{"id":24306,"date":"2017-02-23T05:14:00","date_gmt":"2017-02-23T05:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/23\/credo-ut-intelligam-intelligo-ut-credam\/"},"modified":"2017-02-23T05:14:00","modified_gmt":"2017-02-23T05:14:00","slug":"credo-ut-intelligam-intelligo-ut-credam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/02\/23\/credo-ut-intelligam-intelligo-ut-credam\/","title":{"rendered":"\u00abCredo ut intelligam, intelligo ut credam\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Credere in Dio, credere in Ges\u00f9 Cristo, nella societ\u00e0 moderna \u00e8 cosa ardua; almeno cos\u00ec si dice. Non sappiamo fino a che punto fosse facile, o, comunque, assai pi\u00f9 facile, in altri temi, per esempio nei secoli dell&#8217;Impero Romano, quando, oltretutto, la fede cristiana poteva essere bersaglio di persecuzioni sanguinose in qualsiasi momento, a seconda della politica di un sovrano o del capriccio di un procuratore. Non lo sappiamo, e quindi non siamo in grado di dire se credere fosse cosa pi\u00f9 facile nei secoli dell&#8217;alto Medioevo, fra una scorreria barbarica e una prepotenza del signore feudale pi\u00f9 vicino, per non parlare del cattivo esempio che davamo, cos\u00ec spesso, sul piano morale, il clero e gli stessi vicari di Cristo sulla terra. Oppure se fosse pi\u00f9 facile credere durante il Rinascimento, o sotto i rigori della santa Inquisizione, o al tempo della Rivoluzione scientifica, o sotto la ghigliottina egualitaria dei giacobini, o nei quartieri operai, squallidi e disperati, della prima Rivoluzione industriale. Non lo sappiamo, perch\u00e9 non possediamo la macchina del tempo: per cui qualunque affermazione troppo recisa, a questo proposito, rischia di essere poco pi\u00f9 che una mera esercitazione retorica.<\/p>\n<p>Certo, sappiamo che, nei secoli passati, i popoli d&#8217;Europa vivevano alla luce di una gran fede, sorretti e illuminati da un clero che, pur albergando in s\u00e9 non poche mele marce, nel complesso \u00e8 stato all&#8217;altezza dei suoi compiti per pi\u00f9 di un millennio: difendere le anime dall&#8217;errore e mostrar loro la via del paradiso. Il contesto, per\u00f2, era troppo diverso da quello odierno, cos\u00ec come, senza dubbio, \u00e8 assai diversa la struttura psicologica delle persone e l&#8217;orientamento culturale delle comunit\u00e0. \u00c8 impossibile, pertanto &#8211; lo ripetiamo &#8212; fare un paragone. Sta di fatto che la societ\u00e0 europea ha iniziato a muoversi sulla via della secolarizzazione a partire dagli ultimi secoli del Medioevo; ha consumato una rottura silenziosa, e tuttavia pi\u00f9 netta, nella stagione umanistico-rinascimentale; ma \u00e8 solo con l&#8217;avvento della Rivoluzione scientifica che il processo \u00e8 divenuto definitivo e irreversibile, nonch\u00e9 foriero di ulteriori sviluppi, tutti nel segno di un distacco sempre pi\u00f9 accentuato degli uomini dalla fede dei loro avi (se poi la fede dei loro avi fosse &quot;semplice&quot;, questo \u00e8 tutto da vedere; cos\u00ec siamo stati abituati a pensare, ma non esistono prove convincenti al riguardo; a noi pare pi\u00f9 probabile che la fede sia sempre stata qualcosa di arduo e di complesso, proprio perch\u00e9 qualcosa di estremamente impegnativo). La Rivoluzione scientifica, infatti, ha matematizzato la fisica, e ha trasformato la natura in un immenso laboratorio matematico, ove l&#8217;uomo &#8212; o meglio, lo scienziato: precisazione non da poco, come \u00e8 evidente nel pensiero di Galilei, ma anche in quello di Francis Bacon e di Cartesio &#8212; ha il dominio assoluto su ogni cosa, e in ogni cosa altro non vede che una sequenza di operazioni matematiche. Per fare un esempio banale: una cicala non \u00e8 pi\u00f9 una cicala, cio\u00e8 un piccolo organismo vivente, perfetto, armonioso, infinitamente affascinante: \u00e8 una macchina per produrre suoni; e, per comprendere l&#8217;origine di quei suoni, lo scienziato \u00e8 autorizzato a vivisezionarla, senza scrupoli o rimorsi di sorta. Una cosa sola conta: il risultato, cio\u00e8 la comprensione del fenomeno-suono. Niente paura, comunque: l&#8217;animale non soffre; parola di Cartesio. Come potrebbe soffrire, se \u00e8 solo <em>res extensa<\/em>? Un cane, quando sia preso a bastonate, guaisce, s\u00ec, ma non soffre; i suoi guaiti altro non sono che i suoi emessi dalle sue corde vocali, come reazione ai colpi di bastone. Solo un meccanismo: molto semplice, in fondo. Si comprende il meccanismo e si \u00e8 padroni della natura e dei suoi fenomeni. E questo preme allo scienziato: non capire la natura spassionatamente, non riconoscerne il mistero, ma esercitare su di essa tutto il suo dominio, potenziandolo al massimo, per i suoi scopi e per la sua utilit\u00e0.<\/p>../../../../n_3Cp>Quello che non \u00e8 soggetto a spiegazione matematica, quello che non risponde al modello matematico, non ha importanza, non interessa: sta fuori del quadro; e il discorso \u00e8 chiuso. Non esiste altra interpretazione del mondo che sia sensata, se non quella matematica. L&#8217;arte, la filosofia, la religione, ogni forma di conoscenza che non risponda al metodo e ai parametri della scienza matematizzata, sono forme di sapere di secondo o terzo ordine: poco pi\u00f9 in su della chiromanzia o dello spiritismo. Anche l&#8217;affermazione del modello cosmologico copernicano ha contribuito, per la sua parte, al cambio di paradigma: a torto o a ragione, l&#8217;ipotesi, sempre pi\u00f9 accreditata, che la Terra non sia affatto al centro dell&#8217;universo, immobile, ma che sia solo un piccolo pianeta vagante nelle immensit\u00e0 dello spazio, e ruotante intorno a una stella, ha scosso in maniera decisiva le convinzioni teologiche dell&#8217;epoca. Dunque, l&#8217;uomo non \u00e8 al centro di ogni cosa? Dunque, Dio non gli ha dato una sede speciale e assolutamente privilegiata? Dunque, potrebbero esservi altre forme di vita, anche senzienti e intelligenti, nella moltitudine dei corpi celesti che il cannocchiale, di colpo, mette sotto lo sguardo degli osservatori umani! \u00c8 di questi giorni la notizia (febbraio 2017) che una campagna di ricerca congiunta di astronomi americani ed europei ha rivelato l&#8217;esistenza, a &quot;soli&quot; diciannove anni luce da noi, di un sistema stellare simile al nostro, con una nana rossa paragonabile al nostro Sole, intorno alla quale orbitano sette pianeti, almeno sei dei quali presentano notevoli somiglianze con la nostra Terra, sui quali la temperatura dovrebbe essere abbastanza simile alla nostra, o paragonabile ad essa, e alla cui superficie potrebbe esservi l&#8217;acqua allo stato liquido, cio\u00e8 distribuita in fiumi, laghi e mari, proprio come qui, da noi. Tutto questo, in teoria, non ha nulla a che fare con la religione; per\u00f2 sorge spontanea la domanda: se quei pianeti fossero abitati, Dio si sar\u00e0 rivelato anche ad essi? Ges\u00f9 Cristo si sar\u00e0 incarnato anche nella forma dei loro abitanti? E noi, allora, noi umani, noi inquilini del pianeta Terra, nella galassia chiamata Via Lattea, non siano dunque le creature solitarie e splendidamente privilegiate che avevamo sempre creduto di essere? Ecco: la difficolt\u00e0 di credere, per l&#8217;uomo contemporaneo, viene anche da qui: dalla scienza, divenuta nemica della fede, e dalla ragione, divenuta capace di pensare la verit\u00e0 solo in termini rigorosamente matematici. \u00c8 vero, per essa, ci\u00f2 che risponde alla logica matematica; ma la logica matematica \u00e8 simile a quella di un gigantesco, sofisticatissimo computer: dobbiamo dunque rivedere anche la nostra idea di Dio, e specialmente di Dio uno e trino, nonch\u00e9 di Dio incarnato per amore degli uomini, e incominciare a pensarlo come un super calcolatore elettronico?<\/p>\n<p>Una volta messe le cose in questo modo, credere in Dio, nel Dio del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo, diventa davvero un&#8217;impresa di grande difficolt\u00e0. Senza contare la cultura del sospetto, inaugurata da Marx, Nietzsche e Freud: come si fa a credere ancora in qualcosa, dopo quei tre (cattivi) maestri, senza sentirsi dei sempliciotti, dei creduloni, dei babbei? Come si fa a stringere in mano la corona del Rosario, a vedere nell&#8217;Ostia consacrata la presenza reale del corpo e del sangue di Cristo, e a pensare, davanti a una tomba fredda e nuda, che rivedremo i nostri cari defunti, ed essi rivedranno noi, ma rivestiti d&#8217;un corpo glorioso, indistruttibile, fatto di luce; e ci\u00f2 per i meriti della Passione, Morte e Risurrezione di Ges\u00f9 Cristo, venuto nel mondo per la nostra salvezza? Eppure i nostri genitori, i nostri nonni, lo potevano; e non si sentivano n\u00e9 dei sempliciotti, n\u00e9 dei babbei, n\u00e9 dei creduloni; al contrario: si sentivano figli di Dio ed eredi della sua promessa. Non ci si venga a dire che erano dei contadini ignoranti; primo, perch\u00e9 il contadino sar\u00e0 anche una persona ignorante, ma certo deve essere, per forza, anche intelligente; secondo, perch\u00e9 non tutti erano contadini, anche nell&#8217;Italia rurale di cinquanta o sessant&#8217;anni fa; terzo, perch\u00e9 a credere con fede erano pure le persone di cultura, i professori universitari, gli intellettuali, i pensatori, e anche molti uomini di scienza. E allora? Il vero problema non \u00e8 che noi siamo troppo colti e che apparteniamo a una societ\u00e0 troppo sofisticata, ma che noi siano malati di pigrizia e presunzione: un cocktail micidiale. Di pigrizia: perch\u00e9 andiamo a rimorchio delle mode, di quel che fa e dice la maggioranza; e ci portiamo dietro questa pigrizia e questo conformismo anche stando all&#8217;interno della cultura cattolica e della Chiesa. Per esempio, ci siamo abituati a dare per scontato di vivere in una societ\u00e0 cristiana, e di non dover mai pi\u00f9 subire quel che subirono i primi cristiani, cio\u00e8 le persecuzioni. Anche se le vicende del Messico, della Russia, della Spagna, gi\u00e0 nei primi anni del Novecento, e quelle odierne di milioni di cristiani in vaste zone del mondo, dall&#8217;Egitto all&#8217;India, dalla Nigeria alla Cina, dovrebbero toglierci ogni illusione circa il fatto che l&#8217;epoca delle persecuzioni sia finita. E sono state proprio le persecuzioni a rafforzare la fede, perch\u00e9 le persecuzioni sono come il setaccio: vagliano la fede e scremano la massa dei sedicenti cristiani; lasciano i veri credenti da una parte, e i pusillanimi dall&#8217;altra. E dopo la pigrizia, la presunzione: ci crediamo talmente intelligenti, talmente colti, talmente smaliziati, che nessuno potr\u00e0 mai darcela a bere: tanto meno una vecchia storia di un Dio che si fa uomo, muore per amor nostro e risorge il terzo giorno; di una Vergine che d\u00e0 alla luce un bambino, e che quel bambino \u00e8 il Figlio di Dio, e Dio lui stesso; e di un Dio che \u00e8 uno solo, ma in tre persone distinte. Via! Come possiamo ancora credere, noi, a simili storielle, noi figli della cultura del sospetto? Che vadano a raccontarle alle vecchine; che vadano da loro a parlare della vita eterna e della grazia, del peccato e del giudizio, dell&#8217;inferno e del paradiso. Ma noi, non ci prendono in giro; a noi nessuno la pu\u00f2 dare a bere. Possiamo credere in tante cose, ma sempre e solo secondo ragione: l&#8217;unica razionalit\u00e0 ammessa e riconosciuta come tale, quella logico-matematica. Al di fuori di essa non c&#8217;\u00e8 salvezza, c&#8217;\u00e8 solamente il vuoto, il nulla.<\/p>\n<p>Questo, per\u00f2, \u00e8 solo un pregiudizio: un pregiudizio moderno. Dobbiamo liberarcene. Esistono molte forme di conoscenza, ed esistono molte maniera di utilizzare la ragione; esistono anche molti modi d&#8217;interpretare la natura, e quello matematico \u00e8 solo uno fra i tanti. Poich\u00e9 esso ha dato buoni risultati sul piano pratico, lo abbiamo assolutizzato: ma \u00e8 stato un grave errore. Esso \u00e8 efficace in determinati ambiti, non in tutti; non \u00e8 <em>il<\/em> metodo, il solo veritiero e meritevole della nostra fiducia, Checch\u00e9 ne dicano i vari Kant, Hume e tutti gli altri <em>philosophes<\/em> illuministi, la verit\u00e0 \u00e8 che la ragione logico-matematica, il Logos strumentale e calcolante, non sono tutto; ed esistono delle forme di conoscenza superiori alla ragione, e delle forme di razionalit\u00e0 superiori a quella logico-matematica. Non tutto pu\u00f2 essere ridotto a matematica, perch\u00e9 non tutto \u00e8 logica; anzi, la maggior parte delle cose non rispondono a un criterio puramente logico. Perch\u00e9 voi amate i vostri figli? Non c&#8217;\u00e8 una ragione logica; e anche se una frotta di antropologi e di biologi evoluzionisti e positivisti si affretter\u00e0 a dirvi, col valido rincalzo degli psicologi e degli psicanalisti di osservanza freudiana, che lo fate per assicurarvi una discendenza, ossia una forma d&#8217;immortalit\u00e0, resta inevasa la domanda: ma perch\u00e9 mai \u00e8 cos\u00ec importante, per l&#8217;uomo, l&#8217;idea di non finire nel nulla, di continuare a vivere in qualche modo? Stando a quei signori, si tratta di un istinto assurdo, irragionevole. Strana contraddizione: a sentir loro, tutto nella natura risponde a una ragione: a una ragione che si pu\u00f2 ragionevolmente spiegare. Spieghino, dunque, questo fatto: che l&#8217;uomo, creatura finita e mortale, desidera l&#8217;immortalit\u00e0 e l&#8217;assoluto. Da dove gli viene un simile istinto? E come mai esisterebbe un istinto che non ha origine da ci\u00f2 che la natura c&#8217;insegna: ossia che tutto nasce e muore, che tutto ha un inizio e una fine? Ecco; il nodo \u00e8 tutto qui: esiste, in noi, istintivamente, e anteriormente a ogni ragionamento (anteriormente, non in contrasto: non pu\u00f2 esservi contrasto con quel che non vi \u00e8 ancora) una brama di assoluto e d&#8217;immortalit\u00e0, che contrasta con la nostra condizione creaturale, con il nostro statuto ontologico di esseri finiti. Da dive viene, allora; chi ce lo ha messo? \u00c8 soltanto una nevrosi dovuta all&#8217;angoscia della morte? Se cos\u00ec fosse, si dovrebbe ammettere che l&#8217;uomo \u00e8 la pi\u00f9 folle e infelice di tutte le creature; che tutta la storia umana altro non \u00e8 che un errore; e che la natura umana \u00e8, in se stessa, uno sbaglio e una macabra ironia. Pu\u00f2 essere? Forse: ma si dovrebbe immaginare una immane cospirazione cosmica contro l&#8217;uomo; si dovrebbe immaginare che per lui, e per lui solo, tutte le leggi di natura siano state piegate, infrante, capovolte. Invece di lottare per il raggiungimento delle mete possibili, egli si affanna inseguendo l&#8217;impossibile. L&#8217;uomo, dunque, \u00e8 la sola creatura folle, irrimediabilmente folle di tutto l&#8217;universo conosciuto? Se cos\u00ec \u00e8, allora non ha senso neanche porsi tutti questi interrogativi: perch\u00e9 con la follia non si discute; e poi perch\u00e9 i folli non possono n\u00e9 formulare domande ragionevoli, n\u00e9 darvi risposte sensate. Forse, dopotutto \u00e8 meglio scommettere su Dio, come faceva Pascal; o seguire l&#8217;esempio di Sant&#8217;Agostino, come hanno fatto generazioni di uomini, ignoranti e colti, intelligentissimi e semplici di cuore. <em>Credo ut intelligam<\/em>: credo per poter comprendere il mistero di Dio: perch\u00e9 Dio \u00e8 un mistero, e, se lo si prende di punta, cio\u00e8 con la sola ragione logico-matematica &#8212; come hanno fatto, in fondo, i biblisti e i teologi modernisti, pretendendo di leggere la Bibbia ed il Vangelo come qualsiasi altro libro storico, e con gli stessi metodi d&#8217;indagine filologica e scientifica &#8212; non si arriva da nessuna parte. No: per poter capire, bisogna prima credere; bisogna prima dire: <em>Io credo, Signore, aiuta la mia poca fede!<\/em> Poi, illuminati dall&#8217;alto, si arrivano a capire le ragioni razionali della fede: <em>intelligo ut credam<\/em>. Solo cos\u00ec si pu\u00f2 spezzare il circolo vizioso del razionalismo presuntuoso e sempre diffidente. Si deve partire da un atto d&#8217;umilt\u00e0 di tutto l&#8217;essere, ragione inclusa. A chi gli si abbandona, Dio d\u00e0 le risposte&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Credere in Dio, credere in Ges\u00f9 Cristo, nella societ\u00e0 moderna \u00e8 cosa ardua; almeno cos\u00ec si dice. Non sappiamo fino a che punto fosse facile, o,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30150,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[117,232,267],"class_list":["post-24306","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-epistemologia","tag-dio","tag-renato-cartesio","tag-virtu-di-fede"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-epistemologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24306","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24306"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24306\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30150"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24306"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24306"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}