{"id":24360,"date":"2016-04-12T01:20:00","date_gmt":"2016-04-12T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/12\/a-chi-da-fastidio-il-crocifisso-a-scuola\/"},"modified":"2016-04-12T01:20:00","modified_gmt":"2016-04-12T01:20:00","slug":"a-chi-da-fastidio-il-crocifisso-a-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/12\/a-chi-da-fastidio-il-crocifisso-a-scuola\/","title":{"rendered":"A chi d\u00e0 fastidio il crocifisso a scuola?"},"content":{"rendered":"<p><em>A chi d\u00e0 fastidio il crocifisso nelle aule scolastiche, e perch\u00e9?<\/em><\/p>\n<p>Prima di tentare di rispondere, ricordiamo che le risposte alle domande dipendono non solo dal genere delle domande, ma anche dal modo in cui queste vengono formulate.<\/p>\n<p>Proviamo a formulare la domanda di cui sopra in un&#8217;altra maniera, molto pi\u00f9 &quot;politicamente corretta&quot;; ad esempio questa: <em>Il crocifisso a scuola \u00e8 contrario al principio della laicit\u00e0 dello Stato?<\/em> Scommettiamo che, posta in questi termini, la domanda troverebbe una facile risposta sul piano giuridico: s\u00ec, tale presenza \u00e8 contraria alla laicit\u00e0 dello Stato; e tutto quel che si pu\u00f2 sperare, se si desidera che il crocifisso, nonostante tutto, rimanga appeso alla parete sopra la cattedra, \u00e8 di trovare un tribunale civile che si adoperi a mettere una pietosa foglia di fico sulle pudenda dalla <em>laicit\u00e9<\/em> democratica e giacobina, offesa da quel simbolo religioso che sa tanto di Medioevo, oltre a rappresentare uno sgradevole <em>memento<\/em> della condizione umana, irta di sofferenze e destinata alla morte fisica.<\/p>\n<p>Cominciamo col dire che non c&#8217;\u00e8 una legge che prescriva di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche italiane. Esistono due regi decreti, uno del 1924, l&#8217;altro del 1928, che raccomandano di esporlo, rispettivamente, nelle scuole elementari e in quelle medie; ma non si parla esplicitamente n\u00e9 degli asili, n\u00e9 delle scuole superiori o delle universit\u00e0. Nondimeno, la consuetudine era quella di esporlo, accanto al ritratto del Re (e, dal 1946, del Presidente della Repubblica); sebbene il Concordato del 1929, rivisto nel 1984, non ne facesse esplicita menzione. Nel 1988 e nel 2006 il Consiglio di Stato, interpellato, ha espresso parere favorevole al mantenimento di quanto stabilito dai due regi decreti e ha sostenuto che la laicit\u00e0 dello Stato non \u00e8 sminuita dalla esposizione del crocifisso, il quale, nella nostra cultura, \u00e8 simbolo non solo di pace e fratellanza, ma anche di garanzia dei diritti della persona e, quindi, dello stesso principio di laicit\u00e0, inteso come rispetto e tutela di tutte le opinioni religiose.<\/p>\n<p>Tanto non \u00e8 bastato, nel 2002, ad una signora italiana di origini finlandesi e domiciliata in Veneto, una certa Soile Tulikki, la quale, da Abano Terme (provincia di Padova), ha sollevato la questione del crocifisso nelle aule scolastiche frequentate dai sui figli, chiedendone la rimozione., in quanto sarebbe lesivo dei sentimenti degli studenti non cattolici. Il Tribunale Amministrativo Regionale, investito della faccenda, dapprima ha cercato di scaricare la patata bollente, rivolgendosi alla Corte costituzionale, la quale, per\u00f2, ha rispedito la causa al mittente; sicch\u00e9, letteralmente costretto ad esprimersi in prima persona, nel 2005 ha sentenziato in senso sfavorevole alla querelante. Questa, lungi dal ritenersi soddisfatta, si \u00e8 allora rivolta ad una istanza superiore per avere &quot;giustizia&quot;, niente di meno che alla Corte europea per i diritti dell&#8217;uomo; da cui ha ricevuto piena soddisfazione, perch\u00e9 la Corte europea, con una sentenza del 2009, ha riconosciuto la fondatezza della sua richiesta e ha condannato l&#8217;Italia, rea di non rispettare le opinioni dei fanciulli assisi sui banchi di scuola, i loro sentimenti e quelli delle loro famiglie, una multa di 5.000 euro &quot;per danni morali&quot;: cifra che non rappresenta certo un grave danno finanziario per lo Stato italiano, ma che suona come un sonoro ceffone impartito dagli irreprensibili e integerrimi signori di Strasburgo, ove ha sede la Corte europea, ad uno Stato cos\u00ec barbaro e troglodita da imporre un obsoleto simbolo del cattolicesimo alle nuove generazioni, turbando i loro sonni laici e aconfessionali con fastidiose immagini evocanti chiss\u00e0 quali scene raccapriccianti di Giudizio universale e di peccatori puniti nelle fiamme eterne. Il quale Stato, pur cos\u00ec arretrato e troglodita, non si \u00e8 dato per vinto e ha fatto a sua volta ricorso contro la severa sentenza, ottenendo che venisse ribaltata, nel 2011, da una nuova sentenza che assolveva pienamente l&#8217;Italia, in quanto non esistono prove del fatto che l&#8217;esposizione del crocifisso eserciti effettivamente un condizionamento sugli alunni. Una foglia di fico, dicevamo: perch\u00e9, se il principio della laicit\u00e0 statale deve essere assoluto, allora aveva ragione la signora.<\/p>\n<p>E adesso torniamo a fare la domanda in termini schietti e diretti, cos\u00ec come la farebbe non un laicista arrabbiato e mosso da sentimenti anti-cristiani, ma come la farebbe qualsiasi persona di buon senso, purch\u00e9 non ottenebrata da pregiudizi illuministi e massonici: dal momento che siamo in Europa, e precisamente in Italia, e non in Arabia Saudita, o in Israele, o in India; dal momento, cio\u00e8, che siamo in un Paese di antichissima civilt\u00e0 cattolica, e non islamica, o giudaica, o induista, il quale si \u00e8 storicamente configurato, anzi, come centro del cattolicesimo stesso: a chi e per quale ragione d\u00e0 tanto fastidio la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche?<\/p>\n<p>Ma prima di dare una nostra risposta, vediamo come affronta la questione un manuale di Storia e Geografia per il biennio delle scuole superiori, scelto a caso (Dorotea Cotroneo, <em>I luoghi della storia<\/em>, Milano, Sansoni, 2014, vol. 2, pp. 146-148):<\/p>\n<p><em>Nel 1861, con lo Statuto Albertino, la religione cattolica \u00e8 riconosciuta come religione di Stato. La presenza della massima autorit\u00e0 cattolica all&#8217;interno del territorio italiano, per\u00f2, procura continue ingerenze reciproche tra Stato e Chiesa. Solo con i Patti Lateranensi del 1929 si giunge a un accordo con cui la Chiesa cattolica rinuncia, in cambio di un contributo finanziario dello Stato, al potere temporale esercitato sul proprio territorio, ma conserva il privilegio d veder riconosciuto il cattolicesimo come religione di Stato.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel 1948 la Costituzione tratta la materia in modo contraddittorio. Per un verso, infatti, vieta ogni forma di discriminazione basata sulla religione (art. 3) e riconosce l&#8217;uguaglianza di tutti i credi religiosi. Per un altro, tramite l&#8217;articolo 7, assorbe i Patti Lateranensi in cui la religione cattolica \u00e8 definita religione di Stato e quindi privilegiata rispetto alle altre. La questione risolta nel 1984, quando una modifica dei Patti, condivisa tra Stato e Chiesa, elimina definitivamente il riferimento alla religione cattolica come religione di Stato e riscrive di conseguenza i rapporti tra i due enti.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale innovazione \u00e8 stata resa possibile proprio dall&#8217;articolo 7, in quanto rimette ai Patti Lateranensi la definizione dei rapporti e delle relazioni tra Stato e Chiesa, senza per\u00f2 rendere il loro contenuto parte integrante della Costituzione. Di conseguenza, le due istituzioni possono, di comune accordo, modificare i Patti, senza con questo dover cambiare la Costituzione.<\/em><\/p>\n<p><em>IL PRINCPIO DI LAICIT\u00c0. Lo Stato e la Chiesa cattolica, secondo quanto afferma l&#8217;articolo 7, &quot;sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani&quot;. Una tale affermazione serve a suggellare il reciproco riconoscimento delle due autorit\u00e0, ma anche a sottolineare che Stato e Chiesa agidcono su piani distinti e sono per questo nettamente separati.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci\u00f2 equivale a dire che la Repubblica non fa propria nessuna morale religiosa, considerandola estranea all&#8217;ordine dello Stato.<\/em><\/p>\n<p><em>Tale posizione sancisce un altro principio essenziale della Costituzione, vale a dire la laicit\u00e0. Contrariamente allo Stato clericale, lo Stato laico non abbraccia alcuna confessione religiosa, anche se &#8212; come aggiunge l&#8217;articolo 8 &#8212; le definisce tutte &quot;egualmente libere davanti alla legge&quot;. Per lo Stato, cio\u00e8, tutte le religioni sono uguali e per questo vanno analogamente tutelate. Tale uguaglianza si esprime in due modi:<\/em><\/p>\n<p><em>1) nella libert\u00e0 concessa a ogni religione di aprire luoghi di culto e di organizzarsi in totale autonomia, incontrando come unico limite il rispetto delle norme costituzionali (una religione non pu\u00f2, ad esempio, praticare riti in grado di mettere a repentaglio il diritto alla salute o di chiedere agli studenti in et\u00e0 dell&#8217;obbligo di non frequentare la scuola);<\/em><\/p>\n<p><em>2) nella possibilit\u00e0 per ogni religione di stringere intese con lo Stato per regolare, analogamente a quanto avvenuto per la Chiesa cattolica con i Patti Lateranensi, i rapporti reciproci tra le due entit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>LA DOMANDA: IL CROCIFISSO IN CLASSE \u00c8 CONTRARIO ALLA LAICIT\u00c0 DELLO STATO? La risposta corretta a questa domanda \u00e8 &quot;in teoria s\u00ec, anche se al&#8217;atto pratico pu\u00f2 essere considerato un simbolo incapace di creare condizionamenti&quot;. Questa, almeno, \u00e8 la risposta fornita dalla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo, chiamata a giudicare sul ricorso di una signora italiana nata in Finlandia, che chiedeva di rimuovere i crocifissi dalle aule scolastiche frequentate dai figli, giudicandoli incompatibili con la libert\u00e0 di pensiero e con diritto a un&#8217;educazione conforme alle convinzioni religiose dei genitori.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, nel 2009 la Corte dette ragione alla signora. Soltanto ne processo di appello del 2011 ha modificato il proprio pensiero stabilendo che la presenza del crocifisso nelle scuole non viola i diritti umani, in quanto non esistono elementi sufficienti per provare influenza sugli alunni del simbolo della religione cattolica. In pratica, lo Stato che sceglie di affiggere un crocifisso, non perde la sua laicit\u00e0, in quanto di per s\u00e9 la semplice affissione non pu\u00f2 essere considerata un indottrinamento, n\u00e9 paragonata all&#8217;attivit\u00e0 didattica degli insegnanti.<\/em><\/p>\n<p>A nostro modo di vedere, il male non sta nella sentenza di primo grado della Corte europea, ma nel principio stesso dalla laicit\u00e0, bench\u00e9 esso non sia pi\u00f9 difeso nemmeno dai cattolici: tanto \u00e8 vero che nel 1984, quando il vecchio Concordato fu riesaminato, dalle due parti contraenti, mediante l&#8217;accordo di Villa Madama, e parzialmente modificato, il Vaticano, nella persona del Segretario di Stato, Agostino Casaroli, non si oppose alla eliminazione di qualsiasi riferimento al cattolicesimo quale &quot;religione di Stato&quot; della Repubblica italiana. Craxi, insomma, fece quel che n\u00e9 Cavour, o Crispi, o Giolitti, avevano osato fare, ma nemmeno Mussolini: tir\u00f2 un colpo di spugna su duemila anni di cultura cattolica italiana, e fece come se lo Stato italiano non avesse niente a che fare con la tradizione religiosa dei suoi abitanti. E aveva ragione, dal suo punto di vista. Un Paese serio deve essere coerente.<\/p>\n<p>In Francia, il crocifisso a scuola \u00e8 stato rimosso da pi\u00f9 di un secolo: lo fece la Terza repubblica, ai primi del Novecento, nel contesto della generale offensiva anti-religiosa tesa ad affermare l&#8217;assoluta laicit\u00e0 dello Stato. Ragion per cui, nelle scuole francesi, una apposita legge, voluta dall&#8217;ex Presidente Nicolas Sarkozy, ha vietato di indossare il <em>burqa<\/em> alle studentesse islamiche di stretta osservanza; e la Corte dei diritti umani, con una sentenza del 2014, l&#8217;ha assolta dall&#8217;accusa di violazione dei diritti medesimi, sostenendo che la proibizione del velo integrale non lede n\u00e9 il diritto alla libert\u00e0 di religione, n\u00e9 il rispetto dovuto alla vita privata delle persone. Nella Repubblica italiana di Pulcinella, invece, quella scaturita nel 1945 dalla liberazione\/conquista anglosassone, e che degli Anglosassoni \u00e8 rimasta una colonia per tutti questi decenni, le cose vanno un po&#8217; diversamente: si preferisce salvare capra e cavoli, aver la moglie ubriaca e la botte piena, per non urtare le suscettibilit\u00e0 di nessuno. Una normativa generale per dare il contentino ai laicisti, e una serie di eccezioni procedurali per rassicurare i credenti: fatta la legge, trovato l&#8217;inganno. Tanto per non smentire mai la propria fama di machiavellici furbetti.<\/p>\n<p>Il male, ripetiamo, non sta nelle sentenze di questo o quel giudice, ma nel principio stesso. Si dir\u00e0 che esso \u00e8 uno pei principi fondanti della modernit\u00e0: ed \u00e8 vero. La modernit\u00e0 \u00e8 male. La modernit\u00e0 \u00e8 la negazione delle radici, della tradizione, dell&#8217;identit\u00e0, dell&#8217;anima dei popoli, dei valori spirituali; \u00e8 appiattimento, omologazione, massificazione, alienazione, spoliazione di ogni patrimonio storico e ideale. La modernit\u00e0 \u00e8 il deserto che avanza; deserto riempito dai beni di consumo che la Coca-Cola, la Ford e la Monsanto si affrettano a riempire di ogni sorta di delizie <em>usa e getta<\/em>, per la gioia di adulti e di piccini. Altro che crocifisso: dovrebbero esporre, sui muri di tutte le aule scolastiche, l&#8217;immagine del vero patrono del consumismo oggi imperante: il Diavolo. Il consumismo, infatti, viene dal Diavolo: esso fa leva su quanto c&#8217;\u00e8 di peggio, di pi\u00f9 basso, di pi\u00f9 sordido, nelle cantine oscure e maleodoranti dell&#8217;anima umana: l&#8217;egoismo, l&#8217;avarizia, la cupidigia, la brama, il narcisismo, la superbia, l&#8217;invidia, la lussuria.<\/p>\n<p>Crediamo che da ci\u00f2 scaturiscano logicamente le risposte alle due domande iniziali: il crocifisso d\u00e0 fastidio ai massoni (e ai radicali), in primo luogo, desiderosi d&#8217;instaurare in terra la nuova religione dell&#8217;Uomo, anzi, dei Diritti dell&#8217;Uomo (perch\u00e9, per costoro, un uomo senza diritti riconosciuti a norma di legge \u00e8 come un consumista senza un quattrino in tasca da spendere: ossia un poveraccio che non vale nulla e del quale non importa a nessuno); a tutti quanti odiano il cristianesimo, in secondo luogo; a quanti vorrebbero sostituire alla croce la mezzaluna, in terzo luogo. Ma c&#8217;\u00e8 una quarta categoria che si unisce a queste prime tre, e non \u00e8 la meno zelante nella sua imbecillit\u00e0: quella dei cattolici &quot;progressisti&quot; e di sinistra, smaniosi di farsi vedere pi\u00f9 laicisti dello Stato laico&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A chi d\u00e0 fastidio il crocifisso nelle aule scolastiche, e perch\u00e9? 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