{"id":24391,"date":"2007-12-31T05:40:00","date_gmt":"2007-12-31T05:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/31\/dalla-sofferta-poesia-di-tenco-ai-lazzi-furbeschi-di-battisti\/"},"modified":"2007-12-31T05:40:00","modified_gmt":"2007-12-31T05:40:00","slug":"dalla-sofferta-poesia-di-tenco-ai-lazzi-furbeschi-di-battisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/12\/31\/dalla-sofferta-poesia-di-tenco-ai-lazzi-furbeschi-di-battisti\/","title":{"rendered":"Dalla sofferta poesia di Tenco ai lazzi furbeschi di Battisti"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 sempre il pericolo, quando si tenta di affrontare l&#8217;evoluzione, o meglio l&#8217;involuzione, della musica leggera italiana fra gli anni Sessanta e i Settanta, di cadere nell&#8217;idealizzazione di un&#8217;epoca o nella demonizzazione di un&#8217;altra, insomma di insabbiarsi nelle secche di un moralismo facile e venato di nostalgia. Eppure vi sono stati pochi momenti rivelatori, nella storia del costume italiano, come lo sono stati quei brevissimi anni che fanno da cerniera tra lo spirito dei Sessanta e quello dei Settanta: cerniera non sempre nettamente riconoscibile, a volte sfumata e cronologicamente contraddittoria: e tuttavia cerniera tra due epoche totalmente diverse, addirittura tra due modi di vedere la vita e la realt\u00e0, tra due mondi.<\/p>\n<p>Il limite, almeno esteriormente, potrebbe essere fissato con il 1968: spartiacque ideologico in apparenza chiarissimo e inequivocabile. In realt\u00e0, il trapasso, o meglio la svolta radicale, di cui intendiamo parlare, si colloca a cavallo di quell&#8217;anno, ormai entrato nell&#8217;immaginario collettivo in forme sostanzialmente mitizzate. Lo spirito degli anni Sessanta \u00e8 proseguito ben addentro negli anni Settanta; e, viceversa, aspetti caratteristici dello spirito di questi ultimi, erano gi\u00e0 presenti, e non di rado frammischiati, ad aspetti altrettanto caratteristici dei Sessanta. La musica leggera, ovviamente, \u00e8 solo uno dei possibili punti d&#8217;osservazione per individuare lo spirito di una societ\u00e0 in un dato momento della sua storia. A noi sembra, tuttavia, che essa fornisca un osservatorio privilegiato, e specialmente per il ventennio cui approssimativamente ci riferiamo: mai come allora, infatti, la musica leggera \u00e8 entrata con tanta forza nel panorama spirituale di una intera generazione; mai come allora ha contribuito a modellarne le aspettative, le delusioni, la rabbia e le speranze; e , al tempo stesso, a esprimere emozioni e sentimenti che si vedevano inibita, per altri versi, ogni possibilit\u00e0 di sfogo.<\/p>\n<p>Pier Paolo Pasolini parlava della &quot;scomparsa delle lucciole&quot; (gli insetti luminosi della notti d&#8217;estate, non le passeggiatrici notturne), come del segnale preciso della &quot;svolta antropologica&quot; che ha segnato il passaggio dalla societ\u00e0 pre-industriale a quella post-industriale; intendendo &quot;industriale&quot; nel senso della cultura, della mentalit\u00e0 e del costume, non solo e non tanto dell&#8217;economia. Insomma, da una societ\u00e0 ancora autentica e vitale a una societ\u00e0 totalmente omologata e rimbecillita dai riti e dai miti del consumismo pi\u00f9 becero e trionfante. Ebbene, se noi dovessimo indicare un momento altrettanto significativo e altrettanto pregnante, sul piano simbolico, per indicare il passaggio dalla musica impegnata e sincera degli anni Sessanta (che non era, certamente, <em>tutta<\/em> sincera e impegnata, tutt&#8217;altro) a quella banale e volgarmente commerciale dei Settanta, senza esitare risponderemmo: quando i ragazzi hanno smesso di sognare sulle note delle canzoni di Luigi Tenco e hanno cominciato a ripiegare su un dannunzianesimo d&#8217;accatto, sulle note del furbo tandem commerciale Battisti-Mogol.<\/p>\n<p>Prendiamo qui Tenco e Battisti come personaggi emblematici di due modi radicalmente opposti di fare musica e di concepire la vita sociale. Parliamo di Tenco come potremmo parlare di Fabrizio De Andr\u00e9, del primo Gino Paoli (non dell&#8217;ultimo), di Giorgio Gaber; parliamo proprio di lui, perch\u00e9 pi\u00f9 di tutti era un poeta autentico e un musicista che ha creduto, sino in fondo, alla bella illusione di poter utilizzare lo strumento della musica leggera per portare un elemento di riflessione critica sulla societ\u00e0.<\/p>\n<p>Viceversa, abbiamo scelto Battisti come avremmo potuto scegliere Morandi o la Zanicchi o mille altri dello stesso tipo; con l&#8217;aggravante, nel caso di Battisti, che lui ha cercato di accreditarsi come un personaggio molto pi\u00f9 autentico dei suoi congeneri, addirittura come un modello &quot;alternativo&quot; per la generazione degli anni Settanta, mentre era solo pi\u00f9 furbo e pi\u00f9 sfrontato. Intendiamo dire che fra Orietta Berti che cantava <em>Io, tu e le rose<\/em> e Battisti che cantava <em>Che ne sai tu di un campo di grano \/ l&#8217;armonia di un amore profano<\/em>, noi preferiamo mille volte Orietta Berti: perch\u00e9 non cercava di sembrare quello che non era; perch\u00e9 cantava senza schermi canzonette francamente sciocchine e melense. Poteva piacere o non piacere; prendere o lasciare.<\/p>\n<p>Meglio, mille volte meglio lei che i furbetti che strizzavano l&#8217;occhio alle mode giovanili pi\u00f9 vacue e insulse, ma con arie da intellettuali o, quanto meno, da persone veraci. Altro che veraci: burattini fabbricati in serie per fare cassetta il pi\u00f9 possibile.<\/p>\n<p>I testi delle canzoni di Tenco sono quasi sempre profondamente poetici. E i migliori sono quelli nei quali egli sa toccare le corde di un esistenzialismo scarno e disadorno, di un anti-romanticismo brutalmente sincero.<\/p>\n<p><em>&quot;Mi sono innamorato di te<\/em><\/p>\n<p><em>perch\u00e9 non avevo niente da fare<\/em><\/p>\n<p><em>di giorno volevo qualcuno da incontrare<\/em><\/p>\n<p><em>la notte volevo qualcosa da sognare.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Nessuno, in Italia, aveva mai parlato cos\u00ec dell&#8217;amore.<\/p>\n<p>I giovani cantanti commerciali, che avevano strizzato l&#8217;occhiolino della protesta sociale quando il vento sembrava tirare (ir)resistibilmente da sinistra, non avevano saputo dire cose molto pi\u00f9 intelligenti di Claudio Villa. Si pensi, tanto per fare un esempio, alle parole di Gianni Morandi nella canzone <em>In ginocchio da te<\/em>:<\/p>\n<p><em>&quot;Ritorner\u00f2 in ginocchio da te,<\/em><\/p>\n<p><em>l&#8217;altra non \u00e8, non \u00e8 niente per me;<\/em><\/p>\n<p><em>ora lo so, ho sbagliato perch\u00e9&#8230;&quot;<\/em>:<\/p>\n<p>bastano tre versi per non aver pi\u00f9 voglia di ascoltare il resto.<\/p>\n<p>Banalit\u00e0, banalit\u00e0 senza fine: e, per giunta, mancanza di dignit\u00e0: il ritorno in &quot;ginocchio&quot; dalla donna tradita; il deprezzamento dell&#8217;altra, con cui pure c&#8217;\u00e8 stata un storia; e cos\u00ec via a capofitto, verso gli stereotipi pi\u00f9 insulsi e mortificanti dei buoni sentimenti di bravo ragazzo borghese. Che tristezza infinita.<\/p>\n<p>Tenco, quando parla dell&#8217;amore (ed \u00e8 la parte migliore della sua produzione: il Tenco &quot;politico&quot;, siamo spiacenti per i suoi ammiratori, non \u00e8 neanche minimamente all&#8217;altezza di questa), sa farlo con la semplicit\u00e0 dei grandi. Che \u00e8 semplicit\u00e0 solo apparente: la differenza con la semplicioneria sciatta e volgare dei cantanti furbetti sta nell&#8217;intensit\u00e0 del tono poetico complessivo, nel rigore formale, nella pulizia morale, nella semplicit\u00e0 altrettanto geniale dell&#8217;arrangiamento musicale.<\/p>\n<p>Si prenda una qualsiasi canzone d&#8217;amore di Tenco, ad esempio <em>Quasi sera.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quasi sera.<\/em><\/p>\n<p><em>e tu eri con me<\/em><\/p>\n<p><em>eravamo seduti<\/em><\/p>\n<p><em>accanto al mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Quasi sera<\/em><\/p>\n<p><em>e l\u00e0 sopra la sabbia<\/em><\/p>\n<p><em>c&#8217;erano ancora i segni<\/em><\/p>\n<p><em>del nostro amore&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ricordo che tu mi parlavi<\/em><\/p>\n<p><em>io stavo guardando<\/em><\/p>\n<p><em>una vela passare:<\/em><\/p>\n<p><em>era bianca, era gonfia di vento<\/em><\/p>\n<p><em>era l&#8217;ultima vela<\/em><\/p>\n<p><em>era ormai quasi sera.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Intimit\u00e0, dolcezza priva di compiacimento, senso inesorabile dello scorrere del tempo, dell&#8217;attimo felice che fugge chiss\u00e0 dove. Tutto \u00e8 misura, grazia, armonia; e, al tempo stesso, rigore quasi austero: nessuna concessione alla rima facile, al quadretto preconfezionato.<\/p>\n<p>Per esempio, si osservi quel <em>eravamo seduti accanto al mare<\/em>; un poetastro non si sarebbe lasciato sfuggire il facile effetto impressionista: <em>eravamo seduti in riva al mare<\/em>. Ma Tenco no, lui vuole la verit\u00e0 delle cose e non i fronzoli: <em>accanto al mare<\/em>, perch\u00e9 il mare \u00e8 l\u00ec, vicinissimo, \u00e8 il terzo personaggio della scena, silenzioso eppure partecipe; quindi sta <em>accanto<\/em>, come un amico, non <em>di fronte<\/em> o <em>in riva,<\/em> come un paesaggio da cartolina; una cartolina da quattro soldi.<\/p>\n<p>E adesso si confronti questa sincerit\u00e0 disarmata, questa verit\u00e0 intensamente sofferta, disadorna, con le elucubrazioni narcististiche e pseudo-intellettuali e pseudo-profonde dell&#8217;ineffabile ditta commerciale Battisti-Mogol:<\/p>\n<p><em>&quot;Che ne sai tu di un campo di grano<\/em><\/p>\n<p><em>poesia di un amore profano<\/em><\/p>\n<p><em>che ne sai, che ne sai, che ne sai,<\/em><\/p>\n<p><em>tu che ne sai.<\/em><\/p>\n<p><em>Conosci me, la mia realt\u00e0<\/em><\/p>\n<p><em>tu sola sai se \u00e8 vero o no<\/em><\/p>\n<p><em>che credo in Dio.<\/em><\/p>\n<p><em>Davanti a me sta un&#8217;altra vita<\/em><\/p>\n<p><em>la nostra \u00e8 gi\u00e0 finita<\/em><\/p>\n<p><em>e nuove notti e nuovi giorni:<\/em><\/p>\n<p><em>cara, non odiarmi se puoi.&quot;<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 perfino imbarazzante il tono di pretenzioso barocchismo che vorrebbe essere semi-ermetico e semi-ribellistico, mentre \u00e8 solo tremendamente <em>kitsch.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec come lo sono i testi apertamente dedicati a un anarchismo spicciolo, che sa pi\u00f9 di figlio di pap\u00e0 in cerca di emozioni di seconda mano, che non di autentica, personale e sofferta presa di coscienza di un malessere interiore, che \u00e8 anche sociale.<\/p>\n<p><em>&quot;E guidare a fari spenti<\/em><\/p>\n<p><em>nella notte per vedere<\/em><\/p>\n<p><em>se \u00e8 poi cos\u00ec difficile morire&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Terribile; semplicemente pietoso.<\/p>\n<p>Il malessere, l&#8217;inquietudine giovanile, il senso di soffocamento e il bisogno di freschezza e d&#8217;aria pura emergono invece senza sforzo, e senza orpelli, da moltissime canzoni di Luigi Tenco; valga per tutti <em>Un giorno dopo l&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un giorno dopo l&#8217;altro<\/em><\/p>\n<p><em>il tempo se ne va<\/em><\/p>\n<p><em>le strade sempre uguali<\/em><\/p>\n<p><em>le stesse case.<\/em><\/p>\n<p><em>Un giorno dopo l&#8217;altro<\/em><\/p>\n<p><em>e tutto \u00e8 come prima<\/em><\/p>\n<p><em>un passo dopo l&#8217;altro<\/em><\/p>\n<p><em>la stessa vita.<\/em><\/p>\n<p><em>E gli occhi intorno cercano<\/em><\/p>\n<p><em>quell&#8217;avvenire che avevano sognato<\/em><\/p>\n<p><em>ma i sogni sono ancora sogni<\/em><\/p>\n<p><em>e l&#8217;avvenire \u00e8 ormai quasi passato&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Oppure si pensi al tema del ricordo, del ricordo d&#8217;amore. Ecco come lo tratta Battisti; anzi, come lo tratta Mogol: perch\u00e9 tutte le pi\u00f9 famose canzoni di Battisti parlano attraverso i testi di Mogol (ma un cantautore non dovrebbe scrivere da s\u00e9 musica <em>e<\/em> parole?):<\/p>\n<p><em>&quot;Mi ritorni in mente<\/em><\/p>\n<p><em>bella come sei<\/em><\/p>\n<p><em>forse ancor di pi\u00f9;<\/em><\/p>\n<p><em>mi ritorni in mente<\/em><\/p>\n<p><em>dolce come mai,<\/em><\/p>\n<p><em>forse ancor di pi\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Un angelo caduto in volo<\/em><\/p>\n<p><em>Questo tu ora sei&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Si noti quel <em>bella come sei, forse ancor di pi\u00f9<\/em> (molto originale!); oppure quell&#8217;<em>angelo caduto in volo,<\/em> uno dei <em>topoi<\/em> pi\u00f9 atrocemente abusati nella storia della letteratura d&#8217;ogni tempo e paese.<\/p>\n<p>E si faccia il confronto con <em>Lontano, lontano<\/em> di Tenco:<\/p>\n<p><em>&quot;E lontano, lontano nel tempo<\/em><\/p>\n<p><em>qualche cosa negli occhi di un altro<\/em><\/p>\n<p><em>ti far\u00e0 ripensare a quegli occhi<\/em><\/p>\n<p><em>a quegli occhi che ti amavano tanto.<\/em><\/p>\n<p><em>E lontano, lontano nel mondo<\/em><\/p>\n<p><em>nel sorriso sulle labbra di un altro<\/em><\/p>\n<p><em>troverai quella mia timidezza<\/em><\/p>\n<p><em>per cui tu mi prendevi un po&#8217; in giro&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>Semplicit\u00e0, non banalit\u00e0. Si noti l&#8217;espressione <em>a quegli occhi che ti amavano tanto<\/em>, l\u00e0 dove un canzonettiere da cassetta avrebbe colto il ghiotto boccone, dicendo: <em>a quegli occhi tu amavi tanto.,<\/em> che avrebbe tolto ogni freschezza e originalit\u00e0 al concetto. E poi la disarmante franchezza con cui l&#8217;autore parla della propria timidezza con le donne: la vera virilit\u00e0 non ha bisogno di atteggiamenti da super-maschio, come avviene continuamente, con stucchevole monotonia, nelle canzoni di Battisti-Mogol:<\/p>\n<p><em>&quot;Dieci ragazze per me<\/em><\/p>\n<p><em>posson bastare;<\/em><\/p>\n<p><em>dieci ragazze per me<\/em><\/p>\n<p><em>voglio dimenticare&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p>E bravo il nostro maschio italiota che si fa dieci ragazze alla volta (o, per meglio dire, vorrebbe farsele: il che \u00e8 un po&#8217; diverso); sicuro di s\u00e9, estroverso, disinibito, un po&#8217; bullo: cacciatore per natura e per vocazione. Lui s\u00ec che ci sa fare con le donne.<\/p>\n<p>Qualcuno potrebbe obiettare che l&#8217;originalit\u00e0 di Battisti risiede nella sue soluzioni musicali; perch\u00e9 i testi, appunto, non sono suoi (certo che non sono suoi: quando ha litigato con Mogol, pare per motivi di soldi, \u00e8 retrocesso immediatamente da astro di prima grandezza al malinconico ruolo di ex ragazzo prodigio). Insomma qualcuno dir\u00e0 che bisogna giudicare la musica delle canzoni di Battisti e non le parole.<\/p>\n<p>Ammesso &#8211; tuttavia &#8211; e non concesso che si possa compiere una simile operazione, dal momento che una canzone \u00e8 una unit\u00e0 inscindibile di parole e musica, dobbiamo chiarire un punto. Qui non vogliamo approfondire l&#8217;aspetto <em>tecnico<\/em> della musica di Tenco e di Battisti; non stiamo scrivendo per i critici musicali, ma per coloro che, oltre ad amare la musica, sono interessati al rapporto che esiste fra la musica e la societ\u00e0, la cultura, i comportamenti collettivi.<\/p>\n<p>Ora, la musica di Tenco \u00e8 perfettamente coerente e funzionale ai testi letterari delle sue canzoni: si armonizza con essi, li accompagna con estrema naturalezza, ne sottolinea asprezze e abbandoni, furie e malinconie.<\/p>\n<p>La musica di Battisti, al contrario, \u00e8 incongrua rispetto ai testi: va per conto suo. Inoltre ama gli effetti facili, le ridondanze barocche, i bruschi giri di frase che hanno il solo scopo di creare stupore e, se possibile, aumentare l&#8217;adrenalina nell&#8217;ascoltatore. Tale, ad esempio, l&#8217;improvviso scoppio di tempesta (sottolineato dal furioso rullare della batteria), appunto in <em>Mi ritorni in mente<\/em>, dopo un inizio straordinariamente mellifluo e romantico, come studiato per attirare il pubblico ignaro in un tranello:<\/p>\n<p><em>&quot;Ma c&#8217;\u00e8 qualcosa che non scordo,<\/em><\/p>\n<p><em>che non scordo,<\/em><\/p>\n<p><em>che non scordo &#8211; uh!<\/em><\/p>\n<p><em>Quella sera,<\/em><\/p>\n<p><em>ballando insieme a te, ecc&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Ma in che cosa consiste, esattamente, la furbizia commerciale delle canzoni di Battisti? Perch\u00e9 le abbiamo prese ad esempio paradigmatico di una involuzione del gusto e della mentalit\u00e0 dei giovani dei primi anni Settanta? Consiste nell&#8217;aver gettato, spregiudicatamente, sul mercato musicale ondate su ondate di musica piccolo-borghese, nel senso peggiore del termine, travestita e paludata da musica libertaria e perfino contestatrice.<\/p>\n<p>Canticchiando le canzonette di Battisti, milioni di giovani italioti d&#8217;ambo i sessi si sono sentiti in gamba, emancipati, simpaticamente ribelli, bei tenebrosi, irresistibili maschioni e super-femmine pi\u00f9 che mai arrapanti. Si sono immaginati di aver gi\u00e0 fatto chiss\u00e0 quale rivoluzione dei costumi e della mentalit\u00e0, mentre tutto si riduceva al culto della motocicletta potente, giapponese, tutta cromata, ecc.; e, magari, a qualche spinello e a qualche canna fumati di nascosto nei cessi del liceo di provincia.<\/p>\n<p>Che tristezza.<\/p>\n<p>In questo senso, Lucio Battisti \u00e8 stato un grande corruttore della giovent\u00f9. Ha chiuso il cerchio di quella mutazione antropologica che Pasolini tanto temeva: quella in cui il figlio dell&#8217;operaio e del borgataro avrebbero smesso di pensare da operai e da borgatari e avrebbero cominciato a pensare, parlare, vestire come il figlio del borghese.<\/p>\n<p>Del resto, non \u00e8 nemmeno il caso di sopravvalutare il personaggio Battisti.<\/p>\n<p>Anche lui \u00e8 stato un prodotto di quella mutazione antropologica; solo che ha fiutato il cambio del clima socio-culturale e ha sfruttato il vento becero del riflusso, verso gli ideali piccolo borghesi di tipo intimistico-estetizzante: la donna, la moto, l&#8217;auto di grossa cilindrata&#8230; Alla commovente ingenuit\u00e0 degli anni Sessanta erano succeduti la furbizia commerciale degli anni Settanta, l&#8217;osceno ammiccamento verso i miti pi\u00f9 triti e pi\u00f9 banali del consumismo spicciolo.<\/p>\n<p>Queste cose, in verit\u00e0, le avevano gi\u00e0 dette Patrizia Violi e Gianni Borgna; ma erano rimaste voci isolatissime.<\/p>\n<p>Per anni e anni, il culto di Lucio Battisti ha imperversato, assumendo aspetti di sincretismo religioso-calcistico: le due cose pi\u00f9 sacre agli italioti di sempre, la religione da sacrestia e il rito della curva sud.<\/p>\n<p>Scrive Gianni Borgna nella sua <em>Storia della canzone italiana<\/em> (Roma-Bari, Laterza Editore, 1985, pp. 197-198):<\/p>\n<p><em>&quot;\u00abPerch\u00e9 piace Battisti?\u00bb, si \u00e8 chiesta una volta Patrizia Violi. Ed ha risposto: Battisti piace perch\u00e9 incarna la categoria del &#8216;moderno&#8217;, perch\u00e9 esprime in forma compiuta l&#8217;imperativo a cui sembra adeguarsi la quasi totalit\u00e0 della produzione musicale in Italia: produrre surrogati scadenti di comportamenti emancipati. La &#8216;modernit\u00e0&#8217;, assunta come mito, \u00e8 divenuta infatti forma di interpretazione della realt\u00e0 propria delle classi medie: un impegno sociale cui \u00e8 necessario conformarsi e adeguarsi, pena l&#8217;esclusione dal grande rito della socializzazione della societ\u00e0 contemporanea. Il consumo del &#8216;moderno&#8217;, inteso come totalit\u00e0 del consumo culturale del ceto medio, permette di assumere il comportamento e il linguaggio del cambiamento, dl nuovo, senza costringere mai a una effettiva modificazione della propria realt\u00e0, a una trasformazione reale della vita e dei propri rapporti con essa. Nella canzone tale operazione di riconferma tranquillizzante si compie essenzialmente a livello linguistico, attraverso la parola apparentemente nuova e liberata. Dietro di lei ci si pu\u00f2 schermire e nascondere, mantenendo inalterata la propria visione del mondo, con la gratificante convinzione di essere esattamente quello che il proprio tempo richiede.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Con la musica di Battisti, pi\u00f9 ancora che col <em>boom<\/em> economico e con l&#8217;Autostrada del Sole, l&#8217;Italia entra veramente, e definitivamente, nell&#8217;universo della modernit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci entra nella maniera pi\u00f9 stupida e banale, con una intera generazione di giovani consumisti che si sentono pure dei leoni di autenticit\u00e0 e dei leoncelli di trasgressione. Ma senza passare certi limiti, se non nel privato pi\u00f9 nascosto. E, perfino l\u00ec, molto pi\u00f9 a parole che nei fatti; anzi, diciamola tutta, esclusivamente a parole.<\/p>\n<p>Alla faccia dei sogni generosi di appena pochi anni prima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 sempre il pericolo, quando si tenta di affrontare l&#8217;evoluzione, o meglio l&#8217;involuzione, della musica leggera italiana fra gli anni Sessanta e i Settanta, di cadere<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30171,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[92],"class_list":["post-24391","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-musica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-musica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24391","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24391"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24391\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30171"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24391"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24391"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24391"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}