{"id":24357,"date":"2008-09-23T11:22:00","date_gmt":"2008-09-23T11:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/23\/la-crociera-della-nave-corsara-atlantis-11-marzo-1940-22-novembre-1941\/"},"modified":"2008-09-23T11:22:00","modified_gmt":"2008-09-23T11:22:00","slug":"la-crociera-della-nave-corsara-atlantis-11-marzo-1940-22-novembre-1941","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/23\/la-crociera-della-nave-corsara-atlantis-11-marzo-1940-22-novembre-1941\/","title":{"rendered":"La crociera della nave corsara Atlantis (11 marzo 1940 &#8211; 22 novembre 1941)"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;incrociatore ausiliario <em>Atlantis<\/em> fu una delle pi\u00f9 celebri navi corsare tedesche della seconda guerra mondiale e, fino al momento dell&#8217;affondamento, probabilmente la pi\u00f9 fortunata.<\/p>\n<p>La crociera da essa iniziata l&#8217;11 marzo 1940 dur\u00f2 ben 622 giorni e copr\u00ec una distanza di 112.000 miglia su tutti e tre gli oceani del globo; fu, pertanto, la pi\u00f9 lunga fra tutte quelle delle sue consorelle. Riusc\u00ec a catturare complessivamente 22 navi mercantili alleate, per una stazza complessiva di 146.000 tonnellate, affondandole per la maggior parte, ma utilizzandone alcune per trasferirvi gli equipaggi presi prigionieri; e anche questo fu un primato.<\/p>\n<p>Fra le sue prede ricordiamo la motonave norvegese <em>Tiranna<\/em>, silurata il giorno dell&#8217;entrata dell&#8217;Italia in guerra (10 giugno 1940); la <em>Speybank<\/em>, che divenne il posamine <em>Doggerbank<\/em> e che riusc\u00ec a forzare il blocco e a rientrare in Germania; e, ancora, il britannico <em>City of Baghdad<\/em>, il francese <em>Commissaire Ramel<\/em>, il sovietico <em>Kim<\/em>, il giapponese <em>Kasii Maru<\/em>, l&#8217;olandese <em>Abbekerk<\/em> ed il norvegese <em>Tamesis.<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;<em>Atlantis<\/em>, conosciuta anche come HSK (<em>Hilfskreuzer<\/em>) 2, o <em>Schiff<\/em> 16, era in origine la nave da carico <em>Gedenfels<\/em>, della Hansa Line. Venne convertita in nave corsara fra il 1939 e il 1940, nei cantieri navali di Kiel e di Brema. Stazzava 7.900 tonnellate, era lunga 155 metri, larga 18 e pescava 8,7 metri. Poteva sviluppare una velocit\u00e0 di 16 nodi e godeva di un&#8217;autonomia di 60.000 miglia nautiche, viaggiando alla velocit\u00e0 di crociera di 10 nodi.<\/p>\n<p>Come armamento principale disponeva di 6 cannoni da 150 mm., nascosti dietro false sovrastrutture ribaltabili, e possedeva inoltre quattro tubi lancia-siluri. Era dotata anche di un idrovolante per la ricognizione e l&#8217;avvistamento delle navi nemiche. L&#8217;equipaggio era formato da 366 uomini, dei quali 19 ufficiali e 347 marinai.<\/p>\n<p>La comandava il capitano di fregata Bernhard Rogge, particolarmente esperto di navi a vela, uomo abile e deciso, che seppe condurre la guerra di corsa con il massimo di umanit\u00e0 possibile, date le circostanze. Bench\u00e9 la crociera dell&#8217;<em>Atlantis<\/em> non fu esente dal provocare vittime innocenti (particolarmente penosa fu la vicenda del piroscafo <em>Zamzam<\/em>, creduto inglese e, invece, appartenente al governo egiziano, che l&#8217;aveva adibito al trasporto di civili, il quale venne duramente cannoneggiato dalla nave corsara), bisogna riconoscere che, nel contesto di un conflitto spietato come fu la seconda guerra mondiale, il suo comandante fece quanto era in suo potere per diminuire le sofferenze inutili e i disagi dei prigionieri.<\/p>\n<p>La maggior parte di questi gliene diede atto e volle testimoniargli, anche dopo la fine della guerra, la propria stima e riconoscenza per come si era condotto nei loro confronti.<\/p>\n<p>Erano stati tempi duri: a Dresda, nel 1945, gli Inglesi rovesciarono sulla citt\u00e0 migliaia e migliaia di bombe al fosforo liquido, al preciso scopo di bruciare viva la popolazione civile di una citt\u00e0 indifesa e strategicamente non importante; affollata, per di pi\u00f9, da un gran numero di profughi delle province orientali tedesche, fuggiti davanti all&#8217;avanzata dell&#8217;Armata Rossa.<\/p>\n<p>Rogge era consapevole della brutalit\u00e0 della guerra, ma pensava, o forse si illudeva &#8211; come molti altri uomini di mare, dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte in lotta &#8211; che fosse ancora possibile, nonostante tutto, condurre la guerra con metodi relativamente civili, rispettando almeno i principi pi\u00f9 elementari di umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Il suo grande modello, fin da quando era ragazzo, era il capitano von M\u00fcller, che aveva comandato l&#8217;incrociatore leggero <em>Emden<\/em> nella prima guerra mondiale, conducendo cavallerescamente la guerra di corsa nell&#8217;Oceano Indiano (cfr. il nostro articolo <em>La crociera dell&#8217;incrociatore Emden e la battaglia delle isole Cocos, 9 novembre 1914<\/em>, consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Nella <em>Nota Introduttiva<\/em> al libro di memorie di uno dei suoi ufficiali, Ulrich Mohr, il comandante Rogge, divenuto frattanto ammiraglio della Marina tedesca, scriveva ad Amburgo, nel 1955:<\/p>\n<p><em>La seconda guerra mondiale non concesse un attimo di respiro agli uomini che servivano il loro paese sul mare. Il blocco inglese fu continuo; e continui furono gli attacchi tedeschi al commercio nemico. Simile alla marea, la battaglia per il controllo delle rotte marittime pot\u00e9 avere alti e bassi, ma non si arrest\u00f2 mai.<\/em><\/p>\n<p><em>Alcuni dei nostri antichi avversari hanno avuto la cortesia di elogiarmi per aver tentato di combattere lealmente, conservando il pi\u00f9 vivo rispetto per loro.<\/em><\/p>\n<p><em>Per chi, come me, si arruol\u00f2 nella marina imperiale tedesca a quindici anni e fu colpito a quell&#8217;et\u00e0 dalla nobile condotta del capitano M\u00fcller dell&#8217;<\/em>Emden<em>, e pi\u00f9 tardi dagli insegnamenti del grande ammiraglio Raeder, non pu\u00f2 fare a meno di riflettere con amarezza come nella nostra epoca il rispetto verso il nemico venga considerato come qualcosa di eccezionale<\/em><\/p>\n<p><em>Ma la guerra \u00e8 un padrone esigente, un padrone che non si stanca di imporre all&#8217;uomo impegni sempre pi\u00f9 onerosi., Quanto pi\u00f9 si allungava la serie dei successi ottenuti dai corsari germanici, tanto pi\u00f9 l&#8217;ammiragliato inglese insisteva affinch\u00e9 le navi mercantili alle sue dipendenze segnalassero per radio la presenza e la posizione del nemico; e quanto pi\u00f9 le istruzioni dell&#8217;ammiragliato venivano seguite, tanto minori divenivano per noi le possibilit\u00e0 di rispettare la nostra decisione originaria, la decisione cio\u00e8 di attenerci ad una condotta cavalleresca.<\/em><\/p>\n<p><em>Di conseguenza, andarono perdute vite umane che in tempi meno duri avrebbero potuto essere risparmiate. D&#8217;altra parte, una volta accettato il principio che si doveva contribuire con ogni mezzo allo sforzo bellico del proprio paese, \u00e8 difficile dire se noi o i nostri avversari avremmo potuto comportarci diversamente da come ci comportammo.<\/em><\/p>\n<p><em>Bisogna comunque riconoscere che, sotto altri aspetti, noi dell&#8217;<\/em>Atlantis <em>fummo pi\u00f9 fortunati degli uomini che combattevano sui sommergibili e sugli aerei da bombardamento. Infatti, per la natura stessa della nostra guerra avevamo maggiori possibilit\u00e0 di vite umane quando avevamo terminato il nostro compito. E queste possibilit\u00e0 (sia detto ad onore del mio equipaggio) non furono mai trascurate, nemmeno quando comportavano un rischio notevole.<\/em><\/p>\n<p>Queste parole gettano una luce significative sull&#8217;uomo Rogge, sulla sua sensibilit\u00e0 umana e sui principi ai quali cerc\u00f2 di attenersi nel corso della guerra di corsa condotta al comando della sua nave, l&#8217;<em>Atlantis.<\/em><\/p>\n<p>Anche se alcuni studiosi di cose militari hanno criticato la sua condotta nel capitolo conclusivo della sua crociera, quando venne fermato dall&#8217;incrociatore inglese <em>Devonshire<\/em>, lasciandosi colare a picco senza sparare nemmeno un colpo di cannone, bisogna ammettere che difficilmente le sue decisioni possono essere attribuite a pavidit\u00e0 o codardia. Il <em>Devonshire<\/em>, infatti, ebbe l&#8217;accortezza di mantenersi costantemente fuori tiro, mentre con i suoi cannoni di calibro superiore continuava a scaricare bordate micidiali contro l&#8217;avversario inerme. Se Rogge avesse accettato il combattimento, non sarebbe stato uno scontro fra due navi da guerra, e sia pure di diversa potenza, ma un puro e semplice massacro.<\/p>\n<p>Salpato da Kiel l&#8217;11 marzo 1940 con la scorta del sommergibile U-37, l&#8217;<em>Atlantis<\/em> riusc\u00ec a forzare il blocco e a passare nell&#8217;Atlantico dove, come gi\u00e0 aveva fatto la nave corsara <em>M\u00f6we<\/em> nella prima guerra mondiale, evit\u00f2 di tradire anzitempo la sua presenza, navigando senza attaccare alcun bastimento fin oltre la linea dell&#8217;Equatore.<\/p>\n<p>Solo il 3 maggio, dopo quasi due mesi di prudente navigazione, e camuffato sotto le mentite spoglie del mercantile giapponese <em>Kashii Maru<\/em>, cattur\u00f2 la sua prima preda, l&#8217;inglese <em>Scientist<\/em>, sulla rotta del Capo di Buona Speranza. Da quel momento, ebbe inizio la sua straordinaria carriera di corsaro, che gli consent\u00ec di affondare o catturare oltre venti navi alleate di diversa nazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Il 22 ottobre fu la volta del piroscafo jugoslavo <em>Durmitor<\/em>, sul quale vennero trasbordati ben 300 prigionieri e che venne inviato, con un piccolo equipaggio da presa, verso la colonia della Somalia italiana, dove &#8211; al termine di una navigazione oltremodo penosa &#8211; fin\u00ec per approdare non lungi dal porto di Mogadiscio.<\/p>\n<p>Ecco come l&#8217;episodio \u00e8 stato narrato da un testimone oculare, Libero Accini, nel suo libro <em>La rotta della morte<\/em> (riportato in M. Izzo, <em>Pirati e corsari nel XX secolo<\/em>, Giovanni De Vecchi Editore, Milano, 1972, pp. 196-97):<\/p>\n<p><em>\u00abUna mattina vidi un bastimento, un vecchio bastimento di 5 o 600 tonnellate, andarsi ad arenare su una secca con un fracasso infernale. Saliti sul bastimento siamo assaliti da un tanfo che sale su dalla stiva, dove 100 o 150 uomini confusi con cadaveri, topi e pidocchi invocano aria e acqua. Volti di creature emaciate scheletrite, sudicie. I sopravvissuti parlano di verse lingue, provengono da doversi bastimenti. La scena \u00e8 indescrivibile. A braccia portiamo fuori molti di essi e li trasportiamo a Merka dove sono stati curati e alimentati. Molti sono morti durante il trasferimento. I marinai tedeschi guardavano e tacevano\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Il testimone oculare [Libero Accini] afferm\u00f2 che quella nave corsara si chiamava<\/em> Atlantis<em>. La notizia era parzialmente vera. I prigionieri soccorsi dagli italiani erano solo una parte di quelli dell&#8217;<\/em>Atlantis<em>, mentre la nave finita sulle secche di fronte a Mogadiscio si chiamava<\/em> Dormitor<em>, catturata dall&#8217;<\/em>Atlantis <em>con il preciso intento di caricarla di prigionieri e di spedirla verso la Somalia italiana. Il viaggio fu inferno e la nave fu soprannominata &#8216;la nave del diavolo&#8217;. Il<\/em> Dormitor <em>fin\u00ec su una secca con il suo carico di cadaveri e di uomini impazziti dalla sete e dagli stenti.<\/em><\/p>\n<p>Senza dubbio questo quadro differisce di molto da quello che emerge dallo scambio di convenevoli fra il comandante Rogge e gli ex prigionieri della nave corsara, di cui si \u00e8 fatto cenno pi\u00f9 sopra. Anche di simili orrori fu fatta la guerra di corsa degli incrociatori ausiliari tedeschi, e non solo di gesta avventurose e di audaci imprese nautiche. Chiss\u00e0 se quei prigionieri del <em>Durmitor<\/em>, morti dopo lo sbarco a Mogadiscio nonostante le sollecite cure degli italiani, sono stati conteggiati nell&#8217;elenco ufficiale delle vittime della guerra.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che risulta praticamente impossibile fare la guerra senza sporcarsi le mani, e specialmente una guerra come il secondo conflitto mondiale. I civili vi erano coinvolti inevitabilmente, e il trattamento dei prigionieri era quello che le circostanze imponevano, non quello che i responsabili avrebbero voluto. Episodi come quello qui riportato costituiscono il rovescio della medaglia della guerra sul mare delle navi corsare, quello pi\u00f9 sordido e niente affatto spettacolare. Il grande pubblico lo ignora, mentre ha presenti le scene pi\u00f9 o meno romanzesche evocate da film come <em>La battaglia dell&#8217;Atlantico<\/em> o da libri come <em>Atlantis<\/em> di Ulrich Mohr.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che, nella guerra sul mare cos\u00ec come in quella in terraferma, il comandante di una unit\u00e0 operativa, per quanto animato da sentimenti cavallereschi ispirati alla migliore tradizione militare, poteva cercare di limitare le sofferenze dei civili e dei prigionieri, tra i quali ultimi vi erano anche donne e bambini; non evitarle. E questo \u00e8 tutto. Il resto, non \u00e8 che retorica melodrammatica e cinematografica in pretto stile hollywoodiano.<\/p>\n<p>Il campo di operazioni dell&#8217;<em>Atlantis<\/em> fu soprattutto l&#8217;Oceano Indiano; fu l\u00ec che realizz\u00f2 i due terzi delle sue catture.<\/p>\n<p>Nel corso della sua crociera ebbe anche un incontro in mare aperto con la nave da battaglia <em>Admiral Scheer<\/em> agli ordini del comandante Krancke. Poich\u00e9 l&#8217;<em>Atlantis<\/em> portava con s\u00e9 la petroliera <em>Ketty Br\u00f6ving<\/em>, una delle sue ultime prede, la <em>Scheer<\/em> pot\u00e9 rifornirsi di nafta da essa, nel bel mezzo dell&#8217;Oceano Indiano.<\/p>\n<p>Vi fu anche un incidente di manovra durante la sosta nelle remote Isole Kergu\u00e9len, che avrebbe potuto avere gravissime conseguenze. Nel corso del tentativo di portarsi in un ancoraggio ben nascosto, la nave si incagli\u00f2 su una roccia e solo dopo molti e penosi sforzi riusc\u00ec a liberarsene. Aveva rischiato di rimanere imprigionata a tempo indeterminato e, magari, di essere sorpresa in quella drammatica situazione dal sopraggiungere di qualche unit\u00e0 da guerra nemica.<\/p>\n<p>La fine dell&#8217;<em>Atlantis<\/em> fu drammatica, ma non eroica.<\/p>\n<p>La nave corsara fu sorpresa dall&#8217;incrociatore inglese <em>Devonshire<\/em> mentre risaliva l&#8217;Atlantico per tentare di rientrare in Germania, proprio nel momento in cui era ferma per rifornire di combustibile un sommergibile tedesco, col quale aveva concordato un appuntamento.<\/p>\n<p>Il sommergibile, <em>l&#8217;U-126,<\/em> si immerse precipitosamente, ma senza il suo capitano, che rimase bloccato sull&#8217;<em>Atlantis<\/em>: sfortunata circostanza, perch\u00e9, se questi avesse fatto in tempo a riguadagnare il suo posto di comando, forse le cose sarebbero andate diversamente.<\/p>\n<p>Cos\u00ec rievoca quell&#8217;ultima pagina della crociera della nave corsara il gi\u00e0 citato Ulrich Mohr &#8211; uno dei principali collaboratori del comandante Rogge &#8211; nel suo libro di memorie <em>Atlantis<\/em> (steso in collaborazione con A. V. Sellwood; titolo originale: <em>Atlantis<\/em>, 1955; traduzione italiana di Gilberto Forti, Longanesi &amp; C. Editori, Milano, pp. 261-271):<\/p>\n<p><em>\u00abFeindlicher Kreuzer in Sicht! Freindlicher Kreuzer in Sicht!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>A pochi secondi dal grido, risuon\u00f2 la campana d&#8217;allarme. I sogni degli uomini fuori servizio furono brutalmente interrotti. La nave, fino a quel momento silenziosa, si rianim\u00f2 di colpo.- I cannonieri si avviarono ai posti di combattimento. L&#8217;<\/em>Atlantis <em>si preparava a chiudere la sua carriera.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abFeindlicher Kreuzer in Sicht! Freindlicher Kreuzer in Sicht!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Attraverso i telefoni che collegavano i posti di vedetta al ponte di comando, il grido giunse dapprima come un concitato sussurro; poi, non appena le dita dell&#8217;uomo di guardia ebbero premuto i bottoni dell&#8217;allarme, si trasform\u00f2 in una nota vibrante e angosciosa che penetr\u00f2 in ogni angolo della nave.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos\u00ec venimmo a sapere che la fine dell&#8217;<\/em>Atlantis <em>era prossima: la fine che tutti sapevamo inevitabile, la fine che prima o poi<\/em> doveva <em>venire, sebbene ci sforzassimo , durante il nostro eterno vagare sull&#8217;oceano, di non pensare che ai problemi immediati, contenti di poter vivere giorno per giorno.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;alba del 22 novembre 1941 si era presentata grigia, ma con visibilit\u00e0 quasi perfetta. Era la data fissata per il nostro incontro con l&#8217;U-126. Fermate le macchine, avevamo incominciato a rifornire il sommergibile perch\u00e9 potesse proseguire la sua missione. Tutto era tranquillo, quella mattina, sull&#8217;Atlantico meridionale: la stessa tranquillit\u00e0 che regna nelle vie della citt\u00e0 prima che si muova il traffico; la stessa quiete, la stessa tristezza, la stessa luminosit\u00e0 dell&#8217;Unter den Linden in autunno, avanti che i primi passanti calpestino le foglie cadute a terra. Sbadigliando, ero salito sul ponte e mi ero guardato intorno.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;U-126 galleggiava al nostri fianco, e il tubo della nafta pareva quasi un cordone ombelicale tra l&#8217;<\/em>Atlantis<em>, grande e grossa, e il sommergibile, sottile e nervoso, che si affidava a noi per ricevere una buona trasfusione di sangue.<\/em><\/p>\n<p><em>Dalla cabina di Rogge giunse al mio orecchio un dialogo sommesso. Il comandante dell&#8217;U-Boot era salito a bordo, e i due ufficiali stavano evidentemente scambiandosi informazioni e facevano quattro chiacchiere con l&#8217;aiuto di un buon bicchiere di sherry (nessuno avrebbe mai pensato, ascoltandoli, che quei due uomini si facessero una spietata concorrenza sui mari di mezzo mondo) Da un&#8217;altra parte della nave si udiva l&#8217;eco di una canzone sentimentale. Era proprio una mattinata tranquilla, anche se faceva piuttosto freddo. Oppure ero solo io a che avevo freddo, dopo un sonno troppo breve e agitato? Per la decima volta, forse, avevo fatto un sogno che sembrava tormentarmi da quando avevamo lasciato gli atolli del Pacifico. Premonizione o subcosciente in stato d&#8217;angoscia? So soltanto che il sogno era sempre lo stesso: la visione di un incrociatore inglese a tre fumaioli che appariva improvvisamente a babordo. Il sogno era tutto qui. Possibile che non avessi mai la soddisfazione di sapere come andasse a finire?<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;ufficiale di guardia mi guard\u00f2 con un sorriso. \u00abGrazie a Dio, la paura di ieri \u00e8 passata\u00bb, disse riferendosi al panico e alla confusione che avevano accompagnato la perdita del nostro idrovolante. Dopo uno dei soliti giri d&#8217;osservazione, l&#8217;aereo aveva tentato l&#8217;ammaraggio, ma era stato tradito dal mare agitato ed era affondato. In una zona pericolosa come quella in cui si trovava l&#8217;<\/em>Atlantis<em>, era un gran guaio non poter disporre dell&#8217;osservazione aerea. Nessuna meraviglia, quindi, se Rogge appariva preoccupato: il comandante non ci aveva mai nascosto i suoi dubbi circa la pretesa \u00absicurezza\u00bb di quelle acque.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abOrmai non possiamo farci niente, amico. Comunque, sembra che tutto sia tornato perfettamente tranquillo\u00bb, risposi. Una leggera brezza spirava sul ponte, occupato soltanto dai pochi uomini di servizio. Il mare, appena mosso, indossava la solita livrea grigia del mattino. Per alcuni istanti (non era certo la prima volta che mi capitava) dimenticai la guerra per abbandonarmi al godimento degli aspetti pi\u00f9 piacevoli della vita sul mare. Era uno di quei rari momenti in cui era possibile apprezzare le \u00abpiccole cose che troppo spesso perdono il loro intimo valore nello scorrere monotono dell&#8217;esistenza. Il caff\u00e8 mi sembr\u00f2 eccellente, e perfino l&#8217;odore della nafta era quasi piacevole (a patto di non pensare all&#8217;<\/em>U-Boot <em>e alla sua missione).<\/em><\/p>\n<p><em>A questo punto suon\u00f2 l&#8217;allarme. \u00abFeindlicher Kreuzer&#8230; Freindlicher Kreuzer in Sicht!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Tutto si mise in moto immediatamente. In un attimo, il tubo della nafta venne ricuperato. Un altro attimo, e il comandante del sommergibile attravers\u00f2 di corsa il ponte per raggiungere il suo posto. Ma per lui era gi\u00e0 troppo tardi. Il giovane sostituto aveva reagito cos\u00ec fulmineamente all&#8217;allarme, che soltanto qualche bolla d&#8217;acqua e un po&#8217; di schiuma segnavano adesso il punto in cui era stato l&#8217;<\/em>U-Boot. <em>Il comandante, abbandonato dalla sua unit\u00e0 sul ponte dell&#8217;<\/em>Atlantis<em>, diede libero sfogo alla sua collera. Non avevo mai visto una situazione pi\u00f9 grottesca.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abBastardi! Maledetti bastardi! Immergersi prima ancora di aver<\/em> visto <em>il nemico!\u00bb. Ma c&#8217;era un altro nemico per l&#8217;U-126, un nemico molto pi\u00f9 pericoloso dell&#8217;incrociatore: un idrovolante che, decollato dalla nave inglese, volava sopra le nostre teste e si abbassava ogni tanto per fotografarci e seguire ogni nostra mossa.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abDiamo un bel colpo a quel porco\u00bb, grid\u00f2 uno dei cannonieri. Ma Rogge scosse il capo. Sebbene l&#8217;aereo continuasse a girarci attorno con il suo petulante ronzio, simile ad una vespa terribilmente curiosa e pronta a pungerci con il suo veleno mortale, il nostro comandante diede ordine di non reagire in nessun modo.<\/em><\/p>\n<p><em>Rogge ci chiam\u00f2 immediatamente a rapporto, e anche questa volta riusc\u00ec a mascherare le proprie preoccupazioni. In breve, il suo piano non era altro che un disperato<\/em> bluff. \u00ab<em>Cercheremo di guadagnar tempo\u00bb, disse. \u00abNon c&#8217;\u00e8 altro da fare. Tenteremo di farci passare per inglesi\u00bb. Un&#8217;idea pazzesca? Non troppo. C&#8217;era sempre la possibilit\u00e0 che l&#8217;incrociatore, ingannato dal nostro<\/em> bluff<em>, si decidesse a venire pi\u00f9 vicino per proseguire le sue indagini; e in questo caso noi avremmo potuto fare un tentativo con i nostri siluri.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAbbiamo anche l&#8217;<\/em>U-Boot <em>dalla nostra parte\u00bb, disse Rogge, \u00abe possiamo contare sul suo aiuto. Cercher\u00f2 di guadagnare tutto il tempo possibile, ma per adesso ricordatevi bene: non uno dei nostri cannoni dev&#8217;essere visibile al nemico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Guardato al binocolo, il<\/em> Devonshire <em>appariva davvero imponente. Le onde sollevate dalla prua agitavano il mare, altrimenti immobile, dandoci un&#8217;idea dell&#8217;alta velocit\u00e0 sa cui navigava l&#8217;incrociatore. Certo, non era il momento pi\u00f9 adatto per ammirare la linea elegante e classica del<\/em> Devonshire<em>: infatti, se non riuscivamo quasi a scorgere le canne dei suoi pezzi, ci\u00f2 significava che essi erano puntati contro di noi e che soltanto un miracolo poteva salvare l&#8217;<\/em>Atlantis <em>dalla resa dei conti.<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro avversario present\u00f2 il suo biglietto di visita, con un tiro isolato. Evidentemente non aveva intenzione di sprecare il suo tempo. Una fiamma arancione si lev\u00f2 dallo scafo grigio, e una grossa bomba pass\u00f2 sopra gli alberi dell&#8217;<\/em>Atlantis <em>con il rumore di un treno espresso, prima di tuffarsi in mare alle nostre spalle. Un&#8217;altra vampata, e un&#8217;altra bomba, ma questa volta a prua, dove alz\u00f2 un enorme getto d&#8217;acqua. L&#8217;avvertimento era fin troppo chiaro, e la nostra reazione fu altrettanto rapida.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abFermate le macchine!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Cessato il pulsare dei motori, una strana calma scese sull&#8217;<\/em>Atlantis<em>, una calma che sembrava stringere nel suo abbraccio ognuno di noi.. Non che avessimo perso la parola: anzi, continuavamo a parlare. Non che fossimo paralizzati dalla paura: anzi, eravamo piuttosto indaffarati. Ma la nostra voce, i nostri gesti, i nostri passi sembravano tutti subordinati a un processo mentale al quale nessuno di noi poteva sfuggire. C&#8217;era veramente qualche probabilit\u00e0 di farla franca? Non potevamo farci troppe illusioni. Eppure, anche questa volta una speranza si affacci\u00f2 alla nostra mentre: la nostra fortuna, la buona stella dell&#8217;<\/em>Atlantis<em>, quel qualcosa che ormai faceva parte della nostra esistenza ed era un fatto accettato da tutti come il sorgere del sole o il calare della luna. Che cosa poteva succederci? Non eravamo quelli dell&#8217;<\/em>Atlantis<em>?<\/em><\/p>\n<p><em>Se non fosse stato per lo sciacquio delle onde e per il fruscio dei piedi degli uomini che si muovevano inquieti dietro i cannoni, il silenzio sarebbe stato completo. Mi vennero alla mente le nostre ventidue vittorie. Provai a ricordare che giorno fosse. Ventidue vittorie e ventidue del mese. Senza dubbio era una strana coincidenza. O forse un presagio. Buono o cattivo?<\/em><\/p>\n<p><em>Con una lampada di segnalazione catturata su una nave inglese, indicammo al<\/em> Devonshire <em>il nostro nome:<\/em> Polyphemus<em>. Contemporaneamente, la nostra radio fece quello che avrebbe fatto qualsiasi nave inglese nelle nostre condizioni, annunciando al mondo intero: \u00abQui<\/em> Polyphemus<em>&#8230; Nave non identificata ci ha ordinato di arrestarci. Qui<\/em> Polyphemus<em>&#8230;\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Avevamo ben poche probabilit\u00e0 di farcela. Lo sapevamo benissimo ma era l&#8217;unica soluzione possibile. Continuammo a ripetere il nostro appello con quella disperata serie di punti e linee. Se doveva essere il nostro ultimo<\/em> bluff<em>, sarebbe stato un capolavoro nel suo genere: in quel messaggio, che adesso stava facendo il giro del mondo, avevamo tutta la sacrosanta indignazione e tutta l&#8217;angoscia che attanagliano il cuore di un povero capitano di marina mercantile quando si trova alle prese con una nave corsara. Adesso non rimaneva altro che attendere.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abSarei curioso di sapere che cosa ne pensa il nostro Tommy\u00bb, disse un cannoniere. Non tardammo a scoprirlo.<\/em><\/p>\n<p><em>Tommy ci disse di stare fermi l\u00ec dov&#8217;eravamo. E chi aveva voglia di muoversi? Qualcuno si ricord\u00f2 della vecchia preghiera blasfema che gli uomini di Nelson recitavano aspettando l&#8217;arrivo di una bordata nemica: \u00abPer quello che stiamo per ricevere, voglia il Signore darci il modo di mostrare la nostra sentita riconoscenza\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Era giunto il momento di far tacere la radio perch\u00e9 nemmeno il pi\u00f9 miope e ignorante marinaio di questo mondo avrebbe potuto scambiare il<\/em> Devonshire <em>per una nave tedesca. Sebbene il nostro stratagemma avesse costretto il nemico a una battuta di arresto (il vero<\/em> Polyphemus <em>era partito dalla Spagna a una data che ne poteva benissimo giustificare la presenza nella nostra zona) il<\/em> Devonshire <em>non mostrava alcuna intenzione di fare il nostro gioco. Il nemico stava controllando il nostro messaggio, ma non veniva di persona a controllarselo portandosi pi\u00f9 vicino all&#8217;<\/em>Atlantis<em>, come avevamo sperato: chiedeva invece all&#8217;ammiragliato, via radio, quale fosse la posizione del vero<\/em> Polyphemus. <em>Senza dubbio gli inglesi sospettavano che il nostro vello di pecora nascondesse le affilate zanne del lupo.<\/em><\/p>\n<p><em>Senza allentare per un attimo la sorveglianza, il nemico diede inizio a una serie di complicate evoluzioni a grande distanza: correva a zig-zag e non diminuiva di un nodo la sua velocit\u00e0, mantenendosi a quasi dieci miglia, cio\u00e8 fuori dalla portata dei nostri pezzi.<\/em><\/p>\n<p><em>Frattanto l&#8217;idrovolante non voleva andarsene da sopra le nostre teste. La sua esasperante curiosit\u00e0 ci costringeva alla massima cautela nei nostri movimenti sul ponte e suscitava in noi quel penoso senso di imbarazzo che uno scolaretto prova quando si muove sotto gli occhi di un maestro severo.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi domandai se un giorno avrei potuto raccontare ad altri l&#8217;ultima giornata della nostra crociera. Tutti i personaggi della vicenda erano di scena: il comandante, l&#8217;ufficiale puntatore, l&#8217;ufficiale siluratore, l&#8217;ufficiale di rotta ed io. Tutti insieme sul ponte dell&#8217;<\/em>Atlantis<em>, una scelta adunanza di brillanti uomini di mare, ottimamente addestrati, ma impotenti (salvo un miracolo) di fronte al nemico, come tante pecore davanti al loro carnefice. E adesso i nostri occhi erano fissi sulla luce intermittente che partiva dal potente riflettore del<\/em> Devonshire. <em>Il segnale, evidentemente in cifra, non avrebbe mai ricevuto da noi la giusta risposta.<\/em><\/p>\n<p><em>Alle nostre spalle, dividendo la nostra ansia di fare qualcosa, erano tre siluristi, tre cannonieri, tre segnalatori e un telemetrista. Ma il pi\u00f9 turbato di tutti era certamente il comandante dell&#8217;U-126: incapace di rassegnarsi all&#8217;idea di essere bloccato sulla nostra nave mentre il suo sommergibile era tornato negli abissi, innervosito maggiormente dalla completa inattivit\u00e0 cui era costretto, non smetteva un istante di camminare su e gi\u00f9 per il ponte. Lo doveva tormentare soprattutto la sensazione che, senza di lui, l&#8217;U-126 non sarebbe mai riuscito a farsi onore in quella splendida occasione. Nonostante le preoccupazioni del momento, non potemmo fare a meno di ridere sotto i baffi del suo comportamento, che d&#8217;altra parte sembrava comune a tutti gli ufficiali degli<\/em> U-Boot.<\/p>\n<p><em>\u00abProprio a me\u00bb, borbottava il sommergibilista, \u00abproprio a me doveva capitare di rimanere in trappola su questo maledetto mercantile. Sta a vedere che mi far\u00f2 affondare in emersione, dopo tutto quello che ho passato in questi anni. Giuro che in vita mia non mi sono mai sentito cos\u00ec avvilito\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>E adesso che cosa sarebbe successo? Rogge lesse la domanda nei nostri occhi e cerc\u00f2 di dare una risposta. \u00abTra poco gli inglesi avranno la certezza che non siamo il<\/em> Polyphemus <em>e si toglieranno i guanti. Comunque sia, noi non spareremo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Nemmeno un colpo? Eravamo sbalorditi. Certo, nessuno di noi ignorava che i proiettili dell&#8217;<\/em>Atlantis <em>non avrebbero raggiunto il<\/em> Devonshire <em>fino a quando il nemico avesse avuto l&#8217;accortezza di tenersi a quella distanza. E sapevamo altrettanto bene che, anche a distanza ravvicinata, non avremmo avuto alcuna possibilit\u00e0 di scampo di fronte a un incrociatore armato di pezzi tanto pi\u00f9 potenti dei nostri.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNemmeno un colpo?\u00bb, parve implorare Kasch. \u00abNemmeno per salvare il nostro prestigio?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abNo\u00bb disse Rogge. \u00abForse il<\/em> bluff <em>pu\u00f2 ancora riuscire, e noi possiamo affidarci a questa speranza. Se loro sparano e noi rimaniamo zitti, rimane la possibilit\u00e0 che ci prendano per una nave ausiliaria. In questo caso potrebbero anche avvicinarsi tanto da rendere il loro errore irrimediabile\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Costretti ab giocare il tutto per tutto per guadagnare ancora tempo, ci assoggettammo alla pi\u00f9 dura delle discipline, una disciplina che ci impediva perfino il puerile sollievo di indirizzare ai nostri avversari qualche volgare gesto di scherno. Pass\u00f2 cos\u00ec una mezz&#8217;ora. a un tratto, il mio attendente mi si avvicin\u00f2 con la sua solita deferenza: \u00abVuole la sua divisa migliore, signore?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La mia migliore divisa? &#8230; In un momento come questo? Osservo il visto onesto ed ansioso, che mi sta di fronte. Ho una strana sensazione di disagio, ma infine mi decido a recitare, sino in fondo, la parte assegnatami. Non c&#8217;\u00e8 soltanto il<\/em> bluff <em>verso gli inglesi; c&#8217;\u00e8 anche un altro<\/em> bluff <em>da giocare, sul quale tutti siamo tacitamente d&#8217;accordo. Infine, esclamo: \u00abNaturalmente, la mia miglior divisa!\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Se cominciavo a rendermi conto che la filosofia di trarre, da ogni contingenza della vita, il meglio, ha solide e valide basi, bisognava allora che mi organizzassi immediatamente. E cos\u00ec mi feci dare dall&#8217;ufficiale pagatore la mia parte di dollari tenuti in cassa per i momenti di emergenza. Se dovevamo proprio andare a fondo, c&#8217;era sempre il caso (piuttosto problematico, a dir il vero) di raggiungere la costa, o quello (ancor pi\u00f9 problematico) di essere tratti in salvo da qualche nave neutrale, o&#8230;Insomma, il denaro non poteva certo darmi fastidio! Ma dove nascondere quei dollari? Sistemai fra la scarpa e il piede quel tesoro che, in migliori circostanze, mi sarebbe potuto servire parecchio, sempre a condizione che esistesse ancora al mondo un posto per me dove spenderlo! Stai attento, mi avvert\u00ec subito qualcuno, che nuotare con le scarpe addosso \u00e8 un gramo affare. E poi, aggiunse qualche altro, come fai esser convinto che avrai ancora bisogno di quei dollari?<\/em><\/p>\n<p><em>E l&#8217;<\/em>U-Boot <em>dov&#8217;era andato a cacciarsi? Le osservazioni che, in proposito, andava facendo il suo comandante, sono irripetibili, ma sar\u00e0 bene che autocensuri le nostre. Eppure, tutti sapevamo che quell&#8217;ira non era che un debole tentativo di mascherare la nostra umiliante impotenza di fronte al nemico. Nessuno meglio di noi poteva sapere che le velocissime manovre del<\/em> Devonshire <em>sembravano studiate apposta per impedire al nostro sommergibile qualsiasi efficace intervento.<\/em><\/p>\n<p><em>Fra quanto tempo gli inglesi avrebbero ricevuto la conferma dei loro evidenti sospetti? L&#8217;attesa era per noi cos\u00ec angosciosa, che non vedevamo l&#8217;ora di essere smascherati e di vederci precipitare addosso la furia del nemico. Tornando indietro con la memoria a quei momenti, ammetto che per conferire un tono letterario alle mie riflessioni, adesso dovrei dire che la scena \u00abstava tingendosi di colori altamente drammatici\u00bb. Direi una bugia: eravamo infatti troppo preoccupati per concederci il lusso di mostrarci drammatici o emotivi. C&#8217;erano tante cose a cui pensare&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Nove e trentacinque: il nostro gioco \u00e8 finito! Una fiammata rosso-arancione esplode dalle torrette del<\/em> Devonshire. <em>Kasch si sporge dal ponte superiore e, guardandoci con uno strano sorriso, non si trattiene dal commentare quella prima bordata con aria professionale: \u00abFra venti secondi ci siamo, ragazzi!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Le prime bombe inglesi esplodono in mare alzando attorno a noi uno scenario di fontane e di spruzzi da cui piovono micidiali schegge d&#8217;acciaio. Sopra il tuonare e lo scoppio delle bombe, sento l&#8217;ordine di Rogge:<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAvanti, a tutta forza!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;<\/em>Atlantis <em>incomincia a muoversi, ma i cannoni inglesi non ci mollano.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abAlzate la bandiera di combattimento!\u00bb urla Rogge.<\/em><\/p>\n<p><em>Per l&#8217;ultima volta il rosso, il bianco e il nero sventolano sull&#8217;<\/em>Atlantis <em>ch&#8217;\u00e8 tornato a essere la magnifica nave di sempre, pronta a sfidare qualsiasi nemico: una nave da guerra pronta a battersi fino alla fine per l&#8217;onore della sua bandiera.<\/em><\/p>\n<p><em>Le bombe ci colpiscono. \u00c8 la prima volta che vedo la mia nave sotto il fuoco nemico:; \u00e8 la prima volta che sento il ponte tremare sotto i piedi; \u00e8 la prima volta che odo il fasciame gemere e contorcersi fino allo spasimo sotto i colpi.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00abI nebbiogeni!\u00bb. Un&#8217;acre nuvola biancastra si alza intorno alla nave, formando una cortina protettiva tra noi e l&#8217;incrociatore. Ci\u00f2 nonostante, le bombe continuano a pioverci addosso da quasi dieci miglia di distanza. Ci giriamo quasi su noi stessi e puntiamo disperatamente verso sud-est. Se il sommergibile non potr\u00e0 impegnare in combattimento il nemico, forse potremo noi convincere l&#8217;incrociatore ad andare incontro all&#8217;<\/em>U-Boot<em>. Il comandante del<\/em> Devonshire<em>, purtroppo, \u00e8 molto astuto. La nostra manovra rimane infruttuosa. Non sono passati che pochi minuti e gi\u00e0 siamo costretti a usare i nebbiogeni per permettere all&#8217;equipaggio di abbandonare la nave; il fumo serve a confondere il tiro dell&#8217;incrociatore, e a risparmiarci qualche bordata; almeno una o due, quel che basta a impedire il massacro dei nostri ragazzi, che salgono sulle scialuppe con la stessa calma di una normale operazione di salvataggio. La velocit\u00e0 \u00e8 ridotta a un nodo e mezzo, manovriamo appena il timone e cerchiamo di rimanere al di qua dello schermo di nebbia. Non potremmo, nemmeno volendo, andare pi\u00f9 veloci. Siamo colpiti a morte, questa \u00e8 la verit\u00e0, bench\u00e9 non sia riuscito a rendermene conto subito.<\/em><\/p>\n<p><em>Mentre i marinai abbandonano l&#8217;<\/em>Atlantis <em>(e ne vedo uno che si tiene stretto tra le braccia un cagnolino impaurito) scendo in cabina a prendere i codici e la macchina fotografica, perch\u00e9 ho deciso di ritrarre la fine della nostra nave. Sto gi\u00f9 un minuto o due, cerco il rasoio di sicurezza e uno o due ricordi da mettere in tasca. Poi, con la macchina e le pellicole in mano, risalgo sul ponte.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;<\/em>Atlantis <em>\u00e8 diventata irriconoscibile! I ponti, gi\u00f9 cos\u00ec ordinati e puliti, sono ridotti a un caos, mentre un odore nauseante di bruciato ristagna sulla nave. Un fumo nero avvolge come un sudario l&#8217;albero maestro. Almeno una dozzina di fuochi ardono qua e l\u00e0 sul ponte. Dove fino a ieri c&#8217;era l&#8217;idrovolante, ora \u00e8 tutto un rogo. Tutti sono in salvo; rimaniamo io, Rogge, Pigors e gli uomini di Fehler che debbono preparare le cariche di esplosivo per far saltare l&#8217;<\/em>Atlantis<em>. Non riesco a tenermi bene in equilibrio, sento qualcosa di scivoloso sotto i piedi. Guardo. \u00c8 sangue. La quarta bordata ci ha regalato il nostro \u00abprimo caduto in azione\u00bb&#8230; ma adesso i morti sono saliti a otto.<\/em><\/p>\n<p><em>Pigors \u00e8 un vecchio amico e compagno di scuola di Rogge. Cerca di persuaderlo ad abbandonare la plancia di comando. \u00abSenza di te, Rogge, non me ne vado\u00bb, esclama il brav&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>Un&#8217;altra bomba ci colpisce in pieno. Poi un&#8217;altra. La nave s&#8217;inclina paurosamente sul fianco sinistro. Ci siamo!<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;<\/em>Atlantis <em>\u00e8 destinata a morire senza aver sparato un solo colpo. Le bombe hanno aperto enormi buchi dai quali si vedono adesso i nostri magnifici cannoni. Non resisto a guardare quelle formidabili canne puntate beffardamente mute, verso il cielo. Tutta la nostra potenza \u00e8 svanita, il nostro<\/em> bluff <em>\u00e8 miseramente fallito; invisibile e remoto come lo steso cielo, il<\/em> Devonshire <em>continua a tenerci sotto il suo tiro.<\/em><\/p>\n<p><em>Fehler e i suoi uomini hanno terminato il loro compito. Si sono gi\u00e0 tuffati in mare. Pigors s&#8217;\u00e8 convinto che n\u00e9 io n\u00e9 Rogge tenteremo di morire sul ponte dell&#8217;<\/em>Atlantis <em>e si butta in mare anche lui.<\/em><\/p>\n<p><em>Non guardo Rogge, ma lo sento gridare al di sopra degli scoppi: \u00abSalta, Mohr! Salta presto! Mi butto dopo di te!\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Ed io mi tuffo nell&#8217;oceano&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 accennato alle critiche che alcuni storici hanno rivolto al comportamento del capitano Rogge in quell&#8217;ultima circostanza della sua carriera di corsaro.<\/p>\n<p>Un autore italiano ha osservato ironicamente che, dopo aver colato a picco con tanta disinvoltura una ventina di inermi navi mercantili, allorquando si trov\u00f2 di fronte, per la prima e unica volta, ai cannoni di una nave da guerra, mostr\u00f2 di quale stoffa fosse fatto realmente allorch\u00e9 diede l&#8217;ordine di abbandonare la nave in tutta fretta, senza tentare la bench\u00e9 minima reazione.<\/p>\n<p>Sono critiche, forse, eccessive e un po&#8217; ingenerose; perch\u00e9, come gi\u00e0 si \u00e8 osservato, il <em>Devonshire<\/em> aveva avuto cura di tenersi costantemente a una distanza di oltre 10.000 metri, ossia fuori della portata dei pezzi da 150 mm. dell&#8217;<em>Atlantis<\/em>, mentre continuava a colpirlo implacabilmente con i suoi grossi calibri.<\/p>\n<p>Pur senza aver combattuto, la nave tedesca riport\u00f2 un pesante bilancio di perdite a causa del bombardamento subito in quei pochi minuti di fuoco: dieci morti e quaranta feriti Se Rogge avesse deciso di combattere, forse sarebbe stato criticato per l&#8217;inutile spreco di vite umane del suo equipaggio, dato che si sarebbe battuto esclusivamente per l&#8217;onore e non per la sia pure minima speranza di vittoria.<\/p>\n<p>\u00c8 una questione di punti di vista, e non riteniamo il caso di addentrarci in una simile polemica <em>a posteriori<\/em>; che, come tutte le altre dello stesso genere, presenta l&#8217;insanabile difetto di essere la classica discussione a tavolino, che non tiene conto dei fattori concreti esistenti in guerra, quelli psicologi e morali non meno di quelli strettamente tecnico-militari.<\/p>\n<p>Ci resta da raccontare la sorte dei naufraghi della nave corsara.<\/p>\n<p>Il <em>Devonshire<\/em>, temendo di essere silurato dal sommergibile tedesco, non si attard\u00f2 sul posto per raccogliere l&#8217;equipaggio della nave affondata e si allontan\u00f2 a tutta forza. Le lance con a bordo i marinai tedeschi vennero allora prese a rimorchio <em>dall&#8217;U-<\/em>126, e, dopo quasi tre giorni di faticosissima navigazione, gli uomini poterono essere presi a bordo dalla nave rifornimento sommergibili <em>Phyton.<\/em> Il destino volle che, pochi giorni dopo, anche questa nave venisse affondata da un incrociatore inglese, sia pure con perdite limitate.<\/p>\n<p>Di nuovo naufraghi, i superstiti dell&#8217;<em>Atlantis<\/em> vennero finalmente soccorsi da due sommergibili che navigavano nelle vicinanze e che rimorchiarono per parecchi giorni le imbarcazioni di salvataggio, finch\u00e9 sopraggiunsero altri due sommergibili che poterono prendere a bordo gli uomini. Sovraffollati all&#8217;inverosimile, i sommergibili fecero rotta al Nord, dove, all&#8217;altezza delle Azzorre, incontrarono quattro sommergibili italiani, sui quali venne trasbordata la met\u00e0 dei naufraghi. Tutti, alla fine, riuscirono a fare ritorno in patria.<\/p>\n<p>Un&#8217;ultima cosa rimane da dire a proposito della fine dell&#8217;<em>Atlantis<\/em>.<\/p>\n<p>Forse l&#8217;arrivo del <em>Devonshire<\/em> sul luogo dell&#8217;appuntamento fra la nave corsara e l&#8217;<em>U-Boot<\/em> non fu del tutto causale.<\/p>\n<p>Certo, essere sorpresi dal nemico durante il rifornimento di combustibile \u00e8 una eventualit\u00e0 che tutti i comandanti di navi corsare mettono in conto: e, nella prima guerra mondiale, era gi\u00e0 stato il tragico destino dell&#8217;incrociatore ausiliario <em>Cap Trafalgar<\/em> (cfr. il nostro precedente articolo: <em>Una battaglia fra due transatlantici: Carmania e Cap Trafalgar, 14 settembre 1914<\/em>, consultabile sempre sul sito di Arianna Editrice). Tuttavia, il <em>Cap Trafalgar<\/em> era stato sorpreso all&#8217;ancora davanti all&#8217;isola brasiliana di Trindade, un luogo di appuntamento relativamente frequentato dalle navi tedesche incrocianti nel Sud Atlantico; l&#8217;<em>Atlantis<\/em>, invece, venne sorpreso in mare aperto, in un punto molto lontano dalle normali rotte di navigazione.<\/p>\n<p>La cosa \u00e8 diversa, e un po&#8217; strana.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 strana \u00e8 la circostanza che una sorte analoga sia toccata anche alla nave pressoch\u00e9 gemella dell&#8217;<em>Atlantis<\/em>, il <em>Pinguin<\/em> del comandate Kruder, altro celebre incrociatore corsaro tedesco, che era stato colato a picco dall&#8217;incrociatore inglese <em>Cornwall<\/em> qualche mese prima, nel maggio del 1941. Anche in quel caso, sembrava che gli Inglesi fossero a conoscenza della posizione della nave cui avevano dato invano la caccia per tanto tempo.<\/p>\n<p>Vi fu una fuga di notizie o, addirittura, qualche cosa di peggio? Oppure, semplicemente, vi furono delle imprudenze da parte tedesca nell&#8217;invio dei messaggi radio, che poterono essere intercettati dal nemico e metterlo sull&#8217;avviso?<\/p>\n<p>Probabilmente, non lo sapremo mai.<\/p>\n<p>Dobbiamo, pertanto, limitarci a prendere atto di quelle due curiose coincidenze, dalle quali dipese la brusca fine di due delle pi\u00f9 temibili navi corsare tedesche.<\/p>\n<p>L&#8217;Ammiraglio Friedrich Ruge, gi\u00e0 capo di Stato Maggiore della Marina tedesca, si \u00e8 anch&#8217;egli limitato a rilevare la stranezza, nel suo libro <em>La guerra sul mare<\/em>, senza aggiungervi commenti superflui, in una pagina che qui riportiamo per dovere di completezza (titolo originale: <em>Der Seekrieg<\/em>, Koheler Verlag, Stuttgart, 1954; traduzione italiana dell&#8217;Amm. Carlo De Angelis, Garzanti Reditore, Milano, p.160):<\/p>\n<p><em>L&#8217;incrociatore ausiliario<\/em> Atlantis <em>di 7.900 tsl e 16 nodi, e il<\/em> Pinguin <em>di 7.800 tsl e 16 nodi, dopo una lunga crociera coronata da successo furono affondati dal nemico. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Non fu chiarito allora, n\u00e9 mai si seppe pi\u00f9 tardi, come il nemico riuscisse a incontrare due navi tedesche che si tenevano molto lontane dalle rotte normalmente seguite&#8230;<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incrociatore ausiliario Atlantis fu una delle pi\u00f9 celebri navi corsare tedesche della seconda guerra mondiale e, fino al momento dell&#8217;affondamento, probabilmente la pi\u00f9 fortunata. La crociera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156,248],"class_list":["post-24357","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24357","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24357"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24357\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24357"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24357"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24357"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}