{"id":24320,"date":"2016-06-18T05:33:00","date_gmt":"2016-06-18T05:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/18\/la-meta-cristiana-e-conquistare-un-di-piu-di-vita\/"},"modified":"2016-06-18T05:33:00","modified_gmt":"2016-06-18T05:33:00","slug":"la-meta-cristiana-e-conquistare-un-di-piu-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/06\/18\/la-meta-cristiana-e-conquistare-un-di-piu-di-vita\/","title":{"rendered":"La m\u00e8ta cristiana \u00e8 conquistare un di pi\u00f9 di vita?"},"content":{"rendered":"<p>Pullulano, ormai, in Italia e nel mondo, gruppi che si autodefiniscono di <em>Cristiani omosessuali<\/em> o di <em>Cristiani LGTB.<\/em> E cominciano a pullulare sacerdoti, e anche qualche vescovo, i quali indirizzano una specifica missione pastorale verso di essi, chiamandolo &quot;cammino di accompagnamento&quot;. Gi\u00e0, ma accompagnamento verso che cosa? Verso che cosa \u00e8 in cammino il cristiano, il cristiano in quanto tale, senza sigle o simboli di sorta, ma semplicemente come persona?<\/p>\n<p>A questa domanda risponde don Christian Medos, triestino, definito &quot;prete delle frontiere esistenziali&quot;, che, dal 2012, sta dedicando gran parte del suo impegno sacerdotale ai divorziati e alle persone omosessuali, presso la Casa del Sacro Cuore di Galloro (Roma), insieme ad alcuni altri religiosi e religiose. Egli sostiene, come parecchi altri preti dei nostri giorni, che &#8212; da un punto di vista cristiano &#8211; non esistono solo il bianco e il nero, e che l&#8217;importante, nell&#8217;azione pastorale del sacerdote, \u00e8 il &quot;discernimento&quot;, parola venuta di gran moda durante il pontificato di Bergoglio, che significa, in pratica, che i Sacramenti e gli stessi comandamenti non sono pi\u00f9 una norma di vita assolutamente vincolante (indissolubilit\u00e0 del matrimonio; condanna del &quot;peccato impuro contro natura&quot;), perch\u00e9 prima viene la persona, e i casi umani sono sempre complessi, ragion per cui bisogna valutare caso per caso &#8212; gira e rigira, \u00e8 sempre il vecchio &quot;casuismo&quot; gesuitico &#8212; se una cosa sia buona oppure no, e se sia moralmente lecita o illecita. Soprattutto, non si deve giudicare mai (&quot;e chi sono io per giudicare?&quot;), facendo una maledetta confusione fra l&#8217;esortazione di Ges\u00f9 a non giudicare i propri fratelli, e il diritto\/dovere, per il cristiano, di giudicare il peccato, senza di che egli stesso incorrerebbe in un altro peccato: quello d&#8217;aver omesso di testimoniare la verit\u00e0, offrendo al fratello peccatore la possibilit\u00e0 di capire che sta sbagliando, e, cos\u00ec, di ravvedersi. Perch\u00e9 questa \u00e8 la vera carit\u00e0: testimoniare &#8212; innanzitutto, con il proprio modo di vivere, e poi, anche, all&#8217;occorrenza, con atti e parole ben precisi &#8212; il Vangelo: il che non pu\u00f2 voler dire che si debba tacere, o addirittura approvare, in presenza di comportamenti oggettivamente sbagliati, disordinati, immorali, i quali scaturiscono dall&#8217;egoismo degli istinti umani e non obbediscono alla Verit\u00e0 proclamata dal Vangelo. Oggi si nota perfino la tendenza, da parte di esponenti del clero, e di molti sedicenti teologi cattolici, a negare che vi sia il peccato, in nome di una pretesa &quot;naturalit\u00e0&quot; della vita umana: il che &#8211; a proposito di discernimento, ma quello rettamente inteso e non quello manipolato ad uso di logiche opportuniste &#8212; equivale a uno stravolgimento e ad un capovolgimento della legge di Dio, secondo il metro delle passioni umane.<\/p>\n<p>Ed ecco qual \u00e8 la filosofia, anzi (fino a prova contraria) la teologia del &quot;discernimento&quot;, nelle testuali parole di don Medos (dal settimanale Credere, n. 11 del 2016): quella il cui <em>unico obiettivo \u00e8 raggiungere un &quot;di pi\u00f9&quot; di vita, un &quot;magis&quot; nella<\/em> persona; mentre il &quot;lavoro&quot; del sacerdote (&quot;lavoro&quot; \u00e8 la sua espressione) <em>spesso consiste nell&#8217;aiutare le persone a sentire e gustare questa presenza [cio\u00e8 di Dio] e a superare paure e sensi di colpa<\/em>. Strano: credevamo che aiutare le persone a superare paure e sensi di colpa non fosse compito del sacerdote, ma, semmai, di psicologi e (per chi ci crede) psicanalisti; paure e sensi di colpa, infatti, sono passioni umane, e, tutt&#8217;al pi\u00f9, in un&#8217;ottica cristiana si possono considerare come effetti di un disordine morale, non come &quot;mali&quot; in se stessi, da eliminare. Quanto al fatto di raggiungere un &quot;di pi\u00f9&quot; di vita, ci sembra una posizione cristianamente insostenibile: a meno di specificare che non si sta parlando della &quot;vita&quot; in senso neutro, in senso naturalistico; che non si sta parlando della vita naturale, biologica e psichica, ma della vita dell&#8217;anima, cio\u00e8 della vita soprannaturale: quello \u00e8 il &quot;di pi\u00f9&quot; a cui il cristianesimo tende, e che si sforza di raggiungere, ben sapendo, peraltro, che il raggiungimento finale, quello pieno, non pu\u00f2 aver luogo nel corso della vita terrena, ma solo nell&#8217;altra. Perch\u00e9, per il cristiano, la vita &quot;vera&quot; non \u00e8 questa, ma quella: questa \u00e8 solo un passaggio, un pellegrinaggio, un &quot;momento&quot;.<\/p>\n<p>Il cristiano non \u00e8 stati chiamato in questa vita per piantare le tende e accamparsi a tempo indeterminato, cio\u00e8 per godersela fino in fondo; non pensa che tutto quel che \u00e8 lasciato, sia da considerarsi perso, e che, quindi, bisogni sfruttare ogni occasione, cogliere al volo ogni possibilit\u00e0 di piacere e di realizzazione che la vita offre, sapendo che potrebbe non essercene una seconda. Niente affatto: le occasioni posono essere buone o cattive: sono buone se offrono la possibilit\u00e0 di crescere nella perfezione spirituale; cattive, se vanno nella direzione opposta. Il cristiano non \u00e8 sulla terra per godere; non \u00e8 neppure un masochista che desidera soffrire, per il gusto della sofferenza: \u00e8 un penitente, conscio del fatto che esiste una maniera sola per crescere spiritualmente, lasciarsi provare dalla sofferenza, pur senza averla cercata; accettare la croce; accogliere serenamente le prove che lo stesso Ges\u00f9 Cristo, quando si \u00e8 fatto uomo, ha affrontato prima di lui.<\/p>\n<p>Ma torniamo a don Medos e alla sua teologia dei marginali, che presenta una somiglianza superficiale con il fatto che Ges\u00f9 andava a cercare i peccatori e mostrava per essi una speciale sollecitudine: superficiale, perch\u00e9 Ges\u00f9 non incoraggiava i peccatori a perseverare nel peccato, n\u00e9, tantomeno, negava che il peccato fosse tale, o li rassicurava sul fatto che, pur essendo peccatori, la cosa andava ugualmente bene: al contrario, Ges\u00f9 andava dai peccatori per convertirli e aiutarli a cambiar vita, e infatti sosteneva che, come i malati han bisogno del medico, cos\u00ec i peccatori hanno bisogno di una speciale attenzione da parte del Figlio di Dio. Alla peccatrice sorpresa in flagrante adulterio, comunque, non disse: <em>Va&#8217; in pace, e continua a fare il tuo comodo<\/em>; ma disse: <em>Io non ti condanno: va&#8217;, e, da ora in avanti, non peccare pi\u00f9.<\/em> Sono parole chiarissime: nondimeno, i preti confusionari e buonisti hanno trovato il modo di confonderle e imbrogliarle in maniera tale, da averne smarrito completamente il significato. Don Medos, poi, porta due esempi a favore delle sue posizioni: quello di due divorziati risposati, &quot;molto credenti&quot; (dice testualmente) e quello di una persona omosessuale che scopre l&#8217;esistenza dei cosiddetti cristiani omosessuali. Ecco le sue parole:<\/p>\n<p><em>Si avvicinava il giorno della prima Comunione di loro figlio<\/em> [cio\u00e8 della coppia di divorziati risposati, e tuttavia, chi sa come, anche &quot;molto credenti&quot;] <em>e, dopo un lungo discernimento fatto con il parroco, decisero di partecipare alla Messa senza prendere l&#8217;ostia<\/em>. [Ma ecco che al termine della Messa il figlio corre da loro e li abbraccia forte.] <em>I genitori sentirono qualcosa di grande: Ges\u00f9 Eucaristia in qualche modo stava scaldando il loro cuore attraverso l&#8217;abbraccio di loro figlio: altro che comunione spirituale! Qui c&#8217;\u00e8 ben di pi\u00f9.<\/em> Incredibile: un prete cattolico definisce l&#8217;Eucaristia una semplice &quot;comunione spirituale&quot; (altro che transustanziazione! nemmeno i luterani arrivano a svalutare cos\u00ec il Sacramento eucaristico), che \u00e8 cosa da nulla, in confronto all&#8217;abbraccio del figlio ai suoi genitori: perch\u00e9 in quel&#8217;abbraccio era Ges\u00f9 stesso che stava scaldando il loro cuore. E chi lo dice, questo? Il prete, soggettivamente. Il prete decide che Ges\u00f9, facendo abbracciare dal figlio due genitori divorziati e rispostati &#8212; e dunque in doppio peccato mortale: perch\u00e9 divorziati e perch\u00e9 risposati &#8212; ha inteso che quell&#8217;abbraccio valga infinitamente di pi\u00f9 della semplice Comunione. Del &quot;non peccare pi\u00f9&quot;, s&#8217;\u00e8 persa ogni traccia; i due genitori, divorziati e risposati, ma, per carit\u00e0, <em>molto credenti<\/em>, mediante quell&#8217;abbraccio, ricevono da Ges\u00f9 stesso la remissione del loro peccato, e senza nemmeno l&#8217;esortazione a pentirsi e convertirsi: no, va tutto bene cos\u00ec Tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro vita, anche i peccatori mortali, sono gi\u00e0 nell&#8217;amore di Cristo, senza bisogno di pentirsi. In fondo, a questo punto, perch\u00e9 ostinarsi a chiamare &quot;peccato&quot; ci\u00f2 che Ges\u00f9 stesso mostra di non considerare pi\u00f9 nemmeno tale?<\/p>\n<p>Ed ecco il secondo episodio: quello di una persona omosessuale che, dice don Medos, ha negato la propria identit\u00e0 fino ai 50 anni, per non rattristare i propri genitori, con i quali viveva. <em>Morti i genitori, si sent\u00ec quasi esplodere. La sofferenza di essersi privato della possibilit\u00e0 di amare ed essere amato lo condusse a una crisi profondissima, umana e di fede. Poi venne a conoscenza dell&#8217;esistenza dei gruppi di omosessuali cristiani sparsi in giro per l&#8217;Italia. Inizi\u00f2 a partecipare agli incontri di preghiera e di riflessione e gli si apr\u00ec un mondo nuovo<\/em>. Parole testuali di don Christian. Ma \u00e8 cos\u00ec che deve sentire, parlare, ragionare ed agire un prete cattolico? Con tutto il rispetto dovuto alla buona fede di quel sacerdote e alla sofferenza di quella persona omosessuale, se le parole hanno un senso e la coerenza \u00e8 un valore, qui siamo proprio fuori dal solco del Vangelo. Vorremmo sapere, da questi preti progressisti e dialoganti con tutti (tranne che con i loro fratelli ch&#8217;essi giudicano retrogradi, intolleranti e, in fondo, anche poco cristiani, e verso i quali hanno solo espressioni di disdegno e insofferenza), in quale passo del Vangelo, in quale insegnamento papale, in quale enciclica, in quale concilio, in quale aspetto della Tradizione, essi trovano il necessario appoggio teologico e pastorale per fare simili affermazioni e per agire in tale maniera. Il Vangelo afferma che &quot;non bisogna negare se stessi&quot;? Tutto al contrario: dice che bisogna negare se stessi, prendere la propria croce e seguire Ges\u00f9. Dice che bisogna crocifiggere il proprio egoismo e morire alla vita del mondo, per divenire degni della vita eterna. Domandiamo, sommessamente, se l&#8217;insegnamento della Chiesa sia cambiato, senza, peraltro, che a qualcuno sia venuto in mente di spiegarcelo; se la dottrina cattolica non sia pi\u00f9 quella che \u00e8 sempre stata; se sia normale che, oggi, certi preti affermino cose perfettamente opposte a quelle che essi affermavano, o che affermavano i loro colleghi, fino a pochissimo tempo fa. E, se cos\u00ec non \u00e8, chiediamo con quale diritto quei preti stravolgano la dottrina cattolica. Se lo \u00e8 domandato anche una signora, lettrice del settimanale suddetto, la quale si dice &quot;colpita&quot; dall&#8217;espressione &quot;gruppi di omosessuali cristiani&quot;; e chiede (sul n. 24): Come si fa a essere cristiani e commettere uno dei peccati che &quot;gridano vendetta al cospetto di Dio&quot;? Vale la pena di riportare integralmente la risposta del direttore, don Antonio Rizzolo:<\/p>\n<p><em>L&#8217;espressione &quot;peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio&quot; si trova nel catechismo di san Pio X. Si tratta dell&#8217;omicidio volontario, del peccato impuro contro natura, dell&#8217;oppressione dei poveri e del defraudare della giusta mercede chi lavora. L&#8217;origine dell&#8217;elenco \u00e8 biblica, come risulta nell&#8217;attuale Catechismo, che al numero 1867 li definisce &quot;peccati che gridano verso il cielo&quot;, cio\u00e8 verso Dio. Che cosa chiede al Signore di intervenire subito? Il sangue di Abele (Genesi, 4, 10); il peccato dei Sodomiti (Genesi, 18, 20; 19, 13); il lamento del popolo oppresso un Egitto (Esodo, 3, 7-10); il lamento del forestiero, della vedova e dell&#8217;orfanello (Esodo, 22, 20-22); l&#8217;ingiustizia verso il salariato (Deuteronomio, 24, 14-15; Giacomo, 5, 4). Riguardo al peccato degli abitanti di Sodoma, dal testo biblico emerge la loro mancanza di ospitalit\u00e0. In ogni caso, ESSERE OMOSESSUALI NON \u00c8 UN PECCATO. BISOGNA INFATTI DISTINGUERE, DICE IL CATECHISMO, TRA LE PERSONE E I LORO ATTI [la sottolineatura \u00e8 nel testo]: &quot;Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perci\u00f2 devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviter\u00e0 ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volont\u00e0 di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficolt\u00e0 che possono incontrare in conseguenza della loro condizione&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Quale capolavoro di gesuitica ambiguit\u00e0, di melliflua evasivit\u00e0: sono frasi che vorrebbero dire tanto, e non dicono nulla. Punto primo: certo, \u00e8 stato san Pio X a stilare l&#8217;elenco dei quattro peccati che <em>gridano vendetta a Dio<\/em>; e perfino il Catechismo attuale, pur inquinato di modernismo, lo ribadisce: dunque, il Magistero non ha cambiato posizione (e come lo potrebbe? non si tratta di cosa umana, ma divinamente ispirata). Punto secondo: che cosa sta dicendo, don Antonio Rizzolo: che gli abitanti di Sodoma provocarono l&#8217;ira di Dio, e che furono puniti con la distruzione della loro citt\u00e0, per essere stati poco ospitali? Ma dove ha letto la Bibbia, caro padre: su qualche riduzione a fumetti? Di questa strada, possiamo anche sostenere che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 morto sulla croce di&#8230; raffreddore. Altro che mancanza di ospitalit\u00e0: di &quot;ospitalit\u00e0&quot;, ma quella brutalmente omosessuale, essi ne volevano offrire sin troppa, agli stranieri capitati nella casa di Lot (i quali, in realt\u00e0, erano due angeli). Punto terzo: \u00e8 verissimo che esse omosessuali non \u00e8 un peccato (parlando, si capisce, delle persone che sono realmente tali, e che lo sono fin dalla nascita; non di quelle che indulgono al vizio per curiosit\u00e0 o per mera ricerca di un piacere sessuale &quot;diverso&quot;): e non ci piove sul fatto di accoglierle con rispetto, compassione e delicatezza: ma cosa significa che esse <em>sono chiamate a realizzare la volont\u00e0 di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficolt\u00e0 che possono incontrare in conseguenza della loro condizione<\/em>? Bisogna essere chiari, su questo punto; stiamo parlando delle difficolt\u00e0 che quelle persone incontrano nel resistere a una tendenza oggettivamente disordinata della loro natura, oppure delle difficolt\u00e0 che incontrano perch\u00e9 a quella tendenza si abbandonano, cosa che suscita la riprovazione altrui? Qui sta il punto&#8230;<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pullulano, ormai, in Italia e nel mondo, gruppi che si autodefiniscono di Cristiani omosessuali o di Cristiani LGTB. 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