{"id":24289,"date":"2015-09-29T02:03:00","date_gmt":"2015-09-29T02:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/costantino-o-giuliano-chi-ha-avuto-ragione\/"},"modified":"2015-09-29T02:03:00","modified_gmt":"2015-09-29T02:03:00","slug":"costantino-o-giuliano-chi-ha-avuto-ragione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/29\/costantino-o-giuliano-chi-ha-avuto-ragione\/","title":{"rendered":"Costantino o Giuliano, chi ha avuto ragione?"},"content":{"rendered":"<p>Chi ha avuto ragione, Costantino Giuliano? L&#8217;imperatore che ha iniziato la cristianizzazione dell&#8217;Impero Romano, oppure l&#8217;imperatore che l&#8217;ha avversata con tutte le sue forze e perseguito l&#8217;estremo tentativo, chiaramente impossibile perch\u00e9 ormai anacronistico, di operare una piena restaurazione del paganesimo?<\/p>\n<p>Posta cos\u00ec la domanda, potremmo anche dubitare di riuscir mai a formulare una risposta. Bisogna vedere, innanzitutto, che cosa si intenda, nell&#8217;ambito della storia, con l&#8217;espressione &quot;aver ragione&quot;. Se si intende la circostanza che i fatti vengano a confermare, o a smentire, certe intuizioni, certe idee, certe linee politiche, strategiche, culturali, allora rischiamo, evidentemente, di cadere in una specie di adorazione dell&#8217;esistente: \u00e8 giusto e vero quel che \u00e8 accaduto; era falso e sbagliato quel che non ha avuto seguito. Questa \u00e8 l&#8217;impostazione della filosofia idealista: tutto ci\u00f2 che \u00e8 reale \u00e8 razionale, e tutto ci\u00f2 che \u00e8 razionale \u00e8 reale. Noi, per\u00f2, non ne siamo affatto persuasi: in fondo, si tratta di un misero senno del poi. Troppo facile, troppo banale: e, quel che pi\u00f9 conta, filosoficamente discutibile &#8212; a dir poco.<\/p>\n<p>Oltre a ci\u00f2, vi \u00e8 una ulteriore difficolt\u00e0, per quanto riguarda il divenire storico. Che cosa si intende per &quot;successo&quot;, nell&#8217;ambito della storia? Ha successo chi vince, e insuccesso chi perde? Ma cosa vuol dire &quot;vincere&quot; e cosa significa &quot;perdere&quot;? Si pu\u00f2 vincere perdendo, e perdere, vincendo? Per dirla in termini pi\u00f9 espliciti: non potrebbe darsi che il vincitore materiale risulti poi soccombente sul piano spirituale, e che, addirittura, il vinto lo conquisti e lo assimili? In effetti, \u00e8 successo, e non poche volte: \u00abGraecia capta ferum victorem cepit\u00bb, scrisse Orazio (<em>Epistole<\/em>, II, 1, 156): \u00abLa Grecia, conquistata, conquist\u00f2 il feroce vincitore\u00bb, ossia i Romani. E Ges\u00f9 Cristo, non vinse forse la sua battaglia e non conquist\u00f2 il mondo, morendo sulla croce, proprio l\u00e0 dove era parso che Egli toccasse il fondo della sconfitta, dell&#8217;abbandono e dell&#8217;umiliazione?<\/p>\n<p>Ma ora torniamo a Costantino e Giuliano. Costantino, come \u00e8 noto, <em>non<\/em> fu un imperatore cristiano (si fece battezzare solo in punto di morte, nel 337, cio\u00e8 ventiquattro anni dopo aver promulgato il cosiddetto editto di Milano); e, quanto al cristianesimo, non \u00e8 esatto che egli lo abbia elevato al ruolo di religione ufficiale dello Stato, tant&#8217;\u00e8 vero che conserv\u00f2 la carica di Pontefice massimo del paganesimo. E non \u00e8 neanche vero che egli, alla battaglia di Ponte Milvio, o in qualsiasi altra occasione, abbia fatto incidere il monogramma cristiano sulle insegne del suo esercito: pare, invece, che abbia adottato un simbolo che poteva anche essere interpretato come un simbolo solare, cio\u00e8 del culto del <em>Sol Invictus<\/em> &#8211; la religione allora, probabilmente, pi\u00f9 diffusa in seno all&#8217;esercito romano, sul quale egli basava la sua forza -, giocando abilmente sul fattore ambiguit\u00e0.<\/p>\n<p>Il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell&#8217;Impero, l&#8217;unica consentita, solo molto pi\u00f9 tardi, e cio\u00e8 con l&#8217;editto di Tessalonica del febbraio 380, promulgata da Teodosio, l&#8217;ultimo imperatore che ebbe l&#8217;abilit\u00e0 di riunificare, ma per pochissimo tempo, le due <em>partes<\/em> dello Stato, quella d&#8217;Orientate e quella d&#8217;Occidente; nel mezzo, la breve parentesi neopagana di Giuliano, che i cristiani soprannominarono l&#8217;Apostata, durata appena diciotto mesi (361-363), con il suo generoso, ma irrealistico tentativo di ripristinare il paganesimo e di ostacolare e limitare al massimo, pur senza perseguitarlo in maniera esplicita, il cristianesimo. Tentativo che fall\u00ec tragicamente con la sua morte: ed essendo egli caduto in combattimento durante una campagna contro i Persiani Sassanidi, non \u00e8 mancato chi, sulla base di alcune voci sussurrate fin da allora, mai per\u00f2 pienamente dimostrate, ha supposto che la lancia che lo fer\u00ec a morte sia stata scagliata non da un nemico, ma proprio da un soldato romano di religione cristiana, deciso a impedire l&#8217;attuazione della restaurazione pagana. Se Giuliano, infatti, fosse ritornato vittoriosa dalla guerra, sarebbe stato pi\u00f9 difficile bloccare il suo disegno religioso. Ma a questa ipotesi si oppone il fatto che, quando Giuliano rimase mortalmente ferito sotto le mura di Ctesifonte, la campagna militare era gi\u00e0 virtualmente fallita e che egli non sarebbe comunque ritornato vincitore da essa: al massimo, avrebbe potuto patteggiare un armistizio con il re sassanide, Sapore, per riportare indietro le truppe alle condizioni meno onerose possibili, stante l&#8217;insuccesso del suo disegno strategico e l&#8217;imprudenza di essersi avventurato in pieno territorio mesopotamico senza disporre di un adeguato supporto logistico.<\/p>\n<p>Dunque, la domanda che ci ponevamo \u00e8 a chi dei due, Costantino e Giuliano &#8212; che erano, strani scherzi del destino, zio e nipote &#8212; la storia abbia dato ragione, cio\u00e8 quale delle loro rispettive politiche si sia dimostrata pi\u00f9 lungimirante e abbia dimostrato di aver resistito meglio, una volta poste alla prova dei fatti. Che la politica di Giuliano sia stata un completo fallimento, sia dal punto di vista immediato, sia sul lungo periodo, \u00e8 cosa evidente e non vi \u00e8 bisogno di dimostrarla: il paganesimo era ormai una religione moribonda &#8212; o, per dir meglio, una insieme alquanto commisto di religioni moribonde, o, comunque, incapaci di rigenerazione ed ulteriore espansione &#8212; e nessuno avrebbe potuto salvarlo dall&#8217;estinzione finale. Ci si pu\u00f2 chiedere, semmai, se l&#8217;Impero Romano avrebbe potuto trarre qualche vantaggio da un ulteriore, deciso sforzo del potere nel solco della riforma di Diocleziano e Massimiamo, ossia nel tentativo di instaurare il principio della successione non in senso dinastico, ma in base al merito, sulla scala della &quot;tetrarchia&quot; o governo di quattro sovrani, invece di perseguire il sogno di ripristinare il centralismo ereditario costantiniano; e, pi\u00f9 ancora, se sarebbe riuscito a ricompattarsi facendo perno su dei culti pagani, come quelli di Mitra o del Sole Invincibile, invece che sulla nuova religione cristiana, la quale &#8212; giova ricordarlo &#8211; si poneva, almeno inizialmente, in forte discontinuit\u00e0 con la tradizione religiosa romana e con tutte le tradizioni religiose dell&#8217;area mediterranea, giudaismo compreso (o, per meglio dire, soprattutto il giudaismo: dal quale era nato, ma da cui si era radicalmente discostato).<\/p>\n<p>Per impostare la riflessione nella maniera pi\u00f9 chiara, riportiamo una pagina dello storico contemporaneo Charles Dufay, nella introduzione alla sua monografia \u00abL&#8217;impero cristiano\u00bb (che fa parte della \u00abStoria moderna di Roma antica\u00bb diretta da Fran\u00e7ois Mabit, Ginevra, Edizioni Ferni, vol. 7, 1974, pp.7-10):<\/p>\n<p>\u00abA tutta prima il lettore potr\u00e0 pensare che, se \u00e8 giusto parlare di fallimento a proposito del progetto di Giuliano, non altrettanto lecito \u00e8 tale giudizio se riferito all&#8217;opera politica di Costantino. Dopo tutto Giuliano, con la sua azione volta a restaurare il paganesimo e l&#8217;antico spirito religioso romano, intendeva proprio contrapporsi alla svolta impressa da Costantino alla storia dell&#8217;impero, approdata con lui e con il celebre editto di Milano del 313 all&#8217;alleanza con il cristianesimo. \u00c8 a questa idea, certo grandiosa e piena di conseguenze, che Giuliano oppone l&#8217;idea, non meno generosa, di una grande sintesi spirituale di tutto il paganesimo e dei suoi aspetti migliori, quella sintesi che, sul piano culturale e sempre in opposizione alla dottrina cristiana, veniva tentata in quegli stessi anni dalla filosofia neo-platonica. Quella di Giuliano \u00e8 cos\u00ec una inversione di tendenza e insieme un ritorno all&#8217;antico, sulla base di un ideale filosofico non meno alto e nobile di quello cristiano. Ora Giuliano, come si sa, soccombette dopo solo due anni di regno e il suo impossibile sogno di restaurazione moriva con lui: esso usciva dalla realt\u00e0 della vita nella quale aveva condotto un&#8217;esistenza breve e precaria, per consegnarsi alla memoria dei libri e della storia. Sembrerebbe dunque che Costantino abbia alla lunga trionfato e cio\u00e8 che la sua idea di sostituire &#8211; per salvare l&#8217;impero &#8211; a una base pagana una base cristiana, debba considerarsi come l&#8217;idea vincente, l&#8217;intuizione giusta, adeguata ai tempi e ai problemi, nata dalla realt\u00e0 delle cose \u00a0e degli uomini, e non dalle pagine dei libri cari ad un improbabile imperatore-filosofo. In certo modo le cose stanno anche cos\u00ec, ma questa non \u00e8 per\u00f2 la verit\u00e0 tutta intera. Sino a che punto il cristianesimo diede all&#8217;impero nuova linfa vitale, nuova energia, nuove capacit\u00e0 di resistenza? \u00c8 difficile dirlo. Resta per\u00f2 il fatto che dal connubio con l&#8217;impero il cristianesimo trasse il massimo di vantaggio e di forza espansiva, mentre l&#8217;impero non ritard\u00f2, se non di poco \u00a0una fine evidentemente gi\u00e0 segnata, sicch\u00e9, guardando le cose da un altro punto di vista, non sarebbe poi tanto sbagliato dire che, attaccandosi all&#8217;albero dell&#8217;impero, la vite del cristianesimo ha contribuito a disseccare l&#8217;albero e a farlo morire. Nella misura in cui anche questo \u00e8 vero (nella misura in cui l&#8217;impero romano e tutto il pensiero politico, filosofico, giuridico e religioso antico erano incompatibili con lo spirito del nascente cristianesimo), allora Giuliano, per quanto sconfitto, ha pi\u00f9 ragione di Costantino e Costantino, sebbene trionfatore, \u00e8 alla fine uno sconfitto, almeno quanto Giuliano. Gli storici si sono a lungo affaticati nel tentativo di precisare la posizione personale di Costantino di fronte al cristianesimo: si convert\u00ec egli veramente e sinceramente alla nuova fede? Riusc\u00ec a comprenderne appieno il messaggio? Oppure la sua fu soltanto \u00a0abile tattica politica e opportunismo di facciata? Possiamo tranquillamente lasciare queste domande senza risposta, rinunziando a farci indovini dei moti segreti di un&#8217;anima, tra l&#8217;altro cos\u00ec lontana da noi nel tempo e nei costumi; \u00a0resta il fatto che Costantino intese servirsi del cristianesimo come sostegno dell&#8217;impero, non esitando, in varie circostanze, ad assumere atteggiamenti autoritari e persino minacciosi per imporre un suo controllo, evidentemente politico prima che morale, anche sulle faccende della Chiesa e sulle questioni della fede, oltre che, come era ovvio, sulle faccende dello Stato Pensiamo allora a due episodi: l&#8217;orribile strage, dopo la morte dell&#8217;imperatore, di tutti i familiari di Costantino e, quaranta anni dopo, la tragica disfatta di Adrianopoli, dove gli Unni \u00a0[sic; in realt\u00e0, i Visigoti] \u00a0uccisero in battaglia lo stesso imperatore Valente (378 d. C.). In quei quaranta anni di intervallo, a parte la parentesi di Giuliano che fa storia a s\u00e9, l&#8217;impero cristiano voluto e concepito da Costantino continu\u00f2 a precipitare sempre pi\u00f9 in basso verso la catastrofe. Teodosio, con la sua energia, riusc\u00ec a compiere l&#8217;ultima, miracolosa, e tuttavia effimera resurrezione. La lunga agonia del colosso ferito a morte doveva durare ancora per quasi un secolo, sino all&#8217;ultimo grottesco e fatale singulto con quella parodia di imperatore che fu l&#8217;ignaro Romolo Augustolo, giovane ed inconsapevole figlio di un capo barbaro in vena di commedie. Ebbene, che cosa \u00e8 tutta questa amara vicenda, in cui ogni civilt\u00e0 e decoro umano a poco a poco si spengono, in cui tutto ci\u00f2 che il mondo antico stim\u00f2 nobile, degno di lode, piacevole, giusto, impallidisce e scompare per sempre, inghiottito dal&#8217;immane gorgo della notte barbarica e dell&#8217;incipiente medio evo, che \u00e8 tutto ci\u00f2 se non la riprova che il sogno di Costantino, il sogno di un impero romano che il cristianesimo, divenutogli amico ed alleato, contribuiva a rendere pi\u00f9 universale e pi\u00f9 dolce, era appunto un sogno e, come tutti i sogni, un&#8217;impossibile utopia? Non \u00e8 allora, alla lunga, Costantino sconfitto quanto e pi\u00f9 di Giuliano, coerente almeno nella sua alternativa di restaurazione o di morte? Due sogni, dunque, due nobili propositi che il carattere dei tempi e le forze umane non poterono tradurre in una realt\u00e0 durevole. Ma che cosa \u00e8 durevole nella storia? E non \u00e8 forse essa, almeno in gran parte, un susseguirsi di sogni di et\u00e0 felici, giuste, pacifiche, e poi di bruschi e amari risvegli in mezzo alle guerre, alle desolazioni e alla morte? L&#8217;uomo sogna; cio\u00e8 vive, sognando una vita diversa e migliore ed operando per realizzare i suoi sogni; il che lo fa scontrare fatalmente coi sogni e le intenzioni di altri uomini. \u00c8 forse proprio questo che si intende quando si dice che l&#8217;uomo, <em>animal rationale<\/em>, \u00e8 anche un animale &quot;storico&quot;, cio\u00e8 capace di storia, soggetto e insieme oggetto di essa.\u00bb<\/p>\n<p>Due sogni, dunque, sia quello di Costantino che quello di Giuliano? Senza scomodare Shakespeare, Calderon de la Barca o Pirandello, ci sembra che non si dovrebbe confondere qualunque realt\u00e0 con un &quot;sogno&quot;; nell&#8217;ambito politico, in modo particolare, un sogno \u00e8 l&#8217;equivalente di una politica velleitaria e impulsiva, ma non qualsiasi politica pu\u00f2 essere definita &quot;sogno&quot;, solamente perch\u00e9 i suoi risultati non sono stati pari alle attese. Se \u00e8 corretto, pertanto, definire &quot;sogno&quot; la politica imperiale di Giuliano, dato che essa si basava su presupposti errati e su un supporto sociale e culturale insufficiente, non altrettanto \u00e8 lecito per quella di Costantino, che ridiede nuovo vigore allo Stato romano ormai esausto e ne prolung\u00f2 la vita per un altro secolo e mezzo abbondante. Charles Dufay sostiene che l&#8217;obiettivo di Costantino si pu\u00f2 considerare fallito, perch\u00e9 egli non riusc\u00ec ad evitare la rovina finale dell&#8217;Impero: ma \u00e8 proprio cos\u00ec? Un politico, che riesca a fare argine agli elementi di dissoluzione non solo nell&#8217;immediato, ma a procrastinare la fine della propria compagine statale per pi\u00f9 di 150 anni, ha davvero fallito il suo scopo? Lo scopo della politica \u00e8 quello di far sopravvivere gli Stati in eterno? Di fatto, quel lasso di tempo consent\u00ec all&#8217;Impero, divenuto cristiano, di assorbire e cristianizzare, in gran parte, i popoli germanici che migrarono al suo interno. Lo Stato romano per\u00ec, ma la civilt\u00e0 romana sopravvisse e, fondendosi con le forze fresche di quei popoli invasori, avrebbe dato vita ad una nuova, originale civilt\u00e0: quella medievale. E questo non si pu\u00f2 considerare un risultato fallimentare, o da poco; al contrario: \u00e8 stato un risultato assolutamente straordinario, che quasi certamente non vi sarebbe stato &#8212; e, quindi, l&#8217;Europa, cos\u00ec come la conosciamo, non sarebbe nata &#8212; se l&#8217;Impero Romano non avesse retto agli urti ancora per un secolo e mezzo.<\/p>\n<p>Senza contare un altro fatto. Costantino, nella sua lungimiranza, trasport\u00f2 la capitale a Costantinopoli, con un nuovo Senato e una nuova amministrazione: da Occidente a Oriente. Ebbene, se \u00e8 vero che l&#8217;Impero di Occidente cadde nel 476, per non pi\u00f9 rialzarsi &#8212; o meglio, per rialzarsi nell&#8217;800, nella versione carolingia &#8212; quello d&#8217;Oriente sopravvisse non per 150 anni, ma per pi\u00f9 di 1.000: fino al 1456, quando Costantinopoli cadde, per sempre, nelle mani dei Turchi Ottomani. Questi sono i fatti: a meno di voler considerare quei 1.000 anni di storia dell&#8217;Impero Bizantino come una inutile parentesi e quasi come un incidente della storia, come hanno fatto a lungo gli storici di formazione illuminista e positivista. Una parentesi durata 1.000 anni! Nessuno degli Stati moderni, che noi oggi conosciamo &#8212; con la sola eccezione della Cina -, e comunque nessuno degli Stati europei, pu\u00f2 vantare una vita altrettanto lunga. Le monarchie europee pi\u00f9 antiche, l&#8217;inglese e la francese, sono nate, come Stati moderni, fra il 1300 e il 1600: sono dunque ben giovani, a paragone del millenario Impero di Bisanzio.Anche da questo punto di vista, pertanto, l&#8217;opera politica di Costantino non fu affatto un &quot;sogno&quot;, non ebbe nulla di effimero, n\u00e9, tanto meno, di velleitario: tutto al contrario, fu un&#8217;opera grandiosa e duratura, profondamente realistica, della quale i fatti hanno confermato la fondamentale giustezza d&#8217;impostazione e l&#8217;eccezionale capacit\u00e0 di realizzazione.<\/p>\n<p>Costantino, per\u00f2, non piace. Non piace agli storici moderni, non piace ai filosofi moderni: a partire da Gibbon e da Voltaire, \u00e8 tutto un coro d&#8217;insulti e di disprezzo. Si \u00e8 fatta volutamente confusione fra l&#8217;uomo e la sua opera: il politico spietato, cinico, machiavellico, ha gettato un&#8217;ombra nefanda su tutta la sua azione di governo. La vera colpa che non gli \u00e8 stata perdonata, per\u00f2, non era la crudelt\u00e0 verso i suoi parenti e nemmeno l&#8217;ambizione smisurata che lo dominava, ma il fatto di avere aperto la strada all&#8217;affermazione del cristianesimo, ponendo fine alle persecuzioni e ordinando la restituzione delle chiese e dei beni confiscati ai cristiani, e favorendo il clero cattolico in vari modi. \u00c8 questo che lo rende antipatico agli occhi degli storici e dei filosofi illuministi e anche agli occhi di molti studiosi odierni, anche se nessuno lo dice apertamente. Giuliano, invece, \u00e8 simpatico: esaltato da Gibbon e da Voltaire, ancora oggi va molto di moda: la sua bibliografia \u00e8 ricchissima e in gran parte elogiativa, tanto quanto quella di Costantino risulta, in confronto, scarsa e peggiorativa. Evidentemente, qualcuno si rammarica che l&#8217;Europa sia diventata cristiana e si trastulla con il pensiero ozioso che, se Giuliano avesse vinto, oggi, forse, potremmo adorare Giove Ottimo Massimo, o la Gran Madre degli d\u00e8i, o qualche altra divinit\u00e0 pagana.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 tutto di codesti intellettuali rancorosi, che odiano il presente perch\u00e9 non accettano il passato e che denigrano con ogni mezzo ci\u00f2 che non possono negare, n\u00e9 minimizzare.<\/p>\n<p>Purtroppo, diventa un problema di tutti, se \u00e8 vero &#8212; come \u00e8 vero &#8212; che il disprezzo o l&#8217;ignoranza delle proprie radici e il rifiuto della propria identit\u00e0 non rappresentano certo un bene, ma un male gravissimo, per una civilt\u00e0 e per le sue prospettive di durata, di stabilit\u00e0, di armoniosa convivenza fra tutti i suoi membri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi ha avuto ragione, Costantino Giuliano? 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