{"id":24332,"date":"2011-01-10T06:48:00","date_gmt":"2011-01-10T06:48:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/10\/dualismo-e-universalismo-nella-dialettica-del-cristianesimo-primitivo\/"},"modified":"2011-01-10T06:48:00","modified_gmt":"2011-01-10T06:48:00","slug":"dualismo-e-universalismo-nella-dialettica-del-cristianesimo-primitivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/01\/10\/dualismo-e-universalismo-nella-dialettica-del-cristianesimo-primitivo\/","title":{"rendered":"Dualismo e universalismo nella dialettica del Cristianesimo primitivo"},"content":{"rendered":"<p>Una cultura laicista a senso unico, rozzamente secolarista e pregiudizialmente antireligiosa e anticristiana, ha tramandato l&#8217;idea di un Cristianesimo oscurantista e intollerante, responsabile di una indebita fusione tra la sfera religiosa e quella politica; fino a quando il pensiero laico, appunto, iniziato con Marsilio da Padova, proseguito con Machiavelli e Hobbes e culminato, infine, con l&#8217;Illuminismo, non avrebbe reciso l&#8217;innaturale commistione e restituito, finalmente, dignit\u00e0 e autonomia alla sfera politica.<\/p>\n<p>Il sottinteso di questa interpretazione \u00e8 che, se non fosse sorto e non si fosse affermato il pensiero politico laico, l&#8217;Europa e l&#8217;Occidente sarebbero ancor oggi in condizioni simili a quelle dei Paesi islamici fondamentalisti, ove non esiste distinzione fra religione e politica, n\u00e9 fra legge coranica e legge statale: col risultato che recare offesa, in qualsiasi modo, alla parola di Maometto o anche solo alla tradizione orale musulmana, comporta l&#8217;immediato intervento delle autorit\u00e0 secolari, il processo e l&#8217;eventuale condanna da parte di queste ultime.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 stato il capolavoro, per cos\u00ec dire, della deformazione storica scientemente portata avanti, da almeno tre secoli a questa parte, dai nipotini e dai pronipoti della \u00abEncyclop\u00e9die\u00bb, quella gigantesca, boriosa mistificazione del sapere universale, a fini di propaganda ideologica, che Diderot e i suoi collaboratori realizzarono sul presupposto razionalista e materialista che solo alla Ragione spetta l&#8217;ultima parola in ogni campo della vita e del conoscere.<\/p>\n<p>Edward Gibbon, il massimo esponente della grandiosa mistificazione storica anticristiana, lo aveva detto a chiare lettere, allorch\u00e9, a suggello della sua immane fatica, \u00abHistory of the Decline and Fall of the Roman Empire\u00bb, ne aveva cos\u00ec riassunto il senso e la linea-guida: \u00abAbbiamo descritto il trionfo della Barbarie e della Religione\u00bb.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 solo un particolare che non quadra in tutto ci\u00f2: il fatto che il Cristianesimo, non che introdurre il connubio fondamentalista di religione e politica, lo ha messo in crisi, rifiutato e distrutto; tale connubio, al contrario &#8211; o, per meglio dire, tale confusione, perch\u00e9 di confusione si trattava &#8211; non risale affatto al Cristianesimo, ma al pensiero politico greco.<\/p>\n<p>Erano i Greci a considerare inconcepibile la separazione fra politica e religione e, di conseguenza, fra Stato e culto; la Chiesa, all&#8217;opposto, proprio perch\u00e9 &quot;invenzione&quot; cristiana, introdusse quella distinzione e mise bene in chiaro che altro \u00e8 la vita associata, con i suoi doveri e le sue responsabilit\u00e0, e altro la vita dell&#8217;anima, con la sua eterna tensione verso Dio e verso una giustizia eterna, che non delude e non inganna.<\/p>\n<p>Ges\u00f9 Cristo lo aveva detto con forza e con disarmante semplicit\u00e0: \u00abDate a Cesare quel che \u00e8 di Cesare, e a Dio quel che \u00e8 di Dio\u00bb; e Sant&#8217;Agostino vi aveva costruito sopra la dottrina delle due citt\u00e0, la Citt\u00e0 terrena e la Citt\u00e0 celeste; peritura e soggetta al peccato la prima, perfetta ed eterna la seconda.<\/p>\n<p>Del resto, era nella forza delle cose che il Cristianesimo dovesse imboccare la via del dualismo fra religione e politica: e non solo, n\u00e9 principalmente, per il fatto che, affermatosi nel corso di una lotta secolare contro l&#8217;Impero Romano, doveva per forza ribadire la superiorit\u00e0 della coscienza rispetto alla legge statale (come verr\u00e0 riaffermato anche da San Tommaso, il massimo filosofo medievale); ma proprio perch\u00e9 si trattava di una religione universalistica, che aveva trionfato in uno Stato universale, che tendeva a identificarsi con il mondo intero.<\/p>\n<p>In questo senso, la contraddizione non era del Cristianesimo, ma dell&#8217;Impero Romano: il quale, erede della &quot;polis&quot; greca, ne aveva ereditato anche gli D\u00e9i, aggiungendovi via via tutti quelli delle altre regioni conquistate; ma gli D\u00e9i delle &quot;poleis&quot; erano grettamente particolaristici, non universali: proteggevano ciascuno la propria citt\u00e0, contro ogni altra realt\u00e0 politica.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero Romano, dunque, viveva la contraddizione fra la sua missione universale, cantata da Virgilio e teorizzata da Augusto, e le religioni sulle quali si reggeva la sua dimensione spirituale, che erano disparate e tutte particolaristiche; tanto \u00e8 vero che, quando lo Stato, nella persona di Diocleziano, volle ingaggiare la battaglia decisiva contro l&#8217;unica religione (oltre al Mitraismo) veramente universale, che ne minava le basi ideologiche, dovette scegliere per proprio vessillo, fra tutte le religioni pagane, quella che pi\u00f9 si prestava a legittimare la figura semidivina del sovrano, ossia la religione del Sole Invitto.<\/p>\n<p>Tuttavia, cos\u00ec facendo, l&#8217;imperatore abbracciava di fatto un culto monoteista che poco o nulla aveva a che fare con il Paganesimo classico, necessariamente politeista, e presentava invece parecchi punti di contatto con la religione &quot;nemica&quot; che egli si proponeva di distruggere. La somiglianza era anzi tale, anche nei simboli esteriori, che ancora oggi gli storici discutono animatamente se il simbolo sognato da Costantino alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio &#8211; dalla quale sarebbe scaturito l&#8217;editto di tolleranza per il Cristianesimo -, simbolo che egli fece incidere anche sugli scudi e porre sui labari delle sue truppe, fosse il monogramma cristiano oppure il simbolo solare.<\/p>\n<p>Tra i filosofi greci, il solo Platone aveva negato che l&#8217;aspirazione dell&#8217;uomo al Bene possa realizzarsi integralmente nell&#8217;ambito della &quot;polis&quot;; lui solo aveva avuto il coraggio concettuale di proiettare il Bene, l&#8217;Idea del Bene, al di l\u00e0 delle cose terrene e contingenti, nelle sfere celesti dell&#8217;Iperuranio: ed \u00e8 ben questa la ragione per cui il Cristianesimo trover\u00e0 nel platonismo, e pi\u00f9 ancora nel neoplatonismo, il ponte necessario fra s\u00e9 e la civilt\u00e0 classica al tramonto, sulla base del quale costruire una civilt\u00e0 nuova.<\/p>\n<p>San Tommaso d&#8217;Aquino, poi, riprendendo la distinzione aristotelica tra fisica e metafisica, tra mondo terreno, soggetto al mutamento e mondo celeste, immutabile, aveva posto la distinzione tra l&#8217;ordine naturale e l&#8217;ordine soprannaturale, per cui l&#8217;uomo viene ad essere, per cos\u00ec dire, cittadino di due patrie: della patria terrena, ossia dello Stato, quanto alla sfera politica; e della patria ultraterrena, ossia divina, quanto alla sfera religiosa. Aristotele, del resto, aveva distinto non solo fra i due ordini, ma perfino tra le diverse virt\u00f9 dell&#8217;uomo: naturali alcune, soprannaturali altre; e anche questa \u00e8 una distinzione di cui faranno tesoro i teologi medievali.<\/p>\n<p>In teoria, le due patrie avrebbero dovuto concorrere entrambe al bene dell&#8217;uomo: la patria terrena, ossia l&#8217;Impero, all&#8217;affermazione della pace e della giustizia; e la patria celeste, rappresentata dalla Chiesa, alla salvezza dell&#8217;anima.<\/p>\n<p>Era per\u00f2 inevitabile, date le premesse, che sorgesse un conflitto circa i rapporti reciproci delle due &quot;citt\u00e0&quot;: in particolare, era pressoch\u00e9 inevitabile che sorgesse un conflitto fra le attribuzioni dello Stato e quelle della Chiesa, essendo entrambi voluti dall&#8217;alto, ma in un rapporto reciproco che si prestava a dubbi, contese e lotte per la supremazia (quali appunto furono le cosiddette lotte per le investiture).<\/p>\n<p>Il pensiero politico di Marsilio da Padova e quello religioso &quot;riformatore&quot; di Guglielmo di Ockham, con i quali giunge a maturazione il divorzio tra le due sfere, naturale e soprannaturale, che Tommaso aveva creduto di poter armonizzare nel quadro della superiore sintesi operata dalla Provvidenza, ha la sua radice e la sua premessa nel dualismo cristiano fra Citt\u00e0 Terrena e Citt\u00e0 Celeste; dualismo che era stato controbilanciato dalla superiore aspirazione all&#8217;unit\u00e0 fra tutti i popoli, nel segno della comune fede religiosa: tanto \u00e8 vero che, nel Medioevo, alla parola &quot;Europa&quot; si preferiva la parola &quot;Cristianit\u00e0&quot;, in senso culturale se non geografico.<\/p>\n<p>Ma, quando &#8211; fra XIII e XIV secolo &#8211; prendono ad affermarsi, in Europa, le monarchie nazionali, l&#8217;aspirazione all&#8217;unit\u00e0 sovranazionale comincia a scomparire e l&#8217;elemento dualista, proprio del pensiero politico cristiano, non pi\u00f9 controbilanciato dal principio unitario, riemerge con forza rinnovata.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 allora, non certo con Machiavelli o con l&#8217;Illuminismo, che si creano le condizioni sufficienti, non gi\u00e0 per la separazione fra politica e religione &#8211; separazione che il Cristianesimo stesso aveva introdotto -, ma per l&#8217;affermazione della politica a scapito della religione, e dello Stato a scapito della Chiesa: processo che inizia ad Anagni nel 1303.<\/p>\n<p>Tale fu il dramma politico del Medioevo: che inizia con l&#8217;umiliazione di Teodosio ad opera di Sant&#8217;Ambrogio, a Milano, nel 390; culmina con quella di Enrico IV da parte di Gregorio VII, a Canossa, nel 1077; e conosce la sua risoluzione e la sua nemesi con la cattura e l&#8217;oltraggio fatto a Bonifacio, da parte degli inviati di Filippo il Bello, ad Anagni, nel 1303.<\/p>\n<p>Ha scritto Alessandro Passerin D&#8217;Entreves (in: \u00abLa filosofia politica medioevale\u00bb, Torino, Guappichelli, 1934, pp. 28-39):<\/p>\n<p>\u00abVi \u00e8 un passo del Nuovo Testamento di cui si pu\u00f2 dire che la dottrina politica medioevale non sia se non un lungo commento: \u00e8 il passo di S. Matteo in cui \u00e8 tramandato l&#8217;insegnamento diretto del Redentore: &quot;Reddite quae sunt Caesaris, Caesari; et quae sunt Dei, Deo&quot;.<\/p>\n<p>Col segnare una scissione profonda nell&#8217;ordinamento fino allora unitario della vita, il divino precetto segna veramente l&#8217;inizio di una nuova epoca della storia e del pensiero umano. Tale dualismo, tale scissione erano ignoti al pensiero classico: l&#8217;ideale greco ne \u00e8 anzi la pi\u00f9 diretta e completa antitesi. In quanto la citt\u00e0 rappresenta la forma pi\u00f9 alta e perfetta di associazione, e la vita dell&#8217;individuo si realizza in essa e per essa, il problema politico si confuse per i greci col problema morale. Confusione piuttostoch\u00e9 subordinazione: anzich\u00e9 proiettare l&#8217;ideale del bene in una sfera trascendente, riconoscendo l&#8217;insufficienza della vita politica a realizzare la compiuta vita etica dell&#8217;individuo, il pensiero greco, pur mantenendo il criterio del bene come norma suprema di valutazione dell&#8217;esperienza politica, lo concep\u00ec come immanente allo Stato, come raggiungibile soltanto in esso e per mezzo di esso. La contrapposizione, il dualismo del bene individuale e del bene dello Stato sono assolutamente estranei al pensiero greco; l&#8217;associazione politica rappresenta la piena attuazione del fine individuale, e quindi la forma pi\u00f9 alta della vita. E cos\u00ec come il pensiero greco non conobbe distinzione tra vita politica e morale, non conobbe distinzione tra Stato e Chiesa. Si potrebbe dire anzi che la &quot;polis&quot; \u00e8, ad un tempo, Stato e Chiesa: ma della Chiesa manca precisamente l&#8217;elemento essenziale, l&#8217;idea di un vincolo universale, al di sopra delle distinzioni di citt\u00e0 o di razza. Gli D\u00e8i della citt\u00e0 sono ad essa particolari ed esclusivi, e l&#8217;ideale politico greco rispecchia questo politeismo. Il Cristianesimo segna la definitiva proiezione dell&#8217;ideale morale fuori e al di l\u00e0 della vita politica, proiezione venuta preparandosi e compiendosi nella dissoluzione dell&#8217;ideale classico e nella rivendicazione di nuovi valori disgiunti e talora antagonistici della vita politica. Di questo distacco della vita morale dalla vita politica il riflesso e la diretta conseguenza nella sfera dei apporti sociali e giuridici \u00e8 il dualismo e la distinzione dell&#8217;ordine spirituale e dell&#8217;ordine temporale. Accanto allo Stato, associazione perfetta e sufficiente a se stessa, sorge, con pretesa a non minor sufficienza e perfezione, collegando gli uni con un vincolo nuovo assai pi\u00f9 intimo, e tenace, una associazione da quella interamente diversa, con diversi caratteri e finalit\u00e0: la Chiesa.\u00bb<\/p>\n<p>Riassumendo.<\/p>\n<p>La &quot;polis&quot; greca non fa alcuna distinzione tra la sfera civile e quella religiosa, n\u00e9 tra l&#8217;ambito naturale e quello soprannaturale.<\/p>\n<p>Tale distinzione appartiene a Platone, e se ne comprende bene la ragione: a che cosa si doveva la tragedia del processo e della condanna a morte del suo venerato maestro, Socrate, se non a quella mancata distinzione, per cui l&#8217;accusa rivolta a Socrate in ambito religioso e morale (aver professato l&#8217;ateismo e aver cercato di corrompere la giovent\u00f9) si tradusse automaticamente nell&#8217;accusa politica di attentato alle leggi e alla sicurezza dello Stato?<\/p>\n<p>Il Cristianesimo, invece, sulla base della libert\u00e0 di coscienza, introduce tale distinzione, ed \u00e8 proprio questo che i suoi avversari non gli perdonano; \u00e8 proprio questo che anima il cruento disegno delle persecuzioni, non un delitto specifico: come appare chiaramente da svariati documenti dell&#8217;epoca e, fra l&#8217;altro, dal carteggio tra Plinio il Giovane, governatore della Bitinia dal 111 al 113, e l&#8217;imperatore Traiano.<\/p>\n<p>La patria del cristiano, la sua Patria celeste, non \u00e8 di questo mondo, dice Agostino; e Tommaso, pi\u00f9 tardi, afferma che, ogni qual volta la coscienza si trovi in dubbio fra l&#8217;osservanza delle leggi esterne e quella della legge morale interiore, essa deve dare ascolto a quest&#8217;ultima. In ci\u00f2 risiede la grandezza morale del pensiero politico cristiano; e in ci\u00f2 risiede, se si vuole, la debolezza pratica del cristianesimo sotto l&#8217;aspetto della vita politica: mentre il cittadino della &quot;polis&quot; si identificava totalmente con essa, fino a scegliere di morire per lei, il cristiano non s&#8217;identifica mai del tutto con lo Stato, ci\u00f2 che gli sembrerebbe un peccato di idolatria.<\/p>\n<p>In lui vi \u00e8 sempre una riserva, un sottinteso: che, qualora le leggi terrene non dovessero coincidere con la legge morale proveniente da Cristo, la sua preferenza deve andare alla seconda, perch\u00e9 la salvezza dell&#8217;anima \u00e8 pi\u00f9 importante di quella del corpo.<\/p>\n<p>Inoltre, se l&#8217;ordine politico \u00e8 voluto da Dio, come lo \u00e8 quello ecclesiastico, allora non \u00e8 chiaro se entrambi derivino ugualmente dall&#8217;alto, o se il secondo sia subordinato al primo, come la Luna che riceve la sua luce dal Sole e non da se medesima. E questo porter\u00e0 ad un altro fattore di debolezza e di instabilit\u00e0, non solo per l&#8217;Impero (quello Romano prima, quello Germanico poi), ma anche per la Chiesa stessa, dato che i due poteri universali del Medioevo sono complementari e la fragilit\u00e0 dell&#8217;uno si ripercuote negativamente sulla solidit\u00e0 dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Tuttavia, se da un latro il pensiero politico cristiano \u00e8 dualista, dall&#8217;altro \u00e8 universalista, perch\u00e9 proclama francamente, con San Paolo, che non vi pi\u00f9 n\u00e9 Giudeo n\u00e9 Greco, dal momento che tutti gli uomini sono fratelli in Cristo; e questo secondo elemento, l&#8217;universalismo, fu abbastanza forte da controbilanciare gli effetti potenzialmente negativi primo per oltre un millennio.<\/p>\n<p>Solo quando nasce il moderno Stato nazionale, l&#8217;universalismo cristiano va in crisi e retrocede; e, al suo posto, avanzano gli opposti nazionalismi, che culmineranno nel XIX secolo e troveranno la loro nemesi nelle due guerre mondiali del successivo.<\/p>\n<p>Si parla sempre dei fiumi di sangue che sono stati versati nelle guerre di carattere religioso; ma \u00e8 giusto dire che nessuna guerra religiosa ha mai richiesto un tributo di morte pi\u00f9 alto delle moderne guerre per l&#8217;affermazione nazionale, con il loro corollario di deportazioni di massa, persecuzioni e genocidi.<\/p>\n<p>Il pensiero laicista, che nasce da un marcato pessimismo antropologico, non \u00e8 stato affatto una &quot;invenzione&quot; della modernit\u00e0 &#8211; Rinascimento, Rivoluzione scientifica o Illuminismo -, ma l&#8217;ulteriore approfondimento di una distinzione che era stata posta dal Cristianesimo e, tranne Platone, da nessun altri prima di esso.<\/p>\n<p>Se fossero intellettualmente onesti, gli storici contemporanei dovrebbero riconoscere questo debito verso il pensiero politico cristiano e ammettere che si tratt\u00f2 di un contributo fondamentale al nostro attuale modo di vedere il rapporto tra religione e politica; invece di continuare a ripetere le insulse accuse di Voltaire, quasi che per millesettecento anni il Cristianesimo avesse svolto opera puramente negativa, e solo la modernit\u00e0 avesse riportato ordine nel disordine, e luce nelle tenebre della superstizione e del fanatismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una cultura laicista a senso unico, rozzamente secolarista e pregiudizialmente antireligiosa e anticristiana, ha tramandato l&#8217;idea di un Cristianesimo oscurantista e intollerante, responsabile di una indebita<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30148,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[72],"tags":[107,174],"class_list":["post-24332","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-dogmatica","tag-cattolicesimo","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-dogmatica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24332","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24332"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24332\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30148"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24332"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24332"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24332"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}