<\/p>\n<p>Se, non sia mai!, dovessimo per avventura rinunciare a quel dubbio corrosivo, a quel sardonico sorriso, al busto di Voltaire sulla libreria del salotto, magari in versione Piergiorgio Odifreddi o Margherita Hack, saremmo perduti: che cosa mai varrebbe a separarci, noi uomini civili, noi razionali cittadini del terzo millennio, da un selvaggio dipinto del Borneo, da un cacciatore di teste dell&#8217;Amazzonia peruviana o da una stupida vecchietta che attraversa un santuario, biascicando preghiere e invocazioni a qualche santo inesistente?<\/p>\n<p>Frattanto quel sorriso \u00e8 diventato una smorfia, un ghigno, un cachinno: il dubbio \u00e8 rimasto, ma si \u00e8 trasformato nel paravento di una certezza nuova, disumana, satanica: che nulla ha senso, che nulla \u00e8 vero, che nulla \u00e8 giusto, che nulla \u00e8 buono; e che, dunque, visto che non si d\u00e0 alcun Dio n\u00e9 alcuna Provvidenza, tanto vale scommettere sul Diavolo e sulle sue tenebre, per ritagliarsi almeno qualche vantaggio temporaneo, qualche irripetibile ancorch\u00e9 disperata occasione, come farebbe il cantiniere deciso a prendersi una sbornia solenne, quando si dovesse accorgere che il suo bastimento \u00e8 ormai sul punto di affondare.<\/p>\n<p>Le boriose certezze dell&#8217;uomo moderno, cos\u00ec come le sue speculari ed abissali convulsioni nichiliste, sono il bastimento che ha fatto naufragio sugli scogli: dopo aver tutto demolito con il dubbio sistematico, egli si \u00e8 dimenticato di ricostruire, o forse ha perso il gusto del muratore, avendo preso ormai troppo gusto a recitar la parte del dinamitardo.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una cupa volutt\u00e0 nel demolire, di cui si pu\u00f2 diventare schiavi, ma con cattiva coscienza: allora si indossa la maschera di chi distrugge dicendo che poi vuol ricostruire; ma la verit\u00e0 \u00e8 che non si sa e forse neanche si vuol ricostruire; si vuol godere, invece, della distruzione fine a se stessa, abbandonarsi all&#8217;ebbrezza del &quot;cupio dissolvi&quot; come al potente richiamo d&#8217;una droga.<\/p>\n<p>\u00c8 tempo di risvegliarsi da questa ebbrezza sinistra, da questo incubo mascherato per mezzo di mille orpelli ideologici; abbiamo delirato abbastanza, ora basta. Abbiamo scommesso sul Diavolo e abbiamo perduto; era logico: chi fa un patto col Diavolo resta sempre imbrogliato, alla fine, anche se si era illuso di avere il gioco in mano.<\/p>\n<p>Forse dovremmo ricominciare a scommettere su noi stessi, una buona volta, a metterci in gioco: senza pi\u00f9 formule preconfezionate, senza pi\u00f9 salvatori a pagamento, senza pi\u00f9 bandiere da innalzare per coprire la nostra nudit\u00e0, la nostra inautenticit\u00e0, la nostra vigliaccheria.<\/p>\n<p>La strada \u00e8 chiara: \u00e8 il rientro in noi stessi, la riassunzione della responsabilit\u00e0 del nostro vivere, il riconoscimento della voce dell&#8217;Essere che ci risuona dentro.<\/p>\n<p>Abbiamo dato retta a innumerevoli sirene, abbiamo prestato orecchio a stuoli d&#8217;imbonitori.<\/p>\n<p>Proviamo un poco ad ascoltare il richiamo dell&#8217;infinito che sale dalle profondit\u00e0 dell&#8217;anima&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Grandezza di Kierkegaard. 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