{"id":24367,"date":"2016-02-14T08:45:00","date_gmt":"2016-02-14T08:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/14\/il-culto-e-le-attivita-sociali-che-cosa-viene-prima-nella-prospettiva-cattolica\/"},"modified":"2016-02-14T08:45:00","modified_gmt":"2016-02-14T08:45:00","slug":"il-culto-e-le-attivita-sociali-che-cosa-viene-prima-nella-prospettiva-cattolica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/02\/14\/il-culto-e-le-attivita-sociali-che-cosa-viene-prima-nella-prospettiva-cattolica\/","title":{"rendered":"Il culto e le attivit\u00e0 sociali: che cosa viene prima, nella prospettiva cattolica?"},"content":{"rendered":"<p>Sulla figura del venerabile Pietro Domenico Trabattoni (1848-1930), che fu, per circa mezzo secolo, il parroco di un paese del Lodigiano, Maleo, e che profuse immense energie per la crescita morale e materiale dei suoi abitanti, in gran parte contadini di modestissime condizioni socio-economiche, esistono diversi studi e biografie; senza contare il fatto che, essendo <em>in itinere<\/em> il processo di beatificazione, altri materiali sono allo studio e certamente aiuteranno a comprendere sempre meglio la sua opera e il contesto sociale e culturale in cui si svolse.<\/p>\n<p>Non tocca a noi, pertanto, dare giudizi o patenti di santit\u00e0, e tanto meno negarli; quel che vogliamo fare, in questa sede, \u00e8 svolgere una breve riflessione sul reciproco rapporto in cui stanno, e devono stare, le attivit\u00e0 propriamente religiose di un sacerdote, il culto, la santificazione delle anime, e quelle di tipo sociale, quali l&#8217;organizzazione sindacale, la promozione di iniziative miranti ad un miglioramento delle condizioni materiali dei suoi parrocchiani, della loro istruzione, del livello di vita, della piena consapevolezza dei diritti e dei doveri del buon cittadino. E abbiamo scelto di prendere le mosse dalla figura di Pietro Trabattoni, sia perch\u00e9 egli fu un sacerdote estremamente impegnato nella promozione sociale dei suoi parrocchiani, sia, soprattutto, perch\u00e9 alcuni hanno voluto vedere in lui, e portare ad esempio, la figura del perfetto sacerdote, tanto coinvolto nell&#8217;opera pastorale vera e propria, quanto in quella rivolta alla sfera sociale, sindacale, mutualistica e, anche, apertamente politica.<\/p>\n<p>Di conseguenza, nel nostro ragionamento avremo quale punto di riferimento non tanto la figura di Trabattoni in se stessa, ma ci\u00f2 che di essa hanno voluto fare i cattolici &quot;progressisti&quot;, socialmente e politicamente &quot;impegnati&quot; (in quale direzione, lo sanno tutti: perci\u00f2 tanto varrebbe che loro stessi si qualificassero, come solo talvolta fanno, &quot;cattolici di sinistra&quot;, tanto per sgombrare il campo da ogni inutile ambiguit\u00e0): vale a dire un simbolo e una bandiera di ci\u00f2 che dovrebbe essere, e che dovrebbe fare, un &quot;vero&quot; prete moderno. Laddove l&#8217;aggettivo &quot;moderno&quot; sta a indicare che il prete, secondo loro, nella societ\u00e0 attuale, non potrebbe pi\u00f9 essere in alcun modo un buon prete, qualora si &quot;limitasse&quot; a fare quel che i preti hanno sempre fatto prima dell&#8217;avvento della modernit\u00e0: curare la salute delle anime e testimoniare il Vangelo, conservando la sua identit\u00e0 di prete e senza voler surrogare altre figure sociali, per quanto attualmente manchevoli o difettose, quali quella dell&#8217;agitatore politico, dell&#8217;organizzatore sindacale, eccetera, ma, soprattutto, senza far sua la prospettiva &quot;orizzontale&quot;, immanentistica, venata &#8212; o piuttosto inquinata &#8212; di lotta di classe, insomma in concorrenza con ideologie laiche, materialiste e ateistiche, come il socialismo e il comunismo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte &#8212; anche qui \u00e8 opportuno sgombrare il terreno da possibili malintesi &#8212; \u00e8 evidente che un prete secolare vive nel mondo; che la sua vocazione religiosa \u00e8 diversa da quella di un monaco o di una monaca di clausura (diversa, si badi, non certo superiore); e che, essendo immerso nel mondo, e i suoi parrocchiani con lui, non pu\u00f2 certo disinteressarsi delle loro condizioni materiali di vita, cos\u00ec come non potrebbe farlo per le loro condizioni morali e spirituali: cos\u00ec \u00e8 sempre stato, ed \u00e8 giusto che sia. Il santo curato d&#8217;Ars, Jean-Marie Vianney &#8212; tanto per fare un esempio noto a tutti &#8212; non si &quot;limitava&quot; a celebrare le funzioni, a catechizzare i bambini, a confessare le anime, per ore ed ore, fin dalle primissime ore del mattino; ma fin da subito, appena giunto nella sua minuscola parrocchia, in quell&#8217;angolino di Francia apparentemente dimenticato da Dio e dagli uomini, si interess\u00f2 e si impegn\u00f2 per il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi parrocchiani. Solo che lo fece &#8212; e questo, forse, \u00e8 appunto quel che piace poco, o apertamente dispiace, a certi cattolici di sinistra &#8212; non gi\u00e0 in un&#8217;ottica modernista, ma antimodernista; non adottando il punto di vista del mondo moderno, ma proponendo, in tutta la sua austera purezza, l&#8217;ideale eterno del Vangelo; e insomma non facendo assolutamente nulla che potesse suonare come un riconoscimento, e sia pure implicito, nei confronti della deriva della societ\u00e0 verso i falsi miti e gli idoli blasfemi della modernit\u00e0 (il progresso, il denaro, il successo), ma affrontando a muso duro i vizi, e chiamandoli con il loro nome, senza false indulgenze o ipocriti compromessi. Celebre, in questo senso, \u00e8 stata la sua battaglia contro il vizio del bere e contro il ballo: e tanto ha fatto e tanto si \u00e8 prodigato, che alla fine le numerose osterie del paese han dovuto chiudere, una dopo l&#8217;altra, e le persone, invece di andare a spendere i loro pochi soldi per abbrutirsi con il vino, hanno ritrovato la sobriet\u00e0; mentre i giovani e le giovani hanno compreso i rischi insiti nella promiscuit\u00e0 e nella sensualit\u00e0 della danza e se ne sono astenuti, in vista di un ideale superiore di purezza nel rapporto fra l&#8217;uomo e la donna, e anche nei confronti di se stessi.<\/p>\n<p>Certo, sono battaglie che, oggi, nessun prete avrebbe il coraggio di intraprendere; e, qualora lo facesse, immediatamente verrebbe bollato come retrogrado e oscurantista, e, senza dubbio, ripreso dai suoi stessi superiori, a cominciare dal suo vescovo, e richiamato ad un atteggiamento di maggiore docilit\u00e0, comprensione e accomodamento verso le abitudini della societ\u00e0 moderna. Tacciono, del resto, davanti a scandali ben peggiori del bere o del ballo, i preti e i vescovi dei nostri giorni; hanno praticamente smesso di parlare dell&#8217;aborto, per dirne una; e, semmai, li vediamo impegnati a discettare se e in che misura si possa concedere una equiparazione delle unioni civili al matrimonio religioso; se si possa riaccogliere nella Chiesa i divorziati; se non sia il caso di concedere una qualche forma di riconoscimento anche alle cosiddette unioni omosessuali. Sar\u00e0 per questo che i cattolici progressisti e di sinistra non parlano mai di Jean-Marie Vianney, come non parlano mai di san Pio da Pietrelcina e, soprattutto (per carit\u00e0!) mai e poi mai di san Pio X, che ebbe l&#8217;ardire di porre la scomunica per i preti e i fedeli modernisti? Sar\u00e0 per questo che, parlando di pedagogia e di metodi educativi, hanno sempre in bocca don Lorenzo Milani, e citano in continuazione, come fosse un secondo Vangelo, la \u00abLettera a una professoressa\u00bb, questo libello gonfio di rancore sociale e odio di classe, quasi che compendiasse il <em>non plus ultra<\/em> della carit\u00e0 evangelica; ma si guardano bene dal citare san Giovanni Bosco, che, in quanto a ragazzi, e a ragazzi difficili, \u00e8 stato semplicemente un gigante, di una stoffa con cui si sarebbero potuti fare cento don Milani? Forse perch\u00e9 don Milani si ribellava al suo vescovo, contestava a destra e a manca, schiumava livore contro i suoi confratelli cappellani militari, mentre don Bosco agiva in perfetto spirito di carit\u00e0, ma anche di umilt\u00e0, fedelt\u00e0 e obbedienza ai superiori, al Papa e alla Chiesa tutta? Perch\u00e9 questo \u00e8 il problema: i cattolici di sinistra credono pi\u00f9 a Marx che a Cristo, ma non hanno il fegato di ammetterlo neppure a se stessi; e allora si fabbricano un Ges\u00f9 Cristo tutto loro, con la barba di Che Guevara e il piglio di Karl Marx; un Ges\u00f9 Cristo politico e rivoluzionario, venuto sulla Terra per raddrizzare i torti e sconfiggere l&#8217;odiata borghesia. E in base a questa contraffazione sacrilega, si permettono di distribuire patenti di &quot;autentica fede&quot; cristiana, &quot;misurandola&quot;, ovviamente, in base ai risultati materiali, osservabili e numerabili.<\/p>\n<p>Ma vediamo come ci viene presentata la figura di Pietro Trabattoni nel libro di Annibale Zambarbieri \u00abParrocchia e mondo contadino tra Ottocento e Novecento. Maleo e il parroco Trabattoni\u00bb, Lodi, Centro di Cultura Paolo VI, 1980, pp. 65-67); libro che, diciamolo subito, ha l&#8217;impostazione di una monografia sociologica, e nel quale il fatto religioso appare come del tutto secondario, se non addirittura irrilevante ai fini di delineare la vita di una parrocchia rurale nella svolta fra XIX e XX secolo:<\/p>\n<p><em>\u00abLe strutture e la pratica della piet\u00e0 popolare, la sociabilit\u00e0 favorita dalle confraternite e dal coinvolgimento in riti e cerimonie comuni, la catechizzazione e il radicarsi delle convinzioni religiose, ed anche, per contrappunto, la possibile, incipiente erosione di ataviche credenze, non esauriscono il panorama della parrocchia rurale lombarda tra &#8216;800 e &#8216;900. In questo periodo, l&#8217;istituto parrocchiale assume nuovi compiti che, nella sensibilit\u00e0 di parroci e di fedeli, non vengono considerati come alternativi o contrastanti rispetto alla devozione, ma piuttosto come esplicitazioni nuove di questa; uno sbocco diverso s\u00ec, ma di un&#8217;identica corrente che cerca di raggiungere i campi aperti dalla fase di sviluppo nell&#8217;economia e nei rapporti sociali. N\u00e9 parroci n\u00e9 contadini sanno forse valutarne la portata complessiva, ma comunque giungono confusamente a percepirla. \u00a0Tale trasformazione avviene anche nella piccola comunit\u00e0 rurale di Maleo; in particolare, \u00e8 il suo parroco ad intuire il momento evolutivo e ad intervenire \u00a0di conseguenza. [&#8230;] \u00e8 avvenuto qualcosa di importante: il destino della parrocchia rurale comincia ad esser visto sullo sfondo di un&#8217;economia complessa, dell&#8217;impiego della filanda, della protesta contadina, degli scioperi, dei contratti di lavoro e dell&#8217;emigrazione. Accanto al&#8217;insegnamento della dottrina cristiana, si sente l&#8217;urgenza della formazione \u00a0di propagandisti sociali, dello studio della &quot;Rerum Novarum&quot;, dell&#8217;esame delle proposte di patto colonico. Il parroco ne \u00e8 conscio. Ci sono state conservate due frasi del Trabattoni che esprimono bene, \u00a0magari con un certo gusto del paradossale, tale consapevolezza: &quot;Le funzioni in chiesa sono necessarie; \u00a0non meno per\u00f2 sono necessari i nostri propagandisti sulle piazze&quot;. &quot;Mi preparo alle sedute con i propagandisti, con gli attivisti, con i candidati alle elezioni politiche ed amministrative, come mi preparo alla S. Messa&quot; (&quot;Disquisitio&quot;, p. 1). In altri termini: i doveri cultuali sono posti sullo stesso piano delle attivit\u00e0 di promozione sociale.<\/em><\/p>\n<p><em>Si vorrebbe penetrare nelle pieghe di tali convinzioni. Senza dubbio, rimane costante nel parroco quell&#8217;ispirazione religiosa che intendeva la carit\u00e0 soprattutto come beneficenza, praticata in un quadro di solidificate differenze sociali [&#8230;]. Si tratta di un filo che percorreva \u00a0non sono gli indirizzi pastorali del Trabattoni, ma che legava e connotava istituzioni e orizzonti mentali di gran parte del mondo cattolico. Scrivendo al sindaco del paese, il parroco di Maleo, al momento della sua elezione, afferm\u00f2 di voler collaborare con l&#8217;autorit\u00e0 civile sul terreno &quot;della pubblica moralit\u00e0 e della beneficenza&quot; (lettera del 10 giugno 1884). Molti anni dopo, il 12 marzo 1918, rivolgendosi al commissario governativo, ribadiva di sentirsi ministro di quella religione &quot;il cui primo precetto \u00e8 di sollevare gli indigenti&quot;.[&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>In un momento in cui si disquisiva in sedi prestigiose sull&#8217;essenza del cristianesimo, il parroco rurale, probabilmente ignaro di tali discussioni, sosteneva [nell&#8217;anniversario dell&#8217;istituzione della Societ\u00e0 S. Vincenzo de&#8217; Paoli) che &quot;anima ed essenza del cattolicesimo&quot; era da considerarsi la carit\u00e0. Non solo, ma la risposta veramente efficace ai sofismi e alle negazioni degli illuministi e degli atei, consisteva per lui nelle opere di assistenza ai poveri. L&#8217;esempio dell&#8217;Ozanam gli appariva, in proposito, illuminante [&#8230;].<\/em><\/p>\n<p><em>Il cristianesimo &quot;offeso&quot; nella sua credibilit\u00e0, nei suoi presupposti teorici e storici, andava dunque difeso, per il Trabattoni, certo con l&#8217;istruzione catechistica, con l&#8217;irrobustimento della pratica religiosa, ma soprattutto con l&#8217;esercizio della carit\u00e0. La capacit\u00e0 di guarire, o alleviare, le piaghe della societ\u00e0 diventava la misura dell&#8217;autenticit\u00e0 della fede cristiana.\u00bb<\/em><\/p>\n<p>In questo brano di prosa abbiamo un classico esempio della mentalit\u00e0 cattolica progressista, e ci riferiamo pi\u00f9 all&#8217;Autore che al Trabattoni. Non \u00e8 nostro compito, n\u00e9 possediamo le necessarie competenze, per giudicare un uomo e un sacerdote il cui processo di canonizzazione \u00e8 tuttora in corso; ci limitiamo ad osservare che quelle due frasi: \u00abLe funzioni in chiesa sono necessarie; \u00a0non meno per\u00f2 sono necessari i nostri propagandisti sulle piazze\u00bb e \u00abMi preparo alle sedute con i propagandisti, con gli attivisti, con i candidati alle elezioni politiche ed amministrative, come mi preparo alla S. Messa\u00bb, se autentiche, sono indegne di un sacerdote e mostrano fino a che punto la smania modernista pu\u00f2 contaminare il ministero sacerdotale (\u00e8 vero che attivismo sociale e modernismo sono due cose diverse; ma, in pratica, vediamo che spesso convergono e hanno quali protagoniste le stesse persone: valga per tutti il caso di Romolo Murri). Diciamo meglio: non l&#8217;attivismo sociale in se stesso, ma lo spirito con il quale viene esercitato. Non c&#8217;\u00e8 nulla di male, infatti, al contrario, nel desiderare per i propri parrocchiani un pi\u00f9 alto livello di istruzione; dei salari pi\u00f9 consoni e un pi\u00f9 decente livello di vita; o, infine, un maggiore senso di partecipazione alla vita comune e, quindi, anche un esercizio pi\u00f9 attivo dei diritti civili.<\/p>\n<p>Quello che non va bene, da un punto di vista cristiano, e tanto pi\u00f9 dal punto di vista di un sacerdote, \u00e8 il coinvolgimento nell&#8217;attivit\u00e0 sociale, o, addirittura, nell&#8217;attivit\u00e0 politica &#8212; cosa, quest&#8217;ultima, secondo noi sempre sconsigliabile: e il caso di don Sturzo ce ne d\u00e0 la conferma; perch\u00e9 un buon prete non sar\u00e0 mai un buon politico, o, se sar\u00e0 un buon politico, non sar\u00e0 un buon prete &#8212; nella prospettiva immanentistica propria del mondo profano, cio\u00e8 mirando essenzialmente al risultato materiale, e finendo per trascurare del tutto la dimensione spirituale, sia per s\u00e9 che per gli altri fedeli. Occorre sempre ricordare l&#8217;aureo motto: \u00abSalus animarum, in Ecclesia, suprema lex\u00bb. Un prete che si consideri soddisfatto qualora i suoi parrocchiani abbiano migliorato la loro situazione economica e sociale, ma si siano allontanati da Dio, sar\u00e0, a sua volta, un prete che si \u00e8 allontanato da Dio e dai suoi sacri doveri verso le anime che gli furono affidate, e delle quali deve rispondere, davanti alla sua coscienza, davanti alla Chiesa e davanti a Dio medesimo. E quelli che opinano in altro modo, vuol dire che hanno scambiato il Vangelo per il \u00abManifesto del partito comunista\u00bb, cio\u00e8 non hanno capito nulla del cristianesimo.<\/p>\n<p>L\u00e0 dove l&#8217;Autore del brano sopra riportato tradisce la sua prospettiva di cattolico di sinistra, \u00e8 quando afferma che \u00abIl cristianesimo &quot;offeso&quot; nella sua credibilit\u00e0, nei suoi presupposti teorici e storici, andava dunque difeso, per il Trabattoni, certo con l&#8217;istruzione catechistica, con l&#8217;irrobustimento della pratica religiosa, ma soprattutto con l&#8217;esercizio della carit\u00e0. La capacit\u00e0 di guarire, o alleviare, le piaghe della societ\u00e0 diventava la misura dell&#8217;autenticit\u00e0 della fede cristiana\u00bb. Ma questa \u00e8, puramente e semplicemente, apostasia. Primo, qui si d\u00e0 per scontato che &quot;l&#8217;esercizio della carit\u00e0&quot; consista nell&#8217;organizzare i fedeli in senso sindacale, politico, ideologico: il che non \u00e8 vero affatto. Madre Teresa di Calcutta non faceva opera di carit\u00e0, quando raccoglieva i moribondi abbandonati sui marciapiedi di Calcutta, e li portava a morire dignitosamente, riconciliarti con Dio e con il prossimo e infiammati dalla speranza nell&#8217;altra vita? Ne faceva, eccome, quanto diecimila Trabattoni: con tutto il rispetto del caso. Punto secondo: il criterio per &quot;misurare&quot; (bella, questa espressione! sa tanto di positivismo) l&#8217;autenticit\u00e0 della fede cristiana, consisterebbe dunque nel saper &quot;guarire&quot;, o almeno &quot;alleviare&quot;, le piaghe della societ\u00e0? Straordinario: non lo avremmo mai immaginato. Noi, modestamente, pensavamo che tale criterio consistesse nell&#8217;amore verso Dio e verso il prossimo. Le &quot;piaghe della societ\u00e0&quot;, le quali, fra l&#8217;altro, non sono &#8212; come qui si d\u00e0 per scontato &#8212; solo quelle economiche e materiali, ma anche, e soprattutto, quelle morali e spirituali, non avevamo mai saputo che fosse compito del sacerdote cattolico &quot;guarirle&quot; o &quot;alleviarle&quot;, cio\u00e8 incidere su di esse in maniera tale, da vedere e poter quantificare un effettivo risultato di segno positivo. Non avevamo mai saputo che l&#8217;autenticit\u00e0 della fede cristiana si misuri dal fatto che il cristiano sappia &quot;guarire&quot; o &quot;alleviare&quot; le piaghe sociali, ma, semplicemente, pensavamo che si misuri dal fatto che egli sappia amare Dio e il prossimo. Se, poi, ottiene un risultati visibile, tanto meglio: ma il successo non \u00e8 certo la misura della sua fede. Basti pensare ai martiri del Giappone, i quali affrontarono la morte per diffondere il Vangelo in un Paese che non lo ha accolto, e dove le conversioni si contarono sulla punta delle dita. Questo significa che il bravo missionario \u00e8 colui che battezza migliaia di persone, mentre \u00e8 un mediocre missionario colui che, pur donando tutto se stesso, con amore incondizionato, non riesce a portare verso Dio neppure un&#8217;anima? Oppure, restando sul terreno sociale, tanto caro ai cattolici progressisti, questo significa che \u00e8 un buon prete colui che organizza leghe contadine e casse di mutuo soccorso, che consiglia gli scioperanti, che sostiene i candidati cattolici nelle elezioni politiche, mentre non lo \u00e8 quello che si &quot;limita&quot; a prendesi cura delle anime, che passa ore e ore nel confessionale, che accorre nelle case dove ci sono dei malati, dei sofferenti, che consiglia, che conforta, che prega insieme alle sue pecorelle, perch\u00e9 tutto questo sarebbe solo &quot;misticismo&quot; e non produce risultati verificabili e misurabili?<\/p>\n<p>Da come parlano, da come ragionano, li si pu\u00f2 riconoscere. Del resto, i cattolici di sinistra non esistono, la stesa espressione \u00e8 una contraddizione in termini. O si \u00e8 cristiani, o non lo si \u00e8; o si accoglie il Vangelo, o lo si rifiuta. Non lo si pu\u00f2 accogliere in maniera strumentale, forzandone il significato &quot;a sinistra&quot;; per poi brandirlo, magari, come un clava, contro gli &quot;altri&quot; cristiani&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla figura del venerabile Pietro Domenico Trabattoni (1848-1930), che fu, per circa mezzo secolo, il parroco di un paese del Lodigiano, Maleo, e che profuse immense<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[236,237],"class_list":["post-24367","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-sacerdozio","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24367","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24367"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24367\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24367"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24367"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24367"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}