{"id":24331,"date":"2016-08-18T10:02:00","date_gmt":"2016-08-18T10:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/18\/il-cristianesimo-ha-distrutto-leros\/"},"modified":"2016-08-18T10:02:00","modified_gmt":"2016-08-18T10:02:00","slug":"il-cristianesimo-ha-distrutto-leros","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/18\/il-cristianesimo-ha-distrutto-leros\/","title":{"rendered":"Il cristianesimo ha distrutto l&#8217;eros?"},"content":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha distrutto l&#8217;<em>eros<\/em> o, peggio, come sosteneva Nietzsche, reprimendolo, lo ha corrotto, facendolo degenerare in vizio? \u00c8 una vecchia domanda, posta, in particolare, dalla cultura positivista europea di fine Ottocento, ma gi\u00e0 contenuta, <em>in nuce<\/em>, nel libertinismo del XVII secolo e, a maggior ragione, nell&#8217;illuminismo del secolo successivo. Dunque: avevano ragione i libertini, gl&#8217;illuministi, Nietzsche e i positivisti? \u00c8 fondata, \u00e8 giusta, o, quanto meno, possiede un fondo di verit\u00e0, una simile accusa? Prima di rispondere, bisogna avere ben chiaro cosa fosse l&#8217;<em>eros<\/em> nella cultura greca (e romana); e bisogna avere, ancor pi\u00f9 chiaro, che l&#8217;<em>eros<\/em> non era la sola forma di amore, quantunque fosse quella maggiormente conosciuta e praticata dagli antichi, tanto \u00e8 vero che spetta al cristianesimo il merito, se \u00e8 tale &#8212; e, a nostro avviso, lo \u00e8 certamente &#8212; di avere, se non scoperto, certo valorizzato al massimo un&#8217;altra forma di amore, che i Greci conoscevano, ma consideravano poco: l&#8217;<em>agape<\/em>. C&#8217;era qualcosa di brutale nella concezione antica dell&#8217;<em>eros<\/em>, cos\u00ec come c&#8217;era molta brutalit\u00e0 nella concezione della famiglia, della guerra, dei rapporti sociali. In famiglia, il padre aveva diritto di vita e di morte sui figli appena nati: si pensi ai bambini spartani che venivano gettati dal Monte Taigeto se giudicati inidonei, malati o malformati. Nella guerra, non c&#8217;era alcuna piet\u00e0 per il nemico vinto: si pensi al contegno dei guerrieri greci, cos\u00ec come \u00e8 descritto da Omero nell&#8217;<em>Iliade<\/em>; ma si pensi anche alla orrenda ecatombe di gladiatori nel Circo Massimo di Roma, che erano, poi, in gran parte, dei prigionieri di guerra sacrificati per il divertimento del popolino. Nei rapporti sociali, gli schiavi, ad esempio, appartenevano ad una umanit\u00e0 inferiore, o forse non erano neppure considerati appartenenti al genere umano; nessuna legge, nessuna umana compassione li proteggeva dalle sevizie dei padroni: dopo la sconfitta della loro ribellione sotto la guida di Spartaco, 6.000 di essi vennero crocifissi lungo la strada fra Capua e Roma. E cos\u00ec nell&#8217;<em>eros<\/em>: era una attrazione di corpi, una ginnastica, una lotta di corpi, senza alcun rispetto per la persona: corpi ridotti a mero strumento di piacere. E si leggano le satire di Giovenale, o anche quelle di Marziale, per farsene un&#8217;idea; per tacere delle poesie di Orazio, le pi\u00f9 spietate, forse, specie nei riguardi della donna, nelle quali non v&#8217;\u00e8 nulla, assolutamente nulla, che ingentilisca l&#8217;atto sessuale o che nobiliti la figura femminile, degradata, anzi, al rango di una vecchia sporcacciona, le cui voglie insaziabili suscitano solamente il riso e un amaro, implacabile disprezzo. Chi legga l&#8217;ottavo epodo del &quot;mite&quot; e &quot;distaccato&quot; Orazio, per esempio, ne ritrae (pur tenendo conto degli intenti satirici e parodistici dell&#8217;opera) che il mondo romano non conoscesse la passione amorosa, se non come una forma di abbrutimento, degradazione e di furiosa, atroce profanazione del corpo.<\/p>\n<p>Ma ci piace svolgere la nostra riflessione dopo aver riletto, non senza soddisfazione, una bella pagina di Joseph Ratzinger, quando gi\u00e0 era divenuto papa Benedetto XVI, che \u00e8 contenuta nella sua enciclica <em>Deus Caritas est<\/em>, pubblicata il 25 dicembre 2005, ricorrenza del santo Natale, ma annunciata nell&#8217;udienza generale del 18 gennaio 2006 (\u00a7\u00a7 2-4):<\/p>\n<p><em>Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola &quot;amore&quot;: si parla dell&#8217;amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, tra fratelli e familiari, dell&#8217;amore per il prossimo e dell&#8217;amore per Dio. In tutta questa molteplicit\u00e0 di significati, per\u00f2, l&#8217;amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all&#8217;essere umano si schiude una promessa di felicit\u00e0 che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gi altri tipi di amore sbiadiscono. Sorge allora la domanda: tutte queste forme di amore alla fine si unificano e l&#8217;amore, pur in tutta la diversit\u00e0 delle sue manifestazioni, in ultima istanza \u00e8 uno solo, o invece utilizziamo una medesima parola per indicare realt\u00e0 totalmente diverse?<\/em><\/p>\n<p><em>All&#8217;amore tra uomo e donna, che non nasce al pensare e dal volere ma in certo qual modo s&#8217;impone all&#8217;essere umano, l&#8217;antica Grecia ha dati il nome di &quot;eros&quot;. Diciamo gi\u00e0 in anticipo che l&#8217;Antico Testamento greco usa solo due volte la parola &quot;eros&quot;, mentre il Nuovo Testamento non la usa mai: delle tre parole greche relative all&#8217;amore &#8212; &quot;eros&quot;, &quot;philia&quot; (amore di amicizia) e &quot;agape&quot; &#8212; gli scritti neotestamentari privilegiano l&#8217;ultima, che nel linguaggio greco era piuttosto messa ai margini. Quanto all&#8217;amore di amicizia (&quot;philia&quot;) esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Ges\u00f9 e i suoi discepoli. La messa in disparte della parola &quot;eros&quot;, insieme alla nuova visione dell&#8217;amore che si esprime attraverso la parola &quot;agape&quot;, denota indubbiamente nella novit\u00e0 del cristianesimo qualcosa di essenziale, proprio riguardo alla comprensione dell&#8217;amore. Nella critica al cristianesimo che si \u00e8 sviluppata con crescente radicalit\u00e0 a partire dall&#8217;illuminismo, questa novit\u00e0 \u00e8 stata valutata in modo assolutamente negativo. Il cristianesimo, secondo Friedrich Nietzsche, avrebbe dato da bere del veleno all&#8217;&quot;eros&quot;, che, pur non morendone, ne avrebbe tratto la spinta a degenerare in vizio. Con ci\u00f2 il filosofo tedesco esprimeva una percezione molto diffusa: la Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa pi\u00f9 bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio l\u00e0 dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicit\u00e0 che ci fa pregustare qualcosa del Divino?<\/em><\/p>\n<p><em>Ma \u00e8 veramente cos\u00ec? Il cristianesimo ha davvero distrutto l&#8217;&quot;eros&quot;? Guardiamo al mondo pre-cristiano. I Greci- senz&#8217;altro in analogia con altre culture &#8212; hanno visto nell&#8217;&quot;eros&quot; innanzitutto l&#8217;ebbrezza, la sopraffazione della ragione da parte di una &quot;pazzia divina&quot;che strappa l&#8217;uomo alla limitatezza della sua esistenza e, in questo essere sconvolto da una potenza divina, gli fa sperimentare la pi\u00f9 alta beatitudine. Tutte le altre potenze tra il cielo e la terra appaiono, cos\u00ec, d&#8217;importanza secondaria: &quot;Omnia vincit amor&quot;, afferma Virgilio nelle &quot;Bucoliche&quot; &#8212; l&#8217;amore vince tutto &#8212; e aggiunge: &quot;Et nos cedamus amori&quot; &#8212; cediamo anche noi all&#8217;amore (X, 69). Nelle religioni questo atteggiamento si \u00e8 tradotto nei culti della fertilit\u00e0, ai quali appartiene la prostituzione &quot;sacra&quot; che fioriva in molti templi. L&#8217;&quot;eros&quot; venne quindi celebrato come forza divina, come comunione col Divino.<\/em><\/p>\n<p><em>A questa forma di religione, che contrasta come fortissima tentazione con la fede nell&#8217;unico Dio, l&#8217;Antico Testamento si \u00e8 opposta con massima fermezza, combattendola come perversione della religiosit\u00e0. Con ci\u00f2 per\u00f2 non ha per nulla rifiutato l&#8217;&quot;eros&quot; come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poich\u00e9 la falsa divinizzazione dell&#8217;&quot;eros&quot;, che qui avviene, lo priva della sua dignit\u00e0, lo disumanizza. Infatti, nel tempio, le prostitute che devono donar e&#8217;ebbrezza del Divino, non vengono trattate come esseri umani e persone, ma servono soltanto come strumenti per suscitare la &quot;pazzia divina&quot;: in realt\u00e0, esse non sono dee, ma persone umane di cui si abusa. Per questo l&#8217;&quot;eros&quot; ebbro ed indisciplinato non \u00e8 ascesa, &quot;estasi&quot; verso il Divino, ma caduta, degradazione dell&#8217;uomo. Cos\u00ec risulta evidente che l&#8217;&quot;eros&quot; ha bisogno di disciplina, di purificazione per donare all&#8217;uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice del&#8217;esistenza, di quella beatitudine a cui tutto il nostro essere tende.<\/em><\/p>\n<p>Spetta al cristianesimo, dunque, il grandissimo merito di avere innalzato di un gradino la concezione dell&#8217;amore rispetto a quella propria della cultura antica; di averlo portato sul piano della generosit\u00e0 gratuita, del sentimento disinteressato, che nulla chiede in cambio per se stesso ed \u00e8 pronto ad affrontare i sacrifici pi\u00f9 grandi, compresa la vita stessa, per il bene della persona amata. E d&#8217;aver fatto s\u00ec che l&#8217;incontro felice fra uomo e donna non fosse pi\u00f9 visto solo come un brutale congiungimento di corpi, ma come una unione di anime. Il mondo antico non era giunto a una tale concezione dell&#8217;amore; o meglio, alcuni vi erano giunti episodicamente, e nutrivano sentimenti del genere nei riguardi di poche persone o di un&#8217;unica persona, ma sarebbero stati incapaci di comprendere che si possa amare cos\u00ec il prossimo in generale, e che tale \u00e8 la maniera giusta di porsi nei confronti del prossimo. Del resto, neppure l&#8217;idea di &quot;prossimo&quot; era nota ai Greci o ai Romani; semmai, essi nutrivano, o potevano nutrire, dei sentimenti di solidariet\u00e0 e simpatia verso i membri della propria famiglia, del proprio clan o, tutt&#8217;al pi\u00f9, della loro citt\u00e0: sempre escludendo gli stranieri, le donne, gli schiavi, eccetera. Se, poi, ci si domanda come mai la civilt\u00e0 classica, che ha raggiunto vette cos\u00ec nobili e alte nei campi pi\u00f9 disparati, non \u00e8 riuscita, nel suo complesso, a elaborare una concezione dell&#8217;amore superiore a quella della semplice passione, per giunta in una prospettiva sovente brutale, non si tarda a convincersi che ci\u00f2 dipende dal fatto che essa non arriv\u00f2 mai a sviluppare un alto concetto della donna: tanto \u00e8 vero che, per un greco o un romano, innamorarsi di una donna era considerato pazzia, qualche cosa che suscitava piet\u00e0 e commiserazione, e che era ritenuto indegno di un vero uomo. L&#8217;amore autentico, infatti &#8212; e qui si entra nelle stanze brutte della civilt\u00e0 classica &#8212; era riservato agli uomini per gli altri uomini; meglio ancora, per i ragazzi. E non c&#8217;\u00e8 bisogno di citare gli innumerevoli passi dei maggiori poeti e pensatori greci per confermare la giustezza di questa affermazione, perch\u00e9 la cosa non \u00e8 affatto ignota a chi abbia anche solo una modesta conoscenza delle lettere classiche, anche se i professori di liceo preferiscono scivolarvi sopra, quando capita loro di sfiorare l&#8217;argomento con i loro studenti. O, almeno, cos\u00ec facevano sino a qualche tempo fa; perch\u00e9 oggi, nel clima prevalente della nostra societ\u00e0, pu\u00f2 darsi che le cose siano cambiate, e che la malizia infernale di una certa ideologia spinga i professori a cercare e commentare proprio quei tali passi, magari per soggiungere quanto siamo fortunati ad esserci liberati da certi &quot;pregiudizi&quot; cristiani e ad aver ritrovato la naturalezza e l&#8217;armonia con le quali i greci vivevano l&#8217;eros.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, \u00e8 al cristianesimo che spetta l&#8217;immenso merito di avere rivalutato la dignit\u00e0 della donna, di averne innalzato la considerazione agli occhi dell&#8217;uomo e di se stessa, di averne fatto una vera compagna dell&#8217;uomo, e non solo la madre dei suoi figli e la responsabile delle faccende domestiche. E tale rivalutazione \u00e8 riferibile, in misura essenziale, alla figura della Madonna. Senza la venerazione nei confronti della Vergine Maria, non ci sarebbe stato il superamento del disprezzo verso la donna, che anche la cultura ebraica, pur cos\u00ec diversa da quella greca, in buona sostanza condivideva. Permettendo a un gruppo di donne, fra le quali era sua Madre, di accompagnarlo, Ges\u00f9 ha contribuito pi\u00f9 di chiunque altro a elevare il concetto della donna nella mentalit\u00e0 del suo tempo e in quella dei tempi successivi: parlando con esse, perfino con le straniere e le impure (la samaritana, l&#8217;emorroissa, l&#8217;adultera), Ges\u00f9 ha creato un fatto nuovo, senza ritorno: la donna, nella societ\u00e0 cristiana, per quanto socialmente sottomessa, non \u00e8 mai ritornata ai livelli di brutale noncuranza in cui era tenuta prima; ed \u00e8 significativo che la cosiddetta cultura femminista non abbia mai avuto l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di riconoscere questo fatto, preferendo concentrarsi su ci\u00f2 che il cristianesimo avrebbe <em>tolto<\/em> alla donna, e ignorando quel che le ha <em>dato<\/em>: in primo luogo, un pi\u00f9 alto concetto di se stessa. Il <em>Magnificat<\/em> di Maria \u00e8 un inno stupendo alla dignit\u00e0 di una donna umilissima, prediletta da Dio fra tutte le creature. Fra parentesi, che Ges\u00f9 risorto sia apparso per primo alle donne, \u00e8 un importante elemento a favore della veridicit\u00e0 dei Vangeli: se il loro intento fosse stato truffaldino, avrebbero mai scelto di affidare a delle donne, socialmente disprezzate e giuridicamente considerate testimoni senza valore, il racconto del <em>fatto<\/em> pi\u00f9 importante del Vangelo, senza il quale &#8212; come afferma san Paolo &#8212; la speranza cristiana sarebbe vana, e tutto il resto cadrebbe?<\/p>\n<p>Ma, dice a questo punto la cultura moderna, femminismo compreso, assegnando alle donne un modello cos\u00ec alto e cos\u00ec puro, asessuato, come la figura della Vergine Maria, il cristianesimo ha fatto loro un dono avvelenato: ha negato, mentre le innalzava, la loro femminilit\u00e0. Rispondiamo che bisogna vedere cosa si intende per femminilit\u00e0. Se si intende che la donna deve indulgere agli aspetti inferiori della sua natura, che deve perennemente atteggiarsi a seduttrice insaziabile, ed esasperare il desiderio brutale dell&#8217;uomo, peraltro senza concedersi, o concedendosi solo alle sue condizioni, allora s\u00ec, bisogna ammettere che il cristianesimo ha combattuto questa idea della donna. Se per femminilit\u00e0 si intende, invece, la quintessenza delle sue qualit\u00e0 migliori, derivanti dal suo istinto materno e dalla sua delicata sensibilit\u00e0, allora no, il cristianesimo non solo non l&#8217;ha avvilita, ma l&#8217;ha messa al centro della societ\u00e0, incominciando dalla famiglia.<\/p>\n<p>Pertanto, alla domanda se il cristianesimo abbia distrutto l&#8217;eros, possiamo rispondere di no, che lo ha trasformato, lo ha innalzato e trasfigurato, assegnando sia all&#8217;uomo che alla donna una dignit\u00e0 pi\u00f9 alta; e al loro incontro, un significato ineffabile, che guarda non al contingente, ma all&#8217;eterno. Grazie al cristianesimo, la <em>verit\u00e0<\/em> dell&#8217;incontro fra uomo e donna s&#8217;\u00e8 innalzata fino al trono di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il cristianesimo ha distrutto l&#8217;eros o, peggio, come sosteneva Nietzsche, reprimendolo, lo ha corrotto, facendolo degenerare in vizio? \u00c8 una vecchia domanda, posta, in particolare, dalla<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[107,148],"class_list":["post-24331","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-cattolicesimo","tag-friedrich-nietzsche"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24331","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24331"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24331\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24331"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24331"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24331"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}