{"id":24292,"date":"2009-09-01T01:20:00","date_gmt":"2009-09-01T01:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/01\/costruirsi-una-falsa-immagine-dellaltro-e-il-tipico-modo-per-non-dire-tu-ma-sempre-e-solo-io\/"},"modified":"2009-09-01T01:20:00","modified_gmt":"2009-09-01T01:20:00","slug":"costruirsi-una-falsa-immagine-dellaltro-e-il-tipico-modo-per-non-dire-tu-ma-sempre-e-solo-io","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/01\/costruirsi-una-falsa-immagine-dellaltro-e-il-tipico-modo-per-non-dire-tu-ma-sempre-e-solo-io\/","title":{"rendered":"Costruirsi una falsa immagine dell&#8217;altro \u00e8 il tipico modo per non dire \u00abtu\u00bb, ma sempre e solo \u00abio\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Vi sono due maniere di essere incapaci di dialogo e, dunque, di una relazione autentica e profonda con l&#8217;altro.<\/p>\n<p>La prima maniera, e la pi\u00f9 banale, \u00e8 quella dell&#8217;io che sa dire sempre e solo io, che non s&#8217;interessa affatto al tu, perch\u00e9 \u00e8 talmente pieno di s\u00e9 (magari per compatirsi e per lagnarsi, non necessariamente solo per autocelebrarsi), da essere letteralmente incapace di ascolto nei confronti di un io diverso da s\u00e9.<\/p>\n<p>La seconda maniera, meno comune ma tanto pi\u00f9 subdola e sgradevole, \u00e8 quella dell&#8217;io che in apparenza dice tu e cerca l&#8217;altro, ma che, dell&#8217;altro, si \u00e8 prefabbricata una immagine di proprio gradimento; e che, quando giunge a confrontarla con il tu reale in s\u00e9 e per s\u00e9, arriccia il naso per la delusione ed esclama: \u00abAh, era soltanto questo! E io che credevo&#8230;\u00bb Io, appunto: io e ancora io: proprio come avviene nella prima maniera, ma in forma pi\u00f9 esplicita.<\/p>\n<p>Ora, per relazionarsi veramente con l&#8217;altro, \u00e8 indispensabile saper dire tu: ma non con le labbra; saper aprirsi al mistero dell&#8217;altro, saper ascoltare la voce dell&#8217;altro: e non solo quella fisica, ma anche e soprattutto quella della sua anima.<\/p>\n<p>Ma quanti ne sono realmente capaci?<\/p>\n<p>Sembra incredibile, ma nella societ\u00e0 odierna, in cui tutti si lamentano della difficolt\u00e0 di comunicare e moltiplicano stolidamente gli strumenti materiali della comunicazione (computer, telefonini e cos\u00ec via), come se ci\u00f2 potesse risolvere o anche solo alleviare il problema, la verit\u00e0 \u00e8 che quasi tutti hanno disimparato a dire tu, ad aprirsi al misteri dell&#8217;altro, con stupore ed emozione, come si dovrebbe fare davanti ad ogni prodigio del mondo che ci circonda.<\/p>\n<p>L&#8217;egocentrismo puerile e insaziabile \u00e8 arrivato ad un punto tale, che la societ\u00e0 sembra composta quasi unicamente da bambini; ma non da bambini veri, ancora capaci di sognare e di giocare, bens\u00ec da bambocci viziati e capricciosi, simili a quelli descritti da Witold Gombrowicz nel suo profetico ed esilarante romanzo \u00abFerdydurke\u00bb.<\/p>\n<p>La stragrande maggioranza delle persone, nella societ\u00e0 odierna, non desidera incontrare veramente il volto dell&#8217;altro, ma piuttosto vedere il proprio volto riflesso in una fantasmagoria innumerevole di specchi: vedere il proprio volto ovunque, dieci, cento, mille volte, un milione di volte; e uno dei modi di codesta strategia dell&#8217;egotismo, \u00e8 quello di imporre all&#8217;altro una falsa immagine di lui, costruita sul metro delle proprie aspettative e dei propri desideri.<\/p>\n<p>In altre parole, sempre pi\u00f9 spesso accade che noi, quando ci relazioniamo con l&#8217;altro, non siamo affatto interessati a chi egli realmente sia, bens\u00ec a rassicurare il nostro insaziabile ego, a gratificarlo e a compiacerlo, cercando nell&#8217;altro semplicemente una immagine deformata che noi gli fabbrichiamo secondo i nostri gusti.<\/p>\n<p>Aprirsi veramente al mistero dell&#8217;altro, vuol dire accettare la sua diversit\u00e0 e percepirla e apprezzarla come una ricchezza, come una occasione di arricchimento per il nostro io; ma, per fare questo, occorre avere un rapporto equilibrato con quest&#8217;ultimo, occorre star bene con se stessi ed essere sufficientemente soddisfatti della vita che abbiamo scelto di condurre.<\/p>\n<p>Se queste condizioni vengono a mancare; se non ci vogliamo realmente bene (nonostante le apparenze, che spesso ingannano); se non abbiamo un rapporto equilibrato con noi stessi, con la nostra parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda: allora ecco che abbiamo bisogno di cercare nell&#8217;altro una immagine artificiale che compensi il nostro disagio interiore, le nostre frustrazioni, i nostri fallimenti, il nostro senso di futilit\u00e0 e di vuoto esistenziale.<\/p>\n<p>Insomma, aprirsi all&#8217;altro, dialogare con lui, dire tu, sono tutte cose che paiono semplici e scontate, mentre invece sono atti possibili solo a chi abbia prima imparato ad aprirsi a se stesso, a dialogare con se stesso, a dire io, ma nel modo giusto, ossia in modo non egoico e non compulsivo. La verit\u00e0 \u00e8 che pochi esseri umani sanno dire realmente tu; pochi esseri umani sono abbastanza forti e abbastanza maturi per cercare nell&#8217;altro, non il riflesso dei propri bisogni egoistici, ma la gioia e la bellezza della scoperta del diverso da s\u00e9.<\/p>\n<p>Questo, ovviamente, vale nel rapporto con il diverso per eccellenza, che \u00e8 il tu dell&#8217;altro sesso. La bellezza dell&#8217;incontro dell&#8217;uomo e della donna consiste proprio nella ricchezza che possono donarsi reciprocamente, in virt\u00f9 della loro diversit\u00e0; ma, se si tratta di soggetti immaturi e corazzati nella autoreferenzialit\u00e0 del proprio ego, non potr\u00e0 che portare a una serie di fraintendimenti, di equivoci, di delusioni, amarezze e fallimenti.<\/p>\n<p>Un uomo che sia fabbricato una immagine ideale della donna, o una donna che si sia fabbricata una immagine ideale dell&#8217;uomo, saranno portati, presto o tardi, a dover fare i conti con il principio di realt\u00e0, ossia a misurare la distanza incolmabile che esiste fra quella immagine ideale e l&#8217;immagine reale dell&#8217;altro, cos\u00ec come essa \u00e8 effettivamente.<\/p>\n<p>Un uomo o una donna maturi ed equilibrati possono vivere questo passaggio in maniera serena e perfino gioiosa: possono, cio\u00e8, scoprire che la realt\u00e0, pur con i suoi limiti e le sue imperfezioni, \u00e8 pur sempre pi\u00f9 desiderabile del sogno, fatto di pura astrazione e di elaborazione fantastica dei propri desideri e dei propri impulsi, in parte segreti.<\/p>\n<p>Un uomo o una donna egoici, infantili, insicuri e poco equilibrati, non reggeranno alla scoperta che la realt\u00e0 presenta notevoli discrepanze rispetto all&#8217;immagine ideale dell&#8217;altro, si sentiranno delusi e perfino traditi, bench\u00e9, in effetti, abbiano fatto tutto da soli: nessuno li ha ingannati, sono stati essi ad ingannarsi da s\u00e9 stessi nella maniera pi\u00f9 grossolana; e tuttavia sentono il bisogno di gridare all&#8217;inganno e di mostrarsi offesi, magari persino indignati.<\/p>\n<p>Abbiamo detto che la grande maggioranza degli esseri umani, specialmente nelle condizioni storico-culturali della societ\u00e0 attuale, tende a rientrare in questa seconda categoria. La conclusione che ne deriva, estremamente seria a livello di benessere spirituale collettivo, \u00e8 che viviamo in una giungla di rapporti inautentici perch\u00e9 impossibili, e impossibili perch\u00e9 viziati alla radice da un fraintendimento essenziale, conseguenza di una vera e propria incapacit\u00e0 di apertura nei confronti dell&#8217;altro.<\/p>\n<p>Non occorre molta immaginazione, anzi, non occorre molto spirito di osservazione (poich\u00e9 non si tratta di teorie, ma di fatti comunemente osservabili), per rendersi conto di cosa ci\u00f2 implichi, anche per la formazione spirituale dei bambini, vittime innocenti di questa assurda dinamica tra il sesso maschile ed il sesso femminile, e, pi\u00f9 in generale, tra la dimensione dell&#8217;io e la dimensione del tu, che paiono fatalmente destinate a non incontrarsi mai nella maniera giusta, ossia gratificante e costruttiva per entrambi.<\/p>\n<p>Il caso della relazione fra uomo e donna, che va dalla semplice amicizia alla vita di coppia, \u00e8 quello pi\u00f9 eclatante; ma tutte le relazioni umane sono inquinate dalle dinamiche che abbiamo fin qui descritto, oppure dall&#8217;indifferenza e dal freddo utilitarismo, che non sapremmo se siano ancor peggiori o se, nella loro esplicita brutalit\u00e0, non siano da preferirsi ad una falsa apertura al tu e ad un falso dialogo fra due esseri umani, minato alla base da una impossibilit\u00e0 di fondo.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento brutalmente utilitaristico \u00e8 quello che spinge l&#8217;io a non saper ascoltare il tu; a caricarlo dei propri discorsi anche quando esso avrebbe bisogno di parlare e di essere capito e consolato; \u00e8 quello che spinge l&#8217;io egoista a parlare dei propri problemi finanziari al tu che ha appena perso la persona pi\u00f9 cara, come abbiamo detto nel precedente articolo \u00abQuanta fretta: ma dove corri, dove vai?\u00bb (sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice).<\/p>\n<p>Tuttavia, l&#8217;atteggiamento dell&#8217;io infantile, che apparentemente cerca il contatto con il tu, che apparentemente cerca l&#8217;apertura e il dialogo profondo, ma solo sulla base di una falsa immagine del tu che si \u00e8 costruito in base alle proprie esigenze e aspettative egoistiche, non \u00e8 migliore.<\/p>\n<p>Non \u00e8 migliore, perch\u00e9 esso, sulle prime, crea l&#8217;illusione che vi sia la sincera ricerca di un incontro profondo tra due anime, ossia la cosa pi\u00f9 sublime che sia dato realizzare nella vita di relazione. Che cosa c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9 bello, di pi\u00f9 commovente di un io che si rivolge ad un tu, non sul piano della banalit\u00e0 e dell&#8217;inautenticit\u00e0, ma su quello della verit\u00e0 pi\u00f9 profonda, e che a sua volta ne \u00e8 ricambiato con eguale slancio e con pari intensit\u00e0?<\/p>\n<p>Tuttavia, se l&#8217;io ha intrapreso questo movimento sulla base di un rapporto poco equilibrato con se stesso, \u00e8 fatale che la bellezza si trasformi in deformit\u00e0, la speranza in cocente delusione, la gioia in amarezza. L&#8217;io che inganna se stesso, si sentir\u00e0 ingannato dall&#8217;altro; e il tu, che si era sentito desiderato e cercato, si vedr\u00e0 rifiutato e respinto. \u00c8 la situazione in cui due esseri umani sono in grado di farsi il pi\u00f9 grande male possibile, e proprio perch\u00e9 erano sembrati ad un passo dal farsi il pi\u00f9 grande bene.<\/p>\n<p>Vi \u00e8, infatti, nel fondo dell&#8217;anima umana, questa sete di una relazione profonda, che spinge le persone, almeno tendenzialmente, verso l&#8217;apertura all&#8217;altro e il dialogo vero col tu; vi \u00e8, ma deve fare i conti con le dinamiche distruttive dell&#8217;egotismo e della immaturit\u00e0, che tendono a deformarla e a sfigurarla, fino a renderla irriconoscibile.<\/p>\n<p>Tuttavia, il fatto che questa sete esista, significa che la natura umana, per sua stessa costituzione, \u00e8 assetata di autenticit\u00e0 e di profondit\u00e0; ma solo alle persone spiritualmente evolute ed equilibrate, \u00e8 dato realizzare il magico incontro dell&#8217;io con il tu, fatto di pura bellezza, perch\u00e9 improntato alla sincerit\u00e0 e alla piena e gioiosa accettazione dell&#8217;altro, cos\u00ec come esso \u00e8, nella sua radicale alterit\u00e0 e, quindi, nella sua diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando ci\u00f2 avviene, le barriere cadono e, per un istante senza tempo, non ci sono pi\u00f9 un io ed un tu, ma solo una unit\u00e0 indistinta e indifferenziata, fatta di pura comprensione, accettazione ed amore incondizionato. \u00c8 significativo che ci\u00f2 accada proprio a quelle rare persone che hanno saputo riconoscere l&#8217;alterit\u00e0 del tu e hanno saputo vedere la sua diversit\u00e0. non come una minaccia o un problema, ma come una straordinaria occasione di arricchimento e di gioia.<\/p>\n<p>Viceversa, proprio quelle persone che sono pi\u00f9 insicure davanti all&#8217;altro e pi\u00f9 ansiose di incontrarsi con un tu il pi\u00f9 possibile simile a s\u00e9, ossia il pi\u00f9 possibile simile a uno specchio riflettente, sono quelle che non riusciranno mai ad oltrepassare i confini del proprio io, simili alle sbarre di una prigione che impedisce a chiunque altro di avvicinarsi e di entrare in contatto profondo.<\/p>\n<p>Il dato significativo, comunque &#8211; lo ripetiamo &#8211; \u00e8 che nell&#8217;anima umana esiste la sete della relazione profonda con l&#8217;altro; una sete che ogni persona cerca di spegnere, e sia pure in forme e modi sbagliati, uscendo da s\u00e9 e cercando il completamento che viene dall&#8217;armonia con il tu. Se ne deve dedurre che esiste un Altro, la cui presenza e la cui possibilit\u00e0 di relazione profonda e armoniosa con l&#8217;io \u00e8 garanzia dello spegnimento di quella sete che, altrimenti, non si capirebbe da dove tragga origine.<\/p>\n<p>Se, nel mondo fisico, esiste la sete dell&#8217;acqua, vuole dire che l&#8217;acqua esiste; se, nel mondo spirituale, esiste la sete della relazione profonda con l&#8217;altro, vuole dire che quest&#8217;ultima esiste, e che esiste un Altro capace di conferirle concretezza e pieno appagamento.<\/p>\n<p>Ecco, allora, che la religione e la ricerca dell&#8217;unione mistica con l&#8217;Assoluto cessano di apparirci, materialisticamente, come un fenomeno storico determinato da circostanze ed esigenze puramente sociali e collettive, per configurarsi come un&#8217;esigenza reale, autentica, del singolo essere umano, nella sua dimensione pi\u00f9 vera e profonda; un bisogno che nasce dall&#8217;intimo, e che non pu\u00f2 essere in alcun modo ignorato o soffocato.<\/p>\n<p>Paradossalmente, \u00e8 proprio la qualit\u00e0 &#8211; per le ragioni che abbiamo su esposte &#8211; cos\u00ec spesso insoddisfacente della relazione fra l&#8217;io e il tu, che fonda l&#8217;esigenza di una relazione piena ed autentica, non realizzabile con questo o con quel tu, simili a me nelle loro limitazioni e nelle loro illusioni, ma con il Tu per eccellenza, vale a dire con l&#8217;Essere.<\/p>\n<p>L&#8217;Essere \u00e8 il modello originario e perfetto della relazione fondamentale dell&#8217;uomo con se stesso e con gli altri uomini.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 degli scacchi, delle delusioni e delle amarezze che si generano dagli incontri fallimentari tra gli esseri umani, esiste un Incontro che non delude mai, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;Incontro fondamentale, basato sull&#8217;Amore assoluto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi sono due maniere di essere incapaci di dialogo e, dunque, di una relazione autentica e profonda con l&#8217;altro. 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