{"id":24418,"date":"2019-06-01T07:00:00","date_gmt":"2019-06-01T07:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/01\/dallente-allessere-dallio-a-dio\/"},"modified":"2019-06-01T07:00:00","modified_gmt":"2019-06-01T07:00:00","slug":"dallente-allessere-dallio-a-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/01\/dallente-allessere-dallio-a-dio\/","title":{"rendered":"Dall&#8217;ente all&#8217;essere, dall&#8217;io a Dio"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;universo risponde a un disegno ordinato e razionale. Gli enti non esistono a caso, ma esistono secondo un certo ordine, e questo ordine risponde a una gerarchia. Gli enti pi\u00f9 deboli sono quelli che sono oggetto di qualcos&#8217;altro; poi ci sono gli enti che fanno da soggetto; in cima a questi ultimi, c&#8217;\u00e8 l&#8217;io, principio di comprensione razionale della realt\u00e0; e al di sopra dell&#8217;io &#8211; infinitamente al di sopra, perch\u00e9 l&#8217;io \u00e8 pur sempre un ente finito e imperfetto &#8211; c&#8217;\u00e8 l&#8217;Essere, che possiede l&#8217;esistenza in sommo grado, perch\u00e9 possiede un&#8217;esistenza assoluta e necessaria, mentre l&#8217;esistenza di tutti gli altri enti \u00e8 relativa e accidentale. Dalla struttura di ogni singolo ente alla rete di relazioni che lega gli enti fra di loro, emerge non solo un ordine meraviglioso, ma un&#8217;incomparabile armonia: pi\u00f9 si osserva l&#8217;universo e pi\u00f9 si riflette sulle parti che lo compongono e sul modo in cui sono reciprocamente distribuite e compenetrate, pi\u00f9 si resta affascinati e ammirati dalla sapienza, dalla bont\u00e0, dalla bellezza che si sprigionano da tutto l&#8217;insieme, cos\u00ec come dalle singole parti, fin le pi\u00f9 piccole ed umili. Dalla pi\u00f9 immensa galassia a spirale al pi\u00f9 comune filo d&#8217;erba o alla goccia d&#8217;acqua, si resta letteralmente senza fiato se si considerano l&#8217;armonia delle proporzioni, lo splendore dei colori, la perfezione delle funzioni, cos\u00ec come un orecchio ben esercitato sa cogliere, nella complessa armonia di un contrappunto, la bellezza delle diverse linee melodiche che si susseguono e s&#8217;intrecciano, di ogni variazione e di ogni singola nota.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, d&#8217;altra parte, che un orecchio non esercitato non sa cogliere tutto questo, per cui il godimento estetico e spirituale sar\u00e0 massimo in un grande musicista, minimo o nullo in un animo rozzo e incolto, insensibile alla bellezza, per il quale un cozzare di pentole produce lo stesso effetto di una fuga di Bach. Eppure l&#8217;armonia \u00e8 sempre l\u00ec, regna ovunque, si dispiega incessantemente: ma per coglierla \u00e8 necessario che vi sia un io capace di vedere, di udire, di emozionarsi e di capire. Questo \u00e8 un grande mistero: la ricchezza e la magnificenza dell&#8217;universo si offrono all&#8217;ammirazione e alla gratitudine di tutti gli io, ma solo alcuni sono capaci di vederle e di goderne. E in assenza di un io? Questo \u00e8 un altro mistero. Verrebbe da pensare che solo dove esiste una coscienza, dotata sia di sensibilit\u00e0, sia di ragione, l&#8217;universo cominci ad esistere; e che, in assenza di essa, l&#8217;universo sarebbe come inesistente. Eppure, \u00e8 chiaro che, se si risale nella catena degli enti, dai pi\u00f9 semplici ai pi\u00f9 complessi, si giunge a quell&#8217;Ente assoluto che coincide con l&#8217;Essere, che \u00e8 l&#8217;inizio di tutto e il fine di tutto: ed \u00e8 esso a conferire valore e significato anche alle cose nascoste e a quelle insensibili e irragionevoli. La bellezza di un&#8217;isola completamente disabitata, di una galassia totalmente priva di vita, non \u00e8 affatto &quot;sprecata&quot; per l&#8217;assenza di un pubblico, poich\u00e9 l&#8217;Autore di tanta bellezza \u00e8 ovunque presente e a tutto conferisce un significato. Non preoccupiamoci, dunque, del fatto che i fiori possano sbocciare in primavera senza, che vi sia alcuno ad ammirarne i colori e a goderne i profumi: questo pericolo, in senso assoluto, non c&#8217;\u00e8; piuttosto, concentriamoci su quella porzione di realt\u00e0 che \u00e8 di pertinenza dei nostri sensi e che cade sotto la nostra capacit\u00e0 di comprensione e di ragionamento.<\/p>\n<p>Un ente \u00e8 qualche cosa che c&#8217;\u00e8; tutto ci\u00f2 che non \u00e8 nulla, \u00e8 un ente. Il fatto che esista, tuttavia, non significa che sia in maniera assoluta. In filosofia, diciamo che esistere, in maniera assoluta, \u00e8 essere; esistere in senso debole, \u00e8 partecipare dell&#8217;essere. Gli enti partecipano dell&#8217;essere, ma non sono l&#8217;essere, perch\u00e9 non hanno in se stessi la propria causa, non sono autonomi, non sono assoluti, ma relativi. Si faccia attenzione: gli enti non sono solamente le cose, o gli individui, ma sono anche le qualit\u00e0, come il numero, il colore, il suono, eccetera. Il &quot;rosso&quot;, per esempio, \u00e8 un ente, che si distingue dal &quot;giallo&quot; o dal &quot;verde&quot;: \u00e8 pertanto un ente, perch\u00e9 definisce qualcosa che esiste. Ora, vi sono enti che fanno da soggetto, ed enti che fanno da oggetto delle varie qualit\u00e0. Il suono, il colore, l&#8217;odore, eccetera, fanno da oggetto a un altro ente, al quale appartengono: non esiste, infatti, il colore rosso, se non riferito a determinati oggetti che possiedono quel colore. Certo, esiste il &quot;rosso&quot; come concetto: per\u00f2 \u00e8 facile sperimentare che, quando si pensa il rosso in s\u00e9 e per s\u00e9, si pensa pur sempre qualcosa che possieda il colore rosso. In cima alla piramide degli enti c&#8217;\u00e8 l&#8217;io, perch\u00e9 l&#8217;io non solo esiste, ma comprende e organizza le altre cose che sono: \u00e8 il soggetto che sostiene l&#8217;essere degli altri enti. Se non ci fosse l&#8217;io, nessuno coglierebbe le qualit\u00e0 degli altri enti, perch\u00e9 le qualit\u00e0 esistono in relazione a una coscienza che le coglie e le organizza, le giudica e le cataloga mediante l&#8217;esperienza, e tale coscienza \u00e8 l&#8217;io.<\/p>\n<p>L&#8217;essere, a sua volta, risponde a due definizioni: l&#8217;essere in generale, l&#8217;essere in quanto essere, che \u00e8 l&#8217;attributo di ci\u00f2 che esiste ed esiste con un certo grado di necessit\u00e0, perch\u00e9 il suo esistere risponde ad un fine e si coordina con l&#8217;esistere di tutti gli altri enti, non per\u00f2 una necessit\u00e0 assoluta, perch\u00e9 potrebbe anche non darsi, cio\u00e8 non esistere; e l&#8217;essere in senso assoluto e specifico, l&#8217;Essere con la maiuscola, che \u00e8 la fonte e la causa, diretta o indiretta, di ogni altro essere e di ogni alto esistere. Nel primo significato, l&#8217;essere \u00e8 sia una cosa, sia un concetto: il concetto pi\u00f9 duttile e adattabile che esista, perch\u00e9 serve a definire l&#8217;esistenza di ogni sorta di ente, dal pi\u00f9 debole al pi\u00f9 forte (in senso ontologico), dal pi\u00f9 semplice al pi\u00f9 complesso. Essere definisce sia l&#8217;esistenza di un colore o di un odore, sia quella di un granello di polvere, sia quella del pi\u00f9 perfetto e assoluto degli enti concepibili, Dio. Infatti, sia il colore e l&#8217;odore, sia il granello di polvere, sia Dio, esistono: sono accomunati dal fatto di esserci. Ma, ovviamente, il loro esistere \u00e8 caratterizzato da gradi assai differenti di intensit\u00e0. Il grande discrimine, tuttavia, \u00e8 quello della necessit\u00e0: gli enti finiti possono esistere oppure no; ma l&#8217;Ente infinito, l&#8217;Essere, non pu\u00f2 mancare di quella perfezione di essere, che \u00e8 l&#8217;esistere. Intuitivamente, infatti, ciascuno di noi avverte che esistere \u00e8 meglio che non esistere, esprime una maggiore perfezione; che fra una cosa bellissima, soltanto immaginata, e una cosa bellissima che esiste nella realt\u00e0 esterna e oggettiva, la seconda \u00e8 immensamente pi\u00f9 bella e pi\u00f9 perfetta della prima. Di fatto, si danno diversi gradi di esistenza degli enti: da quelli solo pensati, a quelli raffigurati mediante l&#8217;arte, a quelli esistenti in natura, vi \u00e8 una progressione ascendente che si esprime mediante una gerarchia: fra un bellissimo paesaggio visto in sogno, e un bellissimo paesaggio rappresentato da un pittore, e infine un bellissimo paesaggio reale, esistente nella dimensione tridimensionale fatta di tutti e cinque i sensi, vi \u00e8 una gerarchia di bellezza e di perfezione, che va dal primo, al secondo, al terzo.<\/p>\n<p>Un oggetto, un mondo, un individuo, possono essere anche solo pensati, immaginati, fantasticati, e allora godranno dell&#8217;umbratile esistenza delle idee astratte; possono trovare espressione nell&#8217;arte, in una poesia o in una musica destinate a valicare i secoli; ma l&#8217;esistere di Dio \u00e8 di tutt&#8217;altra natura, \u00e8 un esistere assoluto e necessario, perch\u00e9, senza di Lui, null&#8217;altro sarebbe. L&#8217;Essere \u00e8 il motore di tutto l&#8217;esistente; \u00e8 ci\u00f2 per mezzo del quale le cose che esistono, esistono; diciamo ancora meglio: \u00e8 la causa del fatto che invece del nulla, c&#8217;\u00e8 qualcosa. L&#8217;Essere \u00e8 come la Luce da cui deriva ogni altra luce, \u00e8 la Verit\u00e0 che sostiene ogni altra verit\u00e0; ma come le luci degli enti sono parziali e destinate a spegnersi, anche quelle delle stelle pi\u00f9 grandi, cos\u00ec anche le verit\u00e0 contingenti sono vere solo nella misura in cui ricevono garanzia di esser vere dalla Verit\u00e0 assoluta. Se non esistesse la Verit\u00e0 assoluta, non esisterebbe alcun&#8217;altra verit\u00e0; e se non vi fosse l&#8217;Essere, niente esisterebbe, perch\u00e9 niente sarebbe possibile. L&#8217;Essere \u00e8 la condizione perch\u00e9 ci sia ogni altra cosa, e perch\u00e9 ci siano i sensi, la ragione e la parola, capaci di cogliere e trasmettere l&#8217;esistenza delle cose. Poich\u00e9 \u00e8 il Principio di tutto, l&#8217;Essere non pu\u00f2 essere spiegato da nessun ente, ma solo da Se stesso; ci\u00f2 che gli enti razionali possono sapere di lui, deriva in parte dalla ragione, che trae verit\u00e0 dalla partecipazione all&#8217;intelligenza dell&#8217;Essere, in parte dall&#8217;esperienza sensibile, che \u00e8 una forma di conoscenza organizzata mediante l&#8217;intelletto, e in parte, soprattutto, dall&#8217;Essere medesimo, il quale, per sovrabbondanza di pienezza ontologica, si rivela agli enti e, fino ad un certo punto, si rende intelligibile.<\/p>\n<p>In termini religiosi, l&#8217;Essere \u00e8 Dio, creatore di tutte le cose, visibili e invisibili, il quale ha scelto liberamente di rivelarsi alle menti finite per essere compreso, adorato e glorificato. Egli \u00e8 perci\u00f2 anche la Causa finale: la grande calamita universale che attira verso di s\u00e9 ogni cosa, perch\u00e9 ogni cosa aspira a ritornare alle sorgenti, e la sorgente di tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 Dio. Pertanto, se Dio non ci fosse,<\/p>\n<p>a) non ci sarebbe nulla<\/p>\n<p>b) se pure vi fosse qualcosa, questo qualcosa non sarebbe consapevole di esistere;<\/p>\n<p>c) se pure fosse consapevole di esistere, non sarebbe consapevole di avere uno scopo e una meta;<\/p>\n<p>d) se pure fosse consapevole di avere uno scopo e una meta, non riuscirebbe a individuarli, n\u00e9 a trovare la strada che conduce ad essi;<\/p>\n<p>e) se pure potesse individuarli e trovare la strada che conduce ad essi, non avrebbe le parole per trasmettere ad altri la propria esperienza, quindi ogni singolo essere umano dovrebbe ripartire da zero ogni volta.<\/p>\n<p>Si vede facilmente, a questo punto, quale sia il macroscopico errore della filosofia idealista. Essa postula che, per il fatto che la realt\u00e0 ci si rivela secondo i nostri sensi e secondo le nostre categorie di comprensione e di giudizio, allora il pensiero precede l&#8217;essere, e l&#8217;essere non \u00e8 che un concetto del pensiero. L&#8217;essere, invece, \u00e8 sia un concetto del pensiero, sia una cosa: vi \u00e8 l&#8217;essere che definisce l&#8217;esistenza e la qualit\u00e0 degli enti, e vi \u00e8 l&#8217;essere come esistenza propria e assoluta. In ogni caso, mai e poi mai il pensiero potrebbe precedere l&#8217;essere, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 la pre-condizione di tutto ci\u00f2 che esiste, \u00e8 come il rigo musicale con le sette note: nessuna musica potrebbe esistere se non ci fosse la scala musicale, nessun concerto sarebbe mai possibile anteriormente alle sette note. Opinare diversamente \u00e8 cosa da pazzi: e infatti il pensiero moderno \u00e8 dominato dalla presuntuosa follia del pensiero, che pretende di anteporre se stesso all&#8217;essere. Ed \u00e8 abbastanza chiaro perch\u00e9 la follia del mondo moderno ha preso questa direzione: perch\u00e9 solo per questa via potrebbe perseguire il suo fine recondito ed essenziale, quello di sostituire l&#8217;io a Dio, l&#8217;ente all&#8217;essere. Gli squilibri, le tensioni, la disarmonia del mondo moderno hanno qui la loro radice. \u00c8 una rivolta dell&#8217;ente contro l&#8217;essere, dell&#8217;io contro Dio: una rivolta folle e impossibile, e nondimeno \u00e8 una rivolta instancabile, pervicace. L&#8217;io, in fondo, sa benissimo di non potersi fare il dio di se stesso; nondimeno, si rifiuta di ammettere la propria condizione creaturale, non si rassegna ad essere solo un ente finito: vorrebbe essere di pi\u00f9, molto di pi\u00f9. Ritiene di avere dei diritti innati, imprescrittibili: per Leopardi, ad esempio, ritiene di avere il diritto alla felicit\u00e0; e non vedendolo riconosciuto, si esaspera e s&#8217;infuria, e prorompe in orribili bestemmie contro Dio (nell&#8217;<em>Inno ad Arimane<\/em> arriva a glorificare ironicamente un &quot;dio&quot; che \u00e8, in effetti, il diavolo). Insomma: se non vede riconosciuti i suoi &quot;diritti&quot; innati, l&#8217;uomo moderno monta in furore e preferisce farsi adoratore del diavolo, piuttosto che piegare le ginocchia davanti a Dio, adorarlo e ringraziarlo del fatto di aver ricevuto il dono dell&#8217;esistenza. <em>Non serviam<\/em> \u00e8 il motto della civilt\u00e0 moderna: l&#8217;uomo moderno sa bene di non potersi sostituire a Dio, eppure non si rassegna a riconoscere qualcosa che sia superiore al suo statuto ontologico. La ragione slegata dalla spiritualit\u00e0, le conquiste della scienza e i progressi della tecnica gli hanno letteralmente dato alla testa: gli hanno fatto smarrire il senso delle proporzioni. Poich\u00e9 \u00e8 capace di studiare ed inviare delle missioni spaziali con matematica precisione, ad esplorare una minuscola porzione dell&#8217;universo, gli sembra che nessuna meta, nessuna pretesa siano abbastanza per placare la sua ambizione e il suo orgoglio.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, \u00e8 qui che si pu\u00f2 intravedere una via d&#8217;uscita dall&#8217;inferno della modernit\u00e0. La via d&#8217;uscita esiste, e passa attraverso un riconoscimento, da parte dell&#8217;io, della sua condizione di ente finito. Finito, ma non irrilevante, tanto meno spregevole: finito, ma di tale bellezza e nobilt\u00e0 <em>che &#8216;l suo fattore \/ non disdegn\u00f2 di farsi sua fattura<\/em> (Dante, <em>Paradiso<\/em>, XXXIII, 5-6). Come potrebbe essere spregevole o insignificante l&#8217;uomo, se Dio stesso ha voluto assumere la condizione umana, e sopportare la prova pi\u00f9 dura per amore degli uomini, pur conservando, accanto alla natura umana, la sua natura divina? Eppure, neanche questa sublime, e quasi inconcepibile testimonianza dell&#8217;amore di Dio per le creature, \u00e8 stata sufficiente a colmare l&#8217;abisso dell&#8217;orgoglio e dell&#8217;ambizione umani. Rifiutando quell&#8217;offerta d&#8217;amore, gli uomini hanno rinnovato la maligna disobbedienza di Adamo ed Eva: maligna, perch\u00e9 scaturita non dall&#8217;ignoranza, ma dall&#8217;invidia e dalla superbia. Perch\u00e9 accontentarsi di essere uomini, quando si potrebbe essere pari a Dio? Il peccato mortale della civilt\u00e0 moderna \u00e8 questo: ogni altro peccato ha qui la sua radice. Ed \u00e8 qui anche la causa del tralignamento della teologia contemporanea, che ha trascinato nella palude dell&#8217;apostasia gran parte dei credenti. Che altro \u00e8 la <em>svolta antropologica<\/em> dei teologi odierni se non l&#8217;espressione d&#8217;un orgoglio luciferino?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;universo risponde a un disegno ordinato e razionale. 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