{"id":24389,"date":"2017-01-22T11:14:00","date_gmt":"2017-01-22T11:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/22\/da-kadesh-1275-a-c-a-oggi-a-d-2017\/"},"modified":"2017-01-22T11:14:00","modified_gmt":"2017-01-22T11:14:00","slug":"da-kadesh-1275-a-c-a-oggi-a-d-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/01\/22\/da-kadesh-1275-a-c-a-oggi-a-d-2017\/","title":{"rendered":"Da Kadesh, 1275 a. C., a oggi, A. D. 2017"},"content":{"rendered":"<p>La sanguinosa battaglia di Kadesh (o Qade\u0161), combattuta fra un&#8217;armata egiziana ed una ittita sulle rive del fiume Oriente, verso la fine di maggio del 1275, \u00e8 nota fra gli studiosi di storia antica principalmente per tre motivi.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che si tratta del pi\u00f9 remoto fatto d&#8217;armi della storia di cui siamo discretamente documentati, grazie a tre fonti antiche; anche se due di esse &#8212; il <em>Poema dello scriba Pentaur<\/em> e i <em>Bollettini di Kadesh<\/em>, incisi in altrettante redazioni, su sette monumenti costruiti a quello scopo &#8212; sono esclusivamente egiziane.<\/p>\n<p>Il secondo motivo \u00e8 che la battaglia \u00e8 stata seguita dal primo trattato internazionale del quale ci siano pervenute le norme precise, stipulate fra le due potenze, Egitto e Impero ittita: il Trattato di Kadesh, di cui sono sopravvissute diverse copie, scritte nella lingua della diplomazia internazionale dell&#8217;epoca, l&#8217;accadico.<\/p>\n<p>Il terzo motivo, e il pi\u00f9 sconcertante, \u00e8 che, a dispetto di questa documentazione relativamente abbondante, e, per taluni aspetti della battaglia, perfino minuziosa, con tanto di nomi delle varie divisioni e corpi d&#8217;armata, e il numero dei carri da guerra impiegati dall&#8217;una e dall&#8217;altra parte, non sappiamo quasi nulla del suo esito effettivo, perch\u00e9 siamo praticamente schiacciati dal peso della roboante propaganda di colui che, a torto o a ragione, volle proclamarsene ai quattro venti il solo vincitore: il faraone Ramses II, avvantaggiato dal fatto che il suo rivale, il re ittita Muwatallis II, probabilmente gi\u00e0 malato (e che infatti, a differenza di lui, non partecip\u00f2 personalmente allo scontro), mor\u00ec poco dopo, lasciandogli campo libero in fatto di guerra propagandistica. In pratica, sappiamo parecchi particolari dell&#8217;antefatto dell&#8217;epica battaglia; sappiamo molte cose del suo svolgimento effettivo; e sappiamo, per concludere, in quali termini la diplomazia delle due potenze coinvolte decise di porre fine alla guerra, fissando le rispettive zone d&#8217;influenza nel Vicino Oriente. Ma non sappiamo la cosa pi\u00f9 importante, o, almeno, non la sappiamo con un ragionevole margine di sicurezza: e cio\u00e8 chi abbia vinto, e chi abbia perso.<\/p>\n<p>Situazione paradossale, e, tutto sommato, abbastanza umiliante per la pretesa di noi moderni di sapere tutto del passato; o, almeno, umiliante per quegli storici i quali mostrano di considerare la propria disciplina come una specie di scienza. Strana scienza davvero, alla quale mancano, sul pi\u00f9 bello, le informazioni decisive; cosa che avviene, quasi come una beffa del destino, proprio l\u00e0 dove disponiamo di una quantit\u00e0 di notizie decisamente insolita per la storia pi\u00f9 antica, il che tenderebbe a farci pensare che, dopotutto, siamo in grado di sapere, con ragionevole approssimazione, almeno la cosa essenziale: chi ha vinto e chi ha perso un grande fatto d&#8217;armi, combattuto in campo aperto e non dopo un lungo assedio sotto le mura d&#8217;una fortezza. Se si pu\u00f2 definire &quot;scienza&quot; una disciplina di questo genere, o se la si pu\u00f2 pensare come una disciplina di tipo scientifico, allora vuol dire che dobbiamo davvero chiarirci le idee su che cosa si debba intendere per &quot;scienza&quot;. Se, infatti, vi sono delle scienze naturali, come la meteorologia, che possiedono uno scarsissimo potere predittivo, non ve ne \u00e8 per\u00f2 alcuna che non sappia nemmeno di che cosa, esattamente, si stia occupando: situazione peraltro comune ad altre cosiddette &quot;scienze dello spirito&quot;, come la sociologia o la psicologia, e tale che dovrebbe far passare la voglia di parlare, per esse, di &quot;scienze&quot;, e sia pure in senso ampio e generico.<\/p>\n<p>Ecco come il noto scrittore, giornalista e storico dell&#8217;arte Philipp Vandenberg (pseudonimo di Hans Dietrich Hartel, nato a Breslavia nel 1941), ha riassunto gl&#8217;imbarazzanti termini della questione (da: P. Vandenberg, <em>Ramsete il Grande<\/em>; titolo originale: <em>Ramses der Grosse<\/em>, Bern und M\u00fcnchen, Scherz Verlag, 1977; traduzione dal tedesco di Adriano Caiani, Milano, Sugar &amp; Co. Edizioni, 1978, pp. 95-96):<\/p>\n<p><em>Sia nel Chatti che in Egitto troviamo documenti storici che parlano del confitto tra i due paesi. Ma Muvatallis non ebbe il tempo di tramandarci le sue eroiche gesta, essendo morto subito dopo la battaglia. L&#8217;incarico di raccontarcele pass\u00f2 ai di lui successori: Chattusil III e Tudhalija IV.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella terra del Nilo le cose andarono diversamente: tornato a casa, Rasmses diede inizio alla pi\u00f9 mastodontica campagna propagandistica che l&#8217;Egitto avesse mai conosciuto. Resoconti, poesia, raffigurazioni in rilievo non tararono a parlare di vittoria in tutti i grandi templi dell&#8217;impero, esaltando il divino eroismo del Superman: a Tebe, ad Abydo, nel Ramesseum, a Medinet Habu e ad Abu Simbel i testi illustrati gonfiano esageratamente l&#8217;impresa del suo quinto anno di regno.<\/em><\/p>\n<p><em>Alan Gardiner [celebre egittologo britannico, 1879-1963, autore di una quindicina di opere sulla civilt\u00e0 egizia] afferm\u00f2 che &quot;il resoconto di Ramses II sulla guerra ittita \u00e8 un fenomeno unico non solo nella letteratura egizia, ma forse nella letteratura mondiale&quot; e che al confronto persino l&#8217;avventurosa spedizione della regina Hatshepsut a Ponto [sic; al regno di Punt, forse la Somalia odierna]\u00e8 squallida e scarna, cos\u00ec com&#8217;\u00e8 descritta.<\/em><\/p>\n<p><em>Gli storici che esaminano le fonte, distinguono essenzialmente due documentazioni letterarie contrastanti: una &quot;poesia&quot; sulla battaglia di Kadesh e un &quot;resoconto&quot;. Il &quot;resoconto&quot;, pi\u00f9 breve, si attiene agi avvenimenti che precedettero la battaglia e diventa patetico soltanto cin l&#8217;inizio di essa. La &quot;poesia&quot;, invece, glorifica in forma d&#8217;arte e con tutte le possibili libert\u00e0 il vittorioso sovrano. La &quot;prosa&quot; descrive i due schieramenti, quello egizio e quello ittita; i &quot;versi&quot; parlano invece esclusivamente di Ramses. Questi testi sono redatti in maniera trascuratissima.<\/em><\/p>\n<p><em>Sir Alan Gardiner dice: &quot;I testi sono farraginosi, pieni di ripetizioni. Nessuno scriba del Medio Impero che conoscesse il proprio mestiere avrebbe mai cambiato continuamente &#8211; parlando del faraone &#8212; la prima e la terza persona, n\u00e9 avrebbe usato tre volte di seguito nella cosiddetta &quot;poesia&quot; le medesime parole: &quot;li macellai instancabilmente&quot;. Un&#8217;altra cosa non necessaria \u00e8 quella di darci due volte notizia che ogni carro ittita aveva sopra tre guerrieri. Con molti altri esempi potremmo mettere in luce le lacune stilistiche dell&#8217;autore. Poi non si pu\u00f2 proprio sostenere che tutta questa storia e il modo in cui \u00e8 raccontata siano interessanti&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;autore qui criticato si chiama Ramses. La trascuratezza con cui \u00e8 redatta la &quot;poesia&quot; dipende dal fatto che egli l&#8217;ha dettata con esasperato personalismo. Non pu\u00f2 essere stato che cos\u00ec, visto che nessuno scriba sarebbe stato in grado di esprimere sulla battaglia qualcosa di diverso da ci\u00f2 che il faraone pensava. Questi &quot;versi&quot; testimoniano quindi come il Grande ha parlato e pensato non fu n\u00e9 un porta n\u00e9 un eletto ingegno, ma soltanto un uomo rozzo, egocentrico, spietato capace di passare sui cadaveri, se necessario anche sul proprio. Si ritenne fabbro della sua fortuna, o fu convinto che gli dei di essa fossero a lui debitori.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;avventura di Kadesh finisce cos\u00ec, stando alle parole del Potente, in maniera gloriosa (ma in realt\u00e0 \u00e8 stata un mezzo fallimento). Ecco come la descrive:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando Sua Maest\u00e0 felice si fu avvicinato all&#8217;Egitto con i suoi prodi, i suoi soldati e i suoi carristi &#8212; la vita, la durata e la felicit\u00e0 erano con lui, insieme con tutti gli d\u00e8i e le dee e con tutti i Paesi che lodavano le sue belle sembianze &#8212; venne felice alla casa di Ramses il vittorioso [nella capitale: Per Ramses, n. d. A.] e ripos\u00f2 nel suo palazzo pieno di vita come Ra sul suo tronco [sic], e gli d\u00e8i salutarono il suo Ka e gli dissero: benvenuto a te, figlio nostro diletto, Ramses, amato da Amon! Essi gli diedero milioni di giubilei e l&#8217;eternit\u00e0 sul trono del padre suo Atum. E tutti i Paesi e le Terre straniere giacquero sotto i suoi piedi&quot;.<\/em><\/p>\n<p>In realt\u00e0, tutto quel che possiamo arrischiarci a dire sull&#8217;esito della celebre battaglia \u00e8 che Ramses II, bench\u00e9 i testi egizi celebrino con enfasi ossessiva le sue prodezze sul campo di battaglia e le stragi di nemici che fece con le sue stesse mani, quasi certamente comp\u00ec un grave errore strategico iniziale, lasciando sorprendere la sua avanguardia da un improvviso attacco ittita e riuscendo poi, ma solo con molta fatica, a ristabilire la situazione e ad assicurarsi, forse, una certa prevalenza, non tuttavia abbastanza da forzare la linea del fiume Oronte, n\u00e9 da osare l&#8217;assalto contro la fortezza di Kadesh, nella quale i nemici si erano infine trincerati. Le perdite di entrambe le armate sono sconosciute; comunque, se pure fu una vittoria egiziana, di certo fu una vittoria di Pirro.<\/p>\n<p>Ci siamo soffermati su questa ambigua e complessa vicenda storiografica per poter fare una riflessione sulla realt\u00e0 odierna, non solo con riferimento alla storia militare, ma alla storia <em>tout-court<\/em>, anzi, anche alla cronaca e all&#8217;informazione quotidiana. Il 20 gennaio 2017 ha avuto luogo l&#8217;insediamento ufficiale del neoeletto presidente statunitense Donald Trump, evento che, naturalmente, data la rilevanza della politica americana per tutti gli equilibri geopolitici, \u00e8 stato seguito dai <em>mass media<\/em> di tutto il mondo, i quali hanno abbondantemente riferito sia del suo discorso, sia delle reazioni e specialmente delle manifestazioni e degli scontri che hanno contrassegnato la risposta dei giovani simpatizzanti dello sconfitto Partito Democratico.<\/p>\n<p>Ebbene: ai nostri discendenti che verranno fra due, tre o quattromila anni, ammesso e non concesso che, nel quinto millennio dopo Cristo, l&#8217;umanit\u00e0, o almeno la civilt\u00e0, esisteranno ancora, e che qualcosa del nostro presente storico sar\u00e0 giunta fino a loro (gli antichi Egiziani, almeno, le loro storie le scolpivano sulle pareti e sulle colonne dei loro grandiosi templi, destinati a sfidare i millenni; mentre noi affidiamo quasi tutte le nostre memorie a un mezzo &quot;virtuale&quot; come la rete informatica, che un semplice <em>blackout<\/em> \u00e8 capace di mettere in crisi fin da ora, per non parlare di quel che avverr\u00e0 fra 4.000 anni) crediamo che non sar\u00e0 facilissimo capire, con un ceto grado di esattezza, che cosa \u00e8 stato l&#8217;insediamento di Trump. Quasi tutti i giornali e i telegiornali delle varie reti televisive, in Italia, ma anche in moltissimi altri Paesi europei ed extra europei, non si sono minimamente sforzati di nascondere il loro disappunto per la vittoria di Trump nelle recenti elezioni presidenziali americane, n\u00e9 per il suo ingresso odierno alla Casa Bianca. I giovani e le donne, o meglio, le attardate femministe, che in molti luoghi hanno espresso, pi\u00f9 o meno rabbiosamente, tutto il loro disappunto e la loro indignazione per l&#8217;affronto che costui ha fatto, vincendo, alle loro convinzioni <em>politicially correct<\/em>, ha trovato pronta ed entusiastica eco sui mezzi d&#8217;informazione di mezzo mondo, conditi e infarciti di aggettivi, di avverbi e di espressioni che suonavano come altrettante irrevocabili condanne morali dell&#8217;antipatico neoeletto. Il dubbio che prender\u00e0 le generazioni future, se e quando sapranno che, nel 2017, a un presidente americano di nome Barack Obama, il primo afroamericano nella storia della Casa Bianca, \u00e8 succeduto un presidente democratico decisamente conservatore, sar\u00e0 di capire attraverso quale azione di forza, quale colpo di Stato, o, quanto meno, quale indebita pressione morale e materiale un cos\u00ec indegno personaggio abbia potuto prendere le redini della nazione egemone del pianeta. E le roventi proteste che hanno contrassegnato il passaggio delle consegne fra il nero democratico e il bianco repubblicano, dato che si sono svolte in quella che \u00e8 da quasi tutti ritenuta come la pi\u00f9 antica e prestigiosa democrazia, fra quelle sorte in et\u00e0 moderna, fanno pensare che costui non abbia vinto le elezioni in maniera assolutamente democratica, ma che si sia imposto sulle punte delle baionette di qualche esercito mercenario. Altrimenti, perch\u00e9 gli sconfitti non avrebbero accettato serenamente il responso selle urne, come si usa fare, appunto, in democrazia? E perch\u00e9 i democratici mezzi d&#8217;informazione del pianeta hanno fornito le notizie in una luce cos\u00ec negativa per il nuovo presidente?<\/p>\n<p>Cos\u00ec come noi, oggi, non riusciamo a capire chi abbia vinto, tremila e trecento anni fa, la battaglia di Kadesh, cos\u00ec in un futuro forse neanche cos\u00ec lontano, chi vivr\u00e0 non riuscir\u00e0 a capire che cosa ci facesse alla Casa Bianca un &quot;abusivo&quot; come quel Donald Trump, esecrato da tutti i progressisti di ogni lingua e nazione. Certo sar\u00e0 impossibile persuaderli che il buon Obama vincitore di un premio Nobel per la Pace, abbia portato l&#8217;America e il mondo pi\u00f9 vicino alla terza guerra mondiale, di chiunque altro prima di lui; e che una vittoria elettorale della sua collega Hillary Clinton avrebbe significato un ulteriore avvicinamento, forse irreparabile, a quella soglia fatale. Ancora pi\u00f9 improbabile sar\u00e0 che i posteri riescano a capire perch\u00e9 mai il papa Francesco, che andava d&#8217;amore e d&#8217;accordo con il musulmano Obama e con la signora Clinton, favorevole ad aborto, matrimoni omosessuali e adozioni gay, non parlasse mai, per\u00f2, del genocidio dei cristiani nel Medio Oriente, e paragonasse a Hitler proprio quel Trump che difendeva i valori cristiani. S\u00ec, crediamo che questa sar\u00e0 la cosa pi\u00f9 incomprensibile per i posteri, ammesso che riusciranno a capire che lo \u00e8 stata anche per noi: il fatto che la Chiesa cattolica, all&#8217;inizio del terzo millennio, si sentisse in dovere di manifestare un cos\u00ec poco diplomatico fastidio per la vittoria di un presidente eletto dal popolo, quando avrebbe avuto tante cose delle quali occuparsi, in casa propria e per la sua sopravvivenza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sanguinosa battaglia di Kadesh (o Qade\u0161), combattuta fra un&#8217;armata egiziana ed una ittita sulle rive del fiume Oriente, verso la fine di maggio del 1275,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[125],"class_list":["post-24389","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-egitto"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24389","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24389"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24389\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24389"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24389"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24389"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}