{"id":24323,"date":"2015-07-29T12:28:00","date_gmt":"2015-07-29T12:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/il-cristianesimo-e-limpero-romano-erano-di-fatto-due-realta-incompatibili\/"},"modified":"2015-07-29T12:28:00","modified_gmt":"2015-07-29T12:28:00","slug":"il-cristianesimo-e-limpero-romano-erano-di-fatto-due-realta-incompatibili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/29\/il-cristianesimo-e-limpero-romano-erano-di-fatto-due-realta-incompatibili\/","title":{"rendered":"Il Cristianesimo e l\u2019Impero romano erano, di fatto, due realt\u00e0 incompatibili?"},"content":{"rendered":"<p>Si \u00e8 discusso a lungo, e talvolta con accanimento, fra gli storici dell&#8217;antichit\u00e0 classica e fra quelli delle religioni, se l&#8217;Impero Romano e il cristianesimo fossero, nella loro essenza, incompatibili, e se era inevitabile che i loro destini, dopo essersi pi\u00f9 volte scontrati e, poi, apparentemente riconciliati, dovessero separarsi definitivamente, lasciando una distinta e opposta eredit\u00e0 all&#8217;Europa ed ai popoli delle et\u00e0 successive.<\/p>\n<p>L&#8217;Impero Romano, dopo avere perseguitato a lungo la nuova religione, ma in maniera intermittente e senza una coerente base giuridica &#8212; caso di per s\u00e9 unico nel corso della sua storia millenaria -, era poi divenuto un impero cristiano: di fatto, a partire dall&#8217;editto di tolleranza promulgato da Costantino e Licinio, nel 313, e di diritto, dall&#8217;editto di Tessalonica, con il quale gli imperatori Graziano, Teodosio I e Valentiniano II proclamarono il cristianesimo religione ufficiale dell&#8217;Impero e bandirono tanto le eresie cristiane, quanto le antiche religioni pagane.<\/p>\n<p>La &quot;pars Occidentis&quot;, come \u00e8 noto, dur\u00f2 fino a quando il generale barbaro Odoacre decise di porre fine alla sua esistenza ormai umbratile e di sciogliere la finzione giuridica che la teneva in vita, uccidendo il &quot;magister militum&quot; Oreste e deponendo dal trono il figlio di costui, Romolo Augusto, nel 476; mentre la met\u00e0 greca dell&#8217;Impero, la &quot;pars Orientis&quot;, sarebbe riuscita a sopravvivere ancora per quasi mille anni, fino alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani, nel 1453. Dunque, l&#8217;Impero di Occidente, come impero cristiano, dur\u00f2 per circa un secolo (a differenza di quello bizantino, che dur\u00f2 per un millennio); Carlo Magno, peraltro, nell&#8217;800, e poi Ottone I, nel 962, lo avrebbero fatto rinascere, ma in un contesto molto diverso e con una differente prospettiva.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile dire se la convivenza fra lo stato romano e la religione cristiana abbia giovato di pi\u00f9 al primo, o alla seconda. Nel caso dell&#8217;Impero Romano d&#8217;Occidente (e senza considerare la sua &quot;rinascita&quot; carolingia e, poi, quella ottoniana), si sarebbe portati a pensare che abbia giovato di pi\u00f9 al cristianesimo, che sopravvisse, mentre Roma cadde definitivamente, dopo un tempo relativamente breve, se confrontato alla durata totale della sua storia. E cos\u00ec, infatti, hanno concluso la maggior parte degli studiosi che si sono occupati di questo aspetto del problema circa le relazioni reciproche fra Impero e cristianesimo.<\/p>\n<p>Il cristianesimo sopravvisse perch\u00e9 seppe convertire sia le popolazioni germaniche che invasero l&#8217;Impero di Occidente e ne scrissero la parola &quot;fine&quot;, sia quelle che vivevano al di l\u00e0 delle frontiere e che non erano mai state sottomesse dai Romani; tanto che, quando altre ondate migratorie si sarebbero rovesciate sull&#8217;Occidente, proprio quei popoli, di recente cristianizzati, sarebbero stati i suoi pi\u00f9 validi difensori. In altre parole, il cristianesimo sopravvisse perch\u00e9, a un certo punto, decise di dissociare il proprio destino da quello dello Stato che lo aveva accolto e fatto suo, per concentrare la sua missione storica in un senso universalistico e non patriottico. Facendo cos\u00ec, esso evit\u00f2 di condividere la stessa sorte dell&#8217;Impero, e si assicur\u00f2 la possibilit\u00e0 di sopravvivere, in un mondo sconvolto, penetrando lentamente fra i popoli stessi che stavano mettendo a ferro e fuoco le antiche sedi e le pi\u00f9 evolute istituzioni della civilt\u00e0 greco-romana.<\/p>\n<p>Tuttavia, non bisognerebbe avere tropo fretta di concludere che il cristianesimo svolse un ruolo puramente negativo nella storia del tardo Impero romano, come invece hanno fatto tanti storici, sulla scia di Edward Gibbon e della cultura illuminista. Tanto per cominciare, la scelta di abbandonare l&#8217;Impero al suo destino, pur di sopravvivere al suo probabile crollo, non fu fatta solo dalla Chiesa cattolica, ma anche dalla pi\u00f9 antica istituzione dello Stato, quella che ne era, un po&#8217;, il simbolo vivente: il Senato. Anche i senatori, infatti, come il clero e i fedeli cristiani, si resero conto che avrebbero potuto sopravvivere qualora avessero dissociato il loro destino da quello dell&#8217;Impero, e non esitarono a farlo, anche se erano destinati a una fine ingloriosa e nemmeno troppo lontana: per la maggior parte essi perirono nel corso delle guerre greco-gotiche, combattute fra il 535 e il 553, e comunque se ne perdono le tracce prima della fine del VI secolo. Nondimeno, il comportamento dei senatori, che in teoria detenevano la gelosa custodia del patriottismo romano, dimostra che, davanti all&#8217;incombere della rovina totale, essi non furono all&#8217;altezza delle loro tradizioni e preferirono tentare di ingraziarsi i favori dei nuovi padroni dell&#8217;Italia, gli Ostrogoti e i Bizantini; fecero male i loro calcoli e si dimostrarono poco lungimiranti, oltre che poco dignitosi, ma ci\u00f2 non fu che un errore di valutazione. Quello che importa \u00e8 notare come nessuno aveva il diritto di aspettarsi che la Chiesa cattolica si mostrasse attaccata alla sopravvivenza dello stato (uno stato, si badi, che per quasi tre secoli l&#8217;aveva ferocemente perseguitata, prima di convertirsi, con Costantino, in maniera palesemente opportunistica) pi\u00f9 di quanto non lo fossero i &quot;padri coscritti&quot;.<\/p>\n<p>Ha osservato lo studioso Gerardo Zampaglione (in: G. Zampaglione, \u00abL&#8217;idea della pace nel mondo antico\u00bb, Torino, Edizioni E. R. I., 1967; cit. in: Tommaso Di Salvo e Bianca Portogalli, \u00abScrittori latini\u00bb, Bologna, Zanichelli, 1973, vol. 3, pp. 224-226):<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;Malgrado le persecuzioni, la Chiesa ci teneva a essere giudicata, non come avversaria, bens\u00ec come vittima della macchina amministrativa, che un giorno si sarebbe necessariamente allineata sulle sue posizioni. Per questo il Nuovo Testamento invitava i credenti a rispettare l&#8217;autorit\u00e0 in base all&#8217;argomento che essa era di origine divina. Strana affermazione, a rifletterci bene, che attribuiva legittimit\u00e0 agli atti di una istituzione terrena, rea di perseguitare i cristiani. Il pi\u00f9 celebre ammonimento in tal senso era stato quello relativo alla distribuzione di competenze tra Dio e Cesare. Ma Paolo non era stato meno categorico quando aveva proclamato: &quot;Ogni anima sia sottomessa all&#8217;autorit\u00e0 superiore, poich\u00e9 non esiste autorit\u00e0 che non discenda da Dio e quelle esistenti sono tutte ordinate da Dio. Per questo chi si oppone all&#8217;autorit\u00e0 resiste agli ordini di Dio. E quanti resistono, causano la propria dannazione&quot;. Questo passo rivela un preciso interesse a testimoniare al potere civile l&#8217;inconsistenza dell&#8217;accusa rivolta sovente ai Cristiani, di voler preparare un sollevamento contro lo stato. Questa manifestazione di lealt\u00e0 non restava d&#8217;altronde isolata, ma ispirava altri passi dei Vangeli e delle Epistole, i cui estensori si mostravano consapevoli dei pericoli incombenti sulla nuova religione e dell&#8217;opportunit\u00e0 di orientarla verso l&#8217;accordo con il potere civile. Prevaleva cos\u00ec nella condotta della Chiesa una opinione favorevole a un accomodamento con l&#8217;autorit\u00e0 imperiale, a cui si abbandonava il governo esclusivo di un certo settore di attivit\u00e0 terrena, mentre essa si riservava ogni potest\u00e0 in materia spirituale. Si tendeva a valorizzare i momenti pratici della vita religiosa, avversando ogni intransigenza e ogni misticismo eccessivo. Questa stessa tendenza era destinata ad accentuarsi e a prevalere nella tradizione cristiana posteriore. Insistendo sulla necessit\u00e0 che l&#8217;attesa del regno non distogliesse i credenti dalle loro attivit\u00e0, n\u00e9 li inducesse a ribellarsi al&#8217;organizzazione statale, le &quot;Epistole&quot; si facevano interpreti di questo orientamento. Gli inviti a rispettare le autorit\u00e0 s&#8217;intrecciavano a quelli di agire con moderazione nei rapporti con il mondo. Riflettevano cos\u00ec l&#8217;avvenuto passaggio dagli inizi difficili dell&#8217;evangelizzazione, caratterizzati dall&#8217;avversione alla concezione pagana dell&#8217;ordinamento terreno, a una fase pi\u00f9 matura e stabile, in cui, per forza di cose, la religione si attestava su posizioni pi\u00f9 aderenti alla realt\u00e0, tendenti a favorire un accordo con il mondo degli interessi terreni e certe sue componenti. L&#8217;invito alla moderazione era ribadito nell&#8217;&quot;Epistola ai Colossesi&quot; (3, 18-23), dove Paolo ammoniva i credenti a praticare l&#8217;obbedienza, prescrivendo persino agli schiavi di restare sottomessi alla volont\u00e0 dei padroni. Si completavano cos\u00ec i precetti in materia di autorit\u00e0 contenuti nell&#8217;&quot;Epistola ai Romani&quot;, dove si fissavano le regole di dipendenza gerarchica tra membri di una comunit\u00e0 statale. Questo invito ad accettare l&#8217;ordine costituito forniva al cristianesimo una vera e propria dottrina del potere politico. Alla visione irrequieta della vita associata doveva succederne un&#8217;altra di relativa sottomissione. Nella prima era implicito il riconoscimento che il potere civile fosse di origine diabolica, nella seconda se ne proclamava la natura divina. Come poteva, d&#8217;altro canto, una societ\u00e0 religiosa fondata su regole morali, ritenute sicure e immutabili, raccomandare l&#8217;assoggettamento a una autorit\u00e0 civile,, senza riconoscere nel contempo la legittimit\u00e0 dei suoi precetti e la santit\u00e0 dei suoi propositi? Nel momento stesso in cui si favoriva l&#8217;intesa con lo stato romano, si ammetteva la legalit\u00e0 delle sue pretese normative e si imponeva ai cristiani di rispettarle. Su un punto comunque l&#8217;accordo non era possibile e su di esso si imperniarono le lotte tra cristiani e potere imperiale nel corso dei primi tre secoli. Si trattava del culto della persona dell&#8217;imperatore. I Cristiani si rifiutavano di riconoscere un carattere divino, non tanto al sistema politico e amministrativo da lui rappresentato, quanto all&#8217;esperienza religiosa di cui si proclamava l&#8217;incarnazione. Al riguardo l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9 era stato categorico e non consentiva compromessi di alcun genere. Il crinale che separava i due sistemi era segnato dal granello d&#8217;incenso che i magistrati pagani ordinavano agli inquisiti di bruciare sull&#8217;ara del monarca e che essi si ostinavano a non fare, nella certezza che si trattasse dell&#8217;errore fatale, da cui sarebbe derivata la loro perdizione eterna. Da parte sua lo stato romano tendeva a rivestirsi sempre pi\u00f9 di forme religiose e ieratiche. Quanto pi\u00f9 l&#8217;edificio perdeva in compattezza e solidit\u00e0, per cadere in balia di forze centrifughe, come l&#8217;esercito o il corpo dei pretoriani, agenti al di fuori della legalit\u00e0 costituzionale, tanto pi\u00f9 i detentori del potere erano indotti a nascondere, dietro l&#8217;orpello del culto, il vacillamento della loro autorit\u00e0. Cos\u00ec si spiega l&#8217;accanimento pagano contro il cristianesimo, che, pur dichiarandosi rispettoso del potere civile, non voleva ammettere la divinit\u00e0 del suo sommo rappresentante. L&#8217;opposizione contro i cristiani da parte di uno stato tradizionalmente tollerante in materia religiosa non risiedeva tanto in una impostazione giuridica sicura, anche perch\u00e9 incerto fu sempre il fondamento legale delle persecuzioni, quanto in un atteggiamento istintivo, per cui le magistrature romane &#8212; a cominciare da quella suprema impersonata dall&#8217;imperatore &#8212; avvertivano che la predicazione cristiana si opponeva in realt\u00e0 al loro antico sistema civile e amministrativo. Dalle preoccupazioni di Paolo e dalle comunit\u00e0 formatesi sulla traccia del suo insegnamento, intese a provare che i cristiani si comportavano da sudditi fedeli dell&#8217;ordine costituito, non era dunque assente il proposito di precostituire un alibi atto a difenderli dalla taccia di fomentare la ribellione allo stato.\u00bb<\/p>\n<p>Non ci si deve nascondere, ad ogni modo, che la questione della compatibilit\u00e0, per cos\u00ec dire, fra Impero Romano e cristianesimo, non \u00e8, considerata da un punto di vista teologico e morale, che un aspetto particolare &#8212; certo, storicamente rilevante &#8211; d&#8217;una questione assai pi\u00f9 ampia e complessa: vale a dire, di quale natura sia il legame che si viene a creare fra il cristianesimo e le comunit\u00e0 politiche nelle quali esso \u00e8 diffuso, specialmente quando diviene la religione della maggioranza dei cittadini o, comunque, allorch\u00e9 riesce ad assicurarsi una posizione di preminenza.<\/p>\n<p>In altri termini: il cristianesimo \u00e8 una religione universalistica o una religione patriottica? E se \u00e8, come quasi tutti propendono ad ammettere, una religione universalistica, questo significa che esso non abbia alcun obbligo morale, nessuna forma di attaccamento, magari di gratitudine, con le istituzioni politiche che ad esso si sono aperte, che si sono incaricate di proteggerlo e di assicurare la sua pacifica diffusione? O che la Chiesa non debba minimamente sentire un legame privilegiato con la storia, la cultura, la identit\u00e0 di quegli organismi statali con i quali si \u00e8 associato per secoli, e con i quali ha finito per condividere un certo insieme di valori?<\/p>\n<p>Le risposte possono essere varie e articolate e crediamo vi sia spazio per posizioni diversificate e, forse, perfino contrapposte. Una cosa ci sembra sia innegabile: a rescindere il legame di valori, e d&#8217;interessi, fra stato e religione, \u00e8 stato il primo, non il secondo, almeno nella storia moderna. \u00c8 lo stato giurisdizionalista e illuminista, \u00e8 l&#8217;assolutismo illuminato, seguito dallo stato giacobino, massonico, irreligioso, sorto quale eredit\u00e0 della Rivoluzione francese, a segnare la rottura del patto, del &quot;foedus&quot;, tra le due realt\u00e0. Nella societ\u00e0 odierna, secolarizzata e sostanzialmente anticristiana, dominata da poteri e da logiche che sono il diretto prolungamento dello stato giacobino (e ci\u00f2 vale sia per gli Stati Uniti, sia per l&#8217;Unione europea), il cristianesimo \u00e8 divenuto una religione tollerata, ma con un senso crescente di fastidio, da parte dei pubblici poteri e della cultura laicista dominante.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 discusso a lungo, e talvolta con accanimento, fra gli storici dell&#8217;antichit\u00e0 classica e fra quelli delle religioni, se l&#8217;Impero Romano e il cristianesimo fossero,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30183,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[107,174],"class_list":["post-24323","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-antica","tag-cattolicesimo","tag-impero-romano"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-antica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24323","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24323"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24323\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30183"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24323"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24323"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24323"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}