{"id":24413,"date":"2016-10-16T12:14:00","date_gmt":"2016-10-16T12:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/16\/dal-grande-sospetto-di-nietzsche-al-grande-inganno-della-cultura-moderna\/"},"modified":"2016-10-16T12:14:00","modified_gmt":"2016-10-16T12:14:00","slug":"dal-grande-sospetto-di-nietzsche-al-grande-inganno-della-cultura-moderna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/10\/16\/dal-grande-sospetto-di-nietzsche-al-grande-inganno-della-cultura-moderna\/","title":{"rendered":"Dal grande sospetto di Nietzsche al grande inganno della cultura moderna"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 la sofferenza che dischiude la porta della verit\u00e0, se non altro perch\u00e9 spinge a farsi delle domande pi\u00f9 profonde sul senso della vita e su tutto ci\u00f2 che, in condizioni normali, o relativamente felici, si tende a dare per scontato, mentre scontato non \u00e8 per nulla?<\/p>\n<p>Se lo sono chiesto in tanti, e in moltissimi ne hanno fatta l&#8217;esperienza diretta; fra gli altri, Friedrich Nietzsche, giovane professore di filologia, carico di problemi di salute, e protagonista di precoci e scioccanti disillusioni, alle quali ha reagito elaborando la sua filosofia dell&#8217;<em>Amor fati\u00a0<\/em> e del Superuomo, che, attraverso la volont\u00e0 di potenza, ne \u00e8 il naturale prolungamento e il logico, forse necessario (date le premesse), ampliamento.<\/p>\n<p>La cultura moderna si fonda su una patologia: la sindrome dell&#8217;inganno. Teme di essere ingannata; vede dappertutto gli indizi di un grande, diabolico, inafferrabile inganno, come una tela di ragno stesa sul mondo intero e sulle profondit\u00e0 dell&#8217;io; di conseguenza, la sua uniforme obbligatoria consiste nel tenersi sempre in guardia, perennemente diffidente, ben decisa a non lasciarsi ingannare una volta di troppo.<\/p>\n<p>In fondo, la cosa \u00e8 del tutto logica. La cultura dell&#8217;inganno nasce dalla cultura del sospetto, teorizzata da Friedrich Nietzsche, la quale, a sua volta, scaturisce da una analisi impietosa, ma, tutto sommato, condivisibile della condizione umana; ci\u00f2 che non \u00e8 condivisibile, sono le conclusioni. Secondo Nietzsche, la grande maestra della vita \u00e8 la sofferenza: essa dischiude ulteriori orizzonti e suggerisce domande pi\u00f9 profonde; in altre parole, rende gli uomini pi\u00f9 autentici e pi\u00f9 consapevoli, perch\u00e9 li sbarazza del superfluo e li priva di tutte le infinite illusioni con le quali, prima, nascondevano a se stessi la realt\u00e0 delle cose. L&#8217;esperienza della sofferenza li rende pi\u00f9 forti, pi\u00f9 &quot;sani&quot;, pi\u00f9 capaci di guardare alla vita in maniera disincantata, ma, nello stesso tempo, rende anche possibile, e perfino doveroso, amarla ancora di pi\u00f9, nel senso di accettarla integralmente e incondizionatamente. <em>Dunque era questa, la vita? Ebbene, ancora, e ancora, e ancora&#8230;<\/em> E cos\u00ec, la dottrina dell&#8217;<em>Amor fati<\/em> si lega a quella dell&#8217;Eterno ritorno: perch\u00e9, per Nietzsche, le cose, nella loro necessit\u00e0, ritorneranno infinitamente, e la vera consapevolezza consiste proprio in questa accettazione &quot;eroica&quot; della loro necessit\u00e0 e della loro incessante ripetizione. Le conclusioni, per\u00f2, non ci paiono condivisibili, e, del resto, non sono nemmeno sufficientemente argomentate e giustificate. Di questo, per\u00f2, parleremo dopo; per ora, limitiamoci a considerare ci\u00f2 che egli afferma a proposito della sofferenza e del soffrire.<\/p>\n<p>Scrive dunque Nietzsche in\u00a0<em>Nietzsche contra Wagner, Epilogo<\/em>, 1 (F. Nietzsche,<em>\u00a0Ecce homo. Nietzsche contra Wagner. Poesie e scelta di frammenti postumi, 1888-1889<\/em>, a cura di Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1977, pp. 148-149):<\/p>\n<p><em>Spesso mi sono chiesto se non ho, verso gli anni pi\u00f9 difficili della mia vita, un pi\u00f9 profondo debito che per qualsiasi altro tempo. Come mi insegna la mia pi\u00f9 intima natura, riguardato dall&#8217;alto e nel senso di una GRANDE economia \u00e8 anche il pi\u00f9 vantaggioso in se stesso &#8211; non soltanto dobbiamo sopportarlo, dobbiamo anche AMARLO&#8230; &quot;Amor fati&quot;: \u00e8 questa la mia pi\u00f9 intima natura. &#8211; E per quanto riguarda la mia lunga infermit\u00e0, non le devo infinitamente di pi\u00f9 che alla mia salute? Le devo una SUPERIORE salute, una salute che da tutto ci\u00f2 che non uccide \u00e8 resa pi\u00f9 forte! &#8211; LE DEVO ANCHE LA MIA FILOSOFIA&#8230; Soltanto il grande dolore \u00e8 l&#8217;estremo liberatore dello spirito, essendo esso\u00a0 il maestro del GRANDE SOSPETTO, che di ogni U fa un X, una vera e propria X, ossia la penultima lettera prima dell&#8217;ultima&#8230; Soltanto quel grande dolore, quel lungo, lento dolore in cui siamo per cos\u00ec dire bruciati con legno verde, quel dolore che si prende tempo &#8211; costringe noi filosofi a scendere nel nostro ultimo abisso e a sbarazzarci di ogni fiducia , di ogni benevolenza, di ogni velo, di ogni addolcimento, di ogni mezzo termine, in cui forse per l&#8217;innanzi avevamo posto il nostro sentimento umano. Dubito che un siffatto dolore &quot;renda migliori&quot;; ma so che ci FA PROFONDI&#8230; Sia che si impari a opporgli la nostra superbia, il nostro sarcasmo, la nostra forza di volont\u00e0, e che si agisca a somiglianza di quell&#8217;Indiano che, per quanto sottoposto ad atroci tormenti, si rivale sul suo tormentatore con la malignit\u00e0 della propria lingua; sia che dinanzi al dolore ci si ritragga in codesto nulla, nell&#8217;arrendersi, nel dimenticarsi, nell&#8217;estinguersi, muti impietriti e sordi: sempre da tali lunghi pericolosi esercizi di dominio su se stessi si esce come un altro uomo, con alcuni punti interrogativi IN PI\u00d9, &#8211; soprattutto con la VOLONT\u00c0 di porre, da quel momento in poi, domande pi\u00f9 fonde, pi\u00f9 inflessibili, pi\u00f9 dure, pi\u00f9 malvagie, pi\u00f9 silenziose di quanto mai non siano state poste fino ad oggi sulla terra&#8230; La fiducia nella vita \u00e8 morta, la vita stessa \u00e8 divenuta un PROBLEMA. &#8211; Ma non si voglia credere che in tal modo si sia necessariamente divenuti menagrami e barbagianni! Persino l&#8217;amore alla vita \u00e8 ancora possibile &#8211; solo che si ama IN MANIERA DIVERSA&#8230; \u00c8 l&#8217;amore per una donna su cui abbiamo qualche dubbio&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Il ragionamento di Nietzsche vuole essere perfettamente immanentistico e &quot;laico&quot;, secondo la prospettiva generale di tutta la sua filosofia. Eppure, egli incomincia affermando che il tempo della nostra sofferenza, noi <em>non soltanto dobbiamo sopportarlo, dobbiamo anche AMARLO&#8230;<\/em> ma da dove proviene quel &quot;dovere&quot;, che ricorda tanto da vicino il &quot;tu devi&quot; dell&#8217;etica kantiana? Nietzsche un kantiano! Possibile? Eppure, sembra proprio di s\u00ec: e non solo kantiano, ma anche stoico (dobbiamo sopportare la sofferenza) e perfino un po&#8217; cristiano (dobbiamo anche amarla&#8230;). Certo, contro quest&#8217;ultima eventualit\u00e0 Nietzsche insorge e si premunisce, per cos\u00ec dire, in anticipo: <em>Dubito che un siffatto dolore &quot;renda migliori&quot;,<\/em> si affretta a dire, e pone tra virgolette l&#8217;espressione &quot;renda migliori&quot;, come a sottolineare ulteriormente la distanza da un&#8217;interpretazione cristianeggiante del suo assunto: non per niente, egli \u00e8 il maestro del sospetto. Bisogna diffidare di chi afferma di essere &quot;divenuto migliore&quot; passando attraverso la sofferenza; infatti aveva sostenuto, poco prima, che l&#8217;esperienza del dolore, quando \u00e8 intensa, aiuta a sbarazzarsi di tutte le illusioni, <em>e anche della benevolenza.<\/em> E, qualora il concetto non fosse abbastanza chiaro, qualora non fosse sufficientemente chiaro che la sua \u00e8 una filosofia ateistica e anticristiana, precisa, subito dopo, che la volont\u00e0, dopo l&#8217;esperienza della sofferenza, consente di <em>porre, da quel momento in poi, domande pi\u00f9 fonde, pi\u00f9 inflessibili, pi\u00f9 dure, pi\u00f9 malvagie, pi\u00f9 silenziose.<\/em> Appunto: <em>pi\u00f9 malvagie<\/em>: che nessuno pensi mai ad una filosofia semi-cristiana, solo perch\u00e9 esorta ad amare la sofferenza!<\/p>\n<p>Tutto questo, per\u00f2, somiglia molto ad una <em>excusatio non petita<\/em>, ad una giustificazione non richiesta. Non solo: \u00e8 incoerente e irragionevole. Perch\u00e9 mai bisognerebbe amare la sofferenza? Non \u00e8 gi\u00e0 abbastanza duro doverla sopportare? In fondo, non si capisce bene perch\u00e9, per il &quot;pagano&quot; Nietzsche, uno non abbia il diritto di uccidersi, quando il dolore \u00e8 troppo grande, quando raschia troppo a fondo nelle carni e nello spirito. Un antico greco, un antico romano, avrebbero fatto cos\u00ec. E invece, non solo non si lascia nemmeno intravedere la possibilit\u00e0 e la liceit\u00e0 morale del suicido, ma si afferma che il dolore va vissuto sino in fondo, e che va amato; che va amato infinite volte, e che bisogna essere pronti a viverlo all&#8217;infinito, nell&#8217;eterno ritorno di ogni cosa. Ma tutto questo non \u00e8 solo incoerente e irragionevole (e non basta dire: <em>tu devi<\/em>, come pretendeva Kant, per farsene una ragione); \u00e8 anche gratuito, cio\u00e8 filosoficamente non giustificato e non necessario, anzi, perfino contraddittorio. Nietzsche, che fa il panegirico dell&#8217;illuminismo e che si considera un illuminista, dovrebbe darci delle buone ragioni &#8212; delle buone ragioni razionali, s&#8217;intende &#8212; per il dovere di accettare e amare la sofferenza; altrimenti, si tratterebbe di una specie di masochismo fine a se stesso. Lui per primo dice che, da un&#8217;esperienza del genere, non si esce <em>migliori<\/em>, ma semplicemente pi\u00f9 profondi. Ora, \u00e8 profondo un pensiero che ha compreso se stesso; \u00e8 profonda una filosofia che sa fornire delle ragioni per essere ritenuta ragionevole. Pascal dice che il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce; ma Pascal ha il diritto di dirlo, perch\u00e9 \u00e8 cristiano.<\/p>\n<p>Con quale &quot;diritto&quot;, con quale &quot;ragione&quot;, Nietzsche se ne esce a dire che la sofferenza, quanto pi\u00f9 \u00e8 radicale e spietata, tanto pi\u00f9 va accolta con amore? Forse perch\u00e9 ci rende pi\u00f9 profondi? Ma questa \u00e8 una ragione di tipo extra-razionale: infatti, pone la ragionevolezza (l&#8217;essere pi\u00f9 profondi) come il fine, ma non la giustifica come mezzo. Oppure \u00e8 possibile arrivare a una conclusione ragionevole, passando attraverso un sentiero che \u00e8 extra-razionale? In realt\u00e0, hanno ragione quanti accusano la filosofia nietzschiana di irrazionalit\u00e0: troppi passaggi, in essa, non sono adeguatamente supportati dal ragionamento logico: proprio i passaggi fondamentali. Molti passaggi secondari sono argomentati benissimo e dimostrati con raffinata eleganza; ma per quelli fondamentali, non si pu\u00f2 dire altrettanto. E questo, senza dubbio \u00e8 un passaggio fondamentale.<\/p>\n<p>A nostro parere, vi \u00e8 qui un riflesso, non giustificato nel nuovo contesto speculativo, della filosofia di Schopenhauer: il superamento della volont\u00e0 di vivere, che comporta il dolore, mediante l&#8217;ascesi. Vi \u00e8 un residuo di ascetismo, in Nietzsche, assai pi\u00f9 di quanto egli sia disposto ad ammettere; lo stesso Zarathustra \u00e8, che gli piaccia o no, un personaggio profondamente ascetico, che, per molti aspetti, pare un santo eremita cristiano uscito fuori dal deserto della Tebaide. Parla come un ateo, come un ribelle, come un profeta di <em>questo<\/em> mondo, ma adopera lo stile, le immagini, il modo di ragionare di un profeta dell&#8217;<em>altro<\/em> mondo. Dice di amare la vita, questa vita, e solo questa vita, ma con una carica di ascetismo, di castit\u00e0, di pudicizia, che conservano un sentore pretesco. Nulla di strano: figlio di un pastore protestante, con una infanzia imbevuta di letture della <em>Bibbia<\/em>, sarebbe strano che non vi fossero tracce, nella sua opera matura, di una simile matrice. Resta comunque la domanda: perch\u00e9 amare la vita, se la vita \u00e8 dolore? Schopenhauer, almeno, indica la via per uscire dal dolore, e sia pure in maniera imperfetta e temporanea; ma Nietzsche, no: Nietzsche dichiara che il dolore \u00e8 formativo, che \u00e8 necessario, che va vissuto sino in fondo e che va perfino amato; e dice di averlo amato, egli stesso, nella sua vita privata, come un predicatore dell&#8217;amore universale che riveli di essersi fatto vegetariano per non uccidere gli animali. Eppure, ci vuole una buona ragione, ci vogliono delle ragioni &quot;forti&quot;, per esortare ad amare la sofferenza. Quali sono queste ragioni, nel contesto della filosofia di Nietzsche, e, soprattutto, nella sua prospettiva illuminista, materialista e immanentista?<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 che, una volta esclusa e negata la trascendenza, la sofferenza diviene come un ordigno caricato ad orologeria: prima o poi dovr\u00e0 esplodere; e, se non trover\u00e0 uno sfogo, la sua esplosione diverr\u00e0 ancor pi\u00f9 devastante, e spazzer\u00e0 via per primo colui che lo maneggia. Nietzsche sostiene che, dopo essere passati attraverso la prova della sofferenza, <em>la fiducia nella vita \u00e8 morta, la vita stessa \u00e8 divenuta un PROBLEMA.<\/em> Eppure, dice anche che, nondimeno, la si pu\u00f2 ancora amare: per\u00f2 in maniera diversa. Diversa, in che senso? A quanto \u00e8 dato di capire, nel senso di <em>pi\u00f9 in profondit\u00e0<\/em>. Benissimo; per\u00f2 torniamo a domandare: e perch\u00e9 mai, date le premesse, ci\u00f2 dovrebbe essere un bene, o, comunque, un valore? Che cosa giustificherebbe l&#8217;esosa richiesta di accettare ed amare il dolore? Se la vita \u00e8 diventata un problema, ci\u00f2 significa che l&#8217;amore per la vita non potr\u00e0 mai pi\u00f9 essere spontaneo, ma solo il frutto di una faticosa, difficile conquista. E perch\u00e9 bisognerebbe esporsi ad ulteriori difficolt\u00e0 e fatiche, quando \u00e8 gi\u00e0 abbastanza duro anche solo sopportare la sofferenza? Nel suo immanentismo, la filosofia di Nietzsche non pu\u00f2 dare una risposta a questo interrogativo. Egli ha tentato di dare una risposta <em>pratica<\/em> nella sua vita, ma il tentativo \u00e8 fallito: non \u00e8 riuscito a padroneggiare le forze che lui stesso aveva evocato.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che a Nietzsche, inevitabilmente, manca il senso del mistero: non vede che quello della sofferenza \u00e8 un mistero. Non un problema, che si potr\u00e0 un giorno risolvere (secondo la distinzione di Gabriel Marcel), ma proprio un mistero: una realt\u00e0 che non \u00e8 opposta alla ragione, ma che la supera e di molto: di quanti il cielo sovrasta la terra. Chiunque pretenda di affrontare il tema della sofferenza prescindendo dalla categoria del mistero, o \u00e8 un impostore, o non sa ci\u00f2 che sta facendo. E questo vale anche per il cristianesimo: Ges\u00f9, infatti, non \u00e8 venuto a spiegare la sofferenza, ma a mostrare la si possa e la si debba vivere: confidando in Dio, offrendola a Dio, e chiedendogli, nello stesso tempo, l&#8217;aiuto necessario per reggerne il peso. Ma per una filosofia ateista, la sofferenza \u00e8 un enigma, una sfida e una beffa: \u00e8 qualcosa che non si lascia spiegare, n\u00e9, tanto meno, amare. Se Nietzsche dice che la si deve amare, lo dice soltanto, ma non ne d\u00e0 una ragione. Ed ecco l&#8217;inganno&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 la sofferenza che dischiude la porta della verit\u00e0, se non altro perch\u00e9 spinge a farsi delle domande pi\u00f9 profonde sul senso della vita e su<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[141,148],"class_list":["post-24413","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-filosofia","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24413","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24413"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24413\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24413"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24413"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24413"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}