{"id":24293,"date":"2014-12-23T08:34:00","date_gmt":"2014-12-23T08:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/23\/che-errore-costruire-una-falsa-immagine-di-se-per-esorcizzare-il-proprio-fallimento\/"},"modified":"2014-12-23T08:34:00","modified_gmt":"2014-12-23T08:34:00","slug":"che-errore-costruire-una-falsa-immagine-di-se-per-esorcizzare-il-proprio-fallimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/12\/23\/che-errore-costruire-una-falsa-immagine-di-se-per-esorcizzare-il-proprio-fallimento\/","title":{"rendered":"Che errore costruire una falsa immagine di s\u00e9 per esorcizzare il proprio fallimento"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 certamente conforme alla natura umana, ma nei suoi livelli pi\u00f9 bassi di consapevolezza, costruirsi una falsa immagine di s\u00e9 per &quot;assolversi&quot; delle proprie insufficienze, dei propri errori, delle proprie responsabilit\u00e0 mancate.<\/p>\n<p>Ci si costruisce una falsa immagine di s\u00e9 relativamente ad un singolo evento o anche relativamente ad una vita intera: nel primo caso, il movente \u00e8 il senso di colpa per ci\u00f2 che si \u00e8 fatto o, magari, per ci\u00f2 che non si \u00e8 fatto, per ci\u00f2 che non si ha avuto il coraggio di fare; nel secondo caso, il movente \u00e8 la mancanza di considerazione per se stessi, l&#8217;oscura coscienza della propria inadeguatezza esistenziale. \u00c8 difficile sia sopportare il peso di una cattiva azione, sia, a maggior ragione, quello di una intera vita di fallimenti: pi\u00f9 semplice, pi\u00f9 sbrigativo rimuovere il problema, auto-convincendosi che non \u00e8 successo niente, o, se \u00e8 successo, che \u00e8 stata tutta colpa degli altri, delle circostanze, del destino.<\/p>\n<p>Vediamo cos\u00ec l&#8217;aggressore che, dopo essersi costruito e ripetuto un paio di volte la propria menzogna giustificatrice ed auto-assolutoria, finisce per crederci davvero, e per vestire, indignato e fremente, i panni dell&#8217;aggredito; il carnefice che diventa vittima, il traditore che si sente tradito, il bugiardo che si sente ingannato, l&#8217;invidioso che si sente invidiato, e cos\u00ec via. Nessuna menzogna \u00e8 troppo grossa da digerire, se lo scopo \u00e8 quello di tacitare il senso di colpa o il senso di inadeguatezza: diventa quasi una forma di legittima difesa.<\/p>\n<p>Vi sono, cos\u00ec, delle persone, che vivono immerse nella menzogna dalla testa ai piedi; che non possiedono un minimo di sincerit\u00e0, di franchezza e di lealt\u00e0 con se stesse (non parliamo con gli altri), che non sono mai state capaci di guardarsi allo specchio della coscienza e di vedersi cos\u00ec come sono realmente e come tutti le vedono: tutti tranne loro. Lo studente pigro \u00e8 stato bocciato per il malanimo dei professori; il commerciante disonesto \u00e8 fallito per colpa della scorrettezza altrui; l&#8217;impiegato incapace e fannullone \u00e8 stato licenziato per la malevolenza e la perfidia del suo principale; colui che ha partecipato ad un concorso pubblico non lo ha vinto solo perch\u00e9 i posti erano gi\u00e0 riservati ai raccomandati e non perch\u00e9 egli non possedeva i necessari requisiti di capacit\u00e0 e di preparazione professionale.<\/p>\n<p>Vi sono delle perone aride, ciniche, amorali, che nella vita collezionano amari fallimenti, ma non hanno mai il coraggio di guardare in faccia la realt\u00e0 e preferiscono costruirsi un castello di menzogne, al riparo del quale compiangersi e compatirsi, beninteso dopo essersi costruiti una falsa immagine di innocenza perseguitata, di benevolenza incompresa, di generosit\u00e0 sprecata, di altruismo mal ripagato, addirittura di fiducia mal riposta.<\/p>\n<p>Vi sono mogli o mariti che si raccontano la favola di essere delle belle persone, che la vita ha maltrattato e che gli altri non hanno saputo apprezzare; mentre la realt\u00e0 \u00e8 che la loro solitudine, la loro amarezza, il loro fallimento sono stati il risultato di un carattere opportunista e meschino, di una totale mancanza di apertura e di altruismo, di una attitudine sistematica a calcolare ogni parola e ogni gesto secondo la filosofia del massimo utile con il minor dispendio di energia. Ma \u00e8 una filosofia che non funziona e che non rende; solo gli stupidi la adottano, perch\u00e9 solo gli stupidi non vedono quel che vedono tutti gli altri: che l&#8217;egoismo, l&#8217;opportunismo e la meschinit\u00e0 sono difetti evidenti, dei quali \u00e8 impossibile non accorgersi, e che producono il vuoto, inevitabilmente, intorno a chi ne \u00e8 afflitto. Il calcolatore si crede furbo perch\u00e9, al bar, riesce a non pagare mai il conto, lascia che a pagarlo siano sempre gli amici: ma la cosa, in poco tempo, \u00e8 chiara a tutti, e costui si ritrova solo e disprezzato, separato dagli altri da un muro di ostilit\u00e0 e diffidenza, emarginato da coloro che credeva di poter sfruttare all&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Ad un siffatto tipo umano appartiene Gisella, la protagonista dell&#8217;omonimo romanzo di Carlo Cassola, apparso nel 1974: uno dei personaggi pi\u00f9 tragicamente, pi\u00f9 tristemente vivi e nitidi creati dallo scrittore toscano; uno dei pi\u00f9 commoventi, ma nello stesso tempo dei pi\u00f9 repulsivi, nel suo tetro, subdolo opportunismo; nel suo cinismo amorale che non sa riconoscersi come tale, neppure a distanza di tanti anni; nel suo essere murata dentro una invisibile prigione di menzogne, di finzioni e di falsa coscienza.<\/p>\n<p>Cos\u00ec ne ha delineato il ritratto morale il critico Enzo Siciliano, con finissima penetrazione psicologica, peraltro non senza qualche concessione di troppo a una certa scontata retorica del &quot;politicamente corretto&quot; &#8212; o quel che era tale quando furono scritti sia il romanzo che il commento &#8211; nella \u00abIntroduzione\u00bb al romanzo stesso (in: Carlo Cassola, \u00abGisella\u00bb, Milano, Rizzoli, 1974, 1983, pp. III-V):<\/p>\n<p>\u00abGisella \u00e8 come Anna di &quot;Un cuore arido&quot;, confinata in una quotidianit\u00e0 e in una meschinit\u00e0 strangolanti, e superba di tanto confino; ma da Anna qualcosa la diversifica, ed \u00e8 un certo sinistro piacere ad agire, a decidere.<\/p>\n<p>Figlia d&#8217;un padre donnaiolo e dissipatore, Gisella \u00e8 finita orfana nella famiglia di certi lontani parenti: uno zio, una zia, un cugino, la cugina. Ma come la ragazza cresce e si fa carina, per quelle invidie e gelosie che le famiglie piccolo borghesi sanno mettere al caldo, \u00e8, di fatto, la serva di casa. Basta un piccolo scarto, ed eccola segnata da una forma di taciuto rancore. \u00c8 il rancore di chi vuole uscir via dall&#8217;inferno in cui si trova &#8212; e questo, all&#8217;inizio, ci fa simpatica la ragazza.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;inferno \u00e8 l&#8217;inferno, e da esso non ci si pu\u00f2 sbagliare. Gisella le sbaglia tutte. Si fidanza con un ragazzo conosciuto al mare, e lo pianta inopinatamente. Altrettanto inopinatamente si sposa con Antonio, un impiegato di banca fiorentino, un tipo grassoccio di cui ha ribrezzo. E il matrimonio le consente di lasciar sfogare un&#8217;inclinazione erotica che lo zio, mediocre &quot;coureur&quot; di provincia, ha sempre provato per lei. Gisella sogna,- torbidi bovaristici sogni, impiastrati di fisiologia ma di nessuna idealit\u00e0. Verr\u00e0 la guerra. Verr\u00e0 la fine del fascismo, e la donna si fa, dopo l&#8217;8 settembre, repubblichina. Esplode cos\u00ec la sua vitalit\u00e0 di quarantenne in declino (fu forse per il piccolo borghese nero la repubblica di Sal\u00f2 una scelta politica?).<\/p>\n<p>A quel punto, \u00e8 chiaro, il destino di costei \u00e8 un fangoso destino di morte, &#8211; ma dove la morte si realizza passo passo esistendo. Avida, incattivita, sempre pi\u00f9 stupida, anelante, i &quot;rossi&quot; la raperanno a zero: il marito avr\u00e0 seguito i fascisti al nord. Alla liberazione di Firenze si ritrova sola, con un figlio addosso, priva di qualunque prospettiva. Spera che Antonio sia morto. Si rimette in casa dello zio; amoreggia con un soldato americano: c&#8217;\u00e8 nella sua sensualit\u00e0 qualcosa di ispido e aggressivo, di sempre insaziato, come insaziati sono i suoi discorsi.<\/p>\n<p>Cosa le accadr\u00e0? Antonio non \u00e8 morto: torner\u00e0 a casa dopo il disastro della guerra, subir\u00e0 l&#8217;epurazione; infine la banca lo reintegrer\u00e0 nell&#8217;ufficio, non pi\u00f9 a Firenze ma a Bologna.<\/p>\n<p>Il figlio di Gisella si sposer\u00e0; il marito si spegner\u00e0 nella propria idiozia, cos\u00ec come \u00e8 vissuto; e lei, sempre pi\u00f9 stupida, pi\u00f9 avida, polverizzata dalla sua stessa inerzia, rester\u00e0 a vivere di sciocche nostalgie dietro il vetro d&#8217;una finestra guardando la fuga dei binari della stazione presso cui abita,., e sui cui i treni scivolano &quot;nella direzione giusta&quot;. Quale ultima ingiuria a quel che ha vissuto, penser\u00e0 d&#8217;essere stata &quot;una buona moglie&quot;.<\/p>\n<p>Nella strana, soffocata e totale bellezza di questo libro non c&#8217;\u00e8 romanticismo, non c&#8217;\u00e8 estetismo: non c&#8217;\u00e8 piet\u00e0. C&#8217;\u00e8 soltanto, dolente, acutissima, la religione del nulla, dispiegata, inseguita nelle minime pieghe dell&#8217;esistenza.<\/p>\n<p>Gisella, e i personaggi che la incrociano, parlano: &#8211; \u00e8 come se qualcuno andasse rimestando dentro un fondaccio di spazzatura alla ricerca non si sa bene di cosa; e non trova niente. Ma in quella rancorosa, insistita ricerca si configura una passione, &#8211; la passione di chi si dibatte dentro la gabbia dei propri sordi istinti e non sa come uscirne. E quella prigionia \u00e8 la vita medesima.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco qui una donna gretta e ferocemente egoista, che in tutta la sua vita non ha pensato mai ad altro che al proprio tornaconto, la quale, dopo ave seppellito il marito mai amato e al quale augurava la morte, giunge a rappresentarsi ai proprio occhi come una buona moglie e una buona madre, come una persona che ha ben vissuto e ben meritato. Qui la menzogna \u00e8 totale, abbraccia un intero orizzonte esistenziale: dall&#8217;infanzia alla vecchiaia.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da chiedersi se questo tipo di persone, dopotutto, vivano bene; se, alla fine dei conti, non \u00e8 meglio, per esse, indossare gli abiti della menzogna, visto che ci\u00f2 le preserva dal fare amari conti con se stesse e dal dolore di prendere atto dei propri fallimenti e delle proprie infedelt\u00e0 alla vita. Ci si potrebbe spingere anche oltre e ipotizzare che questa, dopotutto, \u00e8 una &quot;saggia&quot; filosofia, perch\u00e9 si prende cura della serenit\u00e0 interiore delle persone molto pi\u00f9 di una che sia basata sulla ricerca esigente della verit\u00e0, sullo scavo interiore che non fa sconti, su tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di pesante e di doloroso nel guardarsi dentro con onest\u00e0 e lealt\u00e0.<\/p>\n<p>La risposta a queste domande non pu\u00f2 che venire dalla scala di valori che si possiede, dal grado di amore per la verit\u00e0, dalla coerenza e della saldezza delle proprie convinzioni in fatto di trasparenza morale. Oltre a questa considerazione, comunque, crediamo ci sia anche un&#8217;altra ragione per rispondere affermativamente, basata non solo su ragioni di principio (se sono disposto ad ingannare me stesso, come potrei essere leale verso gli altri, compresi coloro che affermo di amare?), ma anche su ragioni, per cos\u00ec dire, di ecologia interiore. Cos\u00ec come esiste una ecologia dell&#8217;ambiente esterno, ne esiste anche una del nostro ambiente interno, cio\u00e8 della nostra anima. E, in questo senso, si comprende facilmente come vivere nella menzogna riguardo a se stessi, sia una abitudine che non fa bene. L&#8217;anima si intossica, lentamente ma inesorabilmente: assorbe il veleno della falsit\u00e0 e finisce per trovarlo normale; a quel punto, essa \u00e8 perduta, perch\u00e9 la sua condizione naturale di esistenza \u00e8 la verit\u00e0. L&#8217;anima ha bisogno di respirare verit\u00e0, proprio come l&#8217;organismo ha bisogno di respirare ossigeno. L&#8217;organismo non potrebbe vivere se dovesse respirare anidride carbonica, che \u00e8 il prodotto di rifiuto della respirazione; e cos\u00ec l&#8217;anima non pu\u00f2 vivere respirando la menzogna, che \u00e8 il prodotto di rifiuto della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere che molte persone non se ne rendano conto e che, sprofondate nella menzogna fino alla cima dei capelli, pensino di vivere bene e in pace con se stesse; ma non \u00e8 vero. Credono di vivere bene e in pace, come il drogato crede di stare bene assumendo le sostanze stupefacenti, o come l&#8217;alcolizzato crede di trovare la pace in fondo alla bottiglia: ma, ovviamente, si tratta di un tragico equivoco. E la cosa pi\u00f9 grave \u00e8 che, mano a mano che l&#8217;anima si intossica col veleno della menzogna, la coscienza finisce per ottundersi, per stravolgersi, per divenire completamente cieca: non si accorge pi\u00f9 del male in cui l&#8217;anima \u00e8 sprofondata. \u00c8 come quando il corpo congelato non avverte pi\u00f9 la sensibilit\u00e0 degli arti: a quel punto \u00e8 ormai troppo tardi per reagire, per fare qualcosa. Il pericolo, dunque, \u00e8 che la coscienza non si renda conto di quel che sta accadendo all&#8217;anima e che questa vada in cancrena, irrimediabilmente, senza che sia stato fatto alcunch\u00e9 per salvarla.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, siano benedetti i sensi di colpa che tormentano la vita dell&#8217;anima, perch\u00e9 essi attestano, col solo fatto di farsi sentire, che l&#8217;anima, bench\u00e9 malata, \u00e8 ancor viva e in grado di salvarsi. Ma non si salver\u00e0, se la coscienza non sapr\u00e0 trasformare il senso di colpa &#8211; che, di per se stesso, \u00e8 sterile &#8211; in qualcosa di fecondo: il pentimento, il desiderio di rimediare al male fatto, la disponibilit\u00e0 ad espiare. Solo a tali condizioni pu\u00f2 verificarsi una ripresa di vitalit\u00e0 dell&#8217;anima, solo a questo prezzo essa potr\u00e0 redimersi: non da sola, per\u00f2, ma con la grazia che viene dall&#8217;alto. Sar\u00e0 doloroso: ma sar\u00e0 la salvezza. Chi anestetizza la propria coscienza non soffre, ma non potr\u00e0 pi\u00f9 salvarsi: diverr\u00e0 un&#8217;anima persa. Le anime che non provano rimorso per il male fatto, che non provano pentimento e desiderio di espiazione, sono perse, alla lettera: hanno imboccato una strada dalla quale non si torna pi\u00f9 indietro, e in fondo alla quale non esiste redenzione, ma l&#8217;inferno del male chiuso in se stesso, che si rigira su se stesso e si morde la coda. Meglio, perci\u00f2, molto meglio, guardarsi bene in faccia nello specchio della coscienza, purch\u00e9 esso sia limpido e terso, e vedersi e giudicarsi per quel che si \u00e8, e non per quel che si finge di essere.<\/p>\n<p>Come diceva il dottor Manson, nel romanzo \u00abLa cittadella\u00bb di A. J. Cronin: \u00abA Dio non la si fa\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 certamente conforme alla natura umana, ma nei suoi livelli pi\u00f9 bassi di consapevolezza, costruirsi una falsa immagine di s\u00e9 per &quot;assolversi&quot; delle proprie insufficienze, dei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[141],"class_list":["post-24293","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24293","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24293"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24293\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24293"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24293"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24293"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}