{"id":24348,"date":"2010-08-12T09:36:00","date_gmt":"2010-08-12T09:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/12\/il-fascismo-strana-dittatura-in-cui-lantifascista-croce-tiranneggiava-le-menti-dei-giovani\/"},"modified":"2010-08-12T09:36:00","modified_gmt":"2010-08-12T09:36:00","slug":"il-fascismo-strana-dittatura-in-cui-lantifascista-croce-tiranneggiava-le-menti-dei-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/08\/12\/il-fascismo-strana-dittatura-in-cui-lantifascista-croce-tiranneggiava-le-menti-dei-giovani\/","title":{"rendered":"Il fascismo, strana dittatura in cui l\u2019antifascista Croce tiranneggiava le menti dei giovani"},"content":{"rendered":"<p>Benedetto Croce \u00e8 stato il tipico esponente di quel modo meridionale, e specificamente napoletano, di essere borghese e di fare cultura: il tipico esponente dell&#8217;universo socioculturale meridionale della prima met\u00e0 del XX secolo, ancora ben vivo al giorno d&#8217;oggi.<\/p>\n<p>Per lui, la cultura era un feudo di cui volle essere il feudatario, anzi, il sovrano assoluto: una rendita da occupare, una posizione da conquistare e da difendere contro ogni possibile concorrente; una sfera in cui si incontravano il suo immenso narcisismo, la sua sconfinata vanit\u00e0 e la sua feroce gelosia professionale, che lo portavano ad una estrema diffidenza e a una forte propensione alle stroncature (queste ultime affidate, peraltro, quasi sempre ai suoi vassalli) nei confronti di chiunque non si sottomettesse al suo credo filosofico e alla sua supremazia personale.<\/p>\n<p>Per circa mezzo secolo, fino agli anni Cinquanta, egli ha esercitato una autentica dittatura culturale non solo in campo filosofico, ma anche estetico, letterario e storiografico; ha paralizzato il dibattito culturale e ha marginalizzato studiosi e pensatori che perseguivano strade proprie, vedendo in essi non degli interlocutori con i quali misurarsi e stabilire un dialogo a pi\u00f9 voci, ma degli eretici e soprattutto dei presuntuosi, che attentavano alla sua indiscussa egemonia.<\/p>\n<p>Politicamente, \u00e8 stato un liberale autoritario, vale a dire una contraddizione in termini: cos\u00ec e solo cos\u00ec si spiega l&#8217;apparente contraddizione fra il Croce giovanile, esaltatore della violenza rivoluzionaria e, poi, di Mussolini e del fascismo &#8211; e questo fino a dopo il delitto Matteotti &#8211; e il sedicente Croce &quot;antifascista&quot; degli anni dopo il 1925, vecchio patriarca delle libert\u00e0 istituzionali e degli istituti della democrazia parlamentare, che prima aveva irriso con la massima disinvoltura; ma, in effetti, egli fu sempre un pensatore totalitario, celebratore della Santa Inquisizione, intollerante sacerdote ed unico interprete autorizzato dello Spirito Assoluto.<\/p>\n<p>Filosoficamente, la sua originalit\u00e0 \u00e8 pari quasi a zero: una mediocre rimasticatura dell&#8217;hegelismo e della trita formula secondo la quale tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale e tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale, \u00e8 reale; hegelismo che gi\u00e0 alla met\u00e0 del XIX secolo era entrato in crisi a livello europeo (ad opera di Kierkegaard, Schopenhauer e, poco pi\u00f9 tardi, Nietzsche) e che solo in una provincia culturale cronicamente arretrata come l&#8217;Italia, e specialmente l&#8217;Italia meridionale, poteva essere riesumato nel XX secolo e fatto passare per chiss\u00e0 quale novit\u00e0 salvifica.<\/p>\n<p>Storicamente, Croce aveva scarso interesse per i documenti e, con il pretesto che la storia \u00e8 creazione dello Spirito, preferiva lanciarsi in costruzioni teoriche, delle quali il minimo che si possa dire \u00e8 che peccavano di insopprimibile pigrizia intellettuale: valga per tutte la sua bislacca interpretazione del fascismo (beninteso, &quot;post rem&quot;: perch\u00e9, fino al 1925, aveva parlato e scritto in tutt&#8217;altro modo) come di una incomprensibile &quot;invasione degli Hyksos&quot;, ovvero come corpo estraneo, come una malattia transitoria e come una parentesi, sostanzialmente inspiegabile, della storia nazionale italiana.<\/p>\n<p>Tralasciamo i danni, non meno gravi, che egli ha provocato nel campo dell&#8217;estetica, esercitando &#8211; anche qui &#8211; una funzione retrograda e reazionaria, nel senso pi\u00f9 becero dell&#8217;espressione, nemico com&#8217;era di ogni novit\u00e0: valga per tutti il caso del Futurismo che, se pu\u00f2 piacere o non piacere, resta comunque una avanguardia con la quale tutta la cultura italiana ed europea hanno dovuto fare i conti, magari per criticarla ed oltrepassarla.<\/p>\n<p>Il sultanismo cultuale di Benedetto Croce si \u00e8 esercitato &#8211; proprio come quello del suo maestro Hegel &#8211; grazie al monopolio che l&#8217;idealismo \u00e8 riuscito ad esercitare negli ambienti accademici; sicch\u00e9, ai primi del Novecento e fin dopo la seconda guerra mondiale, nessun filosofo e nessuno storico che avessero voluto esplorare e diffondere punti di vista diversi, poterono sottrarsi ad una sorda, durissima resistenza da parte delle case editrici, delle riviste pi\u00f9 importanti, della critica pi\u00f9 autorevole.<\/p>\n<p>Oltre a questo, stuoli di professori crociani di liceo e di universit\u00e0 si incaricarono volonterosamente di vigilare, affinch\u00e9 non si propagassero dottrine eretiche e solo il verbo del Maestro potesse rintronare, giorno dopo giorno, nella mente dei giovani: fatto tanto pi\u00f9 notevole, se si considera che Croce fu l&#8217;estensore del \u00abManifesto degli intellettuali antifascisti\u00bb e per quasi vent&#8217;anni visse apparentemente appartato (in realt\u00e0, applaudito e riverito) come una sorta di &quot;espatriato interno&quot; e di perseguitato dal regime fascista.<\/p>\n<p>Strana dittatura, in verit\u00e0, quella che lasci\u00f2 la cultura liceale e universitaria nelle mani della dottrina crociana, che non si stancava di fare la fronda nei confronti del regime e, per un grosso equivoco in cui era incorso Gobetti, acclam\u00f2 in Croce il campione impavido del liberalismo: lui, che ancora dopo il delitto Matteotti aveva espresso, in Senato, la fiducia al governo di Mussolini, compiacendosi poi dell&#8217;esito favorevole della votazione!<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che, se tanti professori, studiosi ed editori (primo fra tutti, Giovanni Laterza di Bari) sentirono l&#8217;ascendente di Croce, ci\u00f2 significa che egli fu realmente il pi\u00f9 eminente dei nostri filosofi dell&#8217;epoca. Tuttavia, prima di giungere ad una tale affrettata e semplicistica conclusione, bisogna riflettere alle condizioni generali non della filosofia italiana, ma del circuito culturale attraverso cui la filosofia italiana dell&#8217;epoca &#8211; cos\u00ec come ogni altra manifestazione del pensiero &#8212; veniva fatalmente incanalata.<\/p>\n<p>Oltre alla cronica arretratezza di cui parlavamo prima, e che era pi\u00f9 marcata nell&#8217;area napoletana, bisogna tener conto della struttura baronale, smaccatamente clientelare, in cui versava l&#8217;universit\u00e0 (stiamo parlando di molto tempo fa, si capisce: ogni riferimento al presente \u00e8 puramente casuale) e, di riflesso, tutto l&#8217;ambito dell&#8217;istruzione superiore e della cultura accademica: non solo le cattedre, ma anche le riviste, gli editori e tutta quella rete di amicizie semi-mafiose che permettono a pochi individui affermati di tiranneggiare su tutti gli altri.<\/p>\n<p>In questo senso, il crocianesimo &#8211; quello s\u00ec &#8211; \u00e8 stata una malattia della societ\u00e0 italiana, peraltro niente affatto estemporanea; o meglio, una delle pi\u00f9 vistose manifestazioni di quella degenerazione sociale della borghesia meridionale che si manifesta nel parassitismo economico, nella pigrizia e nella autoreferenzialit\u00e0 culturali, nella gelosa difesa degli interessi di casta e nella chiusura retriva ad ogni elemento esterno che possa introdurre un vento di novit\u00e0 e di cambiamento.<\/p>\n<p>Ci affidiamo ad alcune pungenti ma esatte riflessioni di Nicola Abbagnano contenute nel suo libro \u00abRicordi di un filosofo\u00bb (Milano, Rizzoli, 1990, pp. 9-19):<\/p>\n<p>\u00abNel 1922, quando m&#8217;affacciai ventunenne alla ribalta filosofica italiana, Benedetto Croce ne era l&#8217;indiscusso re: un monarca assoluto, incontrastato. La sua autorit\u00e0 superava di gran lunga quella di Giovanni Gentile. Distrutta la dittatura positivista, vi aveva sostituito quella dell&#8217;idealismo. All&#8217;insegna di altrettanto totalizzanti certezze, e di una Ragione raramente sfiorata dall&#8217;ombra del dubbio, tiranneggi\u00f2 l&#8217;interro mondo degli studi, nei licei e nelle universit\u00e0, in campi che erano anche quelli della storiografia, dell&#8217;estetica e della letteratura. Dominato dal razionalismo hegeliano, ottimista quanto continua ad esserlo il materialismo dialettico, il neoidealismo crociano-gentiliano concepiva la storia del mondo come una tragicommedia che lo Spirito Assoluto, perenne e unico prim&#8217;attore, recita di continuo davanti a se stesso, con l&#8217;esclusione dei comprimari, cio\u00e8 degli individui.<\/p>\n<p>S\u00ec, arroccato nel proprio studio di Palazzo Filomarino, don Benedetto era un vero monarca. La sua corte, sparsa per gli atenei, aveva un nucleo di eletti con il privilegio, a palazzo, di ascoltare il Maestro. Perivo di tata benevolenza, mai ho partecipato a quelle riunioni. [&#8230;]<\/p>\n<p>Don Benedetto, proprio perch\u00e9 ricco autocrate e borghese del Sud, fu uni dei &quot;fondatori&quot; (e sostenitori fin dopo il delitto Matteotti) del fascismo. I suoi elogi dell&#8217;intolleranza, il suo disprezzo soreliano per la democrazia parlamentare, la sua battaglia contro le positiviste Dea Ragione e Dea Libert\u00e0 non l&#8217;avevano certo trasformato, almeno sino a quel 1922, in un campione della democrazia. Essendo meridionale anch&#8217;io, conosco i difetti della classe di &quot;notabili&quot; cui egli apparteneva per temperamento, per nascita e per censo. Non intendo dubitare del suo successivo (dopo il 3 gennaio 1925) antifascismo, nel quale dovete peraltro entrare qualche dose di risentimento da &quot;primadonna&quot; contro Gentile, che con il suo &quot;Manifesto&quot; era diventato, per il fascismo, il filosofo di corte. in don Benedetto agiva talvolta una prepotente forma di &quot;guapperia&quot; partenopea, specie nelle faccende che riguardavamo il suo primato. In tale guapperia, sia pure dal tratto spagnolesco e al&#8217;insegna d&#8217;un alto livello culturale, \u00e8 inscrivibile il suo stesso bisogno di avere una &quot;corte&quot;. A quanto ne so, suo can barbone preferito era allora Nicolini, erudito serio e, a tutt&#8217;oggi, leggibilissimo [&#8230;].<\/p>\n<p>Contrariamente a quanto \u00e8 accaduto e accade nei paesi marxisti, il fascismo non aveva un&#8217;ideologia precisa da imporre nell&#8217;insegnamento. Paradossalmente, dal proprio dorato esilio nella &quot;reggia&quot; partenopea, era proprio don benedetto a governare, nelle scuole e nelle universit\u00e0, le menti di molti giovani. Chi, nel mondo accademico, cercava una via diversa da quella neo-hegelianamente sua, incontrava ostacoli dovunque, dai concorsi agli editori, tutti stretti nella morsa di una &quot;dittatura&quot; culturale che continu\u00f2 sino ai primi anni Cinquanta. Apportatrice di guai: con la giustificazione che &quot;tutto \u00e8 Idea&quot;, essa allontan\u00f2 almeno una generazione di storici e studiosi dalla realt\u00e0 e dall&#8217;abitudine ai documenti. Incoraggi\u00f2 quell&#8217;antica tabe nazionale che \u00e8 la pigra spocchia dei retori. Difetti che, a ben guardare, si celavano anche in Croce: quello suo fu il verbo d&#8217;un Maestro che credeva d&#8217;essere concreto e spesso si dimostr\u00f2 invece astratto, e candidamente ottimista proprio l\u00e0 dove si professava volpino e machiavellico, fin da quando (1920-&#8217;25) aveva tentato di far rientrare il fascismo nell&#8217;&quot;alveo della pratica istituzionale&quot;. Negli anni del regime Croce non fece poi nulla per uscire dall&#8217;equivoco costituito, da una parte, dall&#8217;esserne vittima (in parte vera in parte presunta quale paladino della libert\u00e0, mentre dall&#8217;altra le sue idee totalizzanti continuavano tranquillamente a circolare. Perch\u00e9 mai non respinse, per esempio, non rinneg\u00f2 le antidemocratiche &quot;pagine sulla guerra&quot;? Ed io penso allora a un uomo che, dalla mia giovent\u00f9, mai ho smesso di ammirare. Penso ad Amendola, all&#8217;inerme Giovanni Amendola: vero antagonista &#8212; lui e on Gramsci, lui e non Croce &#8211; del nazionalmassimalismo, o socialfascismo, mussoliniano. E sua vera vittima. Assieme al generoso, e altrettanto inerme, Piero Gobetti.<\/p>../../../../n_3Cp>Proprio Gobetti, poco prima che Mussolini andasse di slancio al potere, era stato attratto non tanto da Croce ma da Gentile. Tanto fa scrivere (1921): &quot;Un insegnamento di vitalit\u00e0 intensa, d&#8217;operosit\u00e0 necessaria, di serenit\u00e0, d&#8217;umanit\u00e0 cosciente scaturisce dall&#8217;opera di Giovanni Gentile. Egli ha fatto scendere (anzi, meglio, salire) la filosofia dalle astruserie professionali all&#8217;immensa concretezza della vita. \u00c8 giusto che in lui gl&#8217;individui riconoscano un maestro di moralit\u00e0, e tutta la nuova generazione s&#8217;ispiri al suo pensiero per rinnovarsi.&quot;<\/p>\n<p>Ma quando Gentile &#8211; il 21 aprile 1925, a pochi mesi dal discorso con cui Mussolini, il 3 gennaio, aveva instaurato la dittatura &#8211; si fece promotore del &quot;Manifesto degli intellettuali fascisti&quot;, Gobetti si avvicin\u00f2 a Croce, firmandone il &quot;contro-manifesto&quot;, quello che il 1\u00b0 maggio questi volle coraggiosamente promuovere, e che ebbe l&#8217;altrettanto coraggiosa adesione di molti intellettuali antifascisti. Su &quot;La Rivoluzione liberale&quot;, Gobetti volle prendere &#8211; ma indirettamente &#8211; le distanze da Gentile. Lo fece riavvicinandosi a Croce e contribu\u00ec non poco ad accreditare il &quot;nuovo&quot; ruolo politico del pensatore di Pescasseroli, con argomenti che vengono a tutt&#8217;oggi citati dai crociani ufficiali&quot;. Ovvero cancellando l&#8217;intero passato protofascista, o filofascista, di Croce. [&#8230;]<\/p>\n<p>Al pari di Gobetti, molti liberali d&#8217;oggi tendono a valutare Crocce quale esclusivo &quot;maestro di liberalismo&quot;: dimenticando che, sino al 3 gennaio 1925, egli fu un aperto sostenitore di Mussolini. Secondo Luigi Ambrosini \u00e8 un appoggio che risale al 1920, quando Croce addirittura caldeggi\u00f2 la proposta di armare le squadre fasciste, in base alla considerazione che &quot;anche le orde del cardinal Ruffo avevano servito a scopi nazionali.<\/p>\n<p>Era Croce animato da &quot;cinismo totalitario, come rilev\u00f2 Borgese? Non credo. Pur essendo un liberale autoritario, restava al fondo un uomo del Risorgimento. E &#8211; al pari di Salandra, Soleri e, in parte, dello stesso Giolitti &#8211; s&#8217;illudeva di poter strumentalizzare Mussolini per restaurare l&#8217;ordine, e di fare poi rientrare il fascismo nell&#8217;&quot;alveo della pratica costituzionale&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>&quot;Ho molta stima pel Mussolini&quot; si legge in una sua lettera a Ermenegildo Pistelli (20 aprile 1923). [&#8230;]<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 febbraio 1924, a due mesi dalle elezioni, in un&#8217;intervista al &quot;Corriere italiano2 invocava una &quot;compatta maggioranza&quot; per Mussolini: &quot;Il cuore del fascismo \u00e8 l&#8217;amore per la patria italiana, \u00e8 il sentimento della salvezza di essa, e perci\u00f2 dello Stato italiano&quot;. Quando poi, nel giugno 1924, Mussolini rischi\u00f2 di essere travolto dall&#8217;ondata di indignazione per il delitto Matteotti, egli non mut\u00f2 atteggiamento. Rifiut\u00f2, \u00e8 vero, e questo va parimenti ricordato, il dicastero dell&#8217;istruzione nel rimpasto ministeriale. Ma, come ho sopra ricordato, fu tra quanti in Senato votarono la fiducia a Mussolini e al governo. E defin\u00ec (&quot;Giornale d&#8217;Italia&quot;, 10 luglio 1924) &quot;prudente e patriottico&quot; quel voto. S&#8217;illudeva ancora di condizionare con il beneplacito liberale la permanenza del fascismo al potere, e di potergli dare al momento buono il benservito.<\/p>\n<p>A dare il benservito a tutti coloro che non erano fascisti fu invece Mussolini, con i discorso del 3 gennaio 1925. Croce prese allora le distanze dal fascismo, specie quale promotore del &quot;Manifesto&quot; opposto a quello redatto da Giovanni Gentile, con il quale rendeva altres\u00ec definitiva una frattura che gi\u00e0 era in atto dal 1914, come contrasto con la posizione interventista del filosofo siciliano (che pure per molto tempo, e fin dall&#8217;inizio del 1903, era stato collaboratore della rivista &quot;la Critica&quot;). Per\u00f2 Croce, dopo il 1925, fu antifascista soprattutto politicamente. [&#8230;]<\/p>\n<p>Ma, filosoficamente, Croce mai ripudi\u00f2 (lasciandole nei propri scritti, al pi\u00f9 con qualche tentativo di correzione) le posizioni sue proto fasciste. [&#8230;]<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 esatto affermare che benedetto Croce fu &quot;fascista&quot; senza volerlo? Probabilmente s\u00ec, ma al tempo stesso senza dimenticare i suoi &quot;contribuiti&quot; prima del 3 gennaio 1925, direttamente e indirettamente, al fascismo. E senza dimenticare qualche sua attenzione, in epoca fascista, per Mussolini&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>La vicenda di Croce, sotto il profilo socioculturale, ricorda altre situazioni e altri nomi di quell&#8217;eterno gattopardismo che gi\u00e0 Giuseppe Tomasi di Lampedusa indicava, giustamente, come il male peggiore della realt\u00e0 siciliana e, in genere, meridionale.<\/p>\n<p>Ecco qui un barone universitario, un borghese che concepisce la sua professione di intellettuale come la difesa a oltranza della propria supremazia, uno spregiatore della democrazia parlamentare e un ammiratore di Mussolini e del fascismo, che si ricicla, prima ancora della caduta del fascismo medesimo, anzi, addirittura all&#8217;inizio della dittatura, come la pi\u00f9 rispettata e autorevole bandiera dell&#8217;antifascismo, del liberalismo, della democrazia; un filosofo roso dall&#8217;invidia per il pi\u00f9 giovane e apparentemente pi\u00f9 fortunato collega, Giovanni Gentile, tanto di lui pi\u00f9 vivo come pensatore e come educatore; eccolo che, di punto in bianco, grazie all&#8217;ingenuit\u00e0 di Gobetti e alla memoria corta di tanti altri intellettuali, tutti con una pi\u00f9 o meno lunga coda di paglia, assurge alle altezze epiche di solitario combattente per la libert\u00e0 di pensiero e di espressione. Proprio lui, che si adombrava se un qualche sconosciuto filosofo riusciva a pubblicare un proprio libro, senza passare prima per la sua anticamera, chiedendone umilmente il permesso.<\/p>\n<p>Quante volte abbiamo visto, e continuiamo a vedere, personaggi politicamente e culturalmente discutibili farsi avanti senza pudore, azzerare d&#8217;un colpo frequentazioni ambigue e amicizie quanto mai imbarazzanti e presentarsi, nuovi e freschi di bucato, in veste di strenui propugnatori del rinnovamento; personaggi, magari, che vengono fuori da oscure logge massoniche o da torbidi comitati d&#8217;affari, ma che hanno saputo fare il salto giusto al momento giusto, trovando compiacenti solidariet\u00e0 e raccomandazioni di ferro presso coloro che contano&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Benedetto Croce \u00e8 stato il tipico esponente di quel modo meridionale, e specificamente napoletano, di essere borghese e di fare cultura: il tipico esponente dell&#8217;universo socioculturale<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30158,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[98,101,148,253],"class_list":["post-24348","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-filosofie-moderne","tag-arthur-schopenhauer","tag-benedetto-croce","tag-friedrich-nietzsche","tag-soren-kierkegaard"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-filosofie-moderne.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24348","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24348"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24348\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30158"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24348"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24348"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24348"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}