{"id":24359,"date":"2008-10-14T08:01:00","date_gmt":"2008-10-14T08:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/14\/la-crociera-e-la-fine-della-corazzata-bismarck-18-27-maggio-1941\/"},"modified":"2008-10-14T08:01:00","modified_gmt":"2008-10-14T08:01:00","slug":"la-crociera-e-la-fine-della-corazzata-bismarck-18-27-maggio-1941","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/10\/14\/la-crociera-e-la-fine-della-corazzata-bismarck-18-27-maggio-1941\/","title":{"rendered":"La crociera e la fine della corazzata \u00abBismarck\u00bb (18 &#8211; 27 maggio 1941)"},"content":{"rendered":"<p>La breve, gloriosa e tragica crociera della corazzata tedesca <em>Bismarck<\/em>, una delle pi\u00f9 belle e potenti navi da guerra che avessero mai solcato i mari fino ad allora, costituisce un capitolo estremamente interessante della seconda guerra mondiale sui mari.<\/p>\n<p>Il grande ammiraglio Raeder, capo supremo della Marina del Terzo Reich, si proponeva di infliggere gravi danni al traffico mercantile britannico nel Nord Atlantico mediante l&#8217;impiego delle sue maggiori navi di superficie, lanciandole all&#8217;attacco dei convogli alleati, in supporto alle operazioni degli <em>U-Boote<\/em>, i famosi \u00abbranchi di lupi\u00bb sottomarini.<\/p>\n<p>Hitler, invece, che non possedeva una mentalit\u00e0 marittima e non aveva molta fiducia nel ruolo della sua Marina durante la guerra in corso, e specialmente nel ruolo delle grandi unit\u00e0 di superficie, era perplesso all&#8217;idea di mettere in gioco le grandi corazzate, contro un nemico che avrebbe potuto sorvegliarle e attaccarle dal cielo, grazie alla supremazia area sull&#8217;Atlantico, nonch\u00e9 concentrare contro di esse, all&#8217;occorrenza, una forza navale dalla superiorit\u00e0 schiacciante.<\/p>\n<p>Ancora il 5 maggio 1941, Hitler si era recato personalmente a Gotenhafen (Gdynia) e aveva ispezionato le due unit\u00e0 pi\u00f9 potenti della <em>Kriegsmarine<\/em>, la <em>Bismarck<\/em> e la sua gemella <em>Tirpitz<\/em>, intrattenendosi a colloquio con l&#8217;ammiraglio G\u00fcnther L\u00fctjens, comandante in capo della flotta.. Non ne era uscito rassicurato, perch\u00e9, sebbene questi gli avesse garantito che nessuna nave da guerra di Sua Maest\u00e0 britannica avrebbe potuto reggere il confronto con i grossi calibri della <em>Bismarck<\/em>, restava pur sempre vero che la Marina inglese avrebbe potuto riunire una squadra da combattimento forte di parecchie corazzate e portaerei; e, appunto contro gli attacchi aerei o il lancio di siluri, anche il gigante tedesco appariva quanto mai vulnerabile.<\/p>\n<p>Si \u00e8 voluto dipingere Hitler, nella sua qualit\u00e0 di comandante supremo delle forze armate germaniche, come un dilettante presuntuoso e un po&#8217; ridicolo, ostinato nel disprezzare il parere dei suoi esperti e, pertanto, responsabile dei pi\u00f9 gravi errori e dei peggiori rovesci subiti sia dell&#8217;Esercito, che della Marina. Non \u00e8 vero; al contrario, sono parecchi i casi in cui egli &#8211; checch\u00e9 se ne pensi come capo politico &#8211; dimostr\u00f2 di possedere una capacit\u00e0 d&#8217;intuizione di gran lunga superiore a quella dei suoi generali e dei suoi ammiragli.<\/p>\n<p>La vicenda della <em>Bismarck<\/em> \u00e8 un esempio emblematico di questa verit\u00e0; e, sebbene a denti stretti, anche gli storici inglesi e americani devono riconoscere che, riguardo alla <em>Rhein\u00fcbung<\/em>, ossia alla crociera della <em>Bismarck<\/em> e del <em>Prinz Eugen<\/em> in Atlantico nel maggio del 1941, Hitler aveva visto giusto e, perci\u00f2, aveva ragione; mentre Raeder, l&#8217;esperto di problemi navali, si faceva delle grosse illusioni e aveva torto.<\/p>\n<p>Il momento per sferrare il colpo in Atlantico, da parte dell&#8217;Ammiragliato tedesco, era &#8211; in teoria &#8211; ben scelto.<\/p>\n<p>Dopo la caduta della Jugoslavia e della Grecia sotto i colpi delle divisioni italo-tedesche e dopo la conquista di Creta da parte dei paracadutisti germanici e la ritirata del generale Wavell dalla Cirenaica sotto i colpi dell&#8217;<em>Afrika Korps<\/em> di Rommel, sembrava inevitabile, per la Marina britannica, ritirare una parte delle unit\u00e0 di stanza nel Mare del Nord per tentar di conservare almeno gli accessi al Mediterraneo, Suez e Gibilterra. Senza contare che c&#8217;era anche l&#8217;Estremo Oriente da tener d&#8217;occhio, con un Giappone sempre pi\u00f9 dinamico e aggressivo, sicch\u00e9 non si poteva pensare di sguarnire completamente neppure qual lontano scacchiere.<\/p>\n<p>Tutto, insomma, lasciava supporre che entro breve tempo l&#8217;Ammiragliato di Londra avrebbe trasferito le sue migliori unit\u00e0 dalla base nelle Isole Orcadi, a nord della Scozia, nelle acque del Mediterraneo; e che, di conseguenza, L\u00fctjens avrebbe potuto piombare inaspettato come un lupo in mezzo al classico gregge di pecore, ossia ai mercantili inglesi che facevano la spola con gli Stati Uniti d&#8217;America attraverso l&#8217;Oceano Atlantico, carichi di merci e materiale da guerra destinato al Nord Africa e al Vicino Oriente.<\/p>\n<p>Quale momento pi\u00f9 indicato di quello, per uscire silenziosamente dal Mar Baltico e guadagnare le acque aperte dell&#8217;Oceano, in cerca di prede?<\/p>\n<p>Eppure, anche se non si era apertamente opposto all&#8217;operazione, Hitler non era convinto della sua opportunit\u00e0, ed era rientrato dalla vista a Gotenhafen ancor pi\u00f9 ansioso e preoccupato di prima. Il grande ammiraglio Raeder, da parte sua, prefer\u00ec aspettare un paio di giorni dopo la partenza della squadra di L\u00fctjens, prima di informarlo che l&#8217;operazione era gi\u00e0 in corso. Cos\u00ec, mettendolo davanti al fatto compiuto, si era premunito contro la possibilit\u00e0 di un ripensamento del dittatore e di un brusco <em>dietro-front<\/em> che avrebbe segnato la fine della <em>Rhein\u00fcbung<\/em>.<\/p>\n<p>Lo storico navale americano Thaddeus V. Tuleja, nel suo bel libro <em>Gli dei del mare<\/em> (titolo originale: <em>Twilight of the Sea Gods<\/em>, 1958; traduzione italiana di Sem Schlumper, Longanesi &amp; C. Editori, Milano, 1966, pp. 134-38), ha cos\u00ec rievocato le vicende che portarono il grande ammiraglio Raeder a decidere d&#8217;inviare la corazzata <em>Bismarck<\/em> in crociera nell&#8217;Atlantico settentrionale, alla caccia del traffico mercantile britannico:<\/p>\n<p><em>Si era alla vigilia del varo di quella operazione<\/em> Rhein\u00fcbung<em>, che avrebbe visto la marina tedesca impegnarsi nella caccia su vasta scala al traffico mercantile, con l&#8217;uscita in Atlantico della corazzata<\/em> Bismarck <em>e dell&#8217;incrociatore pesante<\/em> Prinz Eugen. <em>Per la<\/em> Rhein\u00fcbun<em>, meticolosamente preparata, si erano mobilitate petroliere e navi rifornimento in grande numero, per disporle strategicamente nei punti nevralgici del mare di Norvegia e dell&#8217;Atlantico settentrionale e si era inaugurato un sistema di radiocomunicazioni che doveva segnalare la presenza dei convogli alleati con la prontezza dei lupi in agguato. Se la<\/em> Seekriegsleitung <em>aveva riposto molte speranze in questa iniziativa era anche perch\u00e9 operando in coppia agli inizi del 1941, la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>erano riuscite ad affondare per 115.622 tonnellate di naviglio nemico, adottando una tattica di aggressioni e fughe cos\u00ec fulminee da lasciare l&#8217;ammiragliato britannico nell&#8217;assoluta impossibilit\u00e0 di agire. Pensando che mettesse conto di ripetere un&#8217;esperienza che aveva dato gi\u00e0 cos\u00ec cospicui frutti, Raeder aveva deciso di far prendere il mare alla<\/em> Bismarck.<\/p>\n<p><em>Era una magnifica unit\u00e0. Messa in cantiere nel 1936 e terminata di costruita di costruire nel 1940, era la quarta nave da guerra cui i Tedeschi davano il nome del loro celebre Cancelliere di Ferro, e vantava per antenate, nell&#8217;ordine, una corvetta varata nel 1877, un incrociatore uscito dai cantieri di Kiel nel 1897 e infine uno scafo chela fine della prima guerra mondiale aveva sorpreso ancora in costruzione a Wilhelmshaven. La quarta<\/em> Bismarck<em>, sorella della<\/em> Tirpitz<em>, dislocava 41.700 tonnellate (e ben 50.900 a pieno carico), misurava 250 metri di lunghezza e 36 metri di larghezza, era munita di una cintura di acciaio temprato dello spessore di trentadue centimetri, e la corazza delle sue quattro torri binate arrivava a 340 mm. di spessore. Il suo armamento comprendeva otto cannoni da 380 mm., capaci di scaraventare alla distanza di venti miglia fiancate del peso di circa sete tonnellate ciascuna; dodici pezzi da 150, sedici da 105, ed era forte di quaranta mitragliere antiaeree. La corazzata disponeva anche di sei tubi lanciasiluri. Da 533, quattro idrovolanti e due catapulte e in tempo di guerra imbarcava un equipaggio di 2.000 uomini, tra ufficiali e marinai. Era fornita di un motore a caldaie a tubi d&#8217;acqua ad alta pressione e turbine a ingranaggi, e le tre eliche le fornivano una velocit\u00e0 massima di quasi 31 nodi.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compagno della<\/em> Bismarck<em>, il<\/em> Prinz Eugen<em>, era un incrociatore pesante, che doveva il nome al condottiero asburgico del diciottesimo secolo, il principe Eugenio di Savoia. Alla unit\u00e0 si attribuivano erroneamente 10.000 tonnellate di dislocamento e si scoperse soltanto alla fine della guerra che ne dislocava invece 19.800 a pieno carico. Armato nel 1940 con otto pezzi da 203, distribuiti in quattro torri , dodici da 105, dodici antiaerei, dodici lanciasiluri da 533, portava anche quattro idro e una catapulta e filava i 32 nodi sotto la spinta delle tre eliche.<\/em><\/p>\n<p><em>Per la<\/em> Rhein\u00fcbung <em>si era pensato al<\/em> Prinz Eugen <em>soltanto all&#8217;ultimo momento, perch\u00e9 la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>non avevano potuto salpare, come aveva invece stabilito Raeder, in aprile: mentre la<\/em> Scharnhorst <em>aveva lamentato noie alle motrici, la<\/em> Gneisenau <em>aveva dovuto riparare in cantiere in seguito ai reiterati bombardamenti sofferti alla fonda nel porto di Brest Al<\/em> Prinz Eugen <em>si era quindi deciso di affiancare la<\/em> Bismarck <em>e dopo averla rimandata per due volte a causa di avarie verificatesi all&#8217;ultimo momento, la data della partenza si era potuta fissare improrogabilmente per il 19 maggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si sarebbe potuto scegliere un momento pi\u00f9 propizio per la spedizione nell&#8217;Atlantico del nord. Crollata la Jugoslavia, il 17 aprile i tedeschi varcano il Vardar a fanno piazza pulita degli inglesi alle Termopili che avevano reso celebre Leonida. Incalzati dai mezzi corazzati germanici che divorano la desolata pianura bruna, gli inglesi si ritirano in gran disordine e, valicati i monti della Grecia, giungono decimati al mare. Mentre uno dei cunei d&#8217;avanzata tedeschi varca l&#8217;istmo di Corinto, l&#8217;altro irrompe in Atene.<\/em><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 dell&#8217;azzurro Mediterraneo, intanto, al di l\u00e0 delle coste desertiche e arroventate dal sole dell&#8217;Africa, i britannici braccati non possono sperare aiuto: \u00e8 di scena un abilissimo condottiero tedesco, che si chiama Erwin Rommel, la famosa \u00abvolpe del deserto\u00bb, nel quale persino Winston Churchill ha dovuto riconoscere, \u00abal di sopra del tumulto della guerra\u00bb, un grande generale. Rommel ha avuto l&#8217;accortezza di lanciare in direzione da nord a est la sua offensiva e facendo cadere l&#8217;una dopo l&#8217;altra le difese inglesi da Agheila a Tobruck, il suo<\/em> Afrikakorps <em>avanza tagliando di sbieco la sporgenza della Cirenaica. A Creta, ultimo bastione tenuto dai greci nel Mediterraneo, si combatte, a nord e a sud, una sanguinosa battaglia le cui sorti gi\u00e0 volgono a favore dei tedeschi, mentre la marina britannica , gi\u00e0 impegnata a salvare il salvabile nel Mediterraneo, dovendo anche difendere gli accessi all&#8217;Artico dalla minaccia delle navi da guerra germaniche, ha dovuto disseminare le sue unit\u00e0 , gi\u00e0 provatissime, lungo uno scacchiere immenso.<\/em><\/p>\n<p><em>La<\/em> Rhein\u00fcbung <em>fu affidata all&#8217;ammiraglio G\u00fcnther L\u00fctjens, comandante in capo della flotta tedesca ed enigmatica personalit\u00e0 rimasta incomprensibile sino all&#8217;ultimo, persino ai suoi uomini. Si era sposato in et\u00e0 matura e attendeva per la terza volta la gioia di esser padre quando la morte lo colse in mare, ma la sua esperienza coniugale, senz&#8217;altro felice , non era valsa a guarirlo totalmente dalla pignoleria e dal riserbo, talora caratteristici degli scapoli. Se a un certo momento l&#8217;alto grado di<\/em> Flottenchef <em>era venuto a premiare la bravura ch&#8217;egli aveva dimostrato sia in terra che in mare, era perch\u00e9 L\u00fctjens non aveva altra ragione di vita che la marina. Ma avendo la marina esigenze che non ammettono il compromesso, egli era divenuto cos\u00ec austero , da sembrare addirittura incapace di sorridere. Bench\u00e9 dietro la burbera facciata non avesse mai fatto capolino il comandante brutale o sordo al buon senso, i suoi uomini lo credettero sempre un uomo che fosse capace di apprezzare soltanto la prontezza, la decisione e lo stoicismo. Marinaio inflessibile e stimato dai superiori per il suo attaccamento al dovere, la sua manifestazione emotiva pi\u00f9 intensa fu sempre soltanto uno strano sorrisetto, da persona che la sa lunga e rimasto cos\u00ec isolato da tutti, visse in termini amichevoli soltanto con il mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Studiati i particolari della<\/em> Rhein\u00fcbung <em>sulle carte dell&#8217;Atlantico del Nord, L\u00fctjens, il quale sapeva che la gravissima situazione creatasi nel Mediterraneo per loro, non era sembrata sufficiente agli inglesi per indurli a sgomberare Scapa Flow di tutte le unit\u00e0, si rese conto che partire con due navi soltanto sarebbe stato troppo rischioso: se la marina britannica riusciva a concentrare il suo potenziale atlantico, la<\/em> Bismarck <em>si sarebbe trovata addosso cinque o sei corazzate, oltre a un numero imprecisato di portaerei, incrociatori e cacciatorpediniere, e non sembrandogli il<\/em> Prinz Eugen <em>il compagno d&#8217;avventura pi\u00f9 adatto da opporre ai cannoni di due o tre corazzate inglesi, non esit\u00f2 a confidare a Raeder le sue preoccupazioni.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSono dell&#8217;avviso, signor grande ammiraglio, che le nostre possibilit\u00e0 di vincere sarebbero assai maggiori se rimandassimo la<\/em> Rhein\u00fcbung <em>al giorno in cui la<\/em> Scharnhorst <em>e la<\/em> Gneisenau <em>saranno in grado di prendere il mare con noi\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Raeder si mise a camminare in su e in gi\u00f9 per la stanza, lisciandosi il mento, pensieroso. \u00abMi rendo perfettamente conto che le chiedo un grande sacrificio, caro L\u00fctjens\u00bb, disse. \u00abD&#8217;altra parte, se lei pensa che il nostro nemico peggiore in questo momento \u00e8 il tempo e che lei mi chiede di aspettare ancora un mese per cominciare a bloccare le fonti di rifornimento degli inglesi, in questo momento invece impegnatissimi nel Mediterraneo, lei converr\u00e0 che dobbiamo agire subito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u00fctjens, cedendo al suo immenso attaccamento al dovere, rispose subito: \u00abQuand&#8217;\u00e8 cos\u00ec, signor grande ammiraglio, sono pronto a partire all&#8217;istante!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Cos\u00ec avviene che la sera del 18 maggio 1941 le due grosse navi escono dal porto di Gotenhafen. Per le 400 reclute imbarcate sulla <em>Bismarck<\/em> \u00e8 questa la loro prima crociera di guerra, e sar\u00e0 anche l&#8217;ultima: nessuno di loro immagina che essa durer\u00e0 appena dieci giorni e che, allo spirare di quel breve lasso di tempo, saranno quasi tutte morte.<\/p>\n<p>Anche lo storico stenta a credere che avvenimenti cos\u00ec notevoli si siano concentrati in una manciata di giorni cos\u00ec breve, e dubita quasi di essere incorso in una specie di inganno ottico. Eppure \u00e8 proprio cos\u00ec: al mattino del 19 maggio le due navi tedesche, scortate da cacciatorpediniere e dragamine, sono ancora in vista delle coste germaniche; il giorno 27 successivo, la <em>Bismarck<\/em> incomincer\u00e0 ad arrugginirsi sui remoti fondali dell&#8217;Atlantico settentrionale, trasformata nella bara perpetua della maggior parte dei suoi ufficiali e marinai.<\/p>\n<p>La <em>Bismarck<\/em> al comando del capitano Lindemann, e la <em>Prinz Eugen<\/em> al comando del capitano Brinkmann, scivolano lungo il Kattegat e lo Skagerrak e, il giorno 20, vengono avvistate dall&#8217;incrociatore svedese <em>Gotland<\/em> che sta compiendo delle esercitazioni.<\/p>\n<p>La sera stessa la notizia che le due navi tedesche hanno lasciato il Baltico, dirette verso l&#8217;Oceano Atlantico, \u00e8 gi\u00e0 arrivata a Londra, tramite l&#8217;addetto navale inglese a Stoccolma; la ricognizione aerea britannica conferma che la tana del leone &#8211; il fiordo di Grimstad, presso Bergen &#8211; \u00e8 rimasta vuota. \u00c8 stato un colpo di autentica fortuna per gli Inglesi, poich\u00e9 le nuvole basse presenti sulle coste della Norvegia erano sembrate vanificare ogni loro sforzo; ma poi un bimotore <em>Maryland<\/em>, approfittando di uno squarcio di cielo limpido, aveva notato l&#8217;assenza delle due navi che, il giorno prima, l&#8217;ufficiale pilota Sucking aveva visto e fotografato col suo <em>Spitfire<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, la missione di L\u00fctjens in Atlantico, che dovrebbe rimanere segretissima il pi\u00f9 a lungo possibile, pare proprio essere nata sotto una cattiva stella, perch\u00e9 meno di due giorni dopo la partenza, l&#8217;Ammiragliato britannico ne \u00e8 gi\u00e0 perfettamente informato.Adesso che la <em>Home Fleet<\/em> ha localizzato l&#8217;avversario, il suo comandante in capo, l&#8217;ammiraglio John Towey, pu\u00f2 prendere le necessarie contromisure.<\/p>\n<p>Senza perdere tempo, le maggiori unit\u00e0 britanniche salpano da Scapa Flow e si dirigono in modo da sorvegliare gli accessi all&#8217;Oceano aperto. In quel momento l&#8217;Oceano Atlantico \u00e8 solcato da ben undici convogli, dei quali sei diretti verso le Isole Britanniche e gli altri cinque, che ne erano da poco partiti. Il pi\u00f9 importante di essi \u00e8 un convoglio di truppe scortato dalle navi <em>Repulse<\/em> e <em>Victorious<\/em>. Bisogna assolutamente evitare che la <em>Bismarck<\/em> e il <em>Prinz Eugen<\/em> possano sorprenderli e affondarli: il contraccolpo di una simile impresa sarebbe devastante, sia sul piano strettamente miliare, sia su quello psicologico.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, L\u00fctjens ha gi\u00e0 guadagnato le acque libere del Nord Atlantico. Filando alla massima velocit\u00e0 e sfruttando la nebbia e il mare grosso, si \u00e8 presentato all&#8217;imboccatura del Canale di Danimarca, fra la Groenlandia e l&#8217;Islanda, a mezzogiorno del 23 maggio. Gli sono bastati meno di cinque giorni per forzare il blocco e per aprirsi la via verso la rotta New York-Liverpool, letteralmente ingombra &#8211; come si \u00e8 visto &#8211; di decine e decine di navi da trasporto britanniche, che costituiscono le arterie vitali dell&#8217;Impero. Se riuscir\u00e0 a recidere, anche solo temporaneamente, quelle arterie, L\u00fctjens avr\u00e0 inflitto al nemico un colpo di gravit\u00e0 incalcolabile.<\/p>\n<p>Intanto, per\u00f2, l&#8217;ammiraglio tedesco \u00e8 incorso in un grave equivoco. Male informato dalla ricognizione aerea tedesca, crede che la flotta inglese sia ancora concentrata a Scapa Flow e, pertanto, ritiene che le sue mosse non siano state osservate dal nemico. Ignora che la forza destinata a distruggerlo si sta, invece, raccogliendo da tutte le direzioni.<\/p>\n<p>Nello Stretto di Danimarca vi \u00e8 l&#8217;incrociatore <em>Norfolk<\/em>, al quale si ricongiunger\u00e0 l&#8217;incrociatore <em>Suffolk<\/em>; l&#8217;incrociatore <em>Hood<\/em> e la corazzata <em>Prince of Wales<\/em> con ben sei cacciatorpediniere (<em>Electra<\/em>, <em>Anthony<\/em>, <em>Echo<\/em>, <em>Icarus<\/em>, <em>Acathes<\/em> e <em>Antelope<\/em>, al comando del vice ammiraglio L. E. Holland, dirige a tutta forza verso la Danimarca, pronta a intervenire, a seconda delle necessit\u00e0, sia nello Stretto di Danimarca, sia nel passaggio tra l&#8217;Islanda e le F\u00e4r\u00f6er; tre incrociatori, <em>Arethusa<\/em>, <em>Manchester<\/em> e <em>Birmingham<\/em>, sorvegliano direttamente il tratto Islanda-F\u00e4r\u00f6er; nel tratto a sud delle Isole F\u00e4r\u00f6er \u00e8 pattugliato dal grosso della <em>Home Fleet<\/em>, formato dalla corazzata <em>King George V<\/em> (l&#8217;ammiraglia), dalla portaerei <em>Victorious<\/em>, dall&#8217;incrociatore da battaglia <em>Repulse<\/em> (ancora in avvicinamento) e da unit\u00e0 minori.<\/p>\n<p>Come se questo imponente spiegamento di forze non bastasse, altre formidabili forze avanzano dal mezzogiorno: la corazzata <em>Ramillies<\/em> e gli incrociatori <em>Revenge<\/em> e <em>Dorshetshire<\/em> da sud e sud-ovest; e la portarei <em>Ark Royal<\/em>, insieme agli incrociatori <em>Renown<\/em> e <em>Sheffield<\/em>, da Gibilterra (nonostante la critica situazione nel Mediterraneo).<\/p>\n<p>Quello che L\u00fctjens maggiormente temeva, si \u00e8 gi\u00e0 avverato: una forza navale senza precedenti si sta concentrando intorno a lui per distruggerlo, con l&#8217;immenso vantaggio &#8211; oltre che del numero &#8211; dell&#8217;assoluto dominio dello spazio aereo. Ma l&#8217;ammiraglio tedesco, tutto questo, non lo sa; egli crede di aver fatto perdere le proprie tracce ancora nel Mar di Norvegia, e di poter scendere verso il medio Atlantico con il vantaggio della sorpresa.<\/p>\n<p>Solo la sera del 23 maggio la formazione germanica viene avvistata, prima dal <em>Suffolk<\/em>, poi anche dal <em>Norfolk<\/em>, che si sottraggono senza danni al fuoco nemico, e lanciarono immediatamente l&#8217;allarme all&#8217;ammiraglio Tovey. Per la prima volta, L\u00fctjens si rende conto di essere stato individuato e comprende che l&#8217;effetto sorpresa &#8211; fattore di decisiva importanza per la riuscita della sua missione &#8211; deve considerarsi ormai completamente sfumato.<\/p>\n<p>Tuttavia egli non si perde d&#8217;animo e ritiene di potersi sottrarre ai suoi inseguitori, sfruttando le cattive condizioni atmosferiche e la superiore potenza delle sue macchine. Anche in questo caso, le valutazioni dell&#8217;ammiraglio tedesco sono viziate da una errata informazione circa le condizioni dell&#8217;avversario: egli crede, come tutto l&#8217;Ammiragliato di Berlino, che le navi britanniche non siano dotate di un efficiente dispositivo radar a lungo raggio.<\/p>\n<p>\u00c8 solo quando si accorge che il <em>Suffolk<\/em> continua seguirlo, nonostante le sue brusche accostate e i densi banchi di nebbia, che comincia a rendersi conto che le cose stanno altrimenti; e che il radar di cui disponevano gli Inglesi \u00e8, al contrario, di un tipo estremamente efficiente.<\/p>\n<p>Il mattino del 24 maggio avviene lo scontro: oltre ai due incrociatori <em>Norfolk<\/em> e <em>Suffolk<\/em>, muovono contro la squadra tedesca la corazzata <em>Prince of Wales<\/em> e il possente incrociatore da battaglia <em>Hood<\/em>. Il combattimento viene iniziato, alle 5,49, dallo <em>Hood<\/em>, che apre il fuoco sul <em>Prinz Eugen<\/em>, scambiandolo per la <em>Bismarck<\/em>; alle 5,52, compreso l&#8217;errore, l&#8217;<em>Hood<\/em> sposta il tiro sulla <em>Bismarck<\/em>, l&#8217;avversario principale. La distanza fra le due formazioni \u00e8 di sole 24 miglia.<\/p>\n<p>Le due navi tedesche fanno fuoco a loro volta sull&#8217;<em>Hood<\/em>, e il <em>Prinz Eugen<\/em> centra il bersaglio; poi quest&#8217;ultimo sposta il tiro sulla <em>Prince of Wales<\/em> che, colpita pi\u00f9 volte, decide di sottrarsi, allontanandosi a tutta forza.<\/p>\n<p>Il dramma dell&#8217;<em>Hood<\/em> si consuma in soli venti minuti. La nave britannica trasportava un quantitativo di nuove munizioni contraeree appena collaudate dalla Marina; e, non essendovi spazio sufficiente nelle stive, questo pericoloso materiale era stato imballato in cassoni che, in caso di combattimento, si sarebbero trovati esposti al fuoco nemico. Ora, da una distanza di 17.500 metri, la quinta salva sparata dalla <em>Bismarck<\/em> colpisce il bersaglio, con un forte angolo di caduta. Un proiettile sfonda il ponte, privo di una corazzatura adeguata, penetra nella santabarbara e per l&#8217;incrociatore britannico \u00e8 la fine: spezzandosi in due tronconi, affonda in pochissimi minuti. Su un equipaggio di 95 ufficiali e 1.324 marinai, solo un guardiamarina e due marinai vengono tratti in salvo. Sono esattamente le 5,58 minuti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ha rievocato questo drammatico episodio Cajus Bekker nella sua <em>Storia della Marina del Terzo Reich, 1939-45<\/em> (titolo originale: <em>Verdammte See. Ein Kriegstagebuchder deutschen Marine<\/em>, 1971; traduzione italiana di Giorgio Cuzzelli, Longanesi &amp; C. Editori, Milano, 1977, vol. 1, pp. 212-15):<\/p>\n<p><em>Le navi tedesche vengono avvistate alle 05,35 del mattino del 24 maggio. La formazione inglese punta su di esse ad angolo acuto, evidentemente nell&#8217;intento di ridurre rapidamente la distanza. Ci\u00f2 comporta per la<\/em> Hood<em>, che si trova in testa, e per la<\/em> Prince of Wales <em>lo svantaggio di poter far entrare in azione solo le torri A e B di prua quando queste alle 0.53 aprono il fuoco.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma gli inglesi commettono un altro errore che avr\u00e0 conseguenze ancora pi\u00f9 gravi. Alle o,59 l&#8217;ammiraglio Holland alza il segnale: \u00abConcentrate il fuoco sulla nave di testa!\u00bb. Sulla plancia della<\/em> Prince of Wales<em>, tuttavia, l&#8217;ordine provoca una certa confusione. Gli ufficiali si accorgono che in testa alla colonna tedesca non marcia gi\u00e0 la<\/em> Bismarck <em>bens\u00ec il meno importante incrociatore. Effettivamente, l&#8217;ammiraglio L\u00fctjens ha dato ordine la sera prima di \u00abcambiare i numeri\u00bb, perch\u00e9 il radar di prua della<\/em> Bismarck<em>, collegato alla telemetria \u00e8 andato in avaria in seguito agli scossoni delle bordate sparate dai grossi calibri sulla sagoma del<\/em> Norfolk <em>intravista nella nebbia. Da allora, la<\/em> Bismarck <em>segue il<\/em> Prinz Eugen<em>, un fatto che sfugge in un primo tempo alla plancia della<\/em> Hood<em>.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulla<\/em> Prince of Wales<em>, i cannoni sono gi\u00e0 puntati sulla nave giusta, cio\u00e8 sulla<\/em> Bismarck<em>. Il comandante, capitano di vascello Johan Catteral Leach, ordina che i pezzi rimangano puntati su quella unit\u00e0 nonostante il segnale sbagliato della<\/em> Hood.<\/p>\n<p><em>Ore 0,52. Un minuto prima di aprire il fuoco, l&#8217;ammiraglio Holland si accorge dell&#8217;errore commesso ed ordina: \u00abCambio bersaglio a dritta!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma le artiglierie di grosso calibro dell&#8217;ammiraglia, della sua nave, aprono ugualmente il fuoco sul Prinz Eugen<\/em>!<\/p>\n<p><em>Nel tempo di pochi minuti, gli inglesi commettono il secondo grave errore. Non solo non possono sparando bordate perch\u00e9 si stanno avvicinando ai tedeschi di prua, ma il fuoco dei pezzi viene disperso invece di essere concentrato sull&#8217;avversario pi\u00f9 importante.<\/em><\/p>\n<p><em>Le vampate dei grossi calibri inglesi e le altissime colonne d&#8217;acqua prodotte dall&#8217;impatto dei proiettili fanno capire ai tedeschi al di l\u00e0 di ogni dubbio che si trovano alle prese con due grandi navi da battaglia. Finalmente, alle 0,55, l&#8217;ammiraglio L\u00fctjens consente di aprire il fuoco. La<\/em> Bismarck <em>e il<\/em> Prinz Eugen <em>concentrano il fuoco sulla<\/em> Hood.<\/p>\n<p><em>Ore 0,56. I primi proiettili da 203 millimetri colpiscono la nave inglese. Dal centro della<\/em> Hood <em>si alzano fiamme rosso-arancione.<\/em><\/p>\n<p><em>Ore 0,59. L&#8217;ammiraglio Holland accosta per fare entrare in azione tutti i pezzi. I due colossi d&#8217;acciaio vomitanti ferro e fuoco distano ormai solo quindici chilometri l&#8217;uno dall&#8217;altro.<\/em><\/p>\n<p><em>La<\/em> Hood <em>ha appena ultimato l&#8217;accostata quando un&#8217;intera salva della<\/em> Bismarck <em>copre l&#8217;incrociatore da battaglia inglese. Tutti coloro che assistono allo spettacolo trattengono il fiato. Tra il fumaiolo posteriore e l&#8217;albero della<\/em> Hood <em>erompe una ripida colonna di fuoco rovente. La fiammeggiante nube provocata dall&#8217;esplosione raggiunge varie centinaia di metri di altezza. Dopo pochi secondi, tutta la parte poppiera della nave \u00e8 un blocco incandescente. Una grande massa oscura, probabilmente una delle torri di poppa, viene scagliata in aria dove descrive un grande semicerchio per cadere poi in mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Dal suo posto di comando sul<\/em> Prinz Eugen<em>, il capitano di vascello Helmuth Brinkmann esclama:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abA tutti: l&#8217;avversario di testa sta saltando in aria!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il capitano d vascello Leach, comandante della<\/em> Prince of Wales<em>, si accorge con raccapriccio che la poppa della<\/em> Hood <em>giace sul mare con le ordinate aperte come uno scheletro incandescente. Dopo essere stata colpita in pieno da un proiettile da 380 millimetri, la santabarbara di poppa, che conteneva centododici tonnellate di esplosivo, \u00e8 saltata in aria!<\/em><\/p>\n<p><em>La<\/em> Prince of Wales <em>corre il pericolo di una collisione con il relitto della nave ammiraglia. Le prime parole che Leach riesce a spiccicare ordinano alla nave di allontanarsi&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Ore 6,01. La<\/em> Hood <em>affonda. Con il comandante in capo, ammiraglio Holland. Con il suo comandante, capitano di vascello R. Kerr. E con millequattrocentosedici tra ufficiali, sottufficiali e comuni. Solo tre uomini sopravvivono alla catastrofe.<\/em><\/p>\n<p><em>Nello stesso momento, le navi tedesche prendono di mira la seconda nave da battaglia inglese che credono la<\/em> King George V <em>perch\u00e9 la<\/em> Prince of Wales<em>, similmente alla tedesca<\/em> Tirpitz<em>, a detta di tutti non dovrebbe essere ancora operativa. Eppure, gli inglesi l&#8217;hanno mandata a combattere&#8230; con molti meccanici civili ancora a bordo. Le pesanti torri di prua e di poppa, provviste ognuna di quattro pezzi, danno grattacapi. In ogni torr, solo due delle quattro bocche da fuoco da 356 millimetri possono sparare contemporaneamente. E gi\u00e0 dopo il primo colpo sparati contro la<\/em> Bismarck<em>, una delle bocche da fuoco di prua \u00e8 in avaria.<\/em><\/p>\n<p><em>Ore 6,032. La<\/em> Prince of Wales <em>\u00e8 esposta al fuoco concentrtato ed accelerato delle artiglierie tedesche che sparano bene.. la distanza \u00e8 di quattordici chilometri. Il primo proiettile da 380 millimetri colpisce la nave da battaglia inglese all&#8217;altezza della gra usata per sollevare l&#8217;aereo di bordo. Le schegge della granata sforacchiano l&#8217;aereo che con il serbatoio di benzina ricolmo si trova sulla catapulta, pronto al lancio. Dato il pericolo di un incendio, l&#8217;apparecchio dev&#8217;essere catapultato immediatamente. Pochi secondi pi\u00f9 tardi, l&#8217;aereo, un<\/em> Walrus<em>, si schianta nel mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Ore 6,03. Un proiettile colpisce in pieno la plancia della<\/em> Prince of Wales. <em>La granata perfora la corazza di protezione ed esplode all&#8217;interno. Gli ufficiali e i marinai, l&#8217;intero stato maggiore della nave, vengono scaraventati a terra e per la maggior parte uccisi dalle schegge. Quando il capitano di vascello Leach, dopo aver perso per un attimo i sensi, si rialza tutto frastornato, l&#8217;unico uomo rimasto vivo in plancia oltre a lui \u00e8 il suo capo segnalatore. Tutt&#8217;intorno regnano la morte e la distruzione. La nave \u00e8 stata colpita da altri proiettili di grosso calibro. Solo qualche pezzo isolato della<\/em> Prince of Wales <em>continua ancora a sparare&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Impressionato da ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, il comandante Leach d\u00e0 l&#8217;ordine di accostare in fuori e di sganciarsi. Spera di sottrarre la nave alla vista dell&#8217;avversario strapotente con una fumata artificiale. Solo due bocche da fuoco delle quattro della torre di poppa sono ancora in grado di sparare. Tutte le altre sono in avaria. Per fortuna, la distanza aumenta. Poi, gli inglesi si guardano in faccia. Non credono ai loro occhi&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>I tedeschi rinunciano all&#8217;inseguimento! Continuano a procedere sulla rotta di prima alla stessa velocit\u00e0 invece di tentare di distruggere anche la seconda nave da battaglia veramente mal ridotta.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abPotrebbero liquidarci &#8211; dice il direttore di tiro al capitano di vascello Leach &#8211; invece se la squagliano&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Vacci a capire qualcosa.<\/em><\/p>\n<p><em>In base alle deposizioni rese dai superstiti della<\/em> Bismarck<em>, il comandante, capitano di vascello Ernest Lindemann, avrebbe chiesto insistentemente al comandante in capo della flotta di inseguire l&#8217;avversario e di continuare il combattimento. Lindemann \u00e8 un artigliere. L&#8217;incredibile successo riportato con l&#8217;affondamento dello<\/em> Hood <em>lo entusiasma. Oggi, la sua nave \u00e8 capace di tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma l&#8217;ammiraglio L\u00fctjens respinge la proposta. Il perch\u00e9 non lo sa dire nessuno, ormai, con certezza. Tre giorni pi\u00f9 tardi, tutti gli ufficiali che possono aver partecipato a questa discussione colano a picco con la<\/em> Bismarck. <em>Nel frattempo, L\u00fctjens non ha comunicato nulla sui motivi che lo hanno indotto a prendere questa decisione in alcuno dei numerosi e lunghi marconigrammi da lui spediti. Anche il tentativo di far salvare da un sommergibile il suo diario di guerra, suggerito dal comandante in capo della flotta, fallisce.<\/em><\/p>\n<p><em>Resta cos\u00ec solo la supposizione che L\u00fctjens abbia deciso di non inseguire la malconcia<\/em> Prince of Wales<em>, che stava rompendo il contatto, solo per seguire alla lettera le direttive di Raeder.<\/em><\/p>\n<p><em>Il compito principale della flotta \u00e8 la lotta contro le vie di rifornimento sugli oceani, non l&#8217;affondamento di navi da battaglia!<\/em><\/p>\n<p><em>La situazione ha subito un radicale cambiamento da un giorno all&#8217;altro. La penetrazione alla chetichella nell&#8217;Artlantico non \u00e8 riuscita. Il combattimento imposto ai tedeschi dagli inglesi all&#8217;attacco si \u00e8 concluso in breve tempo e con punte altamente drammatiche con un successo per la marina del Reich. Non solo: esiste la possibilit\u00e0 di coronarlo con un&#8217;altra vittoria.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma tutto ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente per scardinare l&#8217;ordine d&#8217;operazione emanato dal comando operazioni navali. L\u00fctjens, questa roccia di bronzo\u00bb, soggiace all&#8217;incantesimo dell&#8217;ordine. Il comandante in capo della flotta \u00e8 talmente ossessionato dal sogno strategico del Comando operazioni navali da non essere pi\u00f9 capace di rendersi conto del vero compito, quello di sfruttare con acume tattico la situazione in atto per trarne i maggiori vantaggi possibili. La tragedia di L\u00fctjens consiste nell&#8217;insanabile contraddizione tra la sua personale valutazione della situazione e l&#8217;obbedienza all&#8217;ordine ricevuto. L&#8217;ammiraglio \u00e8 fermamente convinto che dovr\u00e0 sacrificarsi \u00abprima o poi\u00bb. E quando ci\u00f2 dovr\u00e0 accadere, lo far\u00e0 ubbidendo agli ordini ricevuti, senza sgarrare di un ette.<\/em><\/p>\n<p>Ci sono, tuttavia, due altri importante elementi che vanno tenuti presenti per spiegarsi il contegno del comandante tedesco subito dopo l&#8217;affondamento dello <em>Hood<\/em> e il mancato inseguimento della <em>Prince of Wales<\/em>.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che la <em>Bismarck<\/em>, nel corso del combattimento, aveva incassato tre colpi , uno dei quali aveva perforato due serbatoi di nafta a prua. La perdita di nafta, in s\u00e9, non era grave; ma dietro i serbatoi colpiti ve n&#8217;erano altri, con ben 1.000 tonnellate di combustibile, i quali &#8211; ora &#8211; non erano pi\u00f9 accessibili. Ci\u00f2 significava che la corazzata tedesca si trovava gi\u00e0 a dover fare i conti con una preoccupante scarsit\u00e0 di combustibile.<\/p>\n<p>Ilsecondo elemento da tener presente \u00e8 che L\u00fctjens, la sera del 24 maggio, aveva deciso di proseguire da solo, ordinando al <em>Prinz Eugen<\/em> di allontanarsi e di proseguire in modo autonomo la sua crociera, sempre puntando ad attaccare il traffico mercantile alleato. Quanto alla <em>Bismarck<\/em>, egli in un primo tempo aveva pensato di trascinare i propri inseguitori verso una formazione di <em>U-Boot<\/em> verso le coste francesi; poi, avendo subito, verso la mezzanotte, l&#8217;attacco di nove aerosiluranti <em>Swordfish<\/em> decollati dalla <em>Victorious<\/em>, uno dei quali riusc\u00ec a piazzare un siluro al centro della corazzata nemica.<\/p>\n<p>Pur non avendo provocato danni apprezzabili, sembra che questo episodio abbia turbato non poco L\u00fctjens, inducendolo a modificare di nuovo i suoi piani. Riununciando alla trappola con i sommergibili, egli volse decisamente la prua a sud-est, facendo rotta verso St. Nazaire. Non sperava pi\u00f9., ormai, di scrollarsi di dosso i suoi inseguitori (che, invece, avevano lasciato filar via il <em>Prinz Eugen<\/em>) ed era in ansia per la scarsit\u00e0 di nafta. Non sapeva ch, l&#8217;indomani, gli Inglesi avrebbero perso il contatto radar.<\/p>\n<p>Un errore forse decisivo, tuttavia, viene commesso da L\u00fctjens allorch\u00e9 questi invia a Berlino, ripetutamente, un lungo marconigramma, che permette alla muta degli inseguitori di localizzarne di nuovo la posizione e di apprendere che la <em>Bismarck<\/em> ha cambiato rotta, dirigendosi verso il Golfo di Biscaglia.<\/p>\n<p>I tre giorni successivi alla battaglia in cui lo <em>Hood<\/em>, una delle navi da guerra pi\u00f9 potenti della <em>Royal Navy<\/em>, \u00e8 stato letteralmente polverizzato in soli venti minuti, sono fra i pi\u00f9 drammatici dell&#8217;intera storia del secondo conflitto mondiale sui mari.<\/p>\n<p>L&#8217;opinione pubblica inglese \u00e8 rimasta scioccata dalla notizia; l&#8217;ammiraglio Tovey si affretta a serrare le distanze con tutte le navi disponibili; Churchill, da parte sua, flemmatico e cinico come sempre, commenta lapidariamente: \u00abAbbiamo perduto lo <em>Hood<\/em>, ma ormai teniamo in pugno la <em>Bismarck<\/em>: \u00e8 soltanto questione di ore\u00bb.<\/p>\n<p>Ciononostante, per un momento, l&#8217;Ammiragliato britannico cade in preda al panico quando sembra che tutte le sue unit\u00e0 abbiano perso il contatto con la squadra di L\u00fctjens. Fin dalle tre del mattino del 25 maggio &#8211; il giorno dopo, infatti, il <em>Suffolk<\/em> non \u00abvede\u00bb pi\u00f9 la sagoma delle navi nemiche sul proprio schermo radar.<\/p>\n<p>Soltanto il mattino successivo, alle 10,30 del 26 maggio, il sottotenente pilota inglese Briggs, a bordo del suo idrovolante <em>Catalina<\/em> del comando costiero dell&#8217;Irlanda settentrionale, avvista la <em>Bismarck<\/em> e ne d\u00e0 comunicazione ai suoi superiori.<\/p>\n<p>Dalla portaerei <em>Ark Royal<\/em>, che si sta avvicinando a tutto vapore da sud-est, decollano, alle 14,50, quindici aerosiluranti che avvistano, invece della <em>Bismarck<\/em>, l&#8217;incrociatore S<em>heffield<\/em>, scambiandolo per la corazzata tedesca e attaccandolo. Per fortuna degli Inglesi, nessuno dei siluri sganciati dallo stormo va a segno.<\/p>\n<p>In serata, alle 19,00, armati di nuovi siluri, gli apparecchi britannici si levano in volo per la seconda volta e, finalmente, inquadrano l&#8217;obiettivi giusto. Un solo siluro colpisce la <em>Bismarck<\/em> al centro e il timone ne risulta danneggiato. A partire da quel momento il destino del gigante del mare, impossibilitato a tenere la rotta, \u00e8 irrimediabilmente segnato.<\/p>\n<p>Alle 23,42 i cacciatorpediniere <em>Sikh<\/em>, <em>Zulu<\/em>, <em>Maori<\/em>, <em>Coossak<\/em> e <em>Piorun<\/em> hanno gi\u00e0 circondato la <em>Bismarck<\/em> e iniziano il lancio di siluri. Ha cos\u00ec inizio l&#8217;ultima battaglia della corazzata tedesca, che si concluder\u00e0, alle 10, 40 del mattino successivo, 27 maggio , compreso l&#8217;ammiraglio L\u00fctjens; i superstiti saranno appena 115.<\/p>\n<p>Ma, per finire il colosso, la Marina britannica ha dovuto mobilitare circa met\u00e0 della sua forza complessiva e ha fatto in modo di intercettare tutte le possibili vie di fuga del nemico. In Gran Bretagna, per opera di Churchill, questa fase finale delle operazioni contro la <em>Bismarck<\/em> \u00e8 stata vissuta, e presentata al pubblico, come una sorta di \u00abpunizione\u00bb o di \u00abvendetta\u00bb per l&#8217;affondamento della <em>Hood<\/em>.<\/p>\n<p>Per la prima volta dai tempi di Coronel e della tragica fine dell&#8217;ammiraglio Cradock ad opera della squadra di von Spee, nel novembre del 1914, l&#8217;indiscussa supremazia britannica sugli oceani era stata messa in discussione. La reazione della <em>Home Fleet<\/em>, pertanto, va interpretata non solo come una risposta <em>militare<\/em> alla distruzione di un potente incrociatore da battaglia, ma anche come una risposta <em>politica e propagandistica<\/em> al guanto di sfida che la corazzata tedesca aveva osato lanciare alla assoluta supremazia britannica sui mari del mondo. La distruzione dello <em>Hood<\/em>, infatti, era stata vissuta come una specie di assassinio e la <em>Bismarck<\/em>, da quel momento, era stata descritta come uno spietato <em>killer<\/em> dei mari, non come un avversario audace e valoroso.<\/p>\n<p>Le ultime fasi della crociera e della drammatica fine della nave germanica sono state cos\u00ec raccontate da Ludovic Kennedy nel suo celebre libro <em>Caccia alla \u00abBismarck\u00bb<\/em> (titolo originale: <em>Pursuit<\/em>, 1974; traduzione italiana di Franco Lenzi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1977, 1978, pp. 226-31):<\/p>\n<p><em>La<\/em> Bismarck <em>costituiva una minaccia che doveva essere eliminata,[gli Inglesi] lo sapevano, una creatura che avrebbe tagliato le arterie che tenevano in vita il loro paese. E perfino vederla adesso, circondata da nemici da ogni parte, soverchiata dal numero e dalla potenza di fuoco, non era un bello spettacolo. Dopotutto era una nave, forse la pi\u00f9 elegante che avessero mai visto, e le navi erano il loro mezzo di sussistenza e la ragione della loro vita. Mentre osservavano i proiettili delle corazzate e degli incrociatori che la devastavano, pensavano al suo equipaggio, marinai come loro. \u00abNon riuscivamo a capire cosa potesse accadere all&#8217;interno di quella nave,\u00bb disse George Whalley, \u00abi suoi cannoni fracassati, la nave piena di fiamme, la sua gente colpita; certamente tutti gli uomini si comportano allo stesso modo quando sono feriti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>I due cacciatorpediniere rimasero sul posto fin quasi alla fine, nella speranza che Tovey ordinasse loro di andare all&#8217;attacco e lanciare i siluri, tremendamente delusi quando questi non lo fece(un ufficiale del<\/em> Tartar <em>che possedeva forse l&#8217;unica macchina da presa di tutta la flotta covava la speranza di filmare la<\/em> Bismarck <em>da vicino). Ma la situazione della nafta era grave, erano gi\u00e0 rimasti un zona pi\u00f9 a lungo di quello che pensavano. Le bandiere salirono sul pennone del<\/em> Tartar <em>ed entrambe le navi virarono di bordo e si misero in rotta a 15 nodi per Londonderry.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora la<\/em> Rodney <em>si trovava a sole 4 miglia dal nemico e in avvicinamento, e cos\u00ec la<\/em> Bismarck <em>diresse nuovamente il fuoco su di lei. In un locale prodiero della<\/em> Rodney<em>, molto in basso, pi\u00f9 di 6 metri sotto la linea di galleggiamento, il capo Pollard e i suoi uomini stavano ricaricando i tubi lanciasiluri della nave. Avevano lanciato sei siluri durante la corsa verso sud, tutti senza successo, e ora si stavano preparando a lanciarne ancora. Come nelle altre parti della nave, anche questo locale aveva subito molti danni per lo spostamento d&#8217;aria provocato dai suoi stessi cannoni, il sistema di illuminazione principale era andato fuori uso e l&#8217;acqua fluiva da una tubatura spaccata; stavano lavorando con tre fioche luci d&#8217;emergenza e con un paio di torce elettriche. Sotto al linea di galleggiamento l&#8217;esplosione dei proiettili della<\/em> Bismarck <em>veniva enormemente accresciuta ed essi sapevano che, se il ponte sopra le loro teste fosse stato colpito e il portello di accesso al locale deformato, ci sarebbero state poche probabilit\u00e0 di riuscire a mettersi in salvo. Improvvisamente le loro orecchie furono assordate da un rumore simile al rombo di un tuono: sembr\u00f2 che la camera di lancio si sollevasse e ricadesse. Un proiettile della<\/em> Bismarck <em>era caduto nelle immediate vicinanze del mascone di dritta, aveva bloccato il cappello del tubo lanciasiluri di dritta, rendendolo inservibile.<\/em><\/p>\n<p><em>Questo fu il colpo pi\u00f9 vicino messo a segno dalla<\/em> Bismarck<em>, poi il suo tiro cominci\u00f2 a diminuire rapidamente. Non pi\u00f9 disturbate dai gas o dal fumo della cordite, le corazzate britanniche accorciavano le distanze e le rovesciarono addosso salva su salva: anche il<\/em> Norfolk <em>stava mantenendo un fuoco regolare da levante, mentre a sud-ovest il<\/em> Dorsetshire<em>, che in precedenza aveva cessato il fuoco per la confusione provocata dalle innumerevoli colonne d&#8217;acqua sollevate dai colpi in arrivo, lo riprese anch&#8217;esso. Osservando il nemico da vicino, era ora possibile vedere qualcosa dei danni provocati. L&#8217;impianto idraulico che serviva la torre A doveva essere stato distrutto, i suoi due pezzi da 380 erano rimasti alla massima depressione, \u00abpiegati &#8211; disse qualcuno &#8211; come fiori appassiti\u00bb. La parte posteriore della torre B era stata scaraventata fori bordo e uno dei suoi cannoni, simile a un dito gigantesco, era puntato scompostamente come quello di un ubriaco verso il cielo. Nella torre poppiera una canna era esplosa, lasciando un troncone che ricordava una canna sbucciata. La centrale di tiro principale era in pezzi e met\u00e0 dell&#8217;albero prodiero era caduta fuori bordo. All&#8217;interno dello scafo le fiamme guizzavano in una mezza dozzina di posti, il tiro dei pochi pezzi in azione era sempre pi\u00f9 impreciso e intermittente.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora riusciva a malapena a spostarsi lentamente sull&#8217;acqua per evitare i sommergibili che, come l&#8217;Ammiragliato aveva garantito, si stavano radunando. Dalrymple-Hamilton si trov\u00f2 costretto a zigzagare davanti alla prua, sparando bordate alternativamente da sinistra e da dritta. La distanza era inferiore alle 4 miglia e in ulteriore diminuzione, cos\u00ec che il capitano Teek, capo della torre X equipaggiata dai Royal Marines, vide che la culatta del suo cannone, che aveva cominciato l&#8217;azione molto bassa, quasi vicina alla coperta, era ora salita fino al cielo della torre. A un certo punto i cannoni pi\u00f9 prodieri erano cos\u00ec brandeggiati verso poppa che lo spostamento d&#8217;aria port\u00f2 via l&#8217;elmetto dalla testa del capitano Coppinger scagliandolo addosso a un segnalatore e fece volar via il suo taccuino (che in seguito fu ritrovato in coperta a poppa). Alla distanza di 3 miglia e mezzo la<\/em> Rodney <em>lanci\u00f2 altri due siluri con il tubo di sinistra intatto, ma nessuno and\u00f2 a segno. E ancora, poich\u00e9 sulla<\/em> Bismarck <em>c&#8217;era vita e la bandiera sventolava, i grossi proiettili continuarono a venire scagliati dentro di lei. \u00abNon posso dire che questa parte della faccenda mi abbia fatto molto piacere &#8211; disse Dalrympole-Hamilton &#8211; ma non vedo cosa altro avrei potuto fare\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto la<\/em> King George V <em>stava subendo gli stessi \u00abdisturbi della dentizione\u00bb che avevano cos\u00ec colpito la<\/em> Prince of Wales <em>nel canale di Danimarca. Uno dopo l&#8217;altro i pezzi del suo calibro principale rivelarono difetti, finch\u00e9 a un certo punto la loro efficienza scese al 20%. Sul momento la gente era troppo impegnata a ripararli per pensarci, ma in seguito provarono un brivido di paura pensando a cosa sarebbe potuto accadere se avessero incontrato la<\/em> Bismarck <em>da soli. Fortunatamente ora poteva entrare in azione anche l&#8217;armamento secondario e ben preso piazz\u00f2 salve a cavallo. A Tovey sembrava incredibile che una nave potesse subire una punizione del genere ed essere ancora a galla. Era anche preoccupato per la mancanza di nafta e calcolava quanto a lungo sarebbe ancora potuto rimanere sul posto. \u00abQualcuno mi porti le mie freccette!\u00bb disse esasperato. \u00abVediamo un po&#8217; se riusciamo ad affondarla con quelle!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Alle 10 la<\/em> Bismarck <em>non era che un relitto ridotto a mal partito e in fiamme, le artiglierie contorte o ridotte al silenzio, piena di enormi squarci nelle fiancate e sulle sovrastrutture attraverso i quali ardevano e guizzavano le fiamme, fumo grigio che scaturiva da un centinaio di spaccature e fessure ee che veniva portato via dal vento, molto sbandata a sinistra; ma al trinchetto l&#8217;insegna del suo ammiraglio e all&#8217;albero maestro la bandiera navale germanica sventolavano ancora orgogliosamente. Dalle navi britanniche la guardavano con sgomento e ammirazione, sgomento perch\u00e9 una nave cos\u00ec bella era stata ridotta in quelle condizioni, ammirazione per il suo equipaggio che aveva combattuto cos\u00ec valorosamente fino alla fine. \u00abPrego Iddio di non dover mai sapere\u00bb disse Guernsey, facendo eco a George Whaley \u00abcosa facevano quei proiettili quando esplodevano all&#8217;interno dello scafo\u00bb. Era un pensiero condiviso quel giorno da molti marinai, un pensiero manifestato raramente dagli aviatori che riducono in cenere le citt\u00e0 o dai soldati a proposito di quelli che uccidono dentro i cari armati.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre guardavano, la nave inanimata prese vita &#8211; il nemico nel suo aspetto umano, un piccolo rivoletto di figure che correva verso poppa lungo la coperta della<\/em> Bismarck<em>, scavalcava la battagliola e si gettava in mare, incapace di resistere pi\u00f9 a lungo nell&#8217;inferno di bordo, preferendo, come le talpe artiche, la morte nel mare freddo e benevolo. E subito dopo le navi britanniche cessarono il fuoco, perch\u00e9 la<\/em> Bismarck <em>non minacciava pi\u00f9 nessuno e la sua esistenza era quasi alla fine.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ammiraglio Somerville, appena oltre l&#8217;orizzonte meridionale, con<\/em> Ark Royal<em>,<\/em> Sheffield <em>e<\/em> Renown <em>(i cui equipaggi erano desolati per non aver potuto partecipare alla battaglia), era stato in ascolto del rombo delle artiglierie durante l&#8217;ultima ora. Alle 9,30 l&#8217;<\/em>Ark Royal <em>aveva fatto decollare dodici<\/em> Swordfish <em>per lanciare un ultimo attacco silurante contro il nemico, ma gli aerei arrivarono quando la battaglia era al culmine e se ne tennero bene alla larga. Ora il cannoneggiamento era finito. Somerville era ansioso di avere notizie, invi\u00f2 un messaggio a Toveyy per chiedere se aveva spacciato il nemico. La risposta fu sorprendente: la<\/em> Bismarck <em>era ancora a galla Tovey non era riuscito ad affondarla con il fuoco dell&#8217;artiglieria, anzi era in procinto di interrompere l&#8217;azione per la scarsit\u00e0 di nafta e rientrare in patria.<\/em><\/p>\n<p><em>In realt\u00e0, per Tovey non c&#8217;era nient&#8217;altro da fare. Che la<\/em> Bismarck <em>affondasse subito o pi\u00f9 tardi era indifferente: ormai era certo che non sarebbe pi\u00f9 rientrata in porto. Si era gi\u00e0 trattenuto dieci ore in pi\u00f9 di quello che, secondo i suoi calcoli, gli sarebbe stato permesso dalla nafta che aveva e gli<\/em> U-Boote <em>sarebbero presto arrivati sulla scena, se non c&#8217;erano gi\u00e0. Segnal\u00f2 alla<\/em> Rodney <em>di prendere posizione di poppa e diede ordine a Patterson di condurre in patria la nave ammiraglia. Mentre si allontanava fece un segnale a tutte le navi riunite: \u00abTutte le navi in possesso di siluri si avvicinino alla<\/em> Bismarck <em>e la silurino\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il<\/em> Tartar <em>e il<\/em> Mashona <em>erano gi\u00e0 in rotta verso casa, le navi di Vian avevano gi\u00e0 lanciato tutti i loro siluri, come avevano fatto il<\/em> Norfolk <em>e la<\/em> Rodney <em>(lanciando i suoi ultimi due al termine dell&#8217;azione aveva rivendicato un colpo a segno, cosa che, se vera, sarebbe stato l&#8217;unico caso nella storia di una corazzata che ne silura un&#8217;altra). Solo una nave, il<\/em> Dorsethsire<em>, aveva ancora siluri e quando il messaggio di Tovey la raggiunse il comandante Martin lo aveva gi\u00e0 prevenuto. Avvicinatosi fino a un miglio e mezzo dal traverso di dritta della<\/em> Bismarck<em>, lanci\u00f2 due siluri che colpirono entrambi. Quindi le gir\u00f2 intorno portandosi dall&#8217;altra parte e, a poco pi\u00f9 di un miglio, ne lanci\u00f2 un altro che and\u00f2 a segno.<\/em><\/p>\n<p><em>E ora, lontano, sulla<\/em> King George V <em>a mezza strada verso l&#8217;orizzonte, Tovey vide attraverso il binocolo la grande nave abbattersi lentamente a sinistra, fino a che il suo fumaiolo si trov\u00f2 al livello dell&#8217;acqua, e continuare ad abbattersi finch\u00e9 non fu completamente capovolta. Ricordandosi dello Jutland e del Wiesbaden in affondamento, stava gi\u00e0 formulando mentalmente le parole del suo dispaccio ufficiale: \u00abLa nave ha condotto uno dei pi\u00f9 coraggiosi combattimenti contro una schiacciante superiorit\u00e0 di forze, degna dei vecchi tempi della marina imperiale germanica\u00bb. La poppa si immerse sotto la superficie dell&#8217;acqua, poi fu la volta della chiglia: la grande prua svasata fu l&#8217;ultima a scomparire. Tutto quello che rimase da vedere dove era stata la<\/em> Bismarck <em>furono centinaia di uomini nel salvagente che nuotavano nella nafta e nell&#8217;acqua.<\/em><\/p>\n<p>Per finire il colosso tedesco, \u00e8 stato necessario metterlo sotto il tiro incrociato di tre grandi unit\u00e0: <em>Rodney<\/em>, <em>King George V<\/em> e <em>Norfolk<\/em>, e bersagliarlo con una quantit\u00e0 di siluri.<\/p>\n<p>Resta da dire che il comandate del <em>Prinz Eugen<\/em>, Brinkmann (anche a causa di una errata informazione trasmessagli da un sommergibile italiano, secondo cui ben cinque grosse unit\u00e0 da guerra inglesi si troverebbero nella zona), decide di disobbedire agli ordini di L\u00fctjens e dell&#8217;Ammiragliato di Berlino e interrompe la sua crociera nel nord Atlantico, rientrando a Brest il 1\u00b0 giugno.<\/p>\n<p>L&#8217;operazione <em>Rhein\u00fcbung<\/em> \u00e8, cos\u00ec, terminata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La breve, gloriosa e tragica crociera della corazzata tedesca Bismarck, una delle pi\u00f9 belle e potenti navi da guerra che avessero mai solcato i mari fino<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,214],"class_list":["post-24359","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-otto-von-bismarck"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24359","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24359"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24359\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24359"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24359"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24359"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}