{"id":24352,"date":"2008-09-24T11:23:00","date_gmt":"2008-09-24T11:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/24\/la-crociera-della-nave-corsara-kormoran-3-dicembre-1940-19-novembre-1941\/"},"modified":"2008-09-24T11:23:00","modified_gmt":"2008-09-24T11:23:00","slug":"la-crociera-della-nave-corsara-kormoran-3-dicembre-1940-19-novembre-1941","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/24\/la-crociera-della-nave-corsara-kormoran-3-dicembre-1940-19-novembre-1941\/","title":{"rendered":"La crociera della nave corsara Kormoran (3 dicembre 1940 &#8211; 19 novembre 1941)"},"content":{"rendered":"<p>La crociera della nave corsara <em>Kormoran<\/em>, del capitano di corvetta Detmers, \u00e8 stata, insieme a quella del <em>Pinguin<\/em>, la pi\u00f9 gloriosa e la pi\u00f9 drammatica fra quelle di tutte le sue consorelle, terminando con la distruzione e l&#8217;affondamento, ma anche con la distruzione e l&#8217;affondamento dell&#8217;incrociatore australiano che ne provoc\u00f2 la fine.<\/p>\n<p>Questo combattimento all&#8217;ultimo sangue, dal quale entrambe le navi in lotta escono annientate, illumina di un bagliore corrusco l&#8217;intera vicenda del <em>Kormoran<\/em>, e getta una luce particolare sul comandante e sull&#8217;equipaggio, che hanno saputo conquistati il rispetto del nemico andando incontro al sacrificio di s\u00e9.<\/p>\n<p>Altri capitani, come il capitano Rogge dell&#8217;<em>Atlantis<\/em>, avrebbero preferito &#8211; forse- abbandonare la propria nave, pur senza ammainare la bandiera, e consegnarsi al destino a bordo delle scialuppe di salvataggio. Detmers era fatto di un&#8217;altra pasta, e lo dimostr\u00f2 con la superba coerenza del suo ultimo cimento (cfr. i nostri precedenti articoli <em>La crociera della nave corsara \u00abPinguin\u00bb, 22 giugno 1940 &#8211; 9 maggio 1941<\/em>, e <em>La crociera della nave corsara \u00abAtlantis\u00bb, 11 marzo 1940 &#8211; 22 novembre 1941<\/em>, consultabili sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>L&#8217;esito della battaglia che pose fine alla carriera del <em>Kormoran<\/em>, ma che vide anche la distruzione dell&#8217;incrociatore <em>Sydney<\/em> (omonimo di quello che, il 9 novembre 1914, aveva posto fine alla crociera del tedesco <em>Emden<\/em> presso le Isole Cocos), lasci\u00f2 di stucco gli esperti di cose navali: perch\u00e9, oltre ad avere un armamento di gran lunga superiore, la nave australiana era potentemente corazzata: si trattava, infatti, di un incrociatore pesante e non di un incrociatore leggero, come quello che trentasette anni prima, aveva troncato la brillante carriera di corsaro del comandante von M\u00fcller; e le sue piastre di metallo avrebbero dovuto reggere meglio alle bordate da 105 mm. del suo avversario.<\/p>\n<p>Ha osservato, infatti, Giorgio Giorgerini, nella sua monumentale opera <em>Storia della Marina<\/em> (Fratelli Fabbri Editori, Milano, 1978, vol. IV, p. 1.o78):<\/p>\n<p><em>Il<\/em> Kormoran<em>, che aveva potuto navigare per 352 giorni ottenendo 11 successi, era stato intercettato il 19 novembre 1941, circa 200 miglia a ponente dell&#8217;Australia, dall&#8217;incrociatore<\/em> Sydney. <em>Il duello, apparentemente del tutto impari, ebbe un esito inatteso: la distruzione di entrambe le navi, nonostante la corazza da 102 mm. che avrebbe dovuto proteggere l&#8217;incrociatore australiano.<\/em><\/p>\n<p>Il <em>Kormoran<\/em>, la pi\u00f9 grande delle navi corsare tedesche nella seconda guerra mondiale, con una stazza lorda di poco inferiore alle 10.000 tonnellate, era stata varata in tempo di pace, il 18 aprile 1939, con il nome originario di <em>Steirmark<\/em> e destinata a svolgere le pacifiche funzioni di una nave mercantile sulle rotte dell&#8217;Asia orientale.<\/p>\n<p>Ma, scoppiata la guerra pochi mesi dopo, l&#8217;Ammiragliato di Berlino decise di requisirla e di trasformarla in incrociatore ausiliario, iscrivendola nei ruoli della Marina da guerra con il nome in codice di <em>Schiff<\/em> 41, la Nave 41.<\/p>\n<p>Anche un corsaro tedesco della prima guerra mondiale aveva navigato con il nome di <em>Cormoran<\/em> (con la <em>C<\/em> iniziale, per\u00f2, invece della K) e aveva fatto parte, per un breve periodo, alla squadra degli incrociatori dell&#8217;Estremo Oriente dell&#8217;Ammiraglio Spee, prima di venire distaccato, in funzione diversiva, nelle acque dell&#8217;Australia, mentre il grosso della squadra puntava, attraverso il Pacifico, in direzione della costa occidentale del Sud America.<\/p>\n<p>Il <em>Kormoran<\/em> del capitano Detmers dislocava 9.400 tonnellate ed era lungo 164 metri, largo venti e aveva un pescaggio di otto metri e mezzo. Era stato dotato, nel corso dei lavori di trasformazione in incrociatore ausiliario, di un armamento 6 cannoni da 155 mm., alcuni pezzi di minor calibro, 6 tubi lanciasiluri e una catapulta per due aerei (come il <em>Pinguin<\/em>). Trasportava inoltre un carico di 360 mine, che avrebbe dovuto depositare davanti ai punti strategici sulle rotte pi\u00f9 frequentate dal naviglio mercantile alleato.<\/p>\n<p>La velocit\u00e0 massima poteva essere portata, in caso di necessit\u00e0, fino a 18 nodi: cosa piuttosto rara per una nave di quella classe e di quella stazza; mentre il combustibile imbarcato le garantiva una autonomia di ben 70.000 miglia.<\/p>\n<p>L&#8217;equipaggio era formato da 420 marinai e 15 ufficiali, tutto personale scelto e fortemente motivato.<\/p>\n<p>Theodor Detmers, bench\u00e9 giovane (era il pi\u00f9 giovane comandante di incrociatori della Marina tedesca) possedeva una considerevole esperienza; aveva partecipato alla campagna di Norvegia, restandovi ferito, ed era stato comandante di un cacciatorpediniere, prima di venire distaccato ad Amburgo e Kiel per seguire i lavori della sua nuova unit\u00e0, il <em>Kormoran<\/em>.<\/p>\n<p>Salpata il 3 dicembre 1940 dal porto di Gotenhafen presso Danzica (in polacco, Gdynia, la nave corsara riusc\u00ec a sgusciare, col favore del cattivo tempo invernale, attraverso le maglie del blocco navale britannico nel Mare del Nord; e, imboccata la via pi\u00f9 lunga e resa pi\u00f9 pericolosa dagli <em>icebergs<\/em>, ma molto pi\u00f9 sicura, del Canale di Danimarca, si port\u00f2 nelle acque dell&#8217;aperto Oceano Atlantico, il 13 dicembre.<\/p>\n<p>Mascherata da nave russa, la <em>Viaceslav Molotov<\/em>, percorse buona parte dell&#8217;Atlantico senza tradire la sua presenza, e attese fino al 3 gennaio 1941 per fare la sua prima preda, il piroscafo greco <em>Antonis<\/em>; poi, il 18 gennaio, la petroliera <em>British Union<\/em>, che tent\u00f2 di resistere e che dovette essere affondata a cannonate; e poi ancora l&#8217;<em>Eurylochus<\/em>, l&#8217;<em>Agnita<\/em> e la <em>Canadolite<\/em>, quest&#8217;ultima di ben 10.300 tonnellate.<\/p>\n<p>Non possiamo ricordarli tutte le catture del <em>Kormoran<\/em>. Diremo soltanto che, in totale, esso affond\u00f2 12 navi alleate, delle quali 8 nell&#8217;Oceano Atlantico e 4 nell&#8217;Oceano Indiano, per un totale di quasi 75.000 tonnellate. Si spinse in tutti e tre gli oceani del globo, depose campi di mine davanti alle coste del Sud Africa, a quelle dell&#8217;India (presso Madras) e a quelle dell&#8217;Australia, navigando per 352 giorni, senza mai lasciarsi individuare e costringendo numerose navi da guerra nemiche a distogliersi dai loro compiti per dargli la caccia.<\/p>\n<p>Va rilevato che Detmers si dimostr\u00f2 un ottimo comandante anche dal punto di vista umano., perch\u00e9 sua costante preoccupazione fu quella di mantenere alto il morale del suo equipaggio, organizzando &#8211; nei momenti di pausa &#8211; spettacoli e intrattenimenti a bordo della nave, in modo da combattere la monotonia e la stanchezza di una cos\u00ec lunga permanenza in mare, senza mai poter fare scalo in un porto amico n\u00e9 avere alcun contatto diretto con il mondo esterno, se non attraverso gli equipaggi fatti prigionieri.<\/p>\n<p>Giungiamo, cos\u00ec, a quel drammatico 19 novembre 1941, l&#8217;ultimo della crociera del <em>Kormoran<\/em>, in cui la sua rotta si incroci\u00f2, alle ore 16,00, con quella del <em>Sydney<\/em> del capitano Burnett; mentre, alle 17,30 le due navi ingaggiarono il loro ultimo combattimento. Un poeta antico avrebbe osservato che un lotta cos\u00ec epica avrebbe meritato un vasto pubblico, mentre nessun testimone vide i prodigi di valore e la tragica fine dei due vascelli avversari.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avvenne in mare aperto, in un punto dell&#8217;Oceano Indiano occidentale non lontano dall&#8217;Australia: dunque, significativa coincidenza, a non troppa distanza da dove un altro <em>Sydney<\/em>, nella prima guerra mondiale, aveva sorpreso e distrutto l&#8217;<em>Emden<\/em>, che era finito incagliato su un banco corallino delle Isole Cocos.<\/p>\n<p>Cos\u00ec descrive la tragica fine del <em>Kormoran<\/em> il saggista italiano Massimo Picollo nel suo bel volume <em>Gli incrociatori corsari tedeschi. Le navi del tradimento<\/em> (Giovanni De Vecchi Editore, Milano, 1971, pp. 54-57):<\/p>\n<p><em>Da oltre quattordici mesi il corsaro tedesco \u00e8 lontano da porti amici. Ha accumulato un attivo di 75.000 tonnellate di naviglio nemico colato a picco. Ha percorso le acque di due oceani per decine di migliaia di miglia. Non \u00e8 mai venuto meno alle regole della guerra cavalleresca e ai principi di umanit\u00e0 che ispirano la Convenzione di Ginevra. Pi\u00f9 volte ha messo a repentaglio la propria sicurezza, piuttosto che abbandonare alla loro sorte di naufraghi gli equipaggi nemici.<\/em><\/p>\n<p><em>Per l&#8217;ultima volta si reca all&#8217;appuntamento con la sua nave rifornitrice; per l&#8217;ultima volta sbarca i prigionieri e imbarca viveri, combustibile e munizioni. Per l&#8217;ultima volta vede sorgere all&#8217;orizzonte il sole. \u00c8 il sole che inonda di luce il 19 novembre 1941 e fa scintillare lontano le corazzature di una nave da guerra. Si tratta del<\/em> Sydney<em>, incrociatore pesante australiano di 7.000 tonnellate della classe<\/em> Perth<em>, armato con otto cannoni da 152, che il suo comandante, capitano J. Burnett, da settimane conduceva alla ricerca di un fantomatico corsaro che da troppo tempo terrorizzava quelle acque.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 ormai troppo tardi per evitare un combattimento che si annuncia impari. Troppo veloce e troppo ben armato, il<\/em> Sydney. <em>A Detmers non resta che giocare d&#8217;astuzia il pi\u00f9 a lungo possibile onde guadagnare tempo per portarsi a gettata utile dei suoi cannoni assai meno potenti di quelli dell&#8217;incrociatore australiano.<\/em><\/p>\n<p><em>Il<\/em> Sydney <em>inizia a segnalare intimazioni di fermo. Il<\/em> Kormoran<em>, che al momento indossa la vesti del piroscafo olandese<\/em> Straat Malacca <em>tarda a rispondere fin quando possibile, poi richiede a sua volta il nominativo all&#8217;incrociatore.<\/em><\/p>\n<p><em>Trasmette lentamente, con studiata lentezza, usando le bandiere invece che i riflettori, ed intanto si dispone in rotta convergente con il<\/em> Sydney <em>e stringe le distanze. Il nemico intima di nuovo l&#8217;alt, perentoriamente e chiaramente per l&#8217;ultima volta.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma lo<\/em> Schiff <em>41 \u00e8 ormai a 800 metri dal bordo dell&#8217;incrociatore. Dal corsaro si vedono tutti i particolari: gli uomini ai posti di combattimento, il frenetico movimento sul ponte, l&#8217;aereo pronto a levarsi in volo dalla catapulta.<\/em><\/p>\n<p><em>Finalmente Detmers comunica di essere disposto a ricevere a bordo una squadra d&#8217;ispezione, ed il<\/em> Sydney <em>si avvicina decisamente. La distanza tra le due navi non supera ora i cento metri. Il gioco \u00e8 riuscito.<\/em><\/p>\n<p><em>La bandiera olandese sparisce improvvisamente dal pennone e al suo posto appare la bandiera di combattimento della<\/em> Kriegsmarine<em>. Contemporaneamente cadono le finte fiancate, di levano le volute dei pezzi da 150 e appaiono i tubi lanciasiluri.<\/em><\/p>\n<p><em>Solo sei secondi&#8230; ed ecco che esplode la prima bordata del<\/em> Kormoran<em>. Un&#8217;altra la segue e poi una terza. Le salve squarciano le fiancate esposte del<\/em> Sydney. <em>La prima torre prodiera giace riversa dai cardini con i pezzi da 152 che pietosamente puntano il cielo. L&#8217;aereo, scaraventato dai suoi supporti, galleggia semidistrutto in acqua. Tutta la nave \u00e8 avvolta in una nube di fumo denso e acre, rotto solo dalle lingue di fuoco che s&#8217;innalzano dai boccaporti e dalla fiancata lacerata.<\/em><\/p>\n<p><em>Tre minuti di panico a bordo dell&#8217;incrociatore anche gli australiani aprono il fuoco. Dapprima con turi sporadici ed imprecisi, perch\u00e9 anche la centrale di tiro \u00e8 stata colpita. Ma la distanza \u00e8 troppo breve. I primi colpi incominciano a cadere sul<\/em> Kormoran <em>e a seminare la morte. Detmers riesce a evitare un lancio di siluri, ma anche i suoi cannoni non sono ormai che ferraglie contorte. I tre pezzi di dritta, per\u00f2, sono ancora efficienti. Lo<\/em> Schiff <em>41 vira lentamente di 180\u00b0 e si presenta al Sydney con la fiancata intatta. I suoi pezzi iniziano a vomitare ferro e fuoco, che inesorabilmente martellano il<\/em> Sydney<em>. Ma ormai le fiamme che divampano a bordo del corsaro hanno raggiunto la sala macchine. Un&#8217;enorme esplosione nel cuore della nave ed il<\/em> Kormoran <em>sussulta come squassato da un gigantesco maglio. La nave \u00e8 ormai definitivamente ferma, perduta.<\/em><\/p>\n<p><em>Ma anche il<\/em> Sydney <em>non \u00e8 in condizioni migliori. Imbarcato di 35\u00b0 si allontana lentamente, sprigionando cortine di fumo e vomitando nafta.<\/em><\/p>\n<p><em>Sul<\/em> Kormoran<em>, in sala macchine, nessuno risponde. La nave \u00e8 devastata da poppa a prua. Niente la pu\u00f2 ormai salvare.<\/em><\/p>\n<p><em>Detmers ordina di calare le poche scialuppe utilizzabili e le zattere di sughero. Trecentoventi uomini si aggrappano a questi fragili gusci, fissando attoniti la loro nave che inesorabilmente sprofonda finch\u00e9 sulla imperturbabile superficie dell&#8217;oceano non restano che i naufraghi con le loro scialuppe, i loro relitti e una grande stretta nell&#8217;intimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Lontano, nella direzione presa dal<\/em> Sydney <em>un bagliore enorme squarcia le tenebre che ormai erano scese. Alle ore 21 del 19 novembre 1941 l&#8217;incrociatore pesante<\/em> Sydney<em>, orgoglio della marina australiana, salta in aria con i suoi 644 uomini e scompare con tutto l&#8217;equipaggio tra i flutti. I superstiti del<\/em> Kormoran <em>verranno raccolti il giorno seguente da navi pattuglia nemiche e termineranno la loro guerra internati in un campo di prigionia sulla costa settentrionale della Australia.<\/em><\/p>\n<p>Impossibilitato a domare gli incendi scoppiati a bordo, Detmers era stato costretto a ordinare ai suoi marinai di abbandonare la nave.<\/p>\n<p>A causa della scarsezza delle scialuppe, molte delle quali erano andate distrutte nel combattimento, parecchi uomini finirono in mare; e la loro ricerca, nell&#8217;oscurit\u00e0 della notte, fu angosciosa e difficile. Alla fine, ben 80 uomini risultarono mancanti all&#8217;appello: gran parte di loro erano periti nell&#8217;affondamento di uno dei canotti.<\/p>\n<p>La raccolta dei naufraghi ebbe termine solo verso l&#8217;una di notte, e solo allora il comandante si decise ad abbandonare la nave per salire, a sua volta, su di una scialuppa. Soltanto venti minuti dopo, il <em>Kormoran<\/em> esplose, allorch\u00e9 le fiamme raggiunsero i locali dove erano collocate le mine non ancora depositate in mare; e la bella nave col\u00f2 a picco nella notte, con la bandiera di guerra che garriva al vento.<\/p>\n<p>Trascorsero parecchi giorni, prima che una unit\u00e0 australiana raccogliesse quegli uomini alla deriva. Lo spazio era cos\u00ec angusto sulle zattere, che i superstiti erano stati costretti a riposare a turno, mentre i loro compagni si tenevano ritti in piedi.<\/p>\n<p>Il trattamento nei campi di prigionia fu corretto; ma solo dopo la fine della guerra, circa cinque anni dopo, Detmers e gli altri scampati alla morte poterono pare ritorno in patria e raccontare a parenti ed amici &#8211; quelli che erano sopravvissuti all&#8217;immane catastrofe &#8211; le loro imprese a bordo della pi\u00f9 grande nave corsara dei tempi moderni.<\/p>\n<p>Quanto al <em>Sydney<\/em>, esso era atteso nel porto di Freemantle nel pomeriggio del 20 novembre. Poich\u00e9 era sotto silenzio radio, non ci si preoccup\u00f2 del suo mancato arrivo, fino a che gli venne ordinato di rompere tale silenzio e di segnalare la sua posizione; ma non ci fu risposta alcuna.<\/p>\n<p>Scattarono allora le ricerche, sia con le navi che con gli aerei; e fu allora che i 315 uomini del <em>Kormoran<\/em> vennero scoperti e tratti in salvo. Del <em>Sydney<\/em>, invece, non venne trovata alcuna traccia, nemmeno una macchia di nafta o un cadavere galleggiante. Il mare aveva inghiottito anche il pi\u00f9 piccolo resto dello sfortunato incrociatore australiano che, per l&#8217;ingenuit\u00e0 o l&#8217;imprudenza del suo comandante, si era avvicinato oltre ogni margine di sicurezza alla nave corsara, esponendosi a una inattesa e totale distruzione.<\/p>\n<p>Le ricerche vennero definitivamente sospese il 29 novembre e la nave dichiarata ufficialmente dispersa, con un comunicato ufficiale, 1\u00b0 dicembre.<\/p>\n<p>Solo una cintura di salvataggio e un battello pneumatico erano stati trovati, crivellati di colpi, che andavano alla deriva; e, pi\u00f9 tardi, un corpo umano, che per\u00f2 non fu possibile identificare e non \u00e8 detto che appartenesse all&#8217;equipaggio dell&#8217;incrociatore australiano.<\/p>\n<p>Del <em>Sydney<\/em>, da allora, non si \u00e8 mai pi\u00f9 saputo nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 diventato un mistero irrisolto del mare; uno dei tanti<\/p>\n<p>Per un ulteriore approfondimento, si rinvia alla lettura del libro di Gabriele Zaffiri, <em>Le navi corsare del Terzo Reich<\/em>, Nicola Calabria Editore, Patti (Messina), 2005.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crociera della nave corsara Kormoran, del capitano di corvetta Detmers, \u00e8 stata, insieme a quella del Pinguin, la pi\u00f9 gloriosa e la pi\u00f9 drammatica fra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[92],"class_list":["post-24352","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24352","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24352"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24352\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24352"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24352"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}