{"id":24417,"date":"2017-01-16T03:48:00","date_gmt":"2017-01-16T03:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/16\/dalla-palude-angosciosa-delledonismo-al-mistero-luminoso-della-sofferenza\/"},"modified":"2017-01-16T03:48:00","modified_gmt":"2017-01-16T03:48:00","slug":"dalla-palude-angosciosa-delledonismo-al-mistero-luminoso-della-sofferenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/16\/dalla-palude-angosciosa-delledonismo-al-mistero-luminoso-della-sofferenza\/","title":{"rendered":"Dalla palude angosciosa dell\u2019edonismo al mistero luminoso della sofferenza"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;essenza del secolarismo \u00e8 l&#8217;edonismo. L&#8217;edonismo consiste nel cercare, nell&#8217;esigere, dalla vita solo cose belle e buone, o meglio, solo cose piacevoli e gratificanti. \u00c8 un veleno sottile che gi\u00e0 aveva portato al collasso la civilt\u00e0 antica, facendola sprofondare nell&#8217;abbrutimento e nel vizio; tenuto a freno dalla civilt\u00e0 medievale, con la sua visione spirituale e cristiana della vita, con il suo modello perenne del Cristo che ama l&#8217;umanit\u00e0 sino a morire per essa, \u00e8 tornato a far capolino con l&#8217;umanesimo, ha preso forza nel rinascimento, \u00e8 diventato arrogante con la rivoluzione scientifica e infine, a partire dall&#8217;illuminismo, ha preteso di ergersi al rango di unica religione legittima: quella della felicit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Oggi siamo immersi pienamente nella palude dell&#8217;edonismo; i giovani, i bambini, sono quotidianamente bombardati dai suoi messaggi deliranti, ossessivi, attraverso la televisione, la rete informatica, la pubblicit\u00e0 multimediale. L&#8217;edonismo parte da un tacito presupposto: che la vita sia degna di essere vissuta, che sia tollerabile, che sia soddisfacente, solo se le gioie, le soddisfazioni, i piaceri, predominano sulle tristezze, sulle sconfitte, sui dolori. Non si prende la briga di volerlo dimostrare: lo d\u00e0 per scontato. Ma \u00e8 quello il suo tallone d&#8217;Achille: perch\u00e9, se si arriva a comprendere che si tratta di una premessa erronea, allora l&#8217;edonismo crolla, e deve cedere il passo ad una visione pi\u00f9 matura e pi\u00f9 seria della vita. Matura e seria \u00e8 una visione che tenga conto della totalit\u00e0 del fenomeno &quot;vita&quot;; ossia che arrivi a comprendere come non sia realistico, e neppure saggio, pretendere dalla vita solo cose buone, e rifiutare tutto il resto come se fosse una disgrazia, o un inganno, o un errore. N\u00e9 disgrazia, n\u00e9 inganno, n\u00e9 errore: i lati &quot;difficili&quot; della vita possiedono un significato; sono prove, ma prove miranti alla nostra elevazione, non al nostro avvilimento. Avvilirsi per una prova esistenziale \u00e8 cosa che dipende dal modo sbagliato in cui ci si pone, dall&#8217;incapacit\u00e0 di comprendere il linguaggio in cui essa si esprime.<\/p>\n<p>Che cosa dovrebbe dire una madre alla quale \u00e8 nato un figlio down? Che il destino le ha giocato uno scherzo cattivo, che la vita le ha fatto un tiro mancino? Che c&#8217;\u00e8 stato un errore, che c&#8217;\u00e8 stata una ingiustizia? Tale sarebbe la reazione di chi non ha capito che l&#8217;edonismo \u00e8 una filosofia sbagliata, perch\u00e9 vorrebbe che la vita ci desse sempre e solo cose piacevoli e gratificanti. Non si dovrebbe dire: &quot;cose buone&quot;: perch\u00e9 le cose diventano buone o cattive a seconda dello spirito con cui le viviamo: la cecit\u00e0, per esempio, \u00e8 una cosa cattiva se vissuta solo come privazione della vista e come impossibilit\u00e0 di godere della gioia che deriva dal vedere; ma per colui che, non avendo pi\u00f9 la luce degli occhi, impara a &quot;vedere&quot; con gli occhi dell&#8217;anima, e ad arricchirsi con la scoperta della realt\u00e0 interiore, per costui la cecit\u00e0 non \u00e8 una cosa cattiva, al contrario, \u00e8 la scoperta della dimensione pi\u00f9 profonda, e dunque anche pi\u00f9 vera, del reale.<\/p>\n<p>Potremmo fare molti altri esempi, sia ricordando situazioni gravi, sia citando casi quotidiani e apparentemente banali della vita. Perdere il treno, essere bocciati ad un esame, venire delusi da un amico, essere abbandonati dalla persona amata: tutte queste esperienze &quot;negative&quot; saranno veramente tali per noi solo se non sapremo utilizzarle per crescere, per comprendere, per maturare. Forse si \u00e8 trattato di altrettante fortune, ma noi non abbiamo saputo vederle. Forse dobbiamo imparare a guardare un po&#8217; meglio, sia fuori che dentro di noi. Le cose non sono sempre come appaiono di primo acchito: nel dolce si pu\u00f2 nascondere il veleno, e nell&#8217;amaro potrebbe esserci la rivelazione di una dolcezza inaspettata.<\/p>\n<p>Dicevamo che l&#8217;essenza del secolarismo \u00e8 l&#8217;edonismo. Noi viviamo in una societ\u00e0 quasi totalmente secolarizzata, cio\u00e8 in una societ\u00e0 che, rimuovendo perfino i segni esteriori della religione, per non offendere&quot; la sensibilit\u00e0 laica dei cittadini, vive totalmente immersa in un orizzonte immanentistico, nel quale l&#8217;edonismo appare come la sola filosofia possibile di vita. Rifiutare la logica dell&#8217;edonismo sembra non un&#8217;altra opzione possibile, ma una forma di disturbo mentale, di pazzia, se non peggio: una denigrazione deliberata e malvagia del <em>cos\u00ec fan tutti<\/em>, sul quale si basa il totalitarismo democratico e demagogico oggi imperante. Chi rifiuta la logica dell&#8217;edonismo, quindi, non \u00e8 solamente un disturbato, \u00e8 anche un pericolo pubblico. Una madre che sceglie di far nascere suo figlio, affinch\u00e9 egli possa vivere, anche se sa che il parto le coster\u00e0 la vita, viene ammirata da pochi; per i pi\u00f9, il suo gesto appare, nel migliore dei casi, incomprensibile. Un giovane che rifiuta un invito sessuale, perch\u00e9 non prova nulla per quella ragazza, oppure, al contrario, perch\u00e9 la stima troppo per prenderla cos\u00ec, con superficialit\u00e0, come una prostituta, ebbene quel giovane si comporta in un modo che il mondo non capisce, perch\u00e9 il mondo d\u00e0 per scontato che ogni occasione di piacere vada colta all&#8217;istante, senza dubbi o ripensamenti; che vada colta sempre e comunque, perfino nel caso in cui il desiderio non ci sia, o sia molto piccolo. Proprio come il bambino viziato che non sa resistere al richiamo della torta, e ne mangia un&#8217;altra fetta, anche se \u00e8 sazio e il solo pensiero della crema gli provoca un senso di nausea. E che dire di un importante personaggio degli affari o della politica, il quale non si riempia le tasche con il denaro altrui, quando potrebbe farlo senza temere conseguenze, tanto pi\u00f9 che tale sembra essere la tacita legge del mondo degli affari e di quello della politica? Verr\u00e0 considerato non solo un pazzo, ma un individuo pericoloso, perch\u00e9 il suo &quot;strano&quot; comportamento potrebbe costituire un cattivo esempio&#8230;<\/p>\n<p>La secolarizzazione, a sua volta, \u00e8 l&#8217;approdo naturale della modernit\u00e0. La modernit\u00e0 \u00e8 il concentrato dell&#8217;atteggiamento edonistico, utilitaristico, opportunistico, secondo il quale la vita merita di essere vissuta solo negli aspetti che rendono qualcosa, che producono un utile, che danno un piacere. Ci sia consentito un rapidissimo <em>excursus<\/em> storico. L&#8217;idillio, <em>topos<\/em> letterario ben noto ai greci e ai latini, riappare nell&#8217;umanesimo, di cui rappresenta uno dei tratti caratterizzanti: <em>I&#8217; mi trovai, fanciulle, un bel mattino, di mezzo maggio, in un verde giardino,<\/em> canta Angelo Poliziano; e l&#8217;utopia \u00e8 uno dei generi letterari pi\u00f9 caratteristici del rinascimento, da Moro a Campanella. Ebbene: che cosa rappresentano l&#8217;idillio e l&#8217;utopia, se non una evasione dal mondo e dalla vita reali, evidentemente giudicati insoddisfacenti e intollerabili? L&#8217;utopia appartiene a un genere letterario pi\u00f9 &quot;radicale&quot; dell&#8217;idillio: l&#8217;idillio \u00e8 una idealizzazione e una stilizzazione della realt\u00e0, l&#8217;utopia \u00e8 la proiezione del reale in un luogo che non esiste, in una realt\u00e0 &quot;altra&quot;. Ora, il rinascimento rappresenta il culmine dell&#8217;umanesimo: dunque, se dall&#8217;idillio si passa all&#8217;utopia, ci\u00f2 significa che quanto pi\u00f9 l&#8217;uomo moderno approfondisce le premesse umanistiche del nuovo paradigma culturale ed esistenziale, tanto pi\u00f9 vi trova infelicit\u00e0 e angoscia, e tanto pi\u00f9 desidera evaderne, fuggire. Viceversa, nel medioevo non si trovano n\u00e9 l&#8217;idillio, n\u00e9 l&#8217;utopia. Bisogna dedurne che la vita dell&#8217;uomo medievale era pi\u00f9 facile di quella dell&#8217;uomo del XIV, XV e XVI secolo? Mai pi\u00f9: \u00e8 innegabile che la vita dell&#8217;uomo medievale fosse pi\u00f9 dura, molto pi\u00f9 dura, di quella dei secoli successivi. E allora? E allora vuol dire che la vita non viene percepita come tollerabile o intollerabile in base a dei fattori oggettivi e materiali, ma in base alla capacit\u00e0 degli uomini di &quot;interpretarla&quot; in senso positivo o negativo.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale conduceva una esistenza molto dura, per\u00f2 non era n\u00e9 frustrato, n\u00e9 angosciato, nella misura in cui lo \u00e8, invece, l&#8217;uomo dell&#8217;et\u00e0 umanistica e rinascimentale (per non parlare della nostra, che \u00e8 figlia di quelle): e questo perch\u00e9 l&#8217;uomo medievale non si nutriva di aspettative esagerate e illimitate, n\u00e9 viveva solo in funzione di esse, bens\u00ec aveva un forte senso del legame generazionale. L&#8217;uomo medievale (e, in genere, l&#8217;uomo della societ\u00e0 pre-moderna; per cui ci\u00f2 vale a descrivere anche i nostri nonni o bisnonni) piantava alberi per i suoi nipotini. Sapeva che non lui si sarebbe seduto all&#8217;ombra dei rami, ma piantava ugualmente l&#8217;albero, pensando ai suoi figli e a i suoi nipoti. Tale era la sua concezione della vita: non si vive solamente per se stessi, n\u00e9 ci si pu\u00f2 aspettare di vedere subito i frutti del proprio lavoro e dei propri sacrifici. Se le sue modeste aspettative non si realizzavano, si rassegnava; del resto, confidava in Dio; pensava che tutto ci\u00f2 che accade risponde a una necessit\u00e0 superiore, e che tale necessit\u00e0 deve essere per forza benevola, perch\u00e9 viene dall&#8217;amore di Dio.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno si inquieta e si arrabbia se non vede subito i risultati dei suoi sforzi; si ritiene in diritto di raccogliere, sempre e in breve tempo, l\u00e0 dove ha seminato, e, sovente, anche l\u00e0 dove non ha seminato. Che altro \u00e8 la smania d&#8217;investire il risparmio in fondi speculativi pi\u00f9 o meno rischiosi, se non la pretesa di raccogliere quel che non si \u00e8 seminato, cio\u00e8 di fare del denaro senza aver lavorato, senza aver faticato, senza aver dato? E tutta l&#8217;economia moderna si basa su questa assurda pretesa. Naturalmente vi \u00e8 differenza fra le manovre speculative di una grande banca o di un grande istituto assicurativo, e quelle di un piccolo risparmiatore o di un pensionato; ma \u00e8 una differenza pi\u00f9 che altro quantitativa: nella sostanza, l&#8217;atteggiamento mentale \u00e8 assai simile, per non dire identico. Questo spiega l&#8217;enorme bolla di sapone in cui si \u00e8 trasformata l&#8217;economia moderna: non si producono pi\u00f9 beni durevoli, si offrono servizi; e, in cima alla piramide dei servizi, c&#8217;\u00e8 l&#8217;offerta di pezzi di carta che dovrebbero rappresentare il denaro, anche se non nascono dal lavoro, ma dal nulla: pezzi di carta il cui valore dovrebbe aumentare cos\u00ec, da se stesso, per una qualche forma di magia, quella forma di magia (nera) che \u00e8 il gioco speculativo, in quel tempio satanico che \u00e8 la Borsa: sintesi e compendio di tutta la negativit\u00e0 maligna, di tutto il parassitismo e il vampirismo, di tutta la cialtroneria e la menzogna di cui \u00e8 intessuta la modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Gira e rigira, si torna sempre l\u00ec: al mistero della sofferenza. Davanti alla sofferenza, si pu\u00f2 fuggire o restare. Se si fugge &#8211; e tale \u00e8 l&#8217;edonismo: una fuga (compresi l&#8217;idillio e l&#8217;utopia), un rifiuto e una ribellione davanti alla sofferenza presente nella vita &#8211; si finisce per covare una segreta disperazione, che, pur non espressa, o meglio, proprio perch\u00e9 non espressa, condiziona negativamente tutta l&#8217;esistenza. Si \u00e8 sempre inseguiti: inseguiti da qualcosa che arriver\u00e0 fatalmente, a cui non si pu\u00f2 sfuggire per sempre: la vecchiaia e la morte. Se si resta, se la si affronta, se la si guarda negli occhi, forse si scoprir\u00e0 che proprio nella sofferenza, <em>misteriosamente<\/em> (e per questo diciamo che essa \u00e8 un <em>mistero<\/em>, nel senso teologico della parola), si cela il segreto per una vita pi\u00f9 felice: nell&#8217;accettazione integrale della vita, gioia e dolore, giovinezza e vecchiaia, primavera e inverno. Ecco, allora, che la nascita di un figlio down cessa di essere solamente una disgrazia, e diventa una occasione di elevazione e <em>anche<\/em> di felicit\u00e0: la felicit\u00e0 di dare amore a una creatura che ne ha bisogno, e che, a suo modo, lo sa ricambiare.<\/p>\n<p>Il grande segreto della saggezza, dunque, \u00e8 quello di capire che la vita \u00e8 un tutto, e che, per raggiungere la serenit\u00e0 e, forse, la felicit\u00e0 (una parola grossa, quest&#8217;ultima, che usiamo con molta cautela e quasi con il timore di banalizzarla), bisogna accettarla e accoglierla nella sua totalit\u00e0, senza la puerile pretesa di potersi sbarazzare dei suoi aspetti faticosi o dolorosi: perch\u00e9 la fatica serve a rafforzare la volont\u00e0, e il dolore serve a crescere, beninteso se lo si sa trasportare su di un livello superiore di esistenza: quello dove dire di s\u00ec a Dio, dire <em>Sia fatta la Tua volont\u00e0, non la mia<\/em>, dischiude orizzonti prima impensati di armonia e completezza.<\/p>\n<p>Del resto, tutto ci\u00f2 \u00e8 conseguenza di quel che si pensa che l&#8217;uomo sia. Se si pensa che sia una creatura evoluta a caso, su di un pianeta a caso, senza uno scopo, senza un perch\u00e9, e destinato a scivolare nel nulla con la morte, allora \u00e8 chiaro che l&#8217;edonismo appare come una filosofia pratica piuttosto ragionevole, quasi scontata. Che altro si dovrebbe mai fare, in questo caos che chiamiamo vita, se non cercare di scansare le cose fatico seme dolorose, e afferrare avidamente tutte le cose attraenti e piacevoli che incontriamo lungo il cammino? Ma se la vita non \u00e8 questo, se il reale non \u00e8 questo; se noi non siamo qui per caso, se non veniamo dal caso e non andiamo verso il nulla; se la nostra esistenza \u00e8 unica, preziosa, infinitamente cara a Dio (al punto da aver voluto farsi uomo e aver voluto soffrire e morire per amor nostro), allora le cose stanno in tutt&#8217;altro modo. Allora la cosa pi\u00f9 ragionevole da fare non \u00e8 scansare in ogni modo fatiche e sofferenze, e cercar di afferrare ogni possibile piacere e gratificazione, ma imboccare con seriet\u00e0 e coerenza la strada che ci porter\u00e0 a diventare quel dobbiamo essere: creature consapevoli, luminose, che tornano a quel Dio dal quale sono state create, per l&#8217;abbraccio dell&#8217;eternit\u00e0, insieme a tutti i loro cari che sono andati avanti, oltre la soglia della morte. La quale, a quel punto, non ci far\u00e0 pi\u00f9 paura; non sar\u00e0 lo spauracchio angoscioso dal quale fuggire, ma la porta d&#8217;accesso alla nostra seconda nascita: quella per l&#8217;eternit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;essenza del secolarismo \u00e8 l&#8217;edonismo. 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